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Al cuore non si comanda
Capitolo 22 Quasi un anno dopo, Boromir, Faramir e Gilraen erano ancora insieme, più uniti che mai. Gil continuava ad occuparsi dell'addestramento dei cavalli, accompagnata da Tirno, mentre Faramir e Boromir si occupavano delle incombenze del regno. Una mattina,mentre stava addestrando un nuovo sauro, la ragazza ebbe un mancamento, e fu accompagnata subito in camera sua. “Non mi era mai successo…” stava spiegando al curatore mandato da suo marito. “Al mattino ha mai sofferto di nausea?” le chiese lui con l'aria di chi la sa lunga. “Si, da un pò, perché?” “Allora le faccio i miei più sentiti auguri, lei è incinta, pare che presto il nostro Sovrintendente avrà un piccolo erede!” sorrise lui. Gilraen stava ancora cercando di registrare quelle parole quando lui andò via raccomandandole di sospendere l'allenamento dei cavalli e restare a riposo il più possibile. Incinta? Non sapeva cosa pensare. Da una parte era felice, ma dall'altra aveva paura, mancava di esperienza e credeva di non poter essere una buona madre. E poi… di chi era questo figlio? A chi sarebbe assomigliato? Quando un preoccupatissimo Faramir fece capolino nella stanza, lei si affrettò a rassicurarlo. “Sto bene…sono solo…incinta…” Il ragazzo sulle prime rimase immobile sulla porta a quella notizia, incapace di muoversi. "Gil... sei.." mormorò sorridendo, e un momento dopo si era già precipitato da lei. "E' splendido!" Nascondendo il viso contro il suo petto, lei sorrise amaramente. “Davvero? Io non ho nessuna esperienza…e se non ne fossi capace?” "Ma certo che sei capace" sorrise lui, "Sei riuscita fino adesso a prenderti cura di due bambini un pò cresciuti.. sono sicuro che sarai una mamma assolutamente perfetta." “Ho un po' paura lo stesso…” mormorò lei. “Tu e Boromir mi sarete vicini?” "Senza dubbio alcuno" rispose immediatamente il ragazzo, "Non devi dubitarne neanche per un istante. Lui lo sa?" “No, sei il primo a saperlo. Il curatore è appena andato via…” Ma Gil non ebbe nemmeno il tempo di finire la frase che fece irruzione nella stanza un trafelato Boromir, che la guardò ansiosamente. Sorridendo lei glielo disse evitando i giri di parole. “Ho appena scoperto di essere debole perché…aspetto un bambino…” "Me l'ha detto.." mormorò l'uomo, che nel frattempo era andato a sedersi sul letto accanto a lei per prenderle la mano e sorriderle dolcemente. "E'... è una notizia meravigliosa. Ma dimmi.. come ti senti? Hai bisogno di qualcosa?" Sorridendo al suo entusiasmo, lei gli posò un dolcissimo bacio sulla fronte e scosse la testa. “Mi sento…debole, ma non ho intenzione di restare inchiodata al letto finchè non nascerà il bambino. E…ho bisogno di avervi vicino. Solo questo…” "Siamo a tua completa disposizione!" esclamò Faramir annuendo con aria solenne. "Senza dubbio" confermò l'altro sorridendo, "E inizieremo subito." Detto questo ridacchiò fra sé e sé, e la prese in braccio con estrema cautela. "Il nostro pranzo sarà ormai pronto e ho dato disposizioni affinché venga servito in giardino, solo per noi tre. Stare all'aperto non ti farà che bene, e soprattutto voglio assicurarmi che mangi abbastanza per due.. quindi permettimi di trasportarti con tutta la delicatezza possibile fino al nostro tavolo, mia adorata mogliettina in dolce attesa." Faramir ridacchiò a sua volta a quella teatrale esibizione, e li seguì con un sorriso felice dipinto sulle labbra. Al solito, Gilraen protestò, dicendo che era perfettamente capace di camminare da sola, ma Boromir si limitò a ridacchiare, senza lasciarla. I tre pranzarono allegramente, fino a quando la ragazza non vide il volto di Arwen che li osservava tristemente da dietro una finestra. Arwen e Aragorn non erano ancora riusciti ad avere un bambino, nonostante lo desiderassero moltissimo. Ben due volte la gravidanza