Al cuore non si comanda

 

Capitolo 9

Boromir si trovava nel salone, intento a discutere piani di battaglia con Aragorn e Gamling, quando l'inconfondibile suono di un corno gli fece alzare improvvisamente lo sguardo dalla mappa che stavano studiando. I tre si guardarono solo per un attimo prima di correre fuori.

Quando l'esercito varcò le mura della fortezza Aragorn sorrise fra sé e sé, e si voltò per lanciare un'occhiata a Boromir. Ma il gondoriano non era più al suo fianco. Si era già precipitato a salutare il suo adorato fratello, e il suo esercito.

I due si abbracciarono a lungo con affetto, gli occhi lucidi per la contentezza, finché Faramir si ritrasse per guardare l'altro, sorridendo: "Non sapevo che fossi qua anche tu.. mi sei mancato fratellone!"

"Mi sei mancato anche tu, moltissimo" rispose Boromir con un sorriso, posando una mano sulla spalla del fratello prima di lanciare un'occhiata a Aragorn che li aveva nel frattempo raggiunti. Il ramingo aveva un largo sorriso dipinto in volto, e al gondoriano non occorse che un momento per capire che se Faramir era lì il merito era soltanto suo. Si ripromise che alla prima occasione lo avrebbe ringraziato, e dopo aver salutato anche i suoi uomini trascinò con sé il fratello alla ricerca di Gilraen. Doveva assolutamente presentargliela.

Nelle caverne che si trovavano sotto il castello, la ragazza e Legolas erano intenti a duellare animatamente per ingannare il tempo.

L'elfo si stava battendo con una spada, mentre Gil usava due lunghi pugnali, pieni di incisioni e decori, di chiara fattura elfica.

Erano così concentrati ad affondare e schivare, che non si erano accorti della presenza dei due uomini.

Entrambi avevano il respiro affannoso, e dopo qualche minuto Legolas gettò a terra l'arma, alzando le mani in segno di resa.

“Basta… chiedo una tregua!”

La ragazza mise di nuovo i pugnali nel fodero, e gli sorrise.

Non appena si fu distratta, l'elfo l'afferrò per il bacino e l'atterrò, immobilizzandola velocemente e facendole uno spietato solletico.

Si fermò solo quando vide le lacrime che le scendevano dagli occhi.

“Non chiederai mai pietà, vero?” ridacchiò lui.

“Io sono un guerriero, capo dell'esercito di Minyatur…a costo di morire, non lo farei mai…” rispose lei ridacchiando.

Con un elegante balzo, Gilraen si rimise in piedi, e Legolas l'aiutò a ripulirsi dalla polvere.

Fu in quel momento che si accorsero della presenza di Boromir.

Era accompagnato da un ragazzo, ed entrambi stavano sorridendo.

L'elfo guardò l'amica con aria interrogativa, ma lei si limitò a scrollare le spalle ed avvicinarsi a loro.

Faramir la studiò in silenzio per alcuni momenti, e sorridendo lanciò una rapida occhiata al suo altrettanto sorridente fratello prima di porgere la mano a Gilraen. Quando lei lo guardò con aria interrogativa non riuscì ad impedirsi di ridacchiare fra sé e sé, e finalmente si presentò: "Lieto di conoscerti. Sono Faramir" disse in tono cordiale.

Lei sgranò gli occhi per la sorpresa, lanciò un'occhiata a Boromir e poi sorrise all'altro.

“E' un vero piacere conoscerti, tuo fratello non fa altro che parlarmi di te…” disse lei.

“Io sono Gilraen, e lui è Legolas, del reame boscoso”.

“Non vi abbiamo sentiti arrivare… “ disse l'elfo, guardandosi brevemente intorno, poi mormorò, rivolto alla ragazza:”Odio questo posto…questo castello è sudicio e sembra che voglia sprofondare nelle viscere della terra…”

Lei gli mise una mano sulla spalla in segno d'incoraggiamento e rispose:”Coraggio…abbiamo passato momenti peggiori…non dimenticare le miniere di Moria…”

L'elfo rabbrividì al solo pensiero, e si limitò ad annuire.

Fu in quel momento che comparve Tirno.

Si avvicinò lentamente, guardando Faramir con aria sospettosa, prima di andarsi a sedere tra lui e Gilraen, come a volerla proteggere dall'estraneo.

