|
|
Capitolo 8 Per due giorni lei e il soldato passarono la notte accanto a Faramir, accudendolo amorevolmente. La mattina del terzo giorno, Wren corse nella loro stanza, terrorizzata. “Sta facendo preparare un rogo!” gridò a Gilraen. “Cosa?” chiese lei, incapace di registrare quello che aveva appena sentito. “Vuol bruciare Faramir! L'ha portato nelle segrete, è impazzito!” Senza aspettare Beregond, Gil si lanciò in una corsa furiosa verso le celle sotterranee, passando per il cortile per non essere vista. Fu lì che lo incontrò. “Gandalf!” lo chiamò, le lacrime agli occhi. “Gilraen? Cosa ci fai qui?” chiese l'Istari, guardandola incredulo. Lei si lanciò tra le sue braccia, stringendolo forte come ad assicurarsi che fosse davvero lì con lei, e gli spiegò tutto quello che era successo. “Dobbiamo fermarlo assolutamente. Sapevo che il palantir lo avrebbe portato alla pazzia…” disse lui dopo aver riflettuto per qualche momento. Nel frattempo Beregond si era precipitato a Rath Dinen e da solo, in piedi sulle scale che conducevano alla Casa dei Morti, stava fronteggiando alcuni servitori di Denethor; già due di loro giacevano riversi sui gradini, caduti sotto i colpi della sua spada. Non si interruppe quando arrivarono Gandalf e Gilraen, ma disse loro: "E' oltre questa porta!" Quasi non ebbe il tempo di terminare la frase che la suddetta porta si spalancò con violenza, e un infuriato Denethor fece la sua comparsa. "Datemi una torcia!" gridò ai suoi servitori, "Datemi una torcia e lasciate che metta fine a questa sofferenza!" A quelle parole Gandalf s'infuriò e bisbigliò qualcosa all'orecchio di Gilraen, qualcosa che solo l'udito degli elfi poteva aver captato. La ragazza s'allontanò velocemente, spostandosi di lato per non farsi vedere da Denethor. Fu solo allora che Gandalf usò la sua magia. Una fortissima luce bianca abbagliò tutti i presenti, e con un gesto della mano tutte le guardie vennero sbattute violentemente contro una parete, giacendo a terra svenute. L'istari fronteggiò il Sovrintendente per un momento, guardandolo con aria disgustata, e gli si avvicinò, cercando di farlo ragionare. Gilraen approfittò di quella distrazione per sgattaiolare all'interno della stanza, dove trovò Faramir in stato d'incoscienza, che giaceva su un mucchio di legna, ricoperto d'olio. Una parte della legna aveva già preso fuoco e incurante del pericolo, lei corse verso le fiamme, tirando Faramir lontano dalla legna. Velocemente gli strappò di dosso la tunica, che avrebbe potuto facilmente prendere fuoco, e cercò di caricarselo in spalla, arrancando verso l'uscita. Beregond si affrettò a raggiungerla e si caricò in spalla Faramir, ancora incosciente, che aveva nel frattempo ripreso a delirare in preda alla febbre alta. Lo riportarono in tutta fretta nella sua stanza, e dopo averlo steso sul letto Beregond chiamò le cameriere con l'ordine di portare una bacinella d'acqua calda e del sapone. "Pensa tu a lavarlo e a cambiargli i vestiti" disse a Gilraen, "Sarò di ritorno fra poco." Mentre lo lavava, la ragazza s'impose di non pensare al fatto che tutto quello che era successo era stato in un certo senso predetto dal sogno di Faramir. Amorevolmente si prese cura di lui, gl'infilò dei pantaloni puliti e lo coprì con le coperte, prima di bagnare con dell'acqua fredda il panno e poggiarglielo sulla fronte, sussurrandogli frasi d'incoraggiamento all'orecchio, e sperando che lui potesse in qualche modo avvertire la sua presenza. Poco prima del tramonto un uomo dagli occhi grigi e i