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Al cuore non si comanda
Capitolo 2 Il mattino dopo, Gil aveva preso posto al consiglio accanto a Legolas. Elrond aveva fatto disporre tutti in cerchio, e lei lanciò solo una breve occhiata a Boromir, seduto di fronte a lei, decisa a concentrarsi sulla riunione che stava per iniziare. Anche l'uomo fece del suo meglio per seguire quello che stava dicendo Lord Elrond, e gli riuscì molto più facile concentrarsi quando Frodo, il Mezzuomo, si alzò per andare a posare l'Anello sulla piccola colonna di pietra posta al centro del cerchio. Il Mezzuomo. L'Anello. Gli tornò alla mente con prepotenza il suo sogno, e le parole che lo tormentavano da mesi. Il flagello d'Isildur s'è svegliato, e il Mezzuomo è in cammino. Non riusciva a staccare gli occhi da quella piccola banda dorata, da quell'oggetto apparentemente insignificante. Si sentiva come ipnotizzato. Nessuno parlò per lunghi momenti ed esitando si alzò, iniziando a raccontare il sogno agli astanti. Quasi senza volerlo si avvicinò alla colonna mentre parlava, come attirato dal potere dell'Unico, allungando una mano per toccarlo. D'improvviso un'ombra oscurò il sole, la terra parve tremare e una voce, che poi risultò essere quella di Gandalf, tuonò minacciosa. " Ash nazg durbatulûk, ash nazg thrakatulûk, agh burzum-ishi krimpatul " L'aria si fece improvvisamente pesante, tanto che faticava a respirare, e indietreggiò, gli occhi enormi per lo sgomento. Lentamente tornò a sedersi, e nonostante tutto si riprese molto in fretta. Fino a pochi momenti prima era scettico riguardo al potere dell'Anello, ma ciò che aveva visto con i suoi occhi era stato più che sufficiente per spazzare via ogni dubbio. Pensò alla sua città, al suo regno, a come Gondor avrebbe potuto usare l'Unico per sconfiggere il suo stesso padrone, e si alzò nuovamente per proporre con gran zelo ciò che aveva in mente. La sua idea non venne accolta come aveva sperato, e durante una infervorata discussione generale apprese anche che l'uomo che si faceva chiamare Estel era in realtà Aragorn, l'ultimo discendente in linea diretta di Isildur. L'uomo che avrebbe potuto togliere alla sua famiglia il frutto dei sacrifici e del sangue di molte generazioni passate, e soprattutto il frutto del duro lavoro di suo padre. L'uomo che avrebbe potuto reclamare il trono di Gondor. Si sentì improvvisamente molto ostile nei suoi confronti, e prima di tornare a sedersi gli lanciò un'occhiata quasi sprezzante. "Gondor non ha un re. A Gondor non serve un re." Quelle parole turbarono molto Aragorn. Avrebbe voluto dirgli che non aveva alcuna intenzione di portargli via il suo regno, che non aveva alcuna intenzione di tornare a Gondor. Sentiva più che mai il peso di quella eredità gravargli sulle spalle suo malgrado, e nonostante tutto ciò che avrebbe voluto dire in sua discolpa rimase silenzioso abbassando lo sguardo. Gilraen e Legolas si erano guardati più di una volta durante il consiglio. Alla ragazza non piacque affatto il comportamento di Boromir. Possibile che non capisse che quell'anello non poteva essere utilizzato a fin di bene? Cominciò a pensare che c'erano molti lati del carattere dell'uomo che non conosceva ancora. Le sue riflessioni furono interrotte da Elrond, che stava spiegando che bisognava distruggere l'anello gettandolo nel Monte Fato, lo stesso luogo dov'era stato forgiato. Quasi tutti si opposero a questa decisione, suscitando l'ira di Legolas che balzò in piedi e disse:”Basta! Non avete sentito cos'ha detto re Elrond?”. Subito un nano insinuò che Legolas in quanto elfo si sarebbe voluto appropriare del potere dell'anello, e la discussione si fece più animata. Lo sguardo di Gil si soffermò sull'anello, e rabbrividì leggermente quando nella sua mente si fece strada la consapevolezza che quell'oggetto si nutriva di male, e che tutta quella discussione non faceva altro che alimentarlo. “Lo porterò io!” disse ad un tratto il piccolo Hobbit che aveva conosciuto qualche giorno prima. Tutti rimasero muti nel sentire quelle parole e a Gil non sfuggì l'aria quasi dispiaciuta che aveva assunto Gandalf. “Lo porterò io” aveva ripetuto Frodo, e poi mormorò:” Solo…non conosco la strada…” “Lascia che sia io a mostrartela…” gli disse dolcemente Gandalf, avvicinandosi a lui. Aragorn si offrì come volontario per scortare il piccolo hobbit, e come lui anche Legolas, un nano, Gimli figlio di Gloin. A quel punto anche Gil s'alzò, si avvicinò sorridendo a Frodo e s'inginocchiò davanti a lui, mettendosi al suo servizio. Boromir scosse la testa incredulo: si era davvero offerta di partecipare a una missione del genere? Riusciva a rendersi conto di ciò che la aspettava? Probabilmente no. La guardò solo per un istante prima di parlare: "Io non credo sia una buona idea." disse in tono gelido. Immediatamente gli anziani nobili seduti vicino a lui appoggiarono la sua mozione, bofonchiando che era improponibile accettare una donna nella compagnia