Un salto nel buio

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Capitolo 1

Tutto era ormai pronto per la partenza: i cavalli erano stati sellati e i bagagli sistemati al loro posto. Mancavano soltanto i saluti.

Gli altri lo stavano già aspettando in cortile quando Boromir si affacciò alla finestra della sua stanza per guardare un'ultima volta Minas Tirith. Lo faceva sempre, ormai da anni, prima di montare in sella per un lungo viaggio; e neanche quel giorno rinunciò alla sua vecchia abitudine, nonostante si trattasse tutto sommato di un viaggio di piacere.

Si soffermò per qualche istante ad osservare la sua città ancora insonnolita, avvolta dalla pallida luce aranciata dell'alba. Conosceva a memoria ogni strada, ogni vicolo, ogni abitazione. Conosceva il volto di ogni mercante, di ogni soldato, di ogni stalliere. E ogni volta che doveva allontanarsi da Minas Tirith, per un motivo o per l'altro, si sentiva come privato di una parte del suo stesso essere. Un pò come lasciare a casa un pezzo di cuore, e chiuderlo in un cassetto ad attendere il tuo ritorno.

Ma nonostante questo sorrise, quando infine abbassò lo sguardo sul cortile e vide Gilraen guardare nella sua direzione e fargli cenno di scendere. Richiuse la finestra, e spaziò brevemente con lo sguardo nella stanza per assicurarsi di non aver dimenticato niente.

Tempo di andare.

Quella notte Ellin e Gilraen non erano riusciti a dormire. Tornare a casa dopo quasi un anno sembrava un sogno.

Avevano passato la sera precedente a parlare di Minyatur con Eomer, il Maresciallo del Mark che dopo una iniziale antipatia era diventato uno dei loro amici più cari, e che li avrebbe accompagnati in questo viaggio che si prospettava molto pericoloso.

Boromir ancora rimproverava Gil per aver viaggiato da sola fino a Gondor, Ellin gli suggerì di rassegnarsi, lei non sarebbe mai stata la dolce mogliettina che resta a casa in attesa mentre il marito va in guerra, lei era un guerriero, e sarebbe stata capace anche di duellare col proprio uomo pur di provargli il suo valore.

Entrambi avevano passato la notte a guardare le stelle, ripensando a tutto quello che avevano lasciato dietro di sé, a tutto quello che era cambiato da quando erano partiti e a tutte le persone care che avrebbero rivisto.

Il giorno in cui Gilraen aveva deciso di tornare a Minyatur per annunciare al padre il suo futuro matrimonio,  Boromir aveva insistito per viaggiare con lei, da una parte era preoccupato per i pericoli che avrebbe incontrato durante il viaggio, ma dall'altra semplicemente non riusciva ad accettare il fatto che non l'avrebbe rivista per mesi.

All'inizio della loro storia d'amore Ellin aveva cercato di dividerli, aveva tentato di far ragionare Gil su un'unione che secondo lui non avrebbe portato a niente. L'amore che provavano l'uno per l'altra era però molto forte e cresceva di giorno in giorno, era impossibile non vederlo e così anche lui si era dovuto arrendere all'evidenza. Sperava solo che quell'uomo avrebbe saputo renderla felice, e che avrebbe capito che stava per sposare un valoroso guerriero che era anche una donna straordinaria.

Lo sguardo e il sorriso che lei  aveva lanciato a Boromir erano però inequivocabili, Ellin si trovò a sorridere fra sé e sé nel vedere il volto della sua più cara amica che s'illuminava ogni volta che incrociava lo sguardo del suo amato.

Boromir si decise infine a scendere, e raggiunse gli altri in cortile. Come al solito aveva occhi solo per Gilraen, ma nessuno sembrava farci più caso: persino Faramir era ormai rassegnato al cambiamento del fratello e anzi, in certe occasioni la cosa lo divertiva enormemente. In quel momento, ad esempio, era più che sicuro che Boromir si stesse trattenendo dal baciarla soltanto perché i due non erano da soli. Gli lanciò un'occhiata, facendo del suo meglio per apparire seccato, e gli disse: "Avanti, dalle il buongiorno.. Così possiamo finalmente partire."

Boromir rise e scosse la testa, posando di nuovo gli occhi in quelli di Gilraen.

Lei gli sorrise e lo baciò leggermente sulle labbra, e poi gli sussurrò:”Sei sicuro di voler venire e lasciare Gondor?”.

