Una luce nel buio

Capitolo 5

“Io insisto!” tuonò Theoden, scattando all'in piedi con fare deciso.

“Saruman è sempre stato saggio e non riesco a credere che egli si sia votato al male!”

“Stai forse insinuando che io sia un menzognero?” disse minacciosamente Gandalf, gli occhi lampeggianti d'ira malcelata alle parole del sovrano.

Eomer sospirò tristemente a quella vista, scuotendo la testa.

Il consiglio andava avanti da giorni, ma sembrava che nessuno volesse abbassare le proprie difese ed andare incontro agli altri, e questo atteggiamento non giovava a nessuno.

Le forze del male avanzavano inesorabili verso Rohan, ma i nemici erano troppo numerosi per loro, ed avrebbero di certo avuto la meglio se fossero riusciti ad attraversare i confini.

Gli Ent avevano distrutto le fornaci di Isengard, ma Saruman si rifiutava di venir fuori dalla torre, apparentemente pentito di quel che aveva fatto.

Theoden avrebbe voluto parlargli, in quanto non credeva che il suo cuore fosse stato irrimediabilmente corrotto, e quindi lo considerava un possibile alleato.

Gandalf avrebbe invece voluto correre immediatamente a Gondor, chiedendo delucidazioni sulla situazione del regno al giovane figlio del Sovrintendente, Lord Faramir.

Ma suo zio Theoden era troppo testardo e orgoglioso per accettare anche solo l'ipotesi di un'alleanza tra i due regni che era stata avanzata dall'Istari.

Sebbene sapesse fin troppo bene che le illusioni del re fossero vane, e che la cosa migliore da fare sarebbe stata seguire Gandalf, Eomer non avrebbe mai abbandonato il suo adorato zio.

Alla fine della giornata si era deciso che Theoden e Gandalf avrebbero raggiunto Isengard per cercare un dialogo con il traditore Saruman, mentre Aragorn si sarebbe incamminato attraverso il Sentiero dei morti per cercare nuove forze armate.

Calien era rimasta tra i soldati per tutto il tempo, assistendo i feriti con l'aiuto di Eowyn.

Quando Eomer le si avvicinò, la guerriera non ebbe nemmeno la forza di sorridergli, troppo esausta da lunghe ore di lavoro tra i sofferenti.

“Hanno finalmente preso una decisione?” gli chiese, sciacquandosi il viso con dell'acqua fredda, lavando via lo sporco e il sangue.

“Si” mormorò il rohirrim, porgendole un telo e notando i cerchi scuri che le incorniciavano gli occhi.

Era evidente che non dormiva da giorni, e la preoccupazione per l'esito della guerra le segnava il volto.

“Parliamone in un luogo più tranquillo” aggiunse dolcemente dopo un po', prendendole la mano e guidandola verso un'alta torre, che al momento era deserta.

Avevano deciso di comune accordo di non rivelare ancora a Theoden i loro progetti di matrimonio. Non certo in quel momento tanto delicato.

Eomer si decise a parlare solo quando furono entrambi seduti su un vecchio materasso in una stanza a malapena illuminata dai raggi della luna che filtravano dalle assi con le quali erano state barricate le finestre.

“Andremo con Gandalf e mio zio a Isengard per cercare di far ragionare Saruman”.

“E' una decisione folle!” sbottò immediatamente lei, scuotendo la testa. “E' stato corrotto dal male, non dovremmo perdere tempo con lui, ma preoccuparci di difendere Rohan!”

“Ne sono pienamente convinto anch'io” rispose l'uomo, tirando un gran sospiro e prendendole una mano tra le sue per carezzarla dolcemente.

“Ma Theoden non vuol sentire ragioni. Ha persino rifiutato la proposta avanzata da Gandalf di tentare un'alleanza tra Rohan e Gondor, sostenendo che nel momento di bisogno Gondor non si è schierata con noi”.

“Lottare uniti è l'unico modo  per sconfiggere Sauron, che altrimenti ci schiaccerebbe come formiche. Ma non tradirò il mio Signore. Partirò con voi” rispose risolutamente Calien, stringendogli gentilmente la mano.

“Non ne ho mai dubitato” annuì Eomer, voltandosi per guardarla dritto negli occhi. “Partiremo all'alba”.

Nonostante fosse stanca, e i suoi capelli corvini fossero in disordine, ai suoi occhi Calien appariva sempre come la più bella.

Anche in quel momento difficile la sua presenza lo confortava come nessun altro riusciva a fare.

Avrebbe preferito saperla a casa, al sicuro, piuttosto che in battaglia al suo fianco, ma sapeva che non l'avrebbe mai convinta.

Era una guerriera, e in quanto tale avrebbe sempre combattuto con fierezza e onore, senza tirarsi indietro per codardia.

