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Forbidden Love Capitolo 2 Jill aveva appena finito di lavarsi, e infilato un pantalone e una camicia, uscì di casa, ancora legando i capelli in una coda di cavallo. Si guardò in giro per un attimo, prima di sgattaiolare nelle stalle, sperando di non incontrare nessuno. Dopo aver chiuso la porta, quasi gridò dallo spavento quando qualcuno le posò le mani sulle spalle, e si girò in fretta, pronta a difendersi, con un cipiglio determinato. “Jimmy! Mi hai spaventata a morte..” "Chiedo perdono.." sorrise lui indietreggiando di qualche passo, senza distogliere lo sguardo. Dopo qualche momento si voltò per strigliare Sundance, un mezzo sorriso sulle labbra, e domandò: "Allora.. come ti trovi nella tua nuova casa?" “Mi sento un po' a disagio, ma sopravvivrò” ridacchiò lei, avvicinandosi lentamente. “Posso darti una mano? Mi piace molto il tuo cavallo…” "Certamente!" sorrise Jimmy, voltandosi a guardarla. "Ti presento Sundance. E ti dico un segreto.." mormorò, piegandosi leggermente in direzione di Jill con aria confidenziale. "Mi ha detto che anche tu piaci molto a lui. E non posso certo biasimarlo." “Davvero?” ridacchiò lei, spostando la testa su di un lato con espressione interrogativa. Carezzando il muso dell'animale, Jill guardò intensamente Jimmy per un attimo, e poi gli sorrise dolcemente. “Secondo te cosa direbbe Sundance se gli dicessi che mi piace molto il suo padrone?” "Ne sarebbe felice." sussurrò Jimmy ricambiando il sorriso, e prendendo dolcemente il viso di Jill fra le mani. "Ma mai quanto il padrone in questione.." Meravigliandosi di sé stessa, la ragazza rimase dov'era, sorridendogli. Non le erano mai piaciuti i contatti troppo stretti coi ragazzi, preferiva tenerli a distanza. Le storie che le aveva raccontato sua zia erano a dir poco raccapriccianti. Secondo lei tutti gli uomini volevano soltanto infilarsi tra le lenzuola delle povere malcapitate, per poi abbandonarle. Ma stavolta era diverso, non solo non aveva paura di Jimmy, ma non gli dispiaceva affatto sentirlo così vicino. Rimasero immobili per lunghi momenti, guardandosi negli occhi, finché Jimmy piegò la testa su un lato e sorrise dolcemente, per poi avvicinarsi ancora e posarle un delicato bacio sulla guancia. "Sono felice di averti conosciuta." “Anch'io lo sono, Jimmy” rispose lei con un sorriso, posando una mano sulla sua, carezzandola un attimo col pollice, prima di prendere la spazzola e cominciare a strigliare dolcemente il cavallo, sentendo Jimmy ancora dietro di lei, quasi riuscendo a percepire il calore del suo corpo attraverso la leggera camicia. Non capiva come mai reagiva in quel modo alla sua presenza, ma essendo una sensazione tutt'altro che spiacevole, non le pesava affatto. Jimmy quasi non si rese conto di quello che stava facendo quando la tirò a sé, per poi stringerla contro il petto e circondarla con le sue braccia forti. Non sarebbe riuscito a trovare una giustificazione per quel suo comportamento. Chiuse gli occhi, affondando il viso nei suoi capelli e inalandone profondamente il profumo, e si ritrovò a sorridere fra sé e sé nonostante avesse il cuore in tumulto per l'ansia della sua possibile reazione. Dopo l'iniziale sorpresa, Jill si ritrovò a sorridere, nonostante tutto, rilassandosi a quel contatto e circondandolo a sua volta in un caldo abbraccio, senza dire una parola, affondando il viso nel suo petto, sentendosi,per la prima volta dopo molto tempo, finalmente protetta. Qualche momento dopo Jimmy si ritrasse per guardarla negli occhi, ma ancora non