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Capitolo 11 Il mattino seguente, Gil si stava allenando con la spada insieme a Eomer, quando un servitore corse verso di loro annunciando che Eowyn si era svegliata. “Lord Boromir e Lord Faramir sono già da lei” Quelle parole non fecero altro che infiammare ancora di più la gelosia della ragazza, che si affrettò a seguire Eomer alle Case di Guarigione. Quando il Rohirrim vide che sua sorella stava addirittura sorridendo, sopraffatto dalla gioia si girò e abbracciò strettamente Gil, un sorriso felice sul suo viso. Lei di contro aveva il volto scuro. Nonostante fosse ferita, gli occhi di Eowyn non lasciavano mai Faramir, ridacchiando a ogni sua battuta. Eomer si avvicinò alla sorella e le sorrise. “Come ti senti? Sai sono stati loro a salvarti?” disse, indicando Faramir e Boromir. "Me l'hanno detto" disse lei lanciando un'eloquente occhiata all'oggetto dei suoi desideri, "E non credo che li ringrazierò mai abbastanza..." Un estremamente imbarazzato Faramir sospirò, facendo del suo meglio per non apparire esasperato, e volse lo sguardo in direzione di Gilraen in cerca di conforto. Boromir, dal canto suo, stava osservando Eowyn con aria palesemente divertita, e commentò sorridendo: "Ci avete ringraziati a sufficienza, Eowyn. E vi assicuro che la migliore ricompensa sarà vedervi presto in piedi e perfettamente guarita." Dal canto suo la ragazza continuava a fissarla in cagnesco, non volendo far nulla per nasconderlo. Poco dopo arrivò una curatrice che chiese di lasciar riposare Eowyn. Eomer sarebbe rimasto con lei, e Gilraen uscì dalle case di guarigione e sellò Hartha, uscendo dalle mura della città per avviarsi all'Ithilien. I due fratelli trascorsero gran parte del pomeriggio insieme, occupandosi dei loro cavalli e discutendo con Aragorn riguardo il futuro del regno e la ricostruzione di Osgiliath. Molti degli abitanti della città semidistrutta si erano rifugiati a Minas Tirith, ma quella situazione pesava a tutti ed era fondamentale organizzarsi immediatamente per risolverla, pena il malcontento del popolo. Quando tornò in città era ormai buio. Gil dissellò Hartha e si avviò verso la sua camera, dove prese un telo e degli indumenti puliti prima di dirigersi verso la sala da bagno. Dopo un lungo bagno rilassante, si asciugò con cura e si rivestì, camminando lungo i silenziosi corridoi di palazzo. Fu molto sorpresa di trovare Eomer che la stava aspettando, e s'impose di non sbuffare quando lo vide. Non le aveva dato un attimo di respiro, era stato la sua ombra per tutto il giorno, tranne quando era riuscita a fuggire senza essere vista verso le terre dell'Ithilien. “E' piuttosto tardi, non dovresti essere già a letto?” gli chiese lei. “Volevo vederti prima di andare a dormire” sorrise lui, con un'aria piuttosto galante sul viso. “Volevo vederti perché so già che sarai nei miei sogni. Non ho fatto che pensare a te per tutto il giorno” “Eomer… devi aver frainteso…io non..” cominciò lei, cercando le parole per non sembrare troppo sgarbata. Fu interrotta dall'improvvisa apparizione di Faramir, e sospirò profondamente lanciandogli un'occhiata carica di gratitudine. “Continueremo domani, buonanotte” le disse Eomer prima di congedarsi e incamminarsi in direzione della sua stanza. Faramir stavolta non risparmiò un'occhiataccia al Rohirrim e lo seguì con lo sguardo mentre si allontanava, aggrottando minacciosamente le sopracciglia. Volse dunque le sue attenzioni all'amata, e mormorò: "E' soltanto una mia impressione o il nostro ospite mira a diventare la tua ombra?" Lei