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Al cuore non si comanda
Capitolo 6 Quando Boromir aprì lentamente gli occhi, la prima cosa che vide fu una parete di roccia. Sbattè con forza le palpebre e si guardò attorno, cercando di capire dove si trovava. Sembrava una caverna. Il locale era tiepido e illuminato dalla luce di un fuoco che crepitava allegramente, mentre il riflesso delle fiamme danzava sulle fredde pareti grigie; giaceva su qualcosa di morbido, forse un materasso imbottito di paglia, e si rese conto di essere seminudo sotto le coperte. Chi si era preso cura di lui con tanta dedizione? Cercò di muoversi solo per desistere immediatamente, paralizzato dal dolore lancinante alla spalla, e strinse i denti per soffocare un gemito. Fu in quel momento che entrò Gilraen. Quando vide che si era svegliato corse a inginocchiarsi al suo fianco e gli sorrise. “Finalmente…hai dormito per quasi tre giorni, sai?” gli disse, spostando una ciocca di capelli dal viso. “Non muoverti…ti farà solo più male…” Erano stati giorni duri. Aveva pregato gli altri di ripartire, per cercare gli hobbit prima che gli uruk potessero fargli del male. L'avevano aiutata a portare Boromir in questa caverna semi nascosta dalla vegetazione. L'uomo aveva dormito tutto il tempo, ma il suo sonno era agitato. Di sicuro aveva avuto orribili incubi, dovuti anche alla febbre alta. Gil aveva cercato di aiutarlo come poteva. Gli bagnava spesso il panno che gli aveva messo sulla fronte, lo lavava e gli cambiava la fasciatura. Rivederlo sveglio era un sollievo. Non si era mai permessa di perdere la speranza. Lui doveva vivere. "Ti amo." fu la prima cosa che le disse. E si ripromise che lo avrebbe fatto ogni giorno, da allora in poi. Aveva temuto la morte perché in fondo al cuore sapeva che era l'unica cosa davvero in grado di separarli, e si era pentito amaramente di non averle dichiarato prima i suoi sentimenti. Prese la mano di Gilraen, e dopo averla baciata dolcemente la strinse nella sua. "Non riesco a muovere la gamba.." ammise, cercando di non farsi prendere dal panico. Cercò di rassicurarsi dicendosi che probabilmente era del tutto normale che non riuscisse a muoverla, aveva subito delle ferite piuttosto serie e magari col tempo si sarebbe sistemato tutto.. “E' normale. Le frecce di quella bestiaccia erano bagnate in un potente veleno. Ma le foglie d'oro sono riuscite a salvarti…” disse lei, prima di abbassarsi a baciarlo dolcemente. “Mi sei mancato…e ho avuto paura di perderti…” mormorò, stringendogli la mano. Ma non era abituata a certe ammissioni, quindi cambiò subito argomento. “Ho fatto proseguire gli altri. Sono andati a cercare i piccoletti. Credo che tu potrai rimetterti in piedi tra un paio di giorni, poi li raggiungeremo…” "E Frodo?" domandò ansiosamente l'uomo, "Dov'è Frodo?" Ripensò a quello che era successo qualche giorno prima, quando aveva cercato di prendere l'Anello. Si sentì sopraffare dai sensi di colpa. E dalla vergogna. "Ho cercato di togliergli l'Anello" confessò a bassa voce. Sapeva benissimo che Gilraen era già al corrente della cosa, ma doveva assolutamente togliersi quel peso dal cuore, confidarsi con lei e se necessario implorare il suo perdono. Era sinceramente pentito. "Perdonami.. Vi ho deluso tutti, non è vero?" Lei gli prese il viso tra le mani, costringendolo ad incontrare il suo sguardo. Gli sorrise. “Non mi hai deluso. E non devo perdonarti niente. Quell'anello aveva vita propria e voleva te…Sei tu che devi perdonarmi…io non sono riuscita a fermarlo, non ho fatto in tempo a correre da te…quando sono arrivata…quel mostro aveva già…” Abbassò lo sguardo, una lacrima le solcava