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Al cuore non si comanda
Capitolo 8 Gil stava passeggiando nei giardini, seguita da Tirno, quando Legolas le si avvicinò. “Re Theoden è davvero un testone…” mormorò preoccupato. “Senti anche tu che non è una buona idea, vero?” gli chiese lei. “Già…Gil? Prima…mi dispiace, devo averti spaventata riguardo a Gondor…” disse l'elfo con tono dispiaciuto. “No… cioè…si, ma credo che sia inutile pensare a certe cose. Per ora stiamo vivendo il nostro amore senza promesse, senza legami ufficiali…non credo che Denethor mi accetterebbe…da loro è addirittura vietato combattere alle donne!” rispose lei, piuttosto irritata. “Ecco che arriva il tuo guerriero!” ridacchiò Legolas, prima di posarle un bacio sulla fronte e mormorarle:”Ne parliamo più tardi, va bene?” Lei annuì e sedette sull'erba, guardando l'uomo che le si avvicinava. Sospirò profondamente, cercando di nascondergli quei pensieri che la turbavano. Boromir le sorrise e si sistemò accanto a lei, guardandosi attorno in silenzio per qualche momento, quando un gruppetto di bianche primule attirò la sua attenzione. Si sporse per raccoglierne una con aria pensosa, per poi avvicinarsi a Gil e sistemarle il delicato fiore dietro un orecchio a punta. Rimase in ginocchio accanto a lei e le sfiorò amorevolmente una guancia con la punta delle dita, due ansiosi occhi grigi posati nei suoi. "Cos'è che non va amore?" sussurrò, "Non pensare che non me ne sia accorto.." Lei gli prese la mano e la baciò dolcemente. “Niente…va tutto bene…” Avvicinò le labbra a quelle dell'uomo e lo baciò dolcemente, carezzandogli i capelli. Solo qualche istante dopo Boromir si ritrasse, tornando a sedersi accanto a lei; non le chiese altro, e fece del suo meglio per nascondere la tristezza dietro uno sguardo pensieroso. Avrebbe voluto essere un appoggio, un punto di riferimento, farle capire che per lei sarebbe stato sempre presente, in ogni caso e per qualsiasi cosa.. che era pronto ad ascoltarla, consolarla, consigliarla, e che lo avrebbe fatto con gioia. Perché la amava. Ma qualcosa in fondo al cuore gli suggerì che Gilraen ancora non si fidava completamente di lui, e le parole si rifiutarono di uscire. D'altra parte, pensò amaramente, in quel caso non la avrebbe certo biasimata. Aveva già dato un'ampia dimostrazione della sua debolezza quando si era trattato di fronteggiare l'Anello, e se lei adesso non lo riteneva degno di fiducia certamente non aveva tutti i torti. Con gran stupore notò che Tirno gli si era avvicinato, e non per ringhiargli come era solito fare: il grosso lupo gli girò attorno un paio di volte, annusandolo con interesse, per poi sedersi tranquillamente davanti a lui e restare in attesa. In attesa di cosa? Boromir sollevò un sopracciglio con aria diffidente, e l'animale sembrò capire. Si abbassò per dargli un colpetto su una mano con il muso, e lo guardò nuovamente. Il gondoriano si ritrovò a sorridere e scuotere la testa suo malgrado. E per la prima volta da quando lo avevano adottato accarezzò il loro 'cucciolo da compagnia' sulla testa, scompigliandogli affettuosamente il morbido pelo grigio. Gilraen osservò attentamente la scena, e si ritrovò a sorridere suo malgrado. Le bastò un gesto e il grosso lupo si avvicinò a lei, strofinando la testa sulle sue mani. Si girò a guardare Boromir e gli disse:”Sembra che cominci a fidarsi di te! Non è meraviglioso?” Non le sfuggì però l'espressione triste dell'uomo, così gli si avvicinò e prese il suo viso tra le mani. “L'ultima volta