La raminga di Ithilien

Capitolo 2

 

La prima cosa che Gil vide quando aprì gli occhi fu Faramir.

Il ragazzo dormiva con un mezzo sorriso sulle labbra, stringendo al petto un piccolo quaderno rilegato in pelle, evidentemente consumato dall'uso.

Si alzò cercando di non far rumore, infilando le sue tuniche e gli stivali.

Avrebbe dovuto controllare i feriti e poi ripartire, ma non ne era affatto contenta.

Le piaceva stare là, le piaceva quel ragazzo dai profondi occhi blu, che adorava leggere e sognare a occhi aperti.

No. Decisamente non era contenta di ripartire.

"Buongiorno!" esclamò allegramente Beregond quando la vide uscire dalla tenda; era seduto in compagnia degli inseparabili Damrod e Mablung, che le sorrisero in segno di saluto e si scambiarono uno sguardo divertito prima di dedicarsi nuovamente alla loro colazione. Era decisamente presto e nell'accampamento le uniche persone sveglie erano loro e altri due uomini appena rientrati dal turno di guardia, ma il buon Beregond si era già premurato di preparare la colazione.

"Siedi con noi" le disse in tono gentile, "Hai fame?"

“Si, grazie!” gli sorrise lei, prendendo il piatto che l'uomo le stava porgendo.

“Come stanno i feriti?”

"Abbastanza bene da poter riprendere la marcia domani mattina" rispose l'uomo, che dopo aver posato il suo piatto la guardò con aria incuriosita e domandò: "Tu dove sei diretta?"

“Da nessuna parte…” rispose lei con un sorriso triste.

Non le piaceva parlare dei suoi affari privati, per questo si era meravigliata di averlo fatto con Faramir, ma la rattristava sapere di non avere nemmeno una casa.

“Credo che ripartirò in mattinata, continuando a vagare come faccio ormai da anni”

"Fermati con noi almeno fino a domani" rispose lui, "Resteremo accampati qui, e anche se non possiamo offrirti molto un pasto caldo e una tenda nella quale dormire non ti verranno negati di certo."

"Vero" confermò Mablung accompagnando la frase con un sorriso da monello, "E credo proprio che il nostro capitano sarà ben felice di offrirti la sua compagnia, fra le altre cose."

A quelle parole Damrod alzò lo sguardo al cielo con aria rassegnata, e scosse la testa.

"Non badare a lui" disse lanciando un'occhiataccia all'altro, "E' un caso senza speranza."

Sorridendo, Gilraen scosse la testa, guardando alternativamente i due uomini.

“Non vedo perché Faramir debba essere contento di farmi compagnia…”

"Di sicuro io lo sarei" rispose Mablung con aria vagamente maliziosa, e non fece in tempo ad aggiungere altro che il loro capitano uscì dalla tenda, salutando i presenti con un sorriso mentre andava a sedersi con loro.

"Fortuna che sei arrivato" esclamò un ben divertito Damrod, "Questo maleducato stava di nuovo importunando la nostra ospite. Immagino che adesso avrà una pessima opinione dei nobili uomini di Gondor.."

Il ragazzo ridacchiò in risposta, e le lanciò una breve occhiata prima di dedicarsi alla colazione.

Lei ridacchiò a sua volta, ripetendo quello che aveva detto il giorno prima.

“Come ti ho già detto non sono certo tipo da lasciarsi importunare…”

Alzandosi, salutò gli astanti e disse:”Voglio controllare i feriti e cambiargli le fasciature prima di ripartire”

Mablung e Damrod si scambiarono un'occhiata che diceva più di mille parole quando Faramir abbandonò il suo piatto e si alzò per seguirla. Beregond guardò alternativamente i due giovani e sorrise scuotendo la testa, per poi seguire il ragazzo con lo sguardo mentre si allontanava.

Quando Gilraen entrò in una tenda per controllare uno degli uomini feriti dagli orchetti nella battaglia del giorno precedente, Faramir entrò con lei. La aiutò con le fasciature senza dire niente, e quando ebbero finito indugiò per alcuni momenti con gli occhi nei suoi.

"Riparti così presto?"

Per qualche istante Gilraen si perse nell'intensità di quello sguardo, pensando di non aver mai visto degli occhi così belli, poi gli sorrise e rispose.