ridacchiò e si avvicinò a Faramir, abbracciandolo prima di posare le labbra sulle sue e catturarle in un lungo e dolce bacio. “E cosa dovrei dire io? Eowyn non ti stacca gli occhi di dosso…” gli disse, quando si furono staccati. "Beh, Eowyn è bloccata a letto e dunque decisamente inoffensiva" disse lui con aria divertita, "Suo fratello in compenso mi pare che goda di ottima salute.. anche troppo!" “Ma a me non interessa affatto lui… io amo te… e guai a Eowyn se prova a mettersi tra noi due…” mormorò lei, senza staccare gli occhi dai suoi. "E a me non interessa affatto Eowyn" mormorò lui sulle sue labbra, "Ti amo da morire e guai a te se osi dubitarne anche per un istante.." Sorridendo contro le sue labbra, lei aprì la porta della sua stanza con una mano, tirandolo all'interno e chiudendo a chiave dietro di loro. Quella mattina Eowyn era stata dimessa dalle Case di Guarigione, e Gil aveva tutte le intenzioni di non staccarsi da Faramir per poterla tenere sotto controllo. Cosa che le risultò impossibile perché Eomer le aveva chiesto di mostrarle la città e Boromir non c'era. Non potendo rifiutare, lei uscì a malincuore, non prima di aver lanciato un'occhiataccia di avvertimento a Eowyn. I due rimasero nel salone, comodamente seduti su due morbide poltrone, l'uno di fronte all'altra. Il ragazzo si era premurato di portare con sé uno dei suoi libri, in un disperato tentativo di evitare una qualsiasi conversazione e quindi spiacevoli malintesi. Sapeva bene che il suo temperamento mite gli avrebbe impedito di respingerla apertamente, solo per il timore di ferirla o risultare sgarbato, e preferì non correre rischi. Eowyn rimase in silenzio per qualche minuto mentre lo osservava con attenzione, totalmente immerso nella lettura. La luce del sole filtrata dalla finestra alle sue spalle lo avvolgeva in un caldo chiarore quasi irreale, facendo somigliare i suoi capelli a tanti sottili fili d'oro, e il suo viso pareva quasi risplendere di luce propria. Improvvisamente alzò lo sguardo dal libro per un istante e la ragazza si ritrovò a trattenere il respiro, folgorata da quel lampo di blu. Il cuore prese a batterle furiosamente in petto, solo per quello scambio di sguardi durato una frazione di secondo, e si sentì travolgere da un'ondata di amore per lui. Posò gli occhi su quelle labbra appena dischiuse, così piene e invitanti, quelle labbra che tanto avrebbe voluto sentire sulle sue, e si decise infine a fare il primo passo. "Di cosa parla?" Faramir alzò nuovamente lo sguardo, e il cuore di Eowyn mancò certamente più di un battito. "Il vostro libro, intendo." si affrettò ad aggiungere. "Leggende" rispose lui accennando un sorriso, "Antiche leggende sugli Elfi e sui boschi di Lothlorien." "Dev'essere molto bello davvero" disse Eowyn sorridendo, "Vorreste leggermi qualche passaggio?" "Naturalmente" rispose Faramir, annuendo. Adorava leggere per qualcuno brani dai suoi libri preferiti, era una cosa che faceva spesso e anche se in quel caso era stata Eowyn a domandarlo gli sembrava una richiesta del tutto innocente. Ma non sapeva quanto si sbagliava. Stava scorrendo le pagine alla ricerca di uno dei suoi passaggi favoriti quando la ragazza gli posò una mano sulla spalla, inducendolo ad alzare lo sguardo. Era in piedi davanti a lui, e gli sorrise mentre saliva lentamente a carezzargli i capelli. Prima che Faramir avesse modo di reagire si era già seduta sulle sue ginocchia, il viso a pochi centimetri dal suo. Incapace di muoversi si limitò a guardarla con gli occhi sbarrati per la sorpresa e per lo sgomento, ma riuscì a ritrarsi in