una guancia. Non era ancora pronta ad affrontare quei ricordi così dolorosi. "Baciami" le sussurrò Boromir all'improvviso, e con delicatezza le sollevò il viso con un dito per guardarla intensamente negli occhi. Gil non se lo fece ripetere e si abbassò, stendendosi al suo fianco, appoggiandosi su un gomito. “Ti amo” sussurrò contro le sue labbra, prima di catturarle in un lungo bacio. "Ti amo anch'io" le sorrise lui quando infine si staccarono, e la baciò di nuovo per poi lanciarle un'occhiata maliziosa: "Mi fai un pò di compagnia qua sotto le coperte?" Quando si fu infilata sotto le coperte, Gil si strinse a lui, poggiando la testa sul suo petto. “Siamo due stupidi…avremmo potuto essere felici insieme da primo momento, e invece…abbiamo affrontato la realtà dei fatti solo quando tu hai rischiato di morire…e abbiamo sofferto inutilmente…” mormorò lei, immersa nei suoi pensieri. "Non ne hai alcuna colpa, Gil" sussurrò Boromir mentre le accarezzava affettuosamente la testa, per poi guardarla e ridacchiare sommessamente fra sé e sé. "Lo sai che non mi ero mai innamorato prima?" disse divertito, "Puoi ridere se vuoi.. capisco che è strano" Lei gli sorrise e disse:”Nemmeno io…” A quel punto alzò la testa e lo guardò intensamente negli occhi. “E non ho nessuna intenzione di lasciarti andar via da me così facilmente…preparati a sopportarmi…” ridacchiò, prima di scendere a mordicchiargli scherzosamente il collo. "Non credo che avrò alcun problema.." rispose lui con aria birichina, scendendo lentamente con una mano lungo la schiena di Gil, "..soprattutto in momenti come questo, devo dire che ti sopporto piuttosto bene." Lei alzò lo sguardo e gli disse con aria da monella:”Ma tu non dovresti riposare?” "Dopo.." mormorò Boromir, che nel frattempo era riuscito a farsi strada sotto la tunica di Gil con la mano, e le stava ora accarezzando i fianchi con lunghi movimenti lascivi. Sfoderò un mezzo sorriso divertito, e sollevò eloquentemente un sopracciglio quando aggiunse: "Non vorrai negare un pò di distrazione a un povero invalido.." Per tutta risposta, la ragazza salì a cavalcioni su di lui, facendo attenzione a non appoggiarsi sulla spalla ferita, e lo baciò con passione. Lentamente spostò le sue attenzioni verso il lobo dell'orecchio, mordicchiandolo e tracciandone i contorni con la lingua. Boromir non perse tempo e iniziò subito a sbottonare la tunica della sua amata, ma il suo compito si rivelò più complicato del previsto dal momento che poteva usare solo una mano. Il dolore era ancora troppo forte se provava a sollevare l'altro braccio, così dopo qualche momento e molte imprecazioni si arrese suo malgrado, accompagnando l'inevitabile resa con un sospiro e un gemito frustrato. "Spogliati, ti prego.." mormorò, "Voglio vederti" Lei arrossì a quelle parole, soprattutto per il tono pieno di passione che aveva usato l'uomo. Lentamente aprì i bottoni della tunica, senza staccare gli occhi da Boromir. La fece scivolare sulle spalle, e poi a terra. Sfilò anche la leggerissima sottotunica e poi passò a slacciare i pantaloni, con una lentezza esasperante. Dopo aver rimosso anche gli stivali, rimase per in piedi per un momento, lasciandosi guardare da Boromir. L'uomo non aveva staccato gli occhi da lei neanche per un attimo, e non si era perso neanche il più impercettibile dei suoi movimenti. Quando Gilraen ebbe finito di spogliarsi la osservò in silenziosa riverenza per lunghi momenti, cercando di imprimersi nella mente ogni dettaglio del suo corpo perfetto. "Sei la donna più bella che abbia mai visto.. sei perfetta" sussurrò mentre scostava le coperte, lanciandole uno sguardo carico di desiderio, "Vieni