che…ti ho aperto il mio cuore…quando ti ho detto che mi ero innamorata di te…non eri ancora pronto. E non ci siamo parlati per giorni. Non è importante quello di cui parlavo con Legolas. Ma so che non sei pronto. Magari è una cosa alla quale nemmeno pensi, e io non voglio rovinare tutto…non posso litigare con te, ho bisogno di averti al mio fianco. Sei la cosa più importante della mia vita, ti amo come non ho mai amato nessuno…e se dovessi rovinare tutto dicendo la cosa sbagliata al momento sbagliato… non potrei sopportarlo… capiscimi, te ne prego…” Lo guardò di nuovo negli occhi, ma vide che non l'aveva convinto. A quel punto sospirò e si allontanò un po' da lui, andando a giocare con Tirno, e cercando di scacciare via la tristezza. Boromir sospirò a sua volta e dopo averla osservata per qualche momento si stese sull'erba, incrociando le braccia dietro la testa. "Mi manca Faramir." disse all'improvviso, la voce carica di malinconia. "Mi manca casa mia.." Lei lo guardò per un lungo momento, e poi disse:”Ti auguro di tornarci presto…” L'uomo si voltò a guardarla, senza capire. Perché tanto risentimento? Scosse la testa fra sé e sé, e quando si fu rialzato disse in tono piatto: "Io mi auguro di avere ancora una casa alla quale fare ritorno. Vado a cercare Aragorn." Incapace di restare a palazzo, Gilraen aveva accompagnato Legolas nel suo solito giro di perlustrazione. I due ne approfittarono per parlare a lungo. “Voi due avete un grosso problema di fondo” attestò ad un tratto l'elfo. “E sarebbe?” “Non riuscite a parlarvi mai chiaramente. Avete troppa paura del giudizio dell'altro. Lui ti amava ma aveva paura di dirtelo. E quindi avete litigato per le varie incomprensioni. Tu hai paura del giudizio della sua famiglia e del suo popolo, hai paura del fatto che lui non voglia un futuro con te. Non gliene parli, e quindi ricominciano i silenzi e i fraintendimenti… non andrete lontano così…” rispose l'elfo. “Ma cosa dovrei dirgli secondo te?” sbottò la ragazza. “Dovrei andare da lui e chiedergli cos'ha intenzione di fare? Chiedergli se la nostra storia ha un futuro? E se mi dicesse di no? Come potrei reggere? Ho già tanti pensieri e preoccupazioni, voglio vivere questa storia al meglio…e non voglio pensare al fatto che la sua famiglia e il suo popolo non mi accetterebbero mai perché sono una guerriera…” Lei sospirò profondamente, e chiuse gli occhi. Un attimo dopo l'elfo la strinse a lui, mormorandogli che tutto si sarebbe sistemato. Quando tornarono a palazzo Gilraen decise che non voleva cenare, e si ritirò nelle sue stanze. Legolas incontrò Aragorn e gli chiese:”Posso parlarti un momento?” Il ramingo annuì e l'altro disse:”Hai parlato con Boromir? Io… ho capito qual è il problema di Gil, ma non so quali sono le reali intenzioni di lui, e siccome si confida con te…” "Ho parlato con Boromir.." annuì Aragorn mentre guidava Legolas fino al balcone, dove avrebbero potuto parlare in tranquillità, "Teme che Gilraen non abbia fiducia in lui.. e non capisce il motivo di tanta ostilità nei confronti di Gondor.." “Lei ha paura che la famiglia di Boromir non l'accetti, e nemmeno la popolazione. Infondo a Gondor è vietato combattere alle donne, e lei è un guerriero. Denethor vorrebbe che il figlio sposasse una dolce e remissiva fanciulla, e sai benissimo che Gil è l'esatto contrario…Inoltre…non le ha mai parlato di un futuro insieme, e credo che lei abbia paura che un giorno lui possa lasciarla e tornare a casa, facendo come se niente di tutto questo sia mai successo…” rispose