La raminga di Ithilien

Capitolo 10

Il giorno della battaglia era arrivato.

D'accordo con Gandalf, gli eserciti di Gondor, Rohan e di Lothlorien avrebbero affrontato il nemico nei campi di Pelennor.

Nonostante Gilraen avesse cercato di dissuaderli, Haldir e Faramir erano scesi in campo.

Mentre aspettavano l'arrivo del nemico, Gil si trovava tra il principe Legolas e Haldir, e accanto a loro si erano sistemati Rumil e Orophin.

Di tanto in tanto la ragazza lanciava un'occhiata in direzione di Faramir.

Un rohirrim lo guardava insistentemente, trovando ogni scusa per avvicinarsi a lui o anche solo sfiorarlo.

Quel soldato aveva qualcosa di strano, ma lei non era ancora riuscita a capire cosa fosse, anche se si era ripromessa di scoprirlo presto.

Faramir aveva preso il suo posto accanto al fratello, e non sembrava curarsi delle eccessive attenzioni del Rohirrim. Di tanto in tanto lanciava una breve occhiata e un mezzo sorriso a Gilraen, implorandola silenziosamente di fare attenzione. Dal canto suo, Boromir pareva assolutamente indifferente a tutto ciò ed estremamente concentrato sull'imminente battaglia, lo sguardo fisso sull'esercito nemico sempre più vicino e la mano destra già pronta sull'elsa della spada.

Gil era talmente concentrata che non si accorse di come aveva avuto inizio la battaglia. Si lanciò con violenza nella mischia, prima lanciando a gran velocità le sue frecce, poi mettendo da parte l'arco per sguainare la spada e cominciare ad affettare senza pietà gli uruk-hai che correvano verso di lei.

Ad un tratto la sua attenzione ricadde su Boromir, a pochi metri da lei, che combatteva furiosamente, ma sembrava non essersi accorto del mostro che si avvicinava minacciosamente alle sue spalle.

Senza esitare, Gil lo spinse da parte quando la creatura caricò, e affondò la spada prima nella sua spalla e poi gli staccò la testa con un unico fluido movimento.

Boromir la guardò intensamente negli occhi, uno strano mezzo sorriso sulle labbra, prima di buttarsi nuovamente nella mischia e richiamare i suoi. Faramir si trovava qualche metro dietro di loro, e lanciava frecce a ripetizione con una freddezza invidiabile. Boromir lo osservò per un attimo, alto e fiero fra i corpi senza vita degli uruk-hai, e si ritrovò a sorridere fra sé e sé nonostante le circostanze. Il suo fratellino era decisamente diventato un uomo, e in quel momento più che mai stava involontariamente facendo bella mostra di tutto il suo orgoglio, quello stesso orgoglio di solito mitigato e tenuto a bada dalla sua indole gentile. Era il ritratto della tranquillità, Faramir. Ma sotto, sotto quell'apparenza di pacata serenità, si nascondeva un degno guerriero. Boromir non ne aveva mai dubitato, ma vederlo veramente in azione per la prima volta quasi lo emozionò.. E si chiese per l'ennesima volta come il loro padre avesse potuto essere tanto cieco da non accorgersi di tutto ciò, da non essere fiero di quel ragazzo almeno quanto lo era lui.

Rumil si guardò intorno per un attimo. La battaglia durava ormai da ore, e il campo era ricoperto dei corpi senza vita di Uruk-hai, uomini ed elfi.

Lo sguardo ricadde su Gilraen, che combatteva senza paura, minuta eppure incredibilmente forte, che affondava senza pietà, atterrando moltissimi nemici in poco tempo.

Ricordò la prima volta che la vide, era poco più che una bambina, e lui e Haldir la fermarono ai confini di Lorien, bloccandole l'accesso. Nonostante fosse piccola e disarmata era riuscita a tenergli testa, per niente intimidita da loro, intenerendo suo fratello Haldir che l'aveva accompagnata da Lady Galadriel.

Le avevano insegnato a combattere, a cacciare e a difendersi, e lei aveva assorbito tutte le loro lezioni come se fosse una spugna, ansiosa di apprendere quanto più possibile.

Aveva sempre sospettato che Haldir nutrisse un profondo sentimento per lei, forse persino amore, ma non si era mai fatto avanti, suo fratello era troppo orgoglioso e aveva un forte senso dell'onore. La differenza di età tra loro era enorme, per non contare il fatto che lui era immortale e lei non lo era.

