Un salto nel buio

Capitolo 5

Quando arrivarono a Minyatur, Eomer rimase sbalordito dalla bellezza di quei luoghi.

Il mare blu contrastava con il verde delle foreste e dei giardini e il bianco dei palazzi e delle casette costruite abilmente dagli elfi. C'erano fiori di ogni specie che sprigionavano meravigliosi profumi, alberi altissimi e frondosi che creavano piacevoli zone di frescura e ombra.

La popolazione era molto amichevole, composta per lo più da elfi e qualche umano.

Non appena furono al palazzo reale, Gil ed Ellin smontarono da cavallo eccitatissimi all'idea di rivedere Vardamir. I servitori s'inchinavano al passaggio della loro principessa, e le furono consegnate delle rose bellissime.

Boromir rimase al fianco del fratello, guardandosi attorno e camminando a testa alta nonostante si sentisse un pò intimorito da quel luogo così diverso da casa sua. Deglutì nervosamente al pensiero dell'incontro con il suo futuro suocero, e Faramir accanto a lui si ritrovò a sorridere. Gli posò una mano sulla spalla per incoraggiarlo, e gli si avvicinò: "Andrà tutto bene Boromir" gli disse dolcemente.

L'altro si limitò ad annuire e a prendere un profondo respiro.

Vardamir comparve poco dopo sulla porta principale del palazzo. Era un elfo imponente, alto e forte, coi capelli ingrigiti dall'età e l'espressione severa. Non appena scorse sua figlia il viso si addolcì e sorrise contento:”Gilraen! Figliola mi sei mancata tantissimo!” .

Lei gli corse incontro con le lacrime agli occhi e gli gettò le braccia al collo stringendolo forte.

“Anche tu mi sei mancato papà…” sussurrò lei tra le lacrime.

Ellin si avvicinò a loro e Vardamir abbracciò anche lui, stringendo con un braccio sua figlia e con l'altro quell'elfo che ormai considerava un figlio.

Con riluttanza Gil si staccò da suo padre e gli presentò gli altri.

Lo sguardo di Vardamir indugiò a lungo su Boromir. Cercò di leggere nella sua anima e di carpirne i segreti.

I due fratelli si inchinarono con reverenza. Quando Boromir rialzò la testa vide che Vardamir lo stava osservando, e non fuggì il suo sguardo.

“Sono onorato di avervi qui come ospiti. I miei servitori vi mostreranno le vostre stanze. Immagino che sarete molto stanchi…” disse il re.

Quando furono soli Ellin consegnò segretamente a Vardamir la missiva che gli inviava Gandalf.

Nella lettera il mago parlava di Boromir e Gilraen, e chiedeva al suo amico di non essere troppo precipitoso nel giudicare l'uomo.

“Haris! “chiamò Vardamir

“Si, mio signore” rispose il servitore

“Chiama Lord Boromir e fallo venire nel mio studio”

Minuti dopo, Vardamir e Boromir si fronteggiavano ai due lati della scrivania.

L'elfo scrutò di nuovo nella mente dell'uomo ma non vi trovò né inganno, né cattiveria. Solo preoccupazione e un leggero timore.

“Perché sei così teso?” gli chiese in tono cordiale.

A quelle parole Boromir sussultò leggermente, e lo guardò per un attimo prima di rispondere: "Ho pensato a lungo a questo incontro" disse, "E a lungo ho sperato di riuscire a farvi una buona impressione.. sono soltanto un pò nervoso, per questi motivi."

Vardamir gli sorrise, poi sospirò e si alzò.

Avvicinatosi alla finestra guardò verso il mare e non appena vide la sua Gilraen che si tuffava in acqua con Ellin, l'espressione severa scomparve dal suo viso.

“La mia piccola sirena…”mormorò, quasi tra sé e sé.

“Non prendono mai la barca, sai?” disse a Boromir, senza distogliere lo sguardo dalla finestra.
”Lei ed Ellin adorano nuotare…sono veloci e silenziosi. Arrivano sull'atollo di Fib e ci restano ore, a parlare con le sentinelle e crogiolarsi al sole…poi quando tornano sono esausti…e si addormentano abbracciati nella loro stanza preferita…” Vardamir per un attimo si perse nei ricordi, pensando a quanto tempo era passato…

Si voltò lentamente verso l'uomo e disse:”Hai idea di cosa significhi per me perdere tutti e due i miei figli?”

"Non ho imposto alcuna decisione a Gilraen" rispose Boromir in tono calmo, "Ne abbiamo parlato a lungo, e sa che per amor suo sarei pronto a scegliere l'esilio e vivere qui con lei, se fosse necessario." proseguì, "Come voi, anch'io desidero solo la sua felicità."

“Lord Boromir…in questi giorni imparerò a conoscervi ma voglio dirvi una cosa adesso” lo guardò severamente e continuò:”Nel momento in cui mia figlia non sarà più felice…se malauguratamente la farete soffrire o piangere…io verrò a cercarvi…ne risponderete personalmente…e la riporterò immediatamente a casa con me…”

"Comprendo perfettamente le vostre ansie, mio Signore" disse l'altro, sostenendo lo sguardo di Vardamir senza esitazioni, "Ma posso assicurarvi che non è mia intenzione far soffrire vostra figlia, o renderla infelice."

L'elfo gli sorrise e parlandogli nella mente gli disse:”Impareremo a conoscerci Boromir. Ora va…”

Dopo aver passato qualche ora a Fib, Ellin e Gil erano tornati a Minyatur.

I due si asciugarono e si rivestirono, e tornarono a palazzo.

Nel salone trovarono Eomer, Faramir e Boromir che chiacchieravano seduti nelle morbide poltrone.

“Dov'eravate finiti voi due?” chiese Eomer

“Siamo andati a salutare gli altri all'atollo di Fib” rispose Ellin

“Principessa…” disse una voce alle loro spalle

Gilraen si girò ed esclamò:”Rumil!” gli si avvicinò e gli strinse calorosamente la mano

“Siamo tutti felici del vostro ritorno e volevamo chiedervi di partecipare agli allenamenti domani…le vostre truppe sono ansiose di rivedervi” chiese l'elfo cerimoniosamente.

“Ci sarò sicuramente” rispose lei

L'elfo fece un profondo inchino e si allontanò silenziosamente.

Lei lo guardò Ellin e l'elfo ridacchiò:”Domani faremo vedere a questi novellini di cosa siamo capaci!” poi guardò gli altri e disse:”La nostra Gilraen è molto amata dai suoi sudditi”

Faramir sorrise e lanciò un'occhiata al fratello, che si stava ora guardando attorno con aria un pò spaesata. Era tutto così diverso da casa sua che non riusciva a rilassarsi, e stava costantemente in guardia da quando erano arrivati. Era la stessa sensazione che aveva provato entrando nei confini di Lothlorien durante la missione dell'Anello: sembrava tutto troppo tranquillo e perfetto, e ancora una volta il suo lato diffidente aveva preso il sopravvento. Sapeva che non c'erano minacce concrete in quel luogo, ma nonostante quella certezza qualcosa gli aveva impedito di lasciare la spada nella sua stanza.

Gil lo guardò e sorrise scuotendo la testa, poi disse:” Credo che oggi siamo tutti stanchi, ma domani vi farò visitare Minyatur, se vi fa piacere…”

“Intanto adesso andiamo a cena!” disse Ellin allegramente, e salirono nelle loro stanze per prepararsi.