si era interrotta per motivi naturali, e l'ultima volta l'elfa aveva quasi rischiato di perdere la vita a causa dell'emorragia. “Lo ha già saputo?” chiese lei tristemente ai due fratelli, indicandola quasi impercettibilmente con la testa. "Non so" mormorò Faramir, lanciandole una rapida occhiata. "Sono venuto subito da te quando il curatore è uscito dalla stanza." "Sì, Arwen lo ha già saputo" annuì Boromir, "Ero con lei e Aragorn quando mi hanno dato la notizia." “Mi dispiace così tanto per loro…spero che ne possano avere uno anche loro, altrimenti ne soffrirebbero ancora di più…” mormorò lei, guardando la sottile figura allontanarsi. Sospirò profondamente e prese le mani dei due uomini seduti accanto a lei, sorridendo. “Il nostro bambino…ancora non ci credo…” Gli altri due sorrisero, e strinsero la mano di Gilraen quasi simultaneamente. "Secondo me sarà un maschio" disse Faramir con aria pensosa dopo qualche momento. "E io dico che sarà una femmina" gli fece eco il fratello, assolutamente convinto. "Beh, sarà bellissimo in ogni caso. Maschio o femmina che sia." "Somiglierà moltissimo alla madre, senza dubbio." "E al padre, naturalmente." disse solennemente Faramir, dopo averci pensato su un attimo. "Quale dei due?" ridacchiò Boromir divertito, lanciando un'occhiata alla sua mogliettina e stringendole la mano. "Beh.. a entrambi." I mesi passavano, e la pancia di Gil lievitava sempre di più, con suo grande disappunto. Avrebbe voluto cavalcare, correre e anche viaggiare, ma non poteva, il dottore le aveva detto che avrebbe potuto perdere il bambino, e quello era stato un argomento abbastanza convincente per tenerla a bada. Haldir e Legolas le avevano promesso di andarla a trovare presto. Mancavano ancora due mesi al lieto evento, e lei continuava a passeggiare senza sosta per il castello, annoiandosi a morte. Il mese precedente, con sua grande gioia, Arwen le aveva dato la notizia che era di nuovo incinta. Tutti pregavano i Valar affinché potesse finalmente avere quel figlio che tanto desiderava. "Annoiatissima anche oggi?" domandò un divertito Aragorn alle sue spalle. “Non sai quanto!” ridacchiò lei, girandosi per guardarlo. Il suo sorriso si addolcì e mormorò:”Mi fa tanto piacere sapere che anche tu sarai un papà…te lo meriti e so che lo desideri ardentemente…” "Spero tanto che vada bene questa volta" mormorò lui, "Arwen è molto debole e dovrà restare a letto per la maggior parte del tempo.." A quel punto non riuscì ad impedirsi di ridacchiare, e la punzecchiò: "Ti assicuro che si annoia molto più di te, è praticamente barricata in camera da letto." “Se qualche anno fa mi avessero detto che avrei fatto questa fine, non ci avrei mai creduto, io, una guerriera…chiusa in camera mia per mesi con questo ingombrante pancione!” si lamentò lei, sospirando melodrammaticamente e poi ridacchiando con aria da monella. "Beh, a giudicare dalle dimensioni del pancione in questione, direi che non ne avrai ancora per molto" osservò Aragorn divertito, "Il pensiero dovrebbe consolarti un pò." “Mi consola di più avere Boromir e Faramir sempre con me. Non sai quanto mi sento protetta, sono così premurosi…Sono molto fortunata, lo so…” rispose lei con un sorriso. "Senza dubbio" confermò un sorridente Faramir facendo capolino dal suo studio, "E dovresti essere nella tua stanza a riposare, lo sai vero?" “Hai ragione, stavo quasi dimenticando che il medico voleva vedermi oggi…” disse, affrettandosi a salutare Aragorn e baciare Faramir sulla guancia. Quando tornò in camera, il medico la stava già aspettando, e l'aiutò a stendersi, visitandola. “Credo che possano essere due gemelli” decretò infine, e quando notò l'espressione incredula della ragazza, si affrettò a continuare:”Non ne sono assolutamente certo, ma la conformazione della pancia e tanti altri piccoli dettagli me lo fanno credere. Mi deve promettere di