lineamenti del tutto simili a quelli di Faramir irruppe nella stanza. Era alto e fiero, evidentemente reduce da un lungo viaggio poiché le sue vesti erano macchiate di sangue e fango, e aveva ancora indosso il mantello. Si fermò a pochi passi dal letto. Senza volerlo trattenne il respiro quando lo vide in quello stato, e sembrava quasi non essersi accorto della presenza di Gilraen. Lei non alzò nemmeno lo sguardo, tutta presa nel cambiare il panno sulla fronte del suo amato. Gli scostò i capelli dal viso madido di sudore, e gli strinse una mano tra le sue. “Chi sei?” chiese allora, con voce stanca, lanciandogli un'occhiata veloce. Anche l'uomo non le lanciò che una rapida occhiata, per poi spostare di nuovo lo sguardo sul volto pallidissimo di Faramir. "Il mio nome è Boromir" mormorò avvicinandosi lentamente al letto, "Da quanto è in queste condizioni?" “Da qualche giorno. Abbiamo coperto la fuga di due piccoli hobbit a Osgiliath e un Uruk gli ha tirato una freccia avvelenata” spiegò lei. “Parlava sempre di te…” Boromir la guardò brevemente negli occhi per poi avvicinarsi al piccolo tavolo in un angolo della stanza e prendere una sedia, portandola accanto al letto. Quando si fu seduto la guardò nuovamente, e domandò: "Chi sei? Dimmi di te." “Mi chiamo Gilraen. Sono una raminga, li ho aiutati quando furono attaccati da un gruppo di uruk-hai. Faramir mi chiese di restare con loro e…un giorno mi ha fatto questo” mormorò, tirando fuori dalla tasca il ritratto che le aveva fatto il suo amato. Una lacrima solitaria le scese sulla guancia, ma lei l'asciugò col dorso della mano, non volendosi mostrare così vulnerabile. “Io e tuo fratello stiamo insieme. Mi…mi disse di voler passare il resto dei suoi giorni con me. Avremmo dovuto andare a vedere i luoghi dove sono nata, a Dol Amroth, e Lothlorien, dove vivevano i miei nonni. Avevamo fatto così tanti progetti… Oh Valar non riesco a sopportare di vederlo così…” Aveva parlato come un fiume in piena. Non le importava cosa pensava di lei. L'unica cosa su cui era focalizzata la sua attenzione era il suo amato che giaceva in quel letto, assalito dalla febbre. "Andrà bene" cercò di rassicurarla Boromir, sporgendosi per posare una mano sulla sua, "Sono sicuro che sta lottando con tutte le sue forze.. e che la tua presenza qui lo aiuta molto.. ne sono sicuro.." Probabilmente stava cercando di rassicurare anche sé stesso. Vedere suo fratello in quelle condizioni, inerme nel suo letto con il volto quasi cadaverico e coperto di sudore, gli aveva riempito il cuore di angoscia. Ma fece del suo meglio per nasconderlo, e si sforzò di sorriderle. Stringendo la mano di Boromir, lei gli sorrise e annuì quasi impercettibilmente. In quel momento entrò Gandalf. L'Istari li guardò per un attimo e poi gli sorrise dolcemente. “Voi due avete assoluto bisogno di riposo e di mangiare qualcosa. Vedo che avete fatto amicizia, quindi…perché non scendete di sotto e cenate insieme? Io ho bisogno di stare solo con Faramir…” Gil guardò Boromir per un attimo, indecisa sul da farsi, poi annuì, e insieme all'uomo si diresse nel salone principale. Quando furono usciti, Gandalf si avvicinò a Faramir e lo osservò attentamente per qualche momento prima di posargli le mani sulla spalla e chiudere gli occhi. Una luce fortissima scaturì da quel contatto, e il ragazzo ne sembrò pervaso. Qualche momento dopo, l'Istari ritirò le mani e sorrise soddisfatto nel vedere che Faramir sembrava dormire profondamente, un'espressione serena sul viso. “Tra qualche giorno