Amin mela lle

 

Capitolo 8

Quando fece il suo ingresso in sala da pranzo, Denethor non nascose una certa soddisfazione nel notare che i suoi figli si erano seduti di loro spontanea volontà accanto alle rispettive fidanzate. Non diede però peso al fatto che Faramir era seduto esattamente di fronte a Eowyn, e Boromir di fronte a Gilraen.

Al suo ingresso i due si alzarono in segno di rispetto, come d'abitudine, e l'anziano governatore addirittura sorrise loro facendo cenno di sedersi, prima di sistemarsi al suo posto. I due fratelli si lanciarono un'occhiata incredula: probabilmente non era molto in sé, negli ultimi giorni.

Poi Boromir tornò a guardare la sua Gilraen, e le sorrise dolcemente mentre i domestici iniziavano a servire la cena. Eowyn accanto a lui non aveva occhi che per Faramir, il quale fra un boccone e l'altro ricambiava con piacere tali attenzioni.

Dopo cena Denethor si congedò piuttosto in fretta.

Theoden si allontanò tenendo sotto braccio Eowyn, e quando furono sulla terrazza le chiese:” C'è qualcosa che dovrei sapere mia adorata nipote?”

La sua voce era gentile come sempre, ma anche un po' divertita, non gli erano infatti sfuggiti gli sguardi che lei e Faramir si erano lanciati durante tutta la cena.

Lei abbassò lo sguardo sorridendo, in un vano tentativo di nascondere il rossore che si era fatto strada fino alle sue guance, e si morse il labbro inferiore, indecisa sul da farsi. Gli lanciò timidamente un'occhiata, e le bastò vedere l'espressione divertita dell'altro per capire che sapeva già la risposta alla sua domanda.. ma parlò lo stesso, gettandogli le braccia al collo in un impeto di felicità: "Oh, zio caro, ci siamo innamorati! Sono così felice!"

“Era piuttosto evidente in realtà…ma volevo che fossi tu a dirmelo…e sono proprio contento, credo che domani andrò a parlare con Denethor e vedrò di sistemare tutto se  per te va bene ovviamente!” le lanciò un'altra occhiata divertita, sapendo già quale sarebbe stata la sua risposta.

Per tutta risposta Eowyn lo abbracciò di nuovo, ridendo e bagnando con qualche lacrima di gioia i regali indumenti dello zio.

Gilraen si avvicinò a Boromir non vista e gli sussurrò:”Credi che ci vedremo più tardi?”

L'uomo le rispose di si con un impercettibile cenno della testa, e lei lo guardò intensamente negli occhi per poi ritirarsi nelle sue stanze.

Eomer, credendo di non essere visto da nessuno, la seguì, sperando di farla ragionare, o almeno scoprire quale fosse la sua stanza per poi farle visita in segreto quella notte.

Boromir scosse la testa contrariato: ecco che ci prova di nuovo.. Dopo qualche momento si inchinò profondamente augurando la buona notte a tutti i presenti, e in silenzio li seguì.

Il giovane maresciallo del Mark seguì silenziosamente la donna fino alle sue stanze, e quando lei aprì la porta  le impedì di richiuderla alle sue spalle.

Irruppe nella stanza guardandola con occhi spiritati e le disse:”Come puoi amare quell'uomo? Come? Hai me! Io…”Abbassò il tono della voce, guardandola dritto negli occhi e continuò:”Devi amarmi…devi…perché io posso assicurarti una vita felice…sarei sempre al tuo fianco, ti darei tutto quello che desideri…e la nostra unione non sarebbe contrastata da nessuno…”

Gilraen rimase inizialmente senza parole, ma subito gli rispose:”Io amo Boromir…non puoi obbligarmi ad amarti…perché non lo vuoi accettare?Io e lui ci amiamo…e cercheremo di superare tutte le difficoltà insieme…”

Eomer però non si diede per vinto, e tentò di spingerla sul letto…

Lei aveva capito che l'uomo era fuori di sé e si aspettava una mossa del genere.

Lo evitò facilmente, ma la rabbia di Eomer aumentò, non la vedeva più come la sua amata, ma come una preda, una cosa che voleva a tutti i costi e in quel momento, lì in quella stanza, su quel letto.

La donna non urlò, si limitò a sfoderare la spada che le aveva regalato Boromir e gliela puntò alla gola, intimandogli di uscire.

Lui arretrò di qualche passo, e ben presto si trovarono in corridoio, l'uomo con le spalle al muro, e la donna che minacciosamente gli puntava la spada al collo.

“Credo che sia ora che tu vada a dormire, Eomer…”gli sibilò.

Lui cominciò a scusarsi, sperando che lei gli credesse, attribuendo tutto quello che aveva fatto al troppo vino. Evidentemente fu convincente perché lei abbassò la spada, dandogli la possibilità di stringerla nelle sue braccia immobilizzandola, e di baciarla.

Nonostante lei non collaborasse ci riuscì, almeno per pochissimo, perché improvvisamente sentì una fitta di dolore lancinante nel basso ventre: lei gli aveva dato una fortissima ginocchiata.

Si accasciò a terra, incapace di parlare e persino di respirare. Il viso era rosso e gli occhi lucidi di lacrime.

Lei gli si avvicinò ancora una volta, e gli disse:”Non voglio ripetertelo…stammi lontano…non hai nessuna possibilità con me…e la prossima volta non esiterò a tagliarti la gola…”

Detto questo si voltò ed entrò in camera, chiudendo la porta a chiave.

Con grande sforzo, Eomer riuscì ad alzarsi e tentò di fare qualche passo in direzione della sua camera, sempre appoggiandosi alla parete.

Boromir aveva osservato la scena nascosto dietro una pesante tenda, poco distante. Quando vide Eomer costringere Gilraen a baciarlo si ritrovò a stringere i pugni, tremando di rabbia. No, non rabbia, realizzò. Oltraggio. Non avrebbe saputo trovare una parola migliore per definire la sensazione devastante che lo aveva sopraffatto, impossessandosi di lui, e che gridando gli chiedeva vendetta. Gli chiedeva sangue. Eomer si sarebbe dimenato come un verme implorando pietà, pensò trucemente, mentre si precipitava nella sua direzione a passi veloci. Lo afferrò per il collo senza troppi complimenti, spingendolo con violenza contro la parete: "Stai mettendo a dura prova la mia pazienza, Rohirrim." gli sibilò, la voce carica di furia mal celata.

Eomer lo guardò con aria divertita, deciso a non dargliela vinta.

“Sai? Forse ha semplicemente sentito che stavi arrivando e per questo ha rifiutato di passare la notte con me…ma ha un sapore dolcissimo…e non vedo l'ora di baciarla di nuovo…”

Quando vide la rabbia del suo avversario continuò imperterrito:”Veramente ho sognato di farle tante altre cose…” e detto questo cominciò a ridere.

Un istante dopo Boromir aveva già estratto la spada, e stava premendo la lama contro il collo dell'altro: "Dovresti vergognarti di ciò che sei" gli disse, con un misto di rabbia e disgusto nella voce, "Dovresti vergognarti di infangare il nome di tuo zio con la tua inutile esistenza" e per dare maggior enfasi alle sue parole premette la lama contro la gola di Eomer, finché un rivolo di sangue scivolò lentamente lungo il lucido metallo.

