Amin mela lle

 

 Capitolo 3

"E' successo qualcosa?"

Boromir lanciò un'occhiata preoccupata al fratello, che scosse la testa mentre smontava da cavallo: "No, ma sembrava piuttosto seccato e non ha fatto che ripetere che in casa non ti si vede da ieri.. Che prima trascorrevi tutto il tempo nelle tue stanze ed è come se non vivessi più qui, e cose del genere.. Ho pensato che fosse il caso di venire a cercarti"

Boromir annuì: "Parlerò con lui dunque.. Grazie Faramir" disse, poi sorrise: "Non credo che ti ringrazierò mai abbastanza, in ogni caso"

Faramir ricambiò il sorriso, scrollando le spalle: "Dovere. Le mie giornate sarebbero ben noiose se non ci fossi tu a movimentarle"

Risero entrambi, mentre uscivano dalle scuderie uno accanto all'altro.

Come era loro abitudine, entrambi si alzarono dalle rispettive sedie quando Denethor fece il suo ingresso nella sala da pranzo circondato dal suo alone di austero orgoglio, e sedettero di nuovo solo quando si fu accomodato al suo posto, in cima al lungo tavolo. Rimasero silenziosi mentre il pranzo veniva servito, aspettando che fosse lui a parlare per primo.

"Lieto che tu abbia infine deciso di onorarmi della tua presenza, Boromir." esordì il genitore dopo qualche minuto, senza distogliere l'attenzione dal cibo nel suo piatto.

"Chiedo perdono padre"

Denethor annuì, lanciando un'occhiata al figlio prima di concentrarsi nuovamente sulla pietanza. Nessuno parlò per lunghi minuti, e il genitore non sembrò notare gli sguardi che i due fratelli si scambiavano di tanto in tanto, sollevati. Consumò il suo pasto in silenzio e senza guardare l'uno né l'altro, come da consuetudine.

"Vorrei che fossi presente per la cena questa sera" disse infine mentre posava il calice, rivolgendosi a Boromir "C'è qualcosa di cui devo parlarti"

Boromir lo guardò con aria vagamente interrogativa: "Niente di grave, spero"

"No" rispose l'altro "Ma dal momento che la cosa ti riguarda, credo che sarebbe cortese da parte tua essere presente" e così dicendo si alzò, salutò entrambi con un cenno della testa e uscì silenziosamente dalla stanza.

Gilraen passò il resto della mattina a selezionare le erbe raccolte, classificarle e impacchettarle in modo che non si rovinassero. Di tanto in tanto il pensiero tornava sempre a Boromir, per questo tentava di tenersi impegnata per distrarsi. Dopo un frugale pranzo decise di andare in città a comprare del cibo e notò che c'era un'aria strana, tutti erano allegri e non potè impedirsi di ascoltare una conversazione tra due donne anziane….

Parlavano di un matrimonio, in particolare il matrimonio del figlio del sovrintendente della città con una ragazza nobile e ricca e questo secondo le signore avrebbe assicurato una solida alleanza a Gondor.

Scuotendo la testa Gilraen andò via, stanca di sentire tutto quel rumore in città, e non le andava nemmeno di tornare nella casetta vuota. Così cominciò a galoppare lasciando che il vento le scompigliasse i capelli, sentendosi libera e felice. Si fermò al boschetto dove il giorno prima aveva incontrato i due fratelli e, legato il cavallo, si sedette con la schiena appoggiata a un albero, a pensare…

"Mi chiedo cosa deve dirmi di tanto importante"

