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Al cuore non si comanda
Capitolo 23 Qualche giorno dopo, a Gilraen era stato permesso di fare qualche passo fuori dalla sua stanza da letto, sempre accompagnata da Legolas o Haldir. I due elfi le avevano dato delle erbe per non correre il rischio di avere un'altra gravidanza, e le avrebbero insegnato a cercarle, perché ne avrebbe avuto bisogno. I bambini crescevano in fretta, troppo in fretta secondo lei, che passava il tempo a coccolarli. Quando tornò in camera, cominciò ad allattare Elenath, mentre una balia le teneva Gawain. "E' permesso?" domandò un sorridente Faramir quando fece capolino nella stanza, guardando alternativamente i due piccini. "Non vorrei mai disturbare il pranzo di questi due tesori." “Oh, non disturbi mai, entra pure!” sorrise lei. “Piuttosto potresti dare il cambio a Wren e prendere tu Gawain mentre io finisco con Elenath…ti va?” "Certo che mi va!" Quando la balia fu uscita dalla stanza si sedette al suo posto con il bimbo in braccio, e lo osservò sorridendo per qualche momento prima di voltarsi a guardare Gilraen. "Questo giovanotto cresce a vista d'occhio!" “Crescono troppo in fretta, se vuoi il mio parere!” ridacchiò lei. “Ma avrà preso tutto dal papà, credo sia ansioso di diventare grande e forte come voi!” Dopo aver sistemato Elenath in braccio a Faramir, Gil cominciò ad allattare Gawain, guardando alternativamente Faramir e la bimba che gli sorrideva con l'aria soddisfatta. Il ragazzo sembrava piuttosto assorto nell'osservare una manina della bimba, sorridendo fra sé e sé, e non notò gli sguardi di Gilraen. "Sono così piccoli che ho quasi paura di romperli" mormorò, "E ancora non mi sembra vero.." “Non sembra vero nemmeno a me…sono bellissimi…e li abbiamo creati noi…sembra quasi incredibile” rispose lei. Guardando ancora Faramir e la bambina, Gil non potè fare a meno di sorridere alla dolcezza di quella scena. Lui ridacchiò quando Elenath sbadigliò e chiuse gli occhi stringendo il suo dito nella manina, con un'espressione assolutamente serena sul visino roseo e paffutello. "E' assolutamente adorabile" disse sorridendo, "E molto più tranquilla del fratello, che ieri notte non mi ha fatto chiudere occhio!" “Questa notte perché non vi lasciate aiutare da me? Posso farcela, davvero!” disse lei. Non la facevano assolutamente muovere. Di notte quando le balie non c'erano si occupavano loro dei bambini, nonostante fossero esausti dopo una giornata di lavoro. "Non se ne parla" rispose lui scuotendo la testa, "Tu devi solo pensare a riposarti e a rimetterti in forma. Ti assicuro che ce la stiamo cavando piuttosto bene." Detto questo ridacchiò, guardandola con aria divertita: "Senza contare il fatto che Boromir questa notte sarà certamente fresco e riposato, dal momento che sta letteralmente dormendo sulla scrivania. Aragorn non ha avuto il coraggio di svegliarlo." “Oh, Valar! Boromir dorme sulla scrivania?” chiese lei con aria estremamente sorpresa. Sapeva quanti sacrifici stavano facendo per lei, e il fatto che suo marito si fosse addormentato mentre lavorava denotava la sua immensa stanchezza , in condizioni normali non l'avrebbe mai fatto. "Puoi controllare di persona, se non ci credi" rispose Faramir ridacchiando, "Ti assicuro che è davvero una scena degna di essere vista." Non appena ebbe finito con Gawain, lo lasciò alle cure di Faramir, e si avviò con passo deciso verso lo studio di Boromir. Aprì silenziosamente la porta e lo trovò con la testa appoggiata sulle braccia, che dormiva beatamente. Gli si avvicinò in silenzio e gli spostò i capelli dal viso, posandogli tanti piccoli baci sul viso, fino a quando lui non aprì gli occhi. “Buongiorno, mio guerriero. Perché non vieni di là e ti stendi un po'? Te ne prego…” mormorò, continuando a carezzargli il viso e i capelli, un'espressione di amore incondizionato sul viso. Boromir si stava ancora strofinando gli occhi con aria decisamente addormentata ma annuì, e una volta in piedi abbracciò immediatamente la mogliettina, sorridendo. "Come stanno i piccoli?" “Hanno appena pranzato, e ora sono con Faramir” rispose lei, posandogli un bacio sulle labbra. “Eri dolcissimo quando dormivi, lo sai? Non ti ho mai visto in queste condizioni…perché non vi lasciate aiutare da me questa notte? Sto bene adesso!” "Stai bene perché riposi abbastanza e non ti stanchi inutilmente" rispose dolcemente Boromir, "E continuerai a farlo, perché non voglio ricadute. Non preoccuparti, Aragorn