“Credo che la mia presenza qui sia inutile, e non vorrei essere un peso…”

Ridacchiando, continuò:”E credo che tu sia troppo impegnato per farmi da balia come suggerivano i tuoi uomini!”

Il ragazzo scosse la testa a quelle parole, e le sorrise: "Non credo proprio che tu abbia bisogno di una balia.." disse,  "..ma non nego che mi farebbe piacere se decidessi di unirti a noi almeno per un pò.. In caso di bisogno puoi combattere oppure darci una mano con i feriti, la tua presenza sarebbe tutt'altro che inutile."

Guardandolo negli occhi per qualche momento, e rispondendo al sorriso, Gil decise che forse sarebbe potuta restare un po' lì.

“Va bene, mi hai convinta…resterò qui! E chissà che un giorno non riesca davvero a portarti con me a Lothlorien…”

"Potrei prenderla come una promessa.." ridacchiò lui, "Sogno da sempre di visitare quei boschi."

“E io sarei felicissima di mostrarteli, davvero…” rispose lei sorridendo.

I due passarono quasi tutta la mattina a cambiare le fasciature ai feriti, e solo quando ebbero finito Gil si permise di riposare su un masso, poco distante dalla tenda dove aveva dormito con Faramir.

La leggera brezza le scompigliava i capelli, e il sole graziava la sua carnagione, facendola sembrare quasi lucente.

Il ragazzo sedeva poco distante in compagnia di Beregond. I due stavano discutendo riguardo la via più sicura da prendere per raggiungere Henneth Annûn, quando lo sguardo di Faramir cadde su Gilraen. Senza pensarci due volte estrasse il diario dallo zaino e si mise immediatamente al lavoro con gran zelo, temendo che la ragazza avrebbe cambiato posizione.

"...ma credo che quella sia la strada più breve." concluse Beregond annuendo solennemente. Quando si accorse che il suo interlocutore era assorto in tutt'altri pensieri scosse la testa sorridendo, e si sporse in avanti per dare un'occhiata alla sua opera cercando di assumere un'aria critica.

Quando Gilraen si girò a guardarlo, Faramir la stava osservando con un'aria soddisfatta sul volto.

Sorridendo, gli si avvicinò, e notò solo allora che stava scribacchiando su quella specie di diario che aveva anche la sera precedente.

Sporgendosi per guardare, non poté impedirsi di sgranare gli occhi.

“Faramir…è bellissimo…” sussurrò, posando gli occhi in quelli del ragazzo.

A quelle parole lui sorrise, e abbassò di nuovo lo sguardo sul diario per firmare l'opera e staccare la pagina, facendo bene attenzione a non rovinarla. Quindi la porse a Gilraen, e disse: "Magari guardandolo ti ricorderai di me, se le nostre strade si divideranno."

“Grazie…” mormorò. “Ma…più ti conosco e più penso che mi piacerebbe che le nostre strade non si dividessero mai…”

Lo guardò per un attimo negli occhi, prima di chinarsi e posargli un dolce bacio sulla guancia.

“Sei meraviglioso…” sussurrò, prima di allontanarsi, e tornare sulla roccia dov'era seduta, guardando il ritratto che le aveva fatto Faramir, studiando il tratto preciso e leggero.

Quel ragazzo la conosceva solo da un giorno ed era riuscito a cogliere ogni piccolo dettaglio del suo corpo. In quel disegno pareva esserci la vera essenza della sua anima.

Solo pochi minuti dopo il pranzo era pronto, e Mablung approfittò del fatto che Faramir era impegnato a riporre le sue cose nello zaino per andare a sedersi con Gilraen, sistemandosi proprio di fronte a lei, e porgerle un piatto.

"Ho sentito che ti unirai a noi per un pò.." esordì guardandola negli occhi, con un mezzo sorriso sulle labbra.

“Si…” rispose lei, prendendo il piatto che lui le stava porgendo.

"Ne sono felice" rispose lui, "E' una splendida occasione per conoscerci meglio, non trovi?"

“Il fatto che io ti parli non significa certo che m'interessa conoscerti meglio” rispose lei, alzandosi lentamente in piedi, con un'espressione poco raccomandabile sul viso.

