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Capitolo 9 La mattina seguente, Gil si svegliò quando sentì qualcuno che bussava. Districandosi dall'abbraccio di Faramir, si rivestì ed andò ad aprire. “Buongiorno! Vi ho portato la colazione!” esordì l'elfo con un sorriso soddisfatto sulle labbra. “Rumil! Grazie” “Confesso che però sono venuto anche per conoscere il tuo misterioso fidanzato!” ridacchiò lui. “Oh! Avevo dimenticato quanto tu fossi impiccione!” disse lei, fingendosi seccata, e poi ridacchiando insieme a lui. Lo lasciò entrare, e lui appoggiò il vassoio sul tavolo, per poi girarsi e notare che il ragazzo che giaceva a torso nudo nel letto lo stava fissando come se non avesse mai visto un elfo. Dopo averlo studiato con attenzione per lunghi momenti Faramir si decise ad alzarsi, e una volta in piedi infilò una tunica prima di avvicinarsi a Rumil con aria incuriosita, un mezzo sorriso sulle labbra. “Buongiorno!” lo salutò l'elfo. “Il mio nome è Rumil di Lothlorien. Sono fratello di Haldir, capitano dei Galadhrim, e ti ringrazio per la tua ospitalità e per le cure prestate a mio fratello e ai nostri arcieri” disse lui, in tono cordiale. “E ovviamente, ti ringrazio per aver riportato il sorriso su questo bel visino” ridacchiò, posando un dito sotto al mento di Gil, e strofinando la punta del suo naso con quello della ragazza. “Rumil!” lo rimproverò lei, un'ombra di sorriso sulle labbra. A quella scena Faramir non si impedì di ridacchiare a sua volta: "Trovo anch'io che la mia Gil sia molto più bella con il sorriso sulle labbra" disse, "E naturalmente siete i benvenuti, sono più che onorato di potervi offrire ospitalità." “Non hai mai visto un elfo, vero?” chiese Rumil ad un tratto. Quel ragazzo gli era simpatico, e non se lo aspettava, aveva conosciuto Denethor e si era immaginato i figli dispotici e altezzosi come lui. Faramir però era l'esatto contrario del genitore. Faramir scosse la testa sorridendo: "Non ne avevo mai visto uno prima di oggi, e quello che so di voi lo devo soltanto ai miei libri" ammise, indicando con un cenno della testa la straripante libreria sistemata su un lato della stanza, "Confesso che i racconti di mio fratello a proposito di Imladris e Lorien mi hanno incuriosito più che mai, darei qualsiasi cosa per poter visitare quei luoghi almeno una volta." “Gil me lo ha detto, e non credo che ci siano problemi…” disse lui, anche se il pensiero tornò alle forze che dovevano ancora affrontare. “Ora fate colazione, così andiamo da mio fratello!” La ragazza notò che l'elfo avrebbe voluto mangiare con loro, e gli porse una fetta di pane con burro e marmellata che aveva preparato per sé. “Voi due siete più simili del previsto!” ridacchiò. “Non è colpa mia se non resisto quando vedo del buon cibo!” cercò di discolparsi lui, addentando il pane e facendolo sparire in un attimo. Quando ebbero finito, s'incamminarono in camera di Haldir. Gil lo baciò sulla fronte e gli sorrise, presentandogli Faramir. L'Elfo lo guardò attentamente negli occhi per qualche momento e sorrise quando non vi lesse alcuna traccia di diffidenza, ma una gran curiosità e una vivace intelligenza. "Lieto di conoscerti, Faramir di Gondor" disse, porgendogli la mano con qualche sforzo. Si sentiva ancora decisamente debole, ma conosceva bene quel tipo di saluto fra gli uomini e non voleva apparire maleducato; sapeva quanto i nobili mortali tenessero a certe formalità, ma venne colto decisamente alla sprovvista quando invece di stringergli la mano il ragazzo la prese