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Al cuore non si comanda
Capitolo 24 “Aspettami!” “Dai mamma! Voglio vedere il tramonto da lassù!” Gilraen spronò il cavallo a un galoppo forsennato, raggiungendo sua figlia. Mentre guardavano il tramonto non potè evitare di pensare che era diventata bellissima. Alla soglia dei diciassette anni, Elenath era una ragazza alta e slanciata, i lunghi capelli corvini che le incorniciavano il viso e gli occhi di un verde smeraldo che avevano stregato più di un uomo. Di carattere forte e testardo, Elenath era l'unica che riusciva a tenere testa a suo padre, con grande disappunto di Boromir. Sorridendo tra sé e sé, Gil ripensò a quant'era geloso di sua figlia, al modo in cui controllava sempre se qualcuno la stesse guardando troppo insistentemente. Boromir non si smentiva mai, nonostante sua figlia non fosse affatto interessata agli uomini, lui la teneva sotto una costante sorveglianza, cosa che l'indispettiva ancora di più, e la portava a disobbedire di continuo. Ogni volta che litigava con suo padre, Elenath andava da suo zio Faramir, col quale passava ore a leggere, o da sua madre, con la quale faceva interminabili galoppate. Quando tornarono a palazzo, Gil si sentiva tutta indolenzita. “Sono diventata troppo vecchia per certe cose…” mormorò, con una punta di dispiacere. “Non dire certe cose, mamma!” la rimproverò Elenath. “Sei una delle cavallerizze più brave che io abbia mai visto!” “La più brava sei tu” rispose lei, baciando la guancia della figlia e augurandole la buonanotte. Tornata in camera sua, Gil vi trovò Faramir, e gli sorrise. “Sono a pezzi…avrei bisogno di un massaggio alla schiena…” Lui ridacchiò, e le fece cenno di sedersi sulle sue ginocchia. "Mi offro volontario" disse allegramente, "E con immenso piacere!" Rivolgendogli uno sguardo carico di gratitudine, Gil sedette sulle sue ginocchia, chiudendo gli occhi mentre lui la massaggiava, sentendo man mano i muscoli che si rilassavano. “Valar…ne avevo proprio bisogno…” mormorò ad un tratto. "Va meglio, sì?" sorrise lui salendo di nuovo a massaggiarle le spalle, "Dovresti togliere la tunica" aggiunse ridacchiando, "Intralcia il mio lavoro .." Sorridendo, lei fece come lui le aveva chiesto, stiracchiandosi e lasciando cadere la tunica sul pavimento. “Sono diventata troppo vecchia per galoppare come una matta nei boschi per ore…” "Mmmh.. non direi. A me sembri decisamente in forma" disse Faramir con aria pensosa, per poi mordicchiarle scherzosamente una spalla e aggiungere sorridendo: "Beh, almeno ieri notte, che io ricordi, lo eri.. senza ombra di dubbio." “Stai diventando pericolosamente come Boromir, lo sai questo?” ridacchiò lei scuotendo la testa. "Che significa pericolosamente ?" domandò lui, facendo il possibile per fingersi offeso. "E comunque non mi sembrava ti dispiacesse.. ma può darsi che mi sbagli." Ridacchiando, lei si girò a guardarlo per un attimo. “Infatti non mi dispiace…” sussurrò contro le sue labbra, prima di catturarle in un lungo bacio. "Neanche a me.." sussurrò lui quando si ritrasse, "Ma ho tutte le intenzioni di dimostrarti che posso fare di meglio." “Vediamo allora…” gli rispose lei sorridendo con un'espressione birichina sul volto. Faramir non se lo fece dire due volte, e dopo averla fatta sedere sul divanetto si inginocchiò davanti a lei, sorridendo, mentre si occupava di sfilarle gli stivali e i pantaloni. Lei rimase a guardarlo con aria di sfida, e poi lo tirò a sé facendolo sedere accanto a lei, e baciandolo con passione, dopo avergli lanciato un'occhiata carica d'amore. "Non dovevo essere io a dimostrare qualcosa a te?" mormorò lui sorridendo con aria da monello, e senza troppe cerimonie scivolò giù dal divanetto per stendersi sul tappeto, tirandola