starai benissimo…” gli mormorò, sorridendo, e uscì dalla stanza. Gilraen stava cenando insieme a Boromir, guardandolo un po' imbarazzata. Non sapeva cosa pensava di lei, e se credesse al fatto che suo fratello voleva sposarla, e così restò in silenzio, sperando che Gandalf riuscisse a fare qualcosa per il suo amato. Dal canto suo l'uomo alzava lo sguardo dalla sua cena di tanto in tanto, per lanciarle occhiate occasionali; non c'era nessun altro a tavola con loro e quel silenzio si era fatto decisamente imbarazzante, così si decise infine a parlare: "Ti hanno già preparato una stanza qua? Puoi fermarti quanto vuoi, lo sai vero?" “Tuo padre mi aveva fatto preparare una stanza nell'ala est” rispose lei, senza guardarlo negli occhi. "Nell'ala est?" domandò Boromir sgomento, e scosse la testa prima di aggiungere: "Beh, c'è da dire che nostro padre non ha mai brillato quanto a ospitalità.. Ti prego di accettare le mie scuse per il trattamento che ti è stato riservato. Faccio preparare immediatamente un'altra stanza." e così dicendo si alzò, senza darle il tempo di replicare, e chiamò una delle cameriere con un gesto della mano. Lei lo guardò per un attimo, sorridendo. Era così simile a Faramir che quasi le faceva male stargli così vicino, perché avrebbe voluto che al suo posto ci fosse l'uomo che invece giaceva malato nel suo letto. Quando Boromir tornò da lei, Gil gli chiese se voleva tornare con lei in camera di suo fratello, ed entrambi s'incamminarono per i lunghi corridoi. Al solito, la ragazza sedette su una piccola poltrona accanto al letto, e prese la mano del ragazzo tra le sue, carezzandola dolcemente. Balzò in piedi quando Faramir aprì gli occhi. Restò a guardarlo incredula, quasi credesse che fosse un sogno, e lanciò un'occhiata a Boromir. Lui sembrava stupito almeno quanto Gilraen, e per lunghi momenti non riuscì a fare altro che fissare il fratello come se avesse appena visto un fantasma. Dopo aver sorriso debolmente alla sua amata stringendole la mano, Faramir si voltò a guardarlo. "Sei a casa.." "Sono a casa" annuì Boromir, la voce carica di emozione. "E c'è da dire che ne ho trovate, di sorprese." Non sapeva se Faramir era al corrente della morte del padre, e non aggiunse altro. Non voleva rischiare di turbarlo, così si limitò a sorridergli e a scompigliargli affettuosamente i capelli, un gesto al quale Faramir era abituato ormai da lunghi anni, da quando non era che un bambino. Gil spostò lo sguardo da un fratello all'altro, poi si alzò e dopo aver posato un bacio sulla fronte a Faramir gli sorrise e mormorò:”Vi lascio soli, avrete tanto di cui parlare…ci vediamo dopo…” Quando fu uscita, gli occhi le si appannarono e cominciò a singhiozzare piano, scaricando in quel modo tutta la tensione accumulata in quei giorni. Fu soccorsa da Wren, che la abbracciò per un momento, e poi la guidò alla stanza che divideva con Luthien. Con uno sguardo l'altra capì e corse a prepararle una tisana rilassante, mentre il donnone la faceva sedere accanto al camino acceso. Dopo la ragazza si sentì svuotata da ogni energia, non aveva nemmeno più la forza di piangere, e rimase tremante tra le braccia di Wren. Luthien le fece bere la tisana e tutte e tre rimasero sedute senza parlare, sollevate per Faramir, ma preoccupate per la sorte del regno dopo tutti quegli avvenimenti. Era piuttosto tardi quando Boromir bussò.. Era rimasto fino ad allora con il fratello, raccontandogli del suo viaggio e ascoltando con interesse il suo resoconto di quegli ultimi mesi, e si