l'elfo scuotendo la testa. Aragorn sembrava stupito da quelle parole, e scosse la testa a sua volta: "Non credo che Boromir farebbe mai una cosa del genere" disse, per poi ridacchiare fra sé e sé: "Mi parlava addirittura di alcune leggi del regno che intende cambiare per lei! Il problema di quei due è che dovrebbero parlarsi chiaro, senza intermediari.." “E' quello che ho detto a Gil…” rispose l'elfo, prima di dare un'amichevole pacca sulla spalla all'uomo. “E' meglio andare a riposare, domani mattina dovremmo camminare parecchio” Nelle sue stanze, Gilraen si era accoccolata sul divanetto di fronte al camino. Il fuoco crepitava allegramente, e Tirno si era accucciato ai suoi piedi. La ragazza stava leggendo un piccolo libro che aveva portato da casa. Erano poesie e canti elfici che le facevano ricordare il suo regno, i suoi amici e la sua famiglia. Boromir aveva trascorso la serata nei giardini in compagnia di Aragorn e di Eowyn, la giovane nipote di Théoden. Stava per rientrare in camera da letto quando si fermò, lanciando un'occhiata indecisa alla porta accanto alla sua. Moriva dalla voglia di vederla. Lunghi momenti dopo si decise a bussare, sicuro del fatto che se non ci avesse almeno provato sicuramente non sarebbe riuscito a chiudere occhio quella notte. Lei staccò gli occhi dal libro solo per un momento. Aveva chiesto di non essere disturbata, e aveva rifiutato l'offerta di re Theoden che le venisse portata la cena in camera. “Avanti, è aperto…” disse, chiedendosi chi mai potesse essere a quell'ora tarda. "Ti disturbo?" domandò l'uomo affacciandosi nella stanza, e sperando con tutto il cuore che Gil non lo avrebbe cacciato. Lei gli sorrise, e gli rispose:”No, affatto. Stavo solo leggendo delle poesie che mi ricordano casa mia…” E così dicendo, si spostò per fargli posto sul divanetto accanto a lei. Visibilmente sollevato Boromir sorrise a sua volta, e dopo aver chiuso la porta e rattizzato il fuoco si sedette accanto a lei. "Mi sei mancata oggi" “Sono andata con Legolas perché pensavo che tu non volessi vedermi…dopo il modo in cui te ne sei andato…” "Avevo bisogno di parlare con qualcuno.. tutto qui" rispose lui, "Non ce l'avevo con te.." “Boromir io…credo che sia ora che la smettiamo di nasconderci i nostri pensieri per paura che l'altro non li accetti. Dobbiamo smetterla di aver paura l'uno dell'altro…” disse lei con veemenza. E per cominciare a seguire questo proposito, gli disse:” Non volevo parlartene perché penso che tu non sia pronto…ma se dobbiamo dirci tutto, tanto vale iniziare. Oggi con Legolas stavamo parlando di Gondor, e della tua famiglia. Il fatto è che ho paura che loro non mi accettino…nel tuo regno è vietato combattere alle donne e io sono un guerriero, come potrebbero?” gli lanciò un'occhiata esitante e poi mormorò:”Ma sono solo supposizioni, probabilmente non hai mai pensato a un futuro con me…e…ho paura che quando tutto questo sarà finito…tu tornerai nel tuo regno per sposare una di quelle fanciulle remissive che vorrebbe importi tuo padre…” Nonostante temesse il suo giudizio, Gil si sentiva meglio. Dopo avergli detto tutta la verità si era tolta un peso dal cuore. "Ci penso ogni giorno a un futuro con te" mormorò Boromir qualche momento dopo, per poi prendere un profondo respiro e spostare lo sguardo sulle fiamme. "Non credo che mio padre ne sarà entusiasta, questo è vero" proseguì, "Ma molte cose cambieranno a Gondor, io prenderò il suo posto e Aragorn salirà al trono.. Ho già parlato a lungo di tutto questo con lui, e