con sé.. La fece stendere sulla schiena e le portò le mani sopra la testa, intrecciando le dita con le sue, e si stese su di lei reclamando con urgenza le sue labbra. “Ti amo…” mormorò lei, perdendosi nel blu dei suoi occhi, arrendendosi al suo volere. "Dimostramelo..." ridacchiò lui, "Potresti liberarmi da questi scomodissimi vestiti, tanto per cominciare. Te ne sarei davvero grato.." Lasciandogli le mani lei gli slacciò lentamente la tunica, e poi la fece scivolare oltre le sue spalle. Dopo un'occhiata birichina gli sfilò anche i pantaloni e quando ebbe finito rimase a guardarlo con un sopracciglio sollevato, in attesa di vedere cos'aveva in mente. Faramir si stese di nuovo sopra di lei, appoggiandosi sui gomiti ai lati della testa di Gilraen, e le sorrise. "Stai comoda?" mormorò, e così dicendo iniziò a strofinare lentamente il bacino contro il suo, mentre si abbassava per baciarla di nuovo. Gil gemette piano contro la sua bocca, deliziata dal lento movimento dell'uomo. Quasi inconsciamente aveva preso a carezzargli i capelli e la schiena, sentendo i muscoli guizzare sotto il suo tocco. Quando le loro labbra si separarono Faramir spostò le sue attenzioni sul collo e sulle spalle di Gilraen, sfiorandola dolcemente con le labbra e indugiando di tanto in tanto a baciarla con altrettanta dolcezza, mentre le accarezzava i capelli, senza smettere di muoversi piano su di lei. Inconsapevolmente, Gil sorrise a quel contatto. Quando voleva Faramir sapeva essere dolcissimo, e quel contatto glielo dimostrava ancora una volta. "Ti amo.. ti amo da morire.." le sussurrò lui all'improvviso, alzando la testa per guardarla negli occhi. La osservò per qualche momento alla luce del camino e delle candele, e non riuscì ad impedirsi di sorridere: la conosceva ormai da lunghi anni e da lunghi anni era iniziata la loro storia, ma più passava il tempo e più sentiva di amarla perdutamente. “Ti amo anch'io…” gli sorrise lei, lanciandogli uno sguardo che espresse tutto il suo amore, e che valeva più di mille parole. All'inizio della loro storia tutto sembrava complicato, ma dopo tanti anni lei e i due fratelli avevano trovato equilibrio e stabilità, e si ritagliavano i loro spazi senza escludere l'altro. "Non trovi anche tu che il nostro rapporto sia decisamente migliorato con il tempo?" mormorò Faramir sorridendo con aria birichina, mentre entrava lentamente dentro di lei e si abbassava a mordicchiarle entusiasticamente il lobo, salendo di tanto in tanto per dedicare le sue attenzioni alla delicata punta dell'orecchio di Gilraen. Ogni volta che le toccava la punta dell'orecchio, la donna quasi gridava dal piacere. Era il punto più sensibile del corpo di un elfo, cosa imparata subito dai due fratelli. Cominciò a muoversi seguendo il suo ritmo, intrecciando le mani tra i suoi capelli, il respiro affannoso. Quando sentì che Gilraen si stava ormai avvicinando al limite Faramir aumentò improvvisamente il ritmo, e prese a succhiarle con foga la punta di un orecchio mentre accarezzava l'altra, ben cosciente dell'effetto che le sue attenzioni avrebbero avuto su di lei. Un istante dopo Gil tremò con violenza, inarcando la schiena e gli morse una spalla per reprimere un grido, scossa dai brividi causati dall'intenso piacere. "Ti amo" sussurrò lui sorridendo, e la strinse forte carezzandole i capelli, aspettando che il battito del suo cuore e il suo respiro si calmassero. “Ti amo anch'io” mormorò lei dopo qualche momento, baciandogli dolcemente le labbra e stringendolo a sé. "Spero che vorrete permettermi di accompagnarvi fino al vostro letto, adorabile fanciulla" sorrise Faramir, mentre si alzava con cautela e la aiutava a fare lo stesso, tirandola immediatamente fra le sue braccia. “Ma certo, considerando il fatto che il