La raminga di Ithilien

Capitolo 6

Non arrivarono alle grotte che a notte fonda, e sulle prime l'accoglienza non fu delle migliori. I due raminghi rimasti di guardia non li riconobbero immediatamente, e diedero loro il benvenuto con una freccia puntata alla testa accompagnata dall'ordine di fermarsi se avevano cara la vita. Quando riconobbero Faramir, tuttavia, abbassarono all'istante le armi e si affrettarono a scusarsi.

Quando ebbero acceso il fuoco nella grotta che dividevano prima di partire, lei si avvicinò a Faramir, abbracciandolo da dietro e appoggiando la testa contro la sua schiena.

“Come ti senti?”

Sorridendo per la dolcezza di quel contatto lui posò le mani su quelle di Gilraen, accarezzandole amorevolmente.

"Mi sento bene.." sussurrò, "Mi sento sempre bene quando sei al mio fianco. Il resto non ha alcuna importanza."

“Ti amo…e intendo davvero andare con te fino a Lothlorien e poi andare a vedere il mare di Dol Amroth…Adoro viaggiare e a quanto pare la vita a Minas Tirith non è facile …tu verresti via con me?”

"Senza dubbio" rispose prontamente Faramir, "Ti seguirei anche fino all'altro capo della Terra di Mezzo.. dubito che riuscirai a liberarti facilmente di me!"

Detto questo si voltò sorridendo, e dopo averla baciata dolcemente sussurrò: "Ho tutte le intenzioni di vivere il resto dei miei giorni al tuo fianco.. spero non ti dispiaccia l'idea."

“No, non mi dispiace per niente…” sussurrò lei contro le sue labbra, sorridendogli dolcemente prima di baciarlo.

La mattina seguente Faramir aprì gli occhi con la consapevolezza che qualcuno lo stava osservando. Abbassò lo sguardo. Gilraen stava ancora dormendo stretta al suo petto, il respiro regolare e lo sguardo sereno. Spaziò brevemente con lo sguardo nella grotta, e sussultò involontariamente quando vide Beregond seduto in un angolo, che lo guardava con la sua solita espressione mite negli occhi e il sorriso sulle labbra.

"Ben svegliato, ragazzo mio."

"Beregond.. cosa.." fu tutto quello che un confuso Faramir riuscì a balbettare, ancora troppo intontito dal sonno e dallo stupore per riuscire a pensare in maniera coerente.

Sentendo che Faramir si era svegliato, anche Gilraen aprì gli occhi, mormorando qualcosa d'incomprensibile mentre si strofinava gli occhi in un vano tentativo di scacciare via il sonno.

Guardandosi intorno, vide che Beregond era nella loro caverna.

Non le ci volle che un attimo prima di realizzare quello che era successo.

“Ti ha mandato a cercarci, non è vero?”

A quelle parole l'uomo abbassò lo sguardo mentre annuiva debolmente, sospirando.

"E' andato su tutte le furie" disse, "Ma non ho la minima intenzione di riportarvi in quell'inferno. Mi fermerò qui con voi."

Faramir gli sorrise mentre si sollevava a sedere, lo sguardo colmo di gratitudine.

"Non credo che riuscirò mai a ringraziarti abbastanza per tutto quello che hai fatto per me, Beregond."

"Dovere, ragazzo mio" ridacchiò l'altro, che poi si alzò in piedi e li osservò soddisfatto per alcuni momenti. "State davvero bene insieme, voi due." disse sorridendo, prima di uscire per andare a raggiungere gli altri nella grotta principale.

“Credo proprio che abbia ragione, sai? Stiamo bene insieme!” ridacchiò lei, abbracciandolo stretto e solleticandogli un punto in particolare del suo collo che sapeva essere estremamente sensibile.

Cercava di non fargli pensare a suo padre,e sperava di riuscirci.

Un giorno, quando suo fratello Boromir fosse tornato a casa, allora avrebbe potuto tornare anche Faramir.