“Boromir!” urlò Gilraen senza nemmeno rendersene conto, poi abbassò la voce e gli si avvicinò, sussurrandogli con voce tremante:”Ti prego…non diventare un assassino…è solo ubriaco…ti prego…vieni via con me…” sperava che lui si calmasse, ma l'uomo continuava a premere la lama sulla gola dell'altro, così si allontanò da lui e con voce fredda ma incredibilmente calma gli disse:”Se lo uccidi non ti rivolgerò mai più la parola, hai capito? Decidi in fretta…o me o la tua vendetta personale…”

Boromir le lanciò una rapida occhiata, per poi guardare nuovamente Eomer e allontanare lentamente la spada dalla sua gola. Senza una parola ripose l'arma ed entrò nella stanza di Gilraen, fermandosi alla finestra. Chinò la testa e chiuse gli occhi, cercando di placare l'ira e di riprendere il controllo di sé stesso.

Lei lanciò un'ultima occhiata a Eomer che era di nuovo scivolato per terra, visibilmente ubriaco, e gli disse:”Vai a dormire…”

Entrò in camera sua e chiuse la porta dietro di lei girando la chiave nella toppa. Per un attimo rimase ferma dov'era, timorosa di avvicinarsi a Boromir, non sapendo come comportarsi con lui, dato che non lo aveva mai visto in quello stato.

Lentamente gli si avvicinò, abbracciandolo da dietro, intrecciando le sue mani con quelle dell'uomo. Appoggiò la testa sulla sua schiena chiudendo gli occhi e aspettando che lui si calmasse.

Dopo qualche momento Boromir si girò, e la guardò negli occhi per un momento prima di circondarla con uno stretto abbraccio e appoggiare la testa sulla sua spalla, chiudendo di nuovo gli occhi. Solo la sua vicinanza aveva il potere di calmarlo, fargli dimenticare gli affanni e portare lontano dolore e preoccupazioni. La strinse forte cercando conforto nel suo silenzio, nel suo respiro e nel suo profumo così familiare e rassicurante, e poco a poco si rilassò.

Lei continuò a stare in silenzio e si lasciò abbracciare.

Gli accarezzò lentamente la schiena con una mano, mentre l'altra gli toccava i capelli. Per aiutarlo a calmarsi cominciò a cantargli una dolce melodia elfica, e quando vide che era giunto il momento di parlare di quello che era successo lo guardò negli occhi.

Il suo sguardo era fermo e deciso ma anche molto dolce, come le sue parole:”Lo so che non sei un assassino. Hai semplicemente perso la testa…dimentichiamo tutto va bene?”

Senza attendere una sua risposta gli diede un bacio leggerissimo su una guancia e gli scostò i capelli dal viso, stringendolo di nuovo a sé.

"Sei stata molto coraggiosa prima" mormorò lui dopo qualche momento, ancora stretto a lei "Sono fiero di te" e sorrise debolmente, posandole un rapido bacio sul collo. Sarebbe rimasto abbracciato a lei così anche per tutta la vita. E per tutta la notte, sicuramente. Si ritrasse per guardarla negli occhi, e sfiorò le labbra di Gilraen con le sue prima di sussurrarle: "Restiamo insieme per questa notte.. Ho tanto bisogno di te.."

Non rispose ma lo baciò a lungo, lentamente e dolcemente, e poi guardandolo negli occhi gli prese la mano e lo guidò verso il letto dove tolse i vestiti e aiutò lui a togliere via i suoi.

Si stese sotto le coperte insieme a lui, abbracciandolo non appena si fu coricato.

Gli sussurrò all'orecchio:”Ti amo…non ne dubitare mai…”, appoggiò la testa sul petto del suo amato e ascoltò il suo cuore e il suo respiro, chiudendo gli occhi e rilassandosi contro di lui.

Boromir le accarezzò i capelli per alcuni minuti, in silenzio. Sperava che Théoden avrebbe parlato presto con suo padre, e soprattutto sperava che quest'ultimo non avrebbe cercato di imporsi, una volta tanto.. Sicuramente sarebbe successo il finimondo se lo avesse sorpreso nel letto di Gilraen, ma non voleva pensarci. Non in quel momento, era tutto troppo perfetto per rovinarlo, e il calore del suo corpo e del suo respiro sul petto troppo dolci per turbarla con simili pensieri. Allora non disse niente, ma chiuse gli occhi abbracciato a lei. E abbracciato a lei si addormentò, solo pochi minuti dopo.

Gil si svegliò molto presto, quando il sole non era ancora sorto, e non si sentivano rumori di sorta, il palazzo era ancora addormentato.

Boromir la stava ancora abbracciando, e non appena lei si mosse lo sentì svegliarsi.

Si maledisse in silenzio e con occhi dispiaciuti lo guardò dicendo:”Non volevo svegliarti amore mio…torna a dormire…” e gli sorrise posando un leggero bacio sulla sua spalla nuda…

Lui le sorrise con aria assonnata e gli occhi ancora socchiusi, prima di tirarla a sé per un lungo, dolce bacio. Le sussurrò il suo buongiorno sulle labbra e la baciò di nuovo, stringendosi a lei e accarezzandole lentamente la schiena.

Lei si lasciò stringere e lo guardò con occhi pieni d'amore. “E' bellissimo svegliarsi accanto a te…” mormorò.

Lo baciò a lungo, gli sussurrò:”Quel arnrun a'maelamin” , e poggiò la testa sul cuscino, guardandolo dritto negli occhi…

"Mmmh.. temo che dovrai darmi qualche lezione" sussurrò lui sorridendole con aria curiosa, avvicinandosi per rannicchiarsi accanto a lei. Le sfiorò le labbra con un dito, seguendolo con lo sguardo mentre le accarezzava. "Dillo ancora" mormorò assorto.

Si rilassò al contatto col suo dito e gli sorrise in risposta, poi ripetè:”Quel arnrun a'maelamin”…e poi tradusse:”Buon giorno mio amato… ma potrei anche dirti Quel arnrun tarenamin…che significa buon giorno mio principe…”

Lo guardò dolcemente sorridendogli e appoggiò la sua fronte contro quella di Boromir.

"Per me poteva anche essere una minaccia di morte" ridacchiò lui "Ma è un suono bellissimo."

Rimase pensieroso per qualche momento, per poi guardarla incuriosito: "Come si dice ti amo?" sorrise, "Così posso dirtelo un milione di volte anche in elfico.."

Gilraen lo guardò e non riuscì a trattenersi, lo baciò dolcemente e gli disse:”Sai che sei dolcissimo?”,  poi rispondendo alla sua domanda :”Amin mela lle Boromir… ti amo Boromir…”

"Amin mela lle.." ripetè lui, sorridendo "Immagino che la mia pronuncia non sia un gran che.. ma sul serio ti amo Gil.. ti amo.." le sussurrò stringendola a sé, "Non permetterò a nessuno di portarti via da me.. Te lo giuro.."

“Lo so che mi ami…ma…non ti permetterò di compromettere un'alleanza importante per il tuo regno…solo per colpa mia…e…se tuo padre non accettasse la proposta di Theoden…io ti prometto che andrò via…non voglio creare problemi…”

Il suo sguardo si rattristì, come sempre quando parlava del loro incerto futuro. Ma era decisa a fare in modo che lui sposasse Eowyn se fosse stato necessario.