Una volta salito nella sua stanza Boromir notò che qualcuno si era premurato di lasciargli degli abiti di ricambio, ordinatamente piegati e posati sopra al letto assieme a dei teli da bagno. Dopo essersi lavato e asciugato esaminò con attenzione gli indumenti che erano stati preparati per lui: una tunica di pallido argento finemente ricamata, dei pantaloni neri semplici e degli stivali leggeri dello stesso colore della tunica. Sedette sul letto per qualche momento, sicuro del fatto che la tunica fosse di taglia troppo piccola per lui, e decise infine che l'avrebbe almeno provata per non contrariare il suo futuro suocero.

La tunica era effettivamente molto più aderente degli abiti cui era abituato, ma la misura era quella giusta. Si osservò nello specchio con una smorfia quando si vide troppo diverso dal solito, e infilò anche gli stivali in tutta fretta temendo di essere in ritardo per la cena. Prese la spada e scese nel salone a passi veloci, con i capelli ancora umidi e la tunica troppo stretta.

Eomer sedeva sul divano quando vide Boromir. Con un sorriso notò che anche a lui avevano dato degli abiti puliti, ma non fece in tempo a chiamarlo che fecero il loro ingresso i signori di quelle terre.

Vardamir entrò per primo, con una corona d'oro di fattura elfica sul capo, e una tunica cremisi su un pantalone grigio chiarissimo in velluto.

Dietro di lui c'era Gilraen, con un vestito verde chiarissimo, aderente e con un'ampia scollatura. Aveva i capelli intrecciati e una coroncina elfica le circondava il capo.

Ellin le teneva cavallerescamente il braccio, vestito in alta uniforme.

Arrivò anche Faramir, vestito di tutto punto, che si affrettò a raggiungere il fratello. Vardamir sedeva all'estremità del lungo tavolo in mezzo a Gilraen e Ellin, e gli altri tre pensarono bene di sedersi vicini dato che non conoscevano nessuno degli altri commensali.

Durante tutta la cena Gil fu occupata a intrattenere gentilmente i vassalli di suo padre.

Fu piuttosto compiaciuta nel vedere che Vardamir stava parlando con Boromir, e che i due sembravano intendersi alla perfezione.

"Gilraen mi ha detto che avete subito pesanti attacchi durante la Guerra" disse l'uomo, "Non immaginavo che le armate di Sauron fossero giunte fino a qua"

“Sono giunte via mare in numero impressionante…fortunatamente le nostre vedette hanno avvistato le navi in tempo per prepararci, e anche se con qualche difficoltà siamo riusciti a respingerle… Il nostro problema è che siamo molto lontani dai nostri alleati, le loro truppe non sarebbero mai arrivate in tempo, quindi abbiamo dovuto fare tutto da soli…” spiegò Vardamir.

Boromir annuì, interessato: "Dovete avere un buon esercito dunque"

“Non ci possiamo lamentare…ma la loro carica viene dal fatto che vedono la loro principessa e il loro capitano combattere al loro fianco…adorano mia figlia, il suo coraggio e il fatto che si occupa degli allenamenti e che si preoccupa delle loro famiglie, invece di fare cose da”donna”…come le altre principesse” rispose il re ridacchiando.

"Il che è del tutto ammirevole, da parte mia" sorrise l'uomo, lanciando un'occhiata divertita a Gilraen, "Sono certo del fatto che potrei affidarle il mio esercito senza dovermene pentire."

Vardamir gli sorrise e disse:”Già, non bisogna mai dimenticare che Gilraen è una guerriera!” gli strizzò l'occhio e poi continuò:”Come sta Denethor?Sono anni che non lo vedo. Spero che le cose a Minas Tirith vadano bene”

"Padre sta bene, è impegnatissimo nell'organizzare i matrimoni" sorrise Boromir, "E in città tutto è relativamente tranquillo. Abbiamo avvistato degli orchetti nei pressi di Osgiliath, ma non credo siano da considerarsi una vera minaccia."

“Spero che tu e mia figlia possiate essere felici…” disse Vardamir lanciando un'occhiata alla sua Gilraen.

Dopo cena Gilraen salutò tutti gli invitati e decise di andare a fare una passeggiata nei giardini, illuminati solo dai raggi lunari.

Un rumore alle sue spalle la strappò alle sue riflessioni, ma quando si girò sorrise nel vedere che Boromir l'aveva seguita.

L'uomo la raggiunse sorridendo, e la prese per mano dopo averle posato un delicato bacio sulla guancia.

"Ti va di stare un pò con il tuo futuro marito?"

“Ma certo!” rispose lei stringendogli la mano

Passeggiarono per un po' in silenzio, poi Gil gli chiese:”Ti piace Minyatur? Non mi sembra che tu ti senta a tuo agio qui…”

"E' tutto bellissimo qui" rispose lui, "E mi piace molto. Solo che è... diverso"

Lei si sedette su una panchina, invitandolo a fare lo stesso.

Gli accarezzò dolcemente i capelli e gli diede un bacio sulle labbra.

“Non hai nulla di cui preoccuparti…in questi giorni qui spero che ti abituerai a casa mia...” sussurrò

Improvvisamente cambiò argomento dicendo:”Come va con mio padre?”

"Credo bene. E' stato molto gentile con me" sorrise Boromir, "Spero di piacergli almeno un pò"

Lei lo baciò e poi gli sussurrò sulle labbra:”L'importante è che tu piaccia a me…ti amo, sai?” gli sorrise e lo strinse forte a sé, chiudendo gli occhi e rilassandosi contro di lui.

"Ti amo anch'io" sussurrò lui, accarezzandole i capelli, "Non vedo l'ora di sposarti"

Dopo qualche minuto lei si alzò e lo prese per mano. Camminarono per gli ampi saloni del palazzo, parlando dolcemente tra di loro.

Ad un tratto si accorsero di Vardamir, che li guardava piuttosto divertito.

“Non sei ancora andato a dormire?” gli chiese  Gilraen

“Stavo andando proprio adesso nelle mie stanze…vi auguro una buona notte!” e detto questo si allontanò velocemente, lasciando Gil e Boromir a guardarsi interrogativamente.

Vardamir li stava osservando già da un po', e aveva notato che l'amore che provavano uno per l'altra era molto forte. Sorrise compiaciuto tra sé e sé, anche se conosceva poco Boromir, quell'uomo gli piaceva, e sapeva che avrebbe reso felice sua figlia.

Fuori la porta della sua stanza, Gil chiese maliziosamente a Boromir:” Mi lasci dormire tutta sola stanotte?”

Lui esitò per un momento. Non sapeva molto di usi e costumi degli Elfi, e soprattutto non voleva rischiare di scatenare le ire del suo futuro suocero. Sapeva bene che fra gli uomini era ritenuto sconveniente per due fidanzati dividere lo stesso letto prima del matrimonio, e si chiese se fosse lo stesso per loro. Infine si decise a chiedere, dopo essersi guardato attorno per assicurarsi che non ci fosse nessuno nei paraggi: "Credi che tuo padre avrà qualcosa in contrario se dormiamo nello stesso letto?" disse a bassa voce, avvicinandosi a Gil.

Senza rispondere Gil gli sorrise e lo tirò in camera sua, chiudendo la porta a chiave dietro di loro e baciandolo con passione.

Quando Boromir aprì gli occhi Gilraen era già scesa. Una breve occhiata oltre la finestra gli confermò che il sole era appena sorto e così, dopo essersi stiracchiato come si deve, si vestì. Solo qualche minuto più tardi fece il suo ingresso nel salone.

“Buongiorno!” esordì Eomer

“Gilraen ed Ellin sono già agli allenamenti, se vuoi ti ci accompagno dopo colazione…”

L'altro annuì: "Magari, grazie."