ha offerto la sua collaborazione in caso di bisogno" a quelle parole sollevò un sopracciglio con aria divertita, e aggiunse ridacchiando: "..di certo tre uomini grandi e grossi riusciranno infine a domare il piccolo ribelle, non temere mogliettina." Ridacchiando, lei scosse la testa e lo guidò in camera da letto. Faramir aveva già messo a letto i piccoli, che si erano addormentati. Guidando Boromir fino al letto, Gli sfilò la tunica e gli stivali, prima di aiutarlo ad infilarsi sotto le coperte. “Non protestare…hai bisogno di dormire” gli disse, con un sopracciglio sollevato. “E dovresti dormire anche tu” disse a Faramir. "Vero. Dovresti mettere a letto anche l'altro bimbo, mammina" disse Boromir, guardando il fratello con aria palesemente divertita. Faramir si limitò a scuotere la testa con aria rassegnata, prima di sedere sul letto per togliere gli stivali. “Fareste bene a non prendermi in giro voi due” rispose Gil fingendosi estremamente seccata, per poi ridacchiare con aria da monella. Quando anche Faramir fu a letto, si concesse di stendersi a sua volta, sospirando profondamente. Stava riacquistando le forze ma non voleva esagerare, sapeva bene che le sue condizioni di salute erano ancora precarie. Boromir alzò lo sguardo dal suo lavoro quando sentì il segnale , e ridacchiò fra sé e sé mentre si alzava. Il segnale consisteva in una serie di deboli colpetti sulla pesante porta del suo studio, e significava che una piccola peste di circa quattro anni stava cercando asilo dalle ire della madre dopo l'ennesima marachella. Non fece quasi in tempo ad aprire che Gawain si lanciò nella stanza, andando a nascondersi sotto la scrivania. "Che cos'hai combinato stavolta, piccolo furfante?" domandò una volta richiusa la porta, per poi avvicinarsi al monello e chinarsi guardandolo con aria divertita. Il piccolo si portò goffamente un ditino davanti alla bocca, e lo ammonì a far silenzio con uno 'shhh' appena udibile, che non sortì altro effetto che far ridacchiare ancora di più il gondoriano. Qualche momento dopo, Gilraen fece irruzione nella stanza. “Dov'è?” chiese, guardando suo marito. “Si è infilato nel recinto dove stavano addestrando un cavallo selvaggio. Poteva restare ucciso!” disse, le mani tremanti dalla paura per il pericolo corso da suo figlio. “Oh, lascia stare, tanto continuerai a viziarlo” sbottò, prima di allontanarsi in fretta, e rinchiudersi in camera sua, dove trovò un affranto Faramir. “Sta bene, non preoccuparti. E' andato a nascondersi da Boromir, come al solito” mormorò, prima di lasciarsi cadere pesantemente su una poltrona e passarsi una mano sul viso, cercando di riprendere il controllo di sé. Qualche momento dopo Boromir fece il suo ingresso nella stanza, portando in braccio il pestifero erede, e si inginocchiò davanti a Gilraen facendolo sedere sulle ginocchia. "Scusati con tua madre" lo ammonì, cercando di assumere un tono severo. Il bimbo alzò la testolina per guardarla con aria contrita, ma non sembrava affatto convinto. "Giura solennemente che non farai mai più una cosa del genere, Gawain." insistette Boromir, guardandolo in modo decisamente eloquente. "Lo giuro.." mormorò il piccolo, che sorrise quando vide il padre annuire soddisfatto, e aggiunse: "Posso avere i biscotti che mi hai promesso ora?" A quelle parole Boromir si mise letteralmente le mani nei capelli, e Faramir scoppiò a ridere rumorosamente. "Non doveva essere il nostro segreto?" gemette il gondoriano con aria affranta, lanciando un'occhiata colpevole alla moglie. “Oh…sei incorreggibile…” disse Gil scuotendo la testa, prima di alzarsi e uscire dalla stanza. Trovò Elenath insieme alla sua balia, e notò con un sorriso quanto le stesse bene il completo da cavaliere che le aveva fatto confezionare. “Ti va di fare una passeggiata a cavallo con me?” le chiese “Si!” esultò la bimba, gettandole le braccia al collo e baciandole una guancia. Quando ebbe sellato il cavallo, Gil salì in sella, e uno stalliere aiutò a salire la piccola, che sedette davanti a sua madre, mantenendosi saldamente sull'arcione. Gilraen trottò allegramente nei boschi vicini e ben presto lanciò il cavallo al piccolo galoppo, ridacchiando quando sua figlia le chiedeva di “correre come il vento”. Quella sera a cena Gawain sembrava stranamente tranquillo. Era seduto fra il padre e la sorellina, come d'abitudine, e si comportò in maniera esemplare. Faramir aveva trascorso gran parte del pomeriggio con lui e sembrava essere riuscito a domarlo, almeno