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Al cuore non si comanda
Capitolo 19 Erano passati vari giorni, ma nessuno dei due fratelli sembrava voler cambiare il suo comportamento. Entrambi l'amavano, e Gil si chiese se avessero mai parlato di lei. Quella sera stava tornando in camera sua, quando per poco non si scontrò con Boromir. “Dobbiamo proprio smetterla d'incontrarci così, rischiamo di farci male!” ridacchiò lei, alzando la testa a guardarlo. L'uomo ridacchiò a sua volta, cingendole i fianchi per tirarla a sé. "Stavo cercando proprio te.." mormorò con aria birichina, e senza esitare si abbassò per baciarla con estremo entusiasmo. Le sue carezze e i suoi baci si fecero sempre più insistenti, fino a che la ragazza, preoccupata che qualcuno potesse vederli, mormorò:”Perché non ci spostiamo di qui?” Boromir le rivolse un sorrisino da monello che non la convinse affatto, e la guidò fino alla sua camera da letto. Quando furono entrati, Gilraen sgranò gli occhi nel vedere che nel letto c'era Faramir. Visti gli sguardi e i sorrisini dei due, lei capì subito che si erano già messi d'accordo. Incapace di parlare, rimase a guardare alternativamente i due fratelli. Dopo aver chiuso a chiave Boromir iniziò a sbottonare la tunica, come se si fosse trattato della cosa più normale del mondo. Quando si fu liberato dell'indumento lo abbandonò distrattamente sul divanetto di fronte al camino, e si avvicinò di nuovo alla ragazza guardandola negli occhi. Senza una parola si occupò dei suoi bottoni, premurandosi di baciarla sul collo e sulle spalle mentre faceva scivolare giù la tunica. Faramir non si era mosso dal suo posto, lo sguardo fisso su Gilraen. Alquanto imbarazzata da quella situazione, e non riuscendo a rilassarsi, lei indietreggiò, lanciando uno sguardo a Faramir, come per cercare aiuto. Non sapeva quei due cos'avessero in mente, e non era sicura che le sarebbe piaciuto. Dopo una breve occhiata al fratello Boromir guardò nuovamente la ragazza, e sorrise porgendole la mano. "Hai ragione.." disse dolcemente, e dopo averla presa per mano la condusse fino al letto. Sedette facendole cenno di fare lo stesso, e anche Faramir le sorrise per incoraggiarla. Guardandoli con diffidenza, Gilraen sedette sul letto, un po' distante da entrambi. “Cosa sta succedendo?” chiese, il tono forse un po' troppo duro per quello che la situazione avrebbe richiesto. "Ho parlato con Faramir, come promesso." Il ragazzo annuì, per poi guardare nuovamente Gilraen, e spiegarle: "Io non voglio rinunciare a te.. e neanche Boromir. Giorni fa mi hai detto che avresti voluto entrambi, ricordi?" domandò sorridendo, e quando lei annuì continuò: "Io e il mio fratellone ne abbiamo parlato a lungo.. ed eccoci qui.. se ci vuoi ancora." Quella rivelazione la colpì come un pugno allo stomaco. Era confusa, sapeva di non volerli perdere e che li voleva entrambi ma non… insieme . Sapeva che avevano avuto molte donne in passato, e che spesso si erano divertiti con la stessa donna. Quello di cui era certa era che non avrebbe voluto essere un loro oggetto sessuale, una cosa con la quale si sarebbero divertiti, e dopo l'avrebbero buttata via senza alcun riguardo per il suo cuore spezzato. Inconsciamente aveva coperto il seno con le braccia, come a volersi nascondere dai loro sguardi. Tentò d'impostare una voce fredda, pur essendo sull'orlo delle lacrime, e lentamente si alzò dal letto, scivolando verso la porta. “Io non sono un giocattolo…ho anch'io un cuore, sapete? Non potete giocare con me in questo modo, non fate altro che ferirmi…non