"Certo che stiamo bene insieme!" sorrise lui afferrandole la mano per difendersi dal solletico, "E scommetto che Mablung morirà d'invidia quando faremo il nostro ingresso trionfale nella grotta per reclamare la nostra colazione.." ridacchiò, per poi aggiungere a bassa voce: "Detto fra noi.. ho una fame da lupi."

“Oh Faramir! Ma tu hai sempre fame!” disse lei portando gli occhi al cielo, fingendosi esasperata e poi ridendo insieme a lui.

"Bene bene" disse Faramir facendo il possibile per mostrarsi mortalmente offeso, "Se mi neghi la mia ben meritata colazione credo che sarò costretto a cercare qualcos'altro da mettere sotto i denti."

Prima ancora che Gilraen avesse modo di replicare, il ragazzo la stava già mordicchiando scherzosamente sul collo, dopo essersi premurato di portarle entrambe le mani dietro la schiena per tenerla ferma e difendersi da eventuali attacchi a suon di solletico.

“Non credo di avere niente in contrario…” rispose lei con un sorriso da monella, e aria di sfida.

A quelle parole Faramir lasciò la presa, liberandole le mani, e senza una parola la tirò a sé per assaltarle di nuovo il collo, con intenzioni ben diverse dalle precedenti. Si interruppe solo per lanciare una breve occhiata all'ingresso della grotta, preoccupato che qualcuno potesse sorprenderli in atteggiamenti decisamente intimi, prospettiva che non lo entusiasmava affatto.

"Dovremmo spostarci da qui.."

Quando i due fecero il loro ingresso nella grotta dove gli altri soldati stavano facendo colazione, erano decisamente in ritardo.

Gil lanciò un'occhiata complice al suo amato, e gli sistemò una ciocca di capelli: si erano rivestiti talmente in fretta da non aver avuto nemmeno il tempo di sistemarsi, ed era sicura che la cosa non era sfuggita ai soldati, perché alcuni di loro li guardarono ridacchiando sommessamente.

Neanche il buon Beregond riuscì ad impedirsi di ridacchiare quando porse loro due piatti, nonostante tutti i suoi sforzi.

"Doppia razione per il capitano!" esclamò un divertito Damrod dal suo angolino, lanciando un'eloquente occhiata prima a Gilraen e poi a Faramir.

"Che recuperi le forze, avremo bisogno anche noi di lui. Beh, per altri scopi, naturalmente."

Gil sentì lo sguardo di Mablung su di lei, ma non volle girarsi a guardarlo.

Fece colazione in silenzio, sentendosi osservata, e poi seguì di nuovo Faramir nella grotta, pensierosa.

"Qualcosa non va?" domandò lui dolcemente, per poi sorridere e tirarlà a sé posandole le mani sui fianchi.

"Non far caso a loro.. credo sia tutta invidia, e non li biasimo. So di essere molto fortunato."

“Va tutto bene, non preoccuparti. E sono io che mi ritengo fortunata, sei un gioiello raro…” mormorò, guardandolo intensamente negli occhi.

Non ebbe tempo di continuare, perché un soldato, trafelato, era corso nella grotta, gridando che c'era un attacco in corso.

Faramir raccolse in tutta fretta le armi e si precipitò fuori con Gilraen, seguito da un buon numero di soldati.

Il gruppo di arcieri si era sistemato su una piccola collina, nascosto da grossi cespugli, che mimetizzavano i soldati, incappucciati in pesanti mantelli verdi.

La ragazza lanciava frecce a ripetizione, come le aveva insegnato Haldir, il Capitano dei Galadhrim.

La sua tecnica era quasi perfetta, anche se non poteva eguagliarlo in velocità.

Ben presto il nemico fu sopraffatto, si trattava solo di una scarna pattuglia di orchi.

Il fine udito di Gilraen però captò qualcos'altro.

Voci.

Fece segno a Faramir di seguirla e da dietro un cespuglio videro due creature, che Gilraen riconobbe immediatamente come Hobbit.

Frodo si sentì gelare quando fu afferrato alle spalle, legato e incappucciato.

Non ebbe nemmeno tempo di capire cosa stesse succedendo, e come stesse Sam.

