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Capitolo 5 La mattina dopo si svegliò all'alba, fece un lungo bagno e si vestì con cura, legando i capelli in una coda di cavallo. Mentre aspettava Faramir, sedette sulla poltrona e cominciò a leggere un libro di poesie che le aveva portato il giorno precedente. Lui bussò poco più tardi, portando un vassoio con la colazione per Gilraen. Una volta entrato chiuse la porta e lo posò sul tavolo, sorridendo. "Buongiorno" la salutò, "Ho pensato che avresti preferito mangiare qui.." Sorridendo, lei si alzò e gli si avvicinò, baciandolo dolcemente. “Buongiorno, amore mio” mormorò contro le sue labbra, prima di sorridere. Un istante dopo, si era già avvicinata al tavolo, e guardò estasiata il pane, ancora caldo, il miele, il burro fresco, il latte appena munto, e i biscotti di pasta frolla che emanavano la loro fragranza. “Non sai quanto tempo è che non mangio certe cose…” disse lei, perdendosi nei ricordi di Lothlorien. Sembrava essere passato un secolo dall'ultima volta che c'era stata. Scuotendo leggermente la testa, scacciò via quei pensieri, riportando la sua attenzione sull'uomo. “Hai già mangiato?” gli chiese, ben sapendo che le aveva portato la colazione fin lì per evitare che lei dovesse rivedere Denethor, ed evitare anche che lui lo umiliasse di nuovo davanti alla sua amata. "Ho mangiato qualche biscotto giù in cucina" rispose lui sorridendo, "E' più che sufficiente per me. Mangia, prima che il pane si raffreddi, non preoccuparti." Detto questo le posò un bacio sulla fronte e andò a sedersi sulla poltrona, raccogliendo il libro che la ragazza stava leggendo fino a poco prima, e scorse le pagine mentre aspettava che lei avesse finito di fare colazione. Dopo aver spalmato un po' di miele su una fetta di pane calda, lei gli si avvicinò silenziosamente, con un sorrisino da monella sul volto. Gli sedette sulle ginocchia e avvicinò il pane alla sua bocca. “Da sola proprio non riesco a mangiare…” mormorò, con una voce stranamente sensuale. Faramir la guardò per un momento con aria vagamente stupita, e ridacchiò fra sé e sé prima di prendere un morso di pane senza staccare gli occhi dai suoi. “Hai un po' di miele…” mormorò lei, prima di avvicinarsi ancora di più al suo viso, e succhiare leggermente il labbro inferiore dell'uomo. Colto decisamente di sorpresa Faramir si ritrovò a trattenere il respiro a quel contatto inaspettato, per poi deglutire nervosamente quando si rese conto con sommo orrore che la situazione al sud si era improvvisamente fatta quantomeno allarmante. "Gil.." mormorò un pò imbarazzato, sperando con tutto il cuore lei non si fosse accorta della suddetta situazione allarmante, "Tu non... non hai fame?" Senza distogliere lo sguardo, lei gli sorrise dolcemente. Quel ragazzo era diverso da tutti quelli che aveva conosciuto. Gli altri non vedevano l'ora d'infilarsi sotto le sue coperte, invece sembrava quasi che Faramir avesse paura di lei. Durante la notte si era chiesta se lui si comportasse in quel modo perché non era mai stato con una donna, ma aveva scartato quell'ipotesi quasi subito, era impossibile che uno come lui non avesse avuto almeno mezza dozzina di amanti… Decise di fingere di non essersi accorta dello stato in cui si trovavano le sue zone inferiori, per non metterlo ulteriormente in imbarazzo, e prese un morso di pane, senza accorgersi del fatto che del miele le era rimasto sulle labbra. Nonostante tutti i suoi sforzi di resistere a quella tentazione Faramir non riuscì a reprimere uno strano mezzo sorriso, e prese delicatamente la fetta di pane dalle mani di Gilraen per poi sporgersi a posarla sul tavolino poco distante e prendere il viso della ragazza fra le mani, avvicinando le labbra alle sue. "Credo che potrei decidere di portarti la colazione in camera molto spesso" mormorò, la voce stranamente roca, e dopo un momento di esitazione leccò via il miele dalle labbra di Gilraen socchiudendo gli occhi. Proprio mentre