sarò una delle tante con le quali vi siete divertiti…non vi permetterò di spezzarmi il cuore…” Evitando la presa di Boromir, e senza preoccuparsi di raccogliere la tunica, sgattaiolò fuori dalla stanza, correndo verso la sua camera, e chiudendosi all'interno. Quando si fu sentita relativamente al sicuro, scivolò sul pavimento, seduta ancora con la schiena contro la porta, e cominciò a singhiozzare sonoramente, disperata. La mattina seguente i tre si incontrarono a colazione. Vista anche la presenza delle cameriere i due fratelli rimasero silenziosi e preferirono evitare di parlare dell'accaduto, limitandosi a lanciarsi occhiate di tanto in tanto. Gil mangiò pochissimo, anche se si finse interessatissima a quello che c'era nel suo piatto, pur di non guardarli negli occhi. Dopo un po' si scusò, sentendo gli occhi di tutte le cameriere su di lei, e si recò ai giardini, dove cominciò a camminare lentamente. Sedette ai piedi di un grosso albero, le ginocchia piegate contro il suo petto, gli occhi chiusi e mille pensieri che le attraversavano la mente. Quanto le sarebbe piaciuto che Legolas fosse ancora lì con lei…che potesse consigliarla, che la stringesse tra le sue braccia. Ma era partito, non aveva potuto respingere la convocazione di suo padre. E ora lei era da sola. Quando sentì dei passi, aprì di scatto gli occhi, il corpo teso, seppur involontariamente. Guardò nei profondi occhi azzurri di Faramir, dolci e preoccupati allo stesso tempo, e poi in quelli grigi di Boromir, e decise di non muoversi, nemmeno quando Faramir le si avvicinò, fino ad essere a pochi centimetri da lei. "Ti dobbiamo delle scuse" disse dolcemente il ragazzo inginocchiandosi davanti a Gilraen, "Hai ragione." Boromir si era nel frattempo seduto accanto a lei, e giocherellava nervosamente con i lacci di uno dei suoi bracciali di cuoio mentre guardava alternativamente gli altri due. “Non mi era mai capitata una cosa del genere…” mormorò lei, studiando attentamente i due, e notando che erano sinceramente pentiti. “Prima di conoscere Boromir non mi ero mai neppure innamorata davvero, e adesso…amo ben due uomini…” sospirò profondamente, passandosi stancamente una mano sul viso. “Non so come comportarmi, è tutto così nuovo per me e… ho paura di essere usata, sono terrorizzata dal diventare solo una simpatica diversione per voi due, e niente di più…io non voglio solo attrazione fisica…” "Sai bene quanto sono innamorato di te, Gil" disse Boromir, "E anche Faramir lo è... Non si tratta solo di una cosa fisica. Ne abbiamo parlato a lungo, e abbiamo cercato un compromesso che non danneggiasse nessuno dei due." Faramir annuì, e prese la parola: "E' anche vero" disse, "..che abbiamo sbagliato a non parlartene prima, dal momento che la cosa riguarda anche te. Ma sai anche tu che né io né lui potremmo mai costringerti a fare qualcosa contro la tua volontà.." Lei sembrò riflettere attentamente su quelle parole. Alla fine sorrise ad entrambi, strinse la mano di Boromir e carezzò amorevolmente la guancia di Faramir. “Vorrei solo evitare di correre troppo…” mormorò "E non correremo allora" sorrise Boromir, "Ma ammetterai anche tu che le ultime notti sono state a dir poco gelide.." Faramir evidentemente aveva già capito dove voleva arrivare il fratello, e ridacchiò quietamente a quelle parole. Gli lanciò una breve occhiata divertita, per poi rivolgere nuovamente le sue attenzioni alla ragazza. "Mi offro anche io per scaldarti in queste gelide notti" disse, "Soltanto scaldarti, prometto. E so che Boromir, da uomo d'onore qual'è, farà