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Al cuore non si comanda
Capitolo 4 La mattina dopo, Gilraen e Legolas sellarono i propri cavalli, e armati di arco e frecce si avvicinarono ad Aragorn. “Buongiorno!” disse l'elfo al ramingo. “Buongiorno Estel” lo salutò Gilraen. “Dove sono gli altri?” chiese Legolas, guardandosi intorno, e lanciando uno sguardo preoccupato all'uomo, temendo che Boromir non sarebbe più venuto. "Dovrebbero arrivare. Sono andati a prendere arco e frecce per il nostro Boromir" rispose Aragorn sorridendo, e lanciò una breve occhiata a Gilraen prima di occuparsi della sella del suo cavallo. Solo qualche minuto dopo Haldir e il gondoriano fecero il loro ritorno al campo, parlottando fra di loro. Il Galadhrim stava evidentemente decantando le qualità dell'arco elfico, poiché Boromir continuava a soppesare l'arma con aria critica, osservandone gli intricati intagli e tendendo la corda di tanto in tanto. Quando raggiunsero gli altri Haldir sorrise e disse allegramente: "Siamo tutti pronti?" Gilraen lanciò un'occhiataccia ad Aragorn, sapeva quello che stavano cercando di fare, e la cosa non le piacque per niente. “Si, certo, possiamo andare” rispose Legolas con un sorriso. Il gruppo lanciò i cavalli al galoppo e poco dopo raggiunsero una radura un po' isolata. Quando si furono fermati, Legolas disse, rivolto ad Haldir e Aragorn :“Dovremmo dividerci ulteriormente. In questa radura sono stati avvistati molti cervi, io direi di lasciare qui solo Gil e Boromir, mentre noi andiamo in quel boschetto laggiù”. Indicò una macchia di alberi poco distante, e continuò:”Lì potremmo cacciare molti cinghiali, ma dobbiamo essere almeno in tre…”. A quelle parole Boromir lanciò uno sguardo preoccupato ad Aragorn, che ricambiò con un sorriso di incoraggiamento e partì al galoppo con gli altri due. Li guardò mentre si allontanavano, per poi smontare da cavallo e rivolgersi a Gilraen: "Andiamo a piedi?" domandò in tono gentile, sorridendole. Lei si limitò ad annuire. Scese dal suo cavallo e lo legò ad un albero. Aspettò che Boromir si fosse occupato anche della sua cavalcatura, prima di inoltrarsi nella piccola radura, al centro della quale si trovava un laghetto. “Credo che verranno a bere. Non ci resta che aspettare…” disse lei, un po' nervosa al pensiero di dover passare tanto tempo insieme a lui. Entrambi si sedettero dietro un cespuglio, in attesa. Rimasero immobili e in silenzio per alcuni momenti finché Boromir cambiò posizione, sedendo con le gambe incrociate. L'uomo era talmente teso che trasalì, quando nell'aggiustarsi toccò per sbaglio una gamba di Gilraen con la sua. "Scusa.." mormorò, voltandosi per guardarla negli occhi, "Non l'ho fatto di proposito" Lei gli lanciò uno sguardo ferito, e poi tornò a guardare il laghetto. “Lo so… non vuoi nemmeno guardarmi, come potrei pensare che tu mi abbia toccata di proposito…” mormorò, cercando di nascondere il dispiacere nella sua voce. "Sbagli.." sussurrò lui, per poi lanciare una breve occhiata al laghetto quando vide Gilraen estrarre rapidamente una freccia dalla faretra. Due splendidi cervi si stavano abbeverando placidamente, ignari della loro presenza, ma in quel momento la caccia era l'ultimo dei pensieri di Boromir. Posò una mano su quella di Gilraen che stringeva la freccia e la indusse a guardarlo, prendendole delicatamente il mento fra il pollice e l'indice. E stavolta non esitò neanche un istante prima di posare le labbra sulle sue. Gil fu molto sorpresa dal suo comportamento, e quando si staccarono gli chiese, guardandolo tristemente negli occhi:”Perché ti prendi gioco di me?Vuoi solo divertirti, vero?” "Hai davvero una così bassa considerazione di me, Gil?" replicò lui, distogliendo lo sguardo con aria ferita. Scosse la testa dispiaciuto, e aggiunse: "Tengo a te più di quanto pensi.." Quando lei vide dai suoi occhi che era sincero, gli prese il viso tra le mani, posando gli occhi nei suoi, e sussurrò:”Io non ti capisco, Boromir…” Chiuse gli occhi e avvicinò le sue labbra a quelle dell'uomo, schiudendole per baciarlo. Si staccarono solo per il bisogno di respirare, e rimasero a guardarsi intensamente. Lui le accarezzò a lungo il viso e i capelli, dolcemente, finché si interruppe all'improvviso. Sfoderò un sorriso a metà fra il birichino e il malizioso, e si stese in mezzo alle foglie trascinando giù anche lei. "Non scappare.." mormorò prima di tirarla nuovamente a sé per baciarla con passione. Lei rispose al bacio, e gli sussurrò:”Non ne ho nessuna intenzione…” Rimase a guardarlo per un momento, gli occhi verdi scintillavano e seguivano ogni suo movimento. Gli carezzò il petto, e posò tanti piccoli baci sul suo viso, mordicchiandogli poi il labbro inferiore. Boromir chiuse gli occhi a quel contatto, e mentre la baciava di nuovo iniziò a sbottonarle la tunica, interrompendosi di tanto in tanto per accarezzarle le spalle e far scivolare giù l'indumento. Quando staccò le labbra dalle sue la guardò negli occhi per un momento soltanto, prima di abbassarsi per baciarle e mordicchiarle il collo con entusiasmo. Lei sostenne lo sguardo, prima di chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare da quelle forti sensazioni. Gli slacciò lentamente la tunica, scendendo a baciargli il petto nudo, e lo sentì gemere piano. L'uomo gettò indietro la testa, aggrappandosi istintivamente ai capelli di Gil con una mano mentre con l'altra cercava di sfilarle la tunica. Una volta riuscito nel suo intento la osservò con attenzione e sorrise, carezzandole dolcemente la pelle bianchissima e incredibilmente morbida delle spalle e delle braccia, per poi spostare le sue attenzioni sui fianchi. "Sei splendida" sussurrò, ansimando contro le sue labbra. Gil si limitò a sorridergli, per poi reclamare possessivamente le sue labbra e baciarlo con passione. Avrebbe voluto gridargli quanto lo amava, quanto aveva desiderato questo momento, ma non voleva rovinare tutto. Tutti quei pensieri furono spazzati via quando Boromir le sfilò i pantaloni. E lei rabbrividì, pensando già a quello che sarebbe successo di lì a qualche minuto. Boromir la fece stendere, e le divaricò delicatamente le gambe quanto bastava per inginocchiarcisi in mezzo. Dopo averla osservata attentamente a lungo con occhi pieni di desiderio finì ciò che lei aveva iniziato solo pochi minuti prima e si sfilò la tunica, abbandonandola distrattamente in mezzo alle foglie. La sua pelle era leggermente abbronzata, segnata qua e là da varie cicatrici, i muscoli ben definiti da anni di battaglie e addestramento. Lasciò che Gilraen lo osservasse per qualche momento, finché con un sorriso malizioso dipinto sulle labbra iniziò lentamente a slacciare i pantaloni. La ragazza non riusciva a credere a quello che vedeva. Davanti a lei c'era l'uomo più bello che avesse mai visto. E il solo guardarlo aveva fatto crescere il lei un desiderio così forte che quasi la spaventò. Quando lui tolse via i pantaloni rimase a guardarlo per qualche momento, senza alcuna vergogna, prima di tirarlo a sé e baciarlo con una passione sempre più urgente. Mentre si baciavano Boromir esplorò con attenzione ogni centimetro della pelle nuda di Gilraen con lunghe, sensuali carezze, esprimendo di tanto in tanto la sua approvazione con sospiri e gemiti soffocati dalle labbra della sua amata. In tutta la sua vita non aveva mai desiderato nessun'altra con tanto ardore, e l'intensità di quelle sensazioni servì solo ad abbattere i limiti che si era imposto e ad annientare tutto ciò che rimaneva del suo autocontrollo. Si staccò per un momento e quando vide la sua stessa passione riflessa negli occhi di Gilraen si gettò di nuovo sulle sue labbra per morderle e baciarle, aumentando allo stesso tempo l'intensità delle carezze. Gil non riuscì a trattenere un gemito. Una mano era saldamente allacciata tra i capelli del suo amato, trattenendolo per baciarlo con passione. L'altra gli accarezzava la schiena muscolosa. Quando si staccarono, la ragazza spostò la testa di Boromir in modo che potesse avere facile accesso al suo collo. Baciò e carezzò con la lingua ogni centimetro del suo collo, scoprendo che i suoi punti più sensibili erano il lobo dell'orecchio e la gola. L'uomo aveva nel frattempo interrotto le carezze per stringere a sé Gilraen e afferrarle saldamente le cosce, mentre mormorava il suo nome in mezzo ai respiri sempre più affannosi. Istintivamente iniziò a muoversi piano su di lei, rabbrividendo alla sensazione di quel corpo perfetto contro il suo, e la guardò negli occhi come a domandarle il suo assenso. Gil annuì quasi impercettibilmente, e quando lui entrò dentro di lei, per soffocare un gemito, gli morse una spalla. Tornò a guardare nei suoi occhi, ma poi preferì chiuderli, e mordersi il labbro inferiore, per non gridargli quello che provava per lui. Cosa sarebbe successo adesso? Come si sarebbe comportato? E cosa sarebbero diventati? Amanti? Quel pensiero le fece male, e molto. Sperò che il dispiacere non si notasse sul suo viso, e non volle riaprire gli occhi. Decise di concentrarsi sulle sensazioni che lui le stava donando, senza pensare ad altro. Affondò il viso nello spazio tra la spalla e il collo di Boromir, e di tanto in tanto lo mordicchiava. Quando lui l'aveva sentita irrigidirsi aveva subito pensato di averle fatto male o di aver corso troppo e si era fermato un momento, per poi riprendere con maggiore dolcezza e stringerla fra le braccia. Chiuse gli occhi, sussurrandole di tanto in tanto dolci frasi appassionate con voce stravolta dal piacere. Man mano che Gil perdeva il controllo e si lasciava andare alla passione, il ritmo di Boromir aumentò d'intensità, e la ragazza si trovò a mormorare più volte il suo nome in estasi. Qualche attimo dopo fu avvolta in una sensazione bellissima. Raggiunse il piacere insieme a lui, cosa che non le era mai capitata con nessun altro uomo, e un senso di pace e calore la pervase. Solo il pensiero di cosa sarebbe successo dopo la fece star male e si morse il labbro inferiore, cercando di ricacciare indietro le lacrime. Lo abbracciò brevemente, posandogli un leggero bacio sulle labbra, e poi cominciò a rivestirsi. “Cerchiamo di prendere almeno un cervo…” cominciò. “Non mi va che gli altri capiscano tutto e sicuramente non farebbe piacere nemmeno a te. Comunque non preoccuparti, non dirò niente e… non mi aspetto niente…” A quel punto s'alzò e finì di rivestirsi. Senza guardare di nuovo verso di lui si avvicinò al laghetto e si spruzzò un po' d'acqua fredda sul viso, sperando di recuperare presto la calma. Boromir finì di rivestirsi in silenzio, e dopo aver recuperato anche le armi le si avvicinò da dietro. Si fermò a pochi passi da lei, e attese che si voltasse per guardarlo. Gilraen non sembrava averne alcuna intenzione, così dopo qualche momento parlò comunque: "Ne sei pentita? Ti spiace che sia successo?" chiese dolcemente, anche se nonostante tutti i suoi sforzi una nota di dispiacere trasparì nella sua voce, così come nei suoi occhi. Quello che era appena successo significava moltissimo per lui, e vedere Gilraen così fredda e distante gli riempiva il cuore di amarezza. “Cosa… cosa dovremmo essere adesso? Amanti?” chiese lei, lanciandogli uno sguardo ferito. “Ma non lo capisci? Come puoi comportarti così?Io… io… “ contro la sua volontà, lacrime cominciarono a rigarle le guance. “Oh insomma, a questo punto non conta più niente! Io non voglio solo venire nel tuo letto!Io voglio che tu mi ami!” gridò, prima di correre verso il suo cavallo, saltare in sella e galoppare via. L'uomo rimase immobile per diversi minuti, con lo sguardo fisso nel punto in cui Gilraen si era allontanata. Mille pensieri gli affollavano la mente e nonostante questo si sentiva la testa vuota, incapace di pensare in maniera coerente. Scosse la testa, passandosi una mano sul viso con aria stanca, e si sedette all'ombra di un grosso Mallorn cercando di riordinare i suoi pensieri. E fu lì che lo trovarono gli altri qualche tempo dopo. Legolas guardò prima Aragorn e poi Haldir. Lui e Gil erano sempre stati molto legati, e potevano sentire quando l'altro era in pericolo o stava soffrendo. Aveva insistito con gli altri perché tornassero a prenderla nel momento in cui dentro di sé aveva sentito una grandissima sofferenza. Si era reso subito conto che Gil aveva bisogno di lui. Lanciò un'occhiata dura a Boromir. “Dov'è Gil?” gli chiese freddamente. L'uomo si limitò ad indicare un punto lontano, e senza aspettare gli altri, Legolas girò il suo cavallo e galoppò velocemente nella direzione indicata dal gondoriano. Il suo fine udito lo guidò nel punto in cui Gil stava piangendo, accasciata al suolo. L'elfo non si preoccupò di legare il suo cavallo, ma si precipitò direttamente da lei. L'abbracciò stretta, parlandole in elfico, sapendo che non era ancora pronta per spiegargli quello che era successo. Mentalmente maledisse Boromir, per tutto il male che stava facendo a quella ragazza. Boromir nel frattempo aveva fatto il suo ritorno al campo insieme a Aragorn. Non aveva aperto bocca per tutto il tempo, e l'altro non lo forzò; gli era bastato uno sguardo per vedere chiaramente che stavolta non si trattava di una semplice lite fra innamorati ma di qualcosa di ben più importante, e pensò che il gondoriano avrebbe preferito stare un pò da solo. Sapeva che prima o poi avrebbe sentito il bisogno di confidarsi, e che allora sarebbe stato lui a cercarlo. Quando arrivarono anche Legolas e Gilraen il ramingo lanciò un'occhiata alla ragazza, che aveva ancora gli occhi rossi per le lacrime versate, e poi all'Elfo. Boromir era nel frattempo sparito. Lei guardo Aragorn e gli si avvicinò. Mise una mano sulla spalla dell'amico e disse:”Estel… ci tengo moltissimo alla tua amicizia. E' per questo che ti chiedo di non farmi più sorprese come quella di oggi. Non c'è niente tra me e lui. Per il semplice motivo che lui non è capace di affrontare la realtà. Ha troppa paura. Io non sono un giocattolo. Ho dei sentimenti e mi fa male essere usata. Non sa nemmeno lui quello che vuole. Ma io non sarò più qui ad aspettare che lui si decida…” . Sorrise debolmente all'amico e poi si avvicinò al suo zaino. A quel punto Legolas disse:”Ho parlato con Lady Galadriel. Noi dormiremo coi galadhrim in attesa di ripartire. Meno si vedono e meglio è per Gil”. Quando vide che l'altro stava per replicare lo bloccò con un gesto imperioso della mano. “E digli che se la fa soffrire di nuovo… l'ammazzo…” sibilò, con uno sguardo poco rassicurante, prima di prendere la sua roba e allontanarsi tra gli alberi insieme alla ragazza. I Galadhrim avevano accolto con gioia nelle loro stanze Gilraen e Legolas. Le giornate passavano velocemente tra esercitazioni di combattimento, battute di caccia e manutenzione degli archi. Tutte le sere gli elfi si riunivano intorno a grossi falò e cantavano leggende della Terra di Mezzo. Legolas si era appena alzato e vide che Gil non era nel suo letto. Uscì fuori dalla piccola capanna e si stiracchiò, guardandosi intorno. Sorrise nel vedere la sua amica che insegnava come utilizzare l'arco a dei piccoli elfi. Sembrava serena, e questo lo rendeva molto felice. I primi giorni dopo la rottura con Boromir erano stati molto duri per lei. Non ne aveva voluto parlare, e lui non si era sentito di forzarla. Quando seppe cos'era successo, l'elfo si precipitò al campo, deciso a punire l'uomo per quello che aveva fatto. Fu Estel a fermarlo. Da quel giorno non l'aveva più visto, ed era contento del fatto che non fosse andato a cercare Gil. “Lothien! Su andiamo, tira la corda, concentrati e quarda l'obiettivo… concentrati… e ora tira! Bravissima!” “Tutto grazie a te!” le disse Legolas, abbracciandola da dietro. Lei si divincolò facilmente, cominciando a fargli il solletico nei suoi punti più sensibili. Ben presto si unirono a loro anche i cinque bambini, che furono subito addosso all'elfo. Aragorn sedeva sulla radice di un imponente albero grigio con la testa bassa, intento a disegnare piani di battaglia sul terreno con un ramoscello, quando Boromir si avvicinò a lui esitando. "Hai un momento?" gli domandò a bassa voce, aspettando educatamente una sua risposta prima di sedersi. "Certo" sorrise il ramingo facendogli spazio, "Siedi." Quando si fu sistemato Boromir prese un profondo respiro. L'altro lo guardò con aria amichevole, lasciandogli tutto il tempo per formulare la frase: sapeva già di cosa voleva parlargli. "Hai più visto Gilraen?" mormorò il gondoriano qualche momento dopo. Aragorn annuì debolmente, sospirando a sua volta. "Legolas non l'ha presa tanto bene, a quanto pare.." disse Boromir con aria affranta, "Perché qualsiasi cosa faccia viene sempre presa nel modo sbagliato?" Il ramingo ci pensò su un attimo, aggrottando le sopracciglia con aria pensierosa. Infine scrollò le spalle, e guardò di nuovo l'uomo seduto accanto a lui: "Probabilmente perché non le hai mai detto chiaramente cosa provi." "Mi pareva fosse piuttosto evidente" replicò Boromir, "E in ogni caso anche se lo facessi adesso non servirebbe a niente. Non vuole neanche vedermi." "Io posso provare a parlarci, se credi. Ma non sarebbe la stessa cosa." "Lo so." annuì Boromir, che stava ora tormentando un lembo della tunica con aria inquieta. "Se non puoi chiarirti con Gilraen parlane almeno con Legolas. Magari potrebbe metterci una buona parola lui.." Il gondoriano gli lanciò un'occhiata: "Parlarne con Legolas?" disse in tono ironico, "Ha già cercato di uccidermi una volta e non ci tengo ad essere usato come bersaglio mobile per le sue frecce, grazie mille." Giusta osservazione, pensò Aragorn. L'ultima volta l'Elfo non era sembrato poi così ben disposto nei confronti del guerriero, e se non fossero riusciti a fermarlo.. Scosse la testa, censurando quel pensiero all'istante. Meglio concentrarsi su dettagli positivi. Come il fatto che Boromir era ancora vivo e vegeto nonostante tutto. Depresso, ma vivo. "L'ho sentito, Aragorn.." confessò a un certo punto il suddetto gondoriano depresso, la voce poco più che un sussurro. Il ramingo gli lanciò uno sguardo interrogativo, cercando di afferrare il senso del discorso. "L'Anello.." proseguì Boromir, evidentemente turbato, "..anche ieri notte.. mi dice di Gondor, di come il mio regno potrebbe tornare agli antichi splendori.. e di Gilraen.. che mi basterebbe allungare la mano e prenderlo per legarla a me per sempre.." Aragorn lo stava ora guardando, gli occhi enormi per lo shock. D'accordo, rettificò cercando di mantenere la calma, decisamente più che depresso. In quel momento spuntarono Legolas e Gilraen, attorniati da cinque piccoli elfi. La ragazza ridacchiava contenta insieme all'amico, che ad un tratto la prese in braccio, mettendosela in spalla e cominciando a correre in direzione dei due uomini, non essendosi accorto della loro presenza. “Mettimi giù! Stanotte mi prendo tutte le coperte, ti avviso! Su Legolas! Mettimi giù!” gridava tra le risa Gilraen, cercando senza risultati di sembrare molto arrabbiata. Quando l'elfo si fermò all'improvviso, irrigidendosi, lei capì subito che c'era qualcosa che non andava. Riuscì a divincolarsi e guardò davanti a lei. I suoi occhi si posarono per un momento in quelli di Boromir, e bastò quello a farla star male di nuovo. Legolas se ne accorse e le prese la mano, lanciando un'occhiata sprezzante all'uomo, prima di tirare Gil con sé tra gli altri alberi. Quando i due furono spariti fra gli alberi Boromir chiuse gli occhi, chinando la testa mentre cercava di ricacciare indietro le lacrime. Come avrebbe potuto parlarle, anche volendo, con Legolas sempre all'erta e vicino a lei? I pensieri dell'uomo volsero improvvisamente all'Anello. Alle sue promesse. Con una luce fredda negli occhi guardò in direzione di Frodo, che stava parlando tranquillamente con Sam solo qualche metro più in là, e il suo respiro si fece affannoso. E quella voce, la voce che lo aveva tormentato nelle ultime notti impedendogli di dormire, si fece prepotentemente strada nella sua mente. Persuasiva e devastante allo stesso tempo. 'Prendi ciò che ti spetta di diritto. Dimostra loro quanto vali! Perché lasciare il Potere nelle mani di un mero Mezzuomo, quando potresti essere il Signore incontrastato di tutti i regni, con al tuo fianco la donna che ami? Tutti si prostrerebbero ai tuoi piedi, onorandoti con il rispetto che meriti! Prendi ciò che ti spetta di diritto, Boromir di Gondor!' Aragorn seguì lo sguardo di Boromir, e vide come stava fissando Frodo. O meglio, come stava fissando la catena attorno al suo collo e la piccola banda d'oro che vi pendeva, brillando in maniera allettante di un riverbero della luce del sole. "No, Boromir." disse in tono allarmato, "No." Il gondoriano non parve sentirlo, né il suo sguardo vacillò. Continuava a fissare l'Anello con un'espressione vuota negli occhi. "Boromir!" esclamò il ramingo, scuotendolo con vigore in un tentativo di farlo tornare in sé. L'altro sussultò e lentamente si voltò a guardarlo, gli occhi enormi per lo sgomento e la bocca semiaperta; respirava a strappi, e aveva un aspetto talmente sconvolto che Aragorn si spaventò. Lo fece alzare, portandolo lontano dal campo e dall'Anello in un tentativo di calmarlo. E si ripromise che ne avrebbe parlato con Legolas al più presto.
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