Al cuore non si comanda

 

Capitolo 7

Viaggiavano ormai da lunghi giorni. Si trovavano adesso entro i confini di Rohan, e cavalcavano veloci alla volta di Edoras. All'inizio del viaggio si erano fermati spesso per permettere a Boromir di riposare, ma ora l'uomo sembrava aver recuperato del tutto le forze e anzi, anche dopo il tramonto sembrava quasi riluttante a fermarsi per dormire. Voleva arrivare prima possibile, voleva tornare all'azione: gli sembrava di aver oziato anche troppo a lungo.

“Dobbiamo fermarci…ripartiremo all'alba, non preoccuparti..” cercò di convincerlo Gilraen.

Per sottolineare le sue parole, fermò il cavallo e smontò, guardandolo con aria di sfida.

Anche Boromir si fermò, ma rimase in sella: "Abbiamo ancora un paio d'ore di luce" protestò, "Aspettiamo almeno che scenda la notte!"

Le lanciò un'occhiata interrogativa quando vide che era in ascolto. Qualcosa si avvicinava. Non riusciva ancora a sentire alcun rumore, ma si fidava dell'udito di Gilraen. Afferrò istintivamente l'elsa della spada e rimase in attesa, quasi trattenendo il respiro.

Cavalli.

Anche Tirno sembrava inquieto. Continuava a girare intorno alla ragazza, ringhiando piano.

Pochi momenti dopo, furono velocemente circondati da un centinaio di cavalieri, che gli puntarono contro delle lunghe lance.

Gil li guardò e capì. Erano Rohirrim.

Quello che sembrava il loro capo, di avvicinò a Gilraen, e la studiò attentamente.

Quasi non considerò l'uomo che era con lei. L'unica cosa che gli interessava sapere era il motivo per cui quella bellissima donna viaggiava in abiti maschili, e in tempi così pericolosi.

“Chi siete mia bella fanciulla?” le chiese dolcemente, senza staccare gli occhi dal suo corpo.

L'atteggiamento del Rohirrim la infastidiva non poco, ma decise di non darlo a vedere. Erano troppi, e avrebbero potuto vendicarsi su Boromir.

“Il mio nome è Gilraen, figlia di Vardamir, e principessa di Minyatur. Questo è Lord Boromir di Gondor” rispose lei, con tono fermo, decisa a non lasciarsi intimidire da quell'uomo.

“E cosa ci fa una principessa nel regno di Rohan?” chiese lui, lanciando un'occhiata diffidente all'uomo.

“Posso sapere il vostro nome, mio signore?” chiese a quel punto Gil.

“Ma certo” rispose lui, smontando da cavallo.

S'inginocchiò davanti a lei, e le baciò la mano sensualmente, senza staccare gli occhi da quelli della fanciulla.

“Io sono Eomer, figlio di Eomund e nipote di re Theoden, al vostro servizio”

A quella vista Boromir non parve scomporsi, limitandosi a lanciare un'occhiata di ghiaccio al Rohirrim e serrare d'istinto la presa sull'elsa della sua fedele spada.

"Dite, è vostra abitudine interessarvi a ciò che appartiene a qualcun altro, Eomer figlio di Eomund?" domandò in tono calmo, tuttavia tradito dall'espressione oltraggiata che gli brillava pericolosamente negli occhi.

Il Rohirrim rise di cuore a quell'intervento.

“Non mi pare che voi siate sposato Lord Boromir. Questo rende questa desiderabile fanciulla ancora libera. E vorrei ricordarvi che siete nelle mie terre, non vi conviene opporre resistenza…”

Quando vide che Boromir stava per reagire con violenza, Gilraen non potè trattenersi.

“Adesso basta! Tutti e due! Io non appartengo a nessuno!” disse, con voce bassa e minacciosa, lanciando uno sguardo a Boromir.

Non era mai stata trattata come un oggetto e non aveva intenzione di cominciare ora.

“Stiamo cercando i nostri amici. Decidete in fretta Lord Eomer. Volete lasciarci andare o no?Non è tempo di giocare”

L'uomo la fissò per qualche momento. Gli piaceva la presenza di spirito di quella ragazza. Non ne aveva mai conosciuta una capace di tenergli testa.

“Chi cercate?” chiese allora gentilmente, dopo aver lanciato un'occhiataccia a Boromir.

“Un ramingo, un elfo e un nano. Inseguivano una pattuglia di uruk-hai che aveva preso prigionieri due hobbit” rispose Gilraen.