parlò. Le prese nuovamente il viso fra le mani, accarezzandole lentamente le guance, e chiuse gli occhi mentre si abbassava per sfiorare le labbra di Jill con le sue. Se avesse avuto mille anni a disposizione, la ragazza non avrebbe saputo esprimere con mere parole la dolcezza di quel momento. La stessa che si provava quando stringevi un cucciolo bagnato dalla pioggia, o quando ricevevi un abbraccio da una persona cara nel momento del bisogno. Eppure c'era qualcosa di più. Si stava appena rilassando quando la porta si aprì d'improvviso, e lei scattò all'indietro, spaventata e di nuovo pronta alla fuga. Anche Jimmy sobbalzò, e si spostò istintivamente davanti a lei come a proteggerla. Sospirò profondamente quando vide di chi si trattava. "Teaspoon." mormorò, "Hai bisogno di qualcosa?" L'uomo era rimasto sulla porta, e stava fissando i due in modo strano. Era più che convinto di aver interrotto qualcosa, e solo dopo lunghi momenti di attenta osservazione si decise a parlare. "In effetti, sì." annuì, "Ho bisogno del mio pranzo. Pensavo che se ne sarebbe occupata la nuova arrivata." “Vado” si limitò a mormorare l'altra, sgattaiolando via velocemente, attenta a tenere gli occhi bassi ed evitando lo sguardo inquisitorio di Teaspoon. In cucina trovò tutto quello che le serviva per preparare una gustosa zuppa di fagioli e della carne impanata con contorno di verdure, sperando che fosse di loro gradimento. Non appena ebbe finito, posò le pentole sul tavolo apparecchiato e tornò in casa, chiudendosi la porta alle spalle, felice di avere la possibilità di mangiare da sola e non essere costretta a fronteggiare Jimmy, o peggio ancora, Teaspoon. La sua valigia giaceva, ancora intatta, sul letto, le era stato permesso di restare in prova per tre giorni, e lei non si faceva certo illusioni, al capo non piaceva, quindi le avrebbe di certo chiesto di andarsene. Mentre mangiava pensò a Jimmy, chiedendosi come gli fosse saltato in mente di baciarla, e se ne fosse già pentito. Dopo pranzo Jimmy uscì in cerca di un pò di solitudine, con l'intento di evitare confronti con Teaspoon o con gli altri ragazzi. Andò a sedersi all'ombra del fienile, lanciando occhiate in direzione della casa di tanto in tanto con aria pensosa. Era talmente assorto nei suoi pensieri che quando Cody gli sedette accanto sussultò, per poi sospirare profondamente e spostare lo sguardo altrove. "Mi hai spaventato." “Ho colto il grande e pericolosissimo Hickok di sorpresa?” ridacchiò l'altro. “Oh, ma è un evento storico!” Quando però si accorse che l'altro non sembrava averlo nemmeno sentito, corrucciò la fronte e lo guardò con aria preoccupata. “C'è qualcosa che non va, Jimmy?” "Non.. non mi sento molto bene, ecco tutto." balbettò il diretto interessato, sperando di essere riuscito credibile ed evitando accuratamente di incontrare il suo sguardo. “In effetti ti comporti in modo strano… “mormorò l'altro. Poco dopo sospirò e lo guardò con aria da monello. “Dato che non stai bene, che ne dici se mi occupo io della tua corsa? In cambio però tu spaccherai la legna al posto mio… accetti?” "Accetto." rispose prontamente Jimmy, sforzandosi per non sorridere. Ardua impresa. Impossibile non sorridere al pensiero che invece di vagare da solo per almeno due giorni sarebbe rimasto a casa, con la possibilità di stare vicino a Jill. “Benissimo allora!” esultò l'altro, felicissimo non doversi spaccare la schiena. “Sai una cosa? Comincio a pensare che la tua sia stata un'ottima scelta. Jill è una cuoca assolutamente meravigliosa, nonostante sia una gattina