restare il più possibile a letto, questi due mesi saranno decisivi, e sono sicuro che lei non vorrà mettere in pericolo le vite che stanno crescendo dentro di lei…” Senza darle tempo di replicare, il medico uscì dalla stanza, per non darle modo di vedere la sua espressione preoccupata. Non voleva angosciarla, era troppo debole. Con passo incerto, si recò nello studio del Sovrintendente, e prese posto di fronte a lui. “Credo che sarà più difficile del previsto” Sulle prime Boromir non riuscì a dire niente, e si limitò a guardarlo con aria angosciata. Infine sospirò profondamente, chiamando a raccolta tutta la calma che riuscì a trovare, e domandò: "Che cosa significa esattamente?" “Intendo dire che mi pare che siano due. Gemelli. E' già piuttosto difficile far nascere un solo bimbo, e con due le complicazioni sono tante. Il pericolo più grande però non è per i bambini, quanto per la madre. Sua moglie rischia la vita…” spiegò il medico, non osando alzare lo sguardo verso il suo Sovrintendente, ben sapendo che la situazione era estremamente pericolosa per sua moglie. "Oh Valar.." fu tutto quello che Boromir riuscì a mormorare, a metà fra l'incredulo e il terrorizzato. Chiuse gli occhi per un momento, cercando di digerire la notizia. "Voglio che sia seguita con tutte le premure possibili, giorno e notte." disse infine, spostando lo sguardo sull'uomo che gli sedeva di fronte. "Vi farò preparare una stanza, e vi darò ciò che vi devo." Il medico annuì, poteva capire il suo stato d'animo. “A lei non ho detto niente, ha bisogno di riposare e di rilassarsi, ma per questo dovrete adoperarvi voi” Prima di uscire lanciò un'ultima occhiata all'uomo e gli sorrise, seppur debolmente. “Farò il possibile per salvarla, non temete…” Un attimo dopo era già in corridoio, un servitore gli stava mostrando la strada che conduceva alla sua stanza. Poco più tardi Boromir raggiunse il fratello nel suo studio, e parlarono a lungo della situazione. Sebbene fossero entrambi terrorizzati si ripromisero che avrebbero fatto il possibile per mostrarsi sereni come sempre in sua presenza, e che l'avrebbero seguita il più possibile. Una volta uscito dallo studio Boromir diede disposizioni affinché quella sera la loro cena fosse servita direttamente nella loro stanza, per evitare che Gilraen si affaticasse troppo con le lunghe rampe di scale, e la raggiunse in camera. Come sempre quando vide suo marito, Gil lo salutò calorosamente, sorridendogli. “Hai fatto presto! Credevo che avessi detto che questa sera avevi molto lavoro da sbrigare…” "Finirò domani" disse Boromir quando si fu seduto accanto a lei, facendo il possibile per mostrarsi tranquillo come al solito e assolutamente sereno. Avrebbe voluto prenderla fra le braccia e tenerla stretta per assicurarsi che niente l'avrebbe mai portata via da lui, liberarsi da quel gran peso e confessarle le sue paure come aveva sempre fatto, ma questa volta non era possibile. Gilraen doveva assolutamente stare tranquilla. Prese una mano della moglie fra le sue, carezzandola dolcemente, e senza volerlo si ritrovò sull'orlo delle lacrime pensando che avrebbe potuto perderla per sempre. Abbassò lo sguardo su quella mano bianchissima, che nelle sue sembrava ancora più piccola e delicata, e chiuse gli occhi per un istante mentre pregava silenziosamente i Valar affinché decidessero di risparmiarla. "Avevo.. una gran voglia di stare con te" mormorò infine, alzando lo sguardo e facendo il possibile per regalarle uno di quei sorrisi che le piacevano tanto. Cosa gli stava succedendo? Quello non era il solito Boromir, ne era sicura. Alzandosi a sedere, lo costrinse a fissarla. “Cosa succede? Boromir, non…ti conosco troppo bene, non mentirmi, me ne accorgerei. Cosa sta succedendo? Perché sembri così preoccupato?” "Non è niente di importante" si affrettò a rispondere lui, "Ho solo.. dei problemi con