lei stava cominciando a sciogliersi in quel bacio, qualcuno bussò alla porta. Dopo un'occhiata a Faramir, la ragazza andò ad aprire. “Buongiorno, abbiamo saputo soltanto adesso che sei stata trasferita qui e…ti abbiamo portato delle coperte e lenzuola pulite. Io sono Luthien” La fanciulla aveva la divisa da cameriera, e lunghi capelli biondi che le scendevano fino alla vita, raccolti in una coda da cavallo. Le sorrise, prima di presentare l'amica, un donnone di mezza età, con un'aria materna e benevola. “Lei è Wren. Siamo le tue vicine di stanza, serviamo a palazzo” “E' un piacere conoscervi!” rispose a quel punto Gil, sorridendo. “Io sono Gilraen” “Tu non servi qui, vero?” chiese Wren. “No, sono una raminga. Ho aiutato Lord Faramir in battaglia e mi sono unita a loro per un po'. Mi sono solo limitata ad accompagnarli a Minas Tirith” rispose lei. “Se il vecchio ti ha sistemata qui, significa che non gli sei per niente simpatica…ma non importa, ci siamo noi, sempre meglio che stare nell'ala ovest, in mezzo a quei noiosi nobili con la puzza sotto il naso!” rispose entusiasticamente il donnone. Gilraren non poté fare a meno d'irrigidirsi a quel commento, ricordando che Faramir nella stanza stava ascoltando la conversazione, ma poi cominciò a ridacchiare insieme a loro, divertita. “Adesso dobbiamo andare, ci vediamo presto, va bene?” le chiese dolcemente Luthien. “D'accordo, sono contenta di aver fatto la vostra conoscenza!” le salutò lei, prima di chiudere la porta. Poggiò le coperte e le lenzuola sul letto, e tornò a sedere accanto a Faramir, senza guardarlo. Il ragazzo sorrise scuotendo la testa, e si sporse in direzione di Gilraen per poterla guardare negli occhi. "Che cosa c'è?" domandò, una nota divertita nella voce. “Non…non ti sei arrabbiato per quello che hanno detto di tuo padre?” lo guardò lei, estremamente confusa. "No.. non vedo perché dovrei" disse lui con una scrollata di spalle, sorridendo con aria birichina, "E sono perfettamente d'accordo con loro. Neanche io amo la compagnia dei 'noiosi nobili con la puzza sotto il naso', se devo dire la verità." Avvicinandosi a lui, Gil sorrise e appoggiò la fronte a quella del suo amato. “Sei meraviglioso…” mormorò, carezzandogli i morbidi capelli biondi. Dopo colazione, i due si recarono nello studio di Faramir insieme a Beregond, e lì discussero di piani di battaglia per tutta la mattina. Ad un tratto bussarono alla porta, e Luthien fece timidamente capolino all'interno. Gilraen notò che evitava il suo sguardo, e si chiese se fosse successo qualcosa. “Il pranzo sarà servito tra poco” annunciò lei, poi abbassò la testa e il tono di voce,e continuò:”Lord Denethor ha espressamente richiesto che la vostra ospite sia servita in camera sua” La ragazza in questione sospirò, e scosse la testa, prima di sorridere tristemente a Faramir e Beregond e senza dargli tempo di parlare, si allontanò in fretta, seguita dalla cameriera. Poco dopo si trovava in camera sua, non aveva quasi toccato il cibo che le avevano portato, peraltro alquanto scadente, e si era raggomitolata sulla poltrona accanto al camino. “E' permesso?” chiese Wren, facendo timidamente capolino nella stanza. “Si, entrate pure…” mormorò Gil, senza guardarle. Le due cameriere sedettero accanto a lei, lanciandosi sguardi tristi. “Ci dispiace molto per quello che è successo” mormorò Luthien. “Oh, è semplicemente quello che ha detto Wren. Non gli piaccio e magari cerca di mandarmi via, o di scoraggiarmi…” sospirò tristemente Gilraen. “Non farti intimidire da lui!” la ammonì il donnone.”Si comporta sempre peggio, secondo noi ha perso qualche rotella. Da quando è morta la moglie ha sempre maltrattato quel povero ragazzo, non perdendo occasione di umiliarlo, soprattutto in pubblico. E adesso non sopporta il fatto di vederlo…felice” . Terminò la frase con un mezzo sorrisino di chi la sa lunga. “Voi due…state insieme?” chiese timidamente Luthien. “Noi…beh…” Gilraen stava cercando un modo per aggirare