Gli occhi del Rohirrim si spalancarono a quelle parole.

“Ho visto i vostri amici. Sono passati di qui due giorni fa. Ma non credo che gli hobbit siano vivi. Battemmo gli uruk e ne bruciammo le carcasse. Non c'erano vivi…”

Boromir chiuse gli occhi per un momento a quelle parole. Morti.

Morti a causa sua, che non era riuscito a difenderli come avrebbe dovuto a Amon Hen.

Chiamò a raccolta tutto il suo solito, orgoglioso contegno, e prese un profondo respiro prima di rivolgersi a Eomer: "Grazie per l'informazione." poi guardò Gil, e proseguì: "Ripartiamo subito."

Gil annuì, e dopo aver salutato Eomer, montò a cavallo ed entrambi galopparono veloci come il vento verso Edoras.

Non si fermarono per dormire. Arrivarono alla città dei Rohirrim in piena notte.

I pensieri di Legolas tornavano sempre a lei. Che fine aveva fatto Gilraen? Era un guerriero e sapeva difendersi, ma l'elfo non riusciva a tranquillizzarsi.

Quando vide in lontananza due cavalieri, gli ci volle un po' per capire chi fossero, perché era buio pesto.

Erano seguiti da un grosso lupo.

“Estel!” chiamò all'improvviso, avendo riconosciuto i suoi amici.

Si precipitò alle porte della città, senza aspettare il ramingo.

Il desiderio di riabbracciare Gilraen era troppo forte.

Quando vide Legolas, la ragazza quasi pianse di gioia. Balzò giù dal suo cavallo e si gettò tra le braccia dell'elfo, stringendolo forte.

I due si parlarono in elfico per qualche momento, poi Legolas vide Boromir e gli chiese educatamente:”Come stai, amico mio?”

Per tutta risposta Boromir lo abbracciò con affetto, sorridendo. Poi fu il turno di Aragorn, e anche Gimli ricevette un caloroso saluto da parte del gondoriano. Con somma gioia lui e Gilraen appresero che i piccoletti erano ancora vivi e vegeti, sulla via del ritorno a casa. Si raccontarono per filo e per segno tutti gli avvenimenti degli ultimi tempi, finché Boromir si ritrovò a ridacchiare fra sé e sé.

"A proposito di novità!" esclamò con aria divertita indicando il lupo, come sempre accanto a Gilraen: "E' con grande onore che vi presento Tirno, il nostro cucciolo da compagnia . Non credo di piacergli un granché, ma nonostante tutto non mi ha ancora mangiato."

“Io credo che sia geloso di te…” ridacchiò Gil.

“Tirno? ‘Colui che osserva'… perché questo nome?” chiese Legolas, avvicinandosi al lupo e notando divertito quanto fosse affettuoso con lui.

“L'ho trovato nella foresta era ferito e l'ho curato. Non faceva altro che fissarmi… oh a parte ringhiare a Boromir!” ridacchiò di nuovo Gil, seguita da Legolas.

“Dovrete essere stanchi… vi accompagniamo da Re Theoden e poi potrete andare a dormire…” disse l'elfo.

Li guidò all'interno del palazzo, fino alla sala del trono.

Quando Gil vide chi c'era all'interno, quasi svenne per l'emozione.

“Gandalf!Sei vivo!” gridò, ignorando la presenza del re e correndo incontro al suo vecchio maestro.

L'Istari l'abbracciò amorevolmente e le raccontò tutto quello che era successo.

Dopo aver salutato anche Boromir, Gandalf presentò i nuovi venuti a re Theoden.

“E' un onore avervi qui. Purtroppo non è un periodo felice per Rohan” disse, e il viso si rattristò a quelle parole.

“Hala!” chiamò il  re, e quando il servitore giunse, si rivolse di nuovo ai suoi ospiti, dicendo:”Hala vi mostrerà le vostre stanze. Il vostro viso è segnato dalla fatica, immagino che vorrete riposare…”

Le loro camere erano contigue.

Prima di entrare nella sua, Gilraen lanciò un'occhiata a Boromir.

Non era più abituata a dormire senza il suo amato.

Lui si girò e rigirò a lungo nel suo letto, che gli sembrava troppo grande e freddo. Troppo vuoto. Non riusciva a prendere sonno, e si chiese se Gilraen stesse già dormendo.. All'improvviso ridacchiò fra sé e sé, e provò a bussare piano alla parete che divideva la stanza da quella della sua amata. Si sollevò sui gomiti e rimase in ascolto, in attesa di una risposta con il sorriso sulle labbra.

