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Forbidden Love Capitolo 3 Poco dopo l'alba Jimmy era già al lavoro, e stava spaccando legna con gran zelo. Non era riuscito a chiudere occhio, come aveva previsto, ed era sicuro che se fosse rimasto a letto solo un minuto di più sarebbe impazzito. Gli altri stavano ancora dormendo, e per il momento non si era visto neanche Teaspoon. Non che la cosa gli spiacesse, considerando il fatto che la loro ultima conversazione non era stata esattamente quella che si può definire una piacevole chiacchierata. Anche Jill era sveglia, e stava preparando la colazione per i ragazzi, lanciando timide occhiatine a Jimmy. Solo quando si fu assicurata che non ci fosse nessun altro sveglio sgattaiolò da lui, parandoglisi davanti con piglio deciso. “Non voglio che tu sia punito per colpa mia. Ormai è chiaro che mi manderà via ma prima volevo soltanto farti sapere che ricorderò per sempre ogni singolo momento passato con te…” Detto questo, la ragazza si voltò e fece per andar via, preoccupata che Teaspoon potesse vederli insieme di nuovo. Senza una parola Jimmy la trattenne saldamente per un braccio, costringendola così a voltarsi di nuovo e a guardarlo negli occhi. "Non ho fatto che pensare a te questa notte.." A quelle parole la ragazza rimase immobile, fissandolo per qualche momento prima di parlare. “Jimmy…io non so come comportarmi. Non mi è mai capitato niente del genere e…” cercò di dire, interrompendosi e scuotendo la testa. Come dirgli che aveva paura di quei sentimenti tanto forti? "Non è mai capitato neanche a me, prima" rispose lui, gli occhi ancora fissi nei suoi. "E.. neanche io so come devo comportarmi, non so neanche se sto sbagliando a parlartene.. l'unica cosa che so è che si tratta della cosa più bella che mi sia mai capitata.." “Però non voglio causarti problemi con Teaspoon…”mormorò lei, abbassando gli occhi. “Perché non gli piaccio?” "Era molto legato a Emma" sospirò Jimmy, "Lo eravamo tutti.. credo che in cuor suo Teaspoon pensi che nessun'altra riuscirà mai a sostituirla." Detto questo prese dolcemente il viso di Jill fra le mani, inducendola a guardarlo, e sorrise. "Sta a te dimostrargli il contrario. Non voglio perderti, Jill." “Nemmeno io lo voglio, Jimmy” sorrise lei baciandolo rapidamente sulla punta del naso, e allontanandosi di qualche passo. “Ma in questo caso credo sia meglio che vada a preparare una bella colazione!” ridacchiò. “Ti porterò un po' di latte fresco più tardi, e se mi sbrigo posso fare anche dei biscotti!” Così dicendo trotterellò allegramente verso casa, affaccendandosi in cucina, apparecchiando tutto con cura, mettendo in forno i biscotti e preparando degli ottimi pancakes. La colazione dei ragazzi non era mai stata tanto allegra e chiassosa da quando Emma se n'era andata. Era tutto perfetto, i pancakes cotti a puntino e i biscotti a dir poco deliziosi, il latte appena munto e ancora tiepido. Jimmy non riuscì ad impedirsi di sorridere al pensiero che Cody avrebbe trovato una ben gradita sorpresa al suo ritorno, e guardò Jill con aria soddisfatta mentre si versava del latte e addentava con entusiasmo un biscotto. Lei ricambiò lo sguardo, restando un po' in disparte, un po' imbarazzata dai complimenti degli altri ragazzi, ma cercò di sorridere a tutti, e finalmente scambiò qualche parola con loro. Non appena entrò Tespoon, guardando in quegli occhi tanto ostili, Jill si sentì gelare, e si allontanò in fretta, rinchiudendosi di nuovo in casa. Così non poteva andare avanti. Non le piaceva stare