fra le sue, sorridendo. "Non stancarti" gli disse dolcemente, "Anche per me è un piacere conoscerti, Gilraen mi ha parlato molto di te." Haldir spostò lo sguardo sulla ragazza, un pò stupito da quel comportamento così elfico . Lo stupiva soprattutto perché aveva conosciuto Denethor, e si aspettava da suo figlio lo stesso comportamento altero e distaccato. “Sai che Faramir muore dalla voglia di vedere Lothlorien?” disse lei, sorridendo all'amico. "Da parte mia è il benvenuto" disse Haldir in tono gentile, "E sono sicuro che anche la nostra Signora non avrebbe nulla in contrario." Il ragazzo sorrise entusiasticamente a quelle parole, e chinò brevemente la testa in segno di ringraziamento. Quella sera, Gil trovò Boromir nel salone secondario, seduto accanto al fuoco con un calice di vino tra le mani. Andò a sedersi accanto a lui e lo osservò attentamente per qualche momento. “Sei preoccupato per qualcosa, non è vero?” "Per un sacco di cose, a dire il vero" mormorò lui, accennando appena un sorriso. "Sono preoccupato per la battaglia imminente, per le sorti del regno, per il ritorno di Elessar.. ma passerà, come tutto." concluse scrollando le spalle, per poi voltarsi a guardarla: "Tu come stai?" “Come te…” mormorò lei. “La battaglia mi fa paura. Spero di riuscire a convincere Faramir e Haldir a non combattere, ma non sarà facile. Se non vinciamo tutta la terra di Mezzo sarà perduta…” “Tu non hai una fidanzata che ti aspettava, vero?” chiese lei ad un tratto, dando voce alla curiosità che l'assillava da qualche giorno, ansiosa di conoscere meglio quell'uomo così enigmatico. Lui la guardò per qualche momento prima di spostare lo sguardo sul camino e prendere un sorso dal suo calice. "No" disse scuotendo leggermente la testa, "Ne avevo una, a dire il vero, ma credo che si sia stancata dei miei viaggi e del fatto che non sono mai stato troppo presente nella sua vita. E probabilmente è meglio così." “Mi dispiace…” mormorò lei, posandogli una mano sulla spalla. “Non le hai nemmeno parlato? Potrebbe essere ancora lì ad aspettarti” gli disse, per consolarlo, anche se in realtà come aveva detto anche a Faramir, non vedeva Boromir come il classico uomo tutto casa e famiglia, aveva un animo da guerriero ed il suo cuore batteva per Gondor, non ci sarebbe stato spazio per una donna nella sua vita. Boromir si voltò di nuovo a guardarla, il sorriso sulle labbra. "Non credo di essere tagliato per il matrimonio, in ogni caso. Ho già tutto quello che mi serve." disse, "Faramir è molto diverso da me, anche in questo. Gli brillano gli occhi ogni volta che parla di te." “Davvero?” chiese lei. Sapeva che anche il suo sguardo s'illuminava ogni volta che si parlava del suo amato, di quel ragazzo che le aveva cambiato la vita, rendendola di molto migliore. "Giuro" ridacchiò Boromir, piuttosto divertito dall'entusiasmo della coppia. Non poteva che essere felice per Faramir, mai prima di allora l'aveva visto così sereno e innamorato. Dopo un'ultima occhiata le accarezzò affettuosamente una guancia prima di alzarsi sorridendo. "Il mio letto mi chiama a gran voce.." “Si, credo sia meglio tornare in camera, prima che Faramir si preoccupi…” sorrise lei. Camminarono fianco a fianco fino alla porta della stanza del ragazzo, e lì si fermarono per salutarsi. “Vuoi entrare?” "Lo vedrò domani mattina. Credo che preferirà la tua compagnia adesso, e non lo biasimo affatto" rispose Boromir divertito, per poi avvicinarsi alla ragazza sorridendo e posarle un sonoro bacio sulla guancia. "Dormi