il lavoro. Noiosissime questioni politiche, tutto qui." Quando vide lo sguardo scettico sul volto della sua amata sospirò, sporgendosi nella sua direzione per carezzarle una guancia. "Ti prego.. non preoccuparti, perché davvero non è necessario. E voglio che tu stia assolutamente tranquilla, soprattutto adesso." “Lo sai che detesto quando non mi dici la verità” rispose lei freddamente, ritraendosi. Quella sera cenò in silenzio, senza rivolgere la parola a nessuno dei due fratelli. Anche Faramir sapeva qualcosa che non voleva dirle. Soffrivano. Sarebbe successo qualcosa ai suoi bambini? Le doglie erano cominciate presto. All'alba erano state chiamate le levatrici, che avrebbero assistito la donna. Gilraen gridava, il dolore lacerante sembrava tranciarla in due, le rendeva difficile persino respirare. Stava male da quella notte. Era ormai pomeriggio inoltrato quando il medico riuscì a scorgere la testolina del bambino. Sapeva che la donna non avrebbe resistito a lungo e lui aveva dato la sua parola a Lord Boromir che avrebbe tentato di tutto pur di non perderla. Durante quei mesi lui e suo fratello si erano prodigati in ogni modo per lei, non lasciandola mai sola. E lui avrebbe fatto tutto il possibile perché lei sopravvivesse a quel parto. Verso sera, uno dei due gemelli era stato tirato fuori. Un maschio. La femmina, più piccola, venne fuori un paio di minuti dopo. I bambini vennero affidati alle levatrici, che li avrebbero lavati e poi mostrati al papà. Il medico si affaccendava intorno a Gilraen, che giaceva priva di sensi nel letto intriso di sangue. Uscì dalla stanza solo qualche ora dopo, avvicinandosi a Lord Boromir, che passeggiava nervosamente fuori dalla stanza, insieme a suo fratello. “Ho fatto tutto quello che potevo. Ha perso molto sangue e ha sofferto molto. Se supera la notte possiamo sperare di non averla perduta del tutto, statele vicino, potrebbe aiutarla” Dopo averli guardati per un'ultima volta, si avviò nella stanza dov'erano stati sistemati i bambini, per controllare le loro condizioni di salute. Boromir lo seguì con lo sguardo, e quando fu entrato si diresse a passi veloci verso la stanza in cui si trovava Gilraen. Non fece molta strada, però, dal momento che suo fratello lo trattenne strettamente per un braccio, impedendogli di arrivare a destinazione. "Voglio vederla." protestò cercando di divincolarsi, " Devo vederla. Lasciami, Faramir." "Boromir" disse l'altro cercando di mantenere la calma, "Anch'io voglio vederla. Non immagini quanto. Ma non possiamo entrare adesso." "Ho paura." "Anch'io.." Senza un'altra parola i due fratelli si abbracciarono, lì in mezzo al corridoio, cercando di confortarsi e farsi coraggio a vicenda. Sarebbe stata una notte decisamente lunga. Gil aprì gli occhi per un attimo. Non seppe dire se fosse mattino o notte, ma vide che accanto a lei c'erano Faramir e Boromir. “Se…non ce la dovessi fare…il bambino…Gawain…e la piccola…Elenath…” la voce poco più di un sussurro, prima di scivolare di nuovo nell'incoscienza. Quella notte trascorse con una lentezza esasperante. I due fratelli non chiusero occhio e rimasero seduti al fianco di Gilraen in silenzio, scambiandosi sguardi angosciati di tanto in tanto. Entrambi scattavano in piedi ad ogni movimento proveniente dal letto, con la speranza che si sarebbe svegliata. Per diverse ore aveva continuato ad agitarsi nel sonno e mormorare frasi incoerenti, madida di sudore, terrorizzandoli oltre ogni ragione, ma poco a poco si era calmata e da allora quasi non si era mossa. Non sapevano se fosse un buon segno o meno, e non restava loro altro da fare che sperare, e attendere l'arrivo del medico. Quando Gilraen aprì gli occhi, il primo volto che vide fu quello del suo dottore. Dapprima non riusciva a sentire niente, poi pian piano i suoni si fecero ovattati fino a quando furono chiari e distinti. Stava