Non le aveva mai nemmeno lasciato intendere quali fossero i suoi veri sentimenti, comportandosi come se lei fosse una sorella minore, e Rumil aveva sempre invidiato la sua forza di volontà.

Anche in quel momento combattevano fianco a fianco, proteggendosi inconsciamente a vicenda.

Gil si guardò attorno e sorrise a Rumil, che la stava osservando.

I nemici erano diminuiti e sembrava che volessero ritirarsi.

Non riusciva a scorgere né Boromir né Faramir e sperò con tutto il cuore che stessero bene.

Quando si accorsero di essere in netta inferiorità numerica, i pochi superstiti dell'esercito nemico pensarono bene di battere in ritirata a tutta velocità.

Ad una estremità del campo disseminato di cadaveri e corpi agonizzanti i due fratelli si stavano precipitando a soccorrere uno dei Rohirrim, ferito solo qualche momento prima dalla spada di un uruk-hai, e privo di sensi. Era stato ferito all'altezza del torace, e una volta rimossa l'armatura Boromir si apprestò a strappare la tunica per esaminare la ferita. Non si fermò che qualche momento dopo, gli occhi enormi per lo sgomento, e spostò lo sguardo sul fratello con aria incredula.

"Che cosa c'è?" domandò Faramir, palesemente preoccupato. Non gli risultava che prima di allora il fratello, grande e grosso com'era, si fosse mai lasciato impressionare da una ferita.

"Togli l'elmo" rispose Boromir un pò esitante, cercando di mantenere la calma.

Faramir seguì le istruzioni del fratello. Quando infine vide il volto del soldato lasciò cadere a terra l'elmo, e l'espressione che aveva in viso avrebbe fatto pensare che si fosse trovato davanti l'Oscuro Signore in persona.

Rumil e Gilraen si avvicinarono a loro, per verificare le condizioni del soldato ferito.

Quando la ragazza si accorse che dalla tunica strappata emergeva un corpo femminile, lanciò un'occhiata fredda a Faramir.

Quello era il rohirrim che continuava a guardarlo.

Era una donna, e si trovava seminuda tra le braccia del suo fidanzato.

Rendendosi conto che la situazione si stava facendo pericolosa, Rumil lanciò un'occhiataccia a Faramir, e riportò Gil dagli altri, passandole un braccio intorno alle spalle.

Cercando di riguadagnare un po' di contegno, lei si diede da fare con gli altri soldati, ignorando del tutto Faramir e il fratello, e poco dopo li superò al galoppo per seguire Haldir, Rumil e Orophin che si stavano dirigendo a palazzo.

Una volta trasportata la ragazza ferita fino alle Case di Guarigione i due fratelli fecero a loro volta ritorno a palazzo. Si medicarono a vicenda le ferite, e dopo ciò Boromir sparì immediatamente nelle sue stanze, ansioso di fare un bagno e cambiare i vestiti. Faramir invece si mise alla ricerca di Gilraen, con tutte le intenzioni di chiarire la situazione. Era evidente che aveva frainteso.

Dal canto suo, la ragazza non aveva nessuna intenzione di essere trovata, e accortasi che lui la stava cercando si era dileguata.

Un preoccupatissimo Rumil era andato con lei, e l'aveva accompagnata a fare un bagno.

Quando si fu cambiata, Gil decise di uscire di nuovo a cavallo, e aiutare gli altri che erano rimasti sul campo di battaglia a prestare le prime cure ai feriti.

Quella sera Faramir si ritirò nella sua stanza prima di cena, esausto dopo la battaglia. Dopo aver mangiato un boccone Boromir si trattenne nel salone in compagnia di un libro e di un calice di idromele, comodamente disteso sul divanetto di fronte al camino e più rilassato che mai.

Gil e Rumil tornarono molto tardi, e furono accolti da Luthien.

“Vi ho lasciato della carne e delle patate in caldo. Posso portarveli in camera?” chiese la cameriera in tono gentile.

L'elfo guardò l'amica e poi riportò la sua attenzione sulla cameriera, annuendo e sorridendole.

Passarono distrattamente nel salone, senza accorgersi della presenza di Boromir.