Lei sorrise e spiegò all'uomo:”Lui è Tirno, l'ho trovato nel bosco, era ferito e l'ho curato. Da allora non mi lascia mai sola. Mi ha salvato la vita in battaglia ieri…”

“E' strano, ad Amon Hen sei riuscita a salvare sia Boromir che questo lupo… devo ricordarmi di starti vicino!” ridacchiò Legolas.

Quando vide che il viso dell'amica si era rabbuiato al pensiero di quei momenti di disperazione, abbassò la testa e le disse:”Mi dispiace…non volevo ricordarti…”

"In ogni caso è passato" disse Boromir, "..e sia io che Tirno siamo ancora vivi e vegeti. Ma purtroppo temo che dovremo affrontare altri problemi molto presto.." e così dicendo guardò il fratello, che adesso sembrava piuttosto inquieto. Faramir ricambiò lo sguardo e sospirò profondamente: "L'esercito di Saruman è già in cammino.. si tratta di almeno diecimila Uruk-hai. Saranno qui questa notte."

Il cuore di Gil perse un colpo a quelle parole.

Non ce l'avrebbero mai fatta. L'esercito nemico era troppo numeroso.

Guardò Legolas e sembrava che le sue paure fossero riflesse negli occhi dell'elfo.

“Quindi abbiamo solo fino a stasera…” mormorò la ragazza, quasi tra sé e sé.

“Per quanto mi riguarda intendo sfruttare al massimo questo tempo che ci resta. Non angosciamoci per la battaglia imminente. Pensate a divertirvi…” disse l'elfo, spostando alternativamente lo sguardo da Boromir a Gilraen, prima di fare un cenno di saluto e sparire velocemente.

La ragazza era immersa nei suoi pensieri. Lo sguardo perso nel vuoto, la preoccupazione evidente sul suo volto.

Un'altra battaglia. Avevano pochi uomini…

"Legolas ha ragione" disse Boromir quando notò lo sguardo preoccupato sul volto della sua amata, "E, se lo conosco bene come credo, il mio fratellino qui sarà certamente affamato! Che ne dite di una sosta nelle cucine?"

Faramir annuì entusiasticamente, e sorrise guardando prima Gil e poi il fratello: "Potrei esservene grato a vita!"

Lei guardò prima Boromir e poi Faramir. Ridacchiò e annuì, seguendo gli altri due attraverso i lunghi e bui corridoi del castello.

Una volta arrivati nelle cucine, presero ogni genere di leccornia preparata dalle bravissime cuoche di re Theoden, e poi andarono a mangiare su una torre, dalla quale potevano vedere l'immensa pianura che si estendeva davanti a loro.

Non conoscendo ancora bene Faramir, e non volendo intromettersi tra i due fratelli, Gilraen rimase un po' in disparte, mangiando silenziosamente.

E se Boromir non gli avesse detto niente di noi? Del resto cos'avrebbe dovuto dirgli? Magari non vuol fargli sapere che stiamo insieme…

I due fratelli mangiarono in silenzio per qualche momento; Boromir lanciava un'occhiata all'altro di tanto in tanto, come se avesse voluto chiedergli qualcosa senza averne il coraggio. Faramir ricambiava tali sguardi, e sembrò capire le sue difficoltà: improvvisamente smise di mangiare, e prese un profondo respiro prima di parlare: "Hanno attaccato di nuovo Osgiliath, e non so per quanto ancora le nostre difese riusciranno a tenere. No, non sono ancora giunti a Minas Tirith, ma quando lo faranno sarà devastante: Saruman attaccherà da Isengard, e Sauron da Mordor. Dovremo essere lì, io e te, quando questo accadrà."

Boromir annuì con aria grave. "Ci saremo. Che l'esito sia la vittoria o la caduta di Minas Tirith, io e te saremo lì." disse, "Padre come sta?"

"Più risoluto che mai. Parla di andare a combattere per Osgiliath e altre assurdità. Non dev'essere facile per lui doversene stare con le mani in mano."

A quelle parole Boromir scosse la testa e lanciò un'occhiata a Gilraen, che era rimasta in disparte fino a quel momento. Faramir sorrise a quel silenzioso scambio di attenzioni, e non riuscì ad impedirsi di guardare la ragazza con aria divertita. Era talmente ovvio..