la domanda, quando Faramir bussò alla sua porta. Le due cameriere ridacchiarono quietamente, dandosi di gomito, e facendo l'occhiolino alla ragazza, i loro sospetti erano stati confermati. Salutarono entrambi e uscirono in fretta dalla stanza. Gil non si mosse, era ancora raggomitolata sul divano, e fissava il fuoco. Il ragazzo si inginocchiò davanti a lei, e la guardò a lungo negli occhi prima di portare una mano al suo viso e carezzarle una guancia. "Gil.." mormorò tristemente, "Mi dispiace tanto.. te lo giuro.." Sorridendo amaramente, lei scosse la testa. “Non è colpa tua” "Sì che lo è.." rispose Faramir sospirando con aria affranta, "Sono stato così incosciente da lasciare uno dei miei stupidi disegni sulla scrivania nella mia stanza. E' tutta colpa mia. Mi dispiace.." “Non sono stupidi disegni…forse ho cominciato ad amarti proprio nel momento in cui ho visto questo…” mormorò lei, tirando fuori da una tasca del pantalone il ritratto che le aveva fatto Faramir. “Lo porto sempre con me. E…non m'importa di quello che pensa tuo padre. M'importa se cominci a credere che sia vero. Tu non sei affatto stupido, né debole. Non comportarti come tale…” "Ti amo tanto Gil.." fu l'unica cosa che Faramir riuscì a mormorare prima di appoggiare la testa sulle sue gambe e chiudere gli occhi, stringendosi a lei come poteva. “Ti amo tanto anch'io..” mormorò lei, carezzandogli i capelli, e sospirando profondamente. Era un ragazzo molto forte, anche se non lo dava a vedere. Se non fosse stato così non avrebbe retto tanto a quella situazione. “Mi aspettavo questo comportamento da parte di tuo padre, in ogni caso. Quindi non scusarti, lo sapevo già prima di partire…e sai che sono qui per te…” "Sarà fuori almeno fino a questa sera" disse lui dopo qualche momento, alzando la testa per guardarla, "..per tenere consiglio il signore di Lossarnach, Forlong, che ha un ottimo esercito ed è un nostro prezioso alleato. Restiamo insieme finché possiamo.." “Non avevo nessuna intenzione di mandarti via, se è questo che intendi…” sorrise lei, con aria da monella. Lo fece alzare e sistemare sulla poltroncina, e poi prese posto sulle sue ginocchia. “Quali sono i tuoi programmi?” "Potremmo..." iniziò lui con aria pensierosa, "..uscire a cavallo, oziare nei giardini, rinchiuderci in biblioteca, allenarci con l'arco, sfidarci a duello, stare un pò nella mia stanza, restare qui oppure.. potrei farti un ritratto. Leggerti qualcosa. Farti curiosare nelle stanze della Torre. Dimmi tu cosa ti va di fare, sono al tuo servizio." concluse con un largo sorriso. Lei sembrò pensarci su un momento, e poi gli sorrise. “Mi piacerebbe molto se tu volessi farmi un ritratto e… se volessi leggermi qualcuna di quelle bellissime poesie di quel libro” “E poi magari domani potremmo andare in biblioteca, mi potresti far visitare le tue stanze, che sicuramente saranno regali, poi mi piacerebbe andare nella torre…” ridacchiò lei, posandogli un sonoro bacio sulla guancia. Faramir sorrise, e annuì. "Ritratto sia, dunque." disse con aria solenne, "Corro a procurarmi tutto l'occorrente. Perché nel frattempo non scendi a prendere del tè? Magari anche qualcosa da mangiare, così non avremo da spostarci dopo. Potrei metterci un pò a finire il ritratto." “Corro…” rispose lei sorridendo, e si avviò alla porta, dopo avergli dato un veloce bacio sulle labbra. Quando tornò in camera sua portava un vassoio colmo di cibo, e per poco non lo fece cadere, sopraffatta dall'emozione. La stanza era strapiena di rose rosse profumatissime. Sulle candide lenzuola erano stati sparsi vellutati petali di un colore vermiglio che creava un contrasto bellissimo. Il fuoco scoppiettava nel camino, ma Faramir non sembrava essere nella stanza. Dopo aver appoggiato il vassoio sul tavolino, Gil sussultò nel sentire un rumore dietro di lei. Era il suo amato, che la guardava con un mezzo sorriso sulle labbra, appoggiato contro lo stipite della porta. "Pronta per il ritratto?" sussurrò dolcemente