tempo quando lei cercò di baciarlo. "No.." protestò debolmente, "Vi prego.." Il libro finì sul tappeto con un tonfo sordo, mentre Faramir si districava dal suo abbraccio e cercava disperatamente di alzarsi. Una volta riuscito nel suo intento si allontanò a passi veloci, troppo sconvolto per riuscire a dire qualsiasi altra cosa, e una amareggiata Eowyn si lasciò cadere nuovamente sulla poltrona con le lacrime agli occhi. Gil e Eomer tornarono per pranzo e la ragazza fu alquanto stupita dall'assenza di Faramir e Eowyn. Lanciò un'occhiata interrogativa a Boromir, prima di riportare la sua attenzione al cibo, cercando di distrarsi. Non le piaceva affatto. Mentre stava tornando in camera sua, incontrò Luthien, che le porse un libro. “E' di Faramir” si affrettò a rispondere, notando l'occhiata confusa dell'amica. “Perché lo hai tu?” “Gil…vieni con me, ho bisogno di parlarti” le disse, prendendole la mano e portandola in camera sua. Scelse con cura le parole da usare, cercando di non turbarla troppo. “Questa mattina stavo pulendo la sala piccola. Nel salone a fianco c'erano Lord Faramir e Lady Eowyn. Lui stava leggendo e…Oh Valar…”. Non poteva continuare. Non poteva dirle cosa le aveva fatto quell'uomo che tanto amava. “Cos'è successo, Luthien?” chiese a quel punto la ragazza, preoccupata dal comportamento strano dell'amica. “Ad un tratto lei si è alzata dalla sua poltrona e gli ha carezzato i capelli. Un istante dopo si era seduta sulle sue ginocchia e stava avvicinando le labbra alle sue per baciarlo… A quel punto sono corsa via, non volevo che mi scoprissero” spiegò, non osando guardarla in viso. “Sono tornata circa mezz'ora dopo e ho trovato solo il libro per terra, non c'era traccia di Faramir e Eowyn… Mi dispiace…tanto…” Senza rispondere, Gil uscì dalla stanza, il volto pallido e tirato. Entrò in camera di Faramir senza nemmeno bussare, temendo di vederlo avvinghiato a Eowyn, ma invece notò che stava parlando con Boromir. “Hai detto che mi amavi…” mormorò, stringendo forte a sé il libro. “Mi hai chiesto di fidarmi di te…come hai potuto? “ Ricordò il libro solo il quel momento, guardandolo come se lo avesse visto per la prima volta. In un impeto di rabbia lo tirò verso di lui. “ Come hai potuto?” gridò, lanciandogli un'occhiata carica di disprezzo e scappando via. "Ma cosa.." iniziò un ben confuso Boromir, ma l'altro era già uscito per seguire Gilraen. Il gondoriano raccolse il libro del fratello e lo posò sulla scrivania, scuotendo la testa fra sé e sé, domandandosi cosa fosse mai successo per farla reagire in quel modo. Faramir nel frattempo era riuscito a raggiungerla in corridoio, e la trattenne per un braccio senza troppi complimenti inducendola a fermarsi. "Per i Valar!" esclamò, "Si può sapere cosa ti prende?" “L'hai baciata…” mormorò lei, prima di liberare il braccio dalla sua presa e correre via in lacrime, chiudendosi in camera sua. Non avrebbe dovuto fargli vedere quanto stava male. Era stata una stupida, non avrebbe dovuto dargli quella soddisfazione. Lui non bussò, sapendo bene che in ogni caso Gilraen si sarebbe rifiutata di aprire. Incrociò caparbiamente le braccia davanti al petto e si appoggiò alla parete accanto alla sua porta, restando in attesa. Sarebbe uscita, prima o poi. E lui non aveva alcuna intenzione di muoversi da lì fino ad allora, al costo di aspettare per un giorno intero. Verso sera, non sentendo nessun rumore dall'esterno, Gil aprì la porta per andare nella sala da bagno. Quasi gridò quando si trovò davanti Faramir. Era rimasto lì tutto quel tempo! Non trovando niente da dire, rimase