“Sono esausta…”

“Ti avevo detto di andare a riposare, invece di buttarti nel lavoro per non pensare a quello che hai visto” la rimproverò Rumil, lanciandole un'occhiata severa.

“Non ne voglio parlare… vieni in camera, così mangiamo qualcosa e andiamo a letto”

Quando ebbero finito di cenare, i due si addormentarono sul divano della camera di Gil quasi senza accorgersene, distrutti da quella giornata decisamente lunga.

Il mattino seguente, Gil si recò nelle Case di Guarigione per verificare le condizioni dei soldati feriti, e notò che accanto alla ragazza che era stata ferita il giorno precedente sedeva un uomo alto, biondo come lei, dagli occhi di ghiaccio.

Il corpo muscoloso e ben modellato fece capire a Gil che si trattava di un guerriero.

Come se avesse sentito di essere osservato, lui alzò lo sguardo a incrociare il suo.

Si alzò e le si avvicinò, facendole segno di seguirlo all'esterno.

“La conosci?” chiese lei, incapace di tenere a freno la sua curiosità.

“E' mia sorella” rispose tristemente il guerriero.

“E' stata molto coraggiosa in battaglia…” disse la ragazza, cercando in qualche modo di consolarlo.

“Non sarebbe dovuta venire…si è nascosta tra i soldati e io non me ne sono accorto, credevo che fosse al sicuro a Edoras,e invece…”

“Se la caverà, è solo questione di tempo. Una guaritrice mi ha detto che la spada non ha leso nessun organo vitale, quindi non è in pericolo” disse ancora lei, poggiandogli una mano sulla spalla in segno d'incoraggiamento.

A quel punto lui alzò lo sguardo e sembrò vederla per la prima volta.

Era vestita come un guerriero, e portava due pugnali legati alla cintura. I lunghi capelli corvini scendevano liberi sulle spalle e quegli occhi sembravano riuscire a vedere direttamente nella sua anima.

“Sono un maleducato, non mi sono neppure presentato” sorrise lui, un po' imbarazzato. “Il mio nome è Eomer, sono il nipote di Re Theoden”

“Io sono Gilraen, è un piacere conoscerti” sorrise lei di rimando.

Poi sembrò pensare meglio alle sue parole. Re Theoden era morto. Qundi quel ragazzo era il nuovo re di Rohan.

I due passeggiarono per un po' nei giardini, parlottando come vecchi amici.

Ad un tratto Eomer sentì di non riuscire più a nascondere quello che aveva dentro di sé.

“Ieri sul campo di battaglia…ho visto quasi tutti i miei uomini morire. Poi mi hanno detto che mio zio Theoden era caduto. E ancora dopo ho visto Eowyn riversa in un lago di sangue, e ho creduto di averla perduta per sempre” confessò lui, la voce poco più di un sussurro, gli occhi che fissavano un punto imprecisato davanti a lui.

“Ho creduto di essere solo. Di aver perso tutta la mia famiglia. Allora la rabbia ha preso il sopravvento e ho perso lucidità. Ho ucciso moltissimi nemici ma…non è quello che mi pesa”

“Eri sconvolto… è normale…” mormorò dolcemente lei, prendendogli la mano.

“No…non è normale. Io… mi divertivo a ucciderli. Provavo piacere nel farlo, pensando che quei mostri avevano portato via tutta la mia famiglia… non mi era mai successo prima d'ora…”

Notando che l'uomo era sull'orlo delle lacrime, Gil lo abbracciò affettuosamente, cercando di calmarlo.

“Avevo bisogno di confessarlo a qualcuno… ora…mi sento molto meglio…” sorrise lui dopo un po'.

“Bene! Allora andiamo a mangiare qualcosa, va bene? Tra non molto sarà servito il pranzo” disse lei, entusiasticamente, alzandosi in piedi e aiutandolo a fare lo stesso.

I due entrarono nel salone principale, e salutarono Haldir e i suoi fratelli.

Faramir era seduto al suo posto e li stava osservando, così Gil gli si avvicinò, e prese posto accanto a lui.

Eomer si sistemò vicino a lei, e sorrise al ragazzo.

“Lord Faramir. So che ieri siete stato tra i primi a soccorrere mia sorella Eowyn. Ve ne sono veramente grato”

"Dovere." rispose cortesemente Faramir, "Sono io che devo ringraziarvi di aver combattuto per Gondor al nostro fianco. E anche vostra sorella si è battuta con gran valore, tanto che io e Boromir eravamo convinti di avere a che fare con un soldato."