lo stesso." L'altro annuì sorridendo, e strinse la mano di Gilraen nella sua. Quella sera, Gilraen bussò alla porta delle stanze di Boromir, e quando entrò sorrise ai fratelli che si erano seduti accanto al fuoco. Durante la giornata non avevano più aperto l'argomento, e ora che si trovava lì provò ancora una volta un po' d'imbarazzo, anche se aveva portato con sé una veste da notte. Si cambiò velocemente, sentendo gli occhi dei due uomini su di lei, e arrossendo visibilmente quando li vide denudarsi. S'infilò velocemente sotto le coperte, stendendosi con le braccia dietro la testa, e osservandoli con un'espressione da monella. Boromir fu il primo a raggiungerla, e quando si fu sistemato la tirò a sé facendole appoggiare la testa sul suo petto. Faramir li osservò sorridendo per alcuni momenti, e si occupò di rattizzare il fuoco nel camino prima di raggiungerli. Una volta sotto le coperte esitò, soffermandosi ancora a guardarli. "Avvicinati, fratellino" mormorò Boromir sorridendo, "Credo che Gil senta ancora freddo." L'altro annuì, senza riuscire ad impedirsi di sorridere a sua volta, e si stese accanto a Gilraen rannicchiandosi contro di lei. La mattina seguente, Boromir stava ancora dormendo profondamente quando Gilraen aprì gli occhi. Faramir era sveglio, e lei gli sorrise prima di districarsi gentilmente dall'abbraccio di Boromir e di rannicchiarsi contro di lui. “Ti amo tanto…” mormorò contro le sue labbra, prima di salutarlo con un dolcissimo bacio del buongiorno. "Buongiorno.." sussurrò Faramir quando si ritrasse, sorridendo. "Hai riposato bene?" Lei si limitò ad annuire, ricambiando il sorriso e perdendosi nel blu dei suoi occhi. "E.." mormorò lui esitando per un momento, con un sorriso da monello dipinto in volto, "..hai sentito freddo?" “No…” rispose lei con aria di sfida, stringendosi a lui. Faramir ridacchiò fra sé e sé, sollevando un sopracciglio. "Non credo sia una buona idea provocarmi.." “E perché no?” chiese lei, con aria da monella. Durante la notte li aveva guardati a lungo, e aveva capito come poteva amarli entrambi. Erano uguali. Così diversi eppure così simili. Boromir era soltanto più impulsivo, più irruento e preferiva far parlare i fatti. Faramir al contrario era più riflessivo, più dolce, e più diplomatico. Erano due facce della stessa medaglia. Quasi senza rendersene conto gli sorrise, carezzandogli il viso, fino a scendere sul collo e poi sul petto, forte e muscoloso come quello di suo fratello. Lui seguì con lo sguardo la mano di Gilraen, e stava per replicare quando Boromir mormorò qualcosa nel sonno e cambiò posizione, dando loro le spalle. Dopo una breve occhiata al fratello Faramir volse nuovamente le sue attenzioni alla ragazza, sorridendo con aria birichina. "Perché.. rischiamo di svegliarlo, non credi?" “Oh, beh…se proprio non vuoi…vado a fare colazione…”rispose lei, con aria fintamente offesa, prima di alzarsi e tentare di passare oltre Faramir. "Chi ha detto che non voglio?" ridacchiò lui, afferrandola saldamente per i fianchi nell'intento di trattenerla. "E poi è ancora presto per la colazione.. meglio starsene al calduccio sotto le coperte, finché si può.." Dato che l'uomo pareva non avere nessuna intenzione di lasciarla andare, Gilraen si stese sul suo petto, poggiando i gomiti ai lati della sua testa, in modo che il suo viso si trovasse a pochi centimetri da quello di Faramir. Con la bocca carezzò le labbra dell'uomo e poi ne tracciò i contorni con la lingua, rilassandosi a quel contatto così intimo. Faramir non riuscì ad impedirsi di gemere piano, e