Amin mela lle

 

Capitolo 2

 

Quando arrivò a palazzo Boromir stava ancora pensando a lei, ai suoi occhi, e a quel bacio che l'aveva decisamente colto alla sprovvista.... Sorrise pensando a come un bacio tutto sommato casto era riuscito a sconvolgerlo.. A come lei era riuscita a sconvolgerlo.

Consegnò il suo cavallo a uno stalliere e pensò bene di entrare dal retro, dal momento che a quell'ora suo padre era sempre nel suo studio e avrebbe potuto vederlo dalla finestra: l'ultima cosa che voleva in quel momento era avere una discussione con lui. Quindi svoltò, guardandosi attorno con circospezione.

"Dov'eri?"

Trasalì e lanciò un'occhiataccia a Faramir, tranquillamente appoggiato al muro davanti a lui, che lo guardava con un'espressione a metà fra l'incuriosito e il divertito, le braccia conserte.

"Ero in ansia" continuò "Non sei tornato questa notte"

"Non ricordarmelo" disse Boromir con una smorfia, "Sarà furioso"

"Non direi. Ti dico il mio segreto, se mi dici il tuo" replicò l'altro, con un'aria da monello che non prometteva niente di buono. Prometteva dolore senza fine e atroci torture, pensò Boromir divertito, ricordando l'ultima volta che Faramir era riuscito ad adescarlo usando quell'arma, ormai molti anni prima, convincendolo a sgattaiolare in città in piena notte per "avere un assaggio della vita vera", quella fuori dal palazzo. E il ritorno a casa era stato tutt'altro che onorevole, dal momento che l'oste stesso si era premurato di caricare entrambi i nobili rampolli sul suo carro e consegnarli di persona a un Denethor furibondo. Boromir ricordava ancora con sommo orrore il suo periodo di 'lavori forzati' nelle cucine.

"Dimmi prima il tuo" disse infine, lanciando un'occhiata sospettosa al fratello.

"D'accordo, ma non qui. Posso sperare che stavolta non declinerai il mio cortese invito per una sana e rilassante passeggiata a cavallo?" sorrise Faramir.

Cavalcarono fino alle rive dell'Anduin, nei pressi del Bosco Grigio. Lì rallentarono l'andatura, godendosi la bella giornata e la reciproca compagnia.

"Ha chiesto perché non eri presente per la colazione stamattina" disse Faramir, rompendo il silenzio. Boromir lo guardò, in attesa.

"Gli ho detto che eri nelle tue stanze in preda ad un atroce mal di testa e che non te la sentivi di scendere.. Così ha fatto preparare un vassoio con del cibo per te e mi ha incaricato di consegnartelo" proseguì "Non immagini quanto mi è costato fare colazione due volte" terminò la frase con una smorfia disgustata, cercando di apparire più miserabile possibile e riuscendo poco credibile anche a sé stesso. Risero entrambi e se non fossero stati a cavallo Boromir lo avrebbe abbracciato, tanto gli era riconoscente.

"Grazie fratellino"

"Dovere."

Silenzio.

"Ehm."

Niente da fare, era in trappola. Faramir aveva mantenuto la parola, e adesso toccava a lui. Sorrise pensieroso, spaziando con lo sguardo oltre il fiume, in direzione delle splendide terre di Ithilien.

"Credo di essermi innamorato" disse infine, senza guardare il fratello.

"Lo so"

"Da quando sei dotato del dono della veggenza, oh fratello?" chiese Boromir divertito, lanciando un'occhiata curiosa a Faramir.

"Lo hai scritto in volto a lettere cubitali" rispose l'altro, accompagnando la frase con un ghigno soddisfatto. Si conoscevano troppo bene, e gli era bastato guardarlo per capire che c'era di mezzo una donna.. E secondo lui l'espressione assente e il mezzo sorriso perennemente dipinti sul viso di Boromir erano sinonimo inequivocabile di un preoccupante grado di cottura.

"Dimmi di lei"

"E' bellissima Faramir.. un sogno.."