Faramir, avvicinandosi a lei. La prese per mano e la guidò fino al letto, senza staccare gli occhi dai suoi neanche per un istante. "Stenditi.." Senza una parola, lei gli sorrise timidamente e fece come gli era stato detto. Il ragazzo prese il suo cavalletto e una sedia e si sistemò a pochi metri dal letto, premurandosi di avvicinare il tavolino sul quale aveva posato la sua attrezzatura. "Cerca di non muoverti" disse in tono gentile, "Non ci vorrà molto." La osservò attentamente per lunghi minuti, studiando con aria estremamente concentrata ogni curva e ogni singolo dettaglio del suo corpo, per poi iniziare a tracciare una bozza di ciò che vedeva sulla tela, spostando alternativamente lo sguardo prima sulla ragazza e poi sulla sua opera. Quasi un'ora dopo, a Gil fu permesso di guardare l'opera. “E' bellissimo Faramir…” riuscì solo a sussurrare lei. Nonostante lei fosse completamente vestita, il ragazzo l'aveva ritratta con un lenzuolo appoggiato morbidamente sul corpo nudo. Spostò lentamente gli occhi in quelli del suo amato, sedendosi sul letto. "E' per te." disse lui sorridendo, e dopo aver posato i pennelli si alzò per andare a raggiungerla sedendosi accanto a lei. "Hai fame? Vuoi che ti legga qualcosa?" sussurrò, spostandole una ciocca di capelli dal viso. “Non riesco a capire come tu possa essere così meraviglioso…Credo di non essermi mai innamorata prima di conoscerti, gli uomini mi sembravano tutti troppo deboli, o troppo falsi, pieni di difetti. Poi sei arrivato tu e…hai sconvolto tutto il mio modo di pensare. Sei praticamente perfetto, quello che ho sempre sognato di trovare, e che ormai credevo che non esistesse…” mormorò lei, senza staccare gli occhi dai suoi. “Ti amo tanto Faramir…non sai quanto…” "Credo di saperlo.." sussurrò Faramir sorridendole dolcemente, "..se ti riferisci a qualcosa di sconfinato come il mio amore per te. E' talmente sconfinato.." proseguì carezzandole i capelli, gli occhi nei suoi, "..che fatico a capire dove finisce l'amore e inizia la tenerezza nei tuoi confronti.. e fatico ancora di più a capire dove quest'ultima lascia spazio al desiderio e alla passione che provo per te, soltanto guardandoti.." Si interruppe per prendere delicatamente una mano di Gilraen nella sua e portarsela al petto, sicuro che sarebbe riuscita senza alcuno sforzo a sentire come il cuore gli batteva furiosamente soltanto per la sua vicinanza. "C'è una gran confusione qua dentro, da quando ti conosco." Incapace di parlare, lei riavvicinò a Faramir, posando le labbra sulle sue in un bacio col quale intendeva esprimere tutto l'amore, la passione e il desiderio che provava per lui. Dopo quella che sembrò un'eternità lui si ritrasse lentamente, decidendo che quel bacio si era fatto pericolosamente appassionato e che non sarebbe stata cosa saggia proseguire. L'ultima cosa che voleva era correre troppo o spaventarla, e arrivato a quel punto faceva una gran fatica a tenere a freno il suo desiderio. La guardò negli occhi senza dire niente mentre le accarezzava i fianchi, cercando di calmare il respiro e riguadagnare un minimo di autocontrollo. Sorridendo, lei si avvicinò al suo orecchio, sussurrandogli dolcemente il suo amore, prima di scendere a baciargli e mordicchiargli il collo, per fargli capire chiaramente quali fossero le sue intenzioni. Lui chiuse gli occhi con un gran sospiro, affondando le dita nei suoi capelli e gettando la testa su un lato per offrirsi meglio a quell'assalto tanto inaspettato quanto gradito, per poi stendersi sulla schiena tirando anche Gilraen con sé. Senza staccare gli occhi da quelli del ragazzo, lei cominciò a slacciare lentamente la sua tunica. “Faramir…io…ho notato che tu non…vuoi, se…ti mette in imbarazzo…possiamo fermarci qui…” mormorò lei. Come chiedergli se era già stato con altre donne? "No, non fermarti ti prego" sussurrò Faramir, "Lo voglio più di qualsiasi altra cosa.. avevo soltanto paura di spaventarti.. o di correre troppo.." Doveva dirglielo. Gli