Amin mela lle

 

Capitolo4

Seguendo alla lettera le istruzioni del fratello Faramir scese in città per portare a termine alcune commissioni, e quindi si diresse verso la casetta. Era decisamente di buon umore quella mattina. Aveva ascoltato con attenzione il resoconto di Boromir riguardo i nuovi sviluppi della situazione, rallegrandosene. Sperava con tutto il cuore che lui e Gilraen sarebbero infine riusciti a superare le difficoltà ed essere felici come meritavano.. Suo fratello era cambiato profondamente negli ultimi giorni, mai lo aveva visto così pieno di attenzioni nei confronti di qualcuno.. e mai gli aveva visto quella luce negli occhi. Sorrise pensando che a volte l'amore fa davvero miracoli, e si apprestò a bussare..

Gil aveva sentito qualcuno arrivare, affacciatasi aveva visto Faramir e prima che lui bussasse aprì la porta con un sorriso e lo salutò caldamente: “Faramir! Sono proprio felice di vederti!”...... Ma intanto si chiedeva perché Boromir non fosse con lui…

"Buongiorno madama" sorrise lui, accennando un inchino "E no, il mio fratellone non è con me" aggiunse, notando l'espressione ansiosa di Gilraen "Temo che non rientrerà prima di questa sera, dal momento che nostro padre l'ha inviato a Osgiliath per prendersi cura di alcune noiosissime questioni diplomatiche" terminò la frase con una smorfia, prima di sorriderle di nuovo.

Lei gli sorrise un po' imbarazzata, poi rispose:”E' così evidente?”, scosse la testa divertita e continuò:”Cosa posso fare per te?Vuoi entrare?Ho appena finito di preparare degli infusi di erbe…”

"Non ho alcuna lezione prima di domani.. Rischiavo di morire di noia rinchiuso fra le mura del palazzo, così ho pensato di farti visita" sorrise Faramir "Che programmi hai per la giornata?"

La donna finse di pensarci su per un momento, poi sorridendogli allegramente, rispose “Praticamente nessuno…”. Lo guardò e gli chiese con aria curiosa: “Che intenzioni hai?”

Faramir rimase pensieroso per qualche momento, finché la guardò di nuovo, sfoderando il più cordiale dei sorrisi: "Ti va di visitare il palazzo? E la Torre? E i giardini?" chiese entusiasticamente "Mi piacerebbe tanto mostrarti casa nostra! Poi possiamo prendere i cavalli e andare altrove se vuoi"

Gilraen fu entusiasta di quella proposta:”Mi piacerebbe tanto vedere dove vivete!”.Ma la verità era che voleva vedere dove viveva Boromir, dove passeggiava, i posti dove andava tutti i giorni..Scosse la testa sorridendo tra sé e sé…si era proprio innamorata…

Guardò di nuovo Faramir e gli disse: “Allora andiamo?”

Faramir annuì, ben contento dell'entusiasmo mostrato da Gilraen alla sua proposta, e montò a cavallo. Attraversarono il tunnel che conduceva alla Cittadella e la guidò fino alle scuderie, dove uno stalliere si premurò di prendere in consegna i loro cavalli augurando a entrambi di trascorrere una buona giornata.

"Quello è il simbolo del regno" sorrise Faramir non appena furono nuovamente all'aperto, indicando uno strano albero bianco che svettava solitario in mezzo al cortile, non molto distante da una grande fontana che zampillava allegramente, "Nessuno sa di che tipo di albero si tratti, in realtà" proseguì "Né si conoscono i motivi del suo strano colore, ma è nato spontaneamente proprio in quel punto, e l'hanno sempre considerato un buon auspicio. Nessuno ha mai osato sradicarlo"

“Ho visto molti tipi di alberi e piante, ma uno così mai…nemmeno io so di che specie è, però è molto bello…” dopo un momento disse: “Faramir?Sono contenta che sei venuto a cercarmi…e anche che mi sei amico…”.

"E io sono onorato di esserti amico" sorrise Faramir, fermandosi a pochi metri dal pesante portone d'ingresso del palazzo, "Anzi, spero proprio che potrai chiamarmi cognato molto presto" ridacchiò "Ti assicuro che da parte di Boromir le intenzioni ci sono tutte"

Le offrì il suo braccio, indicando l'edificio di fronte a loro con un cenno della testa: "Lascia dunque che ti mostri la casa, cognatina" disse in tono solenne, reso decisamente poco credibile dall'espressione divertita che gli brillava negli occhi.