A quelle parole Faramir decise che la situazione era più seria di quanto aveva previsto, e che il fratello era già cotto a puntino. Ipotesi che trovò la sua conferma quando lanciò l'ennesima occhiata a Boromir, assorto in chissà quali pensieri mentre sorrideva fra sé e sé con aria assente.

Gilraen era estasiata da tutte le erbe e i funghi che aveva trovato, quel boschetto era perfetto, e la sua borsa era quasi piena. Si fermò per un po' a pensare, guardando trasognata il laghetto che si trovava esattamente al centro degli alti alberi.. Si era ripromessa di venire a fare un bagno appena possibile, magari di notte, quando nessuno avrebbe potuto vederla. I suoi pensieri tornarono all'uomo che aveva conosciuto ieri sera…

Era bello, dolce, e coraggioso, proprio il tipo d'uomo che aveva sempre sognato. Mai avrebbe immaginato di innamorarsi così in fretta, e…così perdutamente… Ripensò alla sera precedente e alla notte che avevano passato insieme. Non riusciva a dimenticare il suo abbraccio, il suo profumo, il suono della sua voce, le sue parole…nessun uomo si era mai rivolto a lei in quel modo.Aveva apprezzato molto anche il fatto che lui avesse dormito con lei senza aver neppure tentato un approccio più intimo.

Sapeva pochissimo di lui e già sentiva di amarlo… sorridendo tra sé e sé all'assurdità di quella cosa si diresse verso il suo cavallo, che si trovava in uno spiazzo erboso poco distante, dove gli alberi erano molto più radi, e in lontananza vide proprio lui…Boromir che avanzava a cavallo in compagnia di un altro uomo.

Rimase lì dov'era, legando la sua borsa piena di erbe alla sella, sperando che lui la notasse e che venisse verso di lei…era già stata molto sfacciata la sera prima e non aveva nessuna intenzione di mettersi a correre dietro un uomo come una ragazzina…

I due fratelli stavano ancora conversando tranquillamente, cavalcando uno al fianco dell'altro. Faramir aveva ascoltato con grande interesse il racconto del fratello, interrompendolo di tanto in tanto per fare domande o chiedere chiarimenti, una abitudine che faceva sempre sorridere Boromir: secondo lui in tutta Gondor nessuno poteva battere suo fratello quanto a curiosità..

"Gilraen è un bellissimo nome" sorrise Faramir dopo un istante di riflessione, "Un nome elfico o sbaglio?"

"Non sbagli.. è una mezz'elfa"

Faramir guardò il fratello, in silenzio. Sapeva che anche lui stava pensando alla possibile reazione del loro padre.. Il problema era sempre lo stesso, inevitabilmente: la reazione del loro padre. Il parere del loro padre. La decisione del loro padre. Sempre, da quando era nato. Denethor non era un uomo malvagio, tutt'altro, ma aveva la pessima abitudine di imporre il proprio volere ai figli, o almeno di provarci. Sapeva bene che entrambi nutrivano un gran rispetto per lui, e talvolta ne approfittava. Boromir, da sempre il suo favorito, era l'unico che osasse contestare il suo volere di tanto in tanto, ma adesso Faramir lo vedeva piuttosto preoccupato.. e ne capiva perfettamente il motivo: non voleva coinvolgere Gilraen, e farle pagare le conseguenze.. Per questo non le aveva detto chi era?

Era calato un pesante silenzio fra loro. Faramir decise allora di cambiare argomento, ma non ebbe il tempo di dire niente che qualcosa attirò la sua attenzione.

