Amin mela lle

Capitolo 1 -- Capitolo 2 -- Capitolo 3 -- Capitolo 4 --  Capitolo 5 -- Capitolo 6  -- Capitolo 7  --  Capitolo 8 .

Capitolo 1

Boromir chiuse il libro che teneva in grembo e lanciò uno sguardo oltre la finestra. Era davvero una bellissima giornata e certo era un peccato starsene rinchiuso nelle sue 'buie e fredde stanze', come le aveva scherzosamente definite poco prima Faramir, al suo rifiuto di unirsi a lui per una cavalcata nei boschi. Biasimando la sua deplorevole apatia si alzò pigramente dalla poltrona sulla quale sedeva e ripose il volume su uno scaffale della libreria.

Si affacciò alla finestra, guardando niente in particolare. Detestava doversene stare a casa con le mani in mano. Detestava quegli interminabili pomeriggi di assoluta inattività. Si ritrovò a sperare in una qualche catastrofe che lo spedisse lontano da casa per qualche tempo e gli impedisse di pensare troppo alla sua solitudine. Faramir era impegnatissimo con le sue lezioni di tiro con l'arco o di scherma, sempre se non decideva di montare a cavallo e andare a godersi altrove i tiepidi pomeriggi primaverili, e Boromir si ritrovava solo nell'enorme palazzo senza niente da fare e nessuno con cui parlare. Si sentiva terribilmente depresso. Talmente depresso che decise infine di scendere, sellare il suo cavallo e andare in cerca di una locanda in cui affogare il suo malumore.

Erano giorni che viaggiava, ma finalmente vedeva in lontananza i cancelli di Gondor.Era l'ultima tappa del suo lungo viaggio. Aveva visitato molti posti e si era resa conto che cercare erbe medicinali, come aveva detto a suo padre, era solo una scusa per viaggiare, per vedere posti e persone nuove…

Aveva intenzione di restare a Gondor per qualche tempo, un po' anche perchè le dispiaceva tornare a casa, suo padre Vardamir era sempre in ansia per lei e avrebbe voluto farla restare a Minyatur, dove sarebbe stata al sicuro..

Anche se non voleva ammetterlo forse una delle cause della sua partenza era proprio la mancanza di fiducia di suo padre nelle sue capacità.

Entrata in città si rese conto che avrebbe dovuto trovare un alloggio e si diresse in una taverna dicendosi che forse l'oste avrebbe saputo darle qualche indicazione.

Voleva trovare un alloggio prima di sera, in quanto preferiva evitare di girare di notte, soprattutto in città a lei sconosciute come quella…

Il sommesso parlottare e le risate ubriache degli avventori della locanda cessarono di colpo. Boromir alzò lo sguardo dal suo boccale di birra e capì all'istante il motivo dell'improvviso silenzio: aveva appena fatto il suo ingresso nel locale una donna, cosa assai inusuale di quei tempi. D'altronde la maggior parte delle locande non erano certo ricettacolo di virtù e valori morali, e raramente una donna da sola trovava il coraggio di varcare le porte di un luogo del genere. E in quel caso si trattava di una donna di straordinaria bellezza, non una donna qualsiasi. Sicuramente una viandante, pensò, notando che l'eterea creatura sembrava reduce da una lunga e spossante cavalcata, l'ampio mantello macchiato di polvere e fango. Lunghi capelli scuri le incorniciavano il volto, sul quale spiccavano due occhi luminosi di una bellezza tale che Boromir non avrebbe saputo render loro giustizia con mere parole. Si limitò a fissarla incantato, chiedendosi se quella splendida visione non fosse altro che una volatile proiezione della sua mente annebbiata dall'alcool..

Gilraen notò che era calato uno strano silenzio nella locanda quando era entrata…ci era ormai abituata…Spaziò con lo sguardo per tutta la stanza, come faceva di solito, per controllare che non ci fosse nessun potenziale pericolo ma accadde una cosa inaspettata…i suoi occhi notarono un guerriero che sedeva solo, dall'aria stupita quanto la sua, che la fissava. Il suo aspetto era fiero e regale, e lei rimase sorpresa di trovare una persona così in quel tipo di locanda, che certo non era un luogo di ritrovo per gente come lui…Le piacque il suo sguardo, la forza che traspariva dal suo intero essere, lesse nei suoi occhi solitudine e tristezza, ma anche potenza e coraggio…era di sicuro un uomo complicato ma incredibilmente affascinante…

Gli sorrise dolcemente e poi la sua espressione tornò a essere dura e impenetrabile, si avvicinò al bancone per parlare con l'oste, il quale si girò con fare divertito a guardare lo strano avventore.