semplicemente a guardarlo, gli occhi di nuovo bagnati dalle lacrime. Faramir la guardò a lungo negli occhi senza muoversi di un solo centimetro, finché portò una mano al suo viso per asciugare una lacrima sfiorandole la guancia, e sussurrò: "Non è accaduto nulla.. credimi te ne prego.." Lei cercò nel suo sguardo una qualsiasi traccia di menzogna, ma non ve ne trovò. “Fa male, lo puoi capire?” sussurrò con un filo di voce, prima di lanciarsi tra le sue braccia squassata dai singhiozzi. "Lo capisco, sì.." mormorò Faramir chiudendo gli occhi, mentre la stringeva forte al suo petto. "E' colpa mia. Avrei dovuto mettere bene in chiaro come stanno le cose prima di arrivare a questo punto. Ha cercato di baciarmi.. ma non.. non è successo, e me ne sono andato senza dire una parola. Non mi sarei mai aspettato una cosa del genere.." Senza una parola, Gil alzò la testa a guardarlo, il volto ancora rigato dalle lacrime, e lo guidò all'interno della sua stanza, per poi chiudere la porta a chiave. Con una lentezza esasperante, e senza staccare gli occhi dai suoi, si svestì e poi slacciò la tunica al suo amato. Quando furono entrambi nudi, gli si avvicinò di nuovo, stringendosi a lui e lo baciò con passione. “Tu sei mio…mio…” sussurrò contro le sue labbra. "Lo sarò per sempre" mormorò lui in risposta, e la reclamò di nuovo le sue labbra per poi scendere lentamente sul collo e sulle spalle con una scia di baci, fino ad inginocchiarsi di fronte a lei per dedicarsi ai suoi fianchi, mentre le accarezzava le gambe con lunghi movimenti lascivi. La mattina seguente, mentre erano ancora addormentati, qualcuno bussò alla porta. Gilraen infilò una tunica e dei pantaloni, e andò ad aprire. “Buongiorno, principessa! Mi chiedevo se ti andasse di fare colazione con me!” “Eomer…ci vediamo nel salone principale, d'accordo?” rispose lei, strofinandosi gli occhi. “Va bene, allora a dopo!” sorrise lui, allontanandosi. Faramir aveva ascoltato quello scambio di battute dal letto, e quando Gilraen richiuse la porta si sollevò sui gomiti per guardarla con aria contrariata, sospirando. "C'è da dire che è tenace.." commentò con una smorfia, e lanciò un'occhiataccia in direzione della porta. Ridacchiando per quella reazione così poco consona al suo amato, Gil gli si avvicinò e per togliergli ogni dubbio lo baciò fino a togliergli il respiro,e dopo restò a guardarlo per lunghi momenti, prima di sussurrargli tutto il suo amore e la sua devozione. Quando entrambi si furono preparati per la colazione uscirono insieme dalla stanza, e una volta in corridoio Faramir si affrettò a prenderla per mano: voleva che fosse ben chiaro cosa c'era fra loro, soprattutto a Eomer e sua sorella, e non lasciò la presa neanche quando fecero il loro ingresso nel salone. Prima di sedersi a tavola, ignorando il sorrisino malizioso che le aveva lanciato Boromir, Gil guardò negli occhi il suo Faramir e gli sorrise prima di baciarlo dolcemente. A quella scena, Eomer rimase a bocca aperta, lanciando un'occhiata sorpresa alla sorella. Eowyn sembrò non accorgersene, pietrificata com'era a fissare la coppia. Quando riuscì a recuperare un minimo di contegno abbassò in fretta lo sguardo sulla sua colazione, scuotendo la testa fra sé e sé. "Bene alzati" disse allegramente Boromir, "Avete dormito bene, immagino?" "Benissimo, grazie." rispose prontamente Faramir, il volto illuminato da un sorriso a dir poco raggiante. "E tu, cognatina ?" “Molto bene, grazie”, disse lei, sedendosi accanto a Faramir. “Cognata?” chiese Eomer, ancora incapace di pensare chiaramente. “Siete sposati?” "Lo saremo