"Mi è sembrato di capire che voi due siete molto amici" disse rivolgendosi a Gil, deciso a cercare conferme.

Lei sgranò gli occhi, improvvisamente imbarazzata. Lanciò un'occhiata a Boromir, non sapendo cosa rispondere.

“Beh.. si…ecco noi…”

"Io credo che Faramir abbia già la situazione ben chiara" disse Boromir sorridendo, "O sbaglio?"

"Dovreste dirmelo voi.. io stavo cercando conferme" ridacchiò in risposta il diretto interessato, guardando alternativamente gli altri due.

A quel punto, Gil ridacchiò e poi rispose:”Io e tuo fratello…siamo una coppia… anche se ne abbiamo passate tante prima di capire che volevamo stare insieme…”

Lanciò un'occhiata a Boromir e poi riportò la sua attenzione a Faramir.

“Ci siamo confessati di amarci solo quando lui è stato ferito gravemente da un Uruk-hai ad Amon Hen. E da allora non ci siamo più lasciati…”

"Né mai lo faremo, hai la mia parola" le sorrise Boromir di rimando, sporgendosi verso di lei per accarezzarle una guancia e spostarle una ciocca di capelli dietro l'orecchio.

"Bene" disse Faramir dopo qualche momento spostando lo sguardo su Gil, "Posso chiamarti cognata, allora? Ho il tuo permesso?"

Lei scosse la testa ridacchiando, e poi annuì in risposta.

In quel momento arrivò Eowyn.

Gilraen le sorrise e le fece cenno di sedersi accanto a loro, avvicinandosi a Boromir per lasciarle un po' di spazio.

Eowyn sorrise di rimando e sedette accanto a Faramir, dopo aver esitato con lo sguardo su di lui forse un pò troppo a lungo. Il ragazzo non sembrò accorgersene affatto, impegnato com'era nel guardarsi attorno e terminare il suo pasto, ma Boromir lo notò eccome e non riuscì ad impedirsi di lanciare un'occhiata divertita alla sua amata.

"Vi siamo infinitamente grati per il vostro aiuto, Lord Faramir" esordì Eowyn dopo qualche momento, nell'intento di rompere l'imbarazzante silenzio.

"Dovere." rispose lui in tono cortese, sorridendole brevemente per poi spostare nuovamente le sue attenzioni sugli altri due: "Che programmi abbiamo per la giornata?"

"Si accettano suggerimenti" rispose Boromir, "Non so se Gil ha già qualche idea"

Lei lo guardò e rispose:”Una passeggiata a cavallo non credo sia molto sicura se sta arrivando l'esercito di Saruman…”

Sospirò profondamente e poi disse:”Quanto mi piacerebbe correre via di qui col mio cavallo, sentendomi libera da tutto e da tutti… oppure nuotare nel mare blu di Minyatur…”

"E non immagini quanto piacerebbe a me essere a casa.. poter uscire a cavallo con il mio fratellone! Fare un bagno nell'Anduin, sonnecchiare un pò sdraiati sull'erba e terminare la giornata con un bel duello.." le fece eco Faramir con aria sognante, perso in quelli che sembravano piacevoli ricordi. A quelle parole Boromir sorrise a sua volta, sospirando. Quelli sì che erano bei tempi.

"Non credo sia prudente uscire dalla fortezza adesso" si intromise timidamente Eowyn, per poi arrossire fino alla punta dei capelli quando Faramir si voltò a guardarla.

"Lo credo anch'io" annuì Boromir, "Quindi non ci resta altro da fare che ingannare il tempo come possiamo.."

“Che ne dite di sdraiarci sui materassi che abbiamo sistemato in camera nostra accanto al camino? Ci conosciamo così poco, almeno potremmo chiacchierare un po' in tranquillità…” propose Gilraen, guardando gli altri.

"Ottima idea" sorrise Boromir alzandosi, mentre Eowyn annuiva e Faramir era già in piedi e sembrava trovare l'idea decisamente allettante.

"Non mi par vero potermi stendere un pò" disse quest'ultimo sorridendo, "Ho la schiena a pezzi dal tanto cavalcare"

"Andiamo allora" annuì Boromir, prima di prendere Gilraen per mano e posarle un rapido bacio sulle labbra. Una volta arrivati a destinazione i due fratelli si occuparono insieme di accendere il fuoco, mentre le ragazze sistemavano i materassi. Prima di stendersi Boromir si liberò delle tuniche più pesanti, e l'altro pensò bene di imitarlo; a quella vista Eowyn sgranò gli occhi e abbassò immediatamente lo sguardo, giocherellando nervosamente con un lembo del suo abito, arrossendo impercettibilmente.