o addirittura che era una vergogna. A quelle parole Aragorn obiettò: "Gilraen è un guerriero. Se desidera unirsi alla compagnia, lo farà." La ragazza strinse i pugni, tremando per la rabbia. Le parole di Boromir erano state una pugnalata alle spalle, era riuscito a metterle contro metà del consiglio, e sembrava essersi dimenticato dei bei momenti trascorsi insieme. Resosi conto che Gil stava per perdere le staffe, Legolas mise una mano sulla spalla dell'amica, stringendola affettuosamente, e poi, come Aragorn, prese le sue difese:”Nessuno ha chiesto il tuo parere, Boromir di Gondor. Non credi di aver dato già abbastanza spettacolo per oggi? Lei è un ottimo guerriero e sono sicuro che riuscirebbe a batterti a occhi chiusi se lo volesse…” Lei sembrava non aver sentito le parole di Legolas. Continuava a guardare l'uomo di fronte a lei con uno sguardo rabbioso e carico di disprezzo, non riuscendo a capire come avesse potuto essere così cieca e non vedere che razza d'uomo era in realtà. "Spettacolo?" esclamò Boromir in tono ironico, "Permetti a una donna di partecipare alla missione e dici che io ho dato spettacolo?" Alcuni degli altri uomini presenti lanciarono delle occhiate piuttosto eloquenti a Gilraen e altri addirittura ridacchiarono alle parole del gondoriano, che tornò a sedersi scuotendo la testa e non aggiunse altro. “Ma come osi? Tu…viscido…verme…” tuonò Gilraen, incapace di trattenersi ancora. “A quanto pare a Gondor non ti hanno insegnato le buone maniere…” sibilò Legolas, prima di trattenere strettamente la ragazza che stava per scagliarsi sull'uomo. “Adesso basta!” disse solennemente Elrond, alquanto infastidito. “Non permetto a nessuno…” e scandì quest'ultima parola lanciando un'occhiata eloquente a Boromir, “di offendere i miei ospiti ed amici in casa mia. Gilraen è un guerriero stimato e io voglio che lei partecipi alla spedizione. E questa è la mia ultima parola. Siamo intesi, Boromir di Gondor?” “Sono perfettamente d'accordo con Elrond. E sono sicuro che Gilraen avrà un ruolo molto importante in questa spedizione” aggiunse Gandalf. Boromir prese un profondo respiro, cercando di mantenere la calma, e lanciò un'occhiata a Gilraen. Quindi guardò il Signore di Imladris e annuì con una certa riluttanza. "Dunque qual'è la tua decisione, figlio di Gondor?" gli domandò cortesemente Aragorn dopo qualche momento, deciso a tutti i costi a calmare gli animi e mettere tutti d'accordo: "Intendi unirti alla Compagnia?" "Naturalmente." rispose l'uomo in tono piatto, per poi alzarsi e raggiungere il gruppo. Alla compagnia si erano uniti anche altri tre hobbit, amici di Frodo. Dopo il consiglio Gilraen era sparita, seguita da Legolas, senza degnare di uno sguardo Boromir. Frodo aveva guardato con attenzione lo scambio di battute tra il guerriero e la ragazza, e non gli era sfuggito lo sguardo ferito che le aveva lanciato lui. Scosse la testa, prima di seguire Merry, Pipino e Sam nella sua stanza, l'indomani sarebbero partiti molto presto e tutti avevano bisogno di riposare. Camminavano ormai da ore. Gilraen e Legolas erano in testa al gruppo, seguiti da Gandalf. Aragorn e Boromir si erano sistemati in retroguardia e controllavano la situazione. Dopo un po' Gandalf propose di fermarsi per mangiare, e nessuno sollevò obiezioni. I due elfi cominciarono a perlustrare la zona, balzando agilmente da un masso all'altro, prima di fare un cenno con la testa ad Aragorn per confermare che la zona era sicura. Dal consiglio Gil aveva deliberatamente evitato Boromir, camminando il più possibile lontano da lui. Di tanto in tanto sentiva il suo sguardo su di lei, ma l'aveva ricambiato raramente, e sempre con disprezzo. Il guerriero si era seduto un pò in disparte, dando la schiena al resto del gruppo. Aragorn, ben consapevole della tensione accumulatasi fra il gondoriano e Gilraen dal Consiglio in poi, pensò bene di cercare un modo per risolvere diplomaticamente la questione; quando ebbe terminato il suo pasto prese un piatto e lo riempì di cibo, andando a sedersi vicino a Boromir. "Mangia qualcosa" lo esortò in tono gentile, "Dobbiamo essere tutti in forze, la strada è lunga." Boromir gli lanciò un'occhiata vagamente stupita. Era sicuro di essersi guadagnato l'ostilità dell'intera Compagnia con il suo comportamento, e senza dubbio non aveva preventivato certe gentilezze nei suoi confronti. Esitò un momento prima di prendere il piatto e iniziare a mangiare. Aragorn sorrise soddisfatto e accese la sua pipa, aspettando in silenzio che l'altro si fosse nutrito a dovere. "So che non lo pensavi" disse dopo qualche minuto, guardandolo con espressione solidale per incoraggiarlo a confidarsi. Boromir si voltò a guardarlo, ma non parlò. "Ciò che hai detto al Consiglio, intendo" proseguì il ramingo, "Non è il fatto di avere una donna nella Compagnia che ti preoccupa, non è vero?" "Non capisco dove vuoi arrivare" rispose Boromir, sentendosi improvvisamente a disagio. "Il tuo problema è il fatto