Al cuore non si comanda

 

Capitolo 5

Il giorno della partenza era finalmente arrivato.

La compagnia stava preparando le ultime cose, prima di salutare Lady Galadriel e Lord Celeborn e ringraziarli dell'ospitalità.

Gilraen stava impacchettando  i lembas, e spiegò a Merry che si trattava di cibo elfico, e che un solo morso bastava a saziare un uomo adulto.

Non potè fare a meno di ridere quando il piccoletto le confidò che Pipino ne aveva mangiati quattro e gli scompigliò affettuosamente i capelli.

Legolas aveva parlato con Aragorn. Lo preoccupava molto il cambiamento avvenuto in Boromir, ma non poteva permettergli di far soffrire ancora Gil. Scortò l'amica fino al luogo dove avrebbero incontrato gli altri.

Entrambi salutarono calorosamente Haldir, promettendogli che si sarebbero rivisti presto.

Guardandosi intorno, Gil vide che Boromir la stava fissando. Stavolta non distolse lo sguardo. Gli sorrise debolmente. E poi si voltò verso i Signori di quelle terre.

Alcuni Elfi del posto si premurarono di avvolgere ogni membro della Compagnia in un mantello del colore del bosco che, secondo le parole di Celeborn, sarebbe servito loro per ripararli da occhi ostili; poi fu il turno di Galadriel, che consegnò di persona i suoi doni. 

A Legolas e Gilraen consegnò due archi dei Galadhrim, i più lunghi e robusti in tutta la Terra di Mezzo, accompagnati da due faretre colme di frecce. Poi porse alla ragazza un piccolo sacchetto contenente delle erbe, ma non si premurò di spiegarle ad alta voce quale sarebbe stata la loro utilità. La fissò per qualche istante, prima di sorridere dolcemente e passare oltre. A Merry e Pipino erano destinati due brillanti pugnali dei Noldorin, mentre Sam ricevette in dono della leggera corda elfica e una piccola scatola in legno contenente della terra di Lorien. Dama Galadriel si premurò di spiegargli che se al ritorno nella Contea ne avesse sparsa un pò nel suo giardino questo sarebbe diventato più rigoglioso di qualunque altro, prima di porgere a Boromir una cinta d'oro finemente lavorata. Esitò per qualche momento con gli occhi fissi in quelli dell'uomo, che chinò la testa con riverenza, per poi rivolgersi a Gimli e chiedergli quale dono avrebbe desiderato dagli Elfi. Il buon Nano bofonchiò imbarazzato per qualche momento, prima di farsi coraggio e domandare alla Signora di Lorien uno dei capelli della sua chioma dorata. Ne ricevette tre.

Giunse ad Aragorn, e parlò con lui in elfico per qualche momento. Infine porse a Frodo una piccola fiala di cristallo, contenente un liquido che pareva brillare di luce propria, e gli disse che si trattava del bagliore della loro stella Earendil, imprigionato affinché potesse essere per lui una luce anche in luoghi oscuri.

Dopo gli ultimi saluti i membri della Compagnia salirono sulle imbarcazioni elfiche che i Signori di Lorien avevano preparato per loro, e andarono ad incontrare il Grande Fiume.

Legolas guardava preoccupato in direzione di Gilraen. Aveva acconsentito a far andare Gilraen insieme a Boromir solo dopo una lunga discussione con Aragorn.

Lei e l'uomo non si erano ancora parlati, e forse era meglio così.

Gil si era imposta di guardare avanti. Di tanto in tanto sfiorava l'acqua con le dita, assorta nei suoi pensieri.

Queste sono le foglie d'oro del mio regno. Hanno proprietà magiche. Possono curare anche le ferite mortali. Fanne buon uso, figlia di Vardamir'

Le parole di Galadriel l'avevano turbata. Avrebbe saputo usare al meglio le foglie? Chi ne avrebbe avuto bisogno?

Boromir non osava parlarle, accontentandosi della sua vicinanza. Gli era mancata talmente tanto in quegli ultimi giorni che solo guardarla, anche se gli dava le spalle, lo fece sorridere suo malgrado. Navigarono l'Anduin fino a sera, quando Aragorn decise di fermarsi per la notte.

"Ci accamperemo qui" disse mentre scendeva dalla sua barca, scaricando i vari bagagli. Il luogo prescelto era piuttosto riparato, circondato da grandi rocce che li avrebbero nascosti in caso di pericolo, complice l'oscurità. Accordò a Sam il permesso di accendere il fuoco per cucinare, con la condizione di spegnerlo subito dopo: non potevano rischiare di venire scorti dal nemico. Affamato com'era il giovane Hobbit non osò protestare, e tirò fuori allegramente tutto il suo armamentario di padelle e pentole promettendo una cenetta squisita.