Gil notò l'imbarazzo della ragazza, e sorrise tra sé e sé, prima di stendersi sulla pancia, appoggiando la testa sui gomiti, lo sguardo rivolto al fuoco che scoppiettava allegramente nel camino.

Eowyn era decisamente attratta da Faramir, di questo ne era sicura.

Non che avesse torto, il ragazzo era molto carino, anche se mai quanto il suo Boromir, e sembrava molto dolce e simpatico. L'unico problema era che non pareva affatto interessato alla dama di Rohan.

Fu strappata alle sue riflessioni da Boromir che si era steso alla sua destra, e da Faramir che si era steso alla sua sinistra.

"Ormai avevo quasi dimenticato cosa significa stendersi su un morbido e confortevole materasso" mormorò Faramir a occhi chiusi, sorridendo con l'aria di chi è in pace con il mondo intero.

Boromir ridacchiò divertito, e per non correre il rischio di perdere certe buone, vecchie abitudini, lo punzecchiò: "Sono sicuro che quando torneremo a casa avrai la possibilità di dormire su molti materassi diversi, come sempre.. Non ti mancheranno certo le possibilità per recuperare, quindi non lamentarti"

A quelle parole Faramir scoppiò a ridere allegramente, e gli lanciò un'occhiata che da sola valeva più di mille parole. "Come puoi dire cose del genere in presenza di due fanciulle?" esclamò fingendosi sdegnato, "Rischio di fare una pessima figura. E sappi che potrei vendicarmi raccontando loro molti dettagli imbarazzanti riguardo i tuoi materassi."

"No, no, imploro pietà!" ridacchiò di rimando l'altro, per poi sorridere a Gil nell'intento di farle capire che stavano solo scherzando .
Lei sollevò un sopracciglio con aria divertita, poi rivolgendosi a Faramir gli disse:”No, no parliamone invece… menomale che ci sei tu, altrimenti non sarei mai venuta a conoscenza di certi particolari della vita di questo mascalzone!” e gli sorrise con aria da monella, alquanto interessata a sapere il più possibile sul passato del suo amato.

"Mmmh.. temo di non poter dire molto, ci tengo alla mia incolumità" sorrise Faramir, "Posso raccontare solo qualche divertente aneddoto riguardo una certa cameriera?"

"Faramir" lo ammonì l'altro sollevandosi a sedere con aria minacciosa, ma la cosa non sortì altro effetto che far ridacchiare ancora di più il monello.

"D'accordo.. hai ragione. In quel caso si trattava del tuo materasso"

"Giuro che questa me la paghi.." brontolò Boromir prima di lanciare un'occhiata a Gilraen e proseguire, sfoderando un mezzo sorriso a dir poco perfido, "In ogni caso mi sento in dovere di ricordarti un certo episodio che non implica materassi ma le scuderie.. e la conseguente furia di nostro padre.."

Gil nascose il viso tra le mani, fingendosi inorridita, e poi ridacchiò:”Immagino che a Gondor ogni padre chiuda in casa le proprie figlie quando passate voi due…”

Lanciò un'occhiata a Boromir e gli disse:”Con te faremo i conti dopo…” e gli sorrise in modo poco rassicurante.

In quel momento bussarono alla porta, e Legolas fece capolino nella stanza.

“E' permesso?” chiese, prima di entrare, sorridendo all'amica.

“Cosa state complottando?” ridacchiò l'elfo.

“Oh, niente d'importante, solo che dopo Lord Boromir dovrà darmi delle spiegazioni su certi suoi trascorsi un po' burrascosi con alcune fanciulle…” rispose Gil, dopo aver lanciato un'occhiataccia all'uomo al suo fianco.

Legolas rise di gusto a quella scena e disse, rivolto alla ragazza:”Che bello! Vogliamo parlare allora di quella volta in cui prendesti una cotta per Haldir?”

Lei sgranò gli occhi, guardando Boromir con aria colpevole e prima che l'elfo potesse rendersene conto, gli saltò addosso.