Gli aveva fatto questa domanda innumerevoli volte nei giorni precedenti e la sua risposta era sempre la stessa, anche se lei si rendeva conto che gli costava molto abbandonare le sue terre e il suo popolo.

Lui si limitò ad annuire e sorriderle, e senza una parola montò in sella. Poi volse lo sguardo al palazzo: sapeva che suo padre sarebbe stato sul balcone per salutarli, un'altra vecchia abitudine. Gli fece un cenno di saluto con la mano, gesto che Denethor ricambiò chinando la testa.

E partirono, finalmente. Nonostante tutti i suoi sforzi di non voltarsi indietro, Boromir lanciò un paio di rapide occhiate alla sua città mentre si allontanavano cavalcando veloci alla volta di Minyatur.

Eomer si era affiancato a Gilraen, mentre Ellin si trovava alla testa del gruppo.

Sim, il falcone della donna, volava alto davanti a loro mostrandogli la strada.

Diverse ore dopo, l'elfo si fermò e disse:”Credo sia meglio riposare un po'. Non c'è nessuna fretta di arrivare a Minyatur…”

Eomer annuì e si occupò dei cavalli, mentre Gil si addentrò nel bosco per cercare della legna per il fuoco.

Faramir era nel frattempo impegnato a dare lezioni di tiro con l'arco a Eowyn che, grazie alle attenzioni dei due fratelli, migliorava di giorno in giorno. Vista l'avversione del suo amato per le lezioni di scherma, l'onere di insegnarle a maneggiare una spada era stato affidato a Boromir, che dal canto suo si divertiva un mondo e aveva preso molto seriamente il suo incarico. Adesso sedeva da solo all'ombra di un albero, lanciando occhiate divertite agli altri due mentre affilava la spada e si occupava della manutenzione della sua cotta di maglia.

Ellin si avvicinò a Boromir, e visto che la donna non era nelle vicinanze gli sussurrò:”Non ridere ma… credo che Gil sia un po' gelosa delle tue lezioni a Eowyn…” ridacchiò e poi continuò:”Vado a cercarla, non vorrei che si cacciasse in qualche guaio…”

Eomer, avendo sentito quello che aveva detto l'elfo, si sedette accanto a Boromir e gli disse con un'espressione sinceramente preoccupata sul viso:” Come vanno le cose tra te e Gilraen?”

"Bene, che io sappia.." rispose l'altro sorridendo, "E non capisco perché mai dovrebbe essere gelosa di tua sorella, a dire il vero."

L'altro gli sorrise di rimando e scosse la testa, dicendo:”Eh… le donne…forse si sente trascurata…in ogni caso ti consiglio di parlarle…”

Gli diede una leggera pacca sulla spalla e si alzò, avvicinandosi a Faramir e a sua sorella.

Nel bosco la donna stava raccogliendo legna ma in realtà ne aveva approfittato per allontanarsi dagli altri, le dava fastidio vedere Eowyn insieme a Boromir, non capiva perché, non le era mai successa una cosa simile, e così preferiva segregare tutti quei pensieri in un angolino della sua mente, cercando di distrarsi.

Come se le avesse letto nel pensiero, Ellin spuntò da dietro un albero e disse ridacchiando:”Sei gelosa, non è vero?”

Lei fu colta di sorpresa e lasciò cadere la legna raccolta. “Ellin! Mi hai fatto prendere uno spavento!”

Gli lanciò un'occhiataccia :”Non dire stupidaggini, perché dovrei essere gelosa?”

“E' quello che vorrei sapere da te…” rispose l'elfo.

La donna appoggiò la schiena a un tronco con un sospiro, e decise di confidarsi con l'amico di sempre, dicendole tutto quello che provava quando vedeva Eowyn insieme al suo amato.

“Insomma non mi è mai capitato…” disse lei sbuffando.

“Non ti eri mai nemmeno innamorata davvero…”le rispose lui abbracciandola

“Torniamo al campo adesso, staranno aspettando la legna” disse lei.

L'elfo le mise un braccio intorno alle spalle e la riaccompagnò dagli altri.

Boromir alzò la testa per lanciarle un'occhiata e sorriderle prima di tornare ad occuparsi della sua armatura, e per quella distrazione rischiò seriamente di rovesciarsi addosso l'intera fiaschetta di olio. La scena naturalmente non sfuggì a Faramir, che saggiamente interruppe per un momento le sue lezioni in un vano tentativo di placare le risa. Sicuramente la sua mira ne avrebbe risentito, e l'idea di usare accidentalmente uno dei suoi compagni come bersaglio mobile non lo entusiasmava affatto.

