Al cuore non si comanda

 

Capitolo 20

Faramir era seduto davanti al camino nella sua stanza, con la testa bassa e lo sguardo abbattuto, quando Boromir lo raggiunse. Richiuse la porta alle sue spalle e sedette accanto al fratello, senza dire niente per alcuni minuti. Sapeva che Aragorn aveva parlato anche con lui.

"Dovresti preparare le tue cose" esordì all'improvviso, "Partiremo domani mattina."

Il giovane si voltò a guardarlo senza capire.

"Per dove?"

"Ithilien."

"Ithilien? Ci sono problemi?"

Boromir scosse la testa e accennò un sorriso.

"Partiremo con Gilraen" disse, "Vorrei che riuscisse a stare tranquilla almeno per qualche giorno, e per come stanno le cose non credo che qui a palazzo sia possibile."

Faramir annuì, e si alzò immediatamente per andare a frugare nell'armadio in cerca degli abiti da portare con sé per il viaggio.

"Era ancora molto triste?" domandò, impegnato a sistemare i vari indumenti nello zaino, lanciando una breve occhiata al fratello ancora seduto davanti al camino.

"Triste è dir poco" mormorò, "Voglio portarla via da qui, Faramir. Anche per sempre, se necessario.."

L'altro si fermò per un momento a quelle parole, e scosse la testa prima di tornare ad occuparsi del suo guardaroba. "Non credo che sarebbe una buona idea." disse risolutamente, "Ma credo piuttosto che dovresti sposarla."

"Dubito che lei sia d'accordo su questo punto. E in ogni caso so che ne soffriresti anche tu."

"Ascoltami" rispose il ragazzo, abbandonando momentaneamente lo zaino per tornare a sedersi con il fratello, "Sai anche tu che Aragorn ha ragione. Tutti si aspettano che almeno tu ti sposi e metta al mondo un erede, prima o poi. E se così dev'essere, che sia con Gilraen."

"Ne soffrirai."

"Non m'importa" replicò Faramir con veemenza, "Se ci troviamo in questa situazione la colpa è soltanto mia. Se non mi fossi intromesso l'avresti già sposata. E sappi, Boromir, che pur di risolvere questa situazione sono pronto a fare i bagagli e andarmene di nuovo. Ma non farei ritorno a casa, questa volta."

A quelle parole l'uomo dovette sforzarsi per non prenderlo a pugni.

"Ti rendi conto che sei assurdo?" sbottò, "Possibile che non ti renda conto di quanto teniamo a te? Per i Valar, ci sono altri modi, Faramir."

"Lo so, fratello mio" annuì tristemente il ragazzo, "E ti assicuro che tu e Gilraen siete le due persone che amo di più al mondo.. ma ho tanta paura di avervi dato soltanto problemi.. non avrei mai dovuto mettermi fra voi."

Quando lo vide sull'orlo delle lacrime Boromir lo abbracciò stretto, carezzandogli i capelli, proprio come quando non era che un bambino. Quando usava irrompere nella sua stanza nel cuore della notte dopo un brutto incubo, o quando non riusciva a dormire perché terrorizzato da un temporale.

"Non dire stupidaggini" gli disse dolcemente, "Andrà tutto bene. E non ci sarà alcun bisogno di fuggire."

Poco a poco il ragazzo si rilassò, e si ritrasse per asciugare le lacrime.

"Finisci di preparare le tue cose, fratellino" sorrise Boromir scompigliandogli affettuosamente i capelli, "Partiremo presto domani mattina."

Quella notte, Gil ebbe un incubo spaventoso.

Si svegliò di soprassalto, madida di sudore e con gli occhi grandi per lo spavento.

Non ricordava con precisione cos'avesse sognato, ma c'era di nuovo quel senso di turbamento che aveva provato la notte in cui Faramir era scappato.

Infilando velocemente una vestaglia, s'incamminò a piedi nudi per i freddi corridoi di palazzo, fino a giungere alle stanze del ragazzo.

Bussò lentamente, facendo capolino nella stanza.

Anche lui era sveglio.

Dopo aver richiuso la porta dietro di sé, si avvicinò al suo letto, tremando impercettibilmente dal freddo.

“Ho di nuovo paura che tu voglia andare via e…non credo di riuscire più a dormire…”

Il ragazzo posò il libro che teneva in grembo e le fece spazio scostando le coperte, per poi abbracciarla stretta quando si stese accanto a lui.