qui.." Dopo essersi infilata sotto le coperte, Gil abbracciò il suo amato, salendo a cavalcioni su di lui e baciandolo con passione. Mordicchiò e baciò ogni centimetro del suo collo per poi scendere sul petto. Risalì molto lentamente, facendo aderire il suo corpo a quello dell'uomo. Lo guardò per un attimo, prima di reclamare le sue labbra per un bacio appassionato. Boromir la strinse a sé come poteva, rispondendo al suo bacio con entusiasmo. Quando infine si guardarono di nuovo negli occhi sorrise con aria rassegnata: "Mi spiace di non poter collaborare come vorrei.. prometto che mi farò perdonare.." sussurrò per poi chinarsi a baciarle il collo e le spalle, mentre riprendeva ad accarezzarla con crescente trasporto. “Oh si…sarà meglio per te…” ridacchiò lei, prima di gettare indietro la testa e gemere quando le carezze dell'uomo si fecero più insistenti. Boromir entrò dentro di lei, e la donna cominciò a muoversi lentamente, gemendo e ansimando piano. Lui chiuse gli occhi e abbandonò la testa sul cuscino con un gemito, cercando di accompagnare i movimenti di Gilraen. Quando il ritmo aumentò d'intensità la tirò a sé e si gettò avidamente sul suo collo per morderlo e baciarlo, salendo fino all'orecchio per poi scendere di nuovo, senza preoccuparsi di reprimere gemiti e sospiri sempre più appassionati. Lo sguardo della ragazza vacillò. Per lei quei gemiti erano il suono più bello, ed aumentò il ritmo per provocarne altri. Momenti dopo, si trovò a gridare il nome del suo amato in estasi, ed entrambi raggiunsero il piacere. Gil si stese accanto a Boromir, per non stancarlo ulteriormente, ed appoggiò la testa sulla sua spalla, il respiro ancora affannoso. Rimasero entrambi in silenzio per qualche minuto. Boromir aveva ancora gli occhi chiusi, e accarezzava lentamente la schiena alla sua amata. "Mi piace questo genere di cura. Decisamente." Ridacchiò fra sé e sé e la guardò divertito, per poi scostarle i capelli dal viso e posarle amorevolmente un dolce bacio sulla fronte. Lei ridacchiò piano, poi posò gli occhi in quelli dell'uomo e dolcemente disse:”Adesso però cerca di dormire amore mio…devi recuperare le forze…” Boromir si limitò ad annuire sorridendo. Non lo avrebbe mai ammesso ma era sfinito, e riusciva a tenere gli occhi aperti solo con enormi sforzi. Dopo un'ultima occhiata al volto etereo della sua amata li chiuse, e solo momenti dopo dormiva profondamente. Erano trascorsi ormai diversi giorni da quando Boromir aveva ripreso conoscenza; le ferite si stavano rimarginando in fretta, e aveva recuperato le forze quasi del tutto. Zoppicava vistosamente ma se non altro riusciva a camminare da solo e, cosa più importante, sarebbe presto stato in grado di maneggiare nuovamente una spada. Gilraen era seduta su un masso appena fuori la caverna. Scrutava l'orizzonte, chiedendosi che fine avessero fatto i suoi amici. Quei giorni con Boromir erano stati bellissimi ma si sentiva in colpa ad essere così felice, sapendo che tutta la Terra di Mezzo era in pericolo e che i suoi amici dovevano affrontare una missione molto pericolosa. Si voltò quando sentì un rumore alle sue spalle, e vide Boromir venire verso di lei. Non potè impedirsi di sorridergli dolcemente. “Non dovresti stancarti così…” gli disse. Lui la raggiunse e sedette accanto a lei, dopo averle lanciato un'occhiata implorante: "Mi sento meglio ora. E non ne posso più di stare a letto.." Sospirò profondamente quando vide la sua adorata spada e il suo scudo appoggiati contro una parete della caverna, e rimase a fissare le armi con aria affranta. Addirittura mise il broncio, al pensiero che per qualche giorno ancora di allenarsi con la spada proprio