“Ti amo tanto, Calien” sorrise lui dopo un po', scostandole una ciocca di capelli dal viso e tracciando le linee nere che le cerchiavano gli occhi con le dita.

“Ti amo anch'io” rispose immediatamente la ragazza, restituendogli il sorriso.

Per tutti quegli anni era stata nell'ombra, guardandolo di soppiatto, perché se la loro storia fosse venuta alla luce Eomer sarebbe stato travolto da uno scandalo, costringendo suo zio, sotto effetto della magia di Saruman, ad allontanarlo.

Si accontentava di vederlo di nascosto, e di comportarsi in modo distaccato con lui quando erano in pubblico, fingendo di essere una sua semplice subalterna.

Aveva assistito a numerose feste, in quanto guardia reale, e a stento era riuscita a non sorridere nel vedere il suo Eomer al centro della sala, d'una bellezza sfolgorante, ammirato dalle più belle donzelle del regno.

Le riempiva il cuore d'orgoglio vederlo passeggiare per le vie della cittadella con il suo cavallo, i lunghi capelli biondi che scendevano liberi sulle sue spalle, e l'armatura scintillante.

Nel frattempo Eomer aveva preso a carezzarle il labbro inferiore con il pollice, avvicinandosi lentamente a lei senza mai rompere il contatto visivo.

Un attimo dopo le loro labbra s'incontrarono, e Calien chiuse gli occhi, deliziata dalla dolcezza di quel contatto.

Quando si furono staccati per il bisogno d'aria, si sorrisero, abbracciandosi e tenendosi stretti per quella che sembrò un'eternità.

“Eowyn tornerà ad Edoras?” chiese Calien dopo un po', senza lasciarlo andare.

“Mio zio vuole che resti qui al Fosso di Helm, insieme alle altre donne. Le grotte sono di certo più sicure di un lungo viaggio fino a Meduseld, passando per quelle praterie che non offrono nessun nascondiglio in caso di attacco” mormorò l'uomo, continuando ad accarezzarle la massa di capelli corvini, soffici e profumati.

“Non la prenderà affatto bene” rispose lei, rilassandosi grazie alle sue carezze, godendosi la sua vicinanza e il rassicurante tepore del suo corpo.

“Lo so. Mia sorella sa essere molto testarda quando vuole” sospirò tristemente Eomer. “Ma di solito obbedisce agli ordini di mio zio. Le stava parlando proprio quando sono venuto a cercarti”.

Dopo qualche momento di esitazione, l'uomo sospirò di nuovo, cercando di trovare le parole giuste.

Da quando si era accorto degli sguardi che Eowyn lanciava ad Aragorn era assalito dai dubbi. A chi parlarne se non a Calien?

“Hai notato che strano tipo di rapporto c'è tra Eowyn e Aragorn?” chiese infine, fingendosi del tutto indifferente.

“Si, ho notato” rispose la ragazza, sorridendo. “Le si illumina lo sguardo ogni volta che lo incontra o anche solo se si parla di lui”.

“Credi che… ne sia innamorata?” si decise finalmente a chiedere Eomer, il cuore in tumulto.

Theodred l'aveva sempre preso in giro a causa del suo comportamento eccessivamente protettivo che adottava nei confronti di sua sorella, ma a lui non importava.

Sua madre l'aveva affidata a lui prima di morire, e avrebbe fatto di tutto pur di evitarle inutili sofferenze.

“C-credo di si” balbettò Calien.

“Ma Legolas mi ha confidato che il cuore di Aragorn appartiene ad Arwen Undomiel, figlia di re Elrond di Granburrone”.

A quelle parole Eomer s'irrigidì, serrando involontariamente i pugni, cercando freneticamente una soluzione a quella situazione spinosa.

Nel vederlo in quello stato la ragazza non potè fare a meno di sorridere pensando a quanto fosse protettivo nei confronti di tutte le persone che amava.

Aveva addirittura ordinato ai suoi uomini di abbassare lo sguardo al suolo ogni volta che Eowyn era nei paraggi, e obbligava Theodred a mettere al bando le parole scurrili quando la sorella avrebbe potuto sentirlo.

“Devi smetterla di preoccuparti tanto” attestò dopo un po'.

“E' una donna ormai, e devi lasciarle vivere la sua vita”.

“Forse hai ragione” mormorò lui, per niente convinto, prima di carezzarle una guancia e riportare la sua totale attenzione su di lei.

“Vuoi restare qui con me per questa notte?”

“Non avevo in programma di andare da nessun'altra parte” sorrise lei, stendendosi accanto a lui e poggiando la sua testa sul suo petto muscoloso.