Non appena scese dalla barca, Legolas si avvicinò a Gilraen. Si assicurò che stesse bene e poi si allontanò per controllare la zona.

“Qualcosa si avvicina… lo sento…” le disse preoccupato prima di allontanarsi.

La ragazza guardò di nuovo Boromir, posando gli occhi nei suoi per un lungo momento, poi si sedette un po' in disparte e guardò le foreste oscure sull'altra sponda del fiume.

L'uomo si assicurò che Legolas e le sue frecce non fossero nei paraggi prima di andare a sedersi accanto a lei, guardandola intensamente.

"Mi sei mancata, Gil.." mormorò, "Non immagini quanto.."

Lei sostenne il suo sguardo e gli sorrise.

Prese una mano dell'uomo tra le sue e gli disse:”Anche tu…”

Un istante dopo Boromir la aveva già tirata a sé per abbracciarla. Affondò il viso fra la spalla e il collo della sua amata e la strinse forte, senza preoccuparsi del fatto che con tutta probabilità gli altri li stavano guardando. Si dimenticò addirittura di Legolas e delle sue frecce, una visione che aveva a lungo turbato il suo sonno insieme all'Anello. Già, l'Anello. L'ultimo dei suoi pensieri in quel momento. Gilraen era di nuovo fra le sue braccia, e tutto il resto non aveva importanza.

Dopo aver ringraziato in silenzio i Valar si ritrasse leggermente, per guardarla negli occhi e accarezzarle il viso con tutta la delicatezza possibile.

“Sei molto turbato… c'è qualcosa che ti preoccupa e ti fa paura. Non vuoi parlarne con me?” gli chiese lei dolcemente, carezzandogli i capelli e tentando di farlo rilassare.

A quelle parole Boromir chiuse gli occhi un momento, e appoggiò la fronte a quella di Gilraen mentre le accarezzava i capelli. Aveva paura della sua reazione, e non sapeva se era il caso di confidarle ciò che lo turbava. Ma si fidava di lei, più di chiunque altro, e sperava che non lo avrebbe condannato per la sua debolezza.

"L'Anello..." mormorò con un filo di voce, incapace di aggiungere altro.

Lei sapeva già che la risposta sarebbe stata quella. Non ne fu quindi particolarmente sorpresa, e gli carezzò il viso, sussurrando:”E' un oggetto molto pericoloso…devi stare attento, so che è una tentazione forte, sebbene io…a me fa orrore… è cattivo, si nutre di violenza e di sofferenza…”

Lo guardò di nuovo e poi disse:”Qualunque cosa succeda…cerca di essere forte. Io ti sarò vicina, ma devi confidarti con me…”

Al solo pensiero di quell'oggetto apparentemente insignificante Boromir sembrava improvvisamente molto turbato. Lanciò una breve occhiata a Frodo, per poi abbassare lo sguardo con aria affranta.

"Mi perseguita.. si impossessa dei miei pensieri impedendomi di dormire.." confessò, un lieve tremito nella voce. "So che non manterrebbe le sue promesse, ma non sono più io in quei momenti.. perdo completamente il controllo.. perdonami ti prego.."

“Perdonarti? E di cosa?” chiese lei, sinceramente preoccupata per le parole dell'uomo.

“Sei stanco Boromir…e lui approfitta del dolore che c'è dentro di te. Non è colpa tua…”

Lo strinse di nuovo a sé, sorridendo quando lo sentì rilassarsi immediatamente.

Sentiva un brutto presentimento, non le aveva fatto piacere sapere che il suo amato era tentato dall'anello, ma sapeva che non era colpa sua. Quell'oggetto era dotato di vita propria, e sperava solo che non portasse altre sventure.

“Che ne dici se stanotte ti tengo abbracciato a me? Forse riusciresti a dormire…” gli disse.

Desiderava ardentemente che lui accettasse. Voleva tenerlo lontano dall'anello e da Frodo, ma soprattutto voleva tenerlo stretto a sé. In quei giorni in cui non l'aveva visto le era mancato moltissimo.

Guardando nei suoi occhi questa sera aveva capito che lui era sincero. L'amava, anche se non era capace di dirglielo con mere parole.