lì, e non le piaceva dover affrontare sempre le sue occhiate di biasimo. Quella casa che tanto le piaceva stava diventando una vera e propria prigione. Se non fosse stato per Jimmy sarebbe già scappata via da un pezzo. Qualche momento dopo, Cody arrivò di corsa alla stazione, passando la borsa a Kid. Era, come sempre, affamato, ed entrò in cucina annusando l'aria come un segugio. Nel vedere quel ben di Dio sul tavolo, spalancò gli occhi, incredulo, sedendo immediatamente, senza preoccuparsi di salutare nessuno, riempiendosi il piatto. “E' stata Jill a preparare questo?” chiese tra un boccone e l'altro, sorridendo quando Buck annuì. “Beh se osate mandarla via sarò costretto ad andare con lei. Cuoche così non se ne trovano mica tutti i giorni!” "Per quanto mi riguarda non ho nessuna intenzione di mandarla via." rispose Jimmy, lanciando un'occhiata obliqua a Teaspoon. "Anzi." "Ah, mi associo!" gli fece eco Lou, ancora alle prese con il suo pancake. "In questa casa non si mangiava così bene da quando Emma se n'è andata." Teaspoon non disse niente, ma dopo aver preso un ultimo biscotto si alzò in silenzio e uscì. "E' di cattivo umore anche oggi?" domandò Lou con aria preoccupata, guardando alternativamente gli altri. “A me non importa…” ridacchiò Cody. “Sono troppo impegnato coi miei biscotti, ne riparleremo dopo!”. Quando Jill aprì la porta, rimase immobile sulla soglia, pronta a richiuderla, nel momento in cui vide Teaspoon. “Posso fare qualcosa per lei?” "Due cose." annuì l'uomo mentre entrava in casa, fermandosi a pochi passi dalla ragazza. "Primo, voglio sapere qualcosa su di te. Da dove vieni, se hai una famiglia e perché sei arrivata a Sweetwater. Mi sembra il minimo sapere queste cose a proposito dei miei dipendenti." “Premettendo che a tutti gli effetti non sono ancora una sua dipendente” cominciò la ragazza, cercando di non lasciarsi intimidire. “Vengo da un piccolo paesino dell'Alabama e i miei genitori sono morti entrambi quando ero piccola. Ho vissuto con mia zia nella povertà più assoluta e appena ho conosciuto un ragazzo decente che mi ha chiesto di sposarmi sono corsa qui a Sweetwater, per poter sfuggire a quel degrado. Quando sono arrivata ho scoperto che lui era morto e Jimmy mi ha portata qui. Non mi fa piacere parlare del mio passato, a dirla tutta me ne vergogno, quindi le chiedo di tenere tutto questo per sé”. "Non vedo il bisogno di scaldarsi tanto." rispose Teaspoon, facendo un paio di passi verso la ragazza. "Lo terrò per me, naturalmente. In cambio vorrei che facessi bene attenzione a quello che sto per dirti io: non voglio guai qui alla stazione. E non voglio distrazioni per i miei corrieri, soprattutto per Jimmy. Ha un passato piuttosto turbolento anche lui, e l'ultima cosa di cui ha bisogno sono ulteriori problemi. Questa era la seconda cosa." “Jimmy non ha bisogno di una balia, signor Hunter. E non credo che gli farebbe piacere sapere che lei mi sta dicendo certe cose. Io non sono qui per creare guai, e se non mi crede poco male, me ne andrò al più presto” rispose lei, con occhi fiammeggianti. “Quanto a me e Jimmy…continueremo a vederci lo stesso. Di questo può esserne maledettamente sicuro”. "Te lo ripeto, e per l'ultima volta." disse l'uomo mentre si voltava per andarsene, lanciandole un'occhiata. "Non voglio guai alla mia stazione. E non voglio distrazioni per Jimmy. Pensa a far bene il tuo lavoro, e non avrò di che lamentarmi." Quando lui fu andato via, Jill prese il libro che stava leggendo e glielo tirò dietro, in un gesto stizzito. Infilati