"C'è qualcuno laggiù" disse, indicando un punto imprecisato davanti a loro. Boromir alzò lo sguardo, sforzandosi di distinguere la figura, ma era ancora troppo distante. Lanciarono i cavalli al galoppo, e Boromir pensò di avere le allucinazioni quando riuscì finalmente a vedere chiaramente di chi si trattava... Si fermarono a pochi metri da lei, e Boromir non riuscì a fare a meno di sorriderle: "Dicevi il vero dunque: le nostre strade si incontrano di nuovo"

Lei aveva occhi solo per il bellissimo cavaliere che le aveva rubato il cuore, e senza minimamente considerare l'altro uomo, guardando Boromir negli occhi gli sorrise e mormorò “Mi fa piacere rivederti”…dovette reprimere l'istinto di dire anche che le era mancato…

Poi distolse lo sguardo e gli disse: “Cosa fate qui? Io ho trovato questo boschetto stamattina mentre ero in esplorazione e raccoglievo erbe e funghi medicinali…”

"Dovevo una passeggiata a cavallo al mio fratellino" sorrise Boromir, indicando con un cenno della testa Faramir, che stava ora lanciando occhiate curiose ai due, sorridendo in silenzio. Non c'era bisogno di alcuna presentazione, aveva capito che si trattava di Gilraen solo notando il modo in cui lei e Boromir si guardavano.. Beh, ora era sicuro che i sentimenti di suo fratello erano ricambiati, senza dubbio.

La donna si girò a guardare quello che Boromir aveva detto essere suo fratello, gli sorrise e si presentò, salutandolo con un cenno della testa “Buongiorno! Il mio nome è Gilraen, è un vero piacere conoscervi!”.

Era sempre stata una persona molto allegra ma ogni volta che vedeva Boromir si sentiva leggera come l'aria, la vita le sorrideva e aveva voglia di ridere e urlare a squarciagola quanto le piacesse quell'uomo..

Si girò di nuovo verso di lui, la stava guardando, le sorrideva…lei ricambiò il sorriso e per un attimo che sembrò eterno i due si guardarono intensamente.

All'improvviso qualcosa attirò la sua attenzione. Nel cielo volteggiava un bellissimo falcone, lei lo riconobbe ed estrasse da una tasca del pantalone un fischietto, che usò per richiamare a sé l'uccello.

Non appena le si fu posato sul braccio gli accarezzò la testa delicatamente, parlandogli in elfico.

Si rese conto delle occhiate stupite dei due fratelli e si affrettò a spiegare : ”Questo è Sim, il falcone che mi ha regalato mio padre Vardamir, conosce la strada per Minyatur e tramite lui comunico con il palazzo reale”, poi, un po' imbarazzata, continuò “sapete…mio padre è un po'…come dire…un po' troppo premuroso nei miei confronti, e vuole sempre assicurarsi che io stia bene. Per questo mi ha donato lui”.

Mostrando Sim ai due disse con orgoglio: “Non sa solo consegnare messaggi. In battaglia è invincibile, un arma davvero pericolosa… Ci vuole molto tempo, pazienza e bravura per addestrare questo tipo di falconi…”..

Dopo averlo accarezzato di nuovo, sollevò il braccio, e Sim volò via. Gilraen lanciò un ultimo sguardo a Boromir e poi disse, avviandosi verso il suo cavallo :”E' meglio che vada. Buona passeggiata!”.

Con un balzo felino saltò a cavallo…

Faramir guardò suo fratello per l'ennesima volta: niente, ormai era andato. La stava fissando - con un'espressione tale che certamente un pesce bollito sarebbe stato fiero di reclamare come sua - imbambolato, senza dire una parola. Aveva intenzione di lasciarla andare così? Ah no, pensò, non se ne parla. Decise di prendere in mano la situazione, e sfoderò il più cordiale dei sorrisi prima di rivolgersi a lei con tono suadente: "Stavo per proporre a mio fratello di attraversare l'Anduin, e proseguire la nostra passeggiata nelle terre di Ithilien. Sono luoghi meravigliosi, ed è davvero un peccato non visitarli almeno una volta.."

"Verissimo" confermò Boromir, che stava nel frattempo ringraziando mentalmente il fratello per la premura, "Sono terre rinomate per la loro bellezza"

Faramir annuì entusiasticamente: "Per non parlare delle gran quantità di erbe e funghi medicinali che crescono in quelle zone" aggiunse con un largo sorriso.