bene, cognatina." “Anche tu, mio guerriero!” ridacchiò lei, prima di entrare in camera. Faramir come previsto era sveglio, e lei gli sorrise e si svestì in fretta, infilandosi sotto le coperte. A quella scena il ragazzo sollevò un sopracciglio con aria palesemente divertita, ma con un gran sforzo di volontà riuscì in qualche modo a trattenersi dal ridacchiare. "Beregond mi ha detto che sarebbe passato qui per controllare le mie condizioni, prima di andare a dormire" la informò avvicinandosi minacciosamente a lei, "E sono sicuro che trovarti nel mio letto più nuda che vestita sarà a dir poco illuminante per lui.." Lei spalancò gli occhi, precipitandosi a rivestirsi. Sedette sulla poltrona accanto al fuoco, guardandolo con aria indifferente. “Ti avviso che se il tuo Beregond non arriva tra breve torno in camera mia…casco dal sonno…” Faramir si limitò a scuotere la testa sorridendo, e il soldato non bussò che pochi minuti dopo. Si affacciò timidamente nella stanza e sorrise quando il ragazzo lo invitò ad entrare, per poi salutare Gilraen e avvicinarsi al letto posando un libro in grembo a Faramir. "Ti sei ricordato.. grazie.." "Mantengo sempre le mie promesse" disse solennemente l'altro, per poi domandare: "Come ti senti ragazzo?" "Decisamente meglio. C'è da dire che ho avuto un'ottima infermiera." Beregond annuì sorridendo, e dopo una breve occhiata a Gilraen si affrettò a congedarsi, sentendosi decisamente di troppo. "Ti lascio alle sue cure, allora" disse allegramente prima di uscire, "Ci vediamo domani mattina." “Credi che possa venire a dormire, oppure attendi qualche altra visita?” gli chiese lei con aria divertita. "Sono tutto tuo!" sorrise Faramir, e si spostò immediatamente per farle spazio nell'enorme letto a baldacchino, scostando le coperte. A quelle parole lei ridacchiò e chiuse la porta a chiave, per essere sicura che nessuno li disturbasse. Si svestì e si stese accanto al suo amato, baciandolo leggermente sulle labbra. "Dimmi, infermiera.." mormorò Faramir sorridendo con aria maliziosa, "Ritieni che mi sia ristabilito quanto basta o intendi farmi morire per la voglia di fare l'amore con te?" Quelle parole la fecero rabbrividire, e non gli rispose, gettandosi avidamente sulla sua bocca, e stringendosi a lui. Anche lei lo desiderava,e voleva che fossero i fatti a dimostrarglielo. Senza perdere tempo Faramir iniziò immediatamente a spogliarsi con urgenza, e si staccò dalle sue labbra solo per abbassarsi a mordicchiarle la gola o per sfilare la tunica, tremando di desiderio. Con mani tremanti, Gil gli slacciò i pantaloni, sfilandoglieli lentamente, e lo tirò su di sé, incapace di aspettare oltre, lanciandogli uno sguardo carico di passione. Faramir reclamò possessivamente le sue labbra mentre si sistemava sopra di lei, appoggiandosi sui gomiti per non pesarle troppo. Con suo gran sollievo notò che la spalla sembrava essere guarita quasi del tutto, e non gli dava che un leggero fastidio. La guardò negli occhi solo per un momento, e appoggiò la fronte sulla sua mentre si spingeva completamente dentro di lei, incapace di trattenere un lungo gemito di piacere. Lei chiuse gli occhi, lasciandosi andare completamente, e muovendo il bacino al suo ritmo. Le era mancato così tanto che pochi momenti dopo si sentiva già vicina al piacere, gemendo e sospirando di tanto in tanto. Quando Gilraen tremò sotto di lui Faramir aumentò istintivamente il ritmo, ben deciso a spingerla oltre il limite, e catturò con fierezza le sue labbra in un tentativo di soffocare i gemiti