chiuse gli occhi stringendola istintivamente a sé. Dopo un momento dischiuse le labbra e accarezzò dolcemente la lingua di Gilraen con la sua, tremando quasi impercettibilmente sotto di lei. Quando lo sentì tremare, la ragazza si strinse ancora di più a lui, scostandogli i capelli dal viso. “Sei speciale, Faramir…ti amo tanto, non mi stancherò mai di dirtelo…” sussurrò lei contro le sue labbra, sorridendogli dolcemente. Lui ricambiò il sorriso, e un momento dopo aveva già catturato le labbra di Gilraen in un lungo bacio appassionato. La ragazza cercò di sistemarsi di fianco all'uomo, ma lui le stava trattenendo i fianchi. Sorridendo tra sé e sé cominciò a strofinare il bacino contro quello dell'uomo, sentendo la sua eccitazione premere contro di lei. Stringendosi ancora di più a lei Faramir abbandonò la testa sul cuscino con un gemito inarcando leggermente la schiena, e iniziò ad accompagnare i movimenti di Gilraen con il bacino, ignaro del fatto che Boromir era ormai decisamente sveglio e si era appena voltato a guardarli. "Ah, ma buongiorno!" esordì il gondoriano fingendosi oltraggiato, anche se subito dopo non riuscì a trattenersi dal ridacchiare rendendo la cosa decisamente poco credibile. Gil si girò a guardarlo con espressione colpevole, cercando di sorridere, con scarsi risultati. “Buongiorno” mormorò, scivolando al lato di Faramir e tormentando un lembo della coperta. "No.." mormorò dolcemente Boromir avvicinandosi a lei per accarezzarle una guancia, "Non fermarti." Faramir gli sorrise a quelle parole, e spostò lo sguardo su Gilraen prima di scostare le coperte e tirarla nuovamente su di sé con aria da monello. Ancora un po' dubbiosa, lei baciò Faramir, carezzandogli i capelli, anche se di tanto in tanto lanciava un'occhiata preoccupata e imbarazzata a Boromir. Lui scosse leggermente la testa sorridendo, e cercò di incoraggiarla chinandosi su di lei per baciarle e carezzarle la schiena, salendo fino al collo, e le sussurrò tutto il suo amore in un orecchio prima di indugiare a tracciarne il contorno con la lingua. Infiammata dalle attenzioni di Boromir, Gilraen cominciò ad assaltare la bocca di Faramir con una serie di baci pieni di passione e d'entusiasmo, muovendo sensualmente il bacino su quello dell'uomo. Quando vide che lei si era finalmente lasciata andare Boromir sorrise, evidentemente soddisfatto dai risultati delle sue fatiche, e raddoppiò i suoi sforzi soffermandosi a succhiare entusiasticamente la punta di un orecchio di Gilraen, continuando a carezzarla con crescente intensità dove possibile. Faramir dal canto suo ansimava disperatamente e cercava di accompagnare i movimenti della ragazza, letteralmente sconvolto da quell'assalto inaspettato, gemendo di tanto in tanto. Qualche minuto dopo, Gil aveva cominciato a mordicchiare il collo e la gola del giovane, girandosi di tanto in tanto a baciare anche Boromir. All'improvviso Faramir tremò, aumentando l'intensità dei movimenti, e le afferrò saldamente i fianchi. Dopo un'occhiata al fratello Boromir sorrise, e si abbassò per mordere Gilraen sul collo mentre l'altro raggiungeva il piacere con un gemito soffocato. Dopo avergli dato un bacio sulla fronte, lei si sistemò al fianco di Faramir, ma non ebbe nemmeno tempo di rendersi conto di quello che stava facendo, perché Boromir era salito su di lei, e reclamava la sua bocca con ardore. Momenti dopo l'uomo scese a leccarle il collo, e Faramir pensò bene di sostituirlo catturando le labbra della ragazza in un lungo bacio appassionato. Quando la sentì sussultare realizzò che il