Quando sentì quelle parole Gil non potè fare a meno di sentirsi di nuovo gelosa.

Non sapeva cosa le fosse preso il giorno precedente, e nemmeno perché le desse così fastidio quella ragazza, ma il modo in cui aveva guardato Faramir non le era piaciuto per niente, e sentiva che non poteva fidarsi troppo di lei.

Decisa a ignorare quella conversazione, si concentrò sul suo pranzo.

“Non sarebbe dovuta essere lì, ma non ha mai imparato ad ascoltare quello che le dico” ridacchiò Eomer.

"Credo che quella sia una prerogativa di tutti i fratelli minori, se può consolarvi" si intromise Boromir sorridendo, con un'occhiata divertita a Faramir che gli sedeva di fronte. Il ragazzo sorrise a sua volta, scuotendo lievemente la testa, ma non replicò.

Eomer era impegnato a bere, e nel breve silenzio che seguì Boromir osservò per un momento Gilraen. Da sotto il tavolo le diede un leggero colpetto sulla gamba per attirare la sua attenzione, e quando lei alzò la testa la guardò con aria vagamente interrogativa, sorridendo quasi impercettibilmente.

Alquanto sorpresa da quel comportamento, Gil si limitò a sorridere debolmente e poi riportò la sua attenzione sul cibo, anche se aveva mangiato ben poco, immersa com'era nei suoi pensieri.

Ad un tratto si rese conto che Eomer stava parlando con lei e si girò a guardarlo.

“Scusami…ero distratta”

“Ti ho chiesto se hai combattuto anche tu” sorrise lui, studiandola attentamente, incuriosito dal suo atteggiamento.

“Si, ero con gli elfi di Lothlorien, conosco Haldir da quand'ero una bambina e abbiamo sempre combattuto fianco a fianco” rispose lei, sostenendo il suo sguardo.

“Se non conoscessi mia sorella potrei meravigliarmi del fatto che combatti” ridacchiò lui. “Ma io stesso ho insegnato ad Eowyn e so che potete essere brave quanto gli uomini”

“Sei il primo che lo dice…di solito i guerrieri tendono a sottovalutarmi perché sono una donna” disse lei, alquanto compiaciuta da quelle parole.

"Io non l'ho mai fatto" disse Faramir alzando lo sguardo dal suo piatto.

"E io ammetto di essermi ricreduto" gli fece eco Boromir ridacchiando.

Lei li guardò entrambi e sorrise, per poi riportare la sua attenzione su Eomer.

“Ammetto che mi piacerebbe moltissimo vederti in azione. Ti alleni mai? Potremmo farlo insieme domani se ti va”

“Certo che mi alleno!” rispose entusiasticamente lei. “E sarà un onore per me averti come compagno”

“Bene. Era quello che speravo di sentire. Credo che mentre noi ci alleneremo Faramir o Boromir potrebbero prendersi cura di mia sorella, del resto l'hanno già fatto… che ne dite?” chiese lui, spostando alternativamente lo sguardo dall'uno all'altro ignaro dell'occhiataccia che gli aveva lanciato Gilraen.

Faramir si limitò ad annuire debolmente, per niente felice delle attenzioni del Rohirrim nei confronti di Gilraen, ma non disse una parola. A Boromir non era sfuggito il disappunto del fratello, e si affrettò a correre in suo soccorso.

"Ce ne occuperemo insieme" disse, "Certamente Eowyn dormirà per la maggior parte del tempo, e al mio fratellino farà piacere un pò di compagnia."

“Non ne dubito…” rispose seccamente Gil, innervosita ancora di più da quell'osservazione.

Quando il pranzo fu terminato, andò a passeggiare in giardino, cercando di calmarsi, cosa che fu resa alquanto difficile dal fatto che Eomer la seguiva come un'ombra.

Faramir la raggiunse poco più tardi, e non lanciò che una breve occhiata a Eomer prima di spostare lo sguardo su Gilraen.

"Ho bisogno di parlarti."

“Vado a controllare la zampa del mio cavallo, a dopo!” sorrise Eomer prima di allontanarsi.

Gil lo seguì con lo sguardo, scuotendo la testa, e poi riportò la sua attenzione a Faramir.