sentiva a dir poco esausto. Per settimane non aveva dormito che poche ore per notte, e adesso che era a casa e si era concesso il lusso di rilassarsi tutta la stanchezza accumulata durante il viaggio lo aveva sopraffatto. Fece capolino nella stanza, e sorrise alle due cameriere quando queste scattarono in piedi e si inchinarono. "Faramir chiede di te" disse dolcemente a Gilraen, poi aggiunse ridacchiando: "Io ho assolutamente bisogno di fare un buon bagno e riposare, o rischio di addormentarmi in piedi." Lei gli sorrise e uscì dalla stanza, dopo aver salutato Wren e Luthien. Abbracciò Boromir per un momento, felice che fosse tornato a casa e che Faramir stesse bene, poi gli augurò la buonanotte e andò dal suo amato. Entrò in punta di piedi, ma lui era già sveglio. Avvicinandosi al letto lo guardò intensamente, e poi sorrise. “Dovresti già essere addormentato da un pezzo…è molto tardi e hai bisogno di riposare…” "Ho molto più bisogno di stare un pò con te" mormorò lui sorridendo, "Stenditi qui accanto a me, vuoi?" Senza esitare, lei sfilò gli stivali e si stese accanto a lui, facendo attenzione alla spalla ferita. Gli baciò una tempia, scostando i capelli dal viso e gli sorrise dolcemente. “Non sai che gioia è per me vederti di nuovo sveglio…” "Non ricordo niente di quello che è accaduto" disse lui, fissando un punto imprecisato davanti a sé con aria pensosa, "Ricordo solo incubi e voci distanti, nient'altro.." Improvvisamente si voltò a guardarla, le sopracciglia aggrottate e una strana espressione negli occhi. "Dov'è mio padre?" Per un attimo Gil dimenticò di respirare, poi distolse in fretta lo sguardo e mormorò:”Non credo che sia una buona idea parlarne adesso…è meglio che tu ne discuta con Boromir…” "E' successo qualcosa, non è vero?" mormorò lui, "Anche Boromir ha evitato accuratamente di nominarlo, ma non gli ho chiesto nulla." Dopo avergli lanciato un'occhiata, Gil sospirò profondamente, indecisa sul da farsi. Non voleva turbarlo ma lui aveva il diritto di sapere. “Hai detto di non ricordare niente. Beh un Uruk ti ha colpito con una freccia avvelenata che ti ha provocato la febbre nera. Ti abbiamo riportato qui ma tuo padre era furioso. Sembrava aver perso la testa…ti ha portato alla Casa dei Morti, dove aveva intenzione di bruciarti su un rogo. Quando ti ho trovato deliravi per la febbre alta, ed eri cosparso d'olio, le fiamme stavano per avvolgerti, quindi ti ho trascinato finché Beregond non mi ha aiutata a portarti di sopra. Gandalf ha cercato di calmare tuo padre ma…lui si è gettato tra le fiamme stringendo a sé il suo palantir…” Gli aveva detto tutto di getto, senza incontrare il suo sguardo, sperando di non averlo turbato troppo. Il ragazzo non disse niente per lunghi minuti, con lo sguardo perso nel vuoto. Quando fu riuscito ad afferrare del tutto le parole di Gilraen sospirò profondamente, chiudendo gli occhi, e pianse stringendosi a lei. Pianse in silenzio la morte di suo padre, anche se lo aveva fatto soffrire per quasi tutta la vita, anche se neanche una volta l'anziano Sovrintendente si era premurato di dimostrargli in qualche modo il suo affetto. “Mi dispiace…”sussurrò lei. “Non avrei dovuto parlartene” Si sentì pienamente responsabile della sofferenza del suo amato. Era a causa sua che suo padre l'aveva trattato male e costretto ad andarsene come un ladro dalla sua stessa casa. A causa sua era stato ferito ed aveva contratto la febbre nera. Sospirò profondamente, passandosi stancamente una mano sul viso. Non dormiva da giorni, quasi