che quella donna sia Gilraen.. correggimi pure se sbaglio" Boromir lo osservò per un lungo momento, aggrottando le sopracciglia con aria pensosa, e scrollò leggermente le spalle: "Perché dovrebbe? Non ho niente contro di lei." "E' proprio quello il punto" sorrise Aragorn, "Perchè tanta ostilità? Mi sembravate piuttosto legati prima del Consiglio." L'altro evitò accuratamente lo sguardo del ramingo, passandosi nervosamente una mano sul viso. Si guardò brevemente attorno, come a cercare una via di fuga, e sollevò un sopracciglio con aria oltraggiata quando lo sentì ridacchiare sommessamente. "Puoi fidarti di me, Boromir. Non ne farò parola con nessuno." Il gondoriano si ritrovò suo malgrado a ridere di cuore per l'assurdità di quella situazione, prima di lanciare un'occhiata divertita all'uomo che gli sedeva accanto. "Ti rendi conto che dovrei detestarti con tutta l'anima per ciò che rappresenti, e mi ritrovo a confidarmi con te?" disse con il sorriso sulle labbra, scuotendo la testa. "Non ho intenzione di portarti via il tuo regno, Boromir." rispose Aragorn facendosi serio, "Sarei tornato molto tempo fa, in caso contrario." Boromir si limitò ad annuire brevemente prima di parlare: "Ne discuteremo più avanti. Non rovinarmi l'atmosfera." disse con una smorfia divertita. Poi si fece serio a sua volta, e dopo un profondo sospiro lo guardò negli occhi: "Ho la tua parola? Rimarrà fra noi?" "Assolutamente." "D'accordo.." sospirò il guerriero, "Non intendevo.. se ho reagito in quel modo è solo perché ero in ansia.." "Per Gilraen?" lo incalzò il ramingo, piegandosi nella sua direzione con aria confidenziale. Boromir si limitò ad annuire, guadagnandosi una amichevole pacca sulla spalla. Aragorn non aveva bisogno di sapere altro. Legolas intanto stava cercando di distrarre Gilraen, e entrambi parlottavano con aria complice del passato e delle loro terre. “Gilraen!” chiamò ad un certo punto Gandalf. “Che ne diresti di venire un po' qui a fare compagnia al tuo povero vecchio maestro?” le disse con un sorriso benevolo. La ragazza ricambiò il sorriso e con molta agilità, saltando da un masso all'altro, raggiunse il mago, che si trovava più distante dagli altri. Quando si fu seduta, l'Istari accese la sua pipa e cominciò a fumare, restando in silenzio per qualche momento. “Perché tanto astio nei confronti di Boromir?” le chiese all'improvviso. A quella domanda Gil sobbalzò. Sapeva di potersi fidare ciecamente di lui, ma tornare sull'argomento la faceva innervosire. “Perché? E' poco dirti che mi ha umiliata davanti a tutto il consiglio, senza nemmeno conoscere le mie capacità di guerriera? “ sbottò lei. “Ti sei sentita tradita da lui, non è vero?” chiese pacatamente il mago. “Non doveva…non aveva nessun diritto…”mormorò lei, consapevole del fatto che il suo maestro aveva colpito nel segno. “Non essere dura con lui… io credo che fosse solo preoccupato per te, lo si vedeva chiaramente dai suoi occhi…” le disse dolcemente lui. “A me non interessa. Non avrebbe dovuto. E non ho voglia di parlarne. Scusami” disse lei scattando in piedi e allontanandosi velocemente, sedendosi su una roccia un po' distante dagli altri. Il mago si limitò a scuotere la testa, sapendo che c'era bisogno di armonia all'interno della compagnia. Nel frattempo Boromir stava insegnando l'arte del tirar di spada a Merry e Pipino, rivelandosi un maestro estremamente gentile e paziente. "Bene! Molto bene!" li incoraggiò sorridendo, sotto gli sguardi divertiti di Aragorn, seduto poco distante, e degli altri due Hobbit. Gimli aveva raggiunto Gandalf e stava cercando di persuaderlo a prendere la via per Moria e attraversare le miniere, decantando l'ospitalità di suo cugino Balin. Legolas stava scrutando l'orizzonte, quando a un certo punto disse:”Quella nuvola mi preoccupa…” Gandalf si alzò, guardando il punto indicato dall'elfo e disse:”Si sposta troppo velocemente… “ A quel punto Gilraen gridò:”Crebain! Al riparo, presto!” Tutti si nascosero come meglio potevano, spegnendo frettolosamente il fuoco. Gil si era sistemata tra alcuni cespugli, quando arrivò qualcun altro, che le fu quasi addosso prima di accorgersi che il posto era già occupato. La ragazza rimase piuttosto sorpresa di vedere chi era. Boromir la guardò per un attimo, prima di muoversi per cercare un altro nascondiglio. I crebain però erano troppo vicini, e Gil lo tirò per un braccio, ottenendo come unico risultato di farlo cadere addosso a lei. Mentre lo stormo di uccelli neri passava sulle loro teste, la ragazza cercò di non pensare all'uomo disteso sulla sua schiena, al respiro caldo contro il suo collo, e all'improvviso desiderio di girarsi per baciarlo che si era impossessato di lei. Boromir fece del suo meglio per rimanere immobile e cercare di ignorare le sensazioni provocate dal corpo di Gil premuto contro il suo, sortendo scarsi risultati. Improvvisamente la Compagnia, i Crebain, il loro viaggio non avevano più nessuna importanza. Il suo respirò vacillò