Una volta preso il suo posto a tavola iniziò a servirsi e guardò il Rohirrim sorridendo.

"Dormito bene?"

A quelle parole il volto di Eomer arrossì per l'imbarazzo e distolse immediatamente lo sguardo.

“Veramente…ehm…non ho dormito molto…ero…ero in compagnia” rispose cercando di sembrare indifferente.

Boromir alzò immediatamente lo sguardo e lanciò un'occhiata divertita all'altro.

"In buona compagnia allora."

Non gli era però sfuggito l'imbarazzo di Eomer, così decise di non indagare oltre e di concentrarsi sulla sua colazione per non metterlo in difficoltà. Una volta terminato si avviarono insieme per raggiungere Gilraen e Ellin.

Quando ebbero finito gli allenamenti, Gilraen ed Ellin rimasero al campo con i soldati.

Loro sentivano il bisogno di un capo carismatico che gli infondesse forza e coraggio, ma soprattutto speranza. E la loro principessa guerriera era perfetta per questo ruolo.

“Avete già finito?” chiese Eomer avvicinandosi a loro e seguito da Boromir.

“Per oggi si, abbiamo cominciato molto presto…” rispose Ellin.

Gil si avvicinò al suo amato e lo baciò dolcemente sulle labbra e poi gli chiese:”Dormito bene?”

"Decisamente" sorrise Boromir cingendole i fianchi per avvicinarla a sé,"Che programmi ci sono per la giornata? Mi porti un pò a spasso per il regno?"

“Ma certo!Andiamo?” chiese agli altri. L'elfo e il rohirrim annuirono e Ellin li guidò per un viottolo secondario.

Passarono quasi tutta la giornata in giro per Minyatur. Gil ed Ellin mostravano orgogliosi i viali alberati, le tante varietà di fiori, i frutti prelibati in vendita al mercatino, le grandi aiuole di erbe curative.

La popolazione era molto amichevole e sorridevano e s'inchinavano al passaggio della loro principessa e del capitano dell'esercito di Minyatur.

Sull'atollo di Fib, Gilraen presentò il suo promesso ai suoi amici, e notò gli sguardi che si lanciavano  Nessa ed Eomer. Preferì non dire niente per non mettere in imbarazzo l'amica, e accompagnò il gruppo a vedere il luogo dove venivano addestrati i falconi.

Nel pomeriggio la brigata rientrò a palazzo, dove trovarono Faramir e Vardamir intenti a parlare amichevolmente.

"Bentornati!" li salutò allegramente Faramir.

Boromir ricambiò con un sorriso, e sedette accanto a lui dopo aver salutato anche Vardamir con un leggero inchino.

"Minyatur è bellissima" esordì rivolgendosi a Faramir, "E' un peccato che tu non sia venuto con noi"

"Sono stato benissimo anche qui!" rispose l'altro, "Ho scoperto che c'è una libreria enorme a palazzo! E ho anche avuto l'onore di provare un arco elfico"

Boromir sorrise per l'entusiasmo del suo fratellino e gli scompigliò affettuosamente i capelli.

“Sono contento che vi troviate bene qui” disse Vardamir. “Gilraen dovresti andare a controllare il confine ovest, mi sono giunte strane voci…puoi portare Faramir ed Eomer, così potrei avere il piacere di conoscere un po' il tuo Boromir…”

“Parto immediatamente. Boromir per te va bene?” chiese lei guardandolo

L'uomo annuì sorridendo, e li guardò mentre si allontanavano. Quindi rientrò a palazzo al fianco di Vardamir.

Il re passeggiò per un po' per i lunghi corridoi senza parlare. Ad un tratto sorrise a Boromir e gli chiese:”Cosa ne pensi di Gilraen? E soprattutto…pensi di amarla davvero?”.. Come al solito il suo sguardo enigmatico impediva di capire le sue reali intenzioni…

"Amo vostra figlia più di qualsiasi altra cosa, mio Signore" rispose immediatamente Boromir, guardando l'altro dritto negli occhi. Poi sorrise, guardando di nuovo davanti a sé, e aggiunse: "Ringrazio i Valar per averci fatti incontrare.. la mia vita è cambiata da quel giorno"

Vardamir sembrò soddisfatto da quelle parole, e dandogli una pacca amichevole sulla spalla disse:”Allora io e te andremo d'accordo” gli sorrise e continuò a camminare al suo fianco.

Nel pomeriggio inoltrato Gilraen bussò alla porta dello studio del padre.

“Sono appena tornata, il confine sembra essere sicuro, non ci sono pericoli, Ellin ha controllato tutta la zona e ritiene che sia assolutamente sicura” gli disse lei senza fiato.

“Molto bene. Adesso và a riposarti, sei esausta piccola mia…”

“E' andato tutto bene con Boromir?” chiese lei prima di uscire.

“Mi piace molto, e credo che sarà un ottimo marito” rispose il re, sorridendo quando vide la gioia dipinta sul volto di sua figlia.

Gil si stava dirigendo verso la stanza da bagno, quando sussultò nel sentire una voce familiare alle sue spalle. Una voce che aveva sperato di non sentire mai più.

Si girò a guardare l'elfo biondo che la guardava con un sorrisino soddisfatto.

“Che ci fai qui Legolas?” chiese lei in un sussurro.

L'elfo le si avvicinò lentamente, sempre sorridendo maliziosamente, e quando fu a pochi passi da lei disse:”Sono appena arrivato con Gimli. Avevo voglia di vederti e sono corso direttamente a palazzo…”.

Le tolse una ciocca di capelli dal viso e con l'altra mano la prese per un fianco tirandola a sé.

“Andiamo in camera tua? Mi sei mancata moltissimo…” le sussurrò, avvicinando la bocca a quella della donna per baciarla.

Gil lo respinse, allontanandosi di qualche passo.

“Io non voglio questo Legolas…”

“Ma come? Pensavo che ci fossimo chiariti…che tu fossi d'accordo sul fatto che io ho bisogno di essere libero…però quando torno qui sai che ho occhi solo per te…” le disse lui, cercando di sedurla con un tono di voce molto sensuale.

“Io sto per sposarmi” le disse lei .

Quelle parole furono come una doccia fredda per Legolas. La guardò per un attimo cercando di registrare il fatto che l'aveva persa e poi finalmente trovò la voce per dire:”Con chi?”

“Credo che tu lo conosca…è…Boromir di Gondor”

“Cosa? E come vi siete conosciuti? Cosa può darti un umano che non può darti un elfo?” chiese lui alzando il tono della voce.

“Innanzitutto l'amore che tu non hai mai saputo darmi…e sappi che anche io lo amo…e più della mia vita. Sono stata malissimo per colpa tua e ho deciso di lasciare Minyatur per un po'. L'ho conosciuto a Gondor e adesso è il mio promesso sposo…”

L'elfo non ebbe il tempo di rispondere perché sentì un rumore di passi alle sue spalle.

Si voltò e vide che stava arrivando il suo rivale. Sfoderò il più caloroso dei suoi sorrisi e lo salutò:”Boromir! Che piacere rivederti!”

"Legolas!" sorrise l'uomo, per poi abbracciarlo con affetto, "Non mi aspettavo di vederti qui"

Vide che Gil sembrava piuttosto turbata, ma decise di non indagare; magari ne avrebbero parlato più tardi, da soli. Per il momento si limitò a stare al suo fianco e prenderle la mano, cercando di rassicurarla sul fatto che le era vicino e che poteva contare su di lui. Poi guardò nuovamente l'Elfo, sorridendo: "Non ci vedevamo da molto.. Come stai?"