"Sono qui Gil.." sussurrò, "Sono qui. Ho tanta paura per il futuro.. ma non fuggirò di nuovo."

“Anch'io ho paura…ho paura di perdere te o Boromir…e temo di non aver concluso niente di buono nella mia vita…” mormorò lei tristemente, chiudendo gli occhi lasciandosi cullare da lui.

"Non dirlo neanche.." sussurrò Faramir stringendola ancora più forte a sé, "Non ci perderai. Troveremo un modo, anche Boromir ne ha tutte le intenzioni. Andrà bene.."

Detto questo la baciò dolcemente sulle labbra, chiudendo gli occhi, e mormorò: "Ti amo tanto Gilraen.."

“Anch'io ti amo, Faramir…” mormorò lei in risposta, poggiando la fronte contro la sua.

La mattina seguente, Gil si svegliò sentendo la presenza di qualcuno nella stanza.

Accanto alla porta, Boromir li guardava con un sorrisino sulle labbra.

Facendo attenzione a non svegliare Faramir, la ragazza si districò dal suo abbraccio, ancora triste dagli avvenimenti del giorno precedente.

Si alzò, sistemando la vestaglia, e ricordò di non aver portato i suoi stivali.

Il pavimento di pietra era gelido, così si affrettò a camminare verso Boromir, quasi in punta di piedi.

“Vado a vestirmi, venite a chiamarmi voi?” chiese, dopo avergli posato un bacio sulle labbra.

Lui annuì e la trattenne per baciarla ancora, per poi caricarsela in spalla senza tante cerimonie. Ridacchiò quietamente quando la ragazza cercò di dibattersi come al solito, ma non mollò affatto la presa.

"Non voglio avere raffreddori sulla coscienza" spiegò divertito, mentre la accompagnava fino alla sua stanza apparentemente senza il minimo sforzo. La posò delicatamente sul letto e le diede un bacio sulla fronte, sorridendo.

"Vado a svegliare Faramir."

“Vi aspetto qui…” mormorò lei.

Prima che lui potesse andar via, lo trattenne per un braccio, e senza staccare gli occhi dai suoi, gli sorrise, seppur debolmente, e lo baciò di nuovo.

Gilraen aveva indossato un paio di pantaloni neri da viaggio, i suoi morbidi stivali in cuoio, e una tunica color porpora.

Stava allacciando il mantello, quando arrivarono i due fratelli.

Si mise lo zaino in spalla e li seguì nelle stalle, dove i cavalli erano già stati sellati.

Non vide Estel, ma non potè dire di esserne dispiaciuta. Probabilmente non era andato a salutarli su richiesta di Boromir, e lei si ripromise di chiederlo al suo amato.

Galopparono per qualche ora, in silenzio, la fresca brezza mattutina sul viso.

Quando arrivarono su una collinetta, i due si fermarono, guardando verso la ragazza.

Gil si avvicinò e il panorama che vide poteva eguagliare Lothlorien in bellezza.

Sotto di loro si estendeva una magnifica vallata, l'erba verde contrastava con i cespugli di fiori colorati che crescevano qua e là, e con gli spuntoni di roccia scura che fuoriuscivano dal terreno.

Poco distante da dove si trovavano, c'era una magnifica cascata.

Era lì che erano diretti.

Per la prima volta da giorni, sul viso della ragazza comparve un sorriso felice.

Alcuni minuti dopo giunsero a destinazione, e una volta scesi da cavallo i due fratelli si inoltrarono nel boschetto che costeggiava la riva del fiume facendo cenno a Gilraen di seguirli. Solo pochi metri più in là, seminascosta da un gruppetto di fitti alberi dal tronco robusto, si poteva intravedere una casetta di legno, esigua nelle dimensioni ma decisamente deliziosa.

"Certo non è un castello, la nostra casetta" sorrise Faramir, "..ma credo che potrei viverci senza dovermene pentire."

"Oh, ricordo bene" commentò l'altro ridacchiando, "Ogni volta che venivamo qua per qualche giorno dovevo faticare per convincerti a tornare a casa."

Stringendo la mano di Faramir, Gilraen capì perché non voleva tornare a casa.