Per tutta risposta Faramir scrollò le spalle e si stese sull'erba accanto al fratello, nella quiete dei giardini del palazzo. Usavano recarsi spesso lì, fin da quando erano bambini, nel loro angolino privato: una piccola radura circondata dal boschetto, nel centro della quale svettava una robusta e altissima quercia secolare.. Tante confidenze avevano condiviso in quel luogo, tante risate e anche qualche lacrima, nei momenti difficili. E ogni volta che un Faramir poco più che bambino non voleva farsi trovare da nessuno Boromir sapeva già che suo fratello era lì, immerso nei suoi pensieri con la schiena appoggiata alla loro quercia, e lì lo cercava. Lo stesso luogo era diventato, qualche anno più tardi, scenario di situazioni ben più romantiche: mentre Boromir era sempre troppo preso dal suo addestramento per pensare a certe 'inutili svenevolezze', Faramir usava portare lì la fanciulla del momento, esibendosi in dichiarazioni d'amore tanto strappalacrime quanto drammatiche. Suo fratello non perdeva occasione per ricordargli che a suo dire si innamorava perdutamente almeno una volta al mese, e infine Faramir considerò l'ipotesi che si trattasse solo di infatuazioni passeggere. Con gran sollievo del fratello mise dunque fine alla serie di dichiarazioni e quell'angolo di giardino tornò ad essere esclusivamente un loro luogo d'incontro. E tale era rimasto.

"Scommetto di sapere a cosa pensi" sorrise Faramir, lanciando un'occhiata all'altro "O meglio a chi"

Boromir sorrise e rimase silenzioso, intento a scrutare il cielo attraverso le fronde dell'albero con le braccia incrociate dietro la testa. Faramir ridacchiò quietamente all'insolito spettacolo, e dopo un'ultima occhiata rassegnata al fratello chiuse gli occhi, godendosi in silenzio la quiete e la brezza tiepida.

"Dovrei dirle che stasera non possiamo vederci."

"Lo credo anch'io."

"Faramir?"

"Hm?"

"Credi che ci sia qualche speranza?"

A queste parole Faramir riaprì gli occhi, e si sollevo sui gomiti per lanciare un'occhiata interrogativa all'altro: "A cosa ti riferisci?"

"Intendo.. beh.. con Gil"

Faramir sorrise divertito notando l'evidente disagio dipinto sul viso del suo intrepido fratello maggiore, ma riuscì in qualche modo a trattenersi dal ridacchiare ed evitargli ulteriore imbarazzo. Sospirò profondamente, prima di stendersi di nuovo al suo fianco: "Io mi chiedo solo chi dei due è più innamorato..Va' a cercarla" sorrise.

E così fece. Stupì anche sé stesso quando si ritrovò a chiedere a un servitore di procurargli un mazzo delle rose più belle di tutto il giardino, e scosse la testa divertito pensando che un atteggiamento del genere apparteneva più al suo romantico fratello che a lui. Cavalcò veloce fino alla casetta, con i fiori nascosti sotto il mantello, ma la porta era chiusa e il cavallo di Gilraen non era nella stalla. Attese per qualche minuto, finché decise di lasciare i fiori davanti alla porta e di scriverle due righe per avvertirla che quella sera non si sarebbero potuti vedere..

Lei tornò a casa nel pomeriggio inoltrato, senza accorgersene si era appisolata sotto un albero ed era stata svegliata solo dal suo falco Sim. Fuori la porta di casa trovò delle rose bellissime. Un po' imbarazzata sorrise tra sé e sé…sapeva da chi erano state portate. Ed infatti recavano un biglietto di Boromir, che diceva che non si sarebbero potuti vedere quella sera. Entrò in casa annusando i fiori e senza accorgersene aveva dipinto sul viso un sorriso felice…

Denethor sembrava particolarmente di buon umore quella sera. Al punto che addirittura sorrise, quando fece il suo ingresso nella grande sala. A quella vista i due fratelli si lanciarono una rapida occhiata, e Boromir dovette fare del suo meglio per non scoppiare a ridere: Faramir era rimasto a bocca aperta, con un sopracciglio sollevato e lo sguardo incredulo, sconvolto come se avesse appena visto il loro austero padre mettersi a ballare ubriaco sul tavolo intonando canzoni da osteria.

"Non mi perderò in inutili giri di parole" esordì il Sovrintendente non appena si fu sistemato al suo posto "Io non sono più giovane e presto dovrai prendere il mio posto, Boromir. E immaginerai certamente che tutto il regno si aspetta di vederti sposato entro breve"

Faramir lanciò un'occhiata preoccupata al fratello, che stava fissando il padre con un'espressione indecifrabile dipinta in volto. L'unica cosa certa era che anche lui aveva già afferrato il senso del discorso, e che la cosa non gli piaceva affatto...