letto è anche vostro!” ridacchiò lei, baciandogli le labbra e prendendogli la mano, per poi avviarsi al letto. Quando Gilraen si fu sistemata Faramir si premurò di coprirla, e si rannicchiò vicino a lei come d'abitudine, un sorriso contento sulle labbra. “Credi che Boromir verrà a dormire questa notte?” chiese lei ad un tratto. “Non lo vedo da questa mattina…” "Credo sia ancora nel suo studio" mormorò Faramir, "So che in questi giorni ha un bel pò di lavoro, e che ha tutte le intenzioni di finire prima possibile. Spero che decida di dormire almeno un pò.." Nei giorni seguenti, quando Boromir ebbe terminato il suo lavoro amministrativo, tutti e cinque decisero di andare a Lothlorien. Il viaggio fu relativamente tranquillo, e una volta nel Bosco d'Oro ebbero un'accoglienza regale da parte di Lady Galadriel e Lord Celeborn. Dovettero abituarsi a stare sui flet. Ne erano stati preparati uno per Gilraen e Boromir, accanto a quello di Faramir, uno per Gawain, e uno un po' distante per Elenath, dal quale poteva ammirare un'immensa prateria con i cavalli al pascolo. "Dov'è sparito Faramir?" domandò Boromir con aria rassegnata, "L'ho visto poco fa che vagava con il naso per aria e chissà dove si è cacciato.. Haldir ha detto che sarà qua fra poco, vorrà dire che andremo senza di lui." Nel suo flet, Elenath si stava guardando ancora attorno, quando sentì qualcuno bussare alla porta. Quando andò ad aprire vide un elfo del quale ricordava il viso ma non il nome. “Il mio nome è Rumil” disse lui, come se le avesse letto nel pensiero.“Non ti ricordi di me, vero?” le chiese, un ombra di divertimento nella voce. “No…” mormorò lei, presa alla sprovvista. “Sono il fratello minore di Haldir, ci siamo visti una volta, ma tu eri molto piccola e probabilmente non ricordi…” Improvvisamente i ricordi affiorarono alla mente di Elenath. Ricordava quell'elfo dagli occhi vivaci, che era rimasto in disparte per tutto il tempo. Gli sorrise e sollevò un sopracciglio quasi a chiedergli il motivo per cui era lì. “La mia Signora ti manda questo vestito, spera che sia di tuo gradimento e che tu lo indossi al ballo questa sera” disse l'elfo. Ancora una volta lei lo guardò sconcertata. Sembrava che le leggesse nella mente. Prese il vestito che le stava porgendo, ed entrò all'interno appoggiandolo su una poltrona. Quando si girò quasi gridò dallo spavento, trovandosi l'elfo direttamente dietro di lei. “Non ti ho sentito entrare” mormorò. “Mi dispiace di averti spaventata” si scusò subito Rumil, rendendosi conto che i suoi modi dovevano sembrarle quantomeno bizzarri. “Volevo chiederti se posso avere l'onore di accompagnarti al ballo questa sera” Lei rimase interdetta per un attimo, poi lo guardò negli occhi, e decise che le piaceva. “Ne sarei molto felice” rispose con un sorriso. “Bene! Passerò a prenderti più tardi!” disse lui entusiasticamente, sfiorandole il dorso della mano con le labbra e facendole un inchino prima di uscire dalla stanza. Rimasta sola, Elenath sorrise tra sé e sé. Si, quell'elfo le piaceva molto. Faramir fece ritorno al flet che gli era stato assegnato poco più tardi, e si cambiò in fretta e furia prima di bussare da Gil e suo fratello. "Sono pronto!" annunciò allegramente. “Dove sei stato?” gli chiese Gil, sorridendogli e prendendo il braccio che le aveva cavallerescamente offerto. "In giro" sorrise lui, "E' bellissimo questo posto.. credo che non mi spiacerebbe affatto viverci." In quel momento qualcuno bussò, e un sorridente Haldir fece capolino nella stanza. Sorridendo a quella vista, lei s'incamminò insieme all'elfo, che avvisò che gli altri li avrebbero raggiunti direttamente al ballo. I due fratelli rimasero immobili per un momento, mentre li guardavano allontanarsi. Scambiarono una breve occhiata e