In quel luogo così paradisiaco, il ragazzo avrebbe potuto facilmente dimenticare il trattamento freddo e cattivo che gli riservava sempre suo padre.

Avevano passato intere notti a parlare di quanto aveva sofferto della mancanza di affetto da parte del genitore, e lei sospettava che Faramir non si sarebbe mai liberato dell'opprimente ricordo di Denethor.

Prendendo anche la mano di Boromir, la ragazza si lasciò guidare verso la piccola  costruzione.

Una volta entrati posarono i bagagli sul tavolo in cucina, e Faramir si premurò di mostrare a Gil la stanza da letto e il bagno mentre Boromir, più affamato che mai, era già uscito per raccogliere della legna in vista del pranzo.

“Sarebbe bello restare qui, non trovi? Nessuno che giudicherebbe il nostro amore… “ mormorò tristemente lei.

"Piacerebbe anche a me" rispose il ragazzo sorridendo mentre si sedeva sul letto, "Questa casetta l'hanno costruita i raminghi ma è raro che si fermino qui, tranne in notti particolarmente gelide.. e possiamo venirci quando vogliamo.."

Sedendosi accanto a lui, Gil appoggiò la testa sulla forte spalla di Faramir, sospirando profondamente, e scavandosi uno spazio tra il collo e il viso del ragazzo, chiudendo gli occhi e perdendosi nel familiare profumo della sua pelle.

Quando rientrò nella casetta in compagnia di una abbondante bracciata di ceppi e legnetti Boromir si occupò di accendere il fuoco nel piccolo camino in cucina, per poi rovistare brevemente nello zaino con le provviste che avevano portato da casa in cerca del suo pranzo. Dal momento che le sue capacità ai fornelli erano decisamente limitate si accontentò di pane e formaggio accompagnati da una mela, e uscì di nuovo per andare a consumare il suo pranzo seduto in riva al fiume, godendosi il panorama.

Gil non sentiva i morsi della fame. Le sarebbe piaciuto che il tempo si fermasse in quel momento.

Si sentiva sempre protetta tra le braccia di Faramir, e quando vedeva i due uomini che avevano rapito il suo cuore, gli occhi le si riempivano d'orgoglio.

Lo guardò brevemente negli occhi e gli sorrise, stendendosi sul morbido letto.

“Io non ho fame. Ma credo che sia meglio che tu vada a mangiare qualcosa…” mormorò, senza staccare gli occhi dai suoi.

"Mangerò più tardi" rispose lui sorridendo, e un attimo dopo era già steso accanto a lei.

"Possiamo fermarci qua finché lo vorrai, per quanto mi riguarda" mormorò pensieroso, "Adoro la pace di questo posto.."

“Anche a me piace stare qui…ti capisco benissimo” gli sorrise lei in risposta, prima di posare un dolce bacio sulle sue labbra.

"Allora dovremo impegnarci per convincere il mio fratellone" le sussurrò Faramir sulle labbra, "Perché adoro anche l'idea di poter stare con te senza nascondere a nessuno il nostro amore.."

Chiudendo gli occhi, lei lo baciò con intensità  e trasporto, prima di guardare di nuovo in quegli oceani blu.

“Io sono fiera di stare con te. Mi piacerebbe poterlo gridare al mondo, di essere amata dalla creatura più sensibile, dolce e premurosa che io abbia mai incontrato…”

Faramirla guardò intensamente negli occhi per quella che sembrò un'eternità, e senza una parola iniziò a spogliarla in fretta mentre si abbassava per baciarle il collo con entusiasmo.

Spiazzata da quell'atteggiamento così passionale, più consono a Boromir che al riflessivo Faramir, lei si limitò a chiudere gli occhi, gemendo piano quando le sue mani cominciarono a carezzarle i seni.

Faramir iniziò a mordicchiarla piano sul collo mentre la spogliava, interrompendosi di tanto in tanto per rubarle baci tanto rapidi quanto infervorati. Quando fu finalmente riuscito a liberare Gilraen dalla tunica la abbandonò con noncuranza sul pavimento, per poi iniziare a sbottonare frettolosamente la sua mentre reclamava di nuovo le sue labbra con crescente passione.

Letteralmente sconvolta da quell'assalto  inaspettato, lei lo aiutò a togliere la sua tunica.