Gil si rese conto che l'uomo la guardava con aria di derisione e la cosa non le piacque affatto…

“Avreste una camera da affittare per qualche tempo?”gli disse, con tono autoritario.

L'oste cominciò a guardare la donna con sguardo lascivo, ammirando il suo corpo perfetto…e le rispose”Certo! Stanotte puoi dormire nel mio letto dolcezza!”, allungando una mano verso la giovane per toccarle il petto…

Lei avrebbe voluto evitare questa situazione ma rendendosi conto delle intenzioni dell'uomo, spalleggiato da un pubblico di ubriaconi che applaudiva estasiato dalle parole e dall'audacia dell'oste, con un movimento fluido e velocissimo estrasse un pugnale da sotto il mantello, puntandolo alla gola del grasso oste…

“Non esiterò a tagliarti la gola, se solo osi toccarmi con un dito…”gli disse con sguardo gelido e tono minaccioso…

Calò nuovamente il silenzio quando Boromir si alzò di scatto, afferrando istintivamente l'impugnatura della spada e dirigendosi verso il bancone. Senza esitare si avvicinò a lei da dietro, posando una mano sulla sua e allontanando la lama dalla gola del gestore. Posò gli occhi nei suoi per un momento prima di rivolgere un'occhiata all'oste, al quale la vista del pugnale e del primogenito del Sovrintendente avevano fatto perdere la baldanza e stava ora balbettando le sue scuse a entrambi. Boromir lo interruppe con un severo gesto della mano: detestava che gli si portasse rispetto soltanto per la sua posizione sociale, e per quel motivo preferiva che la giovane non sapesse niente delle sue origini. Cosa che lo stupì non poco, dal momento che neanche la conosceva.. Non sapeva niente di lei, eppure la sentiva stranamente vicina..

La afferrò delicatamente per un braccio e la condusse fuori, sperando di non trovarsi a sua volta la lama puntata alla gola.

Gilraen trasalì quando sentì qualcuno arrivare da dietro…non ebbe bisogno di guardare chi fosse…sapeva benissimo che era stato quell'uomo…doveva godere di molto rispetto se l'oste si era così spaventato…lo guardò in viso e capì che poteva fidarsi di lui. I suoi occhi erano sinceri e solo per questo lasciò che lui la guidasse fuori.

Una volta in strada, prima di parlare lo guardò intensamente per un lungo momento. A Gilraen sembrava di conoscere quello sguardo da sempre, non c'era nessun segno di disapprovazione per quello che lei aveva fatto, sembrava piuttosto amichevole e così decise di parlargli apertamente. “Il mio nome è Gilraen, figlia di Vardamir, Signore di Minyatur. Sono in viaggio da molte ore, sono stanca e in un paese sconosciuto. Le intenzioni di quell'uomo non erano certo le migliori e così...”poi guardandolo di nuovo apertamente gli disse “Vi ringrazio mio signore, avrei potuto commettere qualche sciocchezza”.

Lasciò cadere il pesante zaino per terra, era esausta, sapeva di non avere un bell'aspetto, sciolse i capelli lasciandoli ricadere sulle spalle, era tutta impolverata e l'unica cosa di cui aveva bisogno era un buon letto e fare un bagno caldo.

“Credo di avervi importunato abbastanza, devo cercare un alloggio prima che faccia buio, non è prudente girare in città di notte, anche perché la prossima volta potrei non trovare qualcuno che mi fermi in tempo…”

Inaspettatamente si trovò di nuovo a sorridere all'uomo…non sapeva nemmeno perché si era fidata di lui, perché gli parlava così sinceramente, e perché ogni volta che lo guardava negli occhi aveva voglia di sorridergli…

Rimise lo zaino in spalla e gli disse” Addio, mio signore…ci rivedremo ancora, se i Valar lo vorranno.