Quando sentì bussare, Gilraen ridacchiò tra sé e sé.

Invece di rispondere preferì infilare una tunica e dei pantaloni, e dopo aver controllato che non ci fosse nessuno in giro, bussò alla porta del suo amato, facendo capolino nella stanza con un sorrisino malizioso sul volto.

“E' permesso?”

Boromir ricambiò il sorrisino malizioso e scostò le coperte, mettendola al corrente della sua abitudine di dormire decisamente poco vestito. Per dirla tutta non era affatto vestito. Ridacchiò divertito quando lei richiuse la porta in tutta fretta, preoccupata che qualcuno da fuori potesse vedere involontariamente la scena.

"Chiudi a chiave."

Dopo aver chiuso la porta, la ragazza si spogliò lentamente, senza staccare gli occhi da quelli dell'uomo, e con un'aria da monella sul viso.

Si avvicinò lentamente al letto, e poi s'infilò sotto le coperte, stringendosi a lui.

“Che freddo…temo che dovrai scaldarmi…”

"Non chiedo altro.." mormorò Boromir in risposta, e si gettò sul suo collo per poi scendere con una scia di baci, senza fretta alcuna. Si interrompeva di tanto in tanto per guardarla negli occhi, e una volta arrivato all'altezza dei fianchi si fermò del tutto.

"Lo sai che ti amo?" le sussurrò sorridendo, per poi abbassarsi e posarle dolcemente un bacio sulla pancia.

“Ti amo anch'io… e tanto…” sussurrò lei, lanciandogli uno sguardo carico d'amore e desiderio.

Dopo aver ricambiato con un'occhiata altrettanto intensa l'uomo si rimise al lavoro con impegno, soffermandosi a mordicchiarle i fianchi. Nello stesso tempo si dava un gran da fare anche con le mani, accarezzandola in quelli che sapeva essere i suoi punti più sensibili; quando la sentì gemere piano chiuse gli occhi, intensificando le carezze e scendendo lentamente con baci sempre più ardenti.

Minuti dopo, Gil cominciò a gemere e sospirare sempre di più, spingendosi istintivamente contro di lui.

Ogni pensiero coerente fu spazzato via dalla sua mente nel momento in cui ondate di piacere vibrarono per tutto il suo corpo.

Quando riaprì gli occhi, Boromir era al suo fianco, e, incapace di parlare, la ragazza si limitò ad abbracciarlo stretto.

A quel contatto lui chiuse gli occhi e la cullò dolcemente fra le braccia, posandole tanti piccoli baci sul viso ancora accaldato mentre le mormorava tutto il suo amore. Quando lei riaprì gli occhi per guardarlo le sorrise, scostandole i capelli dalla fronte, e sussurrò: "Sei più bella che mai adesso, lo sai? Mi fa impazzire il mero pensiero che soltanto io posso vederti così.. sei splendida.."

Lei gli sorrise e salì a cavalcioni su di lui, baciandolo con fiera possessività.

Baciò ogni centimetro del suo corpo, soffermandosi nei punti in cui i gemiti dell'uomo s'intensificavano.

Man mano scese fino all'ombelico, godendo nella vista di quel corpo glorioso, che ormai apparteneva a lei.

Lanciò uno sguardo pieno di passione a Boromir, prima di scendere a inginocchiarsi tra le sue gambe.

L'uomo rabbrividì di desiderio al pensiero di ciò che lo aspettava, e non staccò gli occhi da quelli della sua amata neanche per un istante. Il cuore gli batteva all'impazzata, respirava a strappi e senza rendersene conto si era aggrappato alle coperte, stringendole con forza. Gilraen sembrava assorta ad osservarlo. Rischiava di impazzire.

"Ti prego.."

Lei gli sorrise maliziosamente, prima di scendere a baciare le sue zone più sensibili. Incoraggiata dal gemito di Boromir, lei cominciò a carezzarlo con entrambe le mani.

Lui gettò la testa indietro sul cuscino e chiuse gli occhi rapito, accompagnando il tutto con un sospiro. Istintivamente si aggrappò ai capelli di Gilraen con una mano, mentre con l'altra ancora stringeva le coperte. In mezzo ai respiri affannosi lottò con l'impulso di spingerle giù la testa, ma non riuscì ad impedirsi di inarcare la schiena e sollevare il bacino, chiedendo silenziosamente di più.

Gil aveva capito cosa desiderava Boromir, e l'accontentò.