Per tutta risposta Boromir posò le labbra su quelle di Gilraen e la baciò a lungo, stringendola a sé. Quando Legolas fece il suo ritorno al campo Aragorn lo ammonì a non intromettersi con uno sguardo che parlava da solo, prima di andare a sedersi con gli altri per la cena.

L'elfo si sedette un po' distante, guardando preoccupato l'amica.

Restò a guardarli per qualche momento, e poi si disse che doveva lasciarla vivere la sua vita. Lei era felice insieme a lui. Sapeva che Boromir l'amava, e che probabilmente non si era mai innamorato, quindi non riusciva a dar voce ai suoi sentimenti.

Scosse la testa e si voltò dall'altra parte.

“Vuoi mangiare qualcosa?” chiese Gil al suo amato, quando si furono staccati.

Continuò a guardarlo intensamente negli occhi, e gli prese una mano, portandola alle labbra. Vi posò un dolcissimo bacio e gli sorrise.

“Io non ho fame ma forse tu…”

Lui scosse la testa senza staccare gli occhi dai suoi, e le sorrise debolmente mentre si alzava. La condusse fino al suo giaciglio e si chinò per sistemare le coperte, per poi lanciarle un'occhiata e stendersi, invitandola a fare lo stesso.

"Hai promesso di abbracciarmi per tutta la notte" mormorò sorridendo con aria maliziosa, "Mi piacerebbe che iniziassi subito a tener fede a tale nobile proponimento"

Lei rispose al suo sorriso e si stese accanto a lui. Sistemò le coperte su entrambi e lo guardò solo per un attimo prima di stringerlo a sé, cullandolo dolcemente.

“Nessuno ti farà del male stanotte. Dormi, Boromir. Io sarò qui a vegliare su di te. Niente ti perseguiterà…” gli sussurrò all'orecchio.

Boromir si rannicchiò contro di lei cingendola con uno stretto abbraccio, e poco a poco riuscì a rilassarsi. Si scavò uno spazio con il viso fra il collo e la spalla di Gil e chiuse gli occhi, perdendosi nel profumo dei suoi capelli. Sfinito com'era si addormentò solo dopo qualche minuto, cullato dal respiro della sua amata.

Dormì serenamente per un pò, rassicurato dalla presenza di Gilraen, ma ben presto l'Anello tornò a tormentare i suoi sogni. Si svegliò di soprassalto nel cuore della notte, madido di sudore e con il cuore che gli batteva all'impazzata.

Gil era sveglia, e lo abbracciò, cercando di calmarlo.

Lo guardò negli occhi e gli disse:”Ti ha raggiunto anche nel sonno…”

Non era una domanda. Sapeva quello che l'anello stava cercando di fare.

Gli spostò una ciocca di capelli dal viso e gli sussurrò:”Andiamo. Sciacquati il viso con un po' d'acqua fredda e poi ci sistemeremo lontano da quell'oggetto malefico”.

S'alzò in piedi e gli tese la mano, sorridendogli per incoraggiarlo.

Lui la guardò dal basso e prese un profondo respiro prima di alzarsi. Non riuscì ad impedirsi di volgere lo sguardo a Frodo, che dormiva beatamente poco distante, prima di seguirla fino in riva al fiume; si sciacquò generosamente il viso con l'acqua gelida, e si sentì subito meglio.

Aragorn aveva preso il primo turno di guardia quella notte, e sedeva su una roccia intento a fumare la pipa. Sapeva bene cosa turbava Boromir, e lanciò uno sguardo addolorato a Gilraen scuotendo la testa fra sé e sé, maledicendo con tutte le forze quell'insulso pezzo di metallo.

Gil si avvicinò ad Aragorn e mormorò:”Lo porto a dormire lontano da Frodo. Torneremo per l'alba”. Il ramingo si limitò ad annuire.

La ragazza prese le coperte e guidò Boromir verso un boschetto poco distante.

Dovettero camminare un bel po', perché lei non si fidava e sapeva che il richiamo dell'anello era molto forte, ma fortunatamente il sentiero era illuminato dai raggi della luna.

Maledisse quel diabolico anello, chiedendosi il motivo per cui si accaniva contro il suo Boromir

Quando furono entrambi distesi sotto le coperte, Gilraen si voltò verso Boromir e gli sorrise, prima di baciarlo dolcemente.

"Grazie" sussurrò lui sulle labbra della sua amata, "Grazie per essermi vicina.." detto questo si strinse a lei e rimase silenzioso per qualche tempo accarezzandole i lunghi capelli, cosa che lo rilassava sempre moltissimo. Infatti solo momenti dopo già faticava nel tenere gli occhi aperti, e si arrese alla stanchezza.