i suoi pantaloni e legati i capelli, uscì di casa come una furia, facendosi prestare il cavallo di Buck, e senza degnare nessun altro di uno sguardo, galoppò via veloce come il vento, decisa a sfogare la sua rabbia in qualche modo. Poco prima del tramonto Jimmy decise di averne abbastanza, e soprattutto che era il caso di concedersi un pò di meritato riposo dopo un'intera giornata trascorsa a spaccare legna. Posata l'ascia si infilò la camicia, senza preoccuparsi di abbottonarla, e andò a stendersi dietro il fienile sperando di non imbattersi in quel ragazzaccio di nome Cody. Con lui nei paraggi sarebbe riuscito a riposare ben poco. Si calò il cappello sul viso, godendosi la brezza sulla pelle accaldata, e solo pochi minuti dopo scivolò nel sonno quasi senza rendersene conto. Quando Jill sistemò il cavallo nelle stalle, evitò accuratamente di svegliarlo, affrettandosi a preparare la cena. I ragazzi arrivarono in cucina quando lei stava ancora sistemando i piatti, ma i suoi occhi rimasero bassi. “Jill! Perché non resti con noi a cena? Emma non mangiava mai da sola!” propose ad un tratto Cody, sorridendole, e gli altri annuirono quasi all'unisono. Proprio in quel momento, lei sistemò il piatto a Teaspoon, lanciandogli un'occhiataccia. “Sono qui per lavorare. Pulisco, lavo, cucino e rifaccio i letti. Non posso socializzare con voi, sarei.. una distrazione ” sibilò la ragazza, prima di avviarsi alla porta. “Grazie lo stesso, Cody…” mormorò, guardandolo negli occhi, prima di uscire e dirigersi verso casa. “C'entri qualcosa con tutto questo?” chiese a quel punto Buck, fronteggiando Teaspoon. "Ho soltanto messo in chiaro le cose." rispose l'uomo, scrollando le spalle. "Sto facendo il mio lavoro, Buck, né più né meno." “Non mi piacciono questo genere di cose, e lo sai” disse a quel punto il ragazzo, alzandosi. “Da quando Emma è andata via non ti riconosco più, Teaspoon. Non t'intromettevi mai in questo modo nelle nostre vite”. “Ma perché sei così duro con lei?” chiese Cody al suo datore di lavoro, che si limitò a scrollare le spalle. “Mi è passata la fame” annunciò allora Buck. “Vado dalla nostra distrazione . Sarà di certo una compagnia migliore della tua”. Così dicendo, uscì dalla cucina, seguito da Ike, e si diresse alla casa. Finalmente sveglio, Jimmy vide i due entrare in casa di Jill mentre si dirigeva al dormitorio. Per un momento si domandò se fosse il caso di seguirli, ma allo stesso tempo non voleva assolutamente scoprirsi troppo. Se li avesse seguiti avrebbe dato l'impressione di controllarli, o di controllare Jill, ed era l'ultima cosa che voleva. Dopo un'ultima occhiata alla grande casa entrò nel dormitorio, per trovarvi Cody alle prese con il suo pigiama. "Stanco morto anche tu?" “Più che altro sono nervoso” sbottò l'altro, stendendosi sul suo letto. "Che cosa è successo?" domandò Jimmy lanciandogli un'occhiata a metà fra il preoccupato e l'incuriosito. "Non è da te.." “Una volta tanto che ho trovato una cuoca pressoché perfetta, che è anche una bellissima ragazza…” cominciò l'altro, involontariamente stringendo i pugni. “Teaspoon comincia a immischiarsi delle nostre vite, e insiste col dire che è una distrazione. Non le permette di stare con noi, e mi fa arrabbiare vederla sempre al lavoro o chiusa in casa. E' ingiusto! Mi è passato persino l'appetito!” "Mmmh. Non so perché, ma stento a credere che ti sia effettivamente passato l'appetito" commentò Jimmy, stendendosi sul suo letto. "Ma sono d'accordo con te riguardo Teaspoon. Fatico a riconoscerlo, da quando Emma