Gilraen gli sorrise ma non gli si avvicinò, andò a sedersi vicino al fuoco tra Ellin ed Eomer.

L'elfo aveva catturato due grosse lepri e in quel momento stavano arrostendo sul fuoco.

Boromir mise da parte spada, armatura e olio e si alzò, raggiungendo gli altri. Si inginocchiò dietro Gilraen posandole le mani sulle spalle, e si sporse in avanti quanto bastava per posarle un bacio sulla guancia.

"Posso parlarti un momento?"

Lei lo seguì in silenzio e camminarono mano nella mano fino al bosco, dove avrebbero potuto discutere lontano da occhi e orecchie indiscreti.

Appoggiò la schiena a un tronco ma continuò ad evitare il suo sguardo, sentendosi insieme imbarazzata e colpevole.

"Che cosa ti turba, Gil?" chiese lui dolcemente, fermandosi a pochi passi da lei, "Non vuoi parlarne con me?"

“Niente…”mormorò lei, ma dallo sguardo dell'uomo si rese conto di essere risultata poco convincente, così sospirò e si fece coraggio :”Ecco…non so esattamente il perché ma…mi…mi da fastidio vederti insieme a Eowyn…”concluse con un fil di voce.

Detestava ammettere le proprie debolezze, soprattutto perché sapeva benissimo che la sua gelosia era infondata.

Lui le lanciò un'occhiata stupita e scosse la testa. Dunque Ellin non si era sbagliato..

"Non capisco.." disse, "Parli delle lezioni?"

Quando vide che lei non rispondeva si avvicinò, sollevandole il viso. Le baciò la fronte e la guardò dolcemente, incoraggiandola a parlare.

“Lasciamo stare, va bene? Non so nemmeno perché te ne ho parlato, non capisco cosa mi prende… “lei lo guardò preoccupata, sperava che lui non avrebbe riso di lei e del suo comportamento bizzarro.

"Lascerò che se ne occupi Faramir, d'ora in avanti" rispose lui, "Davvero non è un problema. Piuttosto.." si interruppe per spostarle una ciocca di capelli dal viso, "..non dubitare mai del mio amore. E se qualcosa ti turba non avere paura a parlarmene.. Non mordo, di solito." le sorrise, tirandola a sé per abbracciarla.

“Io non ho paura di te”, disse lei con la testa appoggiata sul petto di Boromir, “ho paura di me…non capisco cosa mi succede, non so perché  se la vedo vicina a te perdo la testa…non mi era mai capitata una cosa del genere…”

Gil sbuffò esasperata da quelle emozioni che sembravano non volerle dare tregua, e poi con occhi imploranti gli disse:”Sono ridicola vero? Insomma…io sono un guerriero non dovrei…”

"No, non sei affatto ridicola.." le sussurrò Boromir, "So cosa provi.. Lo so perché è così che mi sentivo, ogni volta che ti vedevo vicina a Ellin.." abbassò lo sguardo, e prese un profondo respiro. Probabilmente lo avrebbe preso per uno stupido se glielo avesse detto. Probabilmente era davvero uno stupido.

"E mi succede ancora, a volte.."

“Ma lui è praticamente mio fratello!”sbottò lei, poi ci pensò e lo guardò di nuovo :”Hai ragione…è la stessa cosa…è ingiustificata e…fa male comunque…”

Gli sollevò il volto e dopo aver posato gli occhi nei suoi per un attimo che parve interminabile, lo baciò con tutta la dolcezza di cui era capace, sussurrando vicino alle sue labbra:”Dobbiamo solo stringere i denti…l'amore è proprio strano a volte, non trovi?”

Lui annuì e rimase silenzioso per un momento. Ormai che c'era, poteva dirle tutto. A chi parlarne, se non a lei? Probabilmente neanche Faramir lo avrebbe capito stavolta.
"Gil?" disse all'improvviso, poi esitò "E' da molto che ci penso, ormai, e.. e solo l'idea mi terrorizza"

Abbassò nuovamente lo sguardo, giocherellando nervosamente con un bottone della tunica di Gil, e continuò: "E se non piacessi a tuo padre?" la guardò di nuovo, cercando di leggere la sua reazione, "Ho paura che rimarrà terribilmente deluso.."