Era ormai l'alba. Le dispiaceva svegliare Boromir, ma dovevano tornare al campo.

Gli carezzò i capelli e posò un dolce bacio sulle sue labbra.

Quando l'uomo aprì gli occhi gli sorrise e sussurrò:”Dobbiamo andare…”

Lui annuì, ma non si alzò prima di averle dato un buongiorno appropriato con un lungo bacio. Quando fecero il loro ritorno al campo gli altri, ancora visibilmente assonnati, stavano sistemando provviste e bagagli sulle imbarcazioni.

"Bene alzati" li salutò Aragorn, porgendo loro due pezzi di lembas, "Ripartiamo subito"

Boromir annuì, e dopo aver mangiato in fretta caricò sulla loro barca i bagagli suoi e di Gilraen.

Viaggiarono in silenzio, di tanto in tanto la ragazza appoggiava la schiena sul petto del suo amato, e alzava la testa a baciargli la guancia.

Quando videro le imponenti statue davanti a loro, tutti rimasero a bocca aperta.

“Gli Argonath…” mormorò Gil trasognata.

Nessuno li aveva mai visti prima di allora.

Aragorn e Boromir osservarono con riverenza quelle statue dei loro gloriosi antenati, mentre gli Hobbit rimasero con il naso per aria finché non li ebbero superati.

Proseguirono ancora per qualche ora, e Aragorn avrebbe fatto volentieri a meno di fermarsi se non fosse stato per l'espressione affamata dei piccoletti. Tranne Frodo, che da giorni mangiava pochissimo e spesso faticava ad addormentarsi nonostante la stanchezza.

Una volta a riva tutti scesero immediatamente dalle barche tranne Boromir, decisamente irrequieto, che indugiò per qualche momento. Quando fu sceso a terra anche Frodo si fermò, dopo avergli lanciato un'occhiata furtiva.

“Non dovremmo fermarci adesso…” disse Gilraen ad Aragorn.

Legolas sembrava molto preoccupato, e mormorò:”Arriva qualcosa...posso sentirlo…”

Fu in quel momento che la ragazza si guardò intorno e notò che Boromir non era con gli altri.

“Dov'è Frodo?” chiese Merry a Sam, che balzò in piedi, notando la sparizione dell'amico.

A quel punto Gil cominciò a preoccuparsi.

L'anello voleva Boromir. E l'avrebbe preso.

Vide in quel momento lo scudo di Boromir al suolo, e faticò per trattenere le lacrime.

S'inoltrò di corsa nel bosco, ma non sapeva in che direzione si era allontanato.

Boromir non era abbastanza forte per resistere al richiamo. Avrebbe dovuto prestare più attenzione. Che stupida che era stata!

L'uomo si era inoltrato nel bosco per raccogliere della legna quando vide Frodo, poco distante, che vagava solitario. Qualcosa lo spinse ad avvicinarsi all'Hobbit, e quando si trovò a pochi passi da lui disse in tono cordiale: "Nessuno di noi dovrebbe vagare da solo. E tu meno di tutti, tante cose dipendono da te."

Quando vide l'espressione angosciata sul viso del giovane Mezzuomo, Boromir si preoccupò sinceramente per lui.

"Frodo?"

Nessuna risposta. Sospirò, cominciando poco a poco a capire, e lentamente gli si avvicinò ancora.

"So perché cerchi la solitudine. Soffri, lo vedo giorno dopo giorno." disse quelle parole quasi senza rendersene conto, come se fosse stato qualcun altro a parlare per lui.

"Sei sicuro di non soffrire inutilmente?" proseguì, "Ci sono altri modi, Frodo, altre vie che possiamo prendere.."

"So già cosa mi diresti" replicò l'Hobbit, "Sembrerebbe un consiglio saggio, ma il cuore mi mette in guardia"

Boromir gli lanciò un'occhiata vagamente interrogativa: "In guardia? Contro cosa? Abbiamo tutti paura, Frodo. Ma lasciare che la paura ci faccia distruggere qualunque speranza abbiamo... non capisci, questa è pazzia!"

Frodo iniziò ad indietreggiare, quando l'uomo fece per avvicinarsi a lui. L'espressione fredda che aveva negli occhi lo spaventò.

"Non esiste altro modo!" disse, cercando di far ragionare il guerriero. Ma Boromir ormai non era più in sé.