Boromir non fece altro che scuotere la testa rassegnato, cercando di reprimere le risa. Si ricompose in fretta, tuttavia, e lanciò un'occhiata ansiosa a Gilraen, in attesa di una sua risposta..

Lei li guardò entrambi e sorrise tra sé e sé…dovevano essere molto legati, lo si vedeva benissimo. E quell'invito l'aveva un po' sorpresa.. si affrettò a rispondere :” Mi piacerebbe moltissimo venire con voi”, e sorrise dolcemente a Boromir, che non staccava gli occhi dai suoi… “ma non vorrei essere di troppo disturbo signor…ehm…non credo che mi abbiate detto il vostro nome!”gli disse con un largo sorriso.

Sperava tanto di poter andare con loro ma forse l'avevano detto solo per cortesia, infondo era una passeggiata tra fratelli…le bastò uno sguardo a Boromir che la guardava speranzoso per capire che non era così.

"Nessun disturbo, davvero!" rispose in fretta Boromir, speranzoso "Ci farebbe piacere la tua compagnia"

Faramir annuì, e la guardò di nuovo: "Chiedo perdono per non essermi presentato" disse sorridendo, "Il mio nome è Faramir"

Gilraen li guardò entrambi sorridendo e finalmente disse : “Va bene allora! Ma…non sono sicura che riuscirete a starmi dietro!”. Dopo avergli lanciato un'occhiata di sfida, lanciò il suo cavallo al galoppo….

I due fratelli rimasero immobili a guardarla per un attimo, prima di lanciarsi un'occhiata divertita e partire all'inseguimento dell'imprevedibile mezz'elfa: anche senza dirsi niente, entrambi sapevano che l'avrebbero lasciata vincere.. Faramir decise che sì, quella giovane gli piaceva. E secondo lui formavano proprio una bella coppia, lei e suo fratello. Sorrise soddisfatto, e si ripromise che avrebbe dato tutto il suo appoggio a Boromir, ancora una volta.

La donna si fermò nei pressi di un guado, e si girò a guardare i due fratelli. Tutti e tre avevano il fiatone ma nonostante tutto lei gli disse, cercando di assumere un tono indispettito che non convinse nemmeno lei, “Insomma non dovete mica lasciarmi vincere!Io ce la posso fare benissimo, sono una guerriera!”…facendo il broncio per pochissimo perché poi notò l'aria divertita dei due e scoppiò a ridere seguita dai suoi accompagnatori.

“Allora, siete voi le mie guide, dov'è che andiamo?”, disse, guardando di nuovo dolcemente Boromir, non riusciva a impedirsi di farlo e ogni volta rimaneva imbambolata e non riusciva a evitare di sorridergli…

Boromir ricambiò lo sguardo, e il sorriso. Un rassegnato Faramir lanciò una rapida occhiata a entrambi, scosse la testa divertito e ripartì, facendo cenno a Gilraen di seguirlo, dal momento che Boromir sembrava assorto in tutt'altri pensieri.

"Siete una guerriera dunque?" le chiese, accostandosi a lei. Suo fratello gli aveva detto di non sapere molto di lei, e gli sembrò una buona idea mettere in piedi un qualche tipo di conversazione. Anche perché era più che sicuro del fatto che se non lo avesse fatto lui gli altri due sarebbero rimasti imbambolati a guardarsi negli occhi...

“Si, sono stata addestrata come un guerriero…in realtà è perché mia madre….ecco…lei è morta di parto e sono cresciuta con mio padre, senza mai l'appoggio di fratelli o sorelle. Il mio migliore amico è per me come un fratello. Mio padre lo ha preso a vivere con noi quando i suoi genitori sono morti. Da piccola ho tanto insistito che mio padre mi ha addestrata insieme a lui. Per un attimo Gilraen si perse nei ricordi…la prima volta che aveva impugnato l'arco, le sfide scherzose con Ellin, tutte le volte che si erano addormentati esausti insieme…poi continuò “Però non è stato facile. Tutti mi consideravano un'incapace solo perché sono una donna, senza nemmeno vedere cosa sono capace di fare…”negli occhi le comparse un'aria maliziosa e continuò dicendo “questo prima che mi vedessero in azione…”

"Ah, posso confermarlo! E sono fermamente convinto che anche l'oste è rimasto molto colpito dalle tue qualità di guerriera" disse Boromir, lanciandole un'occhiata divertita.