se n'è andata.." “Io sono qui per lavorare, Jimmy” disse l'altro risolutamente. “Non mi davano fastidio i consigli di Emma, proprio perché erano… consigli , ma non voglio che il mio datore di lavoro decida la mia vita al posto mio, e mi dica chi devo o non devo frequentare. E non esiterò a dirlo a Teaspoon, se proprio ci tiene. Sono solo il suo dipendente, non un dannato burattino!” "Non dirlo a me." brontolò Jimmy, "Non so come sono riuscito a trattenermi ieri." quando si rese conto di quello che aveva detto si fermò immediatamente, sospirando, e non disse altro. Sperava che Cody non avrebbe fatto domande in merito, perché davvero non avrebbe saputo come trarsi d'impaccio senza essere costretto a mentire. “Hai litigato anche tu con lui?” chiese curiosamente Cody, incapace di trattenersi. "Beh.. ecco.. no." balbettò Jimmy, "Ha solo fatto un discorso strano ieri, prima di cena. Non riesco a capire cos'è che lo spaventa tanto, tutto qui. E detesto che mi si dica cosa posso fare e cosa no." “Anche a te ha proibito di vederla? A me ha detto di starle lontano se ci tengo al mio posto…ma non importa. Forse dovremmo provare a parlargli tutti insieme” propose il ragazzo a quel punto. “Nella capanna del vapore?” "Al costo di portarcelo con la forza!" annuì Jimmy, tirandosi su a sedere con cipiglio risoluto. "Se lo meriterebbe, quello zuccone, visto che mi ha trascinato in quell'inferno non so quante volte." “Benissimo allora! Dopo ne parleremo con gli altri, sono sicuro che Buck e Ike saranno d'accordo. Tutti si sono accorti di com'è cambiato e per quanto io ne sappia nessuno ne è felice…” rispose l'altro, decisamente più rilassato ora che aveva trovato una via d'uscita. "Si può sapere perché diamine mi avete portato qui?" domandò Teaspoon, facendo il possibile per apparire seccato mentre guardava alternativamente i suoi corrieri uno ad uno, seduti in cerchio nella capanna del vapore. Lo avevano letteralmente trascinato fin lì senza dare alcuna spiegazione, ma piuttosto che arrabbiarsi per questo l'uomo pareva piuttosto divertito. Ricordava tutte le volte che era stato lui a trascinare Jimmy fino alla capanna e poi, tutto sommato, trovarsi lì con tutti i suoi ragazzi aveva proprio il sapore di una riunione di famiglia. E non gli spiaceva. “Perché così non possiamo più lavorare” rispose seccamente Buck, ancora in collera per l'episodio del giorno precedente. “Da quando Emma è partita non sei più lo stesso, Teaspoon. Cosa ti succede?” chiese più gentilmente Cody. Evidentemente in difficoltà, Teaspoon non disse niente e non guardò nessuno per lunghi momenti. Quindi afferrò uno dei secchi pieni d'acqua e se lo rovesciò in testa senza tanti complimenti, per poi meditare ancora sulle sue malefatte e decidersi a parlare solo dopo l'ennesimo sospiro. "Ero molto affezionato a Emma" disse, "Sento molto la sua mancanza, inutile negarlo, e probabilmente adesso che se n'è andata mi sento in dovere di tenervi d'occhio e assicurarmi che vi teniate lontani dai guai, proprio come faceva lei. Non lo so." “Emma si limitava a darci consigli” sentenziò Cody. “Tu ci vuoi imporre le tue decisioni. Io sono qui per lavorare, e so di fare maledettamente bene il mio lavoro, altrimenti mi avresti mandato via molto tempo fa. Però non mi va che tu debba decidere chi posso o non posso frequentare”. "Bene." annuì solennemente Teaspoon, guardando prima Cody e poi Jimmy. "Prometto che lascerò sempre che siate voi a prendere le vostre decisioni, giuste o sbagliate che siano, e spero che questo sia sufficiente