"Aspettate"

Aveva parlato ancora prima di rendersene conto, e si accorse di averle nuovamente afferrato un braccio nell'intento di trattenerla. Lasciò la presa all'istante, stupito dalle sue stesse azioni. Non sapeva cosa lo stesse spingendo a comportarsi in maniera tanto avventata, ma era talmente colpito da lei che solo l'ipotesi di non rivederla mai più gli riempiva il cuore di malinconia. Riguadagnò in fretta il suo solito contegno e decise di prendere tempo dilungandosi in convenevoli, facendo bene attenzione a non menzionare affatto la sua posizione sociale.

"Il mio nome è Boromir" disse "E sarei felice di aiutarvi, Gilraen figlia di Vardamir" La guardò nuovamente negli occhi, e non si impedì di sorridere quando non vi lesse alcuna traccia di diffidenza o paura. "Posso offrirvi un alloggio, se lo desiderate. Non è altro che una piccola e modesta abitazione, ma almeno avreste un tetto sopra la testa e un letto comodo nel quale riposare."

Lei lo guardò un po' stupita e gli rispose: “Sarebbe veramente gentile da parte vostra!” poi, sorridendo gli disse, un po' anche per alleggerire l'imbarazzo evidente dell'uomo “ Ma chi mi dice che voi non siate un malintenzionato?”…e detto questo scoppiò a ridere, sempre guardando in quegli occhi sinceri ed espressivi…

“Ovviamente scherzavo”, si affrettò ad aggiungere, non conoscendo il suo interlocutore aveva paura che la prendesse male. “Non ho nessun tipo di problema a stare in una piccola casa, resterò a Gondor al massimo per un mese e poi ritornerò a casa mia. Solo…” lo guardò con occhi stanchi …”possiamo andarci ora? Sono veramente esausta…”

"Seguitemi allora. Non è molto distante." sorrise Boromir, chiedendosi divertito se non avesse sul serio l'aspetto del malintenzionato, nonostante l'abbigliamento tutt'altro che modesto e tutti i suoi sforzi di apparire cordiale. D'altra parte si conoscevano appena, anche se Boromir era più che certo del fatto che in caso di pericolo la giovane sarebbe stata perfettamente in grado di difendersi. E l'aveva visto con i suoi occhi, solo qualche minuto prima. Recuperò il suo cavallo e montò in sella, aspettando che Gilraen fosse pronta a partire.

La condusse in una zona estremamente tranquilla della città, nei pressi del tunnel che conduceva alla Cittadella. E a casa sua. Bastava alzare lo sguardo per vedere la Bianca Torre svettare brillante contro il blu della notte. Smontò da cavallo e aprì il piccolo cancello di legno, invitandola a seguirlo.

"Siamo arrivati" disse, indicando la graziosa casetta a pochi metri da loro. "Fermatevi pure per quanto volete" proseguì, intento a legare il suo cavallo al porticato "Uso recarmi qui solo quando ho bisogno di un pò di tranquillità, ma nessuno ci vive stabilmente. Dunque non fatevi problemi e consideratevi a casa vostra."

Sorridendo,contenta come una bambina, Gilraen esclamò” Ma è bellissima! E anche la torre! Ho visto molti posti durante il mio lungo viaggio, ma mai nessuno così bello!”

Boromir sorrise a sua volta, e dopo aver aperto la porta dell'abitazione le consegnò la chiave. Una volta entrati accese una piccola lampada a olio e le mostrò le stanze, divertito dall'entusiasmo della sua ospite. L'ultima tappa era la camera da letto, nel centro della quale faceva bella mostra di sé un enorme letto a baldacchino, proprio di fronte al camino.. Non si trattava certo una stanza sfarzosa, dal momento che il resto dell'arredamento consisteva in due mobiletti da notte, una panca posizionata proprio davanti al camino e una piccola libreria, ma l'effetto finale era davvero grazioso. Tutte le pareti erano rivestite in legno, e i molti candelabri sistemati nella stanza contribuivano ad accentuarne l'intimità.

Boromir si diresse verso la porta sull'altro lato della stanza, e la aprì: "Spero non siate troppo stanca per una passeggiata in giardino" disse sorridendo.