quando sentì la ragazza muoversi, e solo allora si rese conto che lo stormo di uccelli si era allontanato e potevano uscire nuovamente allo scoperto. Si alzò in tutta fretta, e indugiò con gli occhi nei suoi sperando che il suo sguardo non tradisse il desiderio che quel breve contatto era riuscito a scatenare in lui, per poi allontanarsi a passi veloci e raggiungere gli altri. Solo quando si fu allontanato Gil riuscì a pensare di nuovo razionalmente. Non aveva dimenticato che quell'uomo l'aveva umiliata davanti al consiglio e che la disprezzava. “Spie di Saruman…” mormorò Gandalf, guardando sconsolato il cielo. “In che direzione ci muoveremo adesso?” gli chiese Gilraen. “Verso il passo di Caradhras” rispose gravemente Gandalf. Qualche ora dopo la compagnia si trovò nel bel mezzo di una bufera di neve. Il gruppo avanzava con difficoltà, le raffiche di vento erano fortissime e non si vedeva quasi niente a causa di una fitta nebbia. “Sento un'empia voce!” disse ad un certo punto Legolas. “Saruman!” gridò allarmato Gandalf. I due stregoni si fronteggiarono per qualche momento, anche se a tutti parve evidente la superiorità di Saruman. “Vuole buttare giù la montagna!” gridò allarmata Gilraen quando cominciarono a staccarsi falconi di roccia sulle loro teste. Gandalf non ebbe tempo di replicare, perché il suo nemico era riuscito a causare una grossa valanga di neve. La montagna era tornata di nuovo silenziosa. La bufera era cessata, e non c'era più traccia dei membri della compagnia. Il primo a venir fuori da un cumulo di neve fu Legolas, che aiutò subito il vecchio mago ad alzarsi in piedi. Gimli sbucò dalla neve son un sonoro ruggito di disappunto e anche Boromir riemerse tirando fuori con sé gli Hobbit, aiutato da Aragorn. Si guardò attorno, e si rese conto che mancava all'appello solo Gilraen. Abbandonò i piccoletti alle cure del ramingo in tutta fretta, e dopo essersi trascinato fino al punto in cui l'aveva vista l'ultima volta iniziò a scavare disperatamente, sotto gli sguardi carichi di apprensione degli altri membri della Compagnia. La trovò infine, sepolta sotto uno spesso strato di neve, priva di sensi. Senza pensarci due volte la prese in braccio e la stese poco distante, chinandosi su di lei per cercare di rianimarla. La scosse leggermente e provò a scaldarla coprendola con il suo mantello ma niente sembrava funzionare, così si affidò all'ultimo espediente che gli venne alla mente: le tappò delicatamente il naso con due dita e posò le labbra sulle sue, passandole il suo respiro. Poco a poco Gilraen riemerse dall'oscurità che l'aveva avvolta. Sentì delle labbra calde che premevano contro le sue. Aprì gli occhi e si trovò faccia a faccia con Boromir. A quel punto seguì il suo istinto e si staccò da lui velocemente, guardandolo con occhi sgranati. “Ma cosa…stai facendo?” gli gridò lei, spingendolo da parte. Si alzò in piedi e lo guardò, dicendogli rabbiosamente:”Non ti sei divertito abbastanza al consiglio? Vuoi umiliarmi ancora?” Legolas si avvicinò a lei, e l'abbracciò da dietro nell'intento di calmarla, notando che le mani della ragazza tremavano per la rabbia. Le parlò dolcemente in elfico e sorrise quando lei si rilassò contro di lui. Boromir si limitò a raccogliere il suo mantello e a lanciarle un'occhiata scuotendo la testa, per poi tornare al suo posto accanto a Aragorn. Il ramingo gli posò una mano sul braccio mentre gli mormorava qualcosa, per poi spostare lo sguardo su Gandalf. Il mago disse:”Vi consiglio di mettere fine al più presto a questa storia. Nella compagnia è essenziale che ci sia armonia” guardò per un attimo prima Boromir e poi Gilraen, prima di superare gli altri e mettersi alla testa del gruppo. Legolas continuò a camminare abbracciato a Gilraen, evitando di guardare Boromir. Dopo alcune ore si trovarono alle pendici della montagna. Era stato sistemato un campo per la notte, e Sam stava cucinando delle salsicce. Quella sera il gruppo era particolarmente silenzioso, a causa della faticosa giornata appena trascorsa. Gandalf fumava pensieroso la sua pipa, turbato dal fatto che avrebbero dovuto attraversare le miniere di Moria. Sapeva che non era una buona idea, ma non c'era altra scelta. Legolas stava perlustrando la zona circostante, mentre Gilraen si era seduta un po' in disparte e stava leggendo un piccolo libro che aveva portato da Minyatur. Quando udì dei passi alzò lo sguardo e vide che Aragorn si stava avvicinando a lei. "Disturbo?" domandò il ramingo, e sorrise quando Gilraen scosse la testa e chiuse il libro, facendogli spazio. Si sedette accanto a lei, e decise di non girare troppo attorno alla questione e arrivare subito al dunque: "Perché non cerchiamo di risolvere questa situazione?" disse indicando Boromir con un cenno della testa. Il gondoriano sembrava stranamente abbattuto, e si era sistemato accanto al fuoco in un tentativo di scaldarsi un pò dopo la giornata trascorsa in mezzo al gelo. Merry e Pipino gli stavano raccontando