Incapace di reggere lo sguardo di Boromir abbassò la testa sul cuscino…

"Pensi sul serio che senza di te la mia vita avrebbe un senso?" le sussurrò lui, sollevandole delicatamente il viso per guardarla negli occhi. "Nessuna alleanza vale quello che provo per te Gil.. Credimi ti prego.." continuò, "Verrò a Minyatur con te, se ci saranno problemi con mio padre. E lo farò senza alcun rimpianto" le sorrise, accarezzandole il viso.

Chiuse gli occhi per un attimo, poi li riaprì e lo guardò dolcemente dicendogli:”Arriveresti a odiarmi se ti permettessi di lasciare la tua gente…”

Gli lanciò uno sguardo ferito, poi chiese:”Cambiamo argomento?Parlare del nostro futuro incerto mi rattristisce un po'…”

"D'accordo" rispose Boromir pensieroso, volgendo lo sguardo verso la finestra. Le prime luci dell'alba filtravano attraverso le tende, avvolgendo la stanza in un pallido chiarore. Fra non molto suo padre si sarebbe svegliato, e con lui tutti gli altri..

Guardò Gilraen per un istante con un'espressione ben poco rassicurante negli occhi, e finse di chinarsi su di lei per baciarla. Ben prima di arrivare alle sue labbra le afferrò saldamente i polsi, immobilizzandola. Non riuscì ad impedirsi di sorridere, ben cosciente del fatto che se lo avesse voluto si sarebbe sottratta facilmente alla sua presa: quanto a velocità non poteva competere con lei, e lo sapeva.

Le lanciò un'ultima occhiata prima di stendersi sopra di lei con un ghigno vittorioso dipinto in volto, e le liberò i polsi. Dubitava che sarebbe riuscita a sfuggirgli facilmente con tutto il suo peso addosso.

"Non ti ho ancora dato il buongiorno come si deve" disse con un sorriso malizioso, "E oltretutto hai vinto la tua sfida ieri.. Oggi ho intenzione di vincere la mia.."

Ben deciso a non perdere tempo passò subito all'azione, baciandola con fervente entusiasmo sul collo e scendendo lentamente, insistendo sulle zone che lo allettavano maggiormente senza trascurare neanche un centimetro della sua pelle. Una volta arrivato ai fianchi alzò lo sguardo, le lanciò l'ennesimo sorrisino malizioso e si rimise al lavoro con somma concentrazione, senza perdersi neanche un suo sospiro.

“Io non grido mai…”gli sussurrò a voce bassissima ma con orgoglio...

"Lo dicevo anch'io"  sorrise Boromir di rimando "..fino a ieri" detto questo la afferrò saldamente per i fianchi e le lanciò un'ultima occhiata prima di scendere ancora, con una scia di baci.

Lei si morse il labbro inferiore reprimendo un gemito, ma ben presto chiuse gli occhi lasciandosi andare alle forti sensazioni che stava provando.

Dopo qualche minuto aveva il respiro affannoso e senza rendersene conto si stava aggrappando convulsamente alle lenzuola, i suoi sospiri sempre più forti.

Improvvisamente un'ondata di piacere la pervase, il suo corpo cominciò a tremare violentemente e prima che potesse reprimerlo le sfuggì un  grido…

Riaprì gli occhi solo qualche attimo dopo, per trovarsi faccia a faccia con un Boromir soddisfatto e con un sorriso vittorioso sul viso…

L'unica cosa che fu capace di sussurrargli fu:”Stringimi forte…”

Lui non esitò neanche un istante e la abbracciò, cullandola dolcemente.. "Siamo pari adesso" le sussurrò, sorridendo.

Lei gli sorrise di rimando e chiuse gli occhi.

Rimasero abbracciati in silenzio per lunghi minuti, nonostante il sole fosse ormai sorto. Presto sarebbe stata servita la colazione ma in quel momento era l'ultimo dei pensieri di Boromir. Che aspettino, pensò.. Sperava solo che nessuno lo avrebbe cercato in camera sua, e si rassicurò pensando che se non altro suo padre non si sarebbe mai permesso di entrare nelle sue stanze. Avrebbe senz'altro bussato, e magari non ottenendo alcuna risposta lo avrebbe cercato altrove.

E qualcuno bussò.

Boromir trasalì e lanciò un'occhiata allarmata a Gilraen, prima di alzarsi in tutta fretta per recuperare i suoi vestiti.

Lei si vestì in fretta e fece segno a Boromir di nascondersi dietro una pesante tenda.

Aprì la porta per trovarsi davanti un sorridente Faramir. A quella vista tirò un sospiro di sollievo e lo fece entrare, richiudendo la porta alle sue spalle.

“Ci hai un po' spaventati, sai?” gli disse ridacchiando e indicò la tenda dietro la quale si trovava Boromir.

"Vedo" ridacchiò Faramir lanciando un'occhiata alla pesante tenda, "Chiedo umilmente perdono"

Quando sentì la voce del fratello, un Boromir ancora mezzo svestito ed estremamente sollevato fece capolino dal suo nascondiglio, sorridendo. L'altro si limitò a lanciargli un'occhiata rassegnata e a scuotere la testa, per poi abbassarsi a raccogliere uno dei bracciali di cuoio che il fratello aveva evidentemente dimenticato per strada.

"Beh" ridacchiò, sventolando l'oggetto con aria divertita, "Temo che la tua tenda avrebbe nascosto ben poco, dopotutto"

Boromir si limitò a fargli una smorfia e sedersi su una poltrona per allacciare gli stivali. Faramir scosse di nuovo la testa, e guardò Gilraen: "Avete programmi per la giornata?" chiese allegramente, "Pensavamo di cavalcare fino a Ithilien e fermarci lì per goderci un pò di tranquillità.. Ci farebbe piacere avervi con noi."

"Voi chi?" chiese Boromir dal suo angolino, ancora alle prese con gli stivali.

"Io, Eowyn, suo fratello e Ellin."

“Viene anche Ellin?” chiese Gil “Allora ci divertiremo!”

Si rese conto di quello che aveva detto quando ormai era troppo tardi, lanciò un'occhiata preoccupata a Boromir, sperando che gli fosse passata la gelosia nei confronti dell'elfo, e poi disse a Faramir:”Per me va bene, sempre se va bene a tuo fratello…vedi…ieri c'è stato uno spiacevole incidente con Eomer…”

Guardò Faramir sperando che capisse, non voleva che Boromir perdesse di nuovo la testa come il giorno prima…

"Va bene." rispose semplicemente Boromir, senza guardare né l'uno né l'altra. Faramir lanciò un'occhiata a Gilraen, sapendo che non era un buon segno. Scosse lievemente la testa ma non disse niente, pensando che fosse più opportuno parlarne a quattr'occhi con suo fratello.

Una volta finito di rivestirsi Boromir si alzò, raccolse la sua spada e guardò prima l'uno e poi l'altra: "Immagino che la colazione sia pronta"

Gilraen non riuscì a trattenersi:”Devi imparare a tenere a bada il tuo caratteraccio…non devi essere geloso di Ellin né di Eomer che era ubriaco”

Prima di uscire gli disse:”Se non credi di riuscirci resta qui… e… sappi che non mi piaci quando ti comporti così…”

Detto questo scese per cercare Ellin, lasciando i due fratelli da soli.