Gilraen guardava attentamente la casa…era pulita, non sfarzosa ma nemmeno troppo spoglia…”No Boromir, non sono troppo stanca…è una casa molto bella…”

Uscì e rimase senza fiato nel guardare il giardino…Era curato, c'era una piccola panchina di legno bianca, un bel prato e una fontana nella quale si specchiava la luna…

Si sedette sulla panchina guardandosi ancora intorno… “Io adoro stare in mezzo alla natura” disse, con aria trasognata…

Si girò a guardare l'uomo, invitandolo con un gesto a sedersi anche lui sulla panchina, e quando lui fu accanto a lei, gli chiese “ Chi siete Boromir? Non riesco a capire perché mi sono fidata subito di voi, e perché mi sembra di conoscervi da sempre…”

"Siete un Elfo?" sorrise Boromir, ignorando deliberatamente la domanda di Gilraen. La aveva osservata attentamente, e un particolare non gli era sfuggito: aveva visto chiaramente la delicata punta di un orecchio far capolino dalla cascata di capelli scuri, mentre si guardava attorno incantata. Non che la cosa lo stupisse più di tanto.. Una bellezza del genere poteva appartenere soltanto a quelle immortali creature di luce..

"Dicono che mia madre avesse lontane origini elfiche" proseguì "Non ricordo molto di lei, in realtà.. Ma una cosa che mi ha colpito subito di voi è che avete negli occhi la sua stessa luce.."

Gil gli sorrise dolcemente…le facevano spesso questa domanda…” Mio padre è un Elfo…ma mia madre era umana.. lei…lei è morta di parto”…il viso un po' le si rattristò ma cercò di non darlo a vedere e continuò “Io sono una mezz'elfa, ho alcune caratteristiche degli umani e altre degli Elfi…e…prima che voi me lo chiediate…” si girò a guardarlo negli occhi sorridendo “ non sono immortale!Ho la vista, l'agilità e l'udito degli Elfi, e…eh si…credo di essere molto permalosa e sensibile come loro!”…a quel punto, un po' imbarazzata cominciò a ridacchiare…

“Io provengo da un regno molto bello. Si chiama Minyatur, e si trova vicino al mare. Adoro nuotare, quando sono a casa mi piace passeggiare in mezzo agli alberi e stare in silenzio…quella calma, quella tranquillità…mi entrano nell'anima…mi piace il profumo del mare, mi piace raggiungere l'isoletta di Fib, dove ci sono gli elfi che scrutano attentamente l'orizzonte per scoprire ogni eventuale pericolo …” D'improvviso si girò a guardare verso Boromir…”Oh…scusate…quando comincio a parlare…e soprattutto di casa mia…non riesco a smettere! Devo avervi annoiato..”

Boromir scosse lievemente la testa, sorridendo.

"No, tutt'altro! Il vostro racconto mi ha molto affascinato" disse, cercando con tutte le forze di reprimere l'istinto di allungare una mano verso di lei per accarezzarle una guancia.. Cosa gli stava succedendo? Non riusciva a staccare gli occhi dai suoi, e stare lì in sua compagnia gli sembrava la cosa più naturale del mondo, come se si conoscessero da sempre..

"Non ho mai visitato il vostro regno" disse dopo qualche momento "Ma mi piacerebbe moltissimo, adesso che me ne avete parlato.. La mia città deve sembrarvi ben triste e grigia comparata a tali meraviglie!"

Per un lungo momento Gilraen lo guardò negli occhi, intensamente, sperando di capire come mai il suo cuore batteva così forte quando era con lui…eppure lo conosceva da pochissimo…si specchiò nei suoi occhi chiari…e gli sorrise molto dolcemente, poi rispose “No,non è vero…quella torre è bellissima” disse, indicando la bianca torre di Gondor. “Io credo che bisogni pensare sempre in positivo…cioè trovare il lato buono in tutte le cose…e magari dopo aver esplorato meglio questa città troverò tanti altri bei posti!”. Lo guardò di nuovo e gli disse: “Boromir, non pensate mai in negativo…scommetto che se osserverete Gondor con occhi diversi…troverete tante cose meravigliose! E poi…chissà forse un giorno potreste venire a vedere il mio regno…”

Cercò di reprimere uno sbadiglio ma non ci riuscì…era molto stanca ma, resasi conto che non era sola, arrossì e gli disse “Oh! Chiedo scusa!”…e poi scoppiò a ridere, una risata che metteva allegria, il suono cristallino che si sarebbe potuto riconoscere tra mille. “Devo sembrarvi alquanto strana ma…sono fatta così…ecco o sono…molto spontanea!”