Quelle parole e la sua espressione insieme dolce e preoccupata la fecero sorridere.

“E' vero, gli elfi sono molto diversi dagli umani…e sono anche un po' altezzosi a volte ma…”prima di continuare gli sollevò il mento, guardandolo negli occhi:”Tu sei l'uomo che amo…sei coraggioso, fiero e onesto, e pensi sempre al bene del tuo popolo prima che a te stesso…per me sarai sempre il più  bello…”

Accarezzò le labbra dell'uomo con un dito e sorrise tra sé e sé quando lo vide rilassarsi a quel tocco.

“Mio padre saprà apprezzare il tuo valore, lui rispetta le mie decisioni…e…in qualunque caso sai che io darei la vita per te e non lascerò che nessuno ci separi…”

Gli aveva aperto il cuore, rivelandogli cosa vedeva in lui e sperava tanto che le sue parole fossero servite a tirarlo un po' su di morale. Attese pazientemente che l'uomo riordinasse le idee e continuò a fissarlo, pensando che era davvero l'uomo più bello che avesse mai visto.

Lui era rimasto profondamente colpito dalle parole di Gilraen, e l'espressionee che aveva negli occhi lo aveva colpito anche di più..

Avrebbe voluto gridarlo, quanto amava quella donna. E ancora non sarebbe stato abbastanza.

"Io non penso di aver mai conosciuto davvero l'amore prima di incontrarti Gil.. Se mi guardo indietro adesso me ne convinco sempre di più.." mormorò, accarezzandole le guance con tutta la delicatezza di cui era capace, quasi temesse di romperla. O di svegliarsi all'improvviso da quello che gli sembrava un sogno. Doveva essere un sogno, pensò. Cosa aveva fatto per meritare tutta quella felicità? Cosa aveva fatto per meritare l'amore di una donna tanto meravigliosa?

"E non avrei mai pensato.." proseguì, senza staccare gli occhi dai suoi, "...di essere capace di amare tanto.. Di amare al punto di vivere per qualcun altro.."

Abbassò lo sguardo, infine. Confessioni del genere lo mettevano sempre in imbarazzo, e cercò in fretta qualcosa da dire per alleggerire il tono della conversazione e trarsi d'impaccio: "Per i Valar!" esclamò dopo qualche istante, sorridendo, "Non avevo tenuto conto dell'udito elfico. Sarebbe imbarazzante avere Ellin come testimone del mio melenso sproloquio."

Lei ridacchiò e gli sussurrò:”Non sei melenso…sei incredibilmente tenero”, lo baciò a lungo dopo avergli accarezzato i capelli e si staccò da lui solo quanto bastava per guardarlo negli occhi.

Più tempo passava e più si sentiva legata a lui, si rendeva conto che senza quell'uomo non sarebbe più stata capace di vivere. Sapeva di essere stata fortunata a trovarlo, e ricordò il loro primo incontro, in una squallida locanda, la prima volta che i loro sguardi si erano incrociati. Da allora non si erano più lasciati, avevano superato insieme tante difficoltà ed era pronta a fronteggiarne tante altre pur di rimanere insieme a lui.

“Darei la vita per te se fosse necessario, mi ritengo fortunata ad avere un uomo come te al mio fianco, ogni giorno che passo accanto a te ringrazio i Valar per averci fatti incontrare in quella locanda…quello che provo per te è difficile da descrivere con mere parole…mi chiedo sempre cos'ho fatto per meritarti…”gli carezzò dolcemente il viso e continuò:”Non devi sentirti mai inadeguato…Amin mela lle Boromir…non lo dimenticare …quando arriveremo a Minyatur vedrai tanti elfi. Questi immortali esseri di luce sono l'incarnazione della perfezione, ma…tu per me sarai sempre il più bello, il più forte, il più coraggioso…e il tuo lato dolce e sensibile ti rende ancora più desiderabile…sono io a dover essere gelosa…faresti la felicità di qualsiasi donna…”

Boromir scosse la testa con decisione: "Non credo sia come dici.."

La baciò brevemente sulle labbra, per poi posare gli occhi nei suoi ancora una volta: "Sono pieno di difetti e di debolezze Gil, e me ne rendo conto.. Sono un mortale a tutti gli effetti.. Per questo non posso che sentirmi onorato di averti al mio fianco" le sorrise, "E non mi importa la felicità di qualsiasi donna.. Mi importa la tua.."