animatamente buffi aneddoti riguardanti la Contea in un tentativo di tirargli un pò su il morale, senza ottenere più di un debole sorriso di tanto in tanto. Aragorn volse di nuovo lo sguardo a Gilraen, posandole una mano sulla spalla: "Voleva proteggerti. A modo suo, senza dubbio, ma non ha detto quelle cose per cattiveria" La ragazza scosse energicamente la testa, e poi disse:”Mi ha umiliata davanti al consiglio! Ha detto quelle cose solo perché mi disprezza. Si è divertito semplicemente a prendermi in giro quando mi ha fatto da cavaliere alla cena. E questo è quanto” Il ramingo sospirò profondamente, e scosse la testa a sua volta: "Boromir ha certamente molti difetti, compresi l'orgoglio smisurato e l'eccessiva impulsività, ma è buono di animo." disse, "Guardalo negli occhi, Gilraen. Ti renderai conto da sola che dico il vero." Le strinse brevemente la spalla in un gesto affettuoso e si alzò, raggiungendo Boromir e gli Hobbit. Solo qualche minuto dopo Sam annunciò allegramente che la cena era pronta, e invitò gli altri a raggiungerli attorno al fuoco. Boromir non azzardò che una timida occhiata a Gilraen prima di abbassare di nuovo lo sguardo sul piatto, e gli Hobbit si guardarono a vicenda per poi spostare quattro paia di occhietti preoccupati e curiosi allo stesso tempo sulla ragazza. Aragorn diede una leggera gomitata al gondoriano seduto accanto a lui nell'intento di incoraggiarlo, tossicchiando sommessamente. La cosa sortì l'effetto voluto, poiché Boromir alzò di nuovo lo sguardo per posare gli occhi in quelli di Gilraen. Lei non rifuggì quello sguardo, e con sua grande sorpresa non riuscì a trovare tracce di disprezzo o risentimento nei suoi confronti. Scosse la testa, piuttosto divertita dall'assurdità dell'intera situazione, e consapevole di avere gli sguardi di tutti puntati addosso. Legolas le lanciò uno sguardo d'incoraggiamento e così lei riportò lo sguardo su Boromir e gli sorrise. L'uomo indugiò con gli occhi nei suoi ancora per qualche momento, prima di concentrarsi nuovamente sulla sua cena sorridendo fra sé e sé; tutti gli altri seguirono il suo esempio dopo aver tirato un gran sospiro di sollievo collettivo. Dopo cena Aragorn rimase vicino al fuoco con Gandalf per fumare la pipa e decidere la via più breve e sicura da prendere, aiutandosi con una mappa. Gli Hobbit si erano rannicchiati uno vicino all'altro in cerca di calore al riparo di una grande roccia, mentre Gimli sedeva da solo e affilava l'ascia. Boromir si avvicinò a Gilraen, che stava preparando il suo giaciglio per la notte, e quando lei si voltò a guardarlo le sorrise: "Ti va di fare una passeggiata?" Lei annuì ed entrambi si inoltrarono tra gli alberi, fino a scomparire del tutto agli occhi degli altri che si trovavano al campo. Gandalf notò la sparizione dei due e lanciò un'occhiata divertita ad Aragorn, prima di tornare a guardare la mappa. Gilraen camminò in silenzio per qualche minuto, poi si fermò avvicinandosi a Boromir e guardandolo negli occhi. “Perché l'hai fatto?” gli chiese, la rabbia e il risentimento erano spariti dalla sua voce. "Avrei preferito saperti al sicuro a Imladris" rispose semplicemente l'uomo, che poi abbassò lo sguardo e aggiunse in un sussurro: "Non so neanche io perché ho reagito in quel modo..." Prese un profondo respiro e mise da parte l'orgoglio, per posare nuovamente gli occhi in quelli di Gilraen: "Mi perdoni?" “Essere una guerriera in un mondo dominato dagli uomini non è facile, Boromir. Io mi sono addestrata duramente e so di essere in grado di difendermi da sola, ma devo provarlo di continuo, perché per il solo fatto di essere donna gli uomini mi screditano senza nemmeno sapere quanto valgo. Quello che hai detto… mi ha ferita… quelle persone mi hanno derisa perché tu… “ a quel punto abbassò lo sguardo e scosse la testa, riorganizzando i mille pensieri che le affollavano la mente. “Ti perdono Boromir. Ma sappi che quello che hai detto ha lasciato una profonda cicatrice in me….” Lo guardò di nuovo e poi disse:”Mi dispiace di averti trattato male oggi. So che mi hai salvato la vita, ma dopo quello che avevi detto al consiglio credevo che mi disprezzassi e che quello fosse un altro modo per dimostrare che non valgo niente…” "Non ti disprezzo.. non potrei mai" mormorò lui, "Capiscimi Gil te ne prego.. Ho ricevuto un'educazione totalmente diversa dalla tua, e sono cresciuto in una realtà del tutto diversa da quella a cui sei abituata. Per me questa situazione è assolutamente impensabile.. e nonostante tutto sono felice che tu sia qui" Scosse la testa e sorrise debolmente, evitando di incontrare il suo sguardo. "Non mi capisco neanche io.." Lei gli sfiorò una guancia con le dita, e quando lui rialzò lo sguardo gli sorrise dolcemente. Poi prese la sua mano e cominciò a camminare di nuovo. Merry e Pipino avevano osservato la scena nascosti dietro ad alcuni cespugli, e quando videro che i due si stavano allontanando si lanciarono un'occhiata e iniziarono a correre