Faramir era rimasto silenzioso, insospettito dai troppi riferimenti a quel certo Ellin.. che fosse il suo promesso? Considerò con orrore quella possibilità, indeciso sul da farsi.. Infine decise che preferiva sembrare sfacciato piuttosto che rimanere con quel dubbio, e si fece coraggio: "Mi chiedevo se.." Gli altri due lo guardarono, in attesa. Faramir esitò un momento, cercando le parole più adatte, ma i giri di parole non erano mai stati il suo forte e ne diede piena dimostrazione in quell'occasione: "Ellin è il vostro fidanzato?"

Gilraen scoppiò a ridere, poi ancora sghignazzando gli disse: “No! E' il mio migliore amico!E mi manca tantissimo, come so di mancare a lui…Mi piacerebbe presentarvelo un giorno…ma lui non abbandonerebbe mai Minyatur…non gli piace viaggiare, ecco perché non è venuto con me…”

"Non intendevo essere sfacciato" si scusò subito Faramir, un pò imbarazzato "Era solo una mia curiosità, sembrate molto legata a lui e.. Beh, tutto qui"

Boromir nel frattempo ridacchiava fra sé e sé, divertito dall'evidente disagio del fratello: un momento più unico che raro.. solitamente Faramir usava misurare con cautela le parole, lasciando a lui l'onere di portare avanti la conversazione, in presenza di sconosciuti.. Anche se Gilraen una sconosciuta non lo era di certo.. almeno non per lui..

“Non preoccupatevi Faramir!non c'è niente di male nel chiedere e poi con me non dovete essere in imbarazzo, va bene?” lo guardò e poi si voltò divertita verso Boromir, i loro sguardi s'incrociarono per un lungo attimo, in cui Gilraen dovette trattenersi, l'impulso di avvicinare le sue labbra a quelle dell'uomo era troppo forte…

“Allora, parlatemi un po' di voi Faramir…il vostro fratellino qui” e scoccò un'occhiatina divertita a Boromir, “Ha evitato per bene le mie domande su di lui quando ci siamo conosciuti…ma siccome sono molto curiosa…perché non mi raccontate un po' qualcosa di voi due?”. Lo guardò speranzosa, infondo davvero sapeva poco di loro e le sarebbe piaciuto scoprire chi fossero e cosa facessero nella vita, e penetrare quell'alone di mistero che permeava Boromir..

"Se volete sapere qualcosa su di lui non avete che da chiedere" ghignò Faramir, deliziato alla prospettiva di mettere in imbarazzo suo fratello raccontando dettagli della sua vita privata. Boromir gli lanciò un'occhiataccia ma alla fine sorrise suo malgrado, e si ripromise che quella sera lo avrebbe ringraziato per tutto quello che stava facendo per lui..

"Dunque.." esordì Faramir dopo qualche momento, facendosi serio "Anche nostra madre è morta molti anni fa, non eravamo che due bambini.. Lei era originaria di Dol Amroth, una città del regno affacciata sul mare, e si racconta che avesse lontane origini elfiche.. Nostro padre dice che è morta di malinconia e che soffriva terribilmente rinchiusa fra le mura di Minas Tirith, le mancava il suo mare.. Non sono che racconti, ma non ricordo niente di lei.." si interruppe per prendere un profondo respiro.

"Nostro padre si è chiuso in sé stesso dopo la sua morte" proseguì "..così io e Boromir ci siamo sostenuti l'un l'altro, per lunghi anni, affrontando insieme tanti momenti difficili"

"..e combinando un guaio dopo l'altro" aggiunse Boromir sorridendo, nell'intento di sdrammatizzare.