abbiamo intenzione di cambiare molte cose" si voltò a guardarla, per poi aggiungere: "Prima fra tutte la legge che vieta alle donne di scendere in battaglia.. così se vorrai restare al mio fianco nessuno ti impedirà di continuare a batterti.." Lei prese una delle grandi mani dell'uomo tra le sue, e cominciò ad accarezzarla dolcemente. Posò gli occhi nei suoi e incredula mormorò:”Intendi dire che…mi vorresti al tuo fianco?Davvero?” Boromir dapprima si limitò a sorridere e scuotere la testa. Come poteva averne dubitato anche solo per un istante? Quando poi si accorse che lei ancora aspettava una risposta le si avvicinò e la tirò a sé, strofinando affettuosamente una guancia contro quella morbidissima di Gilraen. "Ti voglio al mio fianco. E per sempre." “Anch'io Boromir… anch'io…” mormorò lei, prima d'infilare il viso tra il collo e la spalla dell'uomo, e stringerlo forte. Restarono ad abbracciarsi per lunghi momenti, poi lei gli disse:”Darei la vita per te se fosse necessario…credo di aver cominciato a vivere davvero solo nel momento in cui ti ho incontrato…” "Mi capita spesso di ripensare al nostro primo incontro" sussurrò lui, perso nei ricordi con aria assorta, "Ho subito pensato che fossi la donna più bella che avessi mai visto.. e irraggiungibile.. non osavo sperare che tu potessi ricambiare.." Si ritrasse per sorriderle e posarle un bacio sulla punta del naso, per poi appoggiare la fronte contro la sua: "Sono felice di essermi ricreduto su questo punto. E felice di averti al mio fianco." Lei ricambiò il sorriso e poi disse:”Quando ti ho visto la prima volta anch'io ho pensato che tu fossi un uomo stupendo…e poi continuavamo a incontrarci casualmente, come se fossero i Valar che lo volessero” ridacchiò lei. “Poi ho capito anche che sei dolce e sensibile, ma anche forte e coraggioso. Mi piacevi moltissimo, ed è per questo che…sono rimasta così ferita dal tuo comportamento al consiglio. L'avrei capito se fosse stato qualche altro uomo ma tu…tu mi conoscevi, e avevi detto lo stesso quelle cose orribili…” Alzò gli occhi a guardarlo e poi continuò:”Ti ho odiato, poi quando la rabbia è passata, ho guardato nei tuoi occhi e ho capito perché l'avevi fatto…” "Me ne sono pentito moltissimo dopo.. mi rendo conto di essere stato davvero odioso nei tuoi confronti" rispose Boromir, "E ammetto anche di averti sottovalutata come guerriero, all'inizio. Ma anche in quel caso mi sono ricreduto in fretta." Dopo averla stretta forte per qualche momento la baciò rapidamente sulle labbra, e sorrise: "Non vedo l'ora di farti conoscere Faramir. Ti piacerà, ne sono sicuro" “Tu credi che io gli piacerò? Voglio dire…il suo parere è importantissimo per te… e se non gli piacessi? “ disse lei, guardando il suo amato con aria molto preoccupata. "Gli piacerai" rispose l'uomo senza esitazioni, "Gli piacerai perché sei una donna meravigliosa.. perché mi ami.. A lui importa solo che io stia bene, che sia felice. E con te lo sono.." Gilraen lo guardò per un lungo momento, prima di stringerlo forte a sé e mormorargli, con voce rotta dall'emozione:”Quanto ti amo…” Dopo un po', lei gli disse:”Dovremmo andare a dormire, domani partiremo per il fosso di Helm molto presto…vuoi…vuoi dormire con me?” Boromir annuì, e sorridendo la prese in braccio per condurla fino al letto. Dopo averla posata sulle coperte iniziò premurosamente a spogliarla e una volta finito si occupò anche dei suoi vestiti, per poi abbandonarli in una pila disordinata sul freddo pavimento di pietra. Momenti dopo erano entrambi