L'elfo notò con disappunto il modo in cui quei due si guardavano e rispose:”Sto bene, grazie… ho appena saputo che sposerai Gilraen…sei molto fortunato, io ho perso quest'occasione molto tempo fa…” gli sorrise debolmente e si allontanò.

Gil lo seguì con lo sguardo, stringendo la mano di Boromir. Si sentiva molto confusa, ma sapeva che non sarebbe mai tornata indietro.

L'uomo non si aspettava certo una reazione del genere, e rimase interdetto per un momento con lo sguardo fisso nella direzione in cui Legolas si era allontanato. Poi scosse la testa e guardò nuovamente la sua amata, accarezzandole una guancia.

"Va tutto bene?" chiese dolcemente.

Lei annuì e disse:”Ora sarai arrabbiato perché non te ne ho parlato ma…non è facile per me, è stato un periodo molto doloroso…”

Boromir abbassò lo sguardo e scosse lievemente la testa, per poi guardarla di nuovo e tirarla a sé.

"No Gil, non sono arrabbiato.. come potrei?" disse, "Anche a casa di Frodo ho notato la tua espressione quando Gandalf ha nominato Legolas, ma ho preferito non chiederti niente. Il tuo passato appartiene a te soltanto, non ho alcun diritto di arrabbiarmi.. Vorrei solo che riuscissi a fidarti di me. Parlamene solo se ti fa sentire meglio, io non voglio forzarti."

“Io ero…molto giovane” cominciò a dire lei a bassissima voce. “L'ho conosciuto qui a palazzo durante una visita ufficiale. Mi è piaciuto subito e…ci siamo messi insieme. E' stato il mio primo…” guardò Boromir negli occhi e poi abbassò lo sguardo imbarazzata. “fidanzato… e quando dopo un po' di tempo io ho cominciato a fare progetti per il nostro futuro insieme lui mi ha allontanata bruscamente, dicendo che aveva bisogno di essere libero, non voleva legarsi a nessuno…non mi ha nemmeno salutata quando è andato via e da allora non l'avevo più rivisto…”

"Mi dispiace molto.." sussurrò lui, "Immagino quanto è stato difficile per te."

La strinse a sé, e per lunghi momenti non disse altro. Si limitò a sussurrarle che la amava, prima di sorridere a Ellin che si stava avvicinando a loro.

L'elfo li guardò e sorrise, contento per loro.

“Ho visto Legolas…” esordì, sperando che Boromir non facesse una scenata di gelosia, o avrebbe scatenato le ire di Vardamir.

“Lo so…l'ho incontrato poco fa…” disse lei debolmente, stringendo di nuovo il suo amato.

“E sai chi ho scoperto in giardino?” le chiese lui misteriosamente.

“Chi?” disse Gilraen lanciando uno sguardo interrogativo a Boromir, che si limitò a scrollare le spalle.

“Eomer…che si baciava con Nessa!” rispose l'elfo piuttosto divertito.

“Davvero? Non ci posso credere!” esclamò Gilraen piuttosto sorpresa, ma contenta per i suoi amici.

Boromir guardò alternativamente i due, ridacchiando quietamente fra sé e sé.

"Immagino di sapere di chi si tratta" disse con aria divertita, "Stamattina a colazione il nostro Eomer mi ha detto di aver riposato ben poco questa notte."

“E' una mia cara amica” spiegò lei. “Gliel'ho presentata quando siamo arrivati, ma non credevo che si fossero trovati così bene insieme…” ridacchiò lei.

“Che ne dite di sorprenderli in flagrante?” propose Ellin guardando alternativamente Gilraen e Boromir con sguardo da monello.

Boromir sorrise divertito alla proposta di Ellin, e ci pensò su un attimo prima di rispondere.

"Io suggerisco di comportarci come se nulla fosse.. Sono proprio curioso di vedere come ci darebbe la notizia Eomer"

Gil ridacchiò e disse:”Concordo…ti consiglio di andare a dormire Ellin… ci vediamo domani, va bene?” si staccò un attimo dal suo amato e posò un bacio delicato sulla guancia dell'elfo, che le sorrise dolcemente e dopo avergli augurato la buonanotte si avviò in camera sua.

La donna prese la mano di Boromir e percorse un lungo corridoio, fermandosi sulla soglia della sua stanza e lo baciò dolcemente.

"Devo darti la buonanotte?" sussurrò lui, sorridendole con aria maliziosa.

La spinse contro la porta e si guardò attorno per un momento, per assicurarsi di essere al riparo da sguardi indiscreti, e si abbassò per baciarle il collo.

Lei sorrise e si rilassò al suo tocco, poi gli disse:”Dipende da come vuoi darmela…” lo guardò maliziosamente e gli baciò il collo e il lobo dell'orecchio, mordicchiando quello che sapeva essere il suo punto sensibile.

Lui non rispose ma le sollevò il viso per baciarla con ardore e dopo qualche momento iniziò a sbottonarle la tunica, lì in mezzo al corridoio.

"Io dico che ti conviene invitarmi a entrare.." mormorò sulle labbra di Gil, sorridendo.

A quel punto lei aprì la porta senza smettere di baciarlo, e tirandolo dentro chiuse la porta a chiave dietro di lei, appoggiandosi con la schiena al muro, e iniziando a sbottonargli la tunica.

Nel frattempo l'uomo era riuscito a sfilare la tunica di Gil, per poi lasciarla cadere a terra, e iniziò a dedicarsi ai pantaloni. Si abbassò per baciarle la pelle nuda, posandole le mani sui fianchi, fino a ritrovarsi in ginocchio davanti a lei. Imprecò a bassa voce contro un bottone e si concentrò nel suo intento, finché riuscì finalmente a liberarla dall'indumento con un ghigno vittorioso.

Gilraen ridacchiò quietamente nel vederlo così indaffarato, e quando lui s'inginocchiò lei gli accarezzò i capelli, mormorando:”Non credi che sia il caso di metterci un po' più comodi?”

"Ottima idea" ghignò lui, e senza troppe cerimonie si caricò la sua amata in spalla e si diresse verso il letto.

"Guai a chi oserà disturbarci prima di domani mattina" disse solennemente, prima di posarla con delicatezza sul materasso. Sorrise lanciandole un'occhiata maliziosa e tolse gli stivali in tutta fretta, per poi occuparsi dei bottoni dei pantaloni.

Lei lo guardò sorridendo e lo abbracciò tirandolo a sé quando ebbe finito di svestirsi.

Lo baciò con passione, accarezzandogli i capelli e la schiena, perdendosi nel suo profumo muschiato, e tremando sotto lo sguardo carico di desiderio che le lanciò il suo amato.

"Mi sei mancata" mormorò Boromir fra un bacio e l'altro, trascinandola sotto le coperte. La guardò con occhi pieni di amore e devozione per un lungo momento, prima di chinarsi su di lei per venerare ogni centimetro del suo corpo perfetto con lunghi baci e delicate carezze, interrompendosi di tanto in tanto per sussurrarle tutto il suo amore.

“Ti amo” mormorò Gil contro le sue labbra quando lui salì sul suo corpo.

Allacciò le braccia dietro il collo del suo amato, baciandogli dolcemente tutto il viso e il collo nei punti più sensibili e nel frattempo muovendo piano il bacino sotto di lui.

Lui la osservò per un istante e sorrise accarezzandole i capelli, per poi baciarla di nuovo con trasporto e accarezzarle i fianchi.