presto." rispose Faramir mentre alzava lo sguardo per lanciargli una breve occhiata, tornando ad occuparsi del suo pasto subito dopo. "Vero." confermò Boromir sorridendo. Il gondoriano ci stava evidentemente prendendo gusto, poiché appoggiò i gomiti sul tavolo e si sporse lievemente in direzione della coppia, facendo il possibile per assumere un'aria casuale, e disse con un largo sorriso: "Io credo che sarebbe una buona idea definire una data, non credete?" “Per quanto mi riguarda possiamo sposarci anche domani” sorrise Gil, sostenendo il suo sguardo. “In ogni caso non mi piacciono le cerimonie troppo pompose… solo che mi piacerebbe visitare Lothlorien e Dol Amroth subito dopo…” Eomer continuava a guardare i due, sconvolto da quella notizia. Aveva passato tutta la notte a parlare di Gilraen con sua sorella, e lei gli aveva parlato di Faramir fino alla nausea. Un'occhiata ad Eowyn gli fece capire che sarebbe stato meglio partire al più presto. "Possiamo anche sposarci da soli con due testimoni, per come la vedo io" disse Faramir, prendendo una mano della ragazza e guardandola intensamente negli occhi. "Mi basta sposarti il prima possibile." Evidentemente Eowyn non gradì affatto tali manifestazioni d'affetto, poiché si alzò frettolosamente dal suo posto scusandosi con i presenti e uscì altrettanto frettolosamente dalla stanza. Eomer guardò la sorella, e dopo essersi scusato, si allontanò velocemente per seguirla. Dopo colazione, Gil lasciò Faramir con Beregond, e andò nella bella biblioteca di palazzo. In quella stanza regnava un'atmosfera surreale, di silenzio e tranquillità. La luce filtrava dalle grandi finestre, e illuminava la grande sala, con le pareti occupate dagli scaffali in legno di mogano, carichi di libri. Un camino e delle poltroncine servivano a rendere l'atmosfera più intima, e Gil scelse un libro di leggende di Gondor, e andò a sedersi su un morbido cuscino, godendosi il silenzio. Qualche tempo dopo un sorridente Faramir fece capolino nella stanza, e dopo aver richiuso la porta alle sue spalle indugiò a lungo sulla soglia ad osservarla. "Lo sai che sei bellissima?" “E tu sei sempre troppo galante” ridacchiò lei, guardandolo negli occhi. “Vieni qui a farmi compagnia…” Lui non esitò e andò a sedersi dietro di lei, circondandola con un caldo abbraccio e posando il mento sulla sua spalla per sbirciare le pagine del libro che la ragazza teneva in grembo. Quindi la baciò affettuosamente sulla guancia, e sussurrò: "Parlavo sul serio prima.. davvero non vedo l'ora di sposarti.." “Anche io...e lo sai…” sorrise lei, girandosi a guardarlo, e piegando la testa di lato per appoggiarla alla sua. “Ti amo tanto” Faramir la baciò dolcemente sulle labbra, e sorrise quando si ritrasse per guardarla negli occhi. "Boromir mi ha detto che può occuparsi personalmente di organizzare la cerimonia.. come la vogliamo noi. Niente di troppo pomposo o regale. Non è un pensiero carino da parte sua?" “Tuo fratello ti adora. E' un uomo veramente eccezionale…” disse lei. E lo pensava sul serio. “Che ne dici se fissiamo la cerimonia per il mese prossimo? Qualcosa di molto intimo, solo per noi… e poi potremmo andare a Dol Amroth, oppure a Lothlorien…” "Perché non entrambi?" ridacchiò Faramir, "Il mio fratellone mi ha promesso una lunga, lunghissima vacanza, e intendo sfruttarla nel migliore dei modi." Senza parlare, lei gli regalò un bellissimo sorriso prima di avvicinare le labbra alle sue e baciarlo dolcemente, cercando di esprimergli con quel gesto tutto l'amore che provava per lui.
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