“Stà zitto, Legolas! Sono passati anni!”

“Oh allora potremmo parlare di quella volta quando a Minyatur arrivò la nave del principe Turìn?”

Lei gli tappò la bocca con una mano, mentre con l'altra cominciò a farli uno spietato solletico, sapendo bene quanto lui fosse sensibile a quella tortura.

"Ah, credo proprio che avremo molto di cui parlare allora.." disse Boromir incrociando le braccia davanti al petto, con tanto di sopracciglio minacciosamente sollevato.

"Decisamente" annuì Faramir con aria grave, "Non ho ancora raccontato niente a proposito dei tuoi lunghi e movimentati soggiorni a Osgiliath."

"Faramir!" esclamò l'altro esasperato, per poi lanciare un'occhiata colpevole a Gil e scuotere la testa imbronciato.

Eowyn, evidentemente poco abituata a certi racconti, aveva osservato lo scambio di battute con aria incredula senza proferire parola, evidentemente imbarazzata.

“Basta! Ti prego non ce la faccio più!” disse Legolas tra le risa.

Quando lei lo ebbe lasciato, e l'elfo si ricompose e disse a Faramir:”Mi dispiace dover interrompere questa interessante chiacchierata, ma re Theoden ha chiesto di vederti…”

"Qualcosa mi dice che è meglio così" sorrise il ragazzo lanciando un'occhiata divertita prima al fratello e poi a Gilraen, per poi alzarsi e rivestirsi in tutta fretta.

"Decisamente." annuì Boromir, ancora imbronciato. A quel punto anche Eowyn si alzò, e dopo aver sistemato l'abito si congedò sorridendo.

Quando furono rimasti da soli Boromir guardò Gil con aria preoccupata, ma non osò dire niente.

Lei gli diede le spalle, passeggiando nervosamente su e giù per la stanza.

“Sembrerebbe che prima d'incontrare me tu ti sia divertito molto…” disse infine, guardando fuori dalla finestra.

Lui alzò appena lo sguardo, e prese a tormentare nervosamente la cintura.

"Non si è mai trattato di cose serie.." mormorò in sua discolpa, "E l'hai detto anche tu, non ci conoscevamo..."

“E chi mi assicura che tu non sia uno di quegli uomini che collezionano donne come trofei? Che hanno una lunga lista di amanti e ne cercano sempre di nuove anche dopo essersi sposati?”

"Andiamo Gil" replicò lui alzandosi in piedi, "Sono innamorato di te.. non farei mai una cosa del genere.."

Le si avvicinò ma non osò toccarla per paura della sua possibile reazione, limitandosi a guardarla sempre più preoccupato.

Lei non si girò a guardarlo, limitandosi a stringere i pugni e sibilare:”Quanto mi dà fastidio l'immagine di te avvinghiato a qualche altra donna…addirittura le cameriere! I movimentati viaggi a Osgiliath!”

A quel punto si girò fissandolo con uno sguardo infuocato:”A un donnaiolo come te potrà mai bastare una sola donna per volta? E se un giorno ti stancassi di me? Troveresti un'altra cameriera?”

"Stancarmi di te? Ma pensi sul serio di non essere altro che un passatempo?" sbottò lui, per poi scuotere la testa e abbassare la voce: "Mi spiace Gil, ma non posso cambiare il mio passato.. e comunque se non ti sei posta il problema prima non vedo perché devi farlo adesso. Credo che tu mi conosca quanto basta ormai.."

Lei sospirò profondamente e poi mormorò:”Mi dà fastidio.. e tanto…”

"Beh, se è per questo anche a me dà molto fastidio pensare a Haldir o al tuo principe come-si-chiama ." replicò Boromir incrociando le braccia davanti al petto con aria offesa.

“Io non ho avuto decine di amanti come te! E Haldir… lui significava qualcosa per me!” sbottò lei, punta sul vivo.

Chiuse gli occhi, inspirando profondamente, e poi coprì la breve distanza tra loro, abbracciandolo e baciandolo con passione, come a volergli ricordare che era suo, e che doveva cancellare ogni ricordo del passato.

Lui venne colto decisamente alla sprovvista da quella reazione, ma si riprese ben presto dalla sorpresa. La spinse contro la vicina parete di solida roccia senza staccare gli occhi dai suoi, e le si gettò avidamente sul collo mentre la spogliava, quasi strappandole gli abiti di dosso.