Boromir ridacchiò, offrendo teatralmente il braccio all'altro con un inchino. Una volta arrivati, salutarono cerimoniosamente i Signori di Lorien, e gli furono offerti dei calici di dolcissimo vino ambrato. Gil quasi si strozzò quando vide Elenath che ballava con Rumil. Lanciò un'occhiata ad Haldir e poi tornò a osservare i due ragazzi. Sembravano divertirsi molto, gli occhi che brillavano di una particolare luce che Gil avrebbe sempre riconosciuto immediatamente. Non aveva niente in contrario, ma pensò che Boromir non l'avrebbe presa affatto bene. L'uomo stava parlando con il fratello, ma aveva lo sguardo fisso sui due e un sopracciglio sollevato in maniera poco rassicurante, sintomi che Faramir riconobbe all'istante. Seguendo il suo sguardo vide Elenath ballare con Rumil. Capì immediatamente, e lanciò un'occhiata divertita a Gilraen, sorridendo. Lei rispose al sorriso, e si avvicinò al marito, catturando le sue labbra in un bacio e tirandolo in pista per ballare, ovviamente lontano dalla coppia in questione. Elenath non si era mai divertita tanto in vita sua. Quell'elfo era così galante, spiritoso, brillante, le aveva fatto dimenticare tutto il resto, le sembrava che esistessero solo loro due, la faceva sentire al centro del mondo. Rumil dal canto suo la guardava quasi con venerazione. Lei era una creatura stupenda, non ne aveva mai viste di più belle, e per di più era divertente e adorava i cavalli e i boschi, come lui. La serata si era rivelata meglio di quanto avesse previsto, e si erano organizzati per una cavalcata la mattina seguente. Boromir non disse una parola mentre facevano ritorno al flet, ma si limitò a lanciare occhiatacce occasionali a Rumil. Il fin troppo premuroso Elfo si era offerto di riaccompagnare Elenath, e la cosa non piacque per niente al gondoriano. Una volta arrivato al suo flet lo salutò con un semplice cenno della testa e con un 'buonanotte' assolutamente atono. Elenath e Rumil continuarono a camminare, fino a raggiungere il flet della ragazza. “Credo di non piacere affatto a tuo padre” ridacchiò lui sulla soglia. “Non preoccuparti, si comporta sempre così, la mamma dice che la gelosia ormai fa parte di lui!” rispose lei ridacchiando a sua volta. I due parlottarono ancora un po', e quando si congedò Rumil la baciò leggermente all'angolo della bocca, sussurrandogli una dolcissima buonanotte in elfico. Quella notte Elenath pensò a lui. Non era mai stata baciata, e ancora riusciva a sentire il suo profumo, e la morbidezza delle sue labbra. Anche Rumil pensò a lei. E si chiese se fosse possibile che dopo migliaia di anni avesse trovato la sua anima gemella. "Non mi piace" brontolò Boromir scuotendo la testa mentre toglieva gli stivali, "Non mi piace per niente." "Credo che l'abbia notato anche lui" ridacchiò Faramir, "L'hai praticamente incenerito con lo sguardo." Scosse la testa a sua volta, e guardò Gil sorridendo. "Tu cosa ne pensi?" “Lo conosco e so che non le farebbe mai del male, se è quello che vi preoccupa…” rispose, e quando notò l'espressione sul viso del marito non potè fare a meno di ridacchiare e scuotere la testa. Gli si avvicinò da dietro, abbracciandolo stretto e poggiando la testa sulla sua schiena. “Non intendi dargli nemmeno una possibilità?” "Non ho detto questo" sospirò Boromir, "Dico solo che Elenath è troppo giovane, e non dovrebbe pensare a cose del genere." “Ha quasi diciotto anni” spiegò lei. “E non ha mai mostrato interesse per certe cose. Credo che sia normale che cominci a guardarsi intorno, e che sia grande abbastanza per decidere della sua vita…” "Ho già ricevuto e rifiutato diverse proposte di matrimonio per lei" disse Boromir, "..proprio perché voglio che sia lei a decidere il suo futuro. Ma rimango della mio opinione. E' troppo