"Chiedo solo di avere la forza per difendere il mio popolo!" sbraitò, gettando a terra con violenza la legna che aveva raccolto. Poi guardò di nuovo Frodo e proseguì, in tono persuasivo: "Se tu mi prestassi l'Anello..."

"No!" gridò Frodo, facendo ancora qualche passo indietro.

"Perché indietreggi, non sono un ladro.." disse Boromir, cercando di avvicinarsi a lui.

"Non sei te stesso"

"Quante possibilità credi di avere?" proseguì rabbiosamente l'uomo, "Loro ti troveranno, prenderanno l'Anello.. e tu invocherai la morte prima della fine!"

A quelle parole Frodo iniziò ad allontanarsi per tornare al campo, ma non riuscì ad andare molto lontano. Boromir lo seguì, e nonostante avesse iniziato a correre lo raggiunse solo qualche metro più in là.

"E' tuo solo per un malaugurato caso! Poteva essere mio! Dovrebbe essere mio!" gli gridò fuori di sè, e lo gettò a terra cercando di immobilizzarlo.

"Dammelo! Dammelo!"

Frodo cercò disperatamente di divincolarsi, e quando non vide altra via d'uscita infilò al dito l'Anello. E scomparve.

Boromir rimase immobile per un istante finché qualcosa, o meglio qualcuno, lo atterrò con un calcio. Si rialzò quasi subito, e iniziò a guardarsi intorno con aria invasata.

"Capisco le tue intenzioni.. Vuoi portare l'Anello a Sauron! Ci tradirai! Andrai incontro alla tua morte, alla morte di tutti noi!" gridò rabbiosamente, "Maledetto! Maledetto!"

Stava ancora lanciando improperi quando scivolò, cadendo faccia a terra in mezzo alle foglie. Rimase immobile per qualche istante. E poco a poco gli tornò la ragione.

"Frodo.." mormorò sull'orlo delle lacrime, sollevandosi a sedere.

"Che cosa ho fatto.. ti prego Frodo.."

Si guardò intorno disperato, ma del piccoletto non c'era più alcuna traccia.

Gil aveva sentito Boromir gridare, e le parole che aveva pronunciato non le piacquero per niente.

Non ebbe il tempo di raggiungerlo perché vide poco lontano una grossa pattuglia di feroci uruk-hai che correva verso di loro.

“Legolas! “ chiamò lei, ma l'elfo li aveva già visti.

Entrambi cominciarono a scagliare frecce a ripetizione, colpendo molti dei nemici.

Erano però in troppi e ben presto furono costretti ad abbandonare gli archi per utilizzare la spada.

Nonostante stesse combattendo, il pensiero di Gilraen tornò a Boromir. Le si strinse il cuore, al pensiero di quello che poteva essere successo, e pregò i Valar, sperando che si fosse fermato prima di commettere qualche pazzia.

Nel frattempo Aragorn era riuscito a trovare Frodo. L'Hobbit, ancora spaventato, gli raccontò ciò che era successo con Boromir e decise che avrebbe proseguito da solo, prima che l'Anello riuscisse ad impossessarsi anche degli altri membri della Compagnia. Si stavano dicendo addio quando il ramingo sentì che qualcosa si stava avvicinando; rimase in ascolto un momento prima di alzarsi in piedi ed estrarre la spada.

"Va'.. scappa!" disse a Frodo, mentre l'armata di Uruk-hai si avvicinava minacciosa, "Scappa!"

L'Hobbit si allontanò correndo, e quando incontrò sulla sua strada un gruppo di quelle rivoltanti creature trovò riparo dietro al tronco di un albero. Merry e Pipino, nascosti poco distanti, al suo rifiuto di raggiungerli capirono ciò che aveva in mente: voleva proseguire da solo.

Pipino balzò fuori in un tentativo di fermarlo, e solo allora vide che gli Uruk-hai stavano tornando sui loro passi.

"Ehi! Ehi voi!" gridò Merry, dopo aver lanciato un'occhiata a Frodo, "Sono qua!"

"Siamo qua!" lo corresse Pipino, e iniziarono a correre a perdifiato inseguiti dal gruppo di Uruk-hai per dare a Frodo la possibilità di fuggire.

Poco dopo gli Uruk li raggiunsero, accerchiandoli.

Boromir corse però verso di loro, suonando il corno di Gondor.

Non appena sentì quel suono, ogni pensiero coerente fu spazzato via dalla mente di Gilraen, che cominciò a correre all'impazzata verso il suo amato.

Legolas le coprì le spalle. Aveva capito che Boromir era in pericolo e sperava che lei riuscisse a salvarlo.