non se ne parlava. Lei seguì la direzione del suo sguardo. Sapeva perché era triste, ma non se la sentiva di farlo affaticare così presto. Le ferite si stavano ancora rimarginando e non voleva che la situazione peggiorasse di nuovo. Gli cinse le spalle in un caldo abbraccio e gli posò un bacio sul collo. “So cosa ti turba. Ti senti inutile qui. Anche io penso spesso ai nostri amici in pericolo e vorrei tanto poterli aiutare ma…” Costrinse l'uomo a guardarla negli occhi e continuò:”La cosa più importante per me sei tu. E non voglio rischiare di perderti di nuovo. Ripartiremo solo quando starai bene…” "Sto già bene.." replicò lui, "Per me possiamo partire anche domani mattina, dico sul serio." Sospirò quando Gilraen lo guardò con aria scettica, e si affrettò a rettificare: "Va bene, va bene.. diciamo che sto molto meglio di prima" disse abbracciandola, per poi posarle un sonoro bacio sulla guancia, "..e il merito è solo tuo.." “Cerchi di corrompermi Lord Boromir?” ridacchiò lei, cominciando a fargli il solletico senza pietà. "No, no!" esclamò lui fra le risa, "Non mi permetterei mai, mia nobile fanciulla!" “Sarà meglio…altrimenti potresti andare incontro ad atroci torture!” esclamò continuando a solleticarlo, finchè lui non ebbe le lacrime agli occhi. Quando smisero entrambi di ridere, lei lo guardò negli occhi e gli baciò le labbra. “Ti ho già detto che ti amo tanto?” "Oggi no.." rispose lui fingendosi mortalmente offeso, "E ti conviene rimediare immediatamente" Gil non ebbe il tempo di replicare che Boromir aveva già catturato nuovamente le sue labbra in un lungo e dolcissimo bacio. Quella sera Gilraen rimase a lungo a guardare Boromir mentre dormiva. Sarebbero dovuti ripartire. Il suo fisico aveva reagito bene, anche se non aveva recuperato del tutto. Tra un paio di giorni sarebbero partiti. La strada era lunga e pericolosa, ma lei non avrebbe lasciato gli altri in pericolo. Con questi pensieri che le affollavano la mente, riuscì ad addormentarsi solo a notte fonda. Quando Boromir si svegliò rimase per lunghi minuti ad osservarla mentre dormiva, sorridendo fra sé e sé, e si sentì più innamorato che mai. Si rese conto che quella era la felicità: svegliarsi nel suo stesso letto, aprire gli occhi e trovarsi accanto quella splendida creatura. Era felice, sì, nonostante tutto. Decise infine di alzarsi, facendo attenzione a non svegliarla, e uscì all'aperto stiracchiandosi. Era una splendida giornata. Una di quelle giornate che in tempi migliori avrebbe trascorso a cavallo con Faramir, per poi ingannare il tempo con un acceso duello di spade in attesa dell'ora di cena. A quel pensiero sollevò un sopracciglio e lentamente si voltò, con un'aria da monello che non prometteva nulla di buono. La sua spada era ancora lì, abbandonata da giorni. Una breve occhiata a Gilraen per assicurarsi che stesse ancora dormendo, e l'arma era già nelle sue mani. La soppesò per qualche momento. Accarezzò la lama lucente con aria assorta prima di uscire nuovamente all'aperto e brandirla contro un nemico immaginario, ben felice di notare che il dolore alla spalla era sopportabile e non gli avrebbe impedito di difendersi in caso di bisogno. Non appena lui fu uscito, Gil aprì gli occhi. Lo aveva sentito non appena si era mosso. I suoi sensi da elfo non la tradivano mai. Silenziosamente si avvicinò all'uscita della caverna e rimase a guardarlo. Avrebbe voluto evitare di partire. Sapeva che non era ancora nel pieno delle forze, e sapeva che la spalla gli faceva ancora male. Se ci fosse stata un'altra battaglia, sarebbe stato in grado di difendersi da solo? Se ci fossero stati altri uruk-hai, cosa sarebbe successo? Non