presto." “Lasciala scegliere…lascia che sia lei a decidere della sua vita…” sussurrò lei contro il suo orecchio, mentre gli carezzava sensualmente il petto e i capelli. Le convinzioni di Boromir iniziavano evidentemente a vacillare, poiché esitò per qualche momento prima di voltarsi a guardarla e rispondere, dopo aver sospirato profondamente. "Che dimostri quanto tiene a lei" disse, "..e acconsentirò.. Ma di un eventuale matrimonio non se ne parla per almeno un anno, sia chiaro." “Oh, amore mio… ma se si sono appena conosciuti! E tu parli già di matrimonio!” ridacchiò lei, scambiando un'occhiata divertita con Faramir. Quando vide il disappunto sul volto del marito, non gli diede tempo di replicare perché lo baciò appassionatamente, stringendosi a lui. "Beh.. credo che mi ritirerò educatamente nel mio flet" ridacchiò Faramir, "Ci vediamo domani." "Buonanotte fratellino." Quando Faramir fu uscito Boromir guardò la moglie, incrociando le braccia davanti al petto, e rimase in attesa. Sorridendo con aria birichina, infilò la sua veste da notte, senza guardarlo, pur sentendo il suo sguardo su di lei. “Non sei stanco?” chiese, dopo essersi infilata sotto le coperte, dandogli le spalle. Invece di rispondere Boromir pensò bene di spogliarsi del tutto e ragiungerla sotto le coperte, abbracciandola da dietro. "Ti diverti un mondo a provocarmi, non è vero?" le mormorò in un orecchio, e ne tracciò il contorno con la lingua mentre le sollevava la veste da notte, premendosi contro la sua schiena. “Si…” sussurrò lei sorridendo, muovendo il bacino per strofinarsi contro di lui, gli occhi chiusi e un'espressione insieme divertita e felice sul volto. "L'ho notato.." mormorò lui chiudendo gli occhi, il respiro già affannoso. Dopo aver cercato senza successo di reprimere un gemito iniziò ad accompagnare i suoi movimenti, e le scostò i lunghi capelli su un lato per poi gettarsi avidamente sul suo collo. Qualche momento dopo, Gil lo sentì entrare completamente dentro di lei, e non riuscì a reprimere un gemito. Appoggiando la schiena contro il suo petto, scostò il collo di lato, per dargli un più facile accesso, e chiuse gli occhi, sospirando di tanto in tanto. Boromir iniziò a muoversi lentamente, afferrandole d'istinto entrambi i seni con le mani, senza smettere di baciarla e mordicchiarla sul collo e sulle spalle. Aumentò gradualmente il ritmo, e pensò bene di salire per dedicare le sue attenzioni all'orecchio della moglie, ansimando e cercando disperatamente di soffocare i gemiti. Non riuscì ad impedirsi di sorridere quando la sentì tremare e trattenere il respiro, e si mosse con maggiore intensità per qualche momento, stringendola a sé, per poi fermarsi del tutto all'improvviso. "Ti adoro" sussurrò, un momento prima di salire a mordicchiarle con entusiasmo la punta di un orecchio. Nel frattempo prese a carezzarle lascivamente i seni, ma ancora non si mosse. “Boromir…ti prego…” mormorò lei, quasi implorandolo di continuare, bruciando di desiderio per lui. "Mi stai forse implorando?" sussurrò lui sorridendo con aria birichina, "Non posso provocarti un pò anch'io, di tanto in tanto?" Senza smettere di accarezzarla si strinse ancora di più a lei, facendo aderire il petto alla sua schiena, e per qualche momento dedicò tutte le sue attenzioni all'orecchio di Gilraen, rabbrividendo ad ogni suo gemito. Quando infine tutta la tensione accumulata gli sembrò insopportabile riprese a muoversi lentamente, chiudendo gli occhi in estasi. "Oh Valar, Gil.." mormorò, "Non sai quanto ti amo.." “Credo di saperlo bene…perché anche per me il tuo amore è la cosa più importante nella mia vita” mormorò lei in risposta. Si scambiarono tenerezze a lungo, finchè non raggiunsero entrambi il piacere. Fu a quel punto che lei si girò e