dicendo che era fuori pericolo. Era stata davvero in pericolo? Durante il parto aveva creduto di morire, i dolori lancinanti erano stati più forti di tutte le ferite che aveva subito in battaglia, e per di più era terrorizzata per la vita dei suoi bambini. Adesso era Boromir che si era avvicinato a lei. Gli sorrise debolmente, ma non era capace di parlare. Si sentiva come se tutto il suo corpo fosse un pezzo di legno, e credeva che non l'avrebbe mosso mai più. Cercò di alzare il braccio per carezzargli il viso, ma quello non si mosse di un centimetro. Si concentrò profondamente e con un grande sforzo lo alzò, portandolo al viso del suo amato. Anche se a fatica, riusciva a muoversi, e questo era un sollievo per lei. "Gil.." mormorò l'uomo a quel contatto, con le lacrime agli occhi, e si chinò su di lei guardandola negli occhi. "Ho avuto tanta paura di perderti.. non immagini che gioia vederti sveglia" sussurrò mentre le carezzava i capelli, e le sorrise nonostante avesse una gran voglia di piangere per il sollievo e per tutta la tensione accumulata in quelle ore, e di gridare al mondo intero che i Valar avevano ascoltato le sue preghiere. Sto arrivando piccola, non temere,sarò al tuo fianco… Le parole le risuonarono nella testa come se lui fosse nella stanza. Legolas. Guardò Boromir per quella che parve un'eternità, e poi con un grande sforzo provò a parlare. La sua voce era gracchiante e sapeva di avere un pessimo aspetto, ma aveva bisogno di dirglielo. “Mi dispiace. Per tutto. Ti ho fatto sempre soffrire, non mi merito tutto l'amore che mi dai…” "Non dirlo" mormorò lui scuotendo la testa, "Ti prego. Non lo capisci, Gil? Sei la cosa più bella che mi sia mai capitata.. in un momento sei riuscita a dare un senso a una vita intera.. niente avrebbe un senso adesso, se non avessi te al mio fianco.. e non immagini quanto ho pregato i Valar questa notte, affinché non ti strappassero via da me. E.. i bambini sono bellissimi, entrambi. Grazie piccola peste.. è il dono più bello che mi abbiano mai fatto" Aveva parlato come un fiume in piena, cercando invano di dare un'ordine alla moltitudine di pensieri che gli affollavano la mente, e senza volerlo stava piangendo per la gioia, stringendo la mano di sua moglie. Avrebbe voluto abbracciarla, ma in quel momento sembrava così debole che aveva paura di romperla, e non osò. Sorridendo di nuovo, debolmente, gli sussurrò un dolcissimo “Ti amo” prima di scivolare di nuovo nel sonno. I giorni seguenti furono confusi, il dolore era ancora molto forte, e quando si svegliava spesso non riusciva ad essere lucida e a parlare coerentemente, tanto soffriva. Non aveva ancora nemmeno visto i bambini, o se l'aveva fatto non lo ricordava. Ricordava però Haldir e Legolas, i loro volti segnati dalla preoccupazione, chini su di lei, che le facevano bere qualcosa. Quella mattina si era svegliata presto e si sentiva stranamente bene. Il primo volto che vide fu proprio quello dell'amico. Si rese anche conto di riuscire a muoversi e gli gettò le braccia al collo, alzandosi per metà, anche se questo le causò un forte capogiro e la nausea. “Stai giù…sei ancora molto debole” sorrise Legolas, incapace di nascondere l'emozione. “Come stanno i bambini?” fu la prima cosa che chiese Gilraen. “Stanno benissimo, Haldir, Faramir e Boromir sono con loro adesso, sono bellissimi, sai? La femminuccia ha i capelli scuri come i tuoi, e il maschietto li ha biondi. Entrambi hanno gli occhi di un verde stupendo…” mormorò lui, figurandosi i volti dei due piccini. A quelle parole lei sorrise e si rilassò un po', sentendosi meglio. “Ora devi pensare solo a riprendere le forze, Boromir era il più preoccupato di tutti. Anche Faramir lo era, però non lo ha mai dato a vedere più di tanto, voleva infondere forza a suo fratello. Ti abbiamo dato delle erbe che ha mandato Galadriel, ti hanno aiutata molto…” spiegò