Ben presto si trovarono completamente nudi, e si guardarono negli occhi solo per un attimo, prima che le loro labbra si scontrassero di nuovo in un bacio pieno di bruciante passione.

Momenti dopo Faramir era sopra di lei, estremamente impegnato a morderla entusiasticamente sul collo. Quando si ritrasse per guardarla respirava a strappi, gli occhi stravolti dal desiderio, e assaltò di nuovo le sue labbra mentre entrava lentamente dentro di lei.

Il lungo gemito estasiato di Gil fu parzialmente soffocato dalle labbra di Faramir.

Istintivamente aveva posizionato le gambe intorno ai fianchi dell'uomo, e assecondava il suo ritmo, ansimando e gemendo di tanto in tanto, gli occhi incatenati in quelli di lui.

Ben presto Faramir aumentò il ritmo dei movimenti, e il suo sguardo vacillò. Chiuse gli occhi rapito e si abbassò per morderla e leccarla sul collo, carezzandole le cosce, il respiro sempre più affannoso e i gemiti sempre più frequenti e appassionati.

Ad un tratto, Gil cominciò sentire le familiari sensazioni che precedevano l'esplosione di piacere.

Un violento brivido la percorse quando sentì che Faramir aveva già raggiunto quel picco, e quella consapevolezza la spinse verso un dolce oblio.

Quando riaprì gli occhi, l'uomo era ancora steso su di lei, e la stava guardando.

“Ti amo tanto… e credo davvero a quello che ti ho detto. Sei sul serio il più dolce, sensibile e premuroso che io abbia mai conosciuto…ti amo…”

"E io amo te.. da morire Gil, non immagini quanto.." sussurrò Faramir in risposta, carezzandole dolcemente le guance, "Non ho mai amato tanto in vita mia.. prima di conoscerti."

“Che ne dici di andare a cercare Boromir?Muoio dalla voglia di fare un bagno!” esclamò lei ad un tratto.

L'altro annuì e infilò i pantaloni, mentre la ragazza vestiva solo una lunga tunica, che arrivava oltre il ginocchio.

Trovarono l'uomo che sonnecchiava sul prato accanto al fiume.

Gil non potè fare a meno di sorridere a quella vista. Sembrava tutto così bello laggiù, che persino Boromir sembrava aver dimenticato tutte le preoccupazioni che lo angosciavano a Minas Tirith.

Gli si avvicinò silenziosamente e si stese su di lui prima che l'uomo potesse anche solo pensare di reagire.

“Ho voglia di fare un bagno…” mormorò lei, con un sorriso da monella. “Con te…”

Lui sollevò la testa per guardarla, passandosi una mano sul viso in un vano tentativo di svegliarsi, prima di rimettersi giù e chiudere di nuovo gli occhi.

"Più tardi."

Si aspettava quella reazione.

Sorrise nel pensare che ormai lo conosceva talmente bene che era in grado di capire qualunque suo stato d'animo, sapeva quello di cui aveva bisogno ancor prima che lo chiedesse, e questo era un tipo d'unione che probabilmente nemmeno con Faramir avrebbe mai avuto.

“Sei un pigrone…” lo prese in giro lei con aria di sfida.

“Ma ti amo. E tanto. Forse non puoi nemmeno immaginare quanto…”

A quelle parole un sopracciglio di Boromir si sollevò in maniera a dir poco allarmante, e l'uomo riaprì pigramente un occhio per guardarla brevemente prima di tornare a sonnecchiare incrociando le braccia dietro la testa.

Ormai rassegnata, lei scosse la testa e si alzò.

“Oh beh, vedi che ho ragione? Quando deciderai di alzarti, sappi che sono in giro col mio cavallo”

Entrata in casa, infilò pantaloni e stivali, prese il suo arco e la faretra, e si allontanò al galoppo.

Il paesaggio era davvero paradisiaco, non aveva mai visto niente di più bello.

Un rumore di zoccoli la fece voltare di scatto, e si rilassò solo quando vide che era Faramir.

“Oh, scusami…non ti ho nemmeno avvisato…mi dispiace…” mormorò lei.

Nel battibecco con Boromir, si era dimenticata completamente di Faramir.

"Figurati" rispose lui sorridendo, "Non fa nulla. Dove siamo diretti?"

“Che ne dici di fare un giro e poi cercare un po' di selvaggina da cucinare questa sera?” propose lei, sorridendo e guardandolo in quei suoi fantastici occhi azzurri.