affondò il viso contro il suo petto, inalando il profumo della sua pelle, e baciandolo delicatamente. Boromir sorrise ad occhi chiusi, e dopo averle mormorato per l'ennesima volta tutto il suo amore scivolò nel sonno quasi senza rendersene conto. La mattina seguente era decisamente molto presto quando un trafelato Gawain irruppe nel flet dei genitori, ma si fermò di colpo sulla porta con aria colpevole quando vide che entrambi stavano ancora dormendo. Gil si strofinò gli occhi, insonnolita, alzandosi su un gomito. “Che succede?” gli chiese, preoccupata. "Vorrei tanto saperlo anch'io.." mormorò il ragazzo, ancora sulla porta. "Ho visto Elenath allontanarsi tenendo per mano un Elfo e.. ho pensato che fosse il caso di mettervi al corrente." Ad un tratto Gilraen fu presa da una rabbia incontrollata. Guardò duramente suo figlio, sapendo che aveva messo nei guai sia sua sorella, sia Rumil. “Da sempre ho cercato d'insegnarti i valori che ho sempre considerato importanti. Venendo qui credi di aver aiutato tua sorella? Per i Valar, è la tua gemella!” Scuotendo la testa con disapprovazione, si alzò e vestendosi velocemente. “A quanto pare l'unica cosa che hai imparato in diciassette anni è essere testardo, geloso e con una mentalità chiusa. Esattamente come tuo padre!” Uscì dalla stanza che ancora tremava, e mentre camminava furiosamente nel bosco si scontrò con Faramir. “Scusa…” mormorò, passandosi stancamente una mano sul viso. “Ho cercato di fargli capire che è sempre bene seguire il proprio cuore. Io voglio che Elenath sia felice, e se lei lo è con Rumil, per me non è un problema. Ho convinto Boromir a non prendere decisioni affrettate ieri sera. E stamattina Gawain è venuto a dire che l'ha vista che si teneva per mano con ‘un'elfo'… Non oso immaginare la reazione di Boromir. Sul volto quel ragazzo aveva la sua stessa espressione cocciuta, a volte non capisce… ha gli stessi atteggiamenti che mi mandano in bestia di suo padre…” Con un sospiro, appoggiò la schiena a un tronco, pensando. Se Boromir avesse fatto qualche pazzia, lei sarebbe rimasta a Lorien con sua figlia. Faramir non disse nulla, limitandosi ad abbassare lo sguardo con aria pensosa e incrociare le braccia davanti al petto. Boromir non arrivò che pochi momenti dopo, e senza la minima esitazione raggiunse Gilraen a passi veloci. Quando si fermò davanti a lei prese un profondo respiro, guardandola negli occhi. "Come hai potuto trattarlo così?" “Non avevo alcun dubbio che lo avresti difeso così, lo hai sempre fatto…e non cambierai mai!” Rispose duramente lei, senza arretrare, sostenendo il suo sguardo con aria di sfida. “Gawain deve crescere…quando lo capirai? Quando noi non ci saremo più potrà contare solo su sua sorella, sulla sua gemella. Se non impara a trattarla con rispetto, e a comportarsi da uomo non andrà lontano! E fare la spia ai genitori non è un comportamento che credevo di avergli insegnato…” “Osa intralciare la felicità di tua figlia, o torcere un capello a Rumil, e ti giuro che non mi rivedrai mai più. Mai più” sibilò lei, prima di sparire tra gli alberi con la sua solita velocità, senza voltarsi indietro, nemmeno quando sentì la voce di Faramir che la chiamava. Aveva bisogno di stare sola. Prese il suo cavallo e galoppò verso il confine nord, dove c'era il flet nascosto che aveva diviso con Haldir. Quando vi arrivò, legò la sua cavalcatura e si arrampicò sull'albero. Quasi gridò dallo spavento quando vide che Haldir era all'interno. L'Elfo la aveva sentita arrivare, e si limitò a sorriderle con aria divertita. Sospirando, lei andò a sedersi accanto a lui, e rimase in silenzio per un po'. “Non credevo ci venissi ancora” disse ad un tratto. “Mi mancava questo posto…solo io e te ne conosciamo l'esistenza e così sapevo di poter