uomini davano molta importanza a una cosa del genere e se l'avesse cacciata via avrebbe sofferto troppo, dopo aver passato la notte con lui. “Faramir io…Tu non sei il mio primo uomo. Avevo bisogno di dirtelo…” mormorò, distogliendo lo sguardo e allontanandosi da lui, stendendosi sulla schiena, e chiudendo gli occhi, in attesa di sapere se quella splendida creatura la volesse ancora. "Neanche per me è la prima volta, Gil" sussurrò dolcemente Faramir chinandosi su di lei, "E spero che non sia un problema.. per me non lo è affatto. Non mi interessa. Mi basta averti per me adesso, non ha nessuna importanza il passato.." A quelle parole, lei aprì gli occhi, e lottò per non scoppiare a piangere. “Oh Valar…com'è possibile che io ti ami più della mia stessa vita…” mormorò, prima di tirarlo a sé e poggiare le labbra sulle sue in un lungo e dolcissimo bacio. Quando Faramir si ritrasse sorrise, e iniziò a sbottonarle la tunica senza alcuna fretta. Una volta finito con i bottoni non la sfilò subito, ma si soffermò a carezzarle i fianchi e la pancia, salendo lentamente fino a sfiorarle i seni, osservandola in silenziosa riverenza. Era anche più bella e perfetta di come l'aveva immaginata. Da togliere il respiro. Lentamente, lei fece scivolare giù dalle spalle la tunica dell'uomo, precedentemente slacciata. Ammirò per qualche momento il fisico asciutto e muscoloso, e gli carezzò il petto, fino a risalire al collo, e ai capelli. Lo desiderava più di quanto avesse mai desiderato nessun altro uomo, solo il modo in cui la guardava scatenava in lei un desiderio bruciante. “Sei bellissimo…” gli sussurrò. E lo pensava davvero. "Tu lo sei" mormorò Faramir, perdendosi nei suoi occhi. Senza rompere quel contatto le sfilò lentamente la tunica, abbandonandola sul letto, e le posò dolcemente una mano sulla pancia. Un momento dopo si chinò su di lei per baciarle un seno, sfiorando appena il capezzolo con le labbra mentre risaliva con la mano per accarezzarla, e alzò lo sguardo per incontrare quello della sua amata. Rabbrividendo a quel contatto, Gilraen non ruppe il contatto visivo. Man mano che le sue carezze e i suoi baci diventavano più insistenti, lei si trovò a gemere piano, col respiro affannoso. Faramir si interruppe soltanto per slacciarle i pantaloni, e si abbassò per baciarla con dolcezza man mano che li faceva scivolare giù lentamente, fino a sfilarli del tutto e abbandonarli insieme alle loro tuniche. Rimase a lungo in silenzio ad osservarla con sguardo a dir poco adorante, in ginocchio fra le sue gambe, finché portò una mano ai suoi pantaloni. Li slacciò con calma, ma la guardò negli occhi come a domandarle il suo assenso prima di abbassarli. Sorridendogli, Gil annuì quasi impercettibilmente, e non si perse nemmeno il più piccolo dei suoi movimenti. Quando un momento dopo lui si stese su di lei, lo tirò di nuovo a sé per baciarlo a lungo, sentendosi finalmente a casa. "Ti amo" le sussurrò Faramir sulle labbra prima di baciarla di nuovo, stavolta senza cercare di arginare la passione e il desiderio, lasciandosi completamente andare alle sensazioni. “Ti amo anch'io…” mormorò lei contro le sue labbra, un attimo prima che lui si spingesse dentro di lei. Per tutta la vita si era sempre lamentata del fatto che fare l'amore non era mai stata l'esperienza esaltante che aveva creduto. Quella volta era diverso. Le sembrava che quell'atto fosse quasi spirituale , un atto col quale lei e Faramir si stavano legando l'uno all'altro, donandosi sensazioni meravigliose. Faramir non sembrava avere alcuna fretta, e indugiò a lungo a carezzarle il viso e baciarle teneramente le guance e le labbra, strettamente avvinghiato a lei. Non ruppe il contatto visivo che per socchiudere gli occhi di tanto in tanto, rabbrividendo, quando il piacere si faceva più intenso, ma si impose di mantenere un ritmo lento e regolare più a lungo possibile. Sarebbe finito prima o poi, inevitabilmente, ma era ben deciso a prolungare quel dolce oblio