“E ti consiglio di starmi lontano, perché i miei pugnali non perdonano”

Gli restituì il piatto, allontanandosi senza degnarlo d'uno sguardo, recandosi dove aveva lasciato Hartha.

Il cavallo sembrò felice di vederla, e lei gli diede una mela, frutto di cui era estremamente goloso.

Lo accarezzò per un po', parlandogli in elfico, cosa che servì molto a calmarla.

Non sopportava gli uomini che la guardavano in quel modo lascivo.

In un esercito bisognava sempre guardarsi le spalle, ed essere l'unica donna non aiutava per niente.

Se avesse lasciato che quegli uomini prendessero il sopravvento sarebbe stata costretta a ripartire.

Cominciò a strigliare il cavallo con forza, ripromettendosi di non abbandonare mai i suoi pugnali.

"Qualcosa non va?" domandò alle sue spalle un estremamente preoccupato Faramir, che si era affrettato a seguirla quando l'aveva vista allontanarsi in quel modo.

“Va tutto bene, non preoccuparti, so come sono i soldati e sono capace di difendermi…” sorrise lei, ricordando il ritratto che aveva conservato, e meravigliandosi di come lui la facesse sentire sempre allegra e serena.

Faramir non impiegò che un istante a cogliere il significato di quella frase, e scosse la testa con aria contrariata. Dopo aver sospirato profondamente le si avvicinò, fermandosi a pochi passi da lei.

"Parlerò io con Mablung" disse dolcemente, "Immagino che non sia piacevole come situazione.. e so bene che sei capace di difenderti, ma cerca di stare con me o con Beregond il più possibile, non andare mai in giro da sola."

“Non c'è bisogno che tu gli parli…dico davvero. Ma mi farebbe piacere stare con te…” rispose lei, posando per un attimo gli occhi nei suoi, prima di riportare l'attenzione su Hartha, per nascondergli l'emozione che aveva provato nel sentire quelle parole.

Quel ragazzo la faceva sentire stranamente vulnerabile, come non le era mai capitato.

Senza volerlo Faramir si ritrovò a sorridere fra sé e sé, ripensando a quelle parole. Mi farebbe piacere stare con te .. Fu in quel preciso istante che si rese conto di non desiderare altro che trascorrere più tempo possibile in compagnia di Gilraen, e allo stesso tempo si sentì profondamente onorato di avere la sua fiducia.

Dopo averla osservata per qualche momento le si avvicinò ancora e carezzò brevemente il cavallo, per poi spostare nuovamente lo sguardo su di lei.

"E' davvero molto bello" disse sorridendo, "Ha un nome?"

“Si chiama Hartha. E' un regalo di Haldir di Lorien…” rispose lei, carezzando dolcemente il muso vellutato di quel simpatico palomino che le ricordava sempre il suo amico, con quella sua criniera chiara e il manto di un colore molto simile a quello del miele.

"Speranza?" domandò lui con un sorriso, continuando ad osservare con attenzione il bellissimo animale.

“Conosci la lingua degli elfi?” chiese lei, posando gli occhi in quelli dell'uomo, e sorridendo alla novità.

"Non conosco che qualche parola, purtroppo" rispose Faramir ricambiando lo sguardo, e portò istintivamente una mano al viso della ragazza per sfiorarle una guancia con la punta delle dita.

"Sono felice che tu abbia deciso di rimanere.."

“E io sono felice che tu me lo abbia chiesto…” rispose lei in un sussurro, portando una mano al viso per stringere quella di Faramir.

Il ragazzo le sorrise dolcemente a quel contatto, e per lunghi momenti si perse nei suoi occhi, senza dire niente. Non c'era bisogno di dire niente. Desiderava più di qualsiasi altra cosa poterla abbracciare, ma non osò muoversi per paura che lei avrebbe frainteso le sue intenzioni.

Fu proprio Hartha a interrompere quel momento magico.

Col muso infatti spinse la ragazza, ricordandole che non aveva mangiato.

Ridacchiando, e staccando a malincuore gli occhi da quelli di Faramir, Gil gli diede la sua razione di biada, carezzandogli dolcemente la chiarissima criniera.