Lei lo imitò, spogliandolo quasi con violenza, e  gli gettò le braccia al collo, mordendogli il collo e le labbra.

Non c'era bisogno di parole, le bastò guardarlo negli occhi con passione, gli mise una mano tra i capelli, tirando la sua testa contro la sua e baciandolo finchè entrambi non dovettero staccarsi per il bisogno di respirare.

Quando la sua pelle entrò in contatto con quella dell'uomo, rabbrividì, stringendosi ancora di più a lui.

Senza una parola Boromir la sollevò afferrandole le cosce, e incapace di aspettare oltre si spinse lentamente dentro di lei, mordendole le labbra per soffocare un gemito. Rimase immobile solo per un momento, quasi trattenendo il respiro, prima di iniziare a muoversi e abbassarsi di nuovo a morderle il collo, man mano premurandosi di indugiare a leccare i segni sulla pelle bianchissima della sua Gilraen.

La ragazza gemette piano, rabbrividendo per la combinazione di piacere e leggero dolore che provò quando lui la morse.

Gettò la testa indietro, chiudendo gli occhi e abbandonandosi completamente a quelle sensazioni.

Boromir era suo. Non avrebbe permesso a nessuno di portarglielo via. Né tantomeno gli avrebbe fatto sentire la mancanza di quelle donnacce con le quali era stato.

Erano diventati una cosa sola. E sperava che anche lui lo capisse.

Solo pochi minuti dopo Boromir la strinse convulsamente a sé all'improvviso e aumentò istintivamente il ritmo, ormai incapace di contenere gemiti e frasi incoerenti sussurrate con urgenza nell'orecchio della sua amata. 

Gil gemette e senza accorgersene gli graffiò le spalle con le unghie.

Solo qualche momento dopo fu travolta da un vortice di sensazioni che vibrarono per tutto il suo corpo, pervadendola di gioia e amore infinito per l'uomo che la stava stringendo.

Sentì che anche lui aveva raggiunto il piacere e lo strinse forte a sé.

“Ti amo…”

Ancora ansante e tremante per la violenza delle sensazioni che l'avevano travolto e per lo sforzo di sorreggere entrambi, Boromir si limitò a stringerla in risposta e a farsi spazio con la testa fra il collo e la spalla di Gil in cerca di coccole, mormorando qualcosa di incomprensibile.

Chiudendo gli occhi e sorridendo tra sé e sé, la ragazza gli accarezzò dolcemente la schiena e i capelli, mormorandogli parole d'amore e devozione in elfico.

Dopo qualche minuto, sussurrò:”Credo che sia meglio rivestirci…potrebbe entrare qualcuno…e mi piacerebbe restare abbracciata a te accanto al fuoco…non voglio pensare alla battaglia che dovremmo affrontare tra poche ore…ti prego…”

Lui si ritrasse per guardarla negli occhi e le sorrise dolcemente, per poi chinarsi a raccogliere i loro vestiti sparsi sul pavimento; si aiutarono a vicenda a rivestirsi scambiandosi tenerezze, e una volta finito sistemarono un materasso davanti al caminetto. Gilraen si stese per prima e Boromir dietro di lei, tirandola immediatamente a sé per stringerla e posarle un dolce bacio sul collo.

"Temo di aver lasciato un sacco di segni.." mormorò, "..e si vedono nonostante la tunica.. non nasconderli.."

“No...anch'io ti ho lasciato dei segni sulle spalle…ma non si vedono a meno che tu non tolga la tunica!” gli sorrise lei.

“Io e te siamo una cosa sola… ti amo e ti amerò sempre…sono tua…tua e di nessun altro…”

"Combatterò nudo per te questa notte, se lo desideri" ridacchiò lui, per poi farsi serio e indurla a voltarsi, guardandola intensamente negli occhi: "Così tutti vedranno i segni e sapranno che sono tuo.. e che lo sarò per sempre. Ti amo Gil.."

Lei ricambiò lo sguardo con eguale intensità, e poi si abbassò a mordergli il collo, lasciando un segno ben visibile. Subito si affrettò a baciare il punto in cui l'aveva morso, per poi guardarlo negli occhi con aria da monella e dire:”Sono troppo gelosa per lasciarti combattere nudo…ma così anche vestito tutti sapranno che sei mio…”

La risposta di Boromir fu un lungo bacio appassionato, e solo quando si ritrasse le mormorò: "Credo che lo sfoggerò con sommo orgoglio.. dopotutto ben pochi hanno la fortuna di appartenere a una creatura meravigliosa come te.."