Non appena Gilraen fu uscita Faramir lanciò un'occhiata sconsolata all'altro: "Non imparerai mai, eh?"

"Non so a cosa ti riferisci."

"Lo sai benissimo invece" replicò Faramir, "E ti consiglio di fartela passare in fretta."

La risposta di Boromir fu una scrollata di spalle, un momento prima di uscire dalla stanza brontolando qualcosa di incomprensibile. Faramir si limitò a seguirlo, premurandosi di richiudere la porta e maledicendo con tutte le forze il caratteraccio del fratello.

"Cos'è successo con Eomer?" azzardò dopo qualche momento, sperando che un approccio casuale avrebbe funzionato più delle prediche.

Altra scrollata di spalle.

"Ha cercato di approfittare di Gilraen qui in mezzo al corridoio" rispose Boromir, apparentemente tranquillo, "E giuro che lo uccido con le mie mani se ci prova di nuovo."

Faramir gli lanciò un'occhiata a metà fra l'incredulo e lo sconvolto: "Stai scherzando, spero."

"No."

Nessuno dei due parlò, mentre si dirigevano alla sala da pranzo: Faramir stava ancora cercando di digerire la notizia, e Boromir non era affatto dell'umore migliore per una conversazione.

Ellin e Gil stavano sellando i loro cavalli. Come sempre lui era riuscito a farle ritrovare il sorriso e adesso si parlavano in elfico mentre ridacchiavano.

Sembravano due fratelli, lei vestiva i suoi soliti pantaloni, cuciti dagli elfi, che erano resistentissimi e comodi, e per questo motivo, nonostante suo padre le dicesse sempre che doveva vestirsi da donna, lei continuava a metterli. Aveva portato con sé anche le armi, perché l'elfo le aveva detto che si sarebbero esercitati nei boschi.

Quando furono pronti uscirono nel cortile dove gli altri li stavano aspettando.

Gil non si degnò di guardare Boromir nemmeno una volta, ed Ellin cercò di placare gli animi proponendo di montare in sella e partire.

In quel momento arrivò Eomer, che chiese:” Io vorrei restare un attimo qui a parlare con Gilraen” si girò a guardarla, dicendole gentilmente:”Se mi volete concedere un momento…”

Sapeva di non meritarselo ma non avrebbe mai più potuto guardarsi allo specchio se non le avesse chiesto scusa.

“Voi andate avanti, noi vi raggiungiamo tra poco” disse Gilraen agli altri con un tono che non ammetteva repliche.

“Io resto con te” disse Ellin, non era una richiesta, e lei lo sapeva benissimo, così gli rispose solo annuendo.

Boromir esitò un attimo prima di raggiungere gli altri due, solo per lanciare un'ultima occhiata a Eomer. Un'occhiata che valeva più di mille parole, senza dubbio.

"Ah, se uno sguardo potesse uccidere.." lo punzecchiò Faramir, che non si era perso la silenziosa minaccia rivolta dal fratello al guerriero di Rohan. Eowyn sospirò, indecisa sul da farsi. Quella mattina aveva parlato a lungo con Eomer, che le aveva raccontato tutto per filo e per segno, dichiarandosi sinceramente pentito del comportamento immorale tenuto la sera precedente. Guardò brevemente Boromir, che non sembrava di buon umore. Lo conosceva troppo poco per riuscire a prevedere come avrebbe reagito. Sperava solo di non peggiorare la situazione, prendendo le difese del fratello.

"Eomer è molto dispiaciuto per quello che è successo." disse garbatamente, "Credo che voglia scusarsi con lei."

"Sarebbe un inizio." rispose Boromir.

"Era ubriaco.. non si comporta così di solito.."

Boromir la guardò per un momento, e annuì con aria assente senza aggiungere altro. Poi pensò bene di aumentare l'andatura, in modo da lasciare indietro gli altri due e dar loro modo di stare un pò da soli.

Ellin si allontanò un poco da loro, ma da dov'era vedeva benissimo cosa stava succedendo. Voleva controllare Eomer,  dopo quello che Gil gli aveva detto non si fidava dell'uomo.

Gilraen guardò negli occhi del guerriero e vi lesse sincero pentimento.

Rimase molto sorpresa dal fatto che lui s'inginocchiò davanti a lei col capo abbassato e le disse:”Ti chiedo perdono per il mio comportamento di ieri. Ti ringrazio di avermi risparmiato la vita… di solito non mi comporto così…ero ubriaco e…”

La guardò per vedere qual'era la sua reazione, lei gli sorrise debolmente e così lui continuò:”Io…credo di essermi innamorato di te dal primo momento che ti ho vista. Mi fa soffrire vederti con Boromir e sto ancora peggio quando vedo che siete così felici…è anche per questo che ho bevuto molto ieri…non volevo ferirti…e non volevo mancare di rispetto né a te né a Boromir…”

“Alzati Eomer”, disse lei con voce dolce.

Lui si alzò e lei gli prese la mano dicendo:”Ti perdono. Vedo dai tuoi occhi che sei sinceramente pentito e ieri avevo capito che eri ubriaco. Quanto a Boromir…”s'interruppe un attimo e sospirò tristemente :”Lui…è fatto così…non ha un carattere facile ma so che ti perdonerà…dagli solo un po' di tempo…”

Eomer fu quasi commosso da quello che gli aveva detto. Non si aspettava che lei fosse così dolce e comprensiva e le chiese con un fil di voce:”posso avere l'onore di essere ancora tuo amico?”

“Certo…” lei gli strinse la mano tra le sue e poi disse allegramente:” Vogliamo raggiungere gli altri? “

“Si!” rispose lui con entusiasmo.

Ellin aveva sentito tutto grazie al suo udito. Sapeva che Gil si sarebbe comportata così. Era una grande guerriera e anche molto orgogliosa, ma sapeva mostrare pietà e  leggere nel cuore delle persone.

Le sorrise e salirono tutti a cavallo.

Raggiunsero gli altri relativamente presto. Boromir era ancora nervoso, glielo si leggeva in viso, così rimase tranquilla al fianco di Ellin senza degnarlo della sua attenzione e senza premurarsi di raccontargli cos'era successo con Eomer.

Arrivati a destinazione legarono i cavalli, e decisero di accamparsi in una deliziosa radura sulle sponde di un fiumiciattolo.

Boromir e Faramir si premurarono di scaricare i vari oggetti portati da casa e stendere diverse coperte sull'erba, per poi sdraiarsi al sole in compagnia di Eowyn. Parlarono allegramente di Rohan e Gondor, di vecchie leggende e del futuro, e mentre conversavano lo sguardo di Boromir più di una volta indugiò su Gilraen.

Ellin si distese su una coperta con le braccia dietro la testa e Gil si mise vicinissima a lui, come avevano sempre fatto sin da piccoli.

Eomer si sdraiò vicino a lei e cominciò a parlare coi due amichevolmente.

“Da quanto vi conoscete?” gli chiese.