Poco prima del tramonto Faramir aveva affidato Gilraen alle cure di Beregond, e si era allontanato dall'accampamento diretto a un corso d'acqua poco distante con tutte le intenzioni di fare un bagno. Con un tono che non ammetteva repliche aveva chiesto a Mablung di accompagnarlo, e l'altro l'aveva seguito di buon grado.

Beregond non parlò per diversi minuti, intento ad affilare la sua spada. Quando infine ebbe riposto l'arma guardò la ragazza seduta accanto a lui con aria cordiale: "Mi spiace molto che ci siano stati dei problemi con i soldati, con Mablung in particolare. Non è un cattivo ragazzo, ma ha bisogno di una bella strigliata di tanto in tanto."

“Non è un problema. Vivo da sola da anni e ho dovuto imparare ad affrontare la vita da sola. So difendermi, e so come si comportano i soldati…Lo so che non è cattivo, semplicemente non mi va che si prenda troppe libertà” rispose lei in tono cordiale, regalandogli un sorriso.

Era un po' preoccupata dal fatto che Faramir aveva voluto parlare con Mablung, non voleva attirarsi le ire degli altri soldati, e non voleva che lui perdesse la simpatia dei suoi uomini a causa di una sciocchezza.

Quasi senza rendersene conto aveva portato una mano alla tasca dov'era riposto il ritratto che le aveva fatto Faramir.

Rimase a guardarlo, sorridendo inconsciamente, dimentica di tutto quello che la circondava.

A quella vista l'uomo sorrise, prima di volgere lo sguardo altrove.

"Faramir è un caro ragazzo" disse fissando un punto imprecisato davanti a sé, la voce carica di affetto. "E' come un figlio per me. Non ha avuto una vita facile a Minas Tirith, conosco bene suo padre e so cosa significa avere a che fare con lui. L'ha sempre ritenuto un incapace, troppo sentimentale e troppo interessato ai suoi libri per poter essere un buon soldato, e non si è mai preoccupato di nasconderlo. Ma non sa quanto si sbaglia.. Faramir è cresciuto molto più forte di quello che dà a vedere."

Si interruppe per un attimo e si voltò di nuovo a guardarla, posandole una mano sulla spalla.

"Tienilo stretto, il mio caro ragazzo." disse dolcemente, prima di alzarsi e raggiungere gli altri che pochi metri più in là si stavano occupando della cena.

Gilraen seguì l'uomo con lo sguardo, ripensando a quello che le aveva detto.

Non sapeva che i rapporti tra Faramir e suo padre non fossero buoni, e non si spiegava come suo padre non vedesse che ragazzo meraviglioso fosse, quanto fosse intelligente e sensibile, acuto e generoso.

Sicuramente non era un incapace.

E questo l'aveva capito dal primo momento.

Lanciando un'ultima occhiata a quel ritratto, la ragazza lo ripiegò con cura, e si avvicinò a Beregond.

“Non ho intenzione di farlo soffrire. E so bene che non è un'incapace…” gli sussurrò, evitando di farsi sentire dagli altri.

“Vado a controllare i feriti…”

Con un  ultimo sorriso al soldato, si recò in una tenda vicina, dov'erano stati sistemati i feriti più gravi.

Faramir e Mablung fecero ritorno all'accampamento poco più tardi, giusto in tempo per la cena. Mablung andò a sedersi vicino a Damrod, mentre Faramir si sistemò fra Gilraen e Beregond, salutando entrambi con un sorriso. Durante la cena discussero gli ultimi dettagli per la partenza, e decisero che si sarebbero messi in viaggio all'alba in modo da arrivare alle grotte di Henneth Annûn entro il tramonto. Dopo il pasto molti degli uomini si ritirarono immediatamente nelle loro tende, mentre altri rimasero attorno al fuoco per parlottare fra di loro e fumare la pipa.

Quando Faramir notò che la ragazza era piuttosto in disparte la raggiunse, andando a sedersi accanto a lei.

“Non vai dai tuoi uomini?” chiese lei, posando gli occhi nei suoi.

Lui ricambiò lo sguardo, esitando per un attimo prima di rispondere.

"Preferisco la tua compagnia ai loro racconti" disse sorridendo, "Posso stare un pò qui con te?"