A quelle parole lei lo guardò e gli baciò molto dolcemente le labbra.

Qualcuno bussò.

“Chi è ?” chiese Gil, accarezzando dolcemente il viso del suo amato.

“Legolas”

La ragazza si alzò e porse la mano a Boromir, che fece lo stesso.

Quando uscirono, l'elfo le chiese:”Ti va di venire con me? Sto andando là fuori a vedere quanto sono lontane le truppe di Saruman. Siamo i due cavalieri più veloci…”

Lei annuì e l'elfo continuò, rivolto a Boromir:”Tuo fratello Faramir è nel salone da solo, credo che si stia annoiando da morire!”

Ridacchiò e poi aspettò che Gilraen finisse di baciare il suo amato. Scosse la testa e poi s'incamminò insieme a lei alla volta delle stalle.

Faramir era seduto nei pressi del camino, intento a fissare il vuoto, quando Boromir lo raggiunse andando a sedersi con lui.

"Possano i Valar ricompensarti! Mi stavo annoiando a morte."

"Lo credo" sorrise Boromir, "Non c'è un gran che da poter fare qua.."

Quando si accorse che l'altro lo stava fissando insistentemente gli lanciò uno sguardo interrogativo: "Che cosa c'è?"

"E' stato Tirno, immagino?" ridacchiò Faramir, con un largo ghigno dipinto in volto. Boromir, dal canto suo, sembrava piuttosto perplesso.

"A fare cosa?"

"Beh, senza dubbio si tratta di un morso decisamente notevole.. non stupirebbe sapere che è opera di un lupo" commentò un estremamente divertito Faramir, sollevando il viso del fratello con un dito per osservare meglio il segno in questione. Boromir si ritrasse all'istante mostrandosi infastidito, ma si ritrovò a scuotere la testa e ridacchiare suo malgrado.

"Deduco che la storia dei materassi non ha avuto strascichi negativi, dopotutto" proseguì il monello, "Temevo che ci sarebbero stati problemi, e pensavo addirittura di scusarmi.. ma non credo che a questo punto sia necessario"

Boromir lo guardò sorridendo senza dire niente, per poi immergersi nei suoi pensieri. Anche Faramir rimase silenzioso, sorridendo fra sé e sé per i cambiamenti avvenuti nel fratello, ben deciso a schierarsi dalla sua parte se mai Denethor avesse mosso obiezioni riguardo la relazione con Gilraen. La conosceva solo da poche ore, ma per il momento quella ragazza gli piaceva molto e gli pareva il perfetto complemento per Boromir.. in cuor suo sapeva bene che lui non si sarebbe mai e poi mai legato di sua spontanea volontà a una delle docili fanciulle tanto apprezzate dal Sovrintendente, e che se lo avesse fatto sarebbe stato infelice per il resto dei suoi giorni.

Evidentemente anche Boromir stava pensando al loro austero padre, poiché improvvisamente lo guardò e mormorò: "Credi che si opporrà?"

Non c'era alcun bisogno di specificare chi . Lo sapevano entrambi. A quelle parole Faramir sospirò con aria pensosa, prima di scrollare le spalle e sorridere debolmente.

"Non vedo perché dovrebbe."

"Lo sai bene invece.. sai che non approverebbe mai di sapermi legato a una mezz'elfa.. una guerriera, oltretutto.." sospirò Boromir sconsolato.

"E tu sai che il suo posto sarà il tuo, in un futuro non troppo lontano. E le leggi le farai tu."

L'altro si limitò ad annuire, anche se non sembrava troppo convinto. Faramir rabbrividì alla prospettiva di vedere il suo amato fratello triste o depresso, e così d'improvviso si alzò, costringendolo a fare lo stesso: "Vai a prendere la spada" disse allegramente, "Ti aspetto sul torrione per un duello all'ultimo sangue" e così dicendo si allontanò con il sorriso sulle labbra, sapendo che quella sarebbe stata la cura adatta per scacciare almeno temporaneamente tutte le preoccupazioni dalla mente di Boromir.