per dimostrarvi che ho davvero fiducia in voi. In ogni caso il primo che si caccia in qualche pasticcio sarà messo ai lavori forzati nel suo giorno libero. Tenetelo a mente." A quelle parole Jimmy alzò gli occhi al cielo, sospirando, e scosse la testa rassegnato. "Non cambierai mai." "E' la stessa cosa che stavo pensando di te, Hickok." replicò prontamente Teaspoon, con aria palesemente divertita. “Questo vuol dire che la smetterai di spaventare quella povera ragazza?” chiese Buck, non ancora convinto. “Ieri sera con lei abbiamo passato una bellissima serata. E' simpatica e gentile, ha solo bisogno di prendere confidenza con noi, non ci conosce, eppure non abbiamo fatto altro che dubitare di lei da quand'è arrivata…” "Io non ho mai dubitato di lei." replicò prontamente Jimmy, incrociando le braccia davanti al petto con aria corrucciata. "Anzi." A quelle parole Teaspoon si voltò a guardarlo, e fu solo con enormi sforzi che si impedì di dire qualcosa di cui si sarebbe certamente pentito. "Questo mi sembrava piuttosto chiaro, Hickok." si limitò a dire, guadagnandosi un'occhiata bellicosa dal ragazzo, che sembrava più deciso che mai a far valere le sue ragioni. “Posso finalmente sapere cos'è successo tra voi due?” chiese curiosamente Cody, guardando alternativamente Jimmy e Teaspoon. "Niente di importante." rispose quest'ultimo. "Te lo dirà Hickok, se lo riterrà opportuno." "No, non lo ritengo opportuno." replicò seccamente Jimmy, per poi alzarsi ed uscire dalla tenda senza un'altra parola. Jill non era meno testarda, e stava seduta in veranda, leggendo placidamente un libro che le aveva prestato Ike, occhieggiando curiosamente la capanna di tanto in tanto. Quando vide uscire Jimmy gli sorrise, incrociando il suo sguardo. Il ragazzo ricambiò il sorriso e si affrettò a raggiungerla, andando poi a sedersi accanto a lei dopo averle posato un bacio sulla guancia. "Buongiorno." la salutò quando si fu sistemato, "Disturbo?" “No, affatto” sorrise lei, notando solo in quel momento quanto fosse sudato il ragazzo. “Ma vieni dentro, devi asciugarti o prenderai un brutto raffreddore!” gli disse preoccupata, prendendogli la mano e guidandolo all'interno. Un momento dopo era già sulle scale, e prese un paio di asciugamani e un catino d'acqua, porgendo il tutto al ragazzo. “Ho pensato che volessi darti anche una rinfrescata. Vuoi un po' di limonata? Ho anche del the freddo…” "Va bene qualsiasi cosa.." mormorò Jimmy osservando attentamente la ragazza, senza riuscire a dissimulare un certo stupore per tutte quelle premure nei suoi confronti, e accennando un sorriso. "Grazie, Jill.." Mentre lei si occupava di versargli da bere Jimmy sfilò la camicia e iniziò tranquillamente a lavarsi, sorridendo quasi involontariamente alla sensazione dell'acqua fresca sul collo e sul petto ancora decisamente accaldati. "Direi che va già molto meglio.." disse a un tratto, voltandosi a guardarla per un momento prima di volgere nuovamente le sue attenzioni al catino. "Non so come ringraziarti." “Non devi farlo” sorrise lei. “A me piace prendermi cura di te…” Imbarazzata dalla sua ammissione, si affrettò a voltarsi, fingendosi indaffaratissima con la brocca di limonata. Per qualche momento Jimmy rimase immobile ad osservarla, dimentico del catino e tutto il resto, lottando con l'impulso quasi irrefrenabile di prenderla fra le braccia e baciarla fino a toglierle il respiro. Quando infine Jill si voltò per portargli il bicchiere con la limonata, Jimmy ancora non si era mosso. "Dicevi sul serio?" “Si” rispose lei con