non aveva mangiato e ora le sembrava che tutta la spossatezza le fosse piombata addosso in un momento. "Voglio alzarmi da qui.." mormorò Faramir cercando di tirarsi su a sedere, il viso ancora bagnato di lacrime. "Accompagnami un momento solo sul balcone, ti prego.." Lei lo guardò un attimo, indecisa, poi si alzò e gli fece passare il braccio sulle sue spalle, aiutandolo a camminare fino al balcone. Lo teneva stretto a sé, per paura che potesse commettere qualche pazzia. Una volta fuori Faramir sedette su una delle panchine con l'aiuto di Gilraen, e alzò lo sguardo al cielo. Si sentiva terribilmente in colpa per la morte del padre. 'Mi porterai alla rovina', non faceva che ripetergli. E alla rovina l'aveva portato, infine. Non c'era più nulla che potesse fare per dimostrargli le sue capacità o la sua devozione; non gli restava altro da fare che piangere la sua morte. Chiuse gli occhi per un momento, prendendo un profondo respiro: era tempo di lasciarsi il passato alle spalle. " Hiro hon hîdh ab gwanath " mormorò alle stelle, la voce poco più che un sospiro. Senza staccare gli occhi da lui, Gil si chiese se fosse il caso di chiamare Boromir, poteva darsi che la presenza del fratello lo avrebbe calmato almeno un po'. Dopo qualche momento il ragazzo si asciugò gli occhi, e si voltò a guardarla. "Grazie" mormorò, sorridendo quasi impercettibilmente, "Torniamo dentro. Hai bisogno di riposare un pò anche tu." Quando lo ebbe riaccompagnato dentro, lo mise a letto e gli sistemò le coperte. Qualche momento dopo stava bussando alla porta di Boromir, con un'aria corrucciata sul volto. Un gondoriano quantomeno insonnolito aprì dopo qualche momento dopo, mentre ancora cercava di abbottonare i pantaloni che aveva evidentemente infilato in fretta e furia. Una volta riuscito nel suo intento la guardò con aria vagamente interrogativa, e accennò un sorriso. Dopo aver visto quella scena, lei arrossì e distolse lo sguardo. “Mi dispiace disturbarti ma…Faramir è molto turbato e ho pensato che fosse meglio che tu restassi con lui. Ha saputo di vostro padre e…si comporta in modo strano, sono preoccupata” mormorò, maledicendo mentalmente la sua stupidità. L'ultima cosa di cui aveva bisogno era che Boromir la considerasse una seccatrice, e per di più l'aveva evidentemente svegliato. "Capisco" mormorò lui, incrociando le braccia davanti al petto in un tentativo di coprirsi. Non gli era affatto sfuggito l'imbarazzo di Gilraen e non intendeva metterla ulteriormente a disagio. "Dammi un momento." Detto questo rientrò nella stanza socchiudendo la porta per poi uscire di nuovo qualche attimo più tardi, mentre abbottonava la tunica. Azzardando finalmente un'occhiata, Gil fu sollevata nel vederlo finalmente vestito, e gli sorrise. “Torno in camera mia, mi sento più tranquilla sapendo che resta con te…ha quello sguardo che fa venire i brividi…per un attimo prima ho pensato che volesse commettere qualche stupidaggine…” "Lo legherò al letto, se necessario" sorrise Boromir, "Stai tranquilla. E' normale che sia scosso.. lo sono anch'io.. ma giuro sul mio onore che non gli accadrà nulla." La accompagnò fino alla sua stanza, fermandosi a pochi passi da lei, e le sorrise di nuovo prima di salutarla. "Ci vediamo domani mattina allora" disse, "Buonanotte." Il mattino seguente, Gil si svegliò piuttosto presto. Aveva sentito arrivare dei cavalli e si era rivestita in fretta, scendendo in cortile. Boromir non era ancora arrivato, anche se effettivamente non sapeva se li aveva sentiti. Quando vide chi