Lo spettacolo che si parò davanti agli occhi di Gil era terrificante.

I piccoletti erano vicino a Boromir, spaventatissimi.

Gli uruk li circondavano, ma l'uomo si stava battendo valorosamente, quando una di quelle creature, sicuramente il loro capo, sorridendo tra sé e sé lo colpì con una freccia alla gamba.

Boromir perse l'equilibrio e cadde a terra, ma gli sguardi terrorizzati dei piccoli hobbit lo fecero rialzare, e continuò a combattere, stringendo i denti.

L'uruk parve divertito dal suo comportamento, e avvicinandosi di poco tirò un'altra freccia, che si piantò nella spalla di Boromir, che stavolta cadde in ginocchio, tremando per il dolore.

Altri due uruk si caricarono in spalla Merry e Pipino, che gridavano e si dibattevano, incapaci di aiutare il loro amico.

Mentre l'imponente mostro stava per scoccare un'altra freccia diretta a Boromir, Gilraen gli fu addosso con una violenza inaudita.

L'unica cosa che riusciva a pensare era che quella bestia aveva ucciso il suo amato.

L'uruk non si spaventò, e gettato a terra l'arco, si girò per fronteggiare il suo nemico. Rise sonoramente quando notò che era una donna.

Quella risata gli fu fatale. Gil affondò la spada nella sua pancia, e poi gli tagliò la testa con un colpo netto.

Nonostante fosse morto, la ragazza continuò a infierire su di lui con la sua spada, massacrandone il cadavere.

Poco a poco le tornò la ragione.

Gettò via la spada e con mani tremanti si avvicinò a Boromir, prendendolo tra le braccia.

Respirava.

Quando lui aprì gli occhi lei gli mormorò:”Non sforzarti a parlare… mi prenderò cura io di te… se ne sono andati…”

"E' finita.." mormorò l'uomo con un filo di voce, tremando fra le braccia della sua amata. Aveva già perso molto sangue. Si aggrappò alla tunica di Gilraen, respirando a strappi, e la guardò con occhi spaventati.

“No…non dire così…ti prego…” mormorò lei.

Lacrime cominciarono a rigarle le guance.

Ad un tratto le tornarono in mente le parole di Galadriel.

“Aspetta! Le foglie d'oro che mi ha dato Lady Galadriel… ha detto che possono curare anche le ferite mortali!” disse lei, sorridendo tra le lacrime.

Gli spostò una ciocca di capelli dal viso e gli disse:”Posso salvarti…ma ho bisogno che tu resista. Combatti…lotta per me perché…” i suoi occhi si posarono in quelli dell'uomo quando gli sussurrò:”Io ti amo…e non posso vivere senza di te…”

A quelle parole Boromir cercò di sorridere, e con notevoli sforzi portò una mano al viso di Gilraen per accarezzarla: "Ti amo anch'io, Gil.. Ti ho amata da subito.."

Si sentiva sempre più debole, e non riuscì a dire altro. Gli si leggeva negli occhi che era spaventato, e tremava con violenza a causa del dolore; prese una profonda boccata d'aria e la guardò negli occhi, stringendo i denti mentre cercava di combattere la più dura di tutte le sue battaglie.

Fu in quel momento che arrivarono di corsa Aragorn e Legolas; il ramingo si precipitò immediatamente da loro, inginocchiandosi accanto a Boromir per esaminare le ferite con le lacrime agli occhi.

L'elfo lo scostò gentilmente ma con sguardo fermo.

“Dobbiamo estrarre le frecce, Boromir. Farà male…” gli disse.

“Tienigli la mano mentre le tolgo, ne avrà bisogno. E poi prepara le foglie mentre io gli tolgo questi vestiti” disse con tono di comando a Gil.

Lei annuì e strinse forte la mano dell'uomo.

Quando Legolas estrasse finalmente le frecce, Boromir perse conoscenza. Il dolore era stato troppo forte.

A quel punto la ragazza estrasse velocemente alcune foglie dal sacchetto, pestandole fino a farle diventare una poltiglia e aggiungendo un po' di miruvor.

Quando tornò ad inginocchiarsi vicino al suo amato, notò che Legolas e Aragorn gli avevano tolto la tunica, e alzato i pantaloni.

Gil e l'elfo lavarono le ferite e vi applicarono la poltiglia di foglie curative.

Gimli coprì premurosamente il guerriero e l'elfo mormorò:”Ora non ci resta che aspettare…”

 

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