aveva una riposta a quelle domande. Era triste al pensiero di dover affrontare di nuovo i pericoli della Terra di Mezzo. Temeva per la vita del suo amato. Le sarebbe piaciuto poter restare per sempre lì, isolati da tutto e da tutti, a godersi il loro amore. Sedette all'ingresso della caverna, abbracciandosi le ginocchia e continuando a guardarlo con un espressione triste negli occhi. Lui non sarebbe mai voluto rimanere lì. Si sentiva inutile. Era un uomo d'azione, gli piaceva combattere. Anche a lei piaceva. Ma questo prima di aver visto il proprio amato riverso in una pozza di sangue. Prima di aver visto l'espressione divertita negli occhi di quella creatura mentre lo colpiva. Prima di aver letto la paura negli occhi di Boromir. La persona alla quale teneva di più al mondo. Ignaro della presenza di Gilraen l'uomo continuò ad allenarsi da solo, affondando e schivando, non con la sua solita velocità ma con la destrezza di chi ha alle spalle lunghi anni di addestramento e dure battaglie. Solo poter maneggiare nuovamente la sua spada non gli sembrava vero, ormai la considerava come una parte del suo stesso essere e si era sentito quasi mutilato quando per forza di cose ne era stato privato. Osservò affascinato il riverbero della luce del sole sulla lama affilata mentre la faceva roteare abilmente, come a tagliare la fresca aria del mattino, per poi riprendere ad allenarsi con dedizione. All'improvviso si fermò a causa di una violenta fitta di dolore, e l'arma affondò in mezzo alle foglie con un tonfo sordo. Si portò una mano alla spalla e rimase immobile con la testa bassa per qualche momento, prendendo profondi respiri. Quando iniziò a passare scosse la testa contrariato e raccolse la spada, maledicendo mentalmente tutta la stirpe degli uruk-hai e anche le generazioni future. Fu solo allora che la vide. "Gil.." mormorò, "Sei sveglia." Lei gli sorrise debolmente, ma non rispose. Si limitò a guardarlo, scuotendo tristemente la testa. Poi si alzò, prese la borraccia e gli disse:”Vado a cercare dell'acqua”. Quando si allontanò non si voltò a guardarlo. Aveva bisogno di stare sola, di pensare. Arrivata al piccolo ruscello, prese l'acqua e ne approfittò per spruzzarsene un po' sul viso. Non sapeva cosa fare. Da una parte c'era il suo onore. Aveva accettato di partecipare a quella missione, e ora si trovava nel bel mezzo del nulla, a oziare. Sapendo che i suoi amici potrebbero essere in pericolo. Dall'altra c'era lui. Boromir non poteva ancora affrontare un viaggio lungo. La ferita gli faceva ancora male. Fosse stata una freccia normale, tutto questo non sarebbe successo. Ma era intrisa di veleno. Ed evidentemente ce n'era ancora una piccola quantità in circolo. Chiuse gli occhi e trasse un profondo respiro. “ Lui è forte, sopravvivrà. Domani partirete per Edoras. I vostri compagni sono in pericolo. Hanno bisogno di voi. Sii forte, figlia di Vardamir. Sei riuscita a strappare il tuo amato alla morte. Non puoi cambiare la sua natura di guerriero.Aspetta il segnale…” Lady Galadriel. Quella visione l'aveva sopraffatta. Aprì gli occhi ancora un po' stordita, la voce dell'elfa che ancora le rimbombava nella testa. I suoi compagni erano in pericolo. Legolas…Estel…Gimli… Ma quale sarebbe stato il segnale? Ne avrebbe dovuto parlare con Boromir. L'indomani avrebbero tenuto gli occhi aperti. Gilraen si fidava di Lady Galadriel. Il suo amato ce l'avrebbe fatta. Dopo qualche momento ancora, trasse un profondo respiro, e s'incamminò verso la caverna. Boromir era seduto ad aspettarla su un masso, con la spada fra le mani e lo sguardo assente. Quando la sentì avvicinarsi alzò la testa, ben deciso a chiederle