In quel momento qualcuno bussò alla porta.

Gil guardò per un attimo Boromir, prima di saltare giù dal letto e mettersi una tunica, mentre l'uomo raccolse i suoi vestiti e si nascose dietro una pesante tenda.

“Non aprire bocca per nessun motivo!” le sussurrò lei vicino all'orecchio, ben sapendo che l'udito elfico era incredibilmente sviluppato.

Quando aprì la porta fu sorpresa di vedere chi fosse.

“Legolas! Cosa ci fai qui a quest'ora?”

“Avevo bisogno di parlarti…” rispose lui. “Mi fai entrare?”

“Non credo che sia il caso...credo che tu possa parlare anche da qui…” rispose Gilraen parandosi davanti alla porta per non farlo passare.

L'elfo la guardò con espressione triste e poi finalmente disse:”Non riesco a credere che tu sposerai Boromir”

“Beh io non cambierò idea…lo amo, e lui ama me…ma probabilmente questo per te non significa niente dato che non sai cosa significa amare qualcuno” disse lei con voce tagliente.

“Ma lui non è affidabile! Ha tradito la compagnia durante la guerra a Sauron! Voleva prendere l'anello! Gli elfi non avrebbero dovuto salvarlo…”disse amaramente :” così adesso saresti ancora mia…”

“Ma come osi?” sbottò Gilraen alquanto infastidita.

“Quanto vorrei che tu mi facessi di nuovo quel discorso di tanti anni fa…la mia risposta ora sarebbe diversa” lui la guardò con occhi imploranti, ma quando vide che lo sguardo di lei era ancora duro continuò:”Io spero che lui possa renderti felice Gil…e che tu non faccia la fine di sua madre, che è morta perché viveva con un uomo malvagio che non le permetteva di vedere la sua gente!”.

“Cosa ne vuoi sapere tu di certe cose?” urlò lei. “Vai via adesso, prima che mi arrabbi sul serio!”

Senza aspettare risposta, Gilraen chiuse la porta a chiave, lasciando fuori l'elfo.

Per qualche momento si appoggiò alla porta, guardando in direzione della tenda. Sapeva che Boromir aveva sentito tutto, e sperava che le parole di Legolas non lo avessero ferito troppo.

Si avvicinò lentamente e poi fece uscire Boromir, guardandolo negli occhi per studiare la sua reazione.

L'uomo abbassò lo sguardo e scosse la testa, dopo aver lanciato un'occhiata triste a Gil. Si rivestì in silenzio e sedette sul letto, prendendo un profondo respiro.

"Mio padre non è affatto un uomo malvagio" disse con un filo di voce, "E amava mia madre più di qualsiasi altra cosa.. Non le ha mai impedito di vedere la sua gente"

Guardò Gil con le lacrime agli occhi, e proseguì: "Il resto è vero, ho cercato di prendere l'Anello a Amon Hen, ho tradito la Compagnia.. Non ero più io"

La donna per un momento non disse niente, limitandosi a stringerlo a lei, carezzandogli lentamente la schiena per calmarlo.

“Quell'anello era malvagio. Non è stata colpa tua, mio padre mi ha detto che sei quasi morto per salvare quegli Hobbit… “ Gil si fermò per un attimo a pensare a quello che le aveva detto Vardamir. Non riusciva a figurarsi il suo Boromir che continuava a combattere nonostante fosse gravemente ferito. Scosse la testa, scacciando quell'idea, e baciò dolcemente la testa del suo amato.

“Sei stato molto coraggioso. Io sono fiera di te, non m'importa di quello che dicono gli altri…”

Boromir rimase in silenzio per qualche minuto, stringendosi a lei, cercando di rilassarsi. E come sempre si calmò, poco a poco, e quasi senza rendersene conto iniziò ad accarezzarle lentamente i capelli e la schiena. Chiuse gli occhi e per l'ennesima volta ringraziò mentalmente i Valar per avergli concesso un dono tanto prezioso.

"Posso dormire con te questa notte?"

Lei gli posò un leggero bacio sulla fronte e gli tolse gli stivali.

Lo aiutò a svestirsi, tirandolo sotto le coperte accanto a lei.

Rimase abbracciata a lui, la testa poggiata sul suo petto, mormorando.”Sarò sempre al tuo fianco…”

Lui le posò un bacio sulla testa e la strinse a sé in risposta. Restò sveglio a lungo quella notte, rimuginando sul passato e osservando la sua amata, e si addormentò solo a notte alta.

Quando Gilraen aprì gli occhi si accorse che era mattina inoltrata.

Essendo piuttosto mattiniera, svegliarsi così tardi era inusuale per lei, ma non volle alzarsi, abbracciando il suo amato, e baciandogli delicatamente una guancia.

Lo guardò per qualche minuto, e non riuscì ad impedirsi di sorridere quando lo vide strofinarsi gli occhi.

“Buongiorno!” gli disse allegramente.

"Buongiorno mia principessa" le sorrise Boromir con aria assonnata, tirandola a sé per il bacio del buongiorno.

Lanciò pigramente un'occhiata alla finestra e balzò a sedere quando vide che il sole era già alto: "E' già così tardi?"

Lei ridacchiò quando lo vide così agitato e gli chiese:”Hai qualche impegno importante?”

"Uh, no" rispose l'uomo, "Ma gli altri si chiederanno che fine abbiamo fatto"

Dopo i vari stiracchiamenti di routine si rivestì, e aiutò Gil a fare lo stesso. Le suggerì di scendere per la colazione promettendole che l'avrebbe raggiunta subito, e si inoltrò nel labirinto di corridoi del palazzo alla ricerca di Legolas, sperando di non perdersi. Molte stanze dopo lo trovò, infine, affacciato ad un balcone che dava sul mare, e si fermò a pochi passi da lui. L'Elfo sembrava non averlo sentito, o più probabilmente stava soltanto ignorando la sua presenza, così si schiarì la voce nell'intento di attirare la sua attenzione; quando finalmente l'arcere si voltò a guardarlo parlò: "Mi concedi un minuto, Legolas?"

“Certamente” rispose freddamente l'elfo. “Il tempo qui è meraviglioso…mormorò  quasi tra sé e sé. Tanti anni fa mi affacciavo da questo balcone con Gilraen tra le braccia…e adesso…maledetta la mia stupidità!”

Boromir lo osservò per qualche momento, prima di sollevare un sopracciglio e rivolgersi nuovamente a lui in tono altrettanto freddo: "Mi pare inutile prendersela con lei o con me adesso che l'hai persa, non trovi? E' stata una decisione tua."

Finalmente Legolas si decise a guardarlo negli occhi e disse:”Non mi sei mai stato particolarmente simpatico, Boromir, ma eri un membro della compagnia e in quanto tale dovevo sopportarti. Tu hai tradito la nostra fiducia, hai provato a prendere l'anello, vivi con un uomo che ha lasciato morire la propria moglie…In tutta onestà, dimmi, credi di essere in grado ad assicurarle una vita felice?”

"Mi spiace deluderti, ma non saprei proprio cosa farmene della tua simpatia" replicò Boromir alzando lievemente il tono di voce, ma senza muoversi di un passo.

"Se non vuoi rispettare me, rispetta almeno Gilraen! Rispetta almeno la sua decisione!"