di entrambi. Improvvisamente la sentì inarcare la schiena con violenza e la strinse forte fra le braccia, mormorando il suo nome fra i respiri sempre più affannosi. Un momento dopo aprì gli occhi per guardarla, ritraendosi leggermente, e si sentì mancare il fiato. Si sentì mancare il fiato all'espressione di pura estasi dipinta sul volto della persona che più amava al mondo, e si sentì mancare il fiato al pensiero che era stato lui a procurarle quelle sensazioni. Che poi fossero intense come quelle che avevano sopraffatto lui, facendolo gemere disperatamente e tremare con violenza, non poteva saperlo. Ma quella vista fu abbastanza per indurlo a muoversi dentro di lei con vigore anche maggiore e costringerlo a chiudere nuovamente gli occhi, sopraffatto dalla passione e dal desiderio. Quando riaprì gli occhi, Gil vide il suo amato in preda al piacere. Accompagnò i suoi movimenti col bacino, e cominciò a mordicchiargli la spalla e il lobo dell'orecchio, fino a quando non lo sentì tremare con violenza. In quel momento lo strinse forte a sé, posandogli tanti piccoli baci sul volto accaldato, e scostandogli i capelli dal viso. “Ti amo…” gli sussurrò all'orecchio, senza lasciarlo. Faramir sembrava ancora troppo sconvolto per rispondere, e si limitò a stringerla forte mentre cercava di calmare il respiro. Qualche momento dopo si ritrasse per guardarla, e senza una parola la baciò con tutta la dolcezza di cui era capace. “Mi sei mancato tanto…” mormorò, a pochi centimetri dal suo volto. Lui sorrise a quelle parole, e sussurrò: "Anche tu.. ma credo di essere sulla buona strada per il completo recupero, ormai" detto questo ridacchiò, e aggiunse: "Mi duole comunicarti che dovremo fare il possibile per recuperare tutto il tempo che abbiamo perduto.." “Non credo che sarà un problema!” ridacchiò lei. I due si addormentarono abbracciati, scambiandosi tenerezze e sussurrandosi il loro amore alla luce delle candele che illuminavano la stanza. La mattina seguente i due erano ancora avvinghiati l'uno nelle braccia dell'altro quando Boromir bussò vigorosamente per la seconda volta. Faramir si districò con gentilezza dall'abbraccio della sua Gilraen, per poi sollevarsi pigramente a sedere. "Chi è?" bofonchiò, strofinandosi gli occhi. "Sono io" rispose la voce divertita del fratello oltre la porta, "E capisco certamente che sarai molto stanco dopo chissà quali estenuanti attività, ma è richiesta la tua presenza per la colazione." "Mi vesto e scendo, scocciatore." "Grazie infinite, Lord Faramir." Gil sorrise a quello scambio di battute, e baciò le labbra al suo amato, sussurrandogli un dolce buongiorno. Si rivestirono a vicenda, i loro occhi non si lasciarono nemmeno un momento. “Andiamo pigrone” Scesero le scale per andare nel salone tenendosi per mano, orgogliosi e felici del loro amore. Quando fecero il loro ingresso nella stanza Boromir rivolse loro uno strano sorrisino divertito, cercando con tutte le forze di non sghignazzare apertamente. Anche Beregond alzò lo sguardo dalla sua colazione per regalare ai due un largo sorriso, ma tornò immediatamente a dedicarsi al suo pasto. Facendo bene attenzione a non incontrare lo sguardo di un certo monello di nome Boromir, sicurissimo che il solo vedere la sua espressione divertita avrebbe messo a dura prova l'atteggiamento di rispettoso contegno che si era imposto. A quella scena Faramir sollevò un sopracciglio con aria perplessa, e andò a sedersi spostando alternativamente lo sguardo prima sull'uno e poi sull'altro, pensando che