spaventata”. "E' normale che sia spaventata" replicò Jimmy, cercando di difenderla. "E' lontana da casa, si trova in un posto sconosciuto in mezzo a degli estranei.. è comprensibile che si senta così.." “Si ma lei…sembra… selvatica ” rispose l'altro, con un sorrisino da monello. “E non sto dicendo che sia una cosa negativa. Lo trovo estremamente attraente in una donna…” A quelle parole Jimmy si voltò a guardarlo, un sopracciglio sollevato. "Non so perché, ma credo di immaginarne benissimo il motivo." disse, sfoderando un mezzo sorriso nonostante sotto sotto si sentisse inspiegabilmente geloso. Il solo pensiero che qualcun altro potesse trovare Jill attraente lo infastidiva oltre ogni ragione, e non riusciva assolutamente a capacitarsi del perché. Non si era mai sentito in quel modo in tutta la sua vita. “Oh, andiamo Hickok, hai già detto che non t'interessa, quindi adesso non fare il geloso!” ridacchiò Cody, guardando in direzione della casa quando vide l'oggetto dei suoi desideri aprire una finestra al piano superiore. “E' molto bella, e…mi piace. Mi piace proprio. Vorrei invitarla per il ballo di primavera giù in città, m'invidieranno tutti quando mi vedranno arrivare con una donna simile al fianco!” Per un momento Jimmy si ritrovò a domandarsi se fosse il caso di mentire anche a Cody, ma censurò il pensiero all'istante e si limitò a lanciargli un'occhiata obliqua e a stringere i denti. Un momento dopo era in piedi, e stava cercando disperatamente una scusa credibile per andarsene e chiudere così la conversazione. "Credo che andrò a fare un giro qua intorno." disse infine, e dopo aver salutato l'amico con un cenno della testa si diresse verso le stalle, stupito dal suo stesso comportamento. Cody lo guardò per un po', a volte proprio non riusciva a capirlo. Lo seguì con lo sguardo mentre si allontanava e infine si decise ad alzarsi, diretto al dormitorio. “Jimmy è andato via?” chiese Buck, senza alzare lo sguardo dal libro che aveva in grembo. “Si, credo si sia arrabbiato per qualcosa, ma non ho capito cos'ho detto di sbagliato” rispose l'altro, tirando fuori la sua borsa e cominciando a preparare le sue cose. Solo allora il mezzosangue alzò gli occhi a guardarlo, seguendo ogni suo movimento. “Stavate parlando di lei , vero?” “Si, ma non vedo cos'abbia da arrabbiarsi tanto. Mi ha detto che non gli interessa, quindi perché prendersela?” “Stalle lontano, Cody. Se fossi più attento ai particolari ti saresti accorto del modo in cui si guardano. Si piacciono, anche se non vogliono ammetterlo. E a essere sincero nemmeno io me lo spiego. Conosco Jimmy e non si è mai comportato in questo modo” disse Buck, spostandosi una ciocca di capelli dal viso, l'aria alquanto pensierosa. “Beh, sono problemi suoi” tagliò corto Cody. “Tra due ore parto, farò io la corsa per Jimmy”. Jill, dal canto suo, era rimasta tutto il pomeriggio in casa, leggendo un libro che aveva portato da casa. Aveva guardato con occhi sgranati dall'ammirazione e dalla sorpresa il passaggio della borsa con la posta tra i due corrieri, e aveva salutato Cody con la mano, seminascosta dietro una tendina. Solo quando fu certa che non ci fosse nessuno in giro sgattaiolò in cucina e cominciò a cucinare lo spezzatino che avrebbe servito per cena, canticchiando un'allegra canzone. Jimmy stava entrando in cucina con l'intento di versarsi un bicchiere di limonata quando vide che Jill era nella stanza, e si fermò all'istante. Incoraggiato dal fatto che lei gli stava dando le spalle e non sembrava essersi affatto accorta della sua presenza, il ragazzo rimase per un