Quel ragazzo era incredibile.

"Affare fatto." annuì solennemente Faramir. Detto questo si guardò attorno cercando di orientarsi, e infine sorrise indicando un fitto boschetto non molto distante, oltre una verdeggiante collinetta baciata dal sole.

"Laggiù dovrebbe essere perfetto per cacciare. Che ne dici?"

“Perfetto!” sorrise lei, prima di seguire Faramir.

Era ormai sera quando i due cacciatori tornarono alla baita.

Avevano preso tre grosse lepri selvatiche, che Faramir portò trionfalmente in cucina.

Boromir era seduto accanto al fuoco, evidentemente li aspettava da parecchio.

Quando ebbe tolto il mantello, Gil cominciò a preparare il brodo nel quale avrebbero cotto la selvaggina, mentre Faramir lavò e tagliò in piccoli pezzi la carne.

Poco dopo, il tutto era sul fuoco, in una pentola di rame.

Boromir si era nel frattempo alzato per apparecchiare la tavola, e quando ebbe finito pensò bene di andare a farsi un bagno mentre aspettava che la cena fosse pronta. Faramir prese il suo posto davanti al camino e accese la pipa con aria pensosa, rilassandosi dopo la lunga giornata.

Dopo cena, i due fratelli sparecchiarono, mentre Gil si occupava dei piatti, e quando ebbe finito andò a rannicchiarsi sul divano di fronte al camino, dove il fuoco scoppiettava allegramente.

A Faramir non era sfuggito l'umore stranamente cupo del fratello, e non ebbe bisogno di domandargli nulla per intuirne la causa. Lo osservò a lungo, appoggiato ad uno stipite della porta della stanza da letto, e quando l'altro si voltò a guardarlo gli lanciò un'occhiata decisamente eloquente, indicando Gilraen con un cenno della testa.

Cogliendo il messaggio al volo Boromir sospirò in segno di resa, e un estremamente soddisfatto Faramir sorrise e si ritirò silenziosamente in camera.

L'uomo andò a sedersi accanto a lei, ed esitò solo per un momento prima di tirarla a sé e stringerla forte fra le braccia, posandole amorevolmente un bacio sulla fronte.

“Sei un pigrone” fu l'unica cosa che gli disse, lanciandogli un'occhiataccia.

Non si ritrasse, ma lo strinse ancora più forte, chiudendo gli occhi.

Ogni volta che le era vicino, ogni volta che la sfiorava, ogni volta che la baciava, lei si sentiva avvampare da mille emozioni diverse. Amore, desiderio, tenerezza, quello che c'era tra di loro era qualcosa di unico e speciale, e probabilmente si era rafforzato con tutte le difficoltà che avevano dovuto affrontare.

"Vieni con me.." le sussurrò Boromir sorridendo, e la indusse ad alzarsi tenendola per mano. Prima di uscire pensò bene di prendere il suo mantello, e senza un'altra parola la condusse verso il fiume. Era una serata decisamente mite, illuminata d'argento dalla luna e ravvivata da una piacevole brezza tiepida. Gli unici rumori erano il mescolarsi delle foglie sulle fronde e il canto dei grilli, accompagnati in sottofondo dallo scorrere della cascata e del fiume.

Una volta arrivati a destinazione lasciò la mano di Gilraen e posò a terra il mantello, per poi iniziare lentamente a spogliarsi senza staccare gli occhi dai suoi, le labbra piegate in un mezzo sorriso birichino.

Nel vedere quella scena, la ragazza si guardò velocemente attorno, per assicurarsi che non ci fosse nessuno a guardarli.

Assicuratasi che erano soli, Gil si spogliò lentamente, riportando lo sguardo su Boromir.

Quando ebbe finito lo guardò con aria interrogativa, un sorriso da monella sulle labbra.

Anche Boromir aveva finito di spogliarsi, e rimase ad osservarla in adorazione per qualche momento prima di avvicinarsi a lei premendosi contro il suo corpo, ma senza abbracciarla.

"Credevo volessi fare un bagno con me.." le mormorò sulle labbra, per poi sfiorarle appena con le sue e ritrarsi a guardarla intensamente con occhi carichi di desiderio.

“Ma certo…” rispose lei con aria da monella, prima di entrare in acqua senza aspettare Boromir.