spiegazioni riguardo al modo in cui si era allontanata qualche minuto prima. E non avrebbe accettato un 'va tutto bene'. Aveva visto quanto era turbata. "Che cosa c'è, Gil?" Lei lo guardò per un attimo, prima di entrare nella caverna e rimettere a posto la borraccia. Tornò fuori e si sedette accanto a lui, senza guardarlo. “Non credevo che fossi così ansioso di ripartire, tutto qui” "Non riesco più a starmene con le mani in mano" disse lui dopo aver preso un profondo respiro, "Da una parte sono felice di svegliarmi accanto a te ogni mattina, trascorrere tutta la giornata insieme, addormentarmi abbracciato a te.. ma dall'altra mi sento inutile qui.." Lei respirò profondamente e poi disse, con tono piatto :”Sarai felice allora di sapere che Lady Galadriel mi ha parlato. Ha detto che domani dobbiamo partire per Edoras. E che dobbiamo aspettare un suo segnale” A quel punto si alzò ed entrò nella caverna, mormorando:”Comincio a preparare gli zaini”. Lui la seguì scuotendo la testa, per poi fermarsi a qualche passo da lei: "Pensavo che anche tu volessi ripartire al più presto" disse, "Pensavo che fossi felice del fatto che mi sento meglio. Io voglio dare il mio contributo, Gil.. Non posso restare qui a far finta che vada tutto bene mentre i nostri Compagni combattono anche per noi." “Hai una minima idea di cosa significa vedere la persona che ami riversa in una pozza di sangue?O vedere il mostro che l'ha colpita che si diverte?Sai cosa significa per me sapere che sarai di nuovo in mezzo al pericolo?Non ne hai idea, quindi lasciami in pace!” ribattè lei, alquanto irritata, prima di allontanarsi di nuovo. Vagò per la foresta per molte ore. Senza una destinazione precisa, ma con un'unica idea in testa : non voleva tornare da Boromir. Le sue orecchie captarono un rumore. Aveva portato con sé solo i suoi pugnali, e sperò che non fosse un nemico. Dai cespugli uscì fuori un lupo. Gilraen non potè far altro che guardarlo con occhi grandi dalla sorpresa. Non sembrava aggressivo, ma piuttosto affamato e spaventato. Aveva una brutta ferita sul fianco. Ad un tratto il povero animale si accasciò al suolo, stremato. Lei gli si avvicinò immediatamente, carezzandolo. Non era aggressivo, così lo prese in braccio e si affrettò a tornare nella caverna, dove avrebbe potuto medicargli la ferita. Non degnò di uno sguardo l'uomo che la guardava con aria interrogativa. Appoggiò il lupo su una coperta accanto al fuoco ed esaminò la ferita con attenzione. Non sembrava esserci infezione. La pulì delicatamente, e vi mise un impiastro di erbe curative. Dopo averlo fasciato, prese un pezzo di carne e glielo avvicinò alla bocca. Un po' titubante, il lupo accettò, divorandolo in pochi attimi. Gilraen ne prese un altro pezzo, e gli diede anche un po' d'acqua. Poi gli si sedette accanto, e cominciò ad accarezzarlo, mormorandogli dolci parole in elfico. Boromir era nel frattempo impegnato a preparare il suo zaino per la partenza, lanciando occhiate occasionali alla ragazza. Non sembrava affatto dell'umore migliore per una conversazione e così, dopo aver sospirato profondamente, il gondoriano uscì per occuparsi della sua cotta di maglia e della spada. Gil cominciò a preparare il suo zaino, impacchettando con cura tutte le foglie d'oro rimaste dopo aver curato Boromir. Di tanto in tanto lanciava un'occhiata al grosso lupo grigio, che sembrava seguire ogni suo movimento. Gli sorrise e s'inginocchiò accanto a lui. “Ti chiamerò Tirno. In elfico significa ‘Colui che osserva ‘ “ mormorò, carezzandogli la testa. Lei sbadigliò e si rese conto di essere molto stanca. Tolse i pantaloni e gli stivali, rimanendo solo con la tunica, e si stese