“Tu per me sei perfetto…” mormorò dolcemente contro le sue labbra prima di baciarlo di nuovo.

“Insomma voi due volete venire al campo? Altrimenti Eomer e Faramir mangiano anche la vostra parte!” disse Ellin ridacchiando. Scosse il capo quando li vide baciarsi e decise di tornare dagli altri.

Dopo pranzo, mentre tutti si davano da fare per sistemare tutto prima di ripartire, l'elfo piuttosto allarmato annunciò:”Dobbiamo ripartire. E subito!”

“Cosa succede?” chiese preoccupato Eomer, notando che anche Gil era all'erta ed ascoltava.

“Qualcosa si avvicina. E molto velocemente…sembrano orchi ma non ne sono sicura” rispose la donna.

La compagnia montò a cavallo e procedette a passo spedito verso Minyatur. Nonostante i timori di Gilraen e Ellin non incontrarono particolari difficoltà sul loro cammino e si fermarono per riposare solo dopo il tramonto, accampandosi ai margini di un boschetto.

Boromir si stava prendendo cura dei cavalli quando Eowyn si inginocchiò accanto a Faramir, intento ad accendere alcune torce per illuminare alla meglio l'accampamento.

"Vado a cercare un pò di legna per il fuoco" gli disse, "Vieni con me?"

Lui le sorrise, e la baciò rapidamente sulle labbra prima di tornare al suo lavoro: "Sì, ti raggiungo subito. Non ne avrò per molto"

Lei sorrise di rimando e annuì. Dunque prese una delle torce appena accese da Faramir e si inoltrò da sola nell'oscurità del bosco.

Boromir aveva nel frattempo raggiunto Eomer, seduto da solo su una grande roccia: "I cavalli sono inquieti." mormorò preoccupato, sedendosi a sua volta.

“L'ho notato” rispose con gravità il cavaliere. “E non mi piace per niente…è tutto troppo tranquillo…”

“Ma…dove sono Gil ed Ellin?” chiese allarmato Eomer.

I loro pensieri furono interrotti da un urlo straziante che proveniva dagli alberi.

Immediatamente Eomer si rese conto che era stata sua sorella e balzò in piedi sguainando la spada.

I tre rimasero in ascolto per qualche minuto, all'erta, cercando di capire cosa si nascondeva tra gli alberi, e rimasero pietrificati quando videro alcuni orchetti venire fuori dall'oscurità trascinando Eowyn per i capelli.

Nessuno si mosse per non mettere ulteriormente in pericolo la vita della giovane, e a quel punto il capo di quelle viscide creature parlò:” Gettate le armi! O potremmo fare tante brutte cose alla signorina!” e per dimostrare che non scherzava strattonò di nuovo Eowyn, che gridò di nuovo per il dolore.

Eomer guardò per un attimo gli altri due, i suoi occhi si soffermarono in quelli di Boromir, sperando che anche lui avesse capito il perché della misteriosa sparizione degli elfi, ma non esitò nemmeno un attimo prima di gettare la spada, temendo per la vita della sua adorata sorella.

Boromir ricambiò lo sguardo di Eomer, e gettò a terra la spada a sua volta. Faramir invece non accennava a muoversi: stava ancora tendendo l'arco, la freccia minacciosamente puntata al capo degli orchetti. Boromir gli lanciò una rapida occhiata.

"Gettalo a terra, Faramir" gli ordinò, ma l'altro ancora non si mosse.

"Ci uccideranno" replicò.

"Fa' come ti dico. Subito."

Il tono autoritario del fratello lo indusse infine a gettare a terra l'arma e a lanciare un'occhiata a Eowyn, la sua Eowyn, ancora in balìa di quelle disgustose creature. Strinse i pugni per la rabbia.

Ellin e Gilraen erano nascosti tra le fronde, immobili e in silenzio. Quasi non respiravano per non farsi scoprire.

Avevano sentito arrivare gli orchetti e si erano dileguati prima che il nemico notasse la loro presenza.

Sapevano che in quel momento erano gli unici che avrebbero potuto salvare Eowyn e gli altri.

I prigionieri erano stati intanto legati. Eomer e Boromir si erano sottomessi senza una parola, ma per Faramir erano stati necessari più orchetti per immobilizzarlo.