lui. In quel momento la porta si aprì e Gil vide suo marito e gli sorrise. “Vi lascio, immagino che avrete tante cose da dirvi dopo quello che è successo” sorrise l'elfo, prima di uscire. "Sei sveglia" sorrise Boromir, ancora sulla soglia. "Non muoverti, torno subito." Prima ancora che lei potesse replicare era già sparito oltre la porta. Un paio di minuti dopo fece di nuovo capolino nella stanza, ridacchiando all'espressione confusa delle moglie, e si decise infine a fare il suo ingresso trionfale portando con estrema cautela due fagottini, uno per braccio. Sedette accanto a lei in modo da poterle mostrare quei due visini rosei e addormentati dei quali si sentiva già orgoglioso oltre ogni misura, con un largo sorriso sulle labbra. "Eccoli qua, i nostri capolavori" disse, la voce carica di tenerezza ed emozione, "Non trovi anche tu che siano i due bimbi più belli che abbiano mai visto la luce?" Guardando quei due visini sereni e felici, a Gil venne da piangere. Il loro amore era riuscito a creare due vite, e quella era la cosa più meravigliosa che potesse succedere. “Sono bellissimi…ti amo, lo sai?” mormorò, le lacrime che le rigavano le guance. "Ti amo anch'io, non immagini quanto" sussurrò lui, e sorridendo si sporse leggermente nella sua direzione per baciare via le lacrime, dal momento che aveva le mani occupate. "Vuoi tenerli un pò in braccio, amore? Te la senti?" Quel pomeriggio il medico chiamò Boromir, e i due discussero a lungo sulla situazione della moglie. “E' assolutamente necessario che non abbia altri bambini. Se stavolta ce l'ha fatta posso assicurarvi che il prossimo parto non lo supererà…” A quelle parole Boromir annuì con aria pensierosa, sospirando. Non aveva considerato affatto quella possibilità. "Faremo attenzione." “Lord Boromir, fare attenzione non basta. Può essere pericoloso… ma ho visto che conoscete degli elfi..Loro usano alcune erbe che possono evitare la gravidanza, potreste chiedere a loro…” disse il medico, con un cipiglio pensieroso. Solo pochi minuti più tardi Boromir raggiunse Legolas e suo fratello, che stavano conversando tranquillamente nello studio di Faramir, ben deciso a chiedere consiglio all'Elfo. Haldir si era congedato solo pochi minuti prima, ansioso di riabbracciare Gilraen. Una volta arrivato davanti alla sua porta non bussò, temendo che stesse riposando, ma aprì appena e sbirciò all'interno della stanza, sorridendo quando la vide voltarsi nella sua direzione. “Haldir!” esultò lei, felice di rivedere il vecchio amico. “Vieni qui, lasciati abbracciare! Non sai quanto mi sei mancato…” "Anche tu Gil, da morire" sorrise lui mentre la abbracciava, cercando di non stringere troppo. Quando si ritrasse le sorrise, e sedette accanto a lei. "Come ti senti?" “Adesso sto meglio. Ho tutti i muscolo indolenziti, mi gira la testa e non riesco a camminare, ma almeno sono sveglia… e posso tenere in braccio i miei bambini. So di aver rischiato molto, e mi accontento di questo, per ora…” rispose lei. "Presto sarai di nuovo in piedi" disse lui sorridendo, "Devi soltanto stare un pò a riposo e cercare di recuperare le forze, e tornerai come nuova. Parola mia!" Prendendo una mano dell'elfo tra le sue, lei gli sorrise, e lo guardò negli occhi per qualche momento, prima di parlare. “Resterai un po' qui a Minas Tirith?” "Senza dubbio" disse l'Elfo, "Non ho alcuna intenzione di muovermi da qui fino a quando non avrai recuperato del tutto le forze. La Signora ha capito le mie ragioni, e non ha mosso obiezioni al riguardo." “Bene” sorrise lei. “Perché voglio che i miei bambini conoscano bene lo zio Haldir” In quel momento bussarono alla porta, ed entrarono Legolas e Faramir. “Come stai, piccola?” le chiese l'elfo, i suoi intensi occhi blu che scrutavano il suo viso. “Meglio, grazie” rispose lei. “Molto bene,ti stai riprendendo in fretta” le sorrise lui, prima di