al caldo sotto le pesanti coperte, intrecciati in uno stretto abbraccio mentre si scambiavano tenerezze e si sussurravano dolci parole cariche di promesse. Quella mattina si erano svegliati all'alba. La popolazione era partita per il fosso di Helm portando con sé lo stretto necessario. Re Theoden si trovava alla testa del gruppo, seguito da Aragorn e Legolas. Gilraen e Boromir intanto si trovavano sui loro Mearas, dietro i carri carichi di provviste che aveva fatto preparare il re. Tirno li seguiva a breve distanza, non lasciandosi avvicinare da nessuno. Le donne lo guardavano con diffidenza, stringendo al petto i figli quando lo vedevano avvicinarsi. Gil l'osservò per qualche momento, e poi disse a Boromir:”Tirno è nervoso… spero che non abbia sentito nessun pericolo… tutte queste persone sono disarmate, e questa gola non offre nascondigli…” La ragazza lanciò un'occhiata preoccupata al suo amato, continuando a guardarsi intorno. Anche Legolas aveva notato che il lupo era nervoso, e lo comunicò ad Aragorn. Il ramingo si voltò per guardare con aria grave la lunga carovana di popolani, donne e bambini, disarmati e del tutto incapaci di difendersi. Sospirò profondamente e si rivolse a Théoden: "Io e Legolas andremo avanti. Voglio assicurarmi che non ci sia alcun pericolo ad attenderci." Il Re annuì brevemente, e i due partirono al galoppo uno di fianco all'altro. "Ho mandato un messaggio a Gondor" esordì Aragorn quando si furono allontanati abbastanza dagli altri, "Ho chiesto rinforzi. Spero solo che Théoden non la prenda troppo male." Legolas annuì e si limitò a dire:”Io invece spero che Denethor accetti d'inviare delle truppe… ho il presentimento che Sauron voglia distruggere Rohan… e ci scatenerà contro un esercito enorme..” "E' quello che temo anch'io, ma dubito che si fermerà a Rohan.. Tutto il mondo degli uomini è in pericolo, e sono certo che Gondor sarà il suo prossimo obiettivo. Caduta Minas Tirith avrebbe via libera.." “Dobbiamo solo sperare che il vecchio sovrintendente capisca la gravità della situazione… L'hai detto a Boromir?” chiese a quel punto l'elfo. Aragorn scosse la testa: "No.. ne ho parlato soltanto con te" disse, sorridendo debolmente all'amico, "E vorrei che rimanesse fra noi" L'elfo annuì, ma prima che potesse dire qualcosa, vide Tirno che correva. “Legolas!” gridò Gilraen alle sue spalle. “Lupi mannari!” L'elfo guardò nella direzione indicata dall'amica e vide le prime frecce lanciate dal gruppo di orchetti che si precipitava verso di loro con furia, a cavallo delle grosse e feroci bestie. Arrivò al galoppo anche Boromir, che non esitò a sguainare la spada e mettersi in prima linea. Si voltò un momento, e vide il più fedele dei cavalieri di Théoden dirigersi a tutta velocità nella loro direzione. Considerò in fretta il da farsi e, abituato com'era a comandare i suoi eserciti, si ritrovò a impartirgli ordini quasi senza rendersene conto. "Gamling! Fai allontanare in fretta donne e bambini e dì ai tuoi uomini di coprirli! Sbrigati!" Il cavaliere non protestò affatto ma annuì e si affrettò a tornare indietro, gridando ai suoi che li stavano attaccando. I grossi lupi caricarono con una violenza inaudita. Legolas e Gil scoccavano frecce a ripetizione, cercando di ucciderne il più possibile. Quando furono più vicini, i due sguainarono le spade e cominciarono a lottare senza pietà. Un'orchetto si era avvicinato lentamente alle spalle di Gil, senza essere notato. Prima che lei potesse reagire, Tirno lo azzannò alla gola, uccidendolo