Faramir sorrise a sua volta: "In ogni caso non sono io quello che faceva ammattire nostro padre e il suo insegnante, e saltava le lezioni per andare a tirar di spada" lo punzecchiò divertito.

"Mi metti sotto una pessima luce così" rise Boromir "Potrei vendicarmi dicendole che non ti presentavi mai a pranzo perché troppo impegnato nel correr dietro alle ragazzine"

Gilraen rise come una matta nel sentire quegli scorci di vita familiare, gli piacevano quei due, e si vedeva chiaramente che si erano sostenuti l'un l'altro per anni…aveva voglia di abbracciare Boromir per quello che Faramir le aveva detto…le venivano i brividi solo a pensare che la loro madre era morta come la sua…e per di più di nostalgia per il suo mare….

Si accorse di essersi avvicinata molto a Boromir e senza pensarci due volte gli mise una mano sul braccio, ricambiando lo sguardo intenso che l'uomo le lanciò. Gli sorrise e poi disse, rivolta a Faramir : “Credo che se sapeste cosa combinavamo io e Ellin da piccoli…ne restereste veramente sconvolti!Eravamo due pesti, ma lui…dice che io sono ancora adesso una donna irrequieta e che vado a cercarmi guai e che non penso mai prima di agire…ehm…mi dice sempre che l'uomo che un giorno mi sceglierà come compagna…dovrà essere armato di grande pazienza…!” concluse con un sorriso, un po' imbarazzata…

Boromir guardò per un attimo la mano di Gilraen posata sul suo braccio, prima di stringerla dolcemente nella sua.. Poi alzò lo sguardo, portando la sua mano alla bocca per baciarla teneramente, senza staccare gli occhi da quelli di Gilraen.. Sperava che fosse abbastanza per farle capire che con lei avrebbe avuto tutta la pazienza necessaria, e anche di più..

A quella vista Faramir si coprì scherzosamente gli occhi con entrambe le mani: "Per i Valar!" esclamò, fingendosi terrorizzato "Di questo passò diventerà incredibilmente svenevole e melenso nel giro di giorni!"

Lei rimase per un attimo interdetta dal suo bacio, non se lo aspettava e arrossì, distogliendo gli occhi da quello sguardo nel quale si perdeva…

All'esclamazione di Faramir rispose con una risatina imbarazzata, poi si girò a guardare avanti, senza sapere cosa dire…il suo cuore che batteva all'impazzata..

Cavalcarono in silenzio per qualche minuto, fino a giungere a una splendida radura.. Un posto decisamente romantico, pensò Faramir, decidendo che era ormai giunta l'ora di abbandonare la compagnia e lasciare che Boromir se la cavasse da solo..

"Con sommo dispiacere devo lasciarvi" esordì "Rischio di arrivare in ritardo per la mia lezione di scherma e non credo che nostro padre apprezzerebbe" disse lanciando un'occhiata a Boromir, il quale sapeva benissimo che suo fratello quel giorno non aveva alcuna lezione in programma.

Salutò Gilraen con affetto, promettendole che si sarebbero rivisti presto, e lanciò un'ultima occhiata d'intesa a Boromir prima di partire al galoppo alla volta di Minas Tirith.

Gilraen smontò da cavallo e cominciò a guardarsi intorno estasiata, la radura era davvero bella e lei adorava alberi, fiori e piante.

Legò il cavallo a un albero e si girò a guardare Boromir, che era ancora in sella e la fissava…si sentiva bruciare sotto quello sguardo che era un misto di desiderio, passione e amore…gli sorrise, aspettando sue istruzioni.

Boromir sorrise a sua volta si guardò brevemente attorno, mentre smontava da cavallo. Lo assicurò a un albero robusto e guardò di nuovo Gilraen.. Si avvicinò a lei sempre sorridendo, fermandosi solo quando furono vicinissimi.. tanto vicini che sentiva il suo profumo, il suo respiro, e quasi il calore del suo corpo.. Lottò con l'impulso di prenderle il viso fra le mani e baciarla, e con enormi sforzi si limitò ad accarezzarle i capelli, dolcemente, perso in quegli occhi che ormai amava oltre ogni ragione..