"Mi spiace moltissimo" si scusò subito Boromir "Mi rendo conto che siete molto stanca, e non intendevo trattenervi.. ma.." sospirò, indeciso sul da farsi. Poi abbassò lo sguardo, sorridendo fra sé e sé "..ma mi sento talmente bene in vostra compagnia.. al punto di dimenticare che siete reduce da un lungo e spossante viaggio, e avete bisogno di riposare"

Detto questo si alzò, probabilmente troppo in fretta, dal momento che la testa gli girava terribilmente. Dannata birra. Scosse la testa contrariato, e ripromise a sé stesso che mai più avrebbe messo piede in una locanda..

La donna si rese immediatamente conto che Boromir non stava bene…glielo leggeva in viso, probabilmente troppo liquore scadente… scosse la testa divertita e senza imbarazzo gli si avvicinò, gli prese il braccio passandoselo sulle spalle e dolcemente gli disse “ Appoggiati a me”, guardandolo intensamente negli occhi, lo guidò verso la casa… lui la seguì di buon grado…

Lo fece sedere sul letto e gli disse “Ecco, qui dovresti stare comodo…ti preparo un infuso di Belladonna, estratto di bacche di centifolia e mirto, così ti riprenderai in fretta.. Nel frattempo mettiti comodo e non ti alzare perché staresti solo peggio”.

Uscita da quella stanza si diresse verso la cucina dove mise a bollire un po' d'acqua… le serviva stare un po' sola…aveva bisogno di riflettere, non capiva più cosa le stava succedendo…al contatto col corpo di Boromir aveva sentito un brivido lungo la schiena…sentire il calore del suo corpo, il suo profumo, l'avevano lasciata veramente spiazzata e ora si sentiva disarmata, troppo vulnerabile in sua presenza…

Mise l'infuso in una tazza e si diresse di nuovo verso la camera da letto, sorridendo al suo ospite…

Si sedette sul bordo del letto e gli porse la tazza. “Confesso che non ha un buon sapore…ma ti rimetterà in forze…su, bevilo…”. Si ritrovò a fissarlo…intensamente…forse anche troppo…dovette reprimere l'impulso di avvicinarsi ancora di più a lui e per farlo distolse velocemente lo sguardo e si diresse verso il camino, cominciando ad accendere il fuoco.

L'infuso effettivamente non aveva affatto un buon sapore, e al primo sorso Boromir non riuscì a trattenere un gemito frustrato. Esitò, fissando terrorizzato l'apparentemente innocua tazza che teneva in mano, cercando una via d'uscita. Non voleva però sembrare sgarbato si fece infine coraggio, trangugiando in un sorso l'intero contenuto della tazza.

Con suo gran stupore si sentì subito meglio, ma preferì non rischiare un'altra misera figura e così decise di rimanere steso ancora per qualche minuto. Guardò verso Gilraen, che gli dava le spalle intenta ad accendere il camino..

"Grazie" mormorò, sorridendo fra sé e sé "Mi sento già molto meglio. Vi sono debitore"

Nel sentire quelle parole Gilraen si girò verso di lui e gli disse: “Boromir? Posso chiederti una cosa?Per favore…dammi del tu se non ti dispiace…” gli sorrise e continuò “Insomma, ormai possiamo considerarci “amici” non credi?”. Lo guardò negli occhi e poi disse “ A proposito…sei stato molto coraggioso a bere tutto d'un fiato senza lamentarti del brutto sapore…”e ridendo si avvicinò di nuovo a lui, sedendosi sul letto …

“Come ti senti?”