fratello si stava spingendo dentro di lei, e si ritrasse quanto bastava per poterli guardare. Si ritrovò a sorridere al pensiero che le due persone alle quali teneva di più al mondo si stavano amando lì davanti a lui, e nonostante questo non si sentì affatto imbarazzato, né di troppo. E Gilraen era più bella che mai. Non aveva mai avuto modo di osservarla attentamente in certe occasioni, di solito troppo perso nelle sensazioni per riuscire a prestare abbastanza attenzione a tutto il resto, ma in quel momento realizzò che era davvero bellissima. Da togliere il respiro. Quando Boromir iniziò a muoversi con maggior vigore il ragazzo si avvicinò di nuovo alla coppia, e lentamente fece scivolare una mano fra i loro corpi ormai madidi di sudore per carezzare un seno a Gilraen, guardandola negli occhi e tremando ad ogni suo gemito. Solo qualche istante dopo, la ragazza inarcò la schiena, spingendo la testa indietro, sui cuscini, e tremando convulsamente, nell'estasi del piacere. Boromir si strinse istintivamente a lei mormorandole sulle labbra tutto il suo amore e la sua devozione, e la guardò intensamente negli occhi finché all'improvviso gettò la testa indietro tremando con violenza, e riuscì in qualche modo a soffocare un gemito. Qualche momento dopo si abbandonò su di lei, il respiro ancora affannoso, e affondò il viso nei suoi capelli stringendola forte fra le braccia. Ancora con gli occhi chiusi, Gil avvolse Boromir in un caldo abbraccio, poggiando la testa sulla sua, carezzandogli la schiena e posandogli baci sulla fronte di tanto in tanto, rilassandosi e aspettando che il battito del suo cuore tornasse normale. Faramir rimase ad osservarli placidamente disteso su un fianco finché Boromir, ancora steso su Gilraen, si voltò a guardarlo e gli sorrise mentre allungava una mano per accarezzargli il viso. Il ragazzo posò una mano su quella del fratello e sorrise a sua volta mentre si avvicinava ai due, rannicchiandosi al loro fianco. Boromir si era nel frattempo messo comodo, con la testa poggiata sul seno di Gilraen, e continuava a carezzare il viso e i capelli a Faramir che aveva chiuso gli occhi e sembrava in pace con il mondo intero, tanto era rilassato. I giorni passavano in fretta. Gilraen si stava occupando dell'addestramento di alcuni cavalli non ancora domati, e questo le portava via gran parte del tempo. Rientrava a palazzo soltanto in tarda serata, esausta e con la schiena e le gambe a pezzi. Quella sera, di ritorno dalle stalle, aveva trovato Estel ad attenderla. Gli aveva sorriso e l'aveva avvolto in un caldo abbraccio. “Ci sono novità da parte di Legolas?” "Sarà qui molto presto" rispose l'uomo sorridendo, "..in tempo per presenziare alle nozze. Io e Arwen abbiamo deciso la data." “Davvero?” sorrise lei, emozionata per l'amico. “Sono felicissima per te! Quando vi sposerete?” gli chiese, abbracciandolo di nuovo. "Presto. Molto presto." ridacchiò lui, "Il mese prossimo, Arwen sarà qui a giorni. Ma dimmi.. ho saputo da Boromir che avete cambiato idea riguardo al matrimonio.. spero non ci siano problemi." Considerando per un attimo se mentire o no al suo vecchio amico, lei sospirò profondamente. “Vieni con me…” mormorò, prendendolo per un braccio e guidandolo attraverso i giardini. Gli spiegò tutto quello che era successo, e la relazione tra lei, Boromir e Faramir. Quand'ebbe finito, non ebbe il coraggio di guardarlo negli occhi. “Non so come sia potuto succedere… ti ho deluso, vero?” Lui esitò solo per un momento, mentre cercava di farsi un'idea di quella situazione a dir poco