L'elfo e la donna si scambiarono un'occhiata complice e poi Gil rispose:”Da quando siamo nati. Siamo sempre stati molto uniti e praticamente ci consideriamo fratello e sorella…”

“Quando mio padre è morto…” disse l'elfo:” Vardamir mi ha accolto nella sua casa, mi ha cresciuto insieme a Gil e insieme abbiamo imparato a combattere. Siamo anche stati in guerra insieme…” la guardò, ricordando quei giorni terribili e lei rispose al suo sguardo con un debole sorriso. Ricordava fin troppo bene gli orrori della guerra…

“Già infatti siete inseparabili!” sghignazzò Eomer. E i due cominciarono a litigare scherzosamente, così ben presto rotolarono addosso ad Eomer, che fu ben lieto di partecipare ridendo…

Gli altri tre avevano momentaneamente interrotto la loro conversazione per lanciare un'occhiata in direzione del chiassoso terzetto poco distante. Boromir scosse la testa prima di stendersi nuovamente accanto a Eowyn, ma non parlò.

"Abbiamo scelto un posto bellissimo per accamparci, non trovate?" disse lei dopo qualche momento, rompendo il silenzio.

"Oh sì" replicò Boromir in tono ironico, "Sarebbe praticamente perfetto, se non fosse per certi comportamenti quantomeno molesti e disdicevoli."

I tre lo ignorarono continuando a ridere e scherzare, fino a che Ellin chiese una tregua e poi disse:”Che ne dici di andare ad allenarci piccola peste?”

“Va bene mio capitano”, rispose lei facendogli l'occhiolino.

“Posso venire con voi?”chiese Eomer speranzoso. “Qui non credo di essere molto gradito, c'è qualcuno che si è svegliato molto male oggi…” lanciò un'occhiata a Boromir per poi guardare gli altri due.

“Ma certo che puoi venire!” rispose entusiasticamente Ellin

“E hai ragione, nemmeno io riesco a sopportare il comportamento di qualcuno qui, per questo è meglio che ci allontaniamo…”disse seccamente Gil, senza nemmeno guardare in direzione di Boromir, trattenendo a stento la rabbia per quel suo comportamento assurdo, stringendo i pugni per non andare da lui a scuoterlo fino a fargli battere i denti.

I tre si addentrarono nel bosco. L'atmosfera era tesa e non si voltarono nemmeno in direzione dei due fratelli stesi sull'erba con Eowyn.

Arrivati in un piccolo spiazzo circolare Ellin disse:”Credo che questo sia il posto adatto…” guardò Gil, che per lui non aveva segreti, e capì il suo stato d'animo. “Che ne dici di tirare fuori tutta questa rabbia?”

Lei sfoderò la spada dicendo:” Allora cominciamo pure con la spada…”

Eomer si sedette accanto a un albero a guardare i due che avevano appena cominciato a combattere.

Era sorpreso dalla velocità dell'azione, e dal fatto che nessuno dei due riusciva a prevalere sull'altro, in quanto avevano una preparazione e una velocità pressoché uguale.

La cosa che lo sorprendeva di più era la rabbia che stavano mettendo in quel combattimento, come se si stessero confrontando contro un nemico reale. Non sembrava affatto un'esercitazione e a lui Gil in quel momento sembrava più bella che mai.

Dal momento che gli altri tre si erano allontanati Boromir pensò bene di lasciare da soli Faramir e Eowyn, con la scusa di una passeggiata nel bosco. Si sentiva decisamente di troppo e aveva bisogno di stare un pò da solo per riflettere.. per calmarsi un pò e convincersi che la sua gelosia era assolutamente infondata. Ed effettivamente si rilassò mentre passeggiava in silenzio fra gli alberi, gli unici rumori i suoi passi e il frusciare delle fronde mescolate dal vento. Magari sulla via del ritorno avrebbe raccolto un pò di legna, visto che il sole era già alto e presto sarebbe stata ora di pranzo. Accorto come sempre, Faramir si era premurato di saccheggiare le cucine prima di partire e avevano al seguito cibo a sufficienza. Sorrise fra sé e sé pensando che se mai si fossero persi, con tutte le provviste accumulate dal fratello sarebbero sopravvissuti per almeno una settimana senza doversi preoccupare di cacciare. Faramir non si smentiva mai quando c'era di mezzo il cibo.

Si rese conto che stava camminando ormai da diversi minuti e non voleva allontanarsi troppo dagli altri, temendo che non sarebbe stato capace di ritrovare la via. Decise dunque di tornare sui suoi passi, ma non fece in tempo a voltarsi che un rumore alle sue spalle lo indusse a fermarsi: un fruscìo, decisamente troppo violento e improvviso per essere stato causato dal mite vento primaverile. Di qualunque cosa si trattasse, certo non si stava preoccupando di far passare inosservata la sua presenza. Rimase immobile in ascolto, la mano già pronta a sguainare la spada, e si pentì di aver lasciato il suo fedele scudo all'accampamento. Lentamente si voltò, scrutando i dintorni con circospezione, i muscoli tesi e la presa sull'elsa dell'arma più salda che mai, pronto a difendersi in caso di pericolo.

Sgranò gli occhi quando improvvisamente vide un orchetto balzar fuori dai cespugli e lanciarsi gridando nella sua direzione, brandendo una rozza spranga di ferro, e non esitò ad estrarre la spada. Non gli occorsero che pochi secondi per abbattere l'esagitato nemico, ma quando alzò nuovamente lo sguardo si accorse, con sommo orrore, che la ripugnante creatura non era da sola. Altri due, dieci, forse cinquanta orchetti si stavano avvicinando a gran velocità, lanciando grida di guerra e agitando minacciosamente le armi.

Sapeva che non sarebbe riuscito a tenerli tutti a bada da solo, e mentre l'orda di orchetti inferociti si avvicinava soffiò con forza il corno di Gondor sperando con tutto il cuore che gli altri lo avrebbero sentito fino all'accampamento.

Eomer, Ellin e Gil si guardarono per un attimo prima di cominciare a correre.

Gil cominciò a tirare le sue frecce a ripetizione, abbattendo molti  orchetti.

Vide uno di loro che da dietro si avvicinava minacciosamente a Boromir, l'uomo, troppo occupato con gli altri davanti a lui, non se n'era accorto. Con una freccia Gil centrò la sua fronte e ricambiò lo sguardo di Boromir brevemente, prima di correre in aiuto di Ellin.

Sguainò la spada e corse verso l'elfo.

Inconsciamente Ellin, Gil ed Eomer si erano allontanati dagli altri e stavano ora combattendo proteggendosi a vicenda.

Eomer combatteva fieramente, coi denti serrati in un ghigno rabbioso. Lanciò un'occhiata a Gil che combatteva al suo fianco, aveva un piccolo taglio su una tempia che le sanguinava, i capelli sciolti che le cadevano liberamente sul viso, e rimase stupito dalla sua velocità e bravura. Con una fitta di dolore dentro di lui si rese conto di amarla ancora, e pensò che mai come in quel momento sarebbe stata più bella ai suoi occhi.

Dopo qualche momento arrivò anche Faramir, armato di arco e frecce, che non esitò a buttarsi nella mischia. E subito dopo di lui accorse Eowyn, brandendo la spada del suo amato e lo scudo di Boromir, che le lanciò una rapida occhiata prima di tornare a occuparsi degli orchetti.