“Certo…mi fa molto piacere” rispose lei con un sorriso.

“Ti manca molto la tua famiglia?” chiese lei ad un tratto.

"Mio fratello Boromir mi manca" annuì Faramir, che poi sospirò profondamente e si sforzò di sorriderle: "E' lui la mia famiglia."

Lanciandogli uno sguardo d'incoraggiamento, Gil gli sfiorò la guancia con le dita, per poi scendere a stringergli una mano tra le sue.

Non gli avrebbe imposto di parlare, lo avrebbe fatto solo se lo desiderava.

Lui esitò, stringendo a sua volta la mano di Gilraen, e quando infine si decise a parlare abbassò lo sguardo, incapace di guardarla negli occhi.

"Non ho mai avuto un buon rapporto con mio padre" disse, "Lui.. non vede niente di buono in me. Ha sempre preferito mio fratello per il suo carattere fiero e coraggioso e non ne ha mai fatto mistero.. non lo biasimo per questo, anch'io ammiro molto Boromir.. che ringraziando i Valar mi è sempre stato vicino, e mi vuole bene.."

Si fermò per schiarire la voce, e dopo aver preso un profondo respiro continuò: "Non credo che avrei trovato la forza per andare avanti se non ci fosse stato lui.. e ogni volta che si allontanava da casa per qualche motivo nostro padre faceva di tutto per rendermi la vita un inferno. Anche adesso è così, qualsiasi cosa io faccia non è mai abbastanza. Ma ho imparato a conviverci.."

“Mi dispiace…” mormorò lei.

Prendendogli delicatamente il mento con le dita, lo costrinse a guardarla.

“Io credo che tu sia una persona meravigliosa. E non capisco come tuo padre non se ne sia accorto…” gli sorrise, posando un dolcissimo bacio sul dorso della sua mano, senza staccare gli occhi da quelli del ragazzo.

"Senza dubbio sono molto fortunato, perché i Valar hanno voluto che io e te ci incontrassimo" sussurrò lui sorridendo, e le si avvicinò per accarezzarle il viso guardandola intensamente negli occhi.

Chiudendo gli occhi, Gil gli posò un delicato bacio sulle labbra, staccandosi da lui prima che la situazione sfuggisse al suo controllo.

“Credo sia meglio andare a dormire, domani dovremmo camminare parecchio” mormorò lei, imbarazzata da quello che aveva appena fatto.

Non arrischiò che un'occhiata in direzione del ragazzo, sorridendo debolmente e dirigendosi a passo svelto verso la loro tenda.

Lui la seguì con lo sguardo mentre si allontanava, il cuore che gli batteva a mille e un sorrisino contento sulle labbra, cercando di registrare il fatto che lui e Gilraen si erano appena baciati. Un rapido bacio a fior di labbra, sì, ma pur sempre un bacio. Significava che anche lei provava interesse nei suoi confronti, e quella era la cosa più importante. Fino a quel momento non aveva osato sperarci.

Dopo un'ultima occhiata alla tenda si decise finalmente a raggiungerla e si alzò, seguito dallo sguardo di un sorridente Beregond. Una volta entrato sedette sul suo giaciglio e tolse gli stivali lasciando indosso tutto il resto anche questa volta, compresa la tunica. Bacio o no, non voleva rischiare di metterla a disagio. Quando si fu sistemato sotto le coperte si stese su un fianco, trovandosi faccia a faccia con lei.

"Buonanotte.." mormorò sorridendo.

“Buonanotte” sussurrò lei, ricambiando il sorriso e chiudendo gli occhi, addormentandosi solo pochi minuti dopo.

La mattina seguente Beregond svegliò entrambi prima dell'alba, e si premurò di preparare la colazione anche per loro mentre i due erano impegnati a smontare e piegare la tenda. Duilin, uno degli arcieri, si occupò di preparare le provviste per il viaggio insieme a suo fratello Derufin mentre Damrod e Anborn si assicuravano che tutti i soldati rimasti feriti in battaglia fossero in condizione di affrontare il viaggio.

Quando furono tutti pronti si misero in marcia, Faramir alla testa del gruppo con Gilraen e Beregond e i raminghi a chiudere la carovana, in modo da proteggere i convalescenti da eventuali pericoli.

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