finché il suo autocontrollo glielo avrebbe permesso. Man mano che i minuti passavano, e il ragazzo insisteva su quel ritmo così lento, Gilraen sentiva crescere dentro di lei la tensione che precedeva sempre l'esplosione di piacere finale, che quella volta si prospettava molto più forte di quando avesse mai provato. "Non sai quanto vorrei riuscire ad amarti così per tutta la notte" le sussurrò lui, la voce bassa e stravolta dal piacere, per poi tracciare lentamente il contorno delle sue labbra con la lingua, trattenendo a fatica un gemito. Aumentò istintivamente il ritmo quando si sentì travolgere dal familiare calore che precede l'orgasmo, soffermandosi di tanto in tanto quando il limite si faceva troppo vicino, tremando con violenza fra i gemiti sempre più appassionati. Ad un tratto Gil inarcò la schiena con violenza, invocando il nome del suo amato più e più volte, sentendo a malapena che anche lui aveva raggiunto il piacere, e chiudendo gli occhi fino a quando il battito del suo cuore non si fu calmato e il respiro non fu di nuovo regolare. “Non…non è mai stato così bello…mai…” mormorò ad un tratto lei, carezzandogli i capelli con dolcezza. La risposta di Faramir fu un lungo, dolcissimo bacio. Quando infine le loro labbra si separarono scese con delicatezza da sopra di lei per stendersi al suo fianco, e la tirò immediatamente a sé stringendola contro il petto con gli occhi chiusi. Non trovava le parole per dirle quanto la amava, in quel momento più che mai. Non trovava le parole per esprimere tutta la sua felicità così rimase in silenzio, con il cuore in tumulto e un sorriso felice sulle labbra, carezzandole amorevolmente i capelli e la schiena. Il mattino seguente li trovò ancora stesi sul letto, abbracciati e sorridenti. Gilraen aprì gli occhi quando sentì gli uccellini cantare fuori dalla finestra, e notò che il sole era già alto. Posò mille piccoli baci sul viso del suo amato, carezzandogli i capelli, e mormorandogli un dolcissimo buongiorno quando aprì gli occhi. Il ragazzo le sorrise dolcemente, con gli occhi ancora semichiusi e un'espressione più serena che mai dipinta in volto. "Non ho memoria di una notte più bella di quella appena trascorsa" mormorò stringendosi a lei, e chiuse gli occhi sorridendo per il rassicurante calore del corpo perfetto di Gilraen contro la sua pelle, una delle sensazioni più dolci che avesse mai provato. Sarebbe volentieri rimasto abbracciato a lei anche per tutta la vita, chiudendo fuori dalla stanza il resto del mondo, se solo avesse potuto. Gilraen non ebbe tempo di replicare, perché qualcuno aveva bussato alla porta. Infilando una tunica in tutta fretta, sperò con tutto il cuore che Denethor non avesse notato la mancanza di Faramir, andandolo a cercare da lei. Tirò un sospiro di sollievo quando vide chi era. Luthien e Wren le avevano portato un vassoio con la colazione, la sera prima avevano visto Lord Faramir entrare nella stanza della loro nuova amica, e non ne era più uscito, quindi avevano pensato che fosse sicuramente con lei. Avevano deciso di portare la colazione per due direttamente lì, cercando di evitare che Gilraen e il suo innamorato dovessero fronteggiare di nuovo il malumore di Denethor. Dopo aver chiuso la porta, Gil appoggiò il vassoio sul tavolino, e tornò a sedersi accanto a Faramir. “Erano le mie nuove amiche, credo che ti abbiano visto ieri sera, e così hanno portato la colazione ad entrambi. Sono state molto discrete però, perché non mi hanno chiesto niente…” sorrise lei, posando di nuovo gli occhi in quelli del suo amato. “Non resisto…” ridacchiò, prima di abbassarsi a baciarlo di nuovo. Per tutta risposta Faramir la tirò giù con sé, e quando si separarono la guardò negli occhi con aria da monello e un mezzo sorriso dipinto sulle labbra. "Per quanto mi riguarda puoi baciarmi anche per tutto il giorno, non me ne lamenterò di certo." Dopo un altro bacio, Gil lo costrinse ad alzarsi, guidandolo verso il tavolino. “Sarà meglio fare