velocemente. Lunghi momenti dopo, la ragazza si guardò intorno. Il nemico era stato sconfitto. Si guardò attorno, per assicurarsi che stessero tutti bene. Aragorn e Boromir si stavano occupando di un ferito piuttosto grave, entrambi inginocchiati in una pozza di sangue. Erano stati decimati. In mezzo ai corpi senza vita degli orchetti giacevano anche molti degli uomini che si erano battuti valorosamente fino all'ultimo. Alcuni agonizzanti, e senza alcuna speranza di sopravvivere. Nonostante le tante battaglie che aveva alle spalle Boromir non si era ancora abituato a tutto questo. Non si sarebbe mai abituato. Quando l'uomo di cui lui e Aragorn si stavano occupando esalò il suo ultimo respiro chinò la testa, passandosi stancamente una mano sul viso per poi alzare lo sguardo e incontrare quello della sua amata. Lei lesse nei suoi occhi tristezza e dolore. Gli si avvicinò, e senza una parola lo abbracciò stretto, come per assicurarsi che stesse bene. Rimasero abbracciati per qualche momento, finché lui si ritrasse e le accarezzò il viso: "Stai bene?" Lei annuì, e gli sfiorò la guancia con la punta delle dita. “Rimettiamoci in cammino, non perdiamo altro tempo!” gridò a quel punto re Theoden. Arrivati al Fosso di Helm, qualche ora più tardi, vennero accolti da Eowyn. La ragazza, sull'orlo delle lacrime nel vederli tornare in così pochi, riuscì infine farsi coraggio e li aiutò ad occuparsi dei cavalli, per poi premurarsi di preparare una stanza per la notte ai nuovi arrivati. Non c'era abbastanza spazio nella fortezza per assegnare una camera a ognuno, e quindi Boromir e Gilraen vennero sistemati con Aragorn, Legolas e Gimli; Eowyn fece portare loro dei materassi e delle coperte, che vennero sistemati sul pavimento. Incapace di sopportare oltre la vista di quella fortezza sudicia, che sembrava essere stata inghiottita dalla terra, Gilraen si era rifugiata su un torrione. Da lì poteva vedere il canalone che si estendeva davanti l'ingresso della fortezza. Chiuse gli occhi per un attimo, cercando di scacciare le immagini dei corpi dei soldati dilaniati dai lupi che aveva visto poco prima. Li riaprì istintivamente quando sentì Tirno che le strofinava il muso sulla mano. Lo accarezzò a lungo, ringraziandolo per averle salvato la vita in battaglia. Quando arrivò Boromir, lei era ancora abbracciata all'animale. L'uomo si avvicinò per accarezzare Tirno e per posarle un bacio sulle labbra, e le sorrise: "Andiamo a dormire" Poco più tardi entrarono nella loro stanza. Gimli stava già russando sonoramente, mentre Legolas e Aragorn erano seduti sul pavimento nei pressi del camino e parlottavano fra di loro. Boromir li salutò con un sorriso, e si chinò per avvicinare il suo materasso a quello di Gil e sistemare le coperte. Quindi posò le armi e iniziò a spogliarsi senza staccare gli occhi dalla sua amata. Lei aveva dormito più volte con i suoi uomini e non era per niente imbarazzata. Si limitò a togliere la cotta di mithril e a posare le armi. S'infilò sotto le coperte con indosso una tunica e il pantalone. Boromir lasciò indosso solo i pantaloni e si mise a letto, tirando a sé Gil per abbracciarla da dietro e sussurrarle la buonanotte. Aragorn sorrise nel vedere la scena, e scosse la testa fra sé e sé. La ragazza si girò di poco, per dargli un dolce bacio sulle labbra, e poi fece aderire la sua schiena al corpo del suo amato, chiudendo gli occhi e sorridendo. Si sentiva sempre protetta e sicura tra le braccia del suo guerriero.
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