in direzione del campo. Aragorn afferrò la spada quando sentì dal fruscìo delle foglie che qualcuno si stava avvicinando, ma la posò subito quando vide che si trattava dei due Mezzuomini. Quando un ben trafelato Pipino iniziò a gesticolare freneticamente mentre cercava di riprendere fiato il ramingo lanciò un'occhiata divertita a Gandalf, e disse fingendosi preoccupato: "E' successo qualcosa?" "Si tenevano per mano!" esclamò il piccoletto mentre Merry annuiva solennemente, "Capite? Si tenevano per mano e lei gli accarezzava il viso!" "Ma è terribile!" esclamò Aragorn divertito, e a quel punto non riuscì a trattenersi dal ridacchiare. Gandalf fece lo stesso e poi cercò di riprendere contegno e disse:” Ora andate a dormire. Dopo andrò io a fare un serio discorso a quei mascalzoni!” Solo quando i due piccoletti furono sotto le loro coperte, il mago guardò Aragorn e disse:”Sembra che finalmente la situazione si sia risolta…” e gli sorrise, contento dei nuovi sviluppi. Il mattino dopo Legolas svegliò gli altri di buon ora, e il gruppo si diresse verso le miniere di Moria. L'elfo e Gilraen come al solito erano alla testa del gruppo, e dopo molte ore di cammino, la ragazza annunciò:”Le miniere sono laggiù. Proporrei di fermarci a riposare per un paio d'ore e poi ripartire. In questo modo saremo dentro per questa sera”. Legolas annuì solennemente, e poi volse di nuovo lo sguardo verso le miniere. Detestava anche solo il pensiero di dover entrare lì dentro, ma sapeva che non aveva scelta. A quel punto Frodo prese la parola, dicendo:”Avrei proprio bisogno di fermarmi…sono esausto…” Gandalf gli lanciò un'occhiata e annuì, dicendo agli altri di preparare il campo. Legolas si era sistemato su una roccia e stava guardando il panorama. Scosse la testa sconsolato quando si rese conto che sembrava un immenso deserto. “Non ci sono animali…non mi piace…” mormorò tra sé e sé. Poco distante da lui si era seduta Gilraen, che aveva sentito il commento dell'amico e sapeva che aveva perfettamente ragione. Non volendo allarmare gli altri, soprattutto gli hobbit che erano facilmente impressionabili, restò in silenzio. Quando alzò lo sguardo vide che Boromir la stava fissando, e gli sorrise. Lui ricambiò il sorriso e si sedette accanto a lei, per poi slacciare il mantello e togliere i bracciali di cuoio. Quando rialzò la testa vide che tutti gli altri stavano guardando nella loro direzione, gli Hobbit sorridevano e si davano gomitate a vicenda. Sollevò un sopracciglio e guardò Gil con aria vagamente interrogativa: "Mi sento osservato.." mormorò, una nota divertita nella voce. Lei ridacchiò e disse:”Siamo l'attrazione del momento…” “Sai, ieri sera… è stato bello…” mormorò lei, distogliendo lo sguardo. Qualche istante dopo Legolas si avvicinò, porgendogli un piatto ciascuno, e lanciando un'occhiata divertita a Boromir, prima di tornare sul suo masso. Gilraen si finse molto interessata al cibo, grata di aver trovato una via d'uscita a quel discorso assurdo che aveva intrapreso. "Anche per me..." mormorò l'uomo senza alzare lo sguardo dal suo piatto, sorridendo un pò imbarazzato. Merry e Pipino si erano nel frattempo sistemati in modo da potersi guardare comodamente la scena mentre mangiavano. "Credi che si siano già baciati?" disse improvvisamente Pipino, per poi rimanere pensieroso ad osservare i due. "Secondo me no" aggiunse dopo qualche momento, "Sono ancora nella fase di avvicinamento. Sai.. il rossore, l'imbarazzo e cose del genere" Aragorn stava cercando disperatamente di trattenere le risa, e dopo l'osservazione del piccolo Hobbit l'impresa era diventata assai ardua. Lanciò uno sguardo a Legolas in cerca di supporto morale, ma l'espressione sul viso dell'Elfo riuscì solo a peggiorare la sua situazione. Anche se i due hobbit avevano parlato a bassa voce, Gilraen li aveva sentiti, e scosse la testa mormorando:”Questa situazione è diventata grottesca…come se non mi sentissi già abbastanza in imbarazzo…” Legolas aveva sentito il commento dell'amica e si avvicinò ad Aragorn, mormorandogli qualcosa all'orecchio, prima di andare a sedersi su un altro masso, dando le spalle alla coppia, sorridendo tra sé e sé. Boromir guardò Gilraen con aria interrogativa, ignaro dei commenti degli Hobbit. "Forse è meglio ripartire subito.." mormorò, pensando di aver fatto o detto qualcosa di sbagliato. Non si sentiva di approfondire l'argomento con gli occhi di tutti puntati addosso, così si alzò per poi avvicinarsi a Aragorn e proporre di rimettersi subito in cammino. Il ramingo annuì e chiese consiglio a Gandalf, che non mosse obiezioni. Quando si rimisero in marcia l'uomo fece in modo di trovarsi in fondo alla fila, e trattenne delicatamente Gilraen per un braccio. Aragorn camminava pochi metri avanti a loro, assicurando alla coppia un pò di privacy al riparo dagli sguardi curiosi dei terribili Hobbit. Lei lo guardò e gli disse:”Non ce l'avevo con te…ho solo sentito dei commenti dei due hobbit…” “Si chiedevano