era arrivato rimase a bocca aperta. Ricordò i mesi passati a vagabondare nei boschi con Estel, i giorni a Bosco Atro con Legolas, ma non erano loro a preoccuparla. Le si strinse il cuore nel vedere Haldir trasportato dai due fratelli. Era ferito. Salutò velocemente gli altri due e poi seguì Rumil e Orophin. Sistemarono Haldir in una stanza vuota, e Gil si affrettò a sfilargli delicatamente la tunica e scoprire la zona ferita. Luthien le portò un panno e dell'acqua calda, e Wren preparò un impiastro di erbe da applicare sulla spalla. Dopo aver medicato accuratamente la ferita, Gil rimase a guardarlo per un po'. Era ancora incosciente, il volto estremamente pallido e un'espressione di sofferenza sul volto. Quando alzò lo sguardo vide che era arrivato anche Boromir. Lui sospirò profondamente quando si fu avvicinato, e scosse lievemente la testa fra sé e sé prima di sedersi sulla poltroncina accanto al letto. "Scendi a mangiare qualcosa" disse a Gilraen, "Rimango io con lui fino al tuo ritorno." Lei sembrò considerare attentamente quella proposta, poi come per giustificarsi gli spiegò da quanto tempo lo conosceva, e quanto ci teneva a lui. Prima di uscire gli chiese di chiamarla se Haldir si fosse svegliato. Fece colazione meccanicamente, senza gustare niente. Non appena finito, corse di sopra e sedette accanto a Boromir. “Come sta Faramir?” "Sembra più tranquillo oggi" rispose lui accennando un sorriso, "Sono riuscito a fargli mangiare qualcosa, e gli ho portato alcuni dei suoi libri.. credo che si annoi a morte rinchiuso nella sua stanza." “Ti dispiace restare qui? Se Haldir si svegliasse sicuramente si agiterebbe non sapendo nemmeno dove si trova… io vado a salutare Faramir…” sorrise lei, e uscì dalla stanza quando l'uomo annuì. “E' permesso?” chiese con un largo sorriso quando fece capolino nella stanza del suo amato. "Entra, ti prego" mormorò Faramir sorridendo, e posò il libro sul letto mentre si sistemava a sedere. "Mi sei mancata moltissimo. Hai riposato bene?" Lei sedette accanto a lui sul letto e gli sorrise, prima di spiegargli quello che era successo. “Ma non voglio parlare di questo, adesso. Mi sei mancato anche tu…come ti senti oggi?” "Meglio" rispose lui, "Se non altro riesco in qualche modo a stare in piedi adesso, e conto di rimettermi del tutto in vista della battaglia." “Battaglia?” A quelle parole lei lo guardò con aria quasi stravolta. Era stata così impegnata a prendersi cura di lui e Haldir che aveva tagliato fuori tutto il resto. "Attaccheranno presto" mormorò Faramir, "E ho tutte le intenzioni di dare il mio contributo, in qualche modo.." “Non farlo…te ne prego…” Aveva le lacrime agli occhi. Si era appena svegliato, quando lei ormai già disperava, credendo di averlo perduto per sempre. Il pensiero che gli potesse succedere qualcosa ora che l'aveva ritrovato era troppo per lei, non riusciva a sopportarlo. Come sempre, Faramir si sentì stringere il cuore quando la vide sull'orlo delle lacrime. Sospirò, portando una mano al suo viso per carezzarle una guancia, e la guardò negli occhi. "Facciamo un patto" disse sorridendole dolcemente, "Combatterò solo se sarò in grado di farlo. Ma non piangere amore, ti prego.." Senza rispondere, lei si strinse al suo petto, nascondendo il viso per non fargli vedere la sua espressione triste e addolorata. “Ti ho appena ritrovato…non voglio perderti di nuovo…” "Non mi perderai" sussurrò Faramir, che poi aggiunse ridacchiando: "Non è così facile liberarsi di me.. dimentichi forse che ho tutte le intenzioni