La ragazza lo lasciò fare, le piaceva sentire le sue mani tra i capelli, lo guardò negli occhi e con una mano gli sfiorò dolcemente una guancia, poi gli sussurrò : “Ti va di fare una passeggiata?”.

"Certo" rispose lui, e un attimo dopo si rese conto di sentirsi quasi sollevato: non aveva dubbi sul fatto che se Gilraen non avesse avanzato quella proposta la avrebbe baciata sicuramente, rovinando tutto. La prese per mano e si addentrarono nel bosco, accompagnati dal sommesso frusciare delle fronde mosse dal tiepido vento primaverile. Boromir non sapeva bene cosa dire.. Aveva il terrore di spaventarla, di correre troppo, di dire qualcosa di sbagliato.. Allora rimase silenzioso, con lo sguardo fisso sul terreno..

Come se gli avesse letto nel pensiero lei gli disse: “ Anche io provo quello che provi tu…”e lo guardò negli occhi, continuando”Non so mai cosa dire…e come dirlo per non essere fraintesa…e..non mi è mai successo di provare dei sentimenti così forti per un uomo che conosco appena…”. Sperando che lui non scoppiasse a ridere abbassò lo sguardo…era inusuale per lei fidarsi così e aprire il suo cuore e attese una sua reazione ansiosamente.

A quelle parole Boromir si fermò, lanciandole un'occhiata stupita: aveva centrato in pieno, si sentiva proprio così..

"Per nessun altro al mondo ho mai provato quello che provo per te.." disse a voce bassa "E credo sia per questo che ho tanta paura di perderti Gil.. ho paura di fare o dire qualcosa di sbagliato e allontanarti da me.. ho paura di spaventarti, di non essere come mi vorresti, ho paura di vederti uscire dalla mia vita all'improvviso, così come sei entrata a farne parte.."

Abbassò nuovamente lo sguardo, pentendosi immediatamente di averle detto quello che provava.. Si sentiva molto, troppo vulnerabile, e pensò che avrebbe preferito affrontare un intero esercito a mani nude piuttosto che guardarla negli occhi adesso..

Lei lo guardò per un lungo attimo, indecisa sul da farsi, poi gli prese il volto tra le mani e lo costrinse a guardarla negli occhi. “Io non ho nessuna intenzione di uscire dalla tua vita Boromir…ricordalo…e sii te stesso perché a me piaci così come sei” detto questo gli sfiorò appena la bocca con le sue labbra.

Voleva solo evitare di correre troppo, e in quel momento si sentiva troppo confusa per decidere cosa fare. Senza dargli nemmeno il tempo di rispondere a quel bacio, lei gli lasciò il viso e cercò di apparire allegra e spensierata, come se non fosse successo niente, prendendolo per mano si immise in un sentiero dove il sole filtrava dai rami degli alberi creando bellissimi effetti di luce. Sorridendogli, e cercando di cambiare argomento, gli disse : “Tuo fratello Faramir è davvero speciale, credo che sia veramente un ragazzo dal cuore d'oro…e si vede che gli sei molto affezionato…”, lo guardò…sperando che anche lui capisse che era troppo presto e che non la prendesse male. Il suo sguardo interrogativo,ma del tutto sincero lo fissò .

"Non so cosa farei senza di lui" rispose Boromir guardandola negli occhi, per poi sospirare e guardarsi attorno assorto, colpito dalla bellezza del sentiero.