se io e te ci fossimo già baciati, e poi sono arrivati alla conclusione che non l'abbiamo ancora fatto perché siamo ancora troppo imbarazzati” ridacchiò,scuotendo la testa. “Non mi era mai capitata una cosa del genere, lo sai mio caro guerriero?” lo apostrofò lei divertendosi a prenderlo un po' in giro. "Se devo essere sincero neanche a me.." rispose Boromir, che poi la prese per mano e continuò a camminare, immerso nei suoi pensieri. Lei gli strinse la mano, e poi disse:”Non mi dire che non hai nessuna fidanzatina che ti aspetta a Gondor, perché non ci credo!” e gli sorrise con aria di sfida. "Nessuna fidanzatina..." ridacchiò lui lanciandole un'occhiata divertita, per poi girarle immediatamente la domanda: "Tu, piuttosto?" Lei sospirò teatralmente, fingendosi terribilmente affranta, con scarsi risultati, e ridacchiò, imitata dall'uomo. Un attimo dopo tornò seria e disse, distogliendo lo sguardo:”Ebbene, confesso…non…non ho mai trovato nessuno che…nessuno come te…” A quelle parole Boromir si fermò all'improvviso, trattenendo anche lei. Esitò solo per un istante prima di tirarla a sé e stringerla contro il suo petto prendendole il viso fra le mani, gli occhi posati nei suoi. Lei gli sorrise, il cuore le batteva all'impazzata, ma sapeva che non potevano…non così…non in quel momento. Gli diede un dolce bacio sulle labbra, prima di staccarsi da lui e continuare a camminare, tenendogli la mano. Quella sera arrivarono ai cancelli di Moria. Gandalf aveva trovato la porta, ma a quanto pare aveva problemi nell'aprirla. Per tutto il pomeriggio Gilraen e Boromir si erano raccontati tutto, o quasi, sulla loro vita, sul loro passato e sul loro presente. Si trovavano poco distante dall'acqua, che ridacchiavano tranquillamente raccontandosi aneddoti divertenti. Fu solo dopo lunghi minuti che la porta si aprì grazie a un'intuizione di Frodo, e la Compagnia fece il suo ingresso nelle miniere. Era buio pesto, e c'era uno strano odore nell'aria. Boromir si assicurò che Gilraen fosse accanto a lui prendendole la mano, e quando Gandalf fece luce con il suo bastone rabbrividì: sul pavimento e sulla gradinata c'erano Nani, evidentemente passati a miglior vita da un pezzo, sparsi ovunque. Guardò Gilraen e istintivamente la tirò a sé, mentre le grida di sconforto di Gimli echeggiavano contro le parenti di solida roccia. Un improvviso rumore alle sue spalle fece voltare la ragazza, che inorridì nel vedere un grosso tentacolo uscire dall'acqua e dirigersi verso il piccolo hobbit. “Attento Frodo!” gridò, ma era troppo tardi, il mostro stava trascinando il piccoletto verso l'acqua. Sam, Merry e Pipino corsero in suo aiuto colpendo quella creatura con le loro piccole spade. Per un attimo sembrò che l'avessero salvato, ma subito emersero altri lunghi tentacoli, che presero tutti gli hobbit, alzandoli in aria. Senza esitare ulteriormente, Gilraen lasciò la mano di Boromir e cominciò a tirare frecce a ripetizione, imitata da Legolas, e colpendo più volte il mostro, senza però sortire altro risultato che non il farlo innervosire di più. Non appena la testa dell'enorme creatura affiorò, Gil riuscì a colpirla sulla bocca. A causa del dolore il guardiano di Moria lasciò subito andare i piccoletti, tratti precipitosamente in salvo da Aragorn e Boromir, che si precipitarono all'interno della miniera. Nell'intento di vendicarsi il mostro uscì dall'acqua, cercando di seguire gli uomini, ma causò una grossa frana, che bloccò l'uscita e lasciò tutti nel buio più totale. Qualche istante dopo, Gandalf fece luce col suo bastone, dicendo:”Non ci resta che una strada. Sarà un viaggio lungo quattro giorni, e molto faticoso. Speriamo che la nostra presenza passi inosservata”. Si misero immediatamente in marcia alla ricerca di un luogo adatto per passare la notte. Boromir e Aragorn erano ancora bagnati fradici dopo l'incontro con il guardiano di Moria, Gimli era sprofondato nel più buio sconforto e gli Hobbit erano addirittura silenziosi. Continuarono a camminare a lungo, e molto probabilmente fuori era già notte fatta quando finalmente si fermarono per riposare. Non era possibile accendere un fuoco lì, così si accontentarono di un pasto frugale e della luce fornita dal bastone dell'Istari. Gilraen stava parlando con Legolas, quando vide che Boromir sedeva in disparte, in un angolo in penombra. Si scusò con l'amico e si diresse verso l'uomo. Gli sorrise e si sedette accanto a lui. “Queste miniere mi fanno venire l'angoscia…” mormorò. “Non credo che riuscirò a dormire stanotte…” Lui sorrise mentre le spostava una ciocca di capelli dal viso, e mormorò: "Stai con me allora.." Molte volte aveva sentito parlare della repulsione degli Elfi per i luoghi chiusi, e anche se Gilraen era un Elfo solo a metà immaginava che fosse lo stesso per lei; così si ripromise che le sarebbe stato vicino e che l'avrebbe confortata come poteva, in attesa di vedere di nuovo la luce del sole. E decise di iniziare subito a tenere fede al suo