Sperava che Gollum fosse riuscito a salvarsi.

Li portarono fino alle grotte, e solo quando furono entrati alcuni soldati li slegarono e tolsero loro i cappucci. Qualche metro più in là Faramir stava passeggiando nervosamente avanti e indietro, indeciso sul da farsi. Gilraen, seduta poco distante, si limitava ad osservarlo.

"Non mi convincono" mormorò il ragazzo scuotendo la testa, "E non so come comportarmi con loro. Potrebbero benissimo essere spie, come ha suggerito Derufin."

“Possiamo sempre interrogarli, che io sappia gli hobbit sono creature innocue, proviamo a fargli qualche domanda, e se non ti convincono ancora potremmo spaventarli un po', magari poi parleranno” rispose lei dal suo cantuccio, guardando alternativamente il suo amato e le due creature.

Non aveva mai visto Faramir così diffidente.

I due hobbit erano spaventati, glielo si leggeva negli occhi, e lei ormai era quasi certa che non costituissero una minaccia.

Dopo una rapida occhiata alle due creature sedute poco distanti Faramir annuì. In fondo non avevano niente da perdere.

Decise di tentare un approccio diretto in modo da poter studiare le loro reazioni, e si avvicinò a passi veloci, senza esitare, cercando di assumere un'espressione assolutamente inflessibile.

"I miei uomini mi dicono che siete spie."

"Spie?" replicò Sam sdegnato, "Non direi proprio!"

"Se non siete delle spie allora chi siete?" insistette Faramir, mentre si sedeva di fronte a loro con Gilraen, guardando alternativamente prima l'uno e poi l'altro.

I due hobbit si scambiarono una rapida occhiata, ma rimasero in silenzio.

"Parlate."

“Siamo Hobbit. Hobbit della Contea” rispose a quel punto Frodo.

Era spaventato da quell'uomo, ma la presenza della donna in qualche modo lo rassicurava. Sapeva dai suoi occhi che lei avrebbe impedito che gli fosse fatto del male.

"E dov'è il vostro amico?" incalzò Faramir piegandosi leggermente in avanti, "Una creatura dall'aspetto quantomeno bizzarro.. sono certo che sapete bene a chi mi riferisco."

“Non c'era nessuno con noi” scattò subito Frodo.

Quando vide lo sguardo curioso che gli aveva lanciato l'uomo, si affrettò a continuare, cercando di distogliere la sua attenzione da Gollum.

“Siamo partiti da Granburrone in nove. Avevamo una missione da compiere. Abbiamo perso un nostro compagno nelle Miniere di Moria. Con noi c'era anche un elfo,Legolas, un nano,  due miei congiunti e…due uomini. Aragorn figlio di Arathorn e Boromir di Gondor”

A quelle parole, Gilraen raggelò.

Quell'hobbit conosceva Legolas. E il fratello di Faramir.

Lanciò un'occhiata sgomenta al suo amato, che tuttavia era troppo sconcertato e sembrò non essersene accorto.

Faramir non disse niente per lunghi momenti, mentre cercava di registrare la notizia. Quei due hobbit si erano messi in viaggio con suo fratello, il suo caro fratello. Ma allora perché non era giunto fin lì insieme a loro? Quando notò che i due mezzuomini lo stavano fissando in modo strano, evidentemente stupiti dalla sua reazione, si affrettò a parlare: "Se siete partiti in nove come dici, dovreste essere qui in otto. Cos'è accaduto agli altri compagni?"

“Ci siamo divisi ad Amon Hen. Gli Uruk-hai ci hanno attaccati, e noi siamo fuggiti” rispose evasivamente Frodo, sorpreso dall'effetto strano delle sue parole sui due.

"Non.. non sai dove si trovano adesso?" domandò il ragazzo, dimenticando la posa severa e l'interrogatorio. Aveva parlato nel suo solito tono gentile, e guardava l'hobbit con aria ansiosa e preoccupata. Frodo sembrava piuttosto confuso da quel cambiamento improvviso, così si affrettò ad aggiungere: "Boromir è mio fratello. Non ho sue notizie da molto, e ti sarei grato se potessi dirmi qualcosa riguardo il vostro viaggio."