Si interruppe solo per prendere un profondo respiro e lanciargli un'occhiata fiammeggiante, per poi avvicinarsi di qualche passo: "Credi davvero che tu saresti in grado di assicurarle una vita felice, dopo tutto quello che le hai fatto?" disse, la voce bassa e apparentemente calma, "Credi davvero di poter entrare e uscire dalla sua vita a tuo piacimento? O magari pensavi di entrare in scena in sella al tuo fido destriero, acclamato dalle folle, per salvarla dal suo orribile destino accanto a un insulso mortale? Lei ha scelto di trascorrere la sua vita con me. Non le ho imposto niente. E sono sicuro che tu farai del tuo meglio per rispettare questa sua decisione."

“Hai ragione solo su una cosa…sei un insulso mortale. Ti consiglio di guardarti le spalle mentre sei qui, potresti avere qualche incidente” disse freddamente l'elfo prima di allontanarsi e sparire dalla vista dell'uomo.

“Boromir!Che ci fai in quest'ala del palazzo?” chiese Eomer un po' sorpreso.

"Eomer" lo salutò l'altro, cercando in tutta fretta una scusa plausibile "Ecco io.. mi sono perso"

Scrollò leggermente le spalle e sorrise debolmente, sperando di essere risultato credibile.

Il rohirrim aveva capito che non era la verità, ma non volle mettere in imbarazzo l'amico e così gli disse:”Vieni con me, immagino che la tua dolce fidanzatina si stia chiedendo dove sia finito”

Gilraen sedeva sul porticciolo, guardando l'oceano che tanto adorava.

Un rumore alle sue spalle la fece trasalire, ma quando si voltò sorrise dolcemente e disse:”Boromir!Hai già fatto colazione?”

"Non ho molta fame"

Si sedette accanto a lei e la baciò dolcemente, prima di volgere lo sguardo all'oceano. Rimase in silenzio per qualche minuto, considerando l'ipotesi di parlare a Gil del suo confronto con Legolas e della sua minaccia. Dopo molti sospiri si decise, e disse semplicemente: "Ho parlato con Legolas poco fa."

“Cosa?” chiese lei incredula.”Cosa ti ha detto?”

"Sono stato io a cercarlo" ammise Boromir, "E in realtà non ha detto niente che fosse particolarmente degno di nota.. O meglio, niente di nuovo." la guardò di nuovo e aggiunse in tono ironico: "Ah, a parte l'utilissimo consiglio di guardarmi le spalle se non voglio essere usato di nuovo come bersaglio mobile"

Scosse la testa e sorrise amaramente, distogliendo di nuovo lo sguardo.

"Il che sarebbe decisamente una seccatura, dal momento che tengo particolarmente a sposarti."

A quelle parole Gil rimase interdetta. Non avrebbe mai creduto Legolas capace di un'azione simile, ma non voleva rischiare.

Abbracciò il suo amato e lo baciò a lungo.

“E ci sposeremo…credimi!” dopo aver fissato l'orizzonte per qualche attimo, cercando di pensare a cosa fare, disse:”Vorrei portarti a fare un giro in barca sulle isolette intorno a Minyatur. Vado ad avvisare gli altri, così non si preoccupano. Non muoverti, torno subito…”

Senza dargli il tempo di rispondere balzò in piedi e corse verso il palazzo.

Per strada incontrò Eomer e gli chiese di seguirla.

Quando bussarono alla porta di Ellin, lei aveva già spiegato la situazione al rohirrim.

“Cosa dovremmo fare secondo te?” chiese lei rivolta all'elfo.

“Teniamolo sotto controllo. Sai benissimo che è capace di uccidere e che è veloce e silenzioso quando vuole…sembra che abbia del tutto perso la testa…” rispose lui preoccupato.

“Non lasceremo  mai Boromir da solo, nemmeno la notte. Gil non lasciarlo solo per nessun motivo, capito?” le disse Eomer.

“Io seguirò Legolas finchè potrò, cercherò di non farmi scoprire. Non preoccuparti, và da lui ora” le disse l'elfo.

Quando la donna fu uscita disse stancamente a Eomer:”La situazione è estremamente pericolosa…dici che dovremmo dirlo a Faramir? Non vorrei spaventare anche lui…”

“Può essere che Legolas l'abbia detto spinto dalla rabbia…magari non intende uccidere davvero Boromir…aspettiamo a dirlo a Faramir” rispose il rohirrim.

“Io ne parlerò con Vardamir. Potrebbe  trovare una scusa per allontanare Legolas da Minyatur finchè resteremo qui…”

Quando Gilraen tornò al porticciolo sorrise nel vedere Boromir assorto nei suoi pensieri. I suoi biondi capelli erano mossi dalla leggera brezza che veniva dal mare, e gli occhi erano resi ancora più chiari dalla luce del sole.

“Ho preso delle leccornie dalla cucina”  disse strizzandogli l'occhio “così possiamo pranzare fuori, che ne dici?”

Lui si accorse della presenza di Gilraen solo allora, e sorridendo si voltò a guardarla.

"Ottima idea"

Dopo un'ultima occhiata all'oceano si alzò, e i due si avviarono mano nella mano alla barca. Dopo aver caricato tutto il necessario Boromir si offrì di remare e Gil accettò di buon grado, anche se l'uomo era più che sicuro del fatto che lei avesse acconsentito solo per farlo contento. Sorrise fra sé e sé e le lanciò un'occhiata divertita, mentre prendeva possesso dei remi.

"Dimmi solo da che parte dobbiamo andare"

Lei gli sorrise e indicò un piccolo atollo poco distante.

Quando arrivarono aiutò Boromir a legare la barca , e dopo aver scaricato tutto quello che avevano portato, lei gli prese la mano e gli mostrò quel piccolo angolo di paradiso.

L'atollo era molto piccolo, la sabbia della spiaggia era bianca e finissima e contrastava con il blu del mare.

C'erano alte palme che offrivano zone d'ombra e gli scogli nascondevano una parte dell'atollo agli occhi degli elfi che si trovavano a Minyatur.

Gilraen ben presto tolse gli stivali e arrotolò il pantalone fino alle ginocchia.

Mise i piedi in acqua e chiuse gli occhi per un momento alla piacevole sensazione che provò.

Si girò a guardare il suo Boromir e gli disse:”Ti piace qui? Io ci vengo quando non voglio essere trovata…si sente solo il rumore del mare, posso fare il bagno indisturbata, e mi rilasso prendendo il sole…”

"Bellissimo" le sorrise l'uomo di rimando, impegnatissimo con gli stivali. Dopo essere riuscito finalmente a liberarsene si occupò delle varie tuniche, e si stese accanto a Gilraen a petto nudo con un sorrisino soddisfatto dipinto in volto.

"Credo che potrei abituarmi a tutto questo" mormorò a occhi chiusi, incrociando le braccia dietro la testa e godendosi il sole.

Dopo un po', credendo che Boromir si fosse addormentato, Gilraen in silenzio tolse i vestiti e si tuffò, sguazzando contenta nelle acque tiepide del suo paese.

Qualche minuto dopo però uscì dall'acqua e si stese sulla sabbia per asciugarsi al sole, chiudendo gli occhi e ascoltando il rumore delle onde che s'infrangevano sulla spiaggia.

Lui le lanciò uno sguardo per poi richiudere gli occhi, sorridendo.

"Stavo ripensando alla prima volta che ho visto il mare" disse a bassa voce, "Molti anni fa. Faramir non era che un ragazzino, ricordo che mancavano pochi giorni al suo sedicesimo compleanno. Desiderava più di qualsiasi altra cosa vedere Dol Amroth, il regno di nostra madre, e il mare. Così dopo molte trattative sono riuscito a convincere nostro padre, e siamo partiti. Siamo rimasti lì soltanto per un paio di giorni, ma per lui si trattava del più bel regalo di compleanno che avrei potuto fargli. Non credo che dimenticherò mai l'espressione che aveva dipinta in volto quando ha visto l'oceano per la prima volta."