Quando tornarono, Legolas e Gilraen andarono direttamente da re Theoden.

Il sovrano li guardò per qualche momento, intento a studiare i loro volti.

“Sono a meno di quattro ore da qui” disse la ragazza, con voce atona.

“E' un esercito impressionante…” continuò Legolas.

Theoden guardò Gandalf per qualche momento, e poi chiamò uno dei suoi uomini.

“Raduna le donne e i bambini. Falli scendere nelle grotte, e assicurati che mia nipote Eowyn sia con loro… Poi arma ogni uomo disponibile che sia adatto a combattere. Non m'importa quanto sia giovane o vecchio, purchè sia in grado di reggere una spada”

Detto questo, congedò anche gli altri.

Gandalf apparve molto preoccupato.

“Non ce la faremo mai… non possiamo combattere con vecchi e bambini!” sbottò Gilraen esasperata.

L'Istari li guardò per un attimo, prima di dire:”Aspettatemi. Sarò di ritorno all'alba con un esercito, voi cercate di resistere…”

I due lo guardarono andar via, ma erano molto perplessi.

“Non ci ha mai mentito…” mormorò Legolas, come a voler convincere lui stesso.

I due fratelli si trovavano sul torrione, ancora intenti a duellare animatamente, quando videro Gandalf uscire dalla fortezza in sella al re dei Meadras. Entrambi si interruppero per guardarlo mentre si allontanava, fino a vederlo sparire oltre l'orizzonte. Si lanciarono solo una breve occhiata prima di scendere in tutta fretta, senza neanche preoccuparsi di riporre le spade, e andare in cerca degli altri per chiedere spiegazioni in merito.

Legolas e Gilraen si trovavano ancora nelle stalle, a discutere animatamente in elfico, quando entrarono i due fratelli di corsa.

"Abbiamo visto uscire Gandalf.. che cosa succede?" domandò ansiosamente Boromir, che rinfoderò la spada mentre si avvicinava a loro. Faramir sembrava altrettanto confuso, ma non disse niente e rimase in attesa guardando alternativamente prima l'uno e poi l'altra.

“Il nemico è a meno di quattro ore da qui. E' un esercito troppo numeroso per noi e Theoden ha ordinato che combattessero anche vecchi e ragazzini, purché siano capaci di reggere una spada. Gandalf non crede che possiamo farcela da soli e contro la volontà del re è andato a radunare un esercito. Ha detto di tenerli occupati fino all'alba, quando arriverà lui…” spiegò Gil.

“Non ce la faremo  mai! E' ridicolo far combattere vecchi e bambini contro gli Uruk-hai!” sbottò Legolas, prima di allontanarsi velocemente.

La ragazza sospirò profondamente, prima di posare gli occhi in quelli del suo amato.

Boromir sospirò a sua volta e le si avvicinò, passandole affettuosamente un braccio intorno alle spalle; le baciò la fronte e insieme si avviarono all'uscita, seguiti da un affranto Faramir. Una volta fuori dalle stalle si imbatterono in Eowyn, che per poco non si scontrò con l'oggetto dei suoi desideri. La fanciulla avvampò e, incapace di dire qualsiasi cosa, si limitò a sorridere.

"Cosa ci fate qua, Eowyn?" domandò Boromir lanciandole un'occhiata interrogativa, "Pensavo che sareste scesa nelle grotte."

"Dovrei, in realtà.. vi stavo cercando per augurarvi buona fortuna" rispose la ragazza, guardando timidamente prima Faramir e poi gli altri due.

Gil sorrise alla fanciulla e le disse:”Grazie…sarà una notte molto lunga… adesso va nelle grotte, le donne e i bambini del tuo regno hanno bisogno di sentirsi rassicurate…”

Eowyn sorrise a sua volta, e dopo un'ultima occhiata a Faramir si allontanò senza voltarsi indietro.

Stavolta Boromir non riuscì a trattenere una risatina sommessa, e guardò Gil con aria divertita: "Che dire.. un altro centro per il mio fratellino.."

Per tutta risposta Faramir scosse la testa, e dopo un'occhiataccia al fratello riprese a camminare seguito dagli altri due.

"Non essere assurdo." fu tutto quello che borbottò.

Gilraen sorrise al suo amato, e mormorò:”Credo che anche a lui piaccia Eowyn, anche se non lo ammetterà tanto facilmente…”

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