Frodo sorrise a quelle parole, e solo in quel momento notò la somiglianza tra i due.

“Boromir è un mio amico. Si è comportato in modo molto coraggioso durante tutto il viaggio, ci ha salvati nelle miniere di Moria” spiegò, omettendo il fatto che l'uomo aveva cercato di prendergli l'anello, e lanciando un'occhiata a Sam sperando che non gli dicesse niente.

“Non so dove possano essere adesso, come ti ho detto li ho persi di vista ad Amon Hen…”

Faramir annuì. "Ti ringrazio molto per queste informazioni, e domando perdono per l'approccio brusco di poco fa. Il mio nome è Faramir" disse chinando leggermente la testa, per poi indicare la sua amata con un cenno della testa e un mezzo sorriso, "E lei è Gilraen."

“E' un piacere conoscervi! Noi siamo Frodo e Sam” rispose l'hobbit cordialmente, poi guardandolo con curiosità gli chiese:”Lei è vostra sorella?”

Dopo una rapida occhiata a Gilraen il ragazzo ridacchiò fra sé e sé, scuotendo la testa, e riportò la sua attenzione sull'hobbit che gli sedeva di fronte.

"No" disse, "E' la mia.. futura moglie. Sempre se vorrà sposarmi, prima o poi. Da parte mia le intenzioni ci sono tutte."

"State molto bene insieme." annuì Sam, che già da un pò stava studiando la coppia.

A quella proposta così insolita, Gil rimase piuttosto sorpresa, ma si limitò a sorridere agli hobbit, ne avrebbero parlato in privato.

“Sei un elfo?” chiese a quel punto Frodo, notando i lineamenti soavi tipici di quella razza.

“No, non del tutto almeno. Mia madre era figlia di due Galadhrim di Lorien, e mio padre un umano di Dol Amroth. Sono una mezz'elfo” spiegò lei.

“Lorien! Ci siamo stati, ho parlato con Lady Galadriel, è stato un vero onore per me!” rispose Frodo, sorridendo a quei ricordi.

Gil non potè trattenersi ulteriormente, e chiese con aria preoccupata:”Con voi c'era anche Legolas…è un mio carissimo amico, sta bene? E Haldir? Il capitano dei Galadhrim? Lo avete visto?”

“Si, non preoccuparti, stanno tutti e due bene, Legolas ha viaggiato con noi, Haldir l'ho visto per poco a Lorien, ci ha scortati a Caras Galadhron” rispose l'hobbit con un sorriso, nel vedere l'evidente sollievo dipinto sul volto della ragazza.

"Fermatevi con noi per un pò" propose Faramir dopo qualche momento di silenzio, "Sarete al sicuro qua, avete la mia parola."

Sam sembrò spiazzato da quella proposta, e guardò Frodo in attesa che rispondesse per entrambi. Sapeva che non potevano permettersi di indugiare troppo a lungo, ma era anche terribilmente stanco per il viaggio.

“Dovremmo ripartire subito in realtà, ma siamo molto stanchi, quindi…grazie, accettiamo!” sorrise l'hobbit.

Due soldati li accompagnarono nella grotta dove gli altri stavano già mangiando, lasciando soli Faramir e Gil.

“Futura moglie?” chiese lei ad un tratto con un sopracciglio sollevato e l'aria da monella.

Lui non riuscì ad impedirsi di ridacchiare, e la tirò a sé per abbracciarla e guardarla negli occhi.

"Era una proposta assolutamente seria, la mia" sussurrò, "Ho davvero tutte le intenzioni di sposarti, quando sarà il momento."

Senza preoccuparsi di rispondere, Gil preferì dargli un bacio e uno sguardo che valse più di mille parole.

Quando raggiunsero gli altri nella grotta quasi tutti avevano già finito di mangiare, ma come al solito Beregond di era premurato di mettere qualcosa da parte per la coppia.