"Dal momento che non hai mai mostrato la benché minima intenzione di prender moglie, ho ritenuto opportuno occuparmene di persona. Fortuna vuole che Théoden di Rohan abbia offerto l'alleanza del suo regno e la sua giovane nipote, della quale è tutore, come tua futura sposa."

Boromir non fece altro che fissarlo, sbalordito. Sospirò profondamente prima di alzarsi in piedi, fissando il padre con un'espressione di ghiaccio: "Desidero scegliere da solo la mia futura moglie, se mi è concesso."

"Non ho intenzione di gettare al vento un'alleanza del genere per assecondare i tuoi capricci, Boromir. Così è deciso." rispose l'altro tranquillamente, facendo cenno al figlio di sedersi. Ciò non sortì altro effetto che alimentare la rabbia di Boromir, che lo fissava incredulo senza peraltro accennare a muoversi.

"Come potete pretendere che io accetti di trascorrere il resto dei miei giorni con una donna che non ho mai visto in vita mia?"

"Non ti sto dicendo che devi esserne innamorato, Boromir. Ti sto dicendo che la sposerai, che tu lo voglia o meno, e lo farai per il bene della tua città, del tuo regno e della tua gente. Non è indispensabile l'amore per mettere al mondo un erede e portare avanti la dinastia."

Un Boromir furibondo lasciò la stanza qualche istante dopo, seguito dallo sguardo addolorato di suo fratello.

Gilraen passò la sera davanti al camino, seduta sulla panca a leggere e rileggere il biglietto lasciatole da Boromir. Le rose che le aveva regalato erano anche profumatissime e le aveva messe in camera da letto.

Quando fu sotto le coperte poteva ancora sentire il loro aroma che si spandeva per tutta la stanza. Si addormentò pensando a lui e a quant'era dolce…

"Posso entrare?" sussurrò Faramir facendo capolino nella camera da letto di Boromir, che si limitò ad annuire senza guardarlo.

Richiuse la porta alle sue spalle e sedette accanto a lui di fronte al camino, in silenzio, temendo che suo fratello non fosse dell'umore più adatto per una conversazione. Tuttavia fu proprio lui a parlare, dopo qualche momento.

"E' finita ancora prima di iniziare"

"Troveremo una soluzione" rispose l'altro, voltandosi a guardarlo "Come abbiamo sempre fatto. Insieme."

Boromir lo guardò, scuotendo la testa affranto: "Verrà a saperlo di certo e non credo che troverò il coraggio di biasimarla se mi detesterà per questo"

Faramir sospirò: "Dovresti dirglielo tu, prima che venga a saperlo da qualcun altro"

"Con che coraggio potrei, Faramir?" replicò l'altro alzandosi "Mi presento da lei dicendole che sono il figlio del Sovrintendente e che la amo alla follia ma sposerò un'altra?"

Faramir si alzò a sua volta. Rimase immobile di fronte al fratello, guardandolo negli occhi. "Ti giuro che vorrei essere al tuo posto, solo per risparmiarti tutto questo"

Si abbracciarono, in silenzio. E una nuova, assai improbabile prospettiva si fece poco a poco strada nella mente di Faramir..

"Boromir?"

"Sì?"

Faramir si allontanò quanto bastava per guardarlo negli occhi, rispolverando per l'occasione la sua ben pericolosa aria da monello: "La sposerò io."

"Chi?" chiese subito l'altro, allarmato.

"La tua promessa."

"Non mi sembra il momento di scherzare, Faramir."

"Non sto scherzando affatto."

Boromir lo guardò, sollevando un sopracciglio con aria inquisitoria. Poi scosse la testa, riguadagnando il suo posto in poltrona, e rimase silenzioso chiedendosi quali assurde macchinazioni stesse mai progettando la mente perversa del suo apparentemente angelico fratellino. Si addormentò dopo poco, nonostante tutto.

"Boromir"

Stava ancora dormendo?