Sarebbe dovuta restare al campo, e non gli piaceva l'idea che Faramir le avesse ceduto la sua spada: non gli erano rimaste molte frecce nella faretra ormai, e si ripromise di tenerlo d'occhio nel caso ci fosse stato bisogno del suo aiuto da quelle parti.

E, come aveva previsto, Faramir era troppo impegnato nell'abbattere gli orchetti nei pressi di Eowyn per preoccuparsi delle sue immediate vicinanze. Si ritrovò circondato da alcune di quelle disgustose creature con solo due frecce e un pugnale a disposizione.

"Faramir!"

Boromir si era distratto solo un momento per avvertire il fratello, e riuscì a schivare appena in tempo una pesante lama diretta alla sua gola e ad abbatterne il proprietario, che nonostante tutto riuscì a procurargli una ferita piuttosto profonda a una mano, prima di stramazzare al suolo.

Quando sentì Boromir chiamare il fratello, Gilraen si girò a guardare e vide che Faramir era in difficoltà.

“Copritemi!” gridò a Ellin ed Eomer, che annuirono e si strinsero a lei proteggendola, mentre Gil lanciava frecce agli avversari di Faramir, che le lanciò uno sguardo riconoscente prima di tornare a combattere.

Boromir strinse i denti e continuò a battersi, nonostante la mano sanguinasse copiosamente. Riuscì ad avvicinarsi a Faramir, che si stava difendendo impugnando una freccia in una mano e il pugnale nell'altra, e rimase a combattere vicino a lui coprendogli le spalle.

Avevano abbattuto un gran numero di orchetti in pochi minuti che erano sembrati un'eternità. Ma finalmente il nemico decise di ritirarsi e ben presto il bosco piombò di nuovo nel silenzio.

Ellin si mise all'ascolto, e poi dopo qualche secondo disse:”Non credo ci sia  più pericolo”.

Eomer, con il respiro ancora affannoso, si diresse subito verso Eowyn, mentre l'elfo si avvicinò a Gil e le disse, osservando da vicino il taglio che aveva sulla tempia,:”Dobbiamo ripulire questa ferita…”

Lei gli sorrise debolmente, annuendo, e controllò che lui stesse bene, poi lo abbracciò per qualche secondo, finchè l'altro non disse, rivolto anche a Eomer:”Noi tre combattiamo proprio bene insieme…”

Eomer tornò da loro, sorridendo a Gilraen, e disse:”Grazie di avermi coperto le spalle…”

Lei lo guardò e gli sorrise di rimando, dicendo:”Grazie a te…”

I tre si strinsero in un abbraccio per un momento, poi Eomer si diresse verso i cavalli, ed Ellin cominciò a perlustrare la zona.

Rimasta sola, Gil si toccò la tempia, e rabbrividì perché il dolore era ancora forte, quindi ritrasse la mano e vide le proprie dita macchiate di sangue…

Boromir la osservò per qualche momento, prima di riporre la spada e avvicinarsi a lei. Si fermò solo a pochi passi e le sorrise, nonostante il dolore alla mano e la tunica macchiata del suo stesso sangue.

"Non ti avevo mai vista combattere sul serio prima di oggi" disse, "Sei un guerriero valoroso, Gil."

Sorrise nervosamente abbassando lo sguardo, per poi posare di nuovo gli occhi nei suoi: "Posso.. abbracciarti?"

Lei lo guardò senza rispondere, si avvicinò a lui e lo abbracciò stretto per lunghi minuti, nascondendo il viso nel suo petto.

Alzò gli occhi a guardarlo e poi gli mormorò dolcemente:”Ti amo…anche se sei un brontolone geloso…” gli sorrise e lo baciò.

"Amin mela lle.." mormorò lui sorridendo, prima di baciarla di nuovo stringendola forte a sé. E rimase abbracciato a lei anche dopo, sorridendo con gli occhi chiusi.

"Mi sei mancata" le sussurrò, più felice che mai di non averla persa..

Si staccò un po' a malincuore da lui e gli prese la mano, guardò la ferita e gli disse:”Dobbiamo medicarla subito, prima che s'infetti”.

Lo guidò verso il campo dove c'era un piccolo fiumiciattolo.

Fortunatamente lei ed Ellin viaggiavano sempre con delle bende e dei medicamenti nella borsa da sella. Prese tutto il necessario e si sedette accanto a lui sull'erba.
”Farà un po' male”, gli disse prima di cominciare a pulire via lo sporco e il sangue rappreso dalla ferita. Boromir strinse i denti ma non si lamentò.

Gil prese un unguento dalla borsa e ne spalmò delicatamente un po' sulla ferita. Poi prese una benda e gli fasciò strettamente la mano.

“Ecco…questo dovrebbe anche attutire il dolore…”gli disse, guardandolo stancamente.

"Grazie" disse lui, "Dovremmo occuparci anche della tua ferita, che ne dici?" le sorrise, accarezzandole una guancia. Si spostò per inginocchiarsi davanti a lei e rovistò per qualche momento nella sua borsa alla ricerca di un pezzo di stoffa pulita, per poi immergerla nell'acqua.

"Sarò delicato, lo giuro" disse, e mantenendo la parola data iniziò ad occuparsi della ferita di Gilraen, interrompendosi di tanto in tanto per posarle un rapido bacio sulle labbra o sulla fronte, sorridendo.

Quando lui terminò Gil lo guardò dolcemente e lo baciò di nuovo.

Poi si alzò e si avvicinò a Eomer che non aveva perso niente della scena ed era rimasto un po' in disparte. Gli sorrise e gli disse:”Tu stai bene?”

Lui rispose al suo sorriso e le disse semplicemente:”Si…”incapace di dire altro.

In quel momento arrivò Ellin che disse allegramente:”Qui intorno è tutto tranquillo…che ne dite di mangiare?”

Eomer gli sorrise e rispose:”Io ho una fame…”

Ellin guardò Gil e le disse:”Con due soldati come noi al tuo fianco sarai sempre ben protetta mia signora” e s'inchinò scherzosamente.

Lei ridacchiando rispose:”Ma se sono stata io a salvare voi!”

A quel punto Eomer obiettò: “Veramente se c'è qualcuno a cui hai salvato la vita…quello è proprio Boromir…” Lo guardò intensamente e poi si rivolse a Faramir e Eowyn e disse:”Ma voi non avete fame?”

Gil scosse la testa divertita e si avvicinò di nuovo a Boromir, baciandogli delicatamente la mano fasciata. “Come va?” gli sussurrò…

"Oh, dopo il tuo bacio molto meglio" sorrise lui con aria birichina, "Anzi, credo proprio che dovresti baciarmi ancora.. magari passa del tutto."

Lei gli sorrise e lo baciò con passione, poi gli sussurrò all'orecchio:”Credo che per ora dovremo accontentarci di questo…” ridacchiò e prese di nuovo la mano dell'uomo tra le sue, accarezzandola dolcemente.

Faramir e Eowyn si allontanarono mano nella mano, offrendosi di raccogliere un pò di legna. Boromir lanciò un'occhiata divertita a Eomer, e scosse la testa: "Temo che la nostra legna non arriverà molto presto. Abbiamo niente che sia già pronto e non necessiti di cottura? Sto morendo di fame!"