"Nostro padre ha un carattere un pò difficile" proseguì senza guardarla, "E' una persona estremamente orgogliosa e gode di molto rispetto.. anche da parte nostra, e ne è ben consapevole.. Sa che siamo entrambi disposti a sacrificarci per assecondare le sue decisioni e talvolta ne approfitta, ma non per cattiveria, affatto.. Credo solo che ci vorrebbe perfetti, quando non lo siamo proprio"

La guardò di nuovo, sorridendo: "Spero che non scapperai a gambe levate per questo, ma mi dicono spesso che gli somiglio molto.. Faramir è molto più tranquillo e riflessivo, e credo che sotto sotto preferirebbe uno dei suoi libri o una passeggiata in solitudine alle sue lezioni di scherma.." continuò, assorto "Ma è una persona talmente buona che non lo direbbe mai per non contrariare nostro padre, che non lo vede di buon occhio.. Credo che gli ricordi troppo nostra madre"

Gilraen dovette combattere contro il desiderio di abbracciarlo, di baciarlo. Quando parlava così le sembrava dolcissimo e indifeso. Lo guardò con occhi pieni d'amore e gli disse”Credo che io e te abbiamo tanto in comune, sai?”, poi sorridendo continuò :“E poi se sei come tuo padre… e mi vorresti perfetta…mi dispiace informarti che non lo sono…forse Ellin ha ragione quando dice che dovrei trovare una persona con tanta pazienza…”gli sorrise di nuovo, poi distolse lo sguardo, immersa nei suoi pensieri…

"Gil.."

Si fermò di nuovo e la indusse a guardarlo negli occhi, posandole un dito sotto il mento e sollevandole il viso con tutta la delicatezza di cui era capace..

"Ti giuro su quanto ho di più caro che avrò tutta la pazienza necessaria" sussurrò "Ti fidi di me?" sorrise, senza staccare gli occhi dai suoi.

Guardò negli occhi quel guerriero forte e coraggioso che con lei sapeva essere così dolce, e gli rispose, dicendo la pura e semplice verità “Si…mi fido di te…”. Senza più trattenersi lo strinse forte a sè, nascondendo il viso sul suo petto…piangendo lacrime silenziose…ringraziando i Valar per averle fatto trovare un uomo così. Si ricompose in fretta per non rovinare tutto, e lo guardò, gli occhi lucidi, anche se cercava di sorridere…”Forse è meglio che andiamo…”

Dopo avergli lanciato un ultimo sguardo si avviò verso il suo cavallo, invitandolo con un gesto a fare altrettanto.

Boromir la seguì, pensieroso.. Avrebbe voluto sopra ogni altra cosa abbracciarla di nuovo, stringerla, cullarla e baciare via le lacrime.. Si morse le labbra cercando di tenere a bada l'istinto, e si limitò infine ad accarezzarle rapidamente una guancia e a sorriderle prima di montare nuovamente in sella.

Cavalcarono in silenzio l'uno al fianco dell'altra, e poco dopo aver oltrepassato il guado dell'Anduin si imbatterono in un ben trafelato Faramir, che sembrò estremamente sollevato alla vista del fratello.

"Ti stavo cercando" gli gridò non appena fu a portata di orecchio "Temo che a casa reclamino la tua presenza"

Si fermò a pochi metri da loro, salutando Gilraen con un sorriso e un cenno della testa e lanciando un'occhiata a Boromir, che lo stava guardando interrogativamente e un pò preoccupato.

Gilraen salutò Faramir con un largo sorriso e poi, rivolta a Boromir disse” Su corri!cos'aspetti?”.Resasi conto che l'uomo non aveva nessuna intenzione di lasciarla lì, prese l'iniziativa e, dopo avergli sorriso di nuovo gli disse “Le nostre strade si incroceranno di nuovo, valoroso guerriero, ora va!”. E, dopo aver sorriso di nuovo a Faramir, lanciò il cavallo al galoppo e si diresse verso casa il più in fretta possibile, sapendo che altrimenti Boromir avrebbe voluto restare con lei. Si era accorta della fretta del fratello e pensò che sicuramente era successo qualcosa d'importante a casa loro, ed era necessaria la sua presenza. Convincendosi di aver fatto bene, si liberò di quei pensieri e galoppò veloce come il vento.

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