"Boromir"

No, non stava dormendo. Aprì gli occhi per trovarsi davanti il viso del fratello, stranamente molto mattiniero. Si era anche premurato di coprirlo con una pesante coltre, mentre dormiva. Si passò una mano sul viso ancora assonnato, e guardò l'altro interrogativamente.

"E' l'ora" annunciò Faramir.

"Che ora?"

"L'ora che alzi il nobile fondoschiena da quella poltrona, tanto per cominciare" rispose l'altro, porgendogli il mantello "Dopodiché scenderai nelle scuderie, sellerai il tuo fido destriero e andrai a far visita a una certa persona"

"Non credo sia una buona idea."

"E invece lo è" tagliò corto Faramir, in un tono che non ammetteva repliche.

Come si era lasciato convincere a fare una cosa del genere? Smontò da cavallo sentendosi come se stesse per consegnarsi di sua spontanea volontà al più temibile dei nemici. Aprì la porta con cautela, e si diresse verso la camera da letto cercando di fare meno rumore possibile..

Lei sentì gli zoccoli del cavallo, e qualcuno che entrava in casa. Con un balzo felino, molto silenziosamente scese dal letto, prese il suo affilatissimo pugnale e sorprese l'intruso prendendolo da dietro e puntandogli il pugnale alla gola, premendolo senza troppe cerimonie. “Chi sei? E come osi entrare in casa mia?”gli sibilò all'orecchio. Guardando meglio si rese conto di conoscere l'uomo e lasciò subito la presa, scusandosi “Boromir! Oh scusa non potevo sapere…ma cosa ci fai qui a quest'ora?”.

Lui la guardò per un secondo, stupito, prima di sedersi sulla panca e invitarla a fare lo stesso.

"C'è qualcosa che devo dirti" iniziò, un pò titubante "Ho sbagliato a tenertelo nascosto e non so esattamente perché l'ho fatto.."

Evitò accuratamente di guardarla, sicuro che se l'avesse fatto non avrebbe avuto il coraggio di proseguire.

"Solitamente i più mi trattano con rispetto soltanto perché intimoriti dalla mia posizione sociale, e volevo che con te fosse diverso.. Volevo che mi apprezzassi come persona, credo.." Prese un profondo respiro. Non osava ancora guardarla.

"Mio padre è Sovrintendente di Gondor.. sono suo erede e capitano del suo esercito"

Gilraen fu colpita da quelle parole come se fossero state un pugno nello stomaco. Rimase senza fiato, sconvolta…

“Tu…tu sei quello del matrimonio…quello di cui parla tutta la città…”

Si alzò dalla panca continuando a fissarlo incredula, ma lo stupore lasciò presto posto alla rabbia. “Come hai potuto?Come?”lo guardò e continuò con voce sprezzante: “Io mi fidavo di te!Ti ho aperto il mio cuore!Come hai potuto farmi questo?Sei un bastardo! Cosa credevi? Di avere la bella fidanzatina nobile a casa e poi divertirti a spezzare il cuore a me solo perché sono una mezz'elfa? Non sono forse degna del tuo rispetto?”.

Tremava di rabbia ormai, ma chiuse gli occhi cercando la calma dentro di sé, infondo era stata addestrata proprio a essere fredda nei momenti più difficili. Quando li riaprì il suo sguardo era di ghiaccio, la sua voce fredda e distante. Avviandosi verso la porta disse :” Non voglio vederti mai più. Possano i Valar punirti per quello che hai fatto. Vattene adesso, io partirò questa stessa mattina”.

"L'ho saputo soltanto ieri sera" cercò di spiegare lui, trattenendola per un braccio "E non è stata una mia decisione! Me ne ha parlato soltanto dopo aver già pianificato tutto.. Credimi Gil te ne prego.. Non avrei avuto neanche il coraggio di guardarti negli occhi se non fosse come ti dico.."