colazione, o tuo padre darà in escandescenze se non ti troverà nella tua stanza e sono sicura che verrebbe a cercati direttamente qui…” mormorò tristemente lei. "Mi aspetta più tardi nel suo studio.." sospirò Faramir, rabbuiandosi alla sola menzione del genitore. Improvvisamente l'appetito sembrava essergli passato del tutto, e abbassò lo sguardo mentre giocherellava nervosamente con una fetta di pane, sentendosi come se qualcuno gli stesse raschiando le viscere con un coltello bene affilato. Sperò con tutto il cuore che quel giorno l'umore del padre non fosse dei peggiori, domandandosi in quale stato sarebbe uscito da quell'ennesimo confronto. Si sarebbe accontentato di fargli male, o avrebbe infierito fino a ridurlo in lacrime? A volte sembrava addirittura provarci gusto, una sorta di perversa soddisfazione, nel vederlo ridotto in uno stato tanto miserabile. “Faramir, io sarò ad aspettarti nei giardini, o fuori al suo studio, devi solo farmi una promessa…non credere a quello che ti dirà, io ti amo e credo in te, so che sei una persona capace e meravigliosa…non angosciarti a causa sua, te ne prego…” mormorò lei, per poi aggirare il tavolo e stringerlo in un caldo abbraccio. "Ci proverò" mormorò lui, "Te lo prometto." Si sforzò di sorriderle quando si alzò, ma prima di aprire la porta esitò per un momento come se stesse per consegnarsi al nemico di sua spontanea volontà. Uscì senza voltarsi indietro, dirigendosi a passi veloci verso lo studio del padre. Prima di bussare sospirò profondamente, cercando di farsi coraggio, e una volta entrato rimase sulla soglia come gli era stato insegnato, aspettando istruzioni. E l'ordine, secco e autoritario, giunse solo pochi istanti dopo. "Siedi." Per lunghi minuti nessuno dei due parlò, dal momento che Denethor era tornato ad occuparsi delle sue scartoffie senza curarsi minimamente della presenza del figlio, che non osava aprire bocca e si limitava ad aspettare, immobile sulla sua sedia con lo stomaco in subbuglio per l'ansia. Osservò a lungo il padre, il suo viso altero segnato dalle rughe e incorniciato dai lunghi capelli ingrigiti dal tempo, la rigida freddezza nei suoi occhi. Più di una volta Faramir si era ritrovato a chiedersi se in quel petto battesse effettivamente un cuore, o se la morte di sua madre lo avesse portato del tutto via con sé.. In molti gli avevano raccontato di quanto fosse diverso, Denethor, prima di quel doloroso evento. Doveva averla amata molto. Dal canto suo, però, l'unico Denethor che riusciva a ricordare era quel padre duro e a volte crudele che da anni sembrava provare piacere nell'umiliarlo, nell'insultarlo, nel farlo sentire una nullità riducendo in frantumi quello che restava del suo già vacillante amor proprio. E ripensava al dolore, alle tante lacrime versate in solitudine, a quell'opprimente senso di inadeguatezza che a volte gli faceva desiderare di non essere mai nato. "Ho visto che non sei sceso per la cena di ieri, né per la colazione di questa mattina" esordì improvvisamente il Sovrintendente, ancora chino sui documenti. "E neanche la tua affezionata ospite." Detto questo alzò lo sguardo, per fissarlo con quegli occhi grigi e freddi come l'acciaio. "Spero sinceramente che non vorrai costringermi ad allontanarla a causa della tua condotta imbarazzante" sibilò, "L'ultima cosa di cui ho bisogno è l'ennesima delusione da parte tua. Credo di averne avute a sufficienza, e prego i Valar affinché tuo fratello faccia presto ritorno a casa. Ne ho abbastanza della tua inutile presenza." Un angosciato Faramir si limitò a fare il possibile per sostenere lo sguardo, più che certo del fatto che se avesse replicato avrebbe sortito l'unico effetto di alimentare la sua ira istigandolo a infierire. Non aveva però considerato l'ipotesi che il suo silenzio avrebbe potuto offrirgli nuovi spunti per accanirsi contro di lui. "Per i Valar, guardati!" sbraitò l'anziano genitore con aria sprezzante, infiammato dalla passività del ragazzo. "Guarda