Aprì gli occhi per scrutare il cielo, pensieroso.

"Sono sicuro che lui sarebbe felicissimo di vivere qui.. è diverso da me, non credo che sentirebbe troppo la mancanza di Minas Tirith."

La guardò di nuovo, e sorrise dolcemente: "Ti prometto però che ti porterò qui ogni volta che ne avremo l'occasione. Oppure proprio a Dol Amroth, se avrai voglia di vedere il mare e sguazzare in acqua per tutto il giorno."

Gilraen rispose al suo sorriso e gli disse:”A me basta stare con te…davvero, mi basta questo…e poi dovunque vorrai andare io sarò con te…”.

Gli sorrise ancora e strinse la sua mano, chiudendo di nuovo gli occhi.

Anche Boromir chiuse nuovamente gli occhi, e rimase immerso nei suoi pensieri per qualche minuto prima di addormentarsi.

Dopo un po' Gil si avvicinò all'uomo, baciandolo delicatamente sulle labbra.

“Troppo sole fa male a chi non è abituato come te…se vuoi dormire potresti spostarti sotto quelle palme, che ne pensi?” gli disse dolcemente.

Lui si sollevò a sedere, strofinandosi brevemente gli occhi, e le sorrise.

"Non voglio dormire. Fai un bagno con me?" disse quando si fu alzato, porgendole la mano.

“Ma certo!” rispose lei entusiasticamente.

Si tuffò in acqua e subito cominciò a schizzare Boromir, sfoderando un'adorabile aria da monella.

Boromir rise divertito all'attacco di Gil, e le restituì tali attenzioni con estremo impegno finché si arrese, stremato. Rimasero a mollo per un pò finché qualcosa attirò l'attenzione dell'uomo: l'acqua era limpidissima, e si poteva vedere distintamente il fondo. Si tuffò per riemergere qualche momento dopo con in mano una enorme conchiglia, sorridendo.

"E' bellissima" disse, "Non ne avevo mai viste di così grandi"

Gilraen notò in quel momento la grossa cicatrice sul braccio dell'uomo.

Il viso s'incupì al pensiero di quei momenti in cui temeva di averlo perso per sempre, momenti di agonia e sofferenza per lui e di pena per lei che si sentiva inutile e non sapeva come aiutarlo.

Gli sfiorò il braccio leggermente, immersa nei ricordi di quei giorni, poi sollevò il viso e lo guardò.

Una lacrima le solcava una guancia quando gli gettò le braccia al collo e lo abbracciò stretto, mormorando:”Non sai quanto ti amo Boromir…”

In quel momento la conchiglia tornò al suo posto sul fondo dell'oceano, e uno stupito Boromir strinse immediatamente a sé la sua amata.

"Che succede amore?" chiese preoccupato, sollevando il viso di Gilraen con un dito per guardarla negli occhi, "Ti amo anch'io Gil, più della mia stessa vita.. ma ti prego, dimmi perché piangi"

“Quando hai lottato con la morte a causa di questa ferita..” disse lei sfiorando la cicatrice sul braccio dell'uomo “mi sono sentita così inutile…non sapevo come aiutarti…deliravi e stavi malissimo…eri madido di sudore e soffrivi, e per quanto cercassi di fare il possibile sembrava che non fosse mai abbastanza…”

Gil abbassò lo sguardo e lo strinse di nuovo a sé, come per assicurarsi che fosse davvero lì con lei.

“Ho avuto tanta paura di perderti…”

"Sono qui Gil.. sono qui con te, e non ho nessuna intenzione di lasciarti" sussurrò Boromir, che dopo un momento aggiunse sorridendo: "Sempre se non mi soffochi!"

Le sollevò di nuovo il viso e la guardò negli occhi in silenzio mentre le asciugava dolcemente le lacrime, per poi sfiorarle le labbra con le sue. Le prese il viso fra le mani e chiuse gli occhi, dandole tanti piccoli baci a fior di labbra, e sussurrò: "Non ti lascerò mai, mia principessa.."

“Il viaggio per tornare a…casa…sarà molto pericoloso…promettimi di stare attento…io…forse avrei dovuto colpire quegli orchetti prima che ti ferissero…è stata colpa mia, ho indugiato troppo…”

Lui le posò un dito sulle labbra, e scosse leggermente la testa: "Non devi neanche pensarla una cosa del genere. Se sono qui adesso il merito è soltanto tuo Gil, mi hai salvato la vita"

La strinse nuovamente a sé, e sussurrò: "Farò attenzione sulla via del ritorno, ma devi promettermi che tu farai lo stesso.. Non riuscirei a perdonarmelo se ti accadesse qualcosa"

Gilraen a quel punto lo baciò dolcemente e lo prese per mano, guidandolo verso il boschetto di palme.

Si avvolse in un telo e si sedette per terra, guardando intensamente il suo amato.

Boromir sorrise e sedette accanto a lei, tirandola a sé per baciarla.

I giorni passarono velocemente. A Gilraen ed Ellin non sembrava vero di essere tornati a casa, anche se sapevano benissimo che sarebbero dovuti ripartire presto.

Eomer aveva presentato Nessa agli altri come la sua fidanzata, annunciando che lei sarebbe ripartita con loro, e che voleva presentarla ufficialmente a suo zio Theoden.

A Faramir mancava moltissimo Eowyn e anche se cercava di nasconderlo la nostalgia che provava era evidente sul suo volto.

Vardamir aveva incaricato Legolas di portare un messaggio a suo padre Thranduil, e così aveva risolto tutte le preoccupazioni di Ellin e Gilraen.

Era piuttosto tardi. Sapevano che sarebbero dovuti andare a letto, ma i tre stavano semplicemente troppo bene per spostarsi.

Ellin era disteso sull'erba con le braccia incrociate dietro la schiena. Gilraen si era stesa sulla schiena, con la testa appoggiata sullo stomaco dell'elfo, ed Eomer aveva appoggiato la testa sulla pancia di Gil.

“Credo che sia tempo di togliere le tende…” disse Ellin tristemente.

“Vorrei tanto restare qui…il pensiero di andare a vivere così lontano da casa mia mi angoscia…ma so che non è giusto nei confronti di Boromir e Faramir…sarei solo un'egoista…” mormorò la donna.

“Io mi sento terribilmente in colpa a portare via di qui Nessa…ma mio zio ha bisogno di me…non potrei restare a Minyatur neanche volendo…” rispose il rohirrim.

“Ellin…hai deciso cosa farai?” chiese tristemente Gil.

“Si…io non ti lascerei mai sola, lo sai…potrei curare i rapporti diplomatici tra Gondor e Minyatur, così di tanto in tanto potrei tornare a casa e nel frattempo vivrei a palazzo con voi…sai quanto so cavalcare velocemente, e che me la so cavare benissimo nelle situazioni di pericolo…sempre se Boromir sarà d'accordo” concluse l'elfo.

Un rumore alle loro spalle li fece sussultare. Quando si girarono, videro che Boromir si stava avvicinando a loro con un sorrisino compiaciuto sul volto.