"Che succede?" le domandò dolcemente Faramir, avvicinandosi per abbracciarla. "Perché sei arrabbiata con me?"

“Per via di Eowyn. Mi dà fastidio…ti guardava, Faramir. Cercava ogni scusa per avvicinarsi a te e anche sfiorarti qualche volta…non la sopporto…” rispose lei, arrabbiandosi al solo pensiero di quella ragazza che era un potenziale pericolo per la loro relazione.

A quelle parole il ragazzo la guardò negli occhi per qualche momento, e le accarezzò una guancia in un tentativo di calmarla.

"Non essere arrabbiata" sussurrò, "Non con me.. non mi sono accorto di niente, ma credo a quello che dici. L'importante è che tu creda a me quando ti dico che ti amo più di qualsiasi altra cosa.. e non permetterò a nessuno di mettersi fra noi due. Fidati di me.."

Sospirando profondamente, come a voler considerare le sue parole, Gil lo guardò negli occhi e poi si tuffò fra le sue braccia, affondando la testa nel suo petto, inalando il suo familiare profumo.

Quella notte, insonne come al solito, Gil si districò delicatamente dall'abbraccio di Faramir e si rivestì, scendendo nel salone.

Luthien le aveva preparato del latte caldo col miele, e lei andò a sorseggiarlo accanto al camino, seduta su un morbido cuscino appoggiato sul pavimento.

Si voltò di scatto quando sentì un rumore alle sue spalle, e per poco non versò il latte.

“Boromir! Mi hai spaventata…”

"Domando perdono" si scusò lui, sorridendo debolmente. Si era evidentemente alzato da poco, dal momento che portava soltanto un'ampia camicia bianca abbottonata a metà, dei pantaloni neri semplici e un paio di stivali leggeri. Aveva tutta l'aria di essersi rivestito con noncuranza dopo aver cercato invano di prendere sonno per chissà quanto, girandosi e rigirandosi nel letto.

Prese un cuscino e andò a sedersi vicino a Gilraen con le gambe incrociate, sospirando con aria affranta mentre si passava nervosamente una mano fra i capelli dorati, lo sguardo fisso sui ceppi che crepitavano allegramente nel camino.

"Non riesco proprio a prendere sonno questa notte" mormorò accennando una smorfia. Dopo qualche momento si voltò a guardarla, un'espressione a metà fra l'incuriosito e il divertito nei profondi occhi grigi, le labbra piegate in un mezzo sorriso.

"E tu?" domandò, "Come mai ancora sveglia, cognatina?"

“Non riesco a dormire…probabilmente sono ancora troppo nervosa per Eowyn. Non oso immaginare come si comporterà quando si sveglierà…” confessò lei, guardandolo per un attimo negli occhi.

Non vi lesse condanna o derisione e così gli sorrise dolcemente.

“Prendine un po', è caldo e Luthien dice che è ottimo per le notti insonni come questa…” gli disse, porgendogli la tazza di latte caldo.

Lui esitò per un momento, fissandola con aria indecisa. Era sicuro che del latte non gli sarebbe stato di nessun aiuto, ma non voleva contrariarla e ne bevve infine un sorso, per poi restituirle la tazza con un sorriso.

“Nemmeno io credo che servirà a qualcosa, se ti può consolare!” ridacchiò lei, che aveva notato l'indecisione sul suo viso.

Anche Boromir ridacchiò quietamente a quelle parole, e si sporse in avanti per rattizzare il fuoco nel camino. Rimase silenzioso per qualche momento, immerso nei suoi pensieri, finché si voltò nuovamente a guardarla e disse: "E così Eowyn ha un debole per il mio fratellino, dici? Stai un pò più tranquilla se ti prometto di tenerla d'occhio io?"

“Puoi provarci, ma sento che sarà più difficile del previsto…Ho notato in che modo lo guardava, come cercava di toccarlo, anche durante la battaglia” rispose tristemente lei, sospirando profondamente.

Si fidava di Faramir, ma non certo di Eowyn.

"Io non ho notato nulla, ma è anche vero che in battaglia non ho fatto molto caso al resto, concentrato com'ero sull'armata nemica. In ogni caso ti dò la mia parola, la terrò d'occhio."

“Grazie” mormorò lei, grata per l'impegno che si era preso, abbracciandolo per un momento, prima di staccarsi e riportare l'attenzione alla tazza che aveva tra le mani.

 

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