non sarebbe stata affatto una buona idea indagare sui motivi di quell'atteggiamento a dir poco bizzarro. Dal canto suo Gil sembrava piuttosto divertita, e lanciò un'occhiatina da monella a Boromir. Sapeva che stavano escogitando qualcosa, ma non si preoccupava più di tanto, anche perché Faramir aveva molte storie piuttosto imbarazzanti da raccontare sul fratellone ed era sicura che gli avrebbe reso pan per focaccia. "Buongiorno!" esordì allegramente Boromir rivolto a Gilraen, " Dormito bene?" A quelle parole Beregond alzò gli occhi un momento per guardare Boromir, e scosse la testa sorridendo mentre tornava ad occuparsi della colazione. “Benissimo, grazie…” rispose lei, senza distogliere lo sguardo. “E tu? Luthien mi ha detto che c'è stata una cameriera che ti ha importunato tutta la notte…” "Non mi risulta" rispose Boromir sollevando un sopracciglio, e ridacchiando con aria birichina. "..che qualcuno mi abbia importunato la scorsa notte, come ti ha detto Luthien. In ogni caso ho dormito molto bene, grazie." "Non mi stupirebbe sapere che non hai dormito affatto" commentò Faramir divertito, lanciando un'occhiata decisamente eloquente al fratello. Gil ridacchiò e continuò a mangiare. La colazione era al solito abbondante e deliziosa, le cuoche avevano appena sfornato i biscotti e il pane, e le cameriere avevano portato latte, burro, miele e frutta fresca. Quando ebbero finito, Gil preparò un vassoio da portare ad Haldir e dopo aver posato un bacio sulla tempia al suo amato, salì in camera dell'amico. Notò che era sveglio e gli sorrise, poggiando il vassoio sul tavolo. “Buongiorno, capitano!Come ti senti oggi?” "Un pò meno a pezzi del solito" sorrise lui, mentre si tirava su a sedere non senza qualche sforzo. "Tu come stai?" “Abbastanza bene” rispose lei, avvicinando il vassoio al letto e sedendo accanto a lui. Gli imburrò una fetta di pane e gliela porse, chiedendogli gentilmente:”Ce la fai da solo? Posso aiutarti se vuoi…” "Ce la faccio" annuì Haldir, sorridendole con aria riconoscente. "Non sono affatto abituato a tutte queste premure.. ma devo anche ammettere che non è affatto male. Grazie, Gil." “Non devi ringraziarmi, tu per me avresti fatto lo stesso…” sorrise lei, abbassandosi a baciargli la fronte. “I biscotti sono ancora caldi, e il miele è ottimo… mangia, ti servirà a rimetterti in forze, abbiamo tutti bisogno di te, sai? Non sono abituata a vederti a letto…” "E io non sono abituato a starci" ridacchiò lui, "Non così a lungo, almeno. So di essere uno scocciatore, e che state già facendo moltissimo per me.. ma.. potrei avere qualcosa da leggere? Qualsiasi cosa andrà bene.. sarà in ogni caso molto meglio che fissare il soffitto." “Non dire sciocchezze! Non sei affatto uno scocciatore!” lo rimproverò lei. “Chiederò a Faramir di prestarti qualche libro, ne ha tantissimi…” "Grazie infinite" rispose lui, per poi dedicarsi alla sua colazione. Quando ebbe finito di mangiare sorrise alla ragazza, guardandola con aria incuriosita. "Che progetti avete? E' una cosa seria?" “Lui dice di avere tutte le intenzioni di sposarmi. E io lo amo” sorrise lei, come se quello spiegasse tutto. “E tu invece? Ti sei finalmente convinto a cercare moglie o vuoi continuare a fare il rubacuori per sempre?” ridacchiò ad un tratto. "Non ho nessunissima fretta di cercare moglie" rispose lui solennemente, "Arriverà, prima o poi. Nel frattempo non vedo perché dovrei rifiutare un pò di conforto quando mi viene cortesemente offerto."
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