stare un po' in santa pace…” "Ci vengo ogni giorno" rispose lui, affrettandosi per cambiare argomento: "Ci sono problemi?" Sapendo di potersi fidare di lui, Gil gli spiegò cos'era successo, e terminò scuotendo la testa, persa nei suoi pensieri. “Ha sempre tenuto molto a lui, forse troppo…viziandolo e a volte trascurando Elenath…e adesso che lei può essere felice…Io la vedo a palazzo, sai? Me ne accorgo di quant'è infelice rinchiusa in quelle mura. Mi fido di Rumil so che non la farebbe soffrire…devono solo evitare di fare il nostro stesso sbaglio” "Senza dubbio Rumil non la farebbe soffrire" disse Haldir con aria pensosa, "E senza dubbio Elenath sarebbe felice qui.. ma credi che Boromir acconsentirebbe?" “L'ho già avvisato. Non torno a casa con lui se non lascia libera nostra figlia di scegliere il suo destino da sola…” rispose lei, con fredda determinazione. Poggiò la testa sulla spalla dell'amico,e rimasero lì per un tempo indefinito, a parlare del passato, e della nuova coppia. Sembrava che il passato volesse tornare a vivere attraverso Rumil ed Elenath. Quando scese la sera, Gil si rese conto che non aveva fame, e che non voleva tornare da Boromir, sapendo che ci sarebbe stata una furiosa litigata, o il suo ostinato silenzio. “Non voglio tornare da lui…non ho voglia di litigare, o sopportare quegli sguardi, quei silenzi…” "Starà in ansia se non ti vede tornare. Ti accompagno io, andiamo.." disse dolcemente Haldir, che poi si alzò e le porse il braccio sorridendo per incoraggiarla. Camminarono in silenzio, e quando arrivarono alle stalle sistemarono i cavalli, e poi si avviarono, ancora a braccetto, al flet di Gil. Boromir era seduto all'esterno, e li guardava mentre si avvicinavano. Haldir e la donna si augurarono affettuosamente la buonanotte, prima di separarsi. Gil sospirò ed entrò nella stanza, togliendo il mantello e gli stivali. Qualche momento dopo Boromir la seguì, e rimase ad osservarla mentre si spogliava. "Ho parlato con loro" esordì, "Questa mattina." Lei si girò a guardarlo, in attesa, senza proferire parola, le braccia incrociate sul petto. "Mi aspettavo un pò più di entusiasmo" commentò lui mentre si sedeva su una poltroncina di fronte alla moglie. "Ho fatto quello che volevi tu, in fondo. Abbiamo parlato civilmente, Rumil può confermare." “Non devi fare quello che voglio io, ma quello che credi sia giusto” disse lei, fissandolo. "Si tratta della sua vita, non della mia. L'hai detto anche tu, se non sbaglio." disse Boromir dopo qualche momento, "Che sia lei a decidere. Ma non acconsentirò a un matrimonio e neanche a una convivenza prima dei suoi diciotto anni. Vorrei che questo fosse chiaro." “Come vuoi tu” rispose lei stancamente, per poi uscire e andare a bussare alla porta di Gawain. Si scusò col figlio, benché sapesse che non aveva sbagliato del tutto, e poi andò da Faramir. Quando le aprì la porta gli rivolse un debole sorriso prima di parlare. “Posso dormire qui? Te ne prego…sono stanca e non ho voglia di fare altre discussioni…” Sapeva che il suo tono era implorante, ma era troppo stanca per curarsene. Lui annuì e si fece da parte per farla entrare, senza chiedere niente. Immaginava il motivo delle discussioni, e pensò che fosse meglio evitare l'argomento. “Grazie… gli sussurrò lei, entrando nella camera. Faramir sembrava capire sempre il suo stato d'animo, e le era veramente grata per il fatto che lui non l'assillasse con domande inutili. Si svestì velocemente, infilandosi sotto le coperte, rannicchiandosi su sé stessa. Lui la raggiunse qualche momento dopo e la abbracciò stretta, carezzandole i capelli e offrendole in silenzio il suo conforto. “Ti amo…” mormorò lei, prima di cadere in un sonno profondo. |
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