Gilraen arrossì a quelle parole, e gli sorrise, seguendolo, ma poi improvvisamente la sua espressione divenne triste, e rispose :”Purtroppo però non credo che riusciremo mai a essere cognati…lui…lui non potrà mai sposare me…”

"Oh, imparerai a conoscerlo col tempo" rispose Faramir scuotendo la testa con aria rassegnata, per poi sorriderle di nuovo: "Boromir non è il tipo da accettare un'imposizione del genere.. Penso che per il momento voglia tenere buono nostro padre e prendere tempo, ma fidati se ti dico che è troppo testardo e troppo orgoglioso per arrendersi senza prima essersi battuto con tutte le forze"

Varcarono il pesante portone per trovarsi di fronte un ampio e lunghissimo corridoio. Su entrambe le pareti erano appesi moltissimi quadri, ritratti dei Re che furono e dei precedenti Sovrintendenti di Gondor.

"Quello è nostro padre" disse indicando il primo quadro sulla parete sinistra, che ritraeva un uomo dallo sguardo severo e orgoglioso, seduto su una sfarzosa poltrona e abbigliato come si conveniva al governatore della città. Spostò poi lo sguardo sul quadro successivo, il ritratto di una giovane e bellissima donna.

"E nostra madre.. E' l'unica immagine di lei che abbiamo, ma è proprio così che la ricordo"

Rimase in silenzio ad osservare il dipinto per alcuni momenti, poi sorrise e guardò di nuovo Gilraen: "Poi, naturalmente, ci siamo io e il mio fratellone. Ma sai già che aspetto abbiamo" disse allegramente, indicando i loro ritratti. Nel primo era rappresentato Boromir, in sella al suo cavallo, con la spada sguainata in una mano e la bandiera di Gondor nell'altra, un'immagine che irradiava gloria e orgoglio da ogni tratto. In realtà Boromir detestava quel quadro, ma Denethor pareva esserci piuttosto affezionato e si era mostrato irremovibile. Il dipinto era dunque ancora al suo posto, nonostante le rimostranze del diretto interessato.

Il ritratto di Faramir, in netto contrasto con quello del fratello, lo mostrava tranquillamente seduto in uno studio, con un libro aperto in grembo e lo sguardo pacato. Nessuna spada e nessuna bandiera per Faramir, che non godeva di eccessivo rispetto da parte del genitore. O almeno Denethor non si era mai premurato di dimostrarlo.

Guardando il ritratto di Denethor, Gilraen capì come mai i due fratelli erano cresciuti così uniti, semplicemente il padre era talmente chiuso in sé stesso che i due bambini avevano fatto affidamento solo sulle loro forze.. Sembrava una persona che non mostra sentimenti, che impone il suo volere e che non si ritiene in dovere di chiedere il parere dei suoi figli…

Il ritratto di Boromir la lasciò senza fiato per un attimo. Era bellissimo, fiero e orgoglioso, un vero guerriero. La pervase un'ondata di amore per lui, non lo vedeva da poco eppure già le mancava, aveva già voglia di stringerlo a sé, baciarlo, e affondare il viso nel suo petto che la faceva sentire al sicuro e amata…

Tornò a guardare Faramir e gli disse: “Tua madre era bellissima…e…sai, il rispetto e l'onore non si ottengono solo con la spada e con la guerra...io credo che tu sia un ragazzo incredibilmente intelligente, sensibile e premuroso…non ti deve importare di quello che dicono gli altri perché potrai sempre contare sull'affetto di tuo fratello…quando Boromir parla di te i suoi occhi sono pieni d'orgoglio e di affetto…”. Gli parlò come se gli avesse letto nel pensiero, sempre guardandolo negli occhi, poi continuò:”Io amo tuo fratello…e non sarà facile accettare questa situazione…ma ci posso provare…spero solo che quello che hai detto sia vero…non resisterei nel vederlo sposato con un'altra…”. Il suo sguardo divenne triste e sentì una stretta al cuore, quando s'immaginò Boromir tra le braccia di una donna bellissima…che non era lei…

"Con il tempo ho imparato a fidarmi del giudizio delle persone che amo davvero" disse Faramir a bassa voce "E so che Boromir mi adora, forse proprio perché sono così diverso da lui: io lo consolo quando è affranto, e lui mi scuote quando ce n'è bisogno. Direi che siamo perfettamente complementari" proseguì "D'altra parte nostro padre non ha mai nascosto di preferire lui a me.. Ma non me ne dispiace a dire il vero, preferisco stare da parte e lasciare che sia lui a parlare per entrambi.. Forse non ti ho ancora detto che è anche una persona estremamente protettiva" sorrise, guidandola fino alle scale che conducevano al piano superiore.