"Molto meglio" sorrise Boromir con aria assonnata, senza staccare gli occhi dai suoi. Indubbiamente quell'intruglio aveva un sapore orribile, ma bisognava ammettere che quanto a proprietà rilassanti non aveva rivali. Si sforzò di tenere gli occhi aperti, con scarsi risultati.. A metà fra il sonno e la veglia cercò la mano di Gilraen con la sua, solo per stringerla dolcemente.. Solo per sentire in qualche modo la sua presenza.. Immaginò come sarebbe stato abbracciarla, stringerla, baciarla, e sorrise a occhi chiusi..

Gilraen si avvicinò a lui …le piaceva parlare con quell'uomo, le sembrava di conoscerlo da sempre, la faceva sentire a suo agio, era confusa ma tanto felice…

Senza rendersene conto aveva cominciato ad accarezzare la mano di Boromir col pollice, dolcemente e teneramente…si avvicinò all'orecchio dell'uomo e cominciò a cantargli a bassa voce una delicata melodia Elfica, con lo scopo preciso di farlo rilassare ancora di più e di tranquillizzarlo… poi delicatamente gli tolse una ciocca di capelli dal viso e gliela portò dietro l'orecchio…approfittandone per carezzarlo dolcemente…

"Se è un sogno non svegliarmi, te ne prego.." sussurrò Boromir, avvicinandosi istintivamente a lei per abbracciarla. Probabilmente era davvero un sogno, e non osava aprire gli occhi per paura di svegliarsi e tornare bruscamente alla realtà.. Era tutto troppo bello e perfetto per essere vero.. Si addormentò quasi senza rendersene conto, cullato dal respiro di Gilraen e da una dolce melodia elfica..

La donna si appoggiò al suo petto, stretta nel suo abbraccio…e si addormentò quasi subito…ascoltando il suo respiro regolare e il battito del suo cuore…non le era mai capitata una cosa del genere…

Il canto degli uccelli interruppe il suo sonno…non aveva ancora il coraggio di aprire gli occhi…sentì che l'uomo la stava ancora abbracciando e lo strinse a se, come per avere conferma del fatto che fosse lì, che fosse vero…

Sentì Boromir muoversi e capì che anche lui era sveglio ma era rimasto in silenzio come lei, allora si alzò su un gomito e si avvicinò, guardandolo in viso, gli diede un bacio leggero sulla guancia e gli sussurrò in elfico un dolcissimo buongiorno…

Lui le accarezzò i capelli in silenzio e rimasero così, occhi negli occhi, per lunghi minuti..

"Non ricordo di aver mai fatto un sogno più bello di quello di stanotte.. Eri con me.." mormorò Boromir. Era da molto tempo che non riposava così bene, e si sentiva decisamente di buon umore. Sperava solo che le ire di suo padre non gli avrebbero rovinato la giornata.

"..ma temo che neanche il mio sogno ti renda giustizia" sorrise, prendendole dolcemente il viso fra le mani.

Gilraen arrossì a quelle parole. “Non essere così galante con me Boromir…mi hai già conquistata…”gli disse, convinta di essere ormai arrossita come una ragazzina.

Era un po' imbarazzata e cercò di distogliere lo sguardo, ma infondo le piaceva il modo in cui le parlava e si rilassò sentendo il calore delle sue mani sul viso.

"Non l'avrei detto, se non lo pensassi" rispose lui, posandole un bacio sulla fronte. Poi sospirò, e si alzò a malincuore.. Era davvero il caso che facesse ritorno a palazzo, sicuramente suo padre era su tutte le furie.. e Faramir era sicuramente in ansia. Così sistemò alla meglio i vestiti ormai irrimediabilmente sgualciti e le lanciò un'altra occhiata: "Spero con tutto il cuore che le nostre strade non si separino qui.."

Lei gli si avvicinò, gli sorrise e gli disse “Oh no…non ti libererai così facilmente di me!” e gli strizzò un occhio per fargli capire che scherzava, poi, tornata seria gli diede un bacio all'angolo della bocca “Non vedo l'ora di incontrarti di nuovo Boromir”

Lo guardò andare via e tra se e se pensava che già le mancava. Si cambiò i vestiti e decise di andare in cerca di erbe, così andò alla stalla dove, dopo aver strigliato per bene il cavallo, lo sellò e partì al galoppo sperando di non perdersi tra quei boschi a lei sconosciuti .

Back

Next

Home