insolita. "No" disse infine, scuotendo la testa. "Non sarà certo ciò che succede dietro porte chiuse a farmi cambiare opinione su di te, o su di loro. Ma tutti si aspettano che almeno il Sovrintendente metta al mondo un erede per portare avanti la tradizione, e anche Boromir lo sa bene." Si interruppe per passarsi una mano sul viso e sospirare profondamente, prima di guardare di nuovo la ragazza. "E' orribile quello che sto per dirti, me ne rendo conto.. ma credo che sarebbe una buona idea considerare l'ipotesi di un matrimonio d'interesse, anche soltanto come copertura per.. beh, per la vostra insolita situazione." Anche solo considerare quell'ipotesi la ferì profondamente. Guardò Aragorn con occhi pieni di dolore, trattenendo a stento le lacrime. Non aveva mai pensato che potesse succedere una cosa del genere. “Sarà lui a deciderlo. Scusami, devo andare…” mormorò, prima di avviarsi con passo instabile verso la sua camera. Nel corridoio incontrò Faramir, incapace di tenere a freno le lacrime, cominciò a singhiozzare, scappando via da lui, e chiudendosi in camera sua, avendo cura di girare la chiave nella toppa. Gli altri erano riuniti nel salone per la cena quando Boromir bussò alla porta di Gilraen, dopo aver parlato a lungo con Aragorn. "Gil.. sono io, apri per favore.." La Gilraen che aprì la porta, non era la stessa di quella mattina, né dei giorni passati. Non aveva più l'aria felice e spensierata, né lo sguardo sereno e allegro. Il viso pallido e tirato, gli occhi rossi dal pianto, andò ad aprire a Boromir con un'aria rassegnata e afflitta. Aprì la porta, e senza degnarlo d'uno sguardo, s'avviò lentamente verso la finestra, sedendo a terra, le spalle appoggiate al muro. “Sai, la mia vita è un completo fallimento. Non ho fatto altro che lottare, per l'amore, lottare per la pace o anche per un briciolo di tranquillità che non arrivava mai. Ho sofferto con Haldir, ci siamo lasciati perché lui è immortale. Sono scappata da te. Sto vivendo una storia clandestina con due uomini. Dei quali almeno uno dovrà sposarsi e cercare di mettere al mondo un erede” cominciò, la voce atona e piatta, senza vita, la speranza l'aveva abbandonata. “Stasera sono giunta alla conclusione che non troverò mai la pace. Mai. Finchè vivrò sarò costretta a soffrire, a vivere nell'incertezza, a nascondermi. Io non voglio più vivere. Non così.. Vorrei tanto che ci fosse Legolas, o Galadriel, vorrei guardare nel suo specchio e vedere se il futuro mi riserva almeno un minuto di felicità. Ma non posso. Non posso…” Per tutta risposta l'uomo scosse la testa passandosi stancamente una mano sul viso, e andò a sedersi accanto a lei. La osservò in silenzio per qualche momento, e prima di parlare la indusse a guardarlo sollevandole il viso con un dito. "Aragorn avrebbe dovuto parlarne con me, prima." disse dolcemente, "Non ho la minima intenzione di sposarmi con un'altra, sei tu l'unica persona che desidero al mio fianco." Lei sorrise amaramente, scuotendo la testa. “Non possiamo” "Perché no?" mormorò Boromir, mentre la tirava a sé facendole appoggiare la testa sul suo petto, cullandola fra le braccia. "Siamo insieme adesso.. nonostante tutto siamo insieme.." cercò di rassicurarla, e si ritrovò a combattere con le lacrime al pensiero di tutte le difficoltà che avevano dovuto superare fino a quel momento, per arrivare dov'erano. Non avrebbe permesso a nessuno di separarli. "Sei la cosa più cara che ho" le sussurrò, "Il tuo amore è la cosa più cara che ho.. e ti giuro che non permetterò a nessuno di portarti via da me." “Sono stanca…tanