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Al cuore non si comanda
Capitolo 3 Ormai camminavano da parecchio. Che fossero minuti, ore o giorni, nessuno avrebbe saputo dirlo. In quell'oscurità sembrava che il tempo si fosse fermato, l'unico metro di misura era la loro stanchezza. Ad un tratto Gandalf si fermò a un bivio. “Non ho memoria di questo posto…” mormorò, sedendosi su una roccia a fumare la sua pipa, e cercando di ricordare quale fosse la via da prendere. Gilraen era seduta poco distante, rannicchiata su sé stessa, che si abbracciava le ginocchia e scrutava l'oscurità circostante. Boromir si era seduto su dei gradini con Aragorn, e sembrava profondamente immerso nei suoi pensieri. Quando infine lanciò un'occhiata in direzione della ragazza e la vide così affranta si alzò immediatamente e si avvicinò a lei, inginocchiandosi per guardarla negli occhi. "Serve un pò di conforto?" mormorò, sorridendo debolmente e accarezzandole la schiena nell'intento di rassicurarla. Lei lo guardò con occhi spaventati, e poi mormorò:”Sento…sento il male qui dentro…nell'oscurità…mi sta facendo impazzire questo posto…e mancano ancora due giorni…” "Neanche a me piace questo posto" rispose Boromir scrollando le spalle, "Ma credo sia soltanto a causa dell'oscurità, e molto presto vedremo di nuovo la luce del sole." Le sue parole non sembrarono sortire l'effetto voluto, e così si alzò per andare a sedersi dietro di lei, cingendola con le braccia e facendole appoggiare la testa sulla sua spalla. Sperava che la sua vicinanza la avrebbe aiutata in qualche modo, ma la sentiva ancora piuttosto tesa. "Rilassati Gil.." le sussurrò all'orecchio, "Presto saremo fuori di qui" “Oh! Ecco, andremo di qui!” esclamò Gandalf all'improvviso. “Si è ricordato la strada!” sussurrò Merry a Pipino. “No, ma qui non c'è un odore così cattivo, miei cari hobbit…” sorrise il mago, scompigliando affettuosamente i capelli ai due piccoletti. Prima d'incamminarsi di nuovo, Gil sorrise a Boromir e gli si avvicinò posandogli un dolce bacio sulle labbra. Dopo quasi un ora di cammino il gruppo raggiunse un'ampia sala, deserta e in rovina. Il soffitto era altissimo e c'erano colonne enormi. Tutti si trovavano col naso per aria, e Gandalf disse con una nota di ammirazione nella voce:”Queste erano le antiche sale di Moria, guardate che meraviglie hanno costruito i nani…” Gilraen però non si fidava. Lei e Legolas sentivano crescere dentro un forte senso di pericolo, e non riuscivano a spiegarsene il motivo. La ragazza si avvicinò a Boromir, prendendogli la mano, e quando lui gliela strinse, suo malgrado si ritrovò a sorridere. Non sapeva come mai ma quell'uomo sapeva infonderle sicurezza e calma anche solo guardandola negli occhi, e gliene era molto grata, soprattutto in quei momenti di tensione. Improvvisamente qualcosa attirò l'attenzione di Gimli, che si allontanò correndo. Gli altri lo seguirono fino ad un'ampia stanza al cui centro era stata posta una lapide, illuminata da un fascio di luce proveniente dall'esterno, filtrato attraverso una fessura scavata nella parete di spessa roccia. Il Nano vi si era inginocchiato di fronte, in preda alla disperazione. Nessuno fra loro era in grado di decifrare la scritta che vi era stata incisa tranne il buon Gandalf, che ad alta voce li informò che si trattava della tomba del cugino di Gimli, Balin il Signore di Moria. Boromir si avvicinò al Nano, posandogli una mano sulla spalla in segno di solidarietà, mentre l'Istari raccoglieva dalle mani di uno dei tanti abitanti delle miniere barbaramente uccisi un pesante manoscritto impolverato. Quando il mago lesse le parole disperate che uno dei nani aveva scritto, Legolas rabbrividì. Gilraen aveva ragione, quelle miniere nascondevano oscuri e pericolosi segreti. Il nano parlava di innumerevoli creature. Lui e la ragazza avevano visto delle frecce conficcate negli scheletri all'ingresso, e sembravano quelle di goblin. Un rumore improvviso fece voltare tutti in direzione di Pipino. Il piccolo hobbit aveva fatto precipitare uno scheletro nel pozzo che si trovava nella stanza, e si era guadagnato una sonora ramanzina da Gandalf. Dopo qualche istante di silenzio, cominciarono a riecheggiare dei tamburi in lontananza. Tum…tum…tum… I membri della compagnia si lanciarono occhiate insieme preoccupate e spaventate, non sapendo a cosa sarebbero andati incontro. Solo qualche momento più tardi i tamburi cessarono per lasciare spazio a grida di guerra selvagge, sempre più vicine. Orchi. Boromir si precipitò fino all'entrata della stanza e riuscì per un soffio ad evitare due frecce nere dirette alla sua testa, che andarono a conficcarsi nella porta. Lanciò un'occhiata bellicosa all'armata di orchetti che si stava avvicinando a gran velocità, e chiuse i pesanti battenti con l'aiuto di Aragorn. "Hanno un troll di caverna" lo informò il gondoriano. Nel frattempo Legolas aveva trovato delle asce appoggiate ad una parete e ne passò alcune ai due uomini, che le utilizzarono per barricare la porta. “Restate vicino a Gandalf!” gridò Gilraen agli hobbit, prima di avvicinarsi a Legolas. I goblin avevano già creato dei grossi buchi nel portone, grazie a delle piccole asce. Lei e l'elfo però riuscivano a colpirli con le loro frecce prima che potessero entrare. Qualche istante dopo l'enorme troll sfondò la porta, e si precipitò all'interno della stanza, gridando infuriato. Dietro di lui entrarono decine di goblin. Gli hobbit cercavano di difendersi con le loro spade, ma gli assalitori erano troppi, e più volte Gandalf dovette correre in loro aiuto. Con un balzo felino, Legolas riuscì a salire sulla testa del mostro, tirando alcune frecce, che però non sortirono altro effetto che non quello di inferocirlo ancora di più. Lo sguardo di Gilraen spaziò nella stanza, e vide che Boromir era circondato da nemici. Il guerriero ne aveva ucciso qualcuno, ma era stato disarmato, e per schivare il troll era caduto a terra. La ragazza arrivò appena in tempo, per uccidere un goblin che brandiva la sua piccola mazza chiodata contro il suo amato. Raccolse la sua spada e gliela passò, guardandolo negli occhi per un istante, prima di gettarsi di nuovo nella mischia. Ad un tratto, Frodo gridò di dolore. Tutti si voltarono verso di lui e si resero conto che il troll l'aveva colpito. Quando videro il loro amico in quello stato, i piccoli hobbit si scagliarono con forza contro il grosso mostro, colpendolo alle gambe. Gil lanciò un'occhiata d'intesa a Legolas, prima di avvicinarglisi e tirare una freccia sul viso del troll, sortendo l'effetto desiderato. Non appena aprì la bocca per gridare di dolore, l'elfo con la sua mira infallibile lo colpì alla gola. Il troll crollò al suolo con un tonfo sordo. Un affranto Aragorn si trascinò fino a Frodo, ancora accasciato al suolo. Lo sollevò da terra, e incredibilmente l'Hobbit non aveva subito alcun danno ma solo un gran spavento, grazie alla cotta di mithril regalatagli da Bilbo. Tirarono tutti un sospiro di sollievo, ma la relativa calma durò ben poco. Altri orchetti si stavano avvicinando, e prontamente Gandalf invitò la compagnia ad abbandonare la stanza per dirigersi verso il ponte; corsero a perdifiato lungo l'enorme salone, ma non fecero molta strada che centinaia di orchetti li avevano circondati, brandendo minacciosamente le armi. Spuntavano ovunque, addirittura dal soffitto, calandosi lungo le colonne. Un rabbioso ruggito che si levò dalle profondità della miniera, alle loro spalle, gelò il sangue nelle vene a Gilraen. Gli orchetti sembravano spaventati quanto la compagnia, e quando si sentì un secondo ruggito, tutti cominciarono a fuggire. Ben presto il gruppo fu di nuovo solo. Gilraen azzardò un'occhiata al punto dal quale provenivano quegli strani suoni, e sgranò gli occhi nel vedere che si levavano fiamme altissime. Gandalf chiuse gli occhi, temeva che sarebbe successo. “E' un Balrog, vero?” chiese debolmente Gil. “Si…ed è questa la presenza malefica che hai percepito da quando siamo entrati…” mormorò il mago. “Adesso fuggite verso il ponte! E' un nemico contro il quale non potete combattere!” gridò. La compagnia corse a perdifiato nella direzione indicata da Gandalf, e Gilraen riuscì a tirare a sé Boromir per il mantello, qualche istante prima che cadesse in un baratro senza fondo. Legolas saltò agilmente sull'altro lato del ponte, e Gil fece lo stesso. Pochi attimi dopo furono raggiunti da Boromir, che aveva preso sotto le braccia Merry e Pipino, e fu seguito da Sam, e Gandalf. Quando riecheggiò un altro ruggito, altre parti del ponte crollarono, e Aragorn e Frodo riuscirono a mettersi in salvo solo per un caso fortuito. Gilraen alzò lo sguardo in tempo per vedere il Balrog che avanzava verso di loro. Era un enorme mostro di fuoco, e non sembrava per niente spaventato da loro. “Tu non puoi passare!” gli gridò l'Istari, parandosi davanti al mostro. Gli elfi erano però troppo occupati a tirare frecce agli orchetti appostati tutt'intorno a loro, per evitare che i loro compagni fossero colpiti. “No!” gridò Frodo ad un tratto, e Gilraen si girò, vedendo che Gandalf era aggrappato al bordo del precipizio. “Fuggite, sciocchi!” riuscì a sussurrare, prima di cadere nell'oscurità. “Gandalf!” gridò la ragazza, precipitandosi nel punto in cui aveva visto cadere il suo anziano maestro. Fu afferrata saldamente da Boromir, che la trascinò di peso verso l'uscita, seguito dal resto del gruppo. Una volta usciti all'aperto gli Hobbit si accasciarono al suolo in preda al dolore. Pipino piangeva disperatamente, convinto che la colpa per ciò che era accaduto fosse stata soltanto sua. Se non avesse fatto cadere lo scheletro nel pozzo gli orchetti non li avrebbero attaccati, e la loro presenza sarebbe passata inosservata al Balrog. Gandalf aveva ragione a chiamarlo stupido. Era davvero uno stupido, continuava a rimproverarsi. Merry, anche lui in lacrime, cercava di confortarlo mentre Boromir tratteneva Gimli che, fuori di sé, stava cercando di tornare nelle miniere. "Legolas" disse Aragorn all'improvviso, "Falli alzare." L'Elfo non protestò, e nonostante avesse anche lui le lacrime agli occhi si preoccupò di far rialzare i piccoletti. "Concedi loro un momento, te ne prego!" esclamò Boromir, che avrebbe voluto con tutto il cuore dare agli Hobbit almeno il tempo di riprendersi prima di ripartire. Trovava crudele privarli anche della possibilità di sfogare il dolore dopo una perdita così grave. Anche lui era terribilmente afflitto, ma i piccoletti conoscevano il vecchio Istari da lunghi anni e certamente la loro sofferenza era molto più profonda. "Fra qualche ora queste colline brulicheranno di orchi" replicò il ramingo, "Dobbiamo arrivare ai boschi di Lothlorien." Boromir non disse altro, limitandosi a lanciare uno sguardo addolorato a Gilraen e rimettersi in spalla lo scudo. "Andiamo Boromir" lo incitò Aragorn, "Gilraen, falli alzare." Mentre gli Hobbit si rialzavano e si preparavano per rimettersi in marcia Boromir si avvicinò a Gilraen, e senza una parola la abbracciò stretta dopo averle asciugato le lacrime. Qualcosa dentro di lei le impediva di sfogare tutta la rabbia e il dolore che provava in quel momento. Si lasciò abbracciare da Boromir, ma le sembrava di essere in un sogno. I movimenti che faceva, le cose che vedeva, pareva quasi che fosse incorporea, che tutti quegli avvenimenti non la riguardassero. Legolas si era accorto del comportamento strano dell'amica e dell'aria assente che aveva sul viso. La perdita di Gandalf era stata un duro colpo per lei, che era molto affezionata al suo vecchio maestro. Sperò che la ragazza riuscisse a sfogarsi almeno con Boromir, era dannoso tenere dentro tutti quei sentimenti negativi, facendo finta di stare bene. Lanciò un'occhiata all'uomo e si rese conto che anche lui guardava Gil con aria preoccupata. I lunghi anni di addestramento, e il dover provare sempre di essere forte l'avevano costretta a nascondere le sue reali emozioni. Durante il viaggio per Lothlorien nessuno parlò. Era ormai pomeriggio quando si fermarono per riposare e dare un'occhiata alle ferite rimediate a Moria. Aragorn si occupò di Sam e Frodo, mentre Boromir si prendeva cura degli altri due piccoletti; nessuno di loro aveva subito danni gravi, solo qualche ammaccatura, ma non vollero correre rischi e preferirono pulire e medicare con cura anche il più piccolo dei graffi. "Fammi vedere quella ferita, Boromir." disse il ramingo lanciandogli un'occhiata, una volta terminato con gli Hobbit. L'altro lo guardò con aria perplessa. "Non sono ferito." "Lo sei, sulla guancia. Non è che un graffio, ma se non lo medichi impiegherà molto più tempo per rimarginarsi." L'unica risposta del gondoriano fu una scrollata di spalle, dopodiché si diresse al piccolo corso d'acqua poco distante per riempire le fiaschette. Aragorn scosse la testa rassegnato e si avvicinò a Gilraen, seduta poco distante. "Tu stai bene? Hai qualche ferita?" le chiese dolcemente, posandole una mano sulla spalla. Lei aveva lo sguardo assente, e si limitò a mormorare:”Sto bene…” Legolas guardò il ramingo e scosse la testa, indicando Gil, poi si avvicinò a Boromir e gli disse:”Gilraen…mi preoccupa. Era molto legata a Gandalf…come me…ma tiene tutto dentro e non le fa bene…” lo guardò intensamente negli occhi, mettendogli una mano sulla spalla:”Stalle molto vicino…mi raccomando…” e prima che l'uomo potesse rispondere, l'elfo era già sparito tra gli alberi, intento a perlustrare la zona, preoccupato che potesse arrivare qualche pattuglia di orchi. Boromir sospirò, e andò a sedersi accanto a lei. Non riuscì a trovare qualcosa da dire che non suonasse sciocco o scontato, e così si limitò ad osservarla in silenzio per qualche momento. Quando lei si voltò a guardarlo le lesse negli occhi un gran dolore, nonostante cercasse in tutti i modi di nasconderlo, e si sentì stringere il cuore. "Se hai bisogno di sfogarti io sono qui.." mormorò dolcemente, prendendo una mano della ragazza fra le sue. La ragazza gli sorrise, alzandosi e prendendolo per mano. S'incamminarono nel bosco, e per lunghi momenti Gil non parlò. Ad un tratto si fermò, guardò Boromir negli occhi e lo strinse forte a sé, cominciando a singhiozzare contro il suo petto. Lui le accarezzava i capelli in silenzio, tenendola stretta. Sapeva che le parole non sarebbero state di alcun aiuto per lenire la sua sofferenza, e in quel momento non si fidava abbastanza della sua voce. Aveva un nodo alla gola, e le lacrime agli occhi suo malgrado. Infine li chiuse, quando la sentì singhiozzare contro il suo petto, e la strinse ancora più forte. Dopo quella che sembrò un'eternità, a Gil sembrava di non avere più lacrime. Si sentiva svuotata, incapace di parlare, e quindi rimase tremante tra le braccia dell'uomo. Senza allentare l'abbraccio Boromir si sedette ai piedi di un albero con Gil in grembo, rannicchiata contro il suo petto. Continuava ad accarezzarle le guance ancora umide di lacrime, posandole un bacio sulla nuca di tanto in tanto, e iniziò a cullarla piano fra le braccia in un tentativo di calmarla. “Avevi ragione…” mormorò lei.”Non sarei dovuta venire… le donne devono limitarsi a restare a palazzo…io…non sono stata capace di salvarlo…non me lo perdonerò mai…mai…” "No, non avevo affatto ragione.." rispose Boromir scuotendo la testa, dopo aver sospirato profondamente. "Sei più coraggiosa di molti degli uomini che conosco, e so di aver sbagliato nel giudicarti.." La indusse a guardarlo negli occhi prendendole il viso fra le mani, e aggiunse in tono fermo: "Non avresti potuto fare niente per salvarlo, Gil. Nessuno di noi avrebbe potuto. Saresti caduta con lui se ci avessi provato." Gil soppesò lo sguardo nei suoi occhi. Era carico d'emozione, ma molto risoluto, e non v'era traccia di menzogna. Sospirò profondamente, poi gli sorrise e sussurrò:”Credo di essermi innamorata di te…” In quel mentre, Legolas spuntò di corsa da alcuni alberi, gridando:”Vi cercavamo, è meglio muoverci, ho scorto degli orchi in lontananza, Aragorn e io pensiamo che se aumentiamo il passo potremmo arrivare a Lothlorien prima che scenda la notte”. Gilraen annuì, e si alzò, dirigendosi verso gli altri. Caricatasi lo zaino in spalla si girò a guardare Boromir, ancora scossa dalle ultime parole che gli aveva detto. Sperava di non aver corso troppo, e di non aver sbagliato ad aprirgli così il suo cuore. Aveva bisogno di pensare, e così si portò alla testa del gruppo, scrutando la strada davanti a loro insieme a Legolas. Durante il viaggio Aragorn lanciò più di un'occhiata ansiosa in direzione di Boromir, che tuttavia sembrò non accorgersene. Era rimasto silenzioso per tutto il tempo, immerso nei suoi pensieri, e sembrava piuttosto turbato. Tuttavia il ramingo preferì non intromettersi, e andò a raggiungere Legolas e Gilraen lasciandolo indietro. Quando qualche ora dopo entrarono finalmente nel bosco di Lothlorien tutti, Gimli compreso, si guardarono attorno con meraviglia: la bellezza del luogo era quasi irreale. A Legolas e Gilraen bastò un'occhiata in giro per sentirsi meglio. “Siamo a casa…” mormorò l'elfo, stringendo forte a sé la sua amica, con un sorriso contento sulle labbra. La ragazza lanciò un'occhiata a Boromir, e capì di aver sbagliato. Non avrebbe dovuto dirgli niente, infondo erano solo due compagni di viaggio che si scambiavano gesti d'affetto. E non si sarebbe dovuta aspettare altro da lui. Decisa a non lasciargli capire quanto quel pensiero le facesse male, Gil distolse lo sguardo, affrettandosi a seguire Legolas. "State vicini giovani Hobbit" bisbigliò Gimli rivolto a Frodo e Sam, "Si dice che una strega Elfo dai poteri incredibili viva in questi boschi.. tutti quelli che la guardono cadono sotto il suo incantesimo... e non li si vede più." A quelle parole i due Hobbit si guardarono attorno con aria spaventata, per niente felici di quella nuova rivelazione, e non osarono chiedere altre informazioni in proposito. "Anche a Gondor ne ho sentito spesso parlare" si intromise Boromir, "Si dice che fra tutti quelli che hanno avuto l'ardire di inoltrarsi in questi boschi ben pochi ne siano usciti. Tuttavia ho sempre pensato che si trattasse di una leggenda, e probabilmente lo è davvero." Aragorn gli lanciò un'occhiata, e scosse la testa: "No, Boromir, non è una leggenda, ma non hai nulla da temere. Solo il male deve temere questi luoghi, o colui che il male lo porta con sé." detto questo guardò brevemente Frodo e sospirò preoccupato, per poi portarsi nuovamente in testa al gruppo. "Beh, in ogni caso ecco un Nano che non intrappolerà tanto facilmente!" esclamò orgogliosamente Gimli dopo averci pensato un pò su, "Ho gli occhi di un falco e le orecchie di una volpe, io!" Non fece quasi in tempo a terminare la frase che si ritrovò la punta di una elegante freccia elfica a pochi centimetri dal naso. Anche gli altri erano sotto tiro, circondati dai guardiani del Bosco d'Oro. Aragorn si ritrovò faccia a faccia con il loro capitano, Haldir, accompagnato dai suoi fratelli Rùmil e Orophin. "Il Nano respira così forte che potevamo colpirlo nel buio." esordì, con un'aria di superiorità che non piacque affatto al buon Gimli. Gil e Legolas si guardarono sorridendo. Si avvicinarono ad Haldir, e lo salutarono calorosamente. “E' un piacere rivederti, capitano” gli disse Gil, prima di abbracciarlo. Haldir ricambiò l'abbraccio sorridendo per poi studiare con attenzione gli altri membri della Compagnia, indugiando a lungo su Frodo e poi su Boromir. L'uomo sostenne caparbiamente il suo sguardo, ma quella eccessiva attenzione decisamente non lo entusiasmò. "Dovete seguirmi" disse infine il Galadhrim, rivolgendosi a Legolas e Gilraen. I due si limitarono ad annuire, e poi Legolas disse ad Aragorn:”Andiamo con loro”. Alla testa del gruppo c'erano Legolas, Haldir e Gilraen. Gli arcieri si trovavano in coda. Per qualche momento nessuno parlò, poi la ragazza chiese ad Haldir:”Cosa ci fate qui? Non dovreste essere a proteggere Galadriel e Celeborn?” "Alcune sentinelle hanno avvistato degli orchetti ai margini del nostro territorio la scorsa notte" rispose lui, "Dama Galadriel mi ha chiesto di occuparmene personalmente, così ho lasciato con loro alcuni dei miei compagni più fidati." Detto questo si voltò per lanciare una breve occhiata agli altri che li stavano seguendo, e scosse leggermente la testa fra sé e sé. “Cosa ti turba, amico mio?” gli chiese Legolas, che aveva notato il modo in cui Haldir aveva guardato Boromir. "Il Mezzuomo, soprattutto. Mi turba la grande malvagità che porta con sé, non so se la nostra Signora vi permetterà di proseguire." rispose Haldir a bassa voce, "E quell'uomo. C'è qualcosa di oscuro in lui." “No! Ti sbagli” disse Gilraen forse troppo precipitosamente. Legolas le mise una mano sul braccio, e lei cercò di calmarsi, e pensare razionalmente. “Scusami Haldir… volevo dire…secondo me non è pericoloso. E comunque lo terrò d'occhio, non c'è niente di cui preoccuparsi, fidati di me…” disse lei. “E' assolutamente necessario che Lady Galadriel ci lasci proseguire. E' importante per il destino di tutta la terra di mezzo…” . La ragazza guardò Legolas, e dai suoi occhi capì che anche lui era preoccupato per la possibile reazione di Galadriel. Gilraen si voltò e lanciò una breve occhiata a Boromir. Non aveva senso diffidare delle percezioni di Haldir, anche se non riusciva a credere che in Boromir ci fosse un lato oscuro. L'anello era perfido. L'uomo voleva usarlo a fin di bene, ma quell'oggetto era l'essenza del male, e non avrebbe servito altri se non Sauron. Si ripromise di controllare Boromir, in modo che non fosse tentato dall'anello, e che non mettesse in pericolo la sua vita e tutta la terra di mezzo. Dopo qualche ora di cammino, Haldir, Legolas e Gilraen decisero di fermarsi per la notte. L'indomani avrebbero raggiunto il cuore di Lothlorien, e incontrato i Signori di quelle terre. Era stato acceso un grosso fuoco, e gli arcieri avevano offerto al gruppo dei pezzi di carne che avevano con loro. Quando ebbero mangiato, Legolas e Haldir si sistemarono accanto al fuoco, parlando amichevolmente, e ridacchiando di tanto in tanto. Gilraen si trovava poco distante, aveva appoggiato la schiena a un albero ed era immersa nei suoi pensieri. Boromir era seduto da solo, intento ad affilare la sua spada. Si interruppe più volte per guardare Gilraen, ma non riusciva a trovare il coraggio per alzarsi e andare da lei. Cosa le avrebbe detto? Che non era il momento di pensare a certe cose, che non era certo dei suoi sentimenti o cos'altro? Scosse la testa fra sé e sé, maledicendo la sua vigliaccheria, e si alzò improvvisamente per andare a raggiungerla. "Forse dovremmo parlarne" mormorò un pò esitante, inginocchiandosi di fronte a lei. Gilraen lo guardò con aria interrogativa, facendo finta di non sapere di cosa stesse parlando, anche se in realtà si aspettava questo momento. Gli sorrise, prima di alzarsi, e gli disse:”Se ti riferisci a quello che ti ho detto prima… è stato uno sbaglio. Ero molto confusa e scossa. E' per questo che ho detto una stupidaggine. Non ti angosciare Boromir. Pensa alla missione. Mi sei stato di grande aiuto e te ne ringrazio. Siamo due compagni, abbiamo il dovere di distruggere l'anello. E questo è tutto. Non mi aspetto niente da te. Non c'è stato niente. Né mai ci sarà. Va a dormire ora”. A quel punto si voltò e prima che l'uomo potesse replicare si allontanò velocemente, sedendosi accanto al fuoco tra Legolas e Haldir. Le era costato molto dirgli quelle cose. Ma era una cosa che andava fatta. Cercò di distrarsi parlando con i due elfi, e ben presto si trovò a ridacchiare insieme a loro. Boromir era l'ultimo dei suoi pensieri. L'uomo rimase immobile per qualche momento, mentre cercava di registrare le parole della ragazza. Poi si rialzò, e non le lanciò che una breve occhiata prima di sistemarsi per la notte. Si stese fra Aragorn e Frodo, ma nonostante la stanchezza non riuscì a prendere sonno. Dal suo giaciglio nella penombra osservò a lungo Gilraen mentre scherzava e parlottava con Haldir, e con suo gran disappunto si ritrovò a combattere con una violenta fitta di gelosia. Strinse i denti e diede loro le spalle voltandosi verso Frodo. Cercò di rilassarsi, ma qualcosa attirò allora la sua attenzione: qualcosa che pur nell'ombra pareva catturare la luce delle fiamme, ipnotizzandolo. L'Anello. La mattina seguente, Legolas notò la stanchezza sul volto di Boromir, e pensò che fosse dovuta a qualche problema tra lui e Gilraen. Si era accorto che dal giorno prima la sua amica si comportava molto freddamente con l'uomo, e sperava che le cose tra loro si risolvessero al più presto. La foresta che attraversarono era bellissima. Il sole filtrava attraverso i rami degli alti alberi, creando meravigliosi effetti di luce. Fu solo quando il sole stava ormai tramontando che giunsero a destinazione; Haldir li guidò attraverso molti flet finché giunsero a delle scale, che si attorcigliavano attorno al tronco del più imponente degli alberi grigi nel Bosco d'Oro. Ai due lati delle scale erano di guardia due Elfi vestiti di bianco, che li lasciarono passare senza una parola. Una volta arrivati in cima si trovarono sotto un baldacchino fatto di rami intrecciati, illuminato dalla luce eterea di innumerevoli lampade d'argento appese un pò ovunque sopra le loro teste. Fu allora che Haldir si congedò, e Signori di Lorien si alzarono dai loro troni per dare il benvenuto ai nuovi arrivati. Scesero fianco a fianco la breve scalinata, avvolti in una luce irreale, fino a fermarsi a pochi passi dalla compagnia. Nessuno dei due parlò per qualche momento, e Dama Galadriel guardò a lungo ognuno di loro. Celeborn guardò sua moglie e poi il gruppo di viaggiatori e disse:”I vostri nemici sanno che siete qui. Ogni speranza di segretezza è svanita” "La vostra missione è sulla lama di un coltello" gli fece eco Galadriel, guardando intensamente prima Frodo poi Aragorn, "Una piccola deviazione ed essa fallirà, per la rovina di tutti." A queste ultime parole posò gli occhi in quelli di Boromir, e vi indugiò per lunghi momenti. L'uomo sostenne il suo sguardo finché vi riuscì, ma chinò infine la testa con le lacrime agli occhi, come oppresso da un grande dolore. "Ma la speranza permane, fin quando la compagnia sarà fedele" riprese la Dama, che stava ora guardando intensamente Gilraen, "Che i vostri cuori non si turbino! Andate ora, e riposate, poiché siete logori dal dolore e dalla molta fatica. Stanotte dormirete in pace." Gilraen fece un bagno, e i Galadhrim le diedero dei vestiti puliti. Stava passeggiando da sola quando vide Boromir. L'uomo sembrava molto triste e sconsolato, così lei gli si avvicinò, e si sedette accanto a lui. “Cosa ti turba?” gli chiese dolcemente, mettendogli una mano sulla spalla in gesto d'affetto. "Ho sentito la voce di lei nella mia testa" mormorò lui, "Parlava di mio padre e della caduta di Gondor.. mi ha detto 'perfino adesso la speranza è rimasta'.." proseguì, per poi scuotere la testa in preda all'amarezza, "..ma non riesco a vederla. E' da molto che non abbiamo più speranza." Distolse lo sguardo in fretta, pentendosi immediatamente di essersi mostrato così vulnerabile ai suoi occhi, e fece il possibile per ricacciare indietro le lacrime. La ragazza si rese conto dello stato d'animo in cui si trovava Boromir. Avrebbe voluto confortarlo ma non sapeva cosa dirgli. Fu quando vide che era sull'orlo delle lacrime che si decise e lo abbracciò stretto, sapendo che era sbagliato, e che avrebbe sofferto ancora di più. “Sono con te Boromir. Non ti lascio solo…” gli sussurrò, carezzandogli dolcemente la schiena in un tentativo di calmarlo. A quel contatto lui chiuse gli occhi, affondando il viso nei capelli di Gilraen, e senza volerlo pianse in silenzio tutte le lacrime che era riuscito a trattenere fino a quel momento. Bastò la sua vicinanza per farlo sentire immediatamente meglio, e mentre la stringeva forte a sé riuscì a mettere da parte tutti gli affanni. Fu allora che gli tornarono alla mente le parole di Galadriel. Dopo avergli preannunciato senza troppe cerimonie la rovina di Gondor la Signora di Lorien aveva aggiunto che una debole speranza era rimasta, per poi spostare le sue attenzioni su Gilraen. E di nuovo su di lui, lunghi momenti dopo. 'Non negare ciò che sente il tuo cuore o profondo sarà il rimorso, e il dono più prezioso perduto per sempre.' Sulle prime non aveva capito a cosa si riferissero quelle parole. Ora che aveva Gilraen fra le braccia il loro significato gli sembrava chiaro come il sole. La ragazza lo sentì piangere, e istintivamente lo strinse ancora più forte a sé. Gli canticchiò una dolcissima canzone in elfico all'orecchio, e sorrise quando lui cominciò a rilassarsi. Le parole di Galadriel le riecheggiavano nella mente. ‘ Combatti per quello che i Valar hanno posto sulla tua via. Ciò che sente il cuore non è mai sbagliato, ma basterà un piccolo errore e perderai tutto. Il male è in agguato, ascolta il corno e tieniti pronta ad agire, o assisterai alla morte del tuo amato'. Il solo pensiero di veder morire Boromir la fece rabbrividire. Sapeva benissimo che la grande dama aveva il dono di vedere il futuro, ma non aveva ben capito come evitare la sua morte. Sentiva un peso sul cuore, nel sapere che la vita di quell'uomo era nelle sue mani. Gli posò un dolce bacio sulla fronte, carezzandogli lentamente i capelli. Avrebbe tanto voluto che lui la amasse quanto lo amava lei. Sapeva che non era possibile, e chiuse gli occhi, per ricacciare indietro le lacrime. Boromir la sentì irrigidirsi all'improvviso, e dopo essersi asciugato in fretta gli occhi si ritrasse per guardarla. "Gil.." sussurrò, la voce carica di apprensione, "Perché stai piangendo?" Lei lo guardò per un attimo, prima di distogliere lo sguardo, poi mormorò:”Non credevo che facesse così male…”. Ma aveva già sbagliato una volta, e non avrebbe commesso lo stesso errore, mostrandosi debole ai suoi occhi. Si alzò lentamente, asciugandosi gli occhi, e poi disse, sorridendo debolmente:”Non devi dirmi niente. Ho capito che non provi quello che… Non è un problema, mi ci abituerò…questa missione prima o poi finirà…”. Detto questo si voltò, e fece per andarsene. Lui la trattenne afferrandola per un braccio, e le si parò di fronte per impedirle di fuggire di nuovo. "Parliamone almeno" disse guardandola intensamente negli occhi, "Non scappare ogni volta" Lei sostenne il suo sguardo per qualche attimo, poi lo abbassò, mormorando.”Parlare di cosa? Io…è la prima volta che mi succede. Tu non mi ami. E questo è tutto. Siamo entrambi adulti. Io sono un guerriero e ho una missione da compiere. Devo concentrarmi su quella. Cos'altro c'è da dire?” "Perché mi hai evitato fino adesso?" replicò lui. L'espressione che aveva negli occhi sembrava ferita, anche se aveva parlato in tono assolutamente calmo. "Sei stata tu a dire che ti eri sbagliata, e hai definito quella frase 'una stupidaggine'.. Non so più cosa pensare, e non riesco a capirti.. Che cosa avrei dovuto fare?" “Io cercavo solo di proteggere me stessa… ti ho evitato perché averti sempre intorno…mi fa stare solo peggio, e ho cercato di distrarmi…Non mi sono mai sentita più vulnerabile in tutta la mia vita…” mormorò lei, sperando di non aver rivelato troppo. "Io non voglio farti soffrire Gil.." disse Boromir dopo averla osservata con attenzione per qualche momento, "Non l'ho mai voluto.." Detto questo la tirò nuovamente a sé per abbracciarla e si abbassò per posarle un dolcissimo bacio sulla guancia, così vicino alla bocca di Gil che al solo ricordo del loro primo e unico bacio l'uomo sentì un brivido corrergli lungo la schiena. E fu solo con grande sforzo che riuscì ad impedirsi di posare le labbra sulle sue. “Io voglio starti vicino. Ma per favore…se i miei sentimenti non sono corrisposti allora…smettila…non abbracciarmi e non baciarmi perché questo non mi aiuta…mi fai stare solo peggio…” gli disse. Gli sfiorò la guancia con la punta delle dita, e gli mise una ciocca di capelli dietro l'orecchio, per poi mormorare, guardandolo negli occhi:”Non sai quanto avrei voluto che le cose tra noi potessero funzionare…” Si allontanò velocemente, non aveva altro da dirgli. E non si voltò a guardarlo. Quella notte nel suo letto non riuscì a prendere sonno. Boromir non riuscì a dormire che un paio d'ore, dopo essere rimasto sveglio a lungo per rimuginare sugli ultimi avvenimenti e sulle parole di Gilraen. Si svegliò poco prima del levare del sole, e dopo essersi alzato facendo attenzione a non svegliare gli altri prese degli abiti puliti dal suo zaino e si allontanò in direzione del fiume. Non riuscendo a dormire, Gil era andata al fiume, dove aveva trovato Haldir. Il capitano era insonne come lei, preoccupato dalla grave situazione in cui versava la Terra di Mezzo. Avevano parlato a lungo, e la ragazza si era ritrovata a raccontargli anche la situazione strana che c'era tra lei e Boromir. I due si erano stesi sull'erba dopo aver fatto un bagno, e aspettavano di vedere l'alba. "Adesso capisco il motivo della tua reazione" disse improvvisamente il Galadhrim lanciandole un'occhiata, "Quando ho detto che in lui c'è qualcosa di oscuro.. Stai in guardia, Gil." “Io non capisco… non mi è mai successa una cosa simile…Ma hai ragione Haldir… devo stare attenta…non posso permettere che certi sentimenti mi offuschino la mente e non mi facciano agire lucidamente…” disse lei risolutamente. Un rumore alle loro spalle li fece sobbalzare. I due rimasero immobili. Quando videro che si trattava di Boromir, il sollievo era evidente sui loro volti. "Gil... buongiorno" disse l'uomo, stupito almeno quanto loro, per poi salutare Haldir con un cenno della testa. Posò su una roccia i vestiti di ricambio che aveva portato con sé e si guardò attorno per un momento, per poi rivolgere nuovamente le sue attenzioni ai due: "Avevo in programma un bagno" disse sorridendo nervosamente, "Non pensavo di trovare qualcuno qui a quest'ora." "Puoi spostarti poco più in là" sorrise Haldir, "Nessuno ti disturberà, hai la mia parola." La ragazza si limitò a guardare l'uomo, lo salutò, ma si impedì di sorridergli. Per qualche momento i due si guardarono intensamente negli occhi, poi Gil distolse velocemente lo sguardo quando arrivò Legolas, che portava con se tre cavalli. “Buongiorno! Sapevo che vi avrei trovati qui!” sorrise l'elfo. “E' il vostro posto preferito… Ho pensato che avremmo potuto guardare l'alba da lassù” disse, indicando una collina poco distante. “Vi andrebbe?” chiese, guardando alternativamente prima il capitano e poi la guerriera. “Mi farebbe molto piacere” rispose Gil, felice di aver trovato un modo per non pensare a Boromir. Almeno per un po'. Il gondoriano le lanciò un'ultima occhiata prima di spostarsi poco più in là e iniziare a spogliarsi. Quando i tre si furono allontanati si tuffò in acqua, maledicendo mille volte la sua stupidità: perché non aveva trovato un pretesto qualsiasi per unirsi a loro? Non gli piaceva l'idea di lasciare Gilraen in compagnia di Haldir. Sapeva che i due si conoscevano ormai da molto tempo ma non riusciva a stare tranquillo, nonostante Legolas fosse con loro; allora si ripromise che appena possibile avrebbe parlato almeno con l'Elfo, se non con Gilraen. Non avrebbe sopportato quella situazione ancora a lungo. "La colazione è pronta, Capitano della Bianca Torre. Vieni a mangiare?" disse la voce di Aragorn dietro di lui. Boromir si voltò a guardarlo e annuì, senza dire niente. "Non avete ancora risolto?" domandò il ramingo, al quale non era sfuggita l'espressione tesa sul volto dell'altro uomo. "No." Aragorn scosse la testa e prese un profondo respiro: si può essere più testardi di così? Tutti nella compagnia sapevano bene che il sentimento che legava Boromir e Gilraen andava oltre la semplice amicizia, solo i diretti interessati sembravano non accorgersene. O più semplicemente non volevano ammetterlo.. "Ti aspetto al campo. Se vuoi più tardi ne parliamo un pò." disse infine, e senza attendere la risposta di Boromir tornò sui suoi passi in silenzio come era venuto. Per tutto il giorno, Gil cercò di non pensare a Boromir. Fu aiutata nel suo intento dalla presenza di Legolas e Haldir, compagni che conosceva da anni, e coi quali aveva trascorso piacevoli momenti nel passato. Il sole spuntò a poco a poco, sorgendo da dietro una collina. L'alba e il tramonto erano spettacoli della natura che la ragazza adorava guardare. L'aiutavano a rilassarsi, e a non pensare a niente. “Che ne dite se domani andiamo a caccia?” chiese ad un tratto Legolas. “Si, va bene…” mormorò Gilraen, troppo intenta a guardare il sole che sorgeva. L'elfo sorrise tra sé e sé. Lui ed Aragorn avevano discusso a lungo della situazione tra Gil e Boromir, e avrebbero cercato di fare il possibile per metterli di fronte alla realtà dei fatti: quei due si amavano. Sperò che anche Aragorn sarebbe riuscito a convincere Boromir a venire. "Una battuta di caccia?" chiese Boromir incredulo, alzando la testa dalla sua colazione per guardare l'altro. Aragorn annuì, prendendo una profonda boccata dalla sua pipa. "Pensavo ti piacessero questo genere di cose." Boromir ancora non sembrava convinto: "Mi piacciono, e molto. Ma sei sicuro che sia il momento adatto per pensare a certe cose?" Aragorn ridacchiò fra sé e sé, e gli lanciò un'occhiata divertita: "A volte capita anche di cacciare per necessità, Boromir. Immagino che a palazzo da te si