proponimento. Senza preoccuparsi di eventuali spettatori o Hobbit curiosi la tirò a sé, lasciando che appoggiasse la schiena contro il suo petto, e la circondò con un caldo abbraccio cullandola dolcemente. Gil fu piuttosto sorpresa dal suo comportamento, ma gliene era grata, aveva bisogno di rilassarsi. Per qualche momento ancora si guardò intorno. Il buio opprimente, l'umidità, e quel silenzio innaturale le facevano venire i brividi. Ben presto però si rilassò contro il petto di Boromir, e gli mormorò un dolcissimo grazie, prima di girarsi leggermente e baciargli l'angolo della bocca. Lo guardò intensamente negli occhi e gli carezzò una guancia, poi tornò ad appoggiarsi al suo petto. "Va un pò meglio?" le sussurrò lui all'orecchio, per poi sporgersi in avanti e baciarle una guancia, "Neanche io mi sento a mio agio qui.." “Si, grazie…” mormorò lei, stringendo una delle grandi mani dell'uomo nelle sue. “Non c'è vita qui dentro…e poi quest'odore…e quegli scheletri all'ingresso… ho paura che qui dentro ci sia qualcosa di molto pericoloso…ne sono quasi certa…teniamo gli occhi aperti…” gli disse, sempre bisbigliando, e poi si girò verso di lui e lo abbracciò rannicchiandosi contro di lui. “Non avrei mai creduto che tu potessi essere così premuroso…” mormorò. Boromir ridacchiò in risposta, scuotendo leggermente la testa, e la punzecchiò divertito: "Sembro davvero così rude e senza cuore?" Quando lei alzò lo sguardo le accarezzò le labbra con dito e sussurrò: "Non lo sono.." Lei gli sorrise e gli baciò leggermente il dito, poi ridacchiò:”Credi che sia molto sconveniente se ci addormentassimo insieme? Temo che senza di te non riuscirei a chiudere occhio…” Lui scrollò leggermente le spalle e la guardò con aria birichina: "Sconveniente o no, credo che gli altri avranno già molto di cui parlare solo per questo.." Lanciò un'occhiata in direzione del gruppetto degli Hobbit, che distolsero immediatamente lo sguardo fingendosi impegnatissimi in chissà quale animata conversazione, e ridacchiò per poi guardare di nuovo Gilraen con un mezzo sorriso complice dipinto sulle labbra. Lei gli sorrise in risposta, e poi ridacchiò:”Quei piccoletti sono dolcissimi, ma forse un po' troppo curiosi!”. A quel punto la ragazza posò di nuovo gli occhi in quelli di Boromir, si avvicinò a lui e sussurrò contro le sue labbra:”Credi che sia sconveniente se mi baci adesso?”. Per tutta risposta l'uomo le accarezzò brevemente il collo con una mano, per poi tirarla a sé e reclamare possessivamente le sue labbra. A quella vista Pipino spalancò gli occhi e rimase imbambolato a guardarli come se avesse appena visto un fantasma, mentre Aragorn dal suo angolino lanciò un'occhiata divertita prima a Gandalf poi a Legolas. L'elfo ricambiò lo sguardo e scosse la testa, piuttosto divertito. Non riusciva ancora a credere che la sua amica avesse trovato l'amore, e che si stesse legando ad un uomo così diverso da lei. Quando Gil e Boromir si staccarono, restarono per lunghi momenti a guardarsi negli occhi, fino a quando arrivò Legolas che gli porse delle coperte, dicendo:”Riposate un po', resto io di guardia, vi verrò a svegliare tra qualche ora”, dopo un breve sorriso, si allontanò velocemente, per lasciare un po' da sola la nuova coppia. Gil si stese sulla sua coperta, guardandosi intorno, con aria sospetta. Quelle miniere nascondevano qualcosa. Ne era quasi certa. Boromir si stese accanto a lei, e prese sonno solo qualche minuto dopo. La mattina seguente si svegliò molto presto, stavano ancora dormendo quasi tutti. Si alzò con cautela, facendo bene attenzione a non svegliare Gil, e raggiunse Aragorn e Legolas che stavano parlottando con Gandalf qualche metro più in là. "Buongiorno" sorrise Aragorn facendogli spazio. Boromir sorrise di rimando e sedette accanto a lui, strofinandosi gli occhi insonnolito. “Gilraen si è addormentata da poco…” disse Legolas. “Sente anche lei quello che c'è qui dentro…” “I nani sono stati troppo avidi…hanno scavato troppo in profondità, risvegliando esseri malefici e molto potenti…” mormorò Gandalf, pensieroso. “Va a svegliarla, e poi chiama gli altri, è meglio ripartire subito”. Qualche minuto dopo il gruppo era già in cammino. Il silenzio era interrotto solo dai leggeri passi del gruppo, e la luce di Gandalf riusciva a penetrare l'oscurità solo di poco. Le tenebre li avviluppavano quasi completamente. Legolas e Gilraen si guardarono più volte, entrambi terrificati da quell'ambiente lugubre al quale non erano abituati. Ad un tratto i due sentirono un rumore dietro di loro, e videro degli occhi scintillare nell'oscurità. “C'è qualcosa lì dietro!” bisbigliò Legolas contro l'orecchio di Gandalf. “E' Gollum… rivuole indietro il suo anello…ma non possiamo prenderlo ora. Non voglio rischiare di risvegliare le forze oscure che riposano in queste miniere” rispose gravemente il mago. L'elfo e la ragazza si guardarono per un attimo, e poi annuirono. |
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