"E per quanto riguarda voi due.." disse dopo qualche momento "Mi sembra superfluo ripetere che avete tutto il mio sostegno, e lo avrete sempre"

La guardò di nuovo e sorrise, fermandosi davanti a quella che era la porta che conduceva alle sue stanze, prima di aprirla e invitare Gilraen a seguirlo.

Entrarono in un piccolo studio, illuminato da un'ampia finestra. Sulla destra il camino, un enorme tappeto finemente decorato e un divanetto, mentre sul lato opposto erano state sistemate un'ordinata scrivania e una libreria straripante di pesanti volumi, letti e riletti chissà quante volte.

"Questo è il mio studio" sorrise, prendendola per mano e conducendola nella stanza adiacente "E questa la mia camera"

La stanza da letto era decisamente più ampia dello studiolo, e molto luminosa. L'arredamento consisteva in un enorme letto, ai cui lati erano stati sistemati due mobili da notte in legno intagliato, un'imponente credenza adibita a guardaroba e una poltrona davanti al camino. Numerosi tappeti erano sistemati nella stanza, e uno splendido arazzo dai colori vivaci era appeso dietro al letto. Faramir lo indicò, sorridendo: "E' bello, vero? Sono due, in realtà.. L'altro è nella stanza di Boromir. Avevano regalato entrambi a lui, per il suo diciassettesimo compleanno, ma ha insistito dicendo che uno sarebbe stato perfetto appeso nella mia camera"

Lei strinse la mano di Faramir, dicendo” E' tutto bellissimo…e si vede che adori i libri e lo studio…sai, anche a me piace molto leggere!”, lo guardò strizzandogli un occhio, e continuò:”e anche io spesso preferirei un buon libro davanti al camino alle mie lezioni di scherma…ma se vuoi…qualche volta potremmo allenarci insieme con la spada, che ne dici? Sicuramente sarà più divertente!”, quell'idea la entusiasmò, e sperava che anche a Faramir piacesse.

"Oh sì, magari! Mi piacerebbe molto" sorrise Faramir, pieno di entusiasmo alla prospettiva di rendere un pò meno noioso il suo addestramento con la spada, "Non vado matto per le mie lezioni di scherma, in effetti.. Preferisco arco e frecce" disse, mentre uscivano nuovamente in corridoio. Sorrise e lanciò uno sguardo a Gilraen, indicando la porta accanto alla sua: "Vuoi che ti mostri la stanza di Boromir?"

“Oh si! Mi piacerebbe moltissimo…”lo guardò un po' imbarazzata, sperando che lui non ridesse di lei… e poi continuò “Il mio arco è rimasto a Minyatur…ma ti sarebbe piaciuto…è molto particolare, leggero ma precisissimo…”

"Se vuoi facciamo un salto in armeria più tardi" disse Faramir, apprestandosi ad aprire la pesante porta "Così puoi scegliere l'arco che preferisci. E darmi qualche lezione, magari" sorrise.

Entrarono in una stanza identica allo studio di Faramir nelle dimensioni, ma adibita a ingresso: l'unica mobilia consisteva in due panche in legno sistemate lungo le pareti laterali, un lungo tappeto e alcune spade ornamentali appese alle pareti. Di fronte a loro un'ampia finestra vestita di pesanti tendaggi, e due porte ai lati della stanza che conducevano agli appartamenti.

"Di là c'è lo studio" sorrise Faramir, indicando la porta alla loro sinistra. La invitò a seguirlo ed entrò, facendosi da parte per permetterle di guardarsi attorno e curiosare come preferiva. Un'altissima libreria occupava l'intera parete davanti a loro, e una scrivania (decisamente meno ordinata di quella di Faramir) era stata collocata al centro della stanza. Sull'altro lato il caminetto, e il divano sul quale i due fratelli tante volte si erano addormentati insieme in passato. Boromir gli aveva accordato il permesso di recarsi nel suo studio quando voleva, ben consapevole della sua attrazione per la grande libreria, e spesso rincasava alla sera per trovarlo addormentato davanti al caminetto con un enorme libro aperto ancora posato sulle ginocchia. In quei casi si limitava a scuotere la testa sorridendo, rimettere il libro al suo posto, prendere una coperta e addormentarsi vicino al fratello.