Il capo della banda aveva cercato di baciare Eowyn e si era poi rivolto a Faramir, :”Questa donna è tua, vero? “ era una domanda retorica, sapeva già qual'era la risposta, l'aveva letto nei suoi occhi.

“Adesso io e la tua bella andremo nel bosco…ho in mente un paio di cosette che potremmo fare…vedrai, io e i miei uomini le insegneremo un sacco di belle cose…” sghignazzò quando Faramir cominciò a urlare frasi senza senso, e lo minacciò:”Se non la smetti di urlare le strappo i vestiti e la violento davanti ai tuoi occhi…è questo che vuoi?”

"Non osare toccarla!" gli ringhiò rabbiosamente l'altro in risposta, "Non osare!"

Stava cercando disperatamente di divincolarsi dalla stretta morsa della corda, ma l'unico risultato che ottenne furono diverse escoriazioni sulle braccia e sulle mani. Ma non si arrese affatto, continuando a gridare imprecazioni e a dibattersi con tutte le sue forze.

Boromir scosse la testa, e lanciò una breve occhiata a Eomer. Faramir stava soltanto peggiorando la situazione. Lo richiamò più volte, ma l'altro sembrava non sentirlo.

L'essere cominciò a ridere, strappò una parte del vestito di Eowyn, sperando che l'uomo si calmasse.

Resosi conto però che non c'era verso di farlo stare zitto, ordinò con un cenno della testa che venisse tramortito.

Uno degli orchetti diede un violento colpo in testa a Faramir che stramazzò al suolo con un gemito.

Boromir non riuscì a trattenersi dal gridare a sua volta, quando vide l'orchetto colpire il suo amato fratello. Rimase pietrificato, fissando inorridito la figura accasciata al suolo a pochi passi da lui.

“Vi conviene aspettare in silenzio mentre ognuno dei miei soldati avrà avuto la sua parte…o non la rivedrete più…” minacciò il capo della banda mentre trascinava la ragazza nel fitto del bosco.

Dalla loro posizione Ellin e Gil avevano visto tutta la scena. La donna guardava preoccupata il sangue che fuoriusciva dalla ferita sul capo di Faramir.

Quando quell'essere trascinò Eowyn tra gli alberi, l'elfo mise una mano sulla spalla dell'amica, i due si guardarono e si scambiarono un cenno della testa.

Ellin corse in direzione della ragazza, silenzioso come sempre, e Gil riuscì ad arrampicarsi su un albero vicino, mimetizzandosi tra le foglie, preparando il suo arco.

"Dobbiamo fare qualcosa" disse Boromir quando gli orchetti si furono allontanati, spostando disperatamente lo sguardo prima su Faramir e poi sulla sua spada, abbandonata sull'erba a pochi metri di distanza. Cercò di liberare almeno una mano, ma la corda era troppo stretta e ad ogni strattone sembrava stringere ancora di più. Guardò Eomer, in preda a un'improvvisa illuminazione. No, non li avevano disarmati del tutto.

"Ho un pugnale, ma non riesco ad arrivarci da solo." indicò il suo stivale destro con un cenno della testa "Pensi di riuscire a prenderlo?"

Eomer si spostò piano verso lo stivale dell'amico ma prima che potesse prendere l'arma venne colpito violentemente al viso da un calcio.  Aprì gli occhi solo per vedere un orchetto che gli si avvicinava, e un altro che aveva ferito Boromir al braccio con un coltello che ridevano estremamente divertiti… Bastardi...pensò ma tutto a un tratto sentì un dolore lancinante alla gamba e tutto piombò nel buio più assoluto.

Eowyn si stava dibattendo con tutte le forze, ma poteva fare ben poco dal momento che aveva le mani legate dietro la schiena. Le faceva male la testa, a causa dei continui strattoni ai capelli. Aveva la nausea. Era in ansia per il suo Faramir. Avrebbe voluto piangere, piangere e gridare.. Sfogò la sua rabbia mordendo con violenza una mano del suo aguzzino, fino a sentire il disgustoso sapore del suo sangue putrido sulle labbra, e venne ricompensata con una lama puntata alla gola e l'ennesimo strattone condito da rivoltanti minacce di varia natura.

D'improvviso un orchetto cadde a terra, una freccia spuntata da un luogo imprecisato nella foresta gli si era conficcata tra gli occhi. I suoi compagni non ebbero nemmeno tempo di rendersi conto della situazione perché dal suo albero Gil lanciava frecce a una velocità impressionante, contando molto sul fattore sorpresa.