tornare serio e rivolgere la sua attenzione ad Haldir. “Posso parlarti un momento?” Un attimo dopo erano andati via, lasciandola alle cure di Faramir. Lui la osservò per un pò con aria assorta, carezzandole una guancia o i capelli di tanto in tanto, finché le sorrise dolcemente. "Mi sei mancata" le sussurrò, chinandosi su di lei per baciarla. Quando si furono staccati, lei lo guardò a lungo negli occhi, intensamente, come a volerli imprimere nella mente. “Anche tu, tantissimo. Ti amo Faramir, non sai quanto…sentivo la presenza tua e di Boromir sempre vicino a me, mi ha aiutata molto…” "Eravamo a dir poco terrorizzati" ammise lui, "Non immagini quanto siamo stati in ansia per te. Boromir ha parlato con il medico poco fa, e gli ha detto che che tornerai come nuova, solo che .." distolse lo sguardo con un gran sospiro, incapace di guardarla negli occhi. Sperava che non avrebbe preso troppo male la notizia. "C'è qualcosa di cui dobbiamo parlare, Gil.." Lei notò subito che c'era qualcosa che non andava. Non gli era sfuggita l'espressione preoccupata di Faramir, e il fatto che non volesse guardarla. Gli prese il volto tra le mani, costringendolo a guardarla. “C'è qualche problema, vero?” Il ragazzo annuì debolmente, e solo dopo lunghi momenti si decise a parlare: "Ritiene che sia assolutamente necessario evitare altre gravidanze in futuro" mormorò, "Non.. non riusciresti a superarle" notando l'espressione addolorata di Gilraen si affrettò ad aggiungere, cercando di sorridere: "Ma ci sono i due piccolini, e senza dubbio avremo un gran da fare con loro. Già adesso sembrano piuttosto vivaci, e senza dubbio alcuno diventeranno due pesti!" “Non posso avere altri figli…” mormorò lei, gli occhi sbarrati. Ripensò ai tanti progetti che aveva fatto con Boromir, ai tanti bambini che avrebbero voluto. Adesso era tutto finito, non poteva averne altri. “Ma…che donna sono se non sono nemmeno capace di avere dei bambini?” singhiozzò lei piano, il viso impassibile, il grande dolore tradito solo dalle lacrime che le solcavano il viso. "Gil.. Guardami." sussurrò dolcemente Faramir prendendole il viso fra le mani, "Sei una donna meravigliosa, e te lo ripeterò all'infinito, se necessario. E' già un miracolo che siano riusciti a salvarti questa volta, non ce l'avresti fatta se non fossi così forte. Credimi, ti prego, Boromir non ti amerà di meno per questo, e neanche io. Adesso più che mai dobbiamo stare uniti." Distogliendo lo sguardo, lei disse risolutamente:”No, voi dovete trovarne un'altra. Io non vado più bene. Non mentire, tu e Boromir avreste voluto tanti figli, io non posso darveli, e non voglio essere la causa della vostra infelicità…” "Non ti sto mentendo" rispose lui in tono deciso, "Guardami, Gil. Guardami negli occhi e dimmi che cosa vedi. Vi leggi infelicità e menzogna o amore incondizionato nei tuoi confronti e gioia infinita per l'averti ancora al mio fianco?" Quando incontrò il suo sguardo, Gil vi lesse tutto l'amore che lui provava per lei. Non le stava mentendo. Senza una parola, gli si gettò al collo e pianse tutte le sue lacrime, senza nemmeno accorgersi che Boromir si stava avvicinando a loro. L'uomo si limitò a sedere sul letto con lo sguardo basso e un nodo alla gola, e non disse niente per non interromperli. Sapeva già perché Gilraen stava piangendo. Momenti dopo, lei si sentiva completamente svuotata di ogni energia. Era ancora tra le braccia di Faramir, anche se non riusciva nemmeno più a piangere, gli occhi chiusi,e un'espressione addolorata sul viso. I due fratelli si guardarono per un momento, e Faramir annuì quasi impercettibilmente. "Gil" mormorò Boromir avvicinandosi ai due, "Non cambia niente. Te lo giuro, non cambia niente." Le accarezzò una guancia, asciugandole le lacrime, e sussurrò dolcemente: "Ti amo anche più di prima.."
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