Lo guardò negli occhi… e capì che diceva la verità. “E io cosa dovrei fare adesso? Amarti sapendo che un giorno tu sposerai un'altra e andrai avanti come se io non fossi mai esistita? Sapendo che passerai il resto della tua vita con una donna che non sono io?” a quel pensiero Gilraen sentì che quella barriera d'indifferenza che si era costruita si era rotta e cominciò a singhiozzare disperata, nascondendo il viso tra le mani. Poi rialzò il viso, gli occhi offuscati dalle lacrime…”Io ti amo Boromir..non lo so perché è successo, non lo so il perché ma ti amo…”, mormorò sconsolata.

A quelle parole Boromir la guardò negli occhi, per un momento soltanto.. Le prese il viso fra le mani, e stavolta non esitò affatto prima di posare le labbra sulle sue e baciarla con tutto l'amore di cui era capace..

Gilraen rispose a quel bacio dolcemente, avvicinandosi ancora di più a lui e schiudendo le labbra. Quel bacio ebbe l'effetto di farla calmare e rilassarla. Dopo lo guardò per un attimo negli occhi e gli sussurrò : “ Stringimi…e dimmi che andrà tutto bene e che anche tu credi a noi…”

"E' la cosa nella quale credo di più al mondo" mormorò lui, accarezzandole una guancia, "Per questo sono qui"

Sorrise prima di prenderla in braccio, riuscire in qualche modo ad aprire la porta ed uscire in giardino, sedendo sulla piccola panchina con Gilraen sulle ginocchia. La baciò di nuovo, stringendola a sé, lasciando da parte le preoccupazioni per quel momento che apparteneva solo a loro due..

Gli accarezzò il viso, continuando a guardarlo intensamente negli occhi, gli passò le mani tra i capelli, per poi attirarlo di nuovo a sé e baciarlo, un bacio lungo e molto intenso, e poi stringerlo a sé, come per avere conferma che era tutto reale e non un bellissimo sogno. “Boromir…davvero non sapevi niente del matrimonio?e davvero non c'è modo di cambiare le cose?” lo guardò dritto negli occhi, infondo al cuore ancora il dubbio che lui le avesse mentito…

Stavolta Boromir non esitò a guardare negli occhi Gilraen: "E' per questo motivo che non ci siamo visti ieri sera.. Mio padre voleva che fossi presente per cena, perché doveva parlarmi di qualcosa.. E' stato solo allora che me l'ha detto.. ha deciso tutto lui senza neanche premurarsi di chiedere il mio parere" proseguì "A quanto pare ci tiene particolarmente perché porterebbe una salda alleanza con Rohan.. Non ha voluto sentir ragioni.."

La strinse di nuovo a sé e chiuse gli occhi, perdendosi nel profumo dei suoi capelli.. quasi senza rendersene conto iniziò a posarle piccoli, rapidi baci sul collo, e ad accarezzarle lentamente la schiena.. si interruppe solo per un istante, solo per il tempo necessario ad abbassare la spallina del vestito, prima di abbassarsi di nuovo per baciarle la spalla nuda..

Gilraen si sentì un po' imbarazzata a quel contatto, e trovandosi nel bel mezzo del giardino, posto ben poco intimo, non riuscì a lasciarsi andare e con le mani sollevò delicatamente il viso dell'uomo. Lo guardò negli occhi e lo baciò di nuovo, poi gli diede tanti piccoli baci sul viso e gli disse “Adesso vai, se non ti trova a palazzo, tuo padre sarà in collera con te…”.

Detto questo si alzò e con una mano aiutò lui a fare lo stesso, lo strinse di nuovo forte a sé e gli sorrise, guidandolo verso la porta. “Ci vedremo stasera?”gli chiese, la voce speranzosa…

"Senza alcun dubbio" sorrise Boromir. La baciò ancora una volta e a malincuore si allontanò da lei, esibendosi in un profondo inchino prima di montare in sella e partire alla volta del palazzo.

Le batteva forte il cuore ed era contenta e triste allo stesso tempo. Ora stavano insieme, ma lui era ancora promesso a un'altra e questa cosa le faceva male… entrò in casa, si vestì e cominciò a preparare gli infusi con le erbe che aveva raccolto e catalogato.

 

Back

Next

Torna a Fanfictions Italiane

Home