organizzino battute di caccia per puro divertimento, ma non sempre è così. " A quelle parole Boromir arrossì lievemente per la vergogna, e si concentrò di nuovo sulla colazione. Il ramingo scosse la testa rassegnato, e proseguì: "Questo non significa che non ci divertiremo in ogni caso. Conto di averti nel mio gruppo." Boromir si limitò ad annuire, e quando ebbe finito di mangiare gli Hobbit insistettero affinché riprendesse le sue lezioni con la spada. Aragorn rimase ad osservarli, seduto sulle robuste radici di un albero in compagnia di Gimli. Per tutto il pomeriggio Gilraen, Haldir e Legolas si esercitarono con l'arco. Il capitano aveva fatto provare ai suoi ospiti i leggendari archi dei Galadhrim e Gil rimase particolarmente colpita dalla qualità del materiale col quale venivano costruiti e dal fatto che, nonostante la loro imponenza, erano leggeri e maneggevoli. Quando tornarono verso gli altri, Gil si avvicinò a Merry e Pipino, e gli diede dei biscotti che aveva preso per loro dalle cucine, guadagnandosi un caldo abbraccio e la gratitudine dei due piccoletti. Ad un tratto i suoi occhi incontrarono quelli di Boromir, ma neanche stavolta gli sorrise, distogliendo in fretta lo sguardo. “Che ne dite di andare dagli altri?” chiese Gilraen, rivolgendosi a Legolas e Haldir, e indicando un gruppo di elfi che cantavano poco distante da lì. I due annuirono, e Haldir porse il suo braccio alla ragazza. Legolas lanciò un'occhiata preoccupata prima a Boromir e poi ad Aragorn, prima di raggiungere il gruppo di elfi che sedeva in cerchio e che stava cantando una dolcissima melodia. Il modo in cui Boromir stava fissando Haldir non piacque affatto al ramingo, che andò a sedersi accanto a lui e gli posò amichevolmente una mano sulla spalla. "Sono soltanto amici" lo rassicurò in tono gentile, "Non hai motivo di preoccuparti." Boromir lo guardò in silenzio per un lungo momento, indeciso su come comportarsi, e chinò infine il capo passandosi stancamente una mano fra i capelli. "A quale miraggio dovrei aggrapparmi, Aragorn?" mormorò, "Dimmi.. non l'ho già persa in ogni caso, secondo te?" alzò nuovamente la testa per guardarlo mentre pronunciava queste ultime parole; anche il più piccolo bagliore di speranza era scomparso dai suoi occhi, lasciando il posto a una buia e profonda amarezza. "No, amico mio" rispose dolcemente Aragorn, "Ma temo che la perderai, se continui a negare i tuoi sentimenti." Boromir abbassò di nuovo la testa e sospirò, lo sguardo fisso sul terreno. "Mi spaventa tutto questo" ammise, "E probabilmente se mi conoscesse davvero non le piacerei affatto.." "Sciocchezze." sorrise Aragorn, "Ti conosce meglio di quanto pensi.. e le piaci comunque. Direi che è un ottimo inizio" Il gondoriano scosse la testa, sorridendo suo magrado: "Quanto vorrei riuscire ad essere ottimista come te.." Aragorn sospirò e scosse la testa rivolto a Legolas, seduto con gli altri Elfi, che lo stava guardando con aria ansiosa. Era giunto il momento di prendere seri provvedimenti. Più tardi quella sera, quando tutti erano già andati a dormire, Legolas si avvicinò ad Aragorn, che fumava la pipa da solo. Il ramingo lo stava aspettando. “Cosa credi che dobbiamo fare con quei due?” chiese Legolas, un tono grave nella voce. "Costringerli a trascorrere un pò di tempo insieme, tanto per cominciare." rispose l'altro, "Hai detto della battuta di caccia a Gilraen?" L'elfo annuì e disse:”Ha detto che verrà. E tu hai convinto Boromir?” e poi continuò:”Sei sicuro che quei due accetteranno?” "Sì, Boromir ci sarà. Avremo lui e Gil nel nostro gruppo, e non sarà difficile lasciarli soli.. Haldir è con noi?" “Si. Adesso andiamo a dormire, domani dovremo svegliarci presto” rispose l'elfo. Gilraen stava dormendo nel suo giaciglio, a pochissima distanza da Boromir. Continuava a guardare le stelle, incapace di dormire. Il pensiero tornava sempre all'uomo addormentato accanto a lei. Si girò a guardarlo. Era girato in modo da darle le spalle, e questo l'aveva ferita ancora di più, era come se lui volesse evitare anche solo di posare gli occhi su di lei. Nemmeno lui stava dormendo. Sospirava e cambiava spesso posizione, evitando sempre di guardare verso di lei. Si stava forse prendendo gioco di lei? Perché continuava a lanciarle quelle occhiate… ad abbracciarla, quando poi non l'amava, e nemmeno voleva darle una possibilità? Sospirò profondamente, e poi riportò lo sguardo sul cielo stellato, cercando di dimenticare le sue pene. Boromir sembrava aver finalmente trovato la posizione giusta. Rimase immobile per qualche minuto, ascoltando il respiro di Gilraen. Solo il pensiero di averla così vicina lo faceva impazzire: avrebbe voluto addormentarsi abbracciato a lei, baciarla, stringerla forte per tutta la notte.. e forse avrebbe potuto farlo davvero, se solo non fosse stato così stupido. In un accesso di coraggio si voltò improvvisamente, ben deciso a parlarle, anche se in realtà non sapeva neanche lui cosa le avrebbe detto. "Gil" iniziò, solo per bloccarsi all'istante quando due splendidi occhi luminosi si posarono nei suoi. "...io... buonanotte." e così dicendo si stese di nuovo, facendo bene attenzione ad evitare il suo sguardo. Stupido. Stupido, stupido, stupido. Si addormentò dopo poco, mentre ancora si ripeteva che era solo uno stupido.
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