di sposarti e trascorrere ancora molti, moltissimi anni con te?" “Spero che i Valar ce lo concedano…” mormorò lei in risposta, per niente sollevata. "Certo che ce lo concederanno" sussurrò dolcemente lui, "Ce la meritiamo un pò di felicità, non credi? Io sono più che sicuro che andrà tutto bene.." “Ti amo tanto…” sussurrò lei contro le labbra del suo amato, guardando per un attimo in quei profondi occhi blu, prima di reclamarle con ardore. "Ti amo anch'io Gil.." mormorò Faramir stringendosi a lei, e rimase pensieroso per qualche momento prima di ritrarsi e domandare: "Credi che Boromir si arrabbierà se mi alzo? Mi ha raccomandato di non muovermi dal letto per nessun motivo.." “Perché vuoi alzarti?” chiese lei, guardandolo con curiosità. "La luce del sole non mi sembra affatto la stessa se filtrata dalla finestra" disse lui con una smorfia, "Voglio uscire all'aperto.. rischio di impazzire rinchiuso qua dentro." Sorridendo, lei gli pose un sonoro bacio sulla guancia, e lo aiutò a infilare la tunica e gli stivali. Lo aiutò a uscire sul balcone, facendolo sedere su una panca. “Vuoi che ti porti un libro? Potresti leggere un po' all'aperto…” Lui scosse la testa sorridendo, perdendosi con lo sguardo oltre le montagne e nel blu del cielo. "Mi basta stare qua fuori. Non ho bisogno di nient'altro" disse, per poi voltarsi a guardarla "..a parte te." “E io di te…” sussurrò lei, sedendosi al suo fianco, e facendolo stendere sulla panchina. Quando lui ebbe appoggiato la testa sul suo grembo, istintivamente Gil cominciò a carezzargli dolcemente il viso e i capelli, sorridendo felice. Sentì che qualcuno li stava osservando, e si girò per trovarsi davanti Boromir. “Non essere arrabbiato…l'ho fatto uscire io, sta un po' meglio…” "Lo vedo" disse Boromir con una nota divertita nella voce, "E non posso che esserne felice. Mi basta che non si stanchi troppo.. intesi, fratellino?" Faramir annuì sorridendo. "Intesi, fratellone." "Bene. Io sarò di ritorno per cena, intendo uscire a cavallo e controllare che nei dintorni sia tutto tranquillo." “Sta' attento!” gli disse lei salutandolo, e quando furono soli rivolse nuovamente le sue attenzioni a Faramir. Gli sorrise e si abbassò a baciargli le labbra, sfiorandole con le sue. Lui socchiuse gli occhi e sorrise, sollevando la testa in un tentativo di intensificare il bacio. Alzò un sopracciglio e la guardò con aria divertita quando lei si ritrasse, facendo del suo meglio per mostrarsi mortalmente offeso. "Come osi?" “Sei ancora debole, mio caro… e non credo che riusciresti a reggere, se cominciassimo un certo discorso” ridacchiò lei allusivamente. "Vuoi che ti dimostri il contrario?" la sfidò lui con aria da monello mentre si tirava su a sedere, "O preferisci forse declinare perché sai già che perderesti?" “Muoio dalla voglia di accettare la sfida” confessò, guardandolo negli occhi. “Ma preferisco declinare, perché non voglio che ti stanchi inutilmente. Devi ancora recuperare del tutto le forze.. Abbiamo tutta la vita davanti a noi…” "Va bene.." mormorò lui, per niente convinto. Dopo un gran sospiro si stese di nuovo, appoggiando la testa sulle gambe di Gilraen, e fece del suo meglio per restarsene buono buono e non insistere, nonostante la tentazione fosse forte. Per tutto il giorno, Gil e Faramir si lessero a vicenda brani di un libro di avventure del ragazzo. Lei aveva chiesto che la cena fosse servita in camera, e mangiarono ridacchiando e scherzando, come al solito. A volte non le sembrava vero di averlo ancora lì con