Guardò alternativamente gli altri tre e si sentì sollevato nel notare che sembravano affamati quanto lui. Come previsto la legna tardò ad arrivare, così si ritrovarono a mangiare pollo freddo, pane e formaggio seduti tutti assieme su una coperta, scherzando e conversando allegramente.

Gilraen appoggiò la testa sulla spalla di Boromir, seduto accanto a lei, mentre mangiavano si era resa conto che Eomer avrebbe voluto parlare con Boromir, così gli lanciò un'occhiata incoraggiante e il rohirrim si rivolse al gondoriano.

“Boromir… io…volevo scusarmi per quanto è successo ieri notte… e…vorrei che tu mi credessi se ti dico che io voglio essere solo un amico per Gil… e per te…” lo guardò sperando che lui capisse e che non lo attaccasse di nuovo…

Gil guardò prima l'uno e poi l'altro  si strinse a Boromir sperando che lui non si arrabbiasse di nuovo….

Boromir sollevò un sopracciglio con aria stupita e lanciò un'occhiata a Gilraen, prima di guardare di nuovo Eomer. Infine annuì, porgendo la mano all'altro: "Amici, allora?" disse in tono gentile, "Non stringere troppo, però.. Fa ancora male." sorrise, e finalmente i due si strinsero la mano.

Pochi minuti dopo mentre si avviavano verso i cavalli, Gilraen fermò Boromir e lo guardò intensamente negli occhi, prima di baciarlo a lungo e gli mormorò:”Sono fiera di te…non credevo che riuscissi a perdonare Eomer…”

"Prometto che mi comporterò bene con lui" sorrise Boromir di rimando, "Ma non ti prometto che farò altrettanto con te, se continui a baciarmi così.." e si abbassò per posarle un rapido bacio sul collo, prima di lanciarle un'occhiata maliziosa e montare in sella.

Tornati a palazzo, Gilraen si fece medicare il taglio sulla tempia da Ellin, e poi insieme a Eomer si recarono nei giardini.

Boromir pensò che fosse una buona idea fare un bagno, e dopo essersi asciugato e rivestito si recò nello studio del padre con Faramir. Quando gli riferirono di essere stati attaccati il Sovrintendente si alzò, passeggiando nervosamente nei pressi della finestra: "Boromir" disse dopo qualche momento, "Manda alcuni dei tuoi uomini a perlustrare la zona. Che non siano troppi. Voglio che la città rimanga al sicuro."

Boromir annuì in silenzio.

"In ogni caso intendo inviare un messaggero a Osgiliath, per metterli al corrente dell'accaduto." proseguì, "Puoi occupartene tu, Faramir?"

L'altro lo guardò con aria vagamente stupita, prima di rispondere: "Lo farò con piacere, padre."

Denethor annuì e Boromir sorrise fra sé e sé: sapeva bene quanto fosse importante per Faramir anche una piccola considerazione come quella, e il loro padre sembrava piuttosto ben disposto nei suoi confronti in quegli ultimi giorni. Buon segno.

"C'è qualcosa che devo comunicarvi."

Cattivo segno, si corresse Boromir.

"Ho parlato con Théoden questa mattina" proseguì Denethor, riprendendo il suo posto dietro alla scrivania, "E ritiene che sarebbe più opportuno far sposare Faramir a sua nipote, vista la minor differenza di età."

Faramir per poco non cadde dalla sedia.

"Dunque ritengo che tu, Boromir, dovrai sposare la figlia di Vardamir. Anche quella è un'ottima alleanza, dopotutto." detto questo si concentrò nuovamente sui suoi documenti, senza guardare l'uno né l'altro. "Potete andare."

Appena usciti dallo studio i due fratelli si guardarono per un momento, increduli. E senza una parola si abbracciarono, sorridendo.

Gilraen stava mostrando a Eomer come usare l'arco. Ellin però continuava a ripetere ridacchiando che era un'impresa impossibile. Dopo l'ennesimo tiro andato a vuoto, Gil si avvicinò a Eomer e mise le mani sulle sue, posizionandogli perfettamente il viso e l'arco. In quel modo però i due quasi si abbracciavano e Eomer non riusciva a concentrarsi, perdendosi nel profumo dei suoi capelli e della sua pelle. Strinse i denti e decise di dedicare la sua totale attenzione all'arco, mentre Gil gli diceva:”Rilassati, altrimenti non riuscirai mai a tirare bene…chiudi gli occhi…respira a fondo e riaprili…ora rilassati e tira con me…”

Incredibilmente quel tiro andò a segno, e Ellin si ritrovò a fissarlo a bocca aperta.

“Hai visto mio caro elfo?” ridacchio soddisfatto Eomer

“Ho visto, ma adesso prova a tirare da solo…” rispose l'elfo lanciando un'occhiata divertita a Gil.

La donna posizionò di nuovo le braccia di Eomer ma stavolta non gli guidò le mani nel tiro. Si limitò a mormorargli le istruzioni e ripetergli di rilassarsi.

Il cavaliere fece come gli era stato detto e incredibilmente la freccia andò di nuovo a segno.

A quel punto anche Ellin si complimentò con Eomer e i tre stavano ancora ridendo quando arrivò Boromir.

Eomer non si fidava ancora di lui, convinto che avesse detto di voler essere suo amico solo per far bella figura con Gil, e quindi  si offrì subito di andare a riprendere le frecce.

“Tutto bene?” gli chiese Gil sfoderando uno dei suoi sorrisi più dolci…

"Sì, tutto bene" sorrise lui di rimando, "Dai lezioni di tiro con l'arco?"

Lanciò un'occhiata a Eomer, intento a raccogliere le frecce, e gli fece un cenno di saluto con la mano prima di salutare anche Ellin e posare nuovamente lo sguardo su Gilraen. Cercò di assumere un'espressione neutrale, temendo di tradire il suo 'segreto', ma si ritrovò a sorriderle nonostante tutto.

“Si stavo spiegando a Eomer come tirare. Ma…come mai così allegro?” chiese sinceramente incuriosita Gil…

"Oh, niente di particolare. Magari ne parliamo più tardi" rispose lui con aria indifferente. Le posò un bacio sulla guancia e sorrise: "Devo parlare con i miei uomini, e inviarne alcuni a Ithilien. Non ci vorrà molto." le disse, e si congedò.

Era ormai sera, e Gilraen si stava preparando con cura per la cena. Non aveva più visto Boromir da quel pomeriggio, ma sapeva che non potevano stare sempre insieme, o Denethor si sarebbe insospettito.

Mentre si trovava davanti allo specchio ad esaminare la ferita alla tempia, sentì bussare alla porta.

Un servitore le disse che la cena sarebbe stata servita in camera di Lord Boromir tra qualche minuto. Non ebbe però nemmeno il tempo di rispondere che l'uomo si congedò.

Era confusa e non sapeva cosa fare, camminò per qualche attimo per la stanza, pensando al motivo per cui Boromir avrebbe dovuto fare una cosa del genere, così decise di andare a chiederlo direttamente a lui.

Con passo spedito andò a bussare alla porta dell'uomo, meravigliandosi del fatto che i corridoi fossero deserti.

“Saranno già tutti a cena” pensò tra sé e sé.