Gilraen sorrise scuotendo la testa nel guardare il disordine che regnava in quella stanza al confronto con quella di Faramir. Le mancava già Boromir e le sarebbe piaciuto che fosse lui stesso a mostrarle quelle stanze. Un timore reverenziale le impedì di entrarvi, sentendosi un'intrusa, magari a lui non avrebbe fatto piacere sapere che lei aveva invaso il suo mondo privato, così si girò verso Faramir e gli rispose: “Posso darti lezioni quando vuoi”, sorridendo, e continuò”Adesso usciamo, mi sa che a tuo fratello non farebbe tanto piacere sapere che sono venuta a curiosare nelle sue stanze…”Gli prese di nuovo la mano e si diresse verso l'uscita.

Uscirono per trovarsi davanti un perplesso Denethor, che spostava alternativamente lo sguardo prima sull'uno e poi sull'altra con aria interrogativa. Faramir si riprese dalla sorpresa in fretta, tuttavia, e chinò la testa in segno di saluto come da abitudine: "Buongiorno padre."

Denethor annuì in silenzio, prima di richiudere la porta della stanza di Boromir e guardare nuovamente il figlio.

"Dubito che a tuo fratello farebbe piacere sapere che conduci degli estranei nei suoi appartamenti quando lui non è in casa." disse in tono piatto, per poi posare nuovamente lo sguardo su Gilraen: "Posso avere l'onore di conoscere il nome della tua giovane ospite?"

"Gilraen. E' la figlia di Vardamir del regno di Minyatur, in visita a Minas Tirith" rispose Faramir "E non è estranea a Boromir, padre, poiché proprio lui ci ha presentati"

"Molto bene" replicò il genitore, annuendo pensieroso. Dopo qualche momento guardò di nuovo Gilraen, e si rivolse a lei in tono cordiale: "Ricordo di aver tenuto consiglio con vostro padre, diversi anni fa. Ritenetevi dunque benvenuta nel mio palazzo, e se avete bisogno di quasiasi cosa non esitate nel chiederlo ai mie figli."

Gil, resasi conto che per quell'uomo era molto, forse troppo, importante l'aspetto formale, lo salutò dicendo: “Sono onorata di fare la vostra conoscenza. E vi ringrazio mio signore, avete due figli valorosi e ben educati”.

Denethor annuì, evidentemente molto soddisfatto, e si congedò dicendo di avere molte questioni di cui occuparsi e troppo poco tempo.

Quando furono di nuovo all'aperto Faramir sospirò profondamente, prima di guardare Gilraen con aria affranta: "Mi dispiace.."

“E di cosa?”lo guardò e improvvisamente lo abbracciò, un abbraccio caldo e rassicurante,gli facevano tenerezza quei due ragazzi cresciuti con quell'uomo. “Non devi scusarti di nulla, capito?E io dicevo sul serio, siete due uomini forti, valorosi, e ben educati…”.Gli sorrise e gli disse:”Andiamo, voglio darti qualche lezione con l'arco!”.

Rimasero insieme tutto il pomeriggio, durante il quale tirarono di spada, e Gilraen insegnò a Faramir a tirare frecce a ripetizione. I due ragazzi entrarono in confidenza e si raccontarono molto delle loro vite, dei loro sentimenti e paure.
Quando fu sera Gilraen lo guardò e gli disse:”Credo sia proprio ora di andare…mi sono divertita molto e spero di vederti presto!”

Faramir si premurò di accompagnarla fino a casa, e una volta arrivati a destinazione si salutarono affettuosamente con la promessa che si sarebbero rivisti il giorno seguente. Tornò dunque a palazzo e, sicuro che Boromir non avrebbe tardato ad arrivare, decise che lo avrebbe aspettato nel suo studio; cercò di rendere più piacevole l'attesa immergendosi nella lettura di un pesante manoscritto, ma stanco com'era cadde profondamente addormentato soltanto pochi minuti dopo.

 

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