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Una luce nel buio Capitolo 3 Dopo aver fatto un bagno ed essersi vestito, Eomer si apprestò a scendere nel salone principale. Fu estremamente sorpreso dell'accoglienza che gli riservò Grima, stranamente gentile e cordiale. “Eomer! Aspettavamo solo te! Ci sono molte fanciulle che vorrei presentarti, vieni!” disse sorridendo amabilmente l'uomo, gustandosi l'espressione confusa sul volto del ragazzo. “Posso avere un po' d'attenzione per favore?” chiese il consigliere, e il silenzio scese nel salone. Il rohirrim era rimasto immobile e all'erta, in attesa di sapere cos'avesse architettato il suo nemico, spaziando con lo sguardo nella sala. Improvvisamente il sangue gli si gelò nelle vene. Gli occhi erano fissi in quelli della donna che amava. Calien era di stata chiamata in servizio e controllava uno degli ingressi della sala. Lo guardava tristemente, vestita con la sua uniforme, ma ben presto distolse lo sguardo. Eomer cominciò allora a capire quali fossero i piani di Grima, e i suoi sospetti furono confermati dal breve discorso che stava facendo:” Re Theoden vorrebbe trovare una moglie per il suo adorato nipote. Vuole infatti evitare che si perda dietro inutili fantasie...” Così dicendo Grima guardò sprezzantemente Calien, che sostenne con coraggio il suo sguardo, e poi continuò:”deve trovare una moglie degna di lui ”. Sottolineò queste ultime parole alzando il tono della voce e Eomer avrebbe voluto strozzarlo con le sue mani in quel preciso momento, limitandosi però a stringere i pugni e serrare i denti. “Ecco qui il nostro Eomer, prego, avvicinatevi pure, e mi raccomando, non fatelo sentire troppo solo!” concluse, sorridendo malignamente, allontanandosi in fretta per non incorrere nelle ire del Rohirrim. Quest'ultimo non fece in tempo a rispondergli che fu attorniato da alcune ragazze, bramose di conquistarlo e combinare così un matrimonio d'interesse. Mentre loro civettavano accanto a lui, Eomer guardò di nuovo in direzione della sua Calien, ma lei evitò caparbiamente il suo sguardo, e il rohirrim capì immediatamente che le parole di Grima l'avevano ferita. Stringendo i pugni di nuovo, sapendo di non poter fare niente in quel momento, Eomer decise di stare al gioco, e conversare amabilmente con le dame. Calien si morse il labbro inferiore per non piangere. Era una guerriera e non piangeva da molto tempo. Ascoltando le parole del consigliere e guardando Eomer circondato da ragazze eleganti e distinte, si convinse che quello era il destino migliore per il suo amato. Sapeva di non avere sangue reale, e che avrebbe dovuto aspettarsi che un giorno sarebbe successa una cosa del genere. Lei non sarebbe mai stata così bella ed elegante come loro, non si trovava a suo agio nelle ampie gonne e vestiti che indossavano le eleganti signore di palazzo. Preferiva i suoi comodi pantaloni. Alle feste e ai balli preferiva una corsa sfrenata in sella al suo cavallo, col vento tra i capelli, che forse era l'unica cosa che la faceva rilassare completamente. Sapeva anche che tutte queste cose erano ritenute sconvenienti per una fanciulla, e che non avrebbe mai dovuto cominciare questa storia con Eomer, che l'avrebbe solo fatta stare male. Quand'era arrivata a Rohan per entrare nell'esercito aveva sopportato scherno e derisione. I soldati non credevano che fosse capace di sopportare la dura vita militare, e ancora molti non si spiegavano come avesse fatto a resistere tanto. Fortunatamente un giorno Theodred aveva assistito a un suo allenamento, aveva capito qual'era la sua tempra e l'aveva presa sotto la sua ala protettrice, nonostante Eomer non fosse d'accordo e non perdesse occasione di rinfacciarle che l'esercito non era posto per una fanciulla. Incapace di contenere la sua rabbia nei confronti di quello spocchioso maresciallo pieno di sé, un giorno Calien, incurante del fatto che quel gesto avrebbe messo la parola fine alla sua permanenza tra i rohirrim, lo sfidò a un duello con la spada. Non gli avrebbe mai detto di esser consapevole di aver vinto solo per pura fortuna, il suo orgoglio glielo impediva, ma lui aveva accettato comunque la sconfitta e l'aveva promossa vice-capitano della guardia. L'amore tra loro era nato lentamente, crescendo giorno per giorno, con sguardi, sorrisi, gesti d'affetto. Calien aveva cercato d'ignorare quei sentimenti, sapendo di dover rimanere al suo posto, non aveva bisogno di altre complicazioni in una vita che era già tanto difficile. Ma Eomer non aveva accettato il suo rifiuto. Sorridevano ancora ogni volta che ripensavano alla litigata furiosa che li aveva portati a baciarsi per la prima volta. Il rohirrim l'aveva afferrata per la vita, tirandola a sé, baciandola con fiera possessività, le labbra si erano scontrate in un bacio che aveva lasciato entrambi senza fiato . Una volta staccatisi i due si erano guardati negli occhi per qualche istante. Lo sguardo di Eomer era reso quasi selvaggio dalla rabbia, ma l'aveva baciata di nuovo, stavolta con dolcezza, e quando i loro occhi si erano incontrati , Calien aveva capito finalmente che anche lui l'amava. “Non escludermi dalla tua vita...amami come ti amo io...” le aveva sussurrato, guardandola intensamente. E così aveva fatto, arrendendosi all'inevitabilità del destino, senza più pensare al futuro, senza preoccuparsi del giorno in cui avrebbero dovuto affrontare la dura realtà. Guardando il suo amato che ballava elegantemente con una ragazza nobile, Calien si rese conto che anche se il dolore sarebbe stato grande, quel giorno era arrivato. Avrebbe dovuto dimenticare Eomer, lasciandolo alla sua vita, lasciandolo ai suoi obblighi verso il regno di Rohan. “La tua presenza qui non è più necessaria, puoi andare nelle tue stanze” le disse Theodred, avvicinatosi a lei insieme a una giovane fanciulla. Lei gli lanciò uno sguardo riconoscente e rispose con un inchino, prima di ritirarsi di corsa nelle sue stanze, felice di non dover più sopportare la vista di Eomer insieme a un'altra. Una volta arrivata nella sua camera, Calienl si premurò di chiudere la porta a chiave. Le mani le tremavano e non volle fermarsi a riflettere sulla causa del suo dolore. Non voleva piangere, non avrebbe mai più permesso a nessuno di farla star male. Si mise a letto, stringendo a sé il cuscino, ma riuscì ad addormentarsi solo molto tempo dopo. Quando tutti gli ospiti furono andati via, Eomer si guardò intorno, ma non riuscì a vedere Calien. Aveva notato anche che era sparito Vermilinguo, sicuramente consapevole del fatto che il rohirrim gli avrebbe fatto pagare cara la sua impudenza. “L'ho fatta tornare in camera sua” gli disse Theodred, capendo lo stato d'animo dell'altro. Come sempre suo cugino sembrava leggergli nella mente, pensò Eomer, sapendo che aveva fatto la cosa più giusta. “Era in collera con me, vero?” chiese Eomer, sapendo già quale sarebbe stata la risposta. “Non potresti biasimarla per questo...” rispose l'altro, prima di allontanarsi, lasciandolo solo. Nonostante l'ora fosse tarda, Eomer andò a bussare alla porta della sua amata. Calien era sveglia ma non volle rispondergli. “Ti prego...aprimi, ho bisogno di parlarti, di vederti...non è stata colpa mia, io non ne sapevo niente!” cercò di discolparsi lui, la fronte poggiata al duro legno della porta, sapendo di averla ferita. Dal canto suo, la ragazza lo ignorò completamente, mettendo la testa sotto il cuscino e cercando di dormire, anche se tutto ad un tratto le era passato il sonno. Un affranto Eomer tornò molto tempo dopo nelle sue stanze, dove rimase sveglio tutta la notte, sperando che Calien lo avrebbe un giorno perdonato. All'alba Calien si recò direttamente da Theodred. Bussò alla sua porta, sperando di non disturbarlo. Quando l'uomo s'avvide che era lei, la fece entrare immediatamente, chiudendo la porta dietro di loro. “Va tutto bene?” le chiese, un po' preoccupato dai cerchi neri sotto gli occhi dell'amica. “Si...cioè...no. Sto pensando di partire” rispose lei, rifiutandosi di guardarlo. “Cosa? E dove hai intenzione di andare?”. Theodred non le avrebbe mai permesso di partire. Sapeva che era quello lo scopo di Grima. “Non lo so...lontano da qui...non posso più restare” “C'entra qualcosa con Eomer, vero? “chiese lui, costringendola a guardarlo negli occhi. “Calien...il vostro amore non è sbagliato, lui darebbe la vita per te e lo sai benissimo!” “Si, lo so”mormorò lei, sostenendo il suo sguardo. “E allora perché vuoi lasciarlo?” “Perché io non sono nobile! Perché lui merita una donna elegante, raffinata, una del suo livello e non una guerriera!” sbottò lei, mettendosi sulla difensiva, allontanandosi di qualche passo da lui. Theodred scosse la testa. Era chiaro come il sole che stava soffrendo, anche se non l'avrebbe mai e poi mai ammesso. “Tu sei bellissima. Perché non credi in te stessa? Lui...non te l'ha mai detto ma sogna di poterti trattare da regina, di darti tutto quello che meriti e che adesso ti è negato. Sarebbe onorato di poter camminare al tuo fianco senza doversi nascondere. Non partire Calien, te ne prego… aspetta ancora un po', e poi prenderai la tua decisione. Lo faresti...per me?” . Aveva parlato come un fiume in piena, ma non gl'importava. L'unica cosa che aveva importanza era convincerla a restare. Lei annuì semplicemente, l'ombra di un sorriso le sfiorò le labbra, e senza guardarlo uscì dalla stanza inoltrandosi tra gli intricati corridoi del palazzo per scendere nelle stalle. Sellò il suo cavallo e partì al galoppo in direzione del piccolo bosco dove si recava di solito per pensare. Si trovava lì ormai da quasi un ora, distesa sull'erba con le mani dietro la testa e gli occhi chiusi, cercando di rilassarsi, quando una voce la fece sussultare. “E' da ieri che ti cerco” disse Eomer dolcemente, avvicinandosi a lei. “Forse è meglio che tu vada via” rispose freddamente la ragazza, balzando a sedere. “Non voglio...ho bisogno di parlarti”le disse lui sedendosi sull'erba e prendendole la mano, stringendola forte al petto. Calien lo guardò tristemente e con un grande sforzo riuscì a dirglielo. ”Vivi la tua vita Eomer... e lasciami vivere la mia...dobbiamo dimenticare quello che c'è stato tra noi, è la cosa migliore...” “A me pare che tu stia soltanto cercando di convincere te stessa...” disse lui, notando che lei evitava il suo sguardo. “La cosa migliore per chi? Per Vermilinguo? Ma non lo capisci che ha organizzato tutto questo per distruggere la nostra felicità?” “Felicità?” scattò lei rabbiosamente. “Ma quale felicità? Nascondersi da tutti? Vedersi in segreto?E'questa la tua idea di felicità?” L'uomo fu molto ferito da quelle parole. Si alzò in silenzio, avviandosi verso il proprio cavallo, e prima di slegarlo le disse tristemente:”Credevo che con me fossi felice...evidentemente mi sbagliavo”. Consapevole di stare per perderlo per sempre, Calien si alzò di scatto, correndo verso di lui, e trattenendolo per un braccio. Non sarebbe mai riuscita a separarsi da lui volontariamente. “Aspetta! Lo...lo sai che sono felice con te...” disse con voce tremante. “Non voglio perderti...non sopravvivrei…” Senza una parola, Eomer la strinse a sé e la baciò a lungo, con dolcezza infinita. “Ti amo” mormorò contro le sue labbra, guardandola intensamente negli occhi. “Anch'io...più della mia stessa vita” rispose lei, carezzandogli le guance. “Vorrei poterti dare tutto quello che meriti, potermi svegliare ogni giorno insieme a te, e affrontare il mondo a testa alta, sapendo che ci sei tu al mio fianco che mi dai forza e mi sostieni...”. “E io vorrei essere più bella, elegante e distinta come quelle dame con le quali ballavi ieri” mormorò tristemente lei. “Quelle donne mi stavano vicino solo perché vorrebbero concludere un ottimo matrimonio d'interesse! Io amo te, sei bellissima così come sei e non potrei mai desiderare che tu cambiassi...” rispose lui, con fierezza. Quelle parole la colpirono. L'espressione così intensa dell'uomo soprattutto la lasciò di stucco. Lo strinse a sé e affondò il viso nel suo petto, lottando contro se stessa per ricacciare indietro le lacrime. Quel pomeriggio Eomer, Calien e Theodred si erano rifugiati nella parte di giardino dove di solito si riunivano per discutere argomenti importanti e segreti, sapendo che nessuno li avrebbe trovati. “Ormai lo ha soggiogato completamente...bisogna essere ciechi per non vederlo...” disse Theodred con rabbia, pensando di aver perduto per sempre il suo adorato padre a causa di Grima. “Già...e non possiamo attaccarlo o riuscirebbe a screditarci...le sue guardie personali gli sono fedeli...” rispose la ragazza, pensierosa. “Sta tramando qualcosa, ne sono più che sicuro!” sbottò Eomer scattando in piedi e cominciando a camminare nervosamente avanti e indietro. “Dovremmo cercare di scoprirlo...ieri l'ho visto complottare con alcune guardie...a volte sembra che parli da solo...sono convinto che sia una spia di Saruman...” disse gravemente il figlio di Theoden. “Dovete uccidere Theodred a ogni costo!” tuonò Saruman dal suo Palanthir. “Sarà fatto, mio signore” rispose servilmente Grima, con un ghigno contento sul viso.
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