Gli impose un ritmo lento e regolare, continuando ad accarezzare i suoi punti più sensibili con entrambe le mani.

Man mano che i suoi gemiti aumentavano, il ritmo di lei aumentò, sentendo già che i muscoli dell'uomo cominciavano a contrarsi.

Ormai sul punto di perdere del tutto il controllo sulle sensazioni intensissime provocate dalle attenzioni di Gilraen, Boromir riaprì gli occhi un momento per guardarla, il viso stravolto per l'eccitazione e i capelli dorati sparsi sul cuscino.

"Gil.." mormorò con urgenza, strattonandole involontariamente i capelli quando le prime ondate di piacere lo travolsero, facendolo tremare con violenza e strappandogli un lungo gemito estasiato.

Attimi dopo, lei si stese al suo fianco, e mise le coperte su entrambi.

Gli sorrise, appoggiando la testa sul suo petto, e poi chiuse gli occhi, esausta da quella lunga giornata di viaggio.

Poco dopo l'alba qualcuno bussò. Boromir si limitò a mormorare il suo disappunto e tirarsi le coperte fin sopra la testa, per poi girarsi dall'altra parte e continuare a dormire beatamente. Bussarono una seconda volta.

Gil balzò in piedi, rivestendosi in tutta fretta.

Guardò terrorizzata verso la porta, e poi strattonò Boromir, sussurrandogli:”Non devono trovarmi qui! Cosa facciamo?”

Lui si strofinò gli occhi, ancora più addormentato che sveglio, e quando bussarono di nuovo domandò: "Chi è?"

"Estel e Legolas" rispose la voce divertita del ramingo da fuori, che poi aggiunse ridacchiando: "Nessun timore, veniamo in pace."

Boromir scosse la testa fra sé e sé, e dopo aver infilato in fretta i pantaloni andò ad aprirli.

"Buongiorno!" esordì allegramente Aragorn, saluto ricambiato dal gondoriano con uno sbadiglio e un cenno della testa.

Gil tirò un sospiro di sollievo e si affrettò a salutare Legolas e il ramingo con un abbraccio.

“Scendete con noi a fare colazione?” chiese l'elfo, guardando Boromir .

L'uomo annuì, e si affrettò a finire di vestirsi. Mentre si dirigevano tutti insieme alla sala da pranzo lui e Aragorn rimasero un pò indietro, parlottando fitto fitto di chissà cosa.

Legolas e Gil tornarono indietro a prendere Tirno, rimasto chiuso in camera di Gil.

La ragazza raccontò tutto quello che era successo tra lei e Boromir, e l'elfo si sentì felice per lei, nonostante inizialmente l'uomo non gli fosse andato a genio.

“Credi che la vostra relazione diventerà ufficiale?” le chiese ad un tratto.

“Non lo so…non ne abbiamo mai parlato, infondo finora abbiamo vissuto da soli…non mi ha mai preso per mano o baciata in pubblico, se è questo quello che vuoi sapere…” rispose lei, pensierosa.

“Non t'invidio…se un giorno dovesse portarti a Gondor con lui conosceresti suo padre. E' una persona meschina e facilmente irritabile. Comanda lui, e nessuno può contraddirlo, decide anche per i suoi figli. Mi meraviglio di come non abbia già scelto una moglie per il suo primogenito…”

A Gilraen vennero i brividi solo a quel pensiero. E se non gli fosse piaciuta? Boromir teneva molto al parere di suo padre, ma ancora di più teneva a quello di suo fratello Faramir.

Sospirò profondamente, mille pensieri le affollavano la mente.

Entrata nel salone, prese posto di fronte a Boromir, ma, immersa com'era nelle sue riflessioni, quasi non lo notò.

Lui la guardò per qualche momento con aria vagamente perplessa, e iniziò a mangiare in silenzio. Dopo un pò allungò una gamba sotto al tavolo, quanto bastava per darle un colpetto e attirare la sua attenzione; quando lei alzò la testa per guardarlo le sorrise, posando gli occhi nei suoi per ricordarle in silenzio che la amava più di qualsiasi altra cosa.

Lei sorrise di rimando, ancora un po' turbata dalle parole di Legolas.

Quando ebbero finito, si recarono nella sala del trono, dove Gandalf stava discutendo animatamente con Theoden.

“Resta qui e combatti contro di lui!” insisteva l'Istari.

“Mi dispiace, io ho dei doveri verso la mia gente. Domani di primo mattino, guideremo la popolazione verso il fosso di Helm. Quella fortezza è impenetrabile”

 

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