pò sulla soglia ad osservarla mentre si affaccendava ai fornelli, con le braccia incrociate davanti al petto e un mezzo sorriso sulle labbra. Si decise infine ad avvicinarsi a lei, facendo il possibile per non fare alcun rumore, e quando si fu avvicinato abbastanza le cinse i fianchi per tirarla a sé, ridacchiando sommessamente quando la sentì sussultare. La ragazza dal canto suo s'irrigidì immediatamente, rilassandoli solo quando lo riconobbe. “Mi hai spaventata a morte” ridacchiò allora. “Sei venuto a sgraffignare qualcosa prima di cena?” "Veramente avevo una gran voglia di un po' di limonata" rispose lui con un sorriso, circondandola con uno stretto abbraccio e poggiando il mento sulla sua spalla. "Ora come ora credo che preferirei un po' di Jill , però. Dimmi, credi sia possibile averne?" Ridacchiando, lei gli pizzicò il naso con due dita, voltandosi a guardarlo. “Sei un bel tipo, lo sai Jimmy?” attestò dopo un po', scuotendo la testa divertita. “E perché vorresti… un po' di Jill ?” "Perché.." iniziò lui, sorridendo con aria maliziosa, "..trovo che sia molto più dolce della limonata, tanto per cominciare. E poi volendo posso abbracciarla, posso accarezzarla e addirittura baciarla. Sempre se lei è d'accordo, naturalmente." Quella richiesta l'aveva colta decisamente alla sprovvista, ma invece di farla adirare, l'aveva lusingata. Restò a fissare quegli occhi profondi per un po' prima di rispondere, poi gli sorrise di nuovo. “E' d'accordo…” mormorò dolcemente. "Davvero?" sorrise Jimmy, che la stava ancora tenendo stretta a sé e aveva nel frattempo preso a carezzarle amorevolmente le guance, "Significa che posso baciarti.. adesso?" Sorridendogli con aria da monella, Jill non gli rispose, ma avvicinò le labbra alle sue, carezzandole delicatamente, gli occhi chiusi per godersi la dolcezza di quel momento. Jimmy la strinse a sé in risposta, all'inizio limitandosi a sfiorare le labbra di Jill con le sue senza cercare un contatto più profondo. Fu dopo quella che era sembrata un'eternità che si decise a intensificare il bacio, seppure in maniera un pò esitante, come se temesse la reazione di Jill. Dal canto suo la ragazza non potè fare a meno di sorridere, facendo scivolare le braccia intorno al suo collo, carezzandogli dolcemente i capelli, completamente rilassata, e finalmente felice, non sapendo che un paio d'occhi li stavano spiando dalla finestra. I due furono costretti a staccarsi solo quando la porta fu aperta con violenza, e un adirato Teaspoon fece il suo ingresso nella stanza. Quella visione fece dimenticare a Jill tutte le meravigliose sensazioni che le aveva fatto provare Jimmy, e la ragazza abbassò immediatamente lo sguardo, sentendosi a disagio. Neanche Jimmy osò aprir bocca, limitandosi a sospirare profondamente mentre cercava disperatamente una via d'uscita o almeno una giustificazione credibile. Impresa quasi impossibile. Cosa avrebbe potuto dirgli? La situazione era chiara in maniera quasi imbarazzante. "Avrei dovuto immaginarlo." disse Teaspoon scuotendo la testa, dopo avere osservato i due per qualche momento. "Io e te dobbiamo fare un bel discorsetto." Seppure con riluttanza Jimmy annuì, e dopo un'ultima occhiata a Jill seguì l'uomo fuori dalla grande casa, in direzione delle stalle. La ragazza avrebbe voluto seguirli, ma sapeva di non doversi immischiare, e così, scuotendo la testa, si affrettò a preparare la cena, apparecchiando la tavola, e velocemente tornò alla sicurezza della grande casa, raggomitolandosi sul divano, e sospirando profondamente. "Vorrei proprio sapere cosa ti