che razza di punizione hanno voluto infliggermi! Una nullità che non è in grado di sostenere uno sguardo e pretende di comandare un esercito!" Scosse la testa con aria disgustata, congedandolo con un brusco gesto della mano. "Mi porterai alla rovina. Sparisci dalla mia vista." Qualche ora dopo, Gil bussò timidamente alla porta di Faramir. Sapeva cos'era successo. Luthien e Wren avevano ascoltato da dietro la porta dello studio di Denethor. Sapeva che non sarebbe dovuta venire. Trovò Faramir in un cantuccio, seduto per terra, lo sguardo arrossato dalle lacrime versate. Sedette accanto a lui, rimanendo in silenzio per lunghi minuti, scegliendo le parole adatte. “Mi dispiace” mormorò infine. “Non sarei dovuta venire…” Lui scosse la testa, lottando di nuovo con le lacrime. "E' sempre così" mormorò, "Ogni volta si aggrappa a un qualsiasi pretesto pur di ferirmi. Mi detesta." “No, è colpa mia. Te l'avevo detto che sarebbe successo…se vuoi posso andar via, potrebbe lasciarti un po' in pace…” mormorò lei, stringendolo in un caldo abbraccio e cullandolo dolcemente. "Non voglio che tu te ne vada.. e anche se lo facessi non cambierebbe nulla. E' sempre un inferno per me quando Boromir è lontano da casa.." Si rannicchiò contro di lei in cerca di conforto, chiudendo gli occhi, e piano piano riuscì a rilassarsi un pò. Rimase fra le sue braccia per lunghi minuti, in silenzio, finché la strinse a sé e mormorò: "Torniamo a Ithilien.. andiamocene da qui." Lei lo costrinse a guardarla negli occhi, e gli sorrise dolcemente, prima di baciarlo a lungo. “Prepariamo gli zaini. Non voglio restare qui un minuto di più… “ Solo poco più tardi Faramir aveva già preparato i bagagli in fretta e furia. Prima di uscire dalla sua stanza scribacchiò qualcosa su un pezzo di carta, lo stesso pezzo di carta che aveva poi piegato con cura e fatto scivolare sotto la porta della stanza da letto di Beregond: lui sì, aveva il diritto di sapere perché se ne stavano andando così.. E aveva il diritto di sapere dove avrebbe potuto trovarli. Quando entrarono in camera di Gil, Luthien e Wren stavano cambiando le lenzuola. Inizialmente non si accorsero di Faramir, ancora seminascosto in corridoio, così si avvicinarono in fretta alla ragazza, abbracciandola con sguardo preoccupato. “Come ti senti?” mormorò Luthien. “Sto bene…” rispose Gil, sorridendo debolmente. “Se potessi gli farei sputare il diavolo che ha in corpo!” esordì il donnone, nervosamente. “Come osa? Come osa trattare suo figlio in quel modo? Senza contare che ti tratta male e ti disprezza solo perché tu ami quel ragazzo!” “Quello che ha detto oggi è stato orribile…è stato un bene che tu non lo abbia sentito, non oso ripeterlo…” le disse Luthien. Fu in quel momento che Faramir fece un passo in avanti. Le due cameriere sbiancarono e lo guardarono senza parlare per un attimo, poi abbassarono la testa in segno di rispetto, salutandolo rispettosamente. Lui guardò Gilraen per un momento, e quando si fu avvicinato alle due cameriere scosse la testa quasi impercettibilmente, un pò imbarazzato per quel saluto. "No.. vi prego. Non è necessario" disse con un sorriso gentile, "Dovrei essere io a salutarvi chinando il capo, per tutto quello che avete fatto per noi." Le due donne si guardarono per un attimo, e poi sorrisero alla coppia. “Cosa avete intenzione di fare adesso?” chiese Wren, risolutamente. "Ce ne andremo da qui. E subito." rispose lui, per poi avvicinarsi al donnone e posarle le mani sulle spalle. "Che sia il nostro segreto. Vi prego, non ditegli nulla.. punirebbe anche voi se sapesse, e non credo che potrei perdonarmelo.." Dopo aver annuito solennemente, Wren gli disse che avrebbero portato loro delle provviste e che avrebbero chiesto agli stallieri di preparare i loro cavalli. Luthien aiutò Gil a preparare il suo zaino, e meno di un'ora dopo lei e Faramir si trovavano già fuori le mura di Minas Tirith, cavalcando velocemente.
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