momentaneamente. Gil mise a letto Elenath, sistemandole le coperte e baciandole la fronte. “Posso avere un cavallo tutto mio quando divento grande?” le chiese. “Ma certo tesoro…” le sorrise sua madre. “Lo zio Haldir ha detto che me ne regalerà uno speciale che corre tanto…” le confidò lei, con aria orgogliosa. “Non appena sarete un po' cresciuti andremo a trovarlo a Lothlorien, così potrai sceglierlo tu stessa. Ora dormi amore mio…” sussurrò, prima di uscire, lasciando entrare Boromir. Gawain dormiva già esausto. Dopo avergli sistemato le coperte e arruffato i capelli, lei accostò la porta, ed entrò in camera sua, infilando velocemente una veste da notte piuttosto corta, che era la sua preferita. Dopo aver attizzato il fuoco, si stese sul letto, chiudendo gli occhi e sospirando profondamente. Poco più tardi si ritirò in camera anche Boromir. Prima di spogliarsi bussò come d'abitudine alla porta del fratello, che arrivò pochi minuti dopo. I due si stesero ai lati di Gilraen senza una parola, e sembravano entrambi piuttosto pensierosi. "Lo hai viziato terribilmente." esordì Faramir, un leggero rimprovero nella voce. "Non è che un bambino" rispose l'altro, "Ti assicuro che ho viziato moltissimo anche te, e sei cresciuto senza particolari problemi." “Oggi poteva ammazzarsi. Il cavallo si è imbizzarrito e avrebbe potuto schiacciarlo e uccidere anche il suo addestratore. E questo perché non ha imparato ad obbedire. Gli ho detto di non avvicinarsi, ma lui si è limitato a tirar fuori la lingua e correre dentro lo stesso, senza darmi il tempo di riprenderlo. Poi corre da te perché sa che tanto gliela fai passare sempre liscia” spiegò Gil, che si trovava completamente d'accordo con Faramir. “Così non può continuare, Boromir. Spiegami allora perché quando passa un po' di tempo con Faramir torna un bambino modello” "A me dà ascolto" lo difese l'uomo, "E comunque faremo come dici tu, mi basta chiudere qui la discussione." Sospirando profondamente, senza nascondere il proprio disappunto, Gilraen si girò dal lato di Faramir e chiuse gli occhi, senza nemmeno rispondere. Il mattino seguente, dopo colazione, Gil lasciò il palazzo insieme a Elenath, portandola con sé a galoppare, insegnandole le istruzioni basilari per cominciare a stare in sella. Aveva portato del cibo, quindi non rientrarono per pranzo. Per tutta la giornata però i pensieri di Gil tornarono sempre a Boromir. Sembrava non voler capire il fatto che suo figlio rischiava di farsi male sul serio, e continuava a viziarlo, passando pochissimo tempo con Elenath. Tornarono a palazzo solo verso sera, la bambina era ancora euforica, ma ben presto si addormentò tra le braccia della mamma, che l'accompagnò fino alla sua stanza per sistemarla a letto. Boromir la stava evidentemente aspettando da un pò, seduto di fronte al camino. Si voltò a guardarla quando la sentì entrare, e le sorrise. Rispondendo a quel sorriso, lei slacciò il pesante mantello, lasciandolo cadere su una poltrona, e si diresse all'armadio, dove prese la sua veste da notte e ripose i vestiti da cavallerizza. Sedette poi accanto a Boromir, senza parlare, appoggiando la testa sulla sua spalla. L'uomo la osservò per un momento, e le posò un bacio sulla fronte. "Ho sentito molto la tua mancanza oggi" disse, "Sei ancora arrabbiata con me?" “Vorrei solo farti capire che viziandolo lo danneggi. Se non comincia a imparare un po' di disciplina ora quando lo farà?” chiese lei, pensierosa. “E poi vorrei che tu passassi un po' di tempo con Elenath…praticamente è sempre con me o Faramir…” "E' proprio per quello che non riesco mai a trascorrere un pò di tempo con lei!" esclamò Boromir divertito, "E' quasi sempre fuori a cavallo con te o con mio fratello, e quando la riportate a casa crolla per la stanchezza. Vorrà dire che domani la sua passeggiata a cavallo la farà con me." “La faresti felice, sai? Credo che si senta un po' trascurata da te…” sorrise lei. “Ti amo tanto, mio guerriero…tanto” mormorò guardandolo negli occhi. "Ti amo tanto anch'io" sorrise lui, "E da molto non trascorriamo un pò di tempo insieme, da soli e soprattutto come si deve .. non trovi?" “Hai perfettamente ragione…” ridacchiò lei, guardandolo con un'espressione da monella. "Mi fa piacere sapere che ci troviamo d'accordo su questo punto" mormorò lui, e un momento dopo si stava già dirigendo verso il letto con Gilraen in braccio, un sorriso birichino dipinto sulle labbra.
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