Solo pochi minuti dopo dormiva già profondamente, ignara del fatto che Eomer era rimasto a fissarla per gran parte della notte, pregando silenziosamente i Valar di proteggerla da ogni pericolo.

Il mattino seguente Calien svegliò il suo amato, baciandolo dolcemente sulle labbra. Aveva sentito delle voci che si avvicinavano all'interno della torre, e non voleva rischiare che li trovassero insieme.

Senza una parola, dopo avergli lanciato un'occhiata d'intesa, la ragazza uscì dalla stanza, richiudendo la porta alle sue spalle.

Tutti nella fortezza sembravano agitati per l'imminente partenza, e Calien non fece caso ai cavalieri che correvano su e giù per le scale nell'intento di approntare tutto il necessario nel più breve tempo possibile.

Si recò nelle cucine per bere del latte caldo, e una delle cuoche, particolarmente materna nei suoi confronti, le diede un piccolo involucro nel quale aveva sistemato biscotti e del pane dolce per il viaggio.

Mentre si recava al pozzo per riempire d'acqua fresca il suo otre, la ragazza notò un movimento provenire da alcuni cespugli alla sua destra, e si affrettò a nascondersi dietro una grossa colonna, rimanendo in attesa.

Poco dopo apparvero Aragorn ed Eowyn. Da quel che Calien potè notare, la ragazza era sull'orlo delle lacrime.

Il ramingo stava cercando di spiegarle che il suo cuore apparteneva a un'altra dama, e che mai, per nessun motivo, avrebbe smesso di amare la sua Arwen.

Quelle parole sembrarono colpire profondamente Eowyn, che tuttavia trattenne le lacrime e cercò lo stesso di dissuaderlo dall'attraversare il sentiero dei morti.

Sospirando, Calien abbandonò silenziosamente il suo nascondiglio, non vista dagli altri due.

Non avrebbe chiesto niente ad Eowyn. Sapeva quanto fossero dolorose le pene d'amore e non voleva risultare invadente e impicciona.

Quando ebbe preparato tutto il necessario, la guerriera si recò nelle stalle, ormai brulicanti di rohirrim alle prese con le loro cavalcature.

Hartha, il suo destriero, era un ottimo cavallo da guerra regalatole da Eomer, che l'aveva addestrato personalmente.

Quel dono aveva  significato molto per lei, che non perdeva occasione per accarezzarlo e viziarlo.

“Calien!” tuonò una voce imperiosa alle sue spalle.

Voltandosi, la ragazza notò che la folla nel cortile si stava scostando per lasciar passare re Theoden, accompagnato da Eomer.

In pubblico, gli occhi del suo amato non lasciavano trasparire nessuna emozione, e nonostante lei sapesse che era il modo in cui dovevano comportarsi per non essere scoperti, non riusciva a fare a meno di sentirsi ferita.

“Prepara in fretta il tuo cavallo e raduna gli uomini. Partiamo subito” le disse lui, con fare altezzoso.

“Si, mio signore. Sarà fatto” si limitò a rispondere lei, dirigendosi al suo cavallo per nascondergli l'espressione turbata sul suo volto.

Doverla trattare in quel modo non era certo facile per Eomer, che si scusò con suo zio per andare a salutare Eowyn, seduta in un angolo del cortile.

In realtà voleva evitare di pensare al dispiacere che aveva letto negli occhi della sua amata.

Avvicinandosi però, il rohirrim notò l'espressione afflitta sul volto della sorella, e capì subito qual'era il motivo della sua sofferenza.

“Aragorn non ha voluto sentir ragioni. E' partito per il Sentiero dei Morti accompagnato dai suoi compagni” mormorò lei tristemente, senza alzare gli occhi.

Eomer l'abbracciò, cercando di consolarla come poteva, e le ricordò che in loro assenza lei sarebbe stata responsabile di tutto il popolo di Rohan.

Guardandolo allontanarsi, Eowyn si sentì colpevole per avergli mentito, ma corse lo stesso nelle sue camere.

Circa un'ora dopo, Gandalf e Theoden galoppavano fianco a fianco, guidando i rohirrim verso Isengard.

Calien ed Eomer si trovavano dietro di loro, evitando di guardarsi.

Nessuno sembrava aver notato l'esile soldato in retroguardia, il volto nascosto da un pesante elmo e un ciuffo di ribelli capelli biondi che spuntavano dal copricapo.

Eowyn era ben decisa a combattere. Non sarebbe rimasta a palazzo quando il suo regno aveva bisogno di tutti i loro sforzi per sopravvivere.

L'elmo e l'armatura la facevano sentire impacciata, ma sapeva bene come maneggiare una spada, e avrebbe fatto fruttare le sue conoscenze sul campo di battaglia.

To be continued...

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