Cominciò a lavarsi accuratamente, rilassandosi, fingendo di essersi dimenticata della sua presenza.

Lui era rimasto sulla riva, e posò le mani sui fianchi alzando lo sguardo al cielo con aria rassegnata. Senza attendere oltre la raggiunse nell'acqua, e le si avvicinò da dietro tirandola improvvisamente a sé.

"Non ti pare di avermi ignorato abbastanza per oggi?" le mormorò in un orecchio, per poi afferrarle entrambi i seni con le mani e abbassarsi ad assaltarle entusiasticamente il collo, soffermandosi a mordicchiarla di tanto in tanto.

“Tu volevi dormire…” mormorò lei con aria birichina, strofinandosi contro di lui.

"Non ho affatto sonno in questo momento, però." replicò Boromir, e per sottolineare la sua affermazione si strinse di più a lei, premendosi contro la sua schiena.

“L'ho notato…”

Non potè fare a meno di rabbrividire quando sentì la sua eccitazione premere contro di lei, e gemette piano.

Un attimo dopo si era girata a fronteggiarlo, e lo stava baciando con intensità, allacciando le mani dietro il suo collo.

Si stavano ancora baciando quando Boromir la trascinò fino alla riva e la fece stendere appena fuori dall'acqua, guardandola negli occhi solo per un istante prima di chinarsi su di lei a leccarla entusiasticamente sul collo e sulle spalle. Senza interrompere le sue attività le fece sollevare le gambe afferrandole saldamente e si spinse lentamente dentro di lei, incapace di aspettare oltre. Gettò la testa indietro per un momento quando iniziò a muoversi su di lei, e gli sfuggì un suono a metà fra un gemito e un sospiro.

Chiudendo gli occhi, la ragazza si perse in un vortice di sensazioni forti, che sempre provava in quei momenti col suo amato.

Qualche momento dopo entrambi stavano sussurrando il nome dell'altro tra i gemiti, in preda al piacere.

Boromir  si stese addosso e lei, e si abbracciarono a lungo, senza parlare.

"Mi sei mancata oggi" sussurrò lui all'improvviso, senza muoversi per non allentare l'abbraccio. "E ti amo.. anche se a volte sono un pigrone scorbutico.."

“Anche tu a me. Mi dispiace se sono stata troppo dura, davvero…” mormorò lei, prima di baciargli la fronte e sussurrargli tutto il suo amore e la sua devozione.

"Sposami.." mormorò Boromir alzando la testa per guardarla, "Sposami, Gil.. e non dovrò trascorrere il resto dei miei giorni al fianco di una sconosciuta per il bene del regno.. non voglio perderti.."

Quelle parole le riportarono alla mente l'eventualità che le aveva prospettato Aragorn.

Sospirando tristemente, ma senza staccare gli occhi da quelli del suo amato, lei finalmente espresse l'unico dubbio su quel matrimonio che desiderava da tanto tempo, senza aver mai avuto il coraggio di dirglielo.

“Io…è da tanto che aspettavo che tu me lo chiedessi di nuovo ma… faremmo male a Faramir, e io lo amo troppo per ferirlo così…ci vorrebbe…una soluzione alternativa”

Un momento dopo era balzata a sedere, una luce nuova negli occhi.

“Ho trovato!” esultò lei.
”Non risolverà proprio tutto, ma almeno… Ricordi quelle grosse stanze nell'ala ovest? Quelle che mi mostrasti… ebbene, quelle stanze sono tutte comunicanti tra di loro. E se noi ci sposassimo, potremmo trasferirci là, e Faramir si sistemerebbe nella camera comunicante, così senza essere visto ci potrebbe raggiungere quando vorrebbe!”

“Certo, non risolverebbe tutti i problemi, lui starà male quando ci vedrà insieme… però è una soluzione…che ne pensi?”

"Penso che ti amo da morire" rispose Boromir sorridendo, "Ne parleremo immediatamente con il mio fratellino."

Senza dire una parola, lei gli sorrise e si alzò, entrando in casa.

Faramir stava leggendo un piccolo libro che aveva portato da casa, quando lei si precipitò in camera da letto, e sedette accanto a lui, spiegandogli entusiasticamente il suo progetto.