Quando Boromir aprì la porta lei rimase senza fiato nel vedere quanto fosse elegante…

Boromir si inchinò profondamente, invitandola a entrare. La prese per mano e la condusse in camera da letto: in un angolo della stanza, illuminata dalla luce di innumerevoli candele, era stato sistemato un piccolo tavolo vestito di seta ricamata, accuratamente apparecchiato per due. Il fuoco crepitava allegramente nel camino e un enorme mazzo di profumatissime rose rosse aspettava solo di essere consegnato, posato sul letto di Boromir. E, cosa più importante, nella stanza regnava l'ordine più assoluto.

"Ho fatto tutto da solo.. E' una serata importante." le sussurrò lui, abbracciandola da dietro.

Gil guardava quello spettacolo con occhi spalancati per la sorpresa, poi si girò verso Boromir con uno sguardo interrogativo e gli chiese:”Ma…cosa succede?”

Boromir sorrise con aria birichina, ignorando deliberatamente la domanda di Gilraen: "Non hai fame, amore?" disse dolcemente, prendendola di nuovo per mano e guidandola fino al tavolo. Aspettò che si fosse sistemata al suo posto prima di sedersi a sua volta; quindi le sorrise, guardandola intensamente negli occhi e allungò una mano sul tavolo per stringere quella di Gil.

Lei strinse la sua mano e guardò nei suoi occhi per capire cosa stesse succedendo. Vi lesse solo felicità e amore, ma non si spiegava perché lui non volesse dirle niente.

Gli sorrise ma continuava ad avere un'aria piuttosto spaesata, così decise di calmarsi e semplicemente restò in silenzio a guardarlo.

Dopo qualche momento bussarono alla porta, e fecero il loro ingresso nella stanza due servitori in alta livrea. Si fermarono sulla porta, in attesa, finché Boromir accordò loro il permesso di servire la cena con un cenno della testa. Poi tornò a sorridere a Gilraen, accarezzando dolcemente la sua mano.

Una volta usciti iniziarono a mangiare in silenzio, finché Boromir si decise a parlare: "Credo che dovremmo iniziare a pensare al futuro" disse, "Desideri tornare a Minyatur?"

“Per favore…”disse lei un po' seccata, “possiamo cambiare argomento? Mi mette tristezza… e comunque se proprio vuoi saperlo…si mi manca tantissimo casa mia.”

Ignorando il suo sguardo, gli chiese allegramente:”Come va la mano?”

"Meglio. La tua ferita come va?" chiese lui, e prima ancora che Gilraen potesse rispondere aggiunse: "E in ogni caso.. Se torni a Minyatur io vengo con te."

Le lanciò un'occhiata e un sorriso prima di concentrarsi nuovamente sul cibo.

Non capendo cosa lui avesse in mente, Gil decise di osservarlo e restare in silenzio, finchè non si fosse deciso a dirle cosa stesse succedendo.

Quando terminarono di cenare, lei rimase seduta guardandolo con aria interrogativa e senza proferire parola.

Lui la osservò per un istante, prima di alzarsi e invitarla a fare altrettanto.

"Dobbiamo parlare." le disse dolcemente, facendosi serio. La fece sedere sul divanetto davanti al camino e si inginocchiò davanti a lei, stringendo le mani di Gilraen nelle sue. La guardò in silenzio per lunghi istanti, lo sguardo carico di emozione, cercando le parole giuste.

Guardandolo con aria interrogativa, Gil si limitò a sorridergli dolcemente per incoraggiarlo.

Boromir deglutì nervosamente, e infine si decise: "Ti avevo promesso che si sarebbe sistemato tutto, in un modo o nell'altro." sussurrò, "Nello studio di mio padre, questo pomeriggio, non abbiamo parlato soltanto di Ithilien e di mere questioni militari" proseguì, esitando solo momento per schiarirsi la voce e accarezzarle una guancia, "Ho minacciato Faramir promettendogli le più atroci torture, se solo avesse osato accennare l'argomento con te.. Volevo essere io a dirtelo."

Frugò brevemente in una tasca della sua tunica, per estrarne una scatolina di evidente fattura elfica, finemente intagliata. La guardò negli occhi per un istante, prima di aprirla e mostrarne il contenuto a Gilraen: uno splendido  anello, forgiato in mithril e impreziosito da una pietra chiarissima, brillava al centro della piccola scatola catturando il riflesso delle candele.

"Apparteneva a mia madre" le disse, la voce bassa e carica di emozione "E vorrei che fossi tu a tenerlo.." si interruppe per guardarla negli occhi, intensamente "..se accetterai di sposarmi"

Gil rimase per un attimo senza parole. Gli occhi sgranati per la sorpresa, guardava alternativamente Boromir e l'anello, cercando di registrare l'accaduto.

Dentro di lei si agitavano mille pensieri, mille emozioni. Aveva paura ma era anche felice, avrebbe voluto piangere ma anche gridare di gioia…

Si rese conto che l'altro attendeva una sua risposta e con occhi lucidi di emozione e gioia trovò un filo di voce per sussurargli :”Si…”

Boromir non si era reso conto di aver trattenuto il respiro, mentre attendeva una risposta da Gilraen.. Quando lei finalmente parlò prese un profondo respiro, sorrise sopraffatto dalla gioia e le infilò l'anello al dito con mani tremanti, prima di abbracciarla. Era ancora in ginocchio davanti a lei, ma non aveva importanza.. niente aveva importanza in quel momento, tranne loro due. La strinse forte a sé come poteva, affondando il viso nel suo seno, e non si vergognò affatto quando si ritrovò a bagnarle i vestiti con qualche lacrima di gioia.

Gli prese la mano e lo fece sedere sul divano insieme a lei.

Lo guardò negli occhi intensamente e poi gli sussurrò:”Amin mela lle”, strofinò il naso contro il suo in un gesto affettuoso e lo baciò intensamente.

Si sentiva incredibilmente felice accanto a lui, e non riusciva a credere che lui le avesse chiesto di sposarlo…

"Amin mela lle.." ripetè lui, sorridendo.

"Voglio che lo sappiano tutti" le sussurrò dopo qualche istante, "Parola mia, ti trascinerò sulla Torre domani mattina, e una volta arrivati in cima ti bacerò fino a  toglierti il respiro" proseguì con aria birichina, "Così tutta Minas Tirith saprà quanto ti amo"

Lei ridacchiò e poi gli disse:”Mio caro…dovremmo stabilire alcune regole non credi?”

Gli lanciò uno sguardo indecifrabile e continuò:”Io non sarò la classica mogliettina, sai? Non accetto ordini, dovrai ricordare che sono un guerriero…insomma…credi di volermi ancora sposare?”lo guardò con espressione divertita e curiosa, ansiosa di conoscere la sua risposta…

Boromir non esitò neppure un istante prima di rispondere: "Più che mai" disse decisamente, prima di guardarla con aria divertita e ridacchiare sommessamente: "Temo che il nostro non sarà affatto un matrimonio tranquillo" disse, "E mi sento in dovere di ricordarti che mio padre si aspetterà degli eredi.."

Lo guardò sensualmente e poi si limitò a baciarlo a lungo in risposta…

"Direi che come inizio è ottimo..." sussurrò lui sorridendo, prima di tirarla dolcemente a sé. E fu più sicuro che mai delle sue parole, quando la baciò di nuovo.

 

The end

 

 

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