un filo di voce, annientata dallo sguardo intenso che le aveva lanciato il ragazzo. "Non... non mi avevano mai detto niente del genere." mormorò Jimmy, dopodiché abbandonò catino e asciugamani per avvicinarsi a Jill e sorriderle. "Posso prendermi cura di te in cambio? “Ma certo” sorrise lei. “Nessuno si è mai preso cura di me…la mia non è stata quella che si può definire un' infanzia felice ”. "Ci sono io adesso." sussurrò lui, prendendola fra le braccia per cullarla dolcemente. "Mi prenderò cura io di te.. non chiedo altro Jill.." Sospirando profondamente, la ragazza chiuse gli occhi, senza rispondere, lasciandosi cullare da lui. Rimasero così per qualche minuto, poi si staccarono lentamente. “Credo che sia meglio che tu finisca di lavarti e infili la camicia. Ci conviene sederci fuori, Teaspoon mi ha detto senza mezzi termini che non esiterà a mandarmi via se… continuo a distrarti ”. " Distrarmi ?" domandò Jimmy aggrottando le sopracciglia con aria confusa, "E' per questo che fa tante storie?" Scosse la testa con decisione, prima di avvicinarsi nuovamente a Jill e accennare un mezzo sorriso da monello, guardandola negli occhi. "Dovrà cacciare via entrambi, allora. Posso baciarti?" “Fallo…te ne prego” mormorò dolcemente lei, senza staccare gli occhi dai suoi. Jimmy non se lo fece dire due volte e reclamò immediatamente le labbra di Jill con ardore, prendendola fra le braccia e chiudendo gli occhi. Fosse entrato nella stanza Teaspoon in persona, stavolta non avrebbe smesso di baciarla. Era semplicemente troppo bello, troppo perfetto per rovinarlo. Stringendosi a lui, Jill allacciò le braccia dietro al suo collo, gli occhi chiusi in estasi a quel contatto che tanto aveva desiderato. Se anche l'avessero mandata via, o se Jimmy l'avesse abbandonata, ne sarebbe valsa comunque la pena, essendo quel bacio il più bello della sua vita. Quando le loro labbra si separarono rimasero abbracciati a lungo, nessuno dei due voleva interrompere quel momento così speciale. Anche senza dire niente, entrambi sapevano che da quel momento qualcosa era cambiato fra loro. Fu solo quando qualcuno aprì la porta che Jimmy si ritrasse frettolosamente, per trovarsi di fronte un perplesso Buck. “Mi…mi dispiace, avrei dovuto bussare…” mormorò il ragazzo, abbassando immediatamente gli occhi. Non poteva credere alla scena che gli si era parata davanti. Tutta l'indifferenza ostentata da Jimmy era quindi una copertura, ne era ormai certo. Abbracciato a lei aveva un volto così sereno, così innamorato , come non lo aveva mai visto prima. “Dovremmo andare in città a fare provviste e io e Ike volevamo sapere se volete venire con noi…” Limitandosi ad annuire, Jimmy recuperò la sua camicia e si rivestì in fretta, lanciando occhiate a Jill di tanto in tanto. Avrebbe dovuto parlare con Buck, quella sera. E implorarlo di mantenere il loro segreto, se necessario. Sapeva di potersi fidare di lui ma non voleva correre rischi, soprattutto non voleva rischiare che Teaspoon cambiasse idea e decidesse di allontanare la sua Jill. "Io sono pronto." A quelle parole, Jill annuì e sciolse i capelli, seguendo gli altri due ragazzi. “Jill tu puoi andare col calesse” disse Buck, casualmente. “Vuoi guidarlo tu, Jimmy?” "D'accordo." annuì il diretto interessato, lanciando un'occhiata riconoscente al mezzosangue per poi allontanarsi e montare sul calesse. Quando Jill sedette accanto a lui si voltò a guardarla per un momento, e le sorrise per poi partire alla volta della città.
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