“Adesso, dimmi onestamente se credi che possa funzionare…”

"Perché non dovrebbe?" sorrise il ragazzo, "Di certo è più sicuro che sgattaiolare nel cuore della notte da una stanza all'altra, e molto più allettante dell'ipotesi di un matrimonio di convenienza per Boromir.. quello porterebbe solo altri problemi. Dunque avete la mia approvazione."

Gil lo avvolse in un caldo abbraccio, senza parlare per qualche momento, gli occhi chiusi.

“Lo so che starai male lo stesso…e non sai quanto mi dispiace ma… a meno di non fuggire via da tutto e da tutti…il nostro amore sarebbe sempre giudicato male, e condannato” mormorò tristemente, lanciando un'occhiata a Boromir.

"Soffrirei molto di più se fossi costretto a rinunciare a te.." le sussurrò Faramir, "Boromir lo sa bene perché ne abbiamo già parlato, credo anch'io che sia la soluzione migliore.. non è indispensabile che io mi sposi, mentre tutti nel regno si aspettano che lui lo faccia.. e se dev'essere, che sia con te. Mi basta non perderti del tutto.."

“Tra noi non cambierà mai niente…il mio cuore è legato a voi due, ma al mondo basterà sapere che sono innamorata di Boromir…per quanto mi riguarda io sto insieme a te, così come sto con lui…non cambia niente…” mormorò lei, guardandolo negli occhi.

"Lo so" annuì lui, "Non ne ho mai dubitato.. e ti amo tanto.."

Lanciò un'occhiata al fratello, che era rimasto sulla porta e li osservava con un mezzo sorriso sulle labbra, e aggiunse ridacchiando: "Anzi.. vi amo entrambi. Non ci raggiungi, fratellone? Rischiamo di morire dal freddo da soli. E credevo che questo fosse anche il tuo letto."

Boromir ridacchiò a sua volta, e dopo essersi spogliato li raggiunse, scivolando immediatamente sotto le coperte in cerca di calore.

Quando furono tutti sotto le coperte, stretti in un caldo abbraccio Gil li guardò entrambi.

“Allora, a quando le nozze? “ ridacchiò allegramente.

"Ah, sposerei entrambi se potessi" rispose Boromir divertito, "Che decida il mio fratellino la data delle nostre nozze. In fondo è come se dovesse sposarti anche lui."

Faramir rise a quelle parole, e si strinse ancora di più ai due.

"Datemi un pò di tempo per pensarci, allora" disse, "E' una decisione piuttosto importante."

“Considera che ci dev'essere il tempo per scegliere la nostra stanza, che sia collegata a una che ti piaccia, perché dovrai trasferirti anche tu…” disse lei, riflettendo sul futuro.

Il ragazzo annuì, e dopo averci pensato per qualche momento alzò la testa per guardare i due, e domandò: "Avete già pensato all'erede?"

Interdetta, Gil guardò Boromir e poi riportò la sua attenzione a Faramir.

“Non ne abbiamo mai parlato…”

Boromir si limitò a scrollare le spalle, accennando un sorriso.

"Ci penseremo" disse, per poi sollevare un sopracciglio con aria decisamente poco rassicurante, "Adesso pensiamo al matrimonio.. e soprattutto pensiamo alla prima notte di nozze, che è decisamente uno dei lati più interessanti dell'intera faccenda."

"Ma sei terribile !" esclamò Faramir ridendo, "Giuro che non ho mai conosciuto nessuno più perverso di te in tutta la mia vita!"

"Senti chi parla!" ridacchiò l'altro in risposta, "Devo forse ricordarti che dormi nello stesso letto con tuo fratello e la sua futura sposa?"

La mattina seguente i tre passeggiarono a lungo nei boschi, tenendosi per mano, felici di poter vivere il loro amore alla luce del sole.

Si erano stesi sull'erba accanto al fiume, tutti e tre vicini, e si godevano quella calda giornata estiva, senza pensare minimamente a Minas Tirith, e a tutti i problemi che li attendevano.

"Ci fermiamo ancora per qualche giorno, non è vero?" domandò a un tratto uno speranzoso Faramir, guardando alternativamente gli altri due.

"Per me va bene" sorrise Boromir, "Mi è sempre piaciuto questo posto.. quindi l'ultima parola spetta a Gil."

“Potremmo restare anche per sempre…”mormorò lei sorridendo.

 

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