passa per la testa." "Teaspoon, io.." iniziò Jimmy, ma il suo tentativo di giustificarsi venne immediatamente interrotto dall'altro con un brusco gesto della mano. "Pensavo di aver messo le cose bene in chiaro molto tempo fa" disse Teaspoon, fissando duramente il ragazzo. "Non voglio guai qui." "Guai?" domandò Jimmy, "Non mi sembra di aver fatto un torto a nessuno.." "Allora ascoltami bene, Hickok" replicò l'uomo, avvicinandosi a lui. "Quella ragazza non mi piace. Non sappiamo niente di lei né del suo passato, e se necessario provvederò di persona ad allontanarla. Non voglio distrazioni per i miei corrieri, e non voglio doverti tirar fuori da chissà quale pasticcio a causa sua. Siamo intesi?" Jimmy si limitò a fissarlo per qualche momento, le sopracciglia pericolosamente aggrottate. Uscì dalle stalle senza una parola, e senza voltarsi indietro. "E' proprio la tua dannata testardaggine a metterti nei pasticci ogni volta." commentò Teaspoon scuotendo la testa, sapendo bene che Jimmy non l'aveva sentito. Quella sera, durante la cena, i ragazzi non scambiarono che qualche parola. Jimmy sembrava di pessimo umore e Teaspoon, nonostante avesse evitato con cura di menzionare l'episodio della cucina, poco prima aveva fatto uno strano discorso riguardo certi comportamenti più o meno convenienti, in presenza di tutti i corrieri. Ne avrebbe parlato anche con Cody, al suo ritorno, ma chi lo preoccupava di più era Jimmy. Il suo carattere impulsivo lo aveva già messo nei guai più di una volta e non voleva assolutamente che la cosa si ripetesse, meno che mai a causa di una ragazza. Aveva notato subito il modo in cui lui e la nuova arrivata si scambiavano sguardi e sorrisi, e soprattutto aveva notato che lei sembrava disposta a farsi avvicinare soltanto da Jimmy. Sperava di sbagliarsi, ma sentiva un forte odore di guai. Certo era che avrebbe fatto il possibile per tenerli lontani. Solo a notte fonda, Jill aprì la finestra della camera da letto, affacciandosi a respirare un po' d'aria fresca. Aveva indosso la sua vestaglia da notte, bianca e con le spalline sottili, quella che la zia le aveva detto di mettere la prima notte di nozze. Se solo avesse saputo che sarebbe andata a finire così.. Le luci erano state spente da un pezzo nel dormitorio. E Jimmy si stava girando nel suo letto chissà da quanto. Ore, senza dubbio. Quando il suo sguardo cadde sulla finestra sgranò gli occhi e si sollevò su un gomito per guardare meglio, incredulo: possibile che fosse ancora sveglia? La tentazione di uscire e correre da lei era fortissima. Nonostante la ramanzina di Teaspoon. Nonostante il fatto che se fosse uscito dal dormitorio qualcuno dei ragazzi si sarebbe certamente svegliato. Infine si rimise giù a malincuore, senza distogliere lo sguardo dalla finestra e dalla sua Jill, sospirando profondamente. Non sarebbe riuscito a dormire quella notte. La ragazza in questione stava placidamente spazzolando i capelli, persa nei suoi pensieri, guardando il cielo stellato. Si chiedeva già da un po' se Jimmy fosse stato punito a causa sua dato che non lo aveva più visto. Il comportamento di Teaspoon le era sembrato strano fin dal primo momento. Era ormai chiaro che lei non gli piaceva, e non si faceva illusioni sul fatto che non l'avrebbe fatta restare. Sospirando, cominciò a pensare a dove sarebbe potuta andare, ma dopo un po' scosse la testa. Non ne aveva la più pallida idea. Quando ebbe finito, chiuse la finestra e s'infilò a letto, esausta dal lungo viaggio, e si addormentò poco dopo.
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