sotto le coperte, con le braccia incrociate dietro la testa, osservando il lupo e chiedendosi se fosse il segno che attendeva. Poco più tardi rientrò Boromir. Dopo aver posato le armi lanciò un'occhiata all'animale e poi a Gil, e si decise infine a raggiungerla avendo cura di non avvicinarsi troppo al lupo mentre passava da lì. Da come lo guardava non sembrava che gradisse particolarmente la sua presenza, o almeno così gli pareva, e preferiva tenersi a distanza. Si spogliò senza perderlo di vista neanche un attimo, e si stese accanto a Gilraen con un sospiro. Gil guardò l'uomo. Sorrise tra sé e sé quando vide l'occhiata che aveva lanciato a Tirno, poi gli mormorò:”L'ho chiamato Tirno. Nella mia lingua significa ‘Colui che osserva' …non fa altro che guardarmi…l'ho trovato nella foresta, era affamato e ferito…non potevo lasciarlo lì a morire…” "Temo di non piacergli affatto" mormorò Boromir sconsolato, per poi avvicinarsi lentamente alla sua amata e carezzarle una coscia sotto le coperte. Gil non protestò, ma si voltò a guardarlo. Incoraggiato da tale reazione le sorrise, e si abbassò per baciarle il collo con entusiasmo. Un ringhio basso e minaccioso lo indusse a fermarsi di colpo e alzare lo sguardo, solo per trovarsi il muso di Tirno a pochi centimetri di distanza, due occhi sospettosi che lo fissavano nella penombra. "Gil" disse, cercando di mantenere un tono calmo, "....hai intenzione di tenerlo?" La ragazza si avvicinò al lupo, e lo abbracciò. Gli parlò dolcemente in elfico, e alla fine l'animale sembrò rassicurato ed andò a dormire sulla sua coperta. “Credo che voglia proteggermi…” ridacchiò a quel punto, ridendo del modo in cui Boromir continuava a fissarlo. "Senza dubbio, ma io mi chiedo chi proteggerà me!" replicò l'uomo in tono melodrammatico, "E oltretutto.." proseguì avvicinandosi lentamente, "Dovrai insegnargli a non disturbare in momenti del genere.." detto questo si stese su di lei senza troppe cerimonie, e reclamò le sue labbra in un bacio appassionato. All'alba Gilraen scattò in piedi. Non era possibile. S'infilò i pantaloni e corse fuori a controllare. Rimase sbalordita. Due possenti cavalli aspettavano pazientemente. Erano due Mearas. Li aveva sentiti nitrire, come a chiamarli. E le riecheggiarono in mente le parole di Galadriel. ‘ Aspetta il segnale…' Istintivamente seppe che dovevano partire. Svegliò Boromir e cercò di trascinarlo fuori dalla caverna. “Guarda!” gli disse, entusiasticamente. L'uomo si strofinò gli occhi per qualche momento, ancora sconvolto per l'essere stato strappato al sonno così bruscamente, e rabbrividì rimpiangendo il caldo conforto delle coperte. Quando finalmente si decise a guardare rimase a bocca aperta. "Mearas?" esclamò sbalordito, come a chiedere conferma di ciò che vedeva a Gilraen. Lei annuì e poi disse:”Credo sia il segno che aspettavamo. Dobbiamo partire subito”. Quando ebbero preso gli zaini e le coperte, Gil si avvicinò a Boromir e gli mise le braccia al collo, chiedendogli:”Mi prometti di stare attento? Ricordati che io ho bisogno di te…” "E io di te. Fai attenzione anche tu." rispose dolcemente lui, avvicinandosi per baciarla. Tirno non sembrò gradire la scena, e interruppe i due innamorati cercando di mettersi in mezzo a loro e allontanarli. Boromir gli lanciò un'occhiataccia e sospirò profondamente. "Tu" disse, rivolgendosi all'animale con una nota divertita nella voce, "..sei un gran scocciatore, lo sai?" La risposta del lupo fu un breve ringhio di avvertimento. Il gondoriano scosse la testa sconsolato sorridendo fra sé e sé, mentre iniziava a caricare i bagagli sui cavalli.
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