"Le nostre provviste scarseggiano" disse l'uomo, "Dovremmo mandare qualcuno degli uomini a Osgiliath per fare rifornimenti."

"Possiamo uscire e cacciare qualcosa noi." rispose Faramir, "In ogni caso non ho intenzione di restare qui per più di un paio di giorni, quindi intendo andare a Osgiliath io stesso. Ho un brutto presentimento, e temo che presto attaccheranno di nuovo la città."

“Io vengo con te” disse risolutamente Gilraen, in un tono che non accettava repliche.

“Credo anch'io che sia il caso di andare a Osgiliath, è il punto più debole, e se cade quella città si dirigeranno subito verso Minas Tirith…”

"Sarò con voi" disse Beregond, mentre Damrod e Mablung si sedevano al suo fianco guardando alternativamente lui e Faramir con aria incuriosita.

"Che cosa succede?" domandò Damrod.

"Abbiamo deciso di spostarci a Osgiliath" lo informò Faramir, senza preoccuparsi di nascondere una certa ansia.

"Non da soli" sorrise Damrod, sporgendosi per posare una mano sulla spalla del ragazzo. "Sai bene che i tuoi uomini ti seguirebbero anche fra le fiamme di Mordor, capitano."

Faramir non riuscì a trattenere un sorriso a quelle parole, e rispose: "Lo so, caro Damrod. Non immagini quanto ve ne sono grato."

Quella sera, Gil aveva salutato i due hobbit e stava tornando alla grotta, quando Mablung le si parò davanti.

Senza degnarlo di uno sguardo, lei si spostò di lato per evitarlo, sentendo la puzza d'alcool.

Era ubriaco.

"Lascia che aspetti" disse lui in tono quasi implorante, cercando in qualche modo di trattenerla per un braccio, "E' presto per andare a dormire. Resta con me, solo per qualche minuto, e prometto che non ti infastidirò più.."

Lei tirò il braccio, liberandosi dalla presa dell'uomo, e poi gli chiese freddamente:”Cosa vuoi?”

Nel frattempo si era scostata in modo che sarebbe potuta fuggire facilmente se lui avesse accennato a muoversi, non poteva competere con la sua velocità ereditata dagli elfi.

"Dimostrare che potrei darti molto più di quello che pensi" disse lui avvicinandosi, "Dammi soltanto una possibilità, non avrai da pentirtene.."

Non appena vide la mano dell'uomo muoversi per afferrarla, Gil scattò, superandolo e iniziando a correre a perdifiato.

Quasi gridò quando sbatté contro Faramir, che si trovava a pochi metri di distanza e aveva osservato tutta la scena.

Mablung indietreggiò istintivamente quando si trovò faccia a faccia con lui. D'improvviso tutta la gran baldanza di qualche momento prima sembrava averlo abbandonato, e non riuscì a fare altro che chinare la testa, incapace di sostenere lo sguardo del suo capitano. Faramir gli si avvicinò lentamente, e sarebbe certamente sembrato del tutto tranquillo se non fosse stato per le sopracciglia pericolosamente aggrottate e i pugni stretti per la rabbia.

"Credevo di essere stato abbastanza chiaro" esordì in tono calmo, "..ma devo ricredermi. Sei uno dei miei uomini migliori, Mablung, ma sappi che non esiterò ad allontanarti se si ripeterà un episodio del genere. Siamo intesi?"

L'altro non ebbe il tempo di replicare che fu costretto a portarsi poco cerimoniosamente una mano alla bocca, e allontanarsi di corsa per evitare una figura ancora più misera. Faramir si limitò a scuotere la testa e sospirare, per poi voltarsi a guardare la sua amata.

"Stai bene, piccolina?"

“Si…lui era ubriaco, non volevo ferirlo, mi sono limitata a sfuggirgli…avevo il mio pugnale con me, non avrei esitato a difendermi se avessi creduto che fosse davvero pericoloso”

Avvicinandosi a lui, lo strinse in un caldo abbraccio, affondando il viso nel suo petto.

“Grazie…”

"Dovere.." mormorò lui sorridendo, prima di catturare le sue labbra in un bacio.

 

 

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