lei. Quando lo ebbe sistemato sotto le coperte, sedette accanto a lui e gli baciò la tempia. “Voglio andare a controllare Haldir. Tra un po' passerà sicuramente Boromir a salutarti…vuoi che resti con te questa notte? Altrimenti dormo da me, è solo un paio di porte più in là” "Se dormi con me preferisco" sorrise lui, ma non ebbe il tempo di aggiungere altro che Boromir fece capolino nella stanza. "Buonasera fratellone." "Sono passato solo per assicurarmi che stia riposando a dovere" disse l'altro sorridendo, dopo aver salutato Gilraen. "Non intendo disturbarvi." “Non essere sciocco, non disturbi mai” gli sorrise lei. “Resta un po' con lui, io vado a controllare Haldir” Una volta arrivata dall'elfo, gli cambiò le fasciature, e notò con piacere che la febbre stava scendendo. Quando Haldir aprì gli occhi si guardò attorno per qualche momento con aria spaesata. Dove si trovava? Vide Gilraen seduta accanto al letto, e tutto quello che riuscì a fare fu fissarla incredulo, senza profferire parola. Lei quasi dimenticò di respirare quando vide di nuovo i suoi intensi occhi grigi. “Sei sveglio…” sussurrò, avvicinandosi a lui. Notando la confusione nel suo sguardo, gli sorrise, cercando di calmarlo, e gli spiegò che era stato ferito al Fosso di Helm e che ora si trovava a Gondor. "E gli altri?" domandò subito l'Elfo, prendendole la mano. "Gli altri stanno tutti bene? Sono qui anche loro?" “Stanno bene, informerò subito i tuoi fratelli che ti sei svegliato. Sono tutti qui, in attesa dell'armata del nemico” Gli posò una mano sulla fronte e sulle guance, controllando la temperatura, e per evitare che gli salisse di nuovo la febbre, bagnò il panno nell'acqua fresca e glielo sistemò sulla fronte. “Non hai nulla di cui preoccuparti. Devi solo stare calmo e rilassato, altrimenti non riuscirai a superare tutto questo” mormorò lei. Lui annuì debolmente, e la guardò negli occhi accennando un sorriso. "Non mi hai ancora detto come mai ti trovi qui anche tu. Pensavo che avessi intenzione di fermarti per un pò nelle terre di Ithilien.." “Ci sono stata, infatti. Ho aiutato l'esercito di Gondor mentre erano sotto attacco e ho curato i loro feriti. In questo modo ho conosciuto Faramir, figlio minore del Sovrintendente. Noi…beh, noi stiamo insieme adesso, quindi vivo qui…” spiegò lei con un largo sorriso. “Ma ci sarà tempo per parlare domani, ho intenzione di presentartelo, ha letto tanti libri su Lorien e i galadhrim, e moriva dalla voglia di conoscerti!” Alzandosi, gli posò un bacio sulla fronte e lo salutò. Avvisò i suoi fratelli e poi tornò in camera sua, sorridendo a Boromir e Faramir. “Haldir si è svegliato” A quell'annuncio i due sorrisero, e Faramir in particolare sembrava decisamente entusiasta. "Come si sente? Potrò fargli visita domani?" domandò subito, con un largo sorriso. “Ma certo!” rispose lei, entusiasticamente. “Al solito era più preoccupato per i suoi fratelli e per gli altri, piuttosto che per sé, ma gli ho promesso che domani vi avrei presentati” "Bene" esordì Boromir alzandosi, "Vi lascio soli e vado ad assicurarmi che non abbia bisogno di niente, prima di andare a dormire. Sogni d'oro a entrambi." Detto questo regalò loro un teatrale inchino e sorrise, per poi uscire dalla stanza richiudendo la porta alle sue spalle. Quando lui fu uscito, Gil sfilò gli stivali e i pantaloni, lasciando indosso la tunica, e s'infilò sotto le coperte. Avvicinatasi a Faramir, poggiò la testa sul suo petto e chiuse gli occhi sorridendo. Pochi minuti dopo dormiva già profondamente.
|
||