Non doveva dargli tempo di avvisare il loro capo o per Eowyn sarebbe stata la fine.

Qualche minuto dopo era riuscita ad eliminare tutti i nemici.

Silenzioso e rapido come sempre, Ellin era giunto nel luogo dove l'orchetto aveva trascinato Eowyn. La sentiva urlare ma non voleva rischiare di farsi scoprire o quel viscido essere l'avrebbe uccisa immediatamente.

L'orchetto intanto era riuscito a strappare quasi tutti i vestiti alla ragazza, l'aveva ripetutamente colpita al viso, con il risultato che ora era piena di lividi ed escoriazioni.

Si distrasse solo un attimo per aprirsi i pantaloni e non si accorse dell'elfo che da dietro con un gesto rapido e preciso gli staccò la testa dal collo.

Ellin prese in braccio Eowyn priva di sensi e si avviò al campo, per metterla al caldo vicino al fuoco e occuparsi delle sue escoriazioni.

Gilraen rimase per qualche momento sull'albero, con tutti i sensi all'erta per capire se poteva scendere o se c'erano altri nemici in agguato.
Solo quando fu abbastanza sicura che fosse tutto tranquillo scese dall'albero guardando il suo Boromir e lo liberò in fretta, fissando preoccupata la ferita al braccio.

Lui la abbracciò brevemente e la guardò negli occhi per un istante prima di trascinarsi fino a Faramir, ancora privo di sensi, e lo slegò. Vide che aveva i capelli incrostati di sangue su un lato della testa, e non ebbe il coraggio di chinarsi su di lui per sentire se stava ancora respirando. Guardò Gilraen con le lacrime agli occhi, incapace di muoversi.

Lei lo spostò gentilmente ma con sguardo fermo. Si avvicinò a Faramir e si abbassò su di lui. Dopo qualche secondo si rialzò con un sorriso triste e disse:”E' vivo…”

Abbracciò forte il suo Boromir sussurrando:”Sveglialo tu. Mi raccomando non farlo muovere perché la ferita alla testa è piuttosto seria. Io mi occupo di Eomer.”

Senza dargli tempo di rispondere si avvicinò al Rohirrim e dolcemente lo svegliò.

Quando Eomer aprì gli occhi e si trovò tra le braccia di Gilraen che gli sorrideva così dolcemente, pensò di essere già in Paradiso.

Le accarezzò il viso sorridendo di rimando e poi ricordò tutto quello che era accaduto e provò ad alzarsi.

Una scarica di dolore partì dalla sua gamba e lo fece gridare, il viso contorto in una smorfia di dolore.

“Resta giù, fammi guardare la ferita. Tua sorella è con Ellin non preoccuparti…” mormorò lei.

Dopo aver preso delle fasce e delle erbe dal suo zaino, Gil riuscì a medicare la ferita alla gamba di Eomer, dicendogli:” Spero che non s'infetti…resta giù, mi raccomando…”

La donna si girò a guardare Boromir che non aveva ancora avuto il coraggio di svegliare il fratello.

Gli si avvicinò e s'inginocchiò alle sue spalle, stringendolo da dietro per infondergli coraggio.

“Sono qui con te amore mio…”gli sussurrò all'orecchio.

Lui prese un profondo respiro, e provò infine a scuotere delicatamente il fratello un paio di volte. Nessun reazione. Gli accarezzò una guancia, chinandosi su di lui.

"Faramir.." mormorò, "Faramir, svegliati.."

Dopo qualche momento l'altro aprì gli occhi, portandosi immediatamente una mano alla testa e stringendo i denti per il dolore.

"Non muoverti" gli disse dolcemente Boromir, cercando di calmarlo. Si voltò per guardare Gilraen, indeciso sul da farsi.

Lei gli mise una mano sulla spalla e si alzò per prendere il suo zaino.

Avvicinatasi a Faramir gli mormorò dolcemente alcune parole in elfico, che ebbero l'effetto di calmarlo immediatamente. Gil controllò la ferita. Lanciò uno sguardo preoccupato a Boromir, e poi cominciò a pulirla delicatamente.

Dopo averlo medicato, prese la mano di Boromir tra le sue dicendo:”Non preoccuparti, tra qualche giorno tornerà come nuovo…adesso…posso medicare il tuo braccio?”

"No, non m'importa del mio braccio.. sei sicura che starà bene?" rispose lui lanciando l'ennesima occhiata a Faramir, ancora immobile dove l'avevano lasciato.

"Ti prego Gil, dimmi la verità.."

La preoccupazione per il fratello aveva fatto passare in secondo piano anche il dolore lancinante provocato dalla ferita, e quasi non riusciva a muovere il braccio. Ma non gli importava. Solo vedere Faramir in quello stato gli riempiva il cuore di angoscia, e temeva che Gilraen gli avesse detto quelle parole solo per tranquillizzarlo.

“La ferita è profonda ma credo che si rimetterà tra un paio di giorni al massimo. Gli ho applicato un impiastro di erbe e gli ho fasciato strettamente la testa, così dovrebbe cicatrizzare prima” rispose lei, cercando di apparire il più convincente possibile.

Si avvicinò a Boromir e gli prese il volto tra le mani. “Stai tranquillo io sono  una guaritrice, lo sai…adesso per favore amore…fammi dare un'occhiata alla tua ferita…sei pallido, è evidente che stai soffrendo…te ne prego…” il tono di voce era ormai quasi implorante…

Lui annuì in silenzio, e si alzò per coprire Faramir con il suo mantello. Si tranquillizzò un pò quando vide che stava dormendo, e il suo viso sembrava decisamente più rilassato. Guardò nuovamente Gilraen, e riuscì in qualche modo a sfilare la tunica prima di sedersi nuovamente accanto a lei.

Osservò pensieroso la ferita per qualche momento, decidendo che non aveva affatto un bell'aspetto. La zona circostante aveva assunto un colore livido per niente incoraggiante. Ma sorrise debolmente, quando spostò ancora una volta lo sguardo sulla sua amata: "Beh, ho una collezione più che invidiabile di cicatrici ormai.. non credo che una in più possa fare alcuna differenza." disse, cercando di sdrammatizzare.

Gil non riuscì a sorridere a quelle parole. Anche se Boromir cercava di nasconderlo si vedeva che soffriva. La ferita si stava infettando e lei aveva paura che la lama con la quale era stato ferito fosse intrisa di veleno.

Piccole goccioline di sudore gli imperlavano il viso e lei riuscì solo a sussurrare:”Oh Boromir…” sull'orlo delle lacrime.

In quel momento arrivò Ellin. Lei lo guardò e l'espressione grave dell'elfo confermò la sua ipotesi, quella ferita era pericolosa.

“Adesso dobbiamo incidere. Si sta infettando e…oh Valar potresti morire!” disse lei con voce tremante.

Ellin riuscì ad infonderle un po' di coraggio abbracciandola in silenzio. Guardò l'uomo che si trovava di fronte a lui mormorando: ”Farà male…e dopo starai peggio…ma dobbiamo…”

Boromir non disse niente, ma si limitò a guardare Gilraen. Cercò di sorriderle, ma non ci riuscì. Adesso che la paura per Faramir era passata riusciva a percepire distintamente il dolore, acutissimo, procurato dalla ferita. Si sentiva stordito, e aveva freddo. Come se lo avessero tenuto a bagno in acqua ghiacciata per ore.

Si impose di restare calmo, prese un profondo respiro.

Andrà tutto bene, si disse, andrà tutto bene. Se lo ripetè all'infinito, come una litania, cercando disperatamente di scacciare il panico.

Afferrò la mano di Gilraen, e la strinse forte quando tutto intorno a lui si annebbiò. Si sforzò di tenere gli occhi aperti, mormorando frasi incoerenti. Sentiva la sua stessa voce distante, sempre più distante, finché si ritrovò circondato dall'oscurità.

“Boromir!” lo chiamò disperatamente la donna.

Ellin la riportò alla realtà dicendole che era meglio pulire la ferita adesso che era incosciente, così non avrebbe sentito il dolore.

Lei annuì ed entrambi lavorarono per ore.

Dopo averlo fasciato, Ellin disse:”Io controllo la zona. Eowyn sta dormendo, ora sta bene. La ferita di Eomer guarirà presto ma… sono loro due che mi preoccupano…” indicò i due fratelli che dormivano profondamente e Gil rispose:”Veglierò io su di loro…”

Mentre Faramir dormì tranquillamente, Boromir si agitò nel sonno per tutta la notte, spaventando ancora di più Gilraen che continuò a sussurrargli parole di amore e incoraggiamento in elfico.

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