"Non intendevo spiare" si giustificò subito l'uomo, "Vi stavo cercando. Faramir è andato a dormire e mi annoiavo da solo"

Sedette sull'erba vicino a loro, e dopo aver sorriso dolcemente a Gil guardò l'Elfo: "Non ti nascondo che sono felicissimo della tua decisione Ellin" disse allegramente, "Ci ho sperato moltissimo"

L'elfo lo guardò e poi disse:”Ci ho pensato molto in questi giorni, e anche se mi fido ciecamente di te…non avrei potuto lasciare Gil da sola…” a quel punto la guardò e le disse:”Io sarò sempre al tuo fianco, per qualsiasi cosa io ci sarò, se vuoi piangere, urlare, ridere o anche solo parlare…io ci sono…”

Gilraen lo guardò per un attimo e poi lo strinse in un abbraccio col quale gli dimostrò quanto ci teneva a lui.

Ellin ricambiò l'abbraccio e poi disse:”Inoltre tuo padre mi ha chiesto…di tenervi sotto controllo” ridacchiò e guardò Boromir, continuando:”vuol sapere se andate d'accordo, dice che ha fatto già un discorso con te e che tu sai già le conseguenze delle tue azioni…”

La donna scosse la testa e avvicinatasi a Boromir gli prese la mano tra le sue. “Mio padre non la smetterà mai di preoccuparsi per me, vero?”

L'elfo le sorrise e le rispose:”Non credo…” e poi rivolto all'uomo:”E sappi che ti terrò sotto controllo Lord Boromir! Comportati sempre bene con la mia Gilraen!” cercò di assumere un'aria severa senza peraltro riuscirci e non trattenne le risate quando la sua amica e il rohirrim erano scoppiati a ridere.

Anche Boromir rise divertito, per poi chinare teatralmente la testa ed esclamare con aria solenne: "Lo giuro, mio Signore! Mi comporterò bene! Sarò buono!"

Poi si stese sullo stomaco, guardando Gil e masticando pensieroso un filo d'erba: "Ci sposiamo presto, vero?" disse sorridendo dopo qualche momento.

Lei gli sorrise e poi rispose:”Appena torneremo a Minas Tirith…”

“Bene!” esordì Eomer. “Quindi dobbiamo decidere quando partire da Minyatur”

“Credo che dovrebbe essere tutto pronto dopodomani” rispose Ellin. “Per voi va bene?”

Gil annuì e poi sussurrò a Boromir:”Ci vediamo dopo in camera mia”.

Si alzò e disse agli altri:”Scusatemi ma ho delle questioni importanti da discutere con mio padre…buonanotte!” e così dicendo di allontanò in tutta fretta, dirigendosi verso le stanze di Vardamir.

Il re sentì arrivare Gilraen già prima che lei bussasse alla porta.

Quando fu entrata la fece accomodare su un comodo divano vicino al camino, e dopo aver attizzato il fuoco si sedette accanto a lei.

Notò l'espressione triste e preoccupata di sua figlia e dolcemente le chiese:”Cosa ti turba tesoro mio?”

Evitando il suo sguardo lei mormorò:”Abbiamo deciso di partire dopodomani…”

Vardamir trasse un lungo sospiro e poi le disse tristemente:”Sapevo che questo giorno sarebbe arrivato…”

“Padre…io ho un po' paura di andare a vivere così lontano da te, e dal mio regno…” confessò lei.

“Non hai mai avuto paura di niente figlia mia…non avere paura dell'amore…la vita fa il suo corso, io non sono felice che tu vada via…ma sono sollevato dal fatto che tu sposi Boromir…è un uomo d'onore, non ti farà mancare niente, ti ama alla follia e credo che si comporterà  bene con te. E poi…ci sarà Ellin con te, non sarai mai sola!” le disse lui abbracciandola.

“Mi mancherai tanto papà…” mormorò lei con le lacrime agli occhi. “Verrò a trovarti spessissimo, te lo prometto”

“Mi dispiace di non poter essere presente al tuo matrimonio. Ma non posso lasciare Minyatur incustodita…” si scusò lui.

“Lo so benissimo, non devi giustificarti” gli disse immediatamente lei.

“Voglio darti il mio regalo di nozze, se permetti” e così dicendo si avvicinò a un piccolo scrigno, dal quale tirò fuori una bellissima collana con un ciondolo di chiara fattura elfica, che rappresentava una piccola fata.

“Questo lo avevo regalato a tua madre il giorno delle nostre nozze. Mi piacerebbe tanto che lo tenessi tu” disse, la voce rotta dall'emozione nello stringere in mano quel ciondolo che evocò ricordi della sua adorata moglie.

“E' bellissimo…grazie” disse lei abbracciandolo stretto.

Gil aprì la porta della sua camera ancora con le lacrime agli occhi.

Al collo portava la collana che le aveva donato suo padre e trasalì quando vide che Boromir la stava già aspettando, e che la guardava un po' preoccupato.

L'uomo non disse niente, ma si avvicinò a lei e osservò per un momento la collana. Poi guardò di nuovo Gil negli occhi, e dopo averle asciugato le lacrime la abbracciò stretta: "So che è difficile per te.."

Lei si rilassò contro di lui e finalmente mormorò:”Ho paura… ho paura di sposarti e iniziare una nuova vita lontano da casa mia…”

"Andrà bene Gil" sussurrò Boromir accarezzandole amorevolmente i capelli, "E ti prometto una cosa adesso.. se non sarai felice a Minas Tirith non avrai che da dirmelo" si interruppe per sollevarle il viso e sorriderle dolcemente, "..e verremo a vivere qua. Non sto scherzando"

La donna gli sorrise dolcemente prima di avvicinarsi al letto.

Tolse via gli stivali e gli abiti e infilò una leggerissima tunica, prima di infilarsi sotto le coperte e dire al suo amato ridacchiando:”Dormi con me o vuoi restare lì a guardarmi?”

Lui per tutta risposta sorrise e si spogliò a sua volta, per poi raggiungerla e stringersi a lei.

"Dovremo scegliere il tuo abito da sposa una volta arrivati a Minas Tirith." sussurrò pensieroso, "Dovremo scegliere anche la nostra stanza e finire di organizzare il matrimonio.. e assicurarci che mio padre non abbia dimenticato nessuno per gli inviti.. credo che avremo un bel pò di cose da fare. Voglio che sia tutto perfetto. Gil?"

Le lanciò un'occhiata e ridacchiò fra sé e sé, scuotendo la testa divertito, quando si accorse che la sua amata si era già addormentata beatamente. Le posò un bacio sulla fronte e chiuse gli occhi, sorridendo.

Il giorno della partenza era arrivato.

Tutto il necessario era stato impacchettato e messo negli zaini. I cavalli erano pronti.

Gilraen stava abbracciando Vardamir, e i due si salutarono dolcemente in elfico.

Prima di salire a cavallo la donna si guardò intorno. Salutò mentalmente il suo adorato oceano, ma nemmeno per un attimo si pentì della sua decisione.

Dopo aver salutato anche Ellin, Vardamir si avvicinò a Boromir e gli disse:”Prenditi cura di lei, e rendila felice. Ho sempre saputo che sarebbe stata più felice con un mortale, perché non ha il dono della vita eterna, ma sono particolarmente contento che abbia scelto te. Sei un guerriero valoroso e un uomo d'onore e so che ti comporterai bene …”

"Lo farò mio Signore, non dubitate" rispose Boromir sorridendo, "E torneremo presto a Minyatur, appena sarà possibile."

Sperando che l'altro non si sarebbe offeso lo abbracciò con affetto, e gli sorrise di nuovo prima di avviarsi al suo cavallo: "Grazie. Grazie infinite" disse semplicemente, e si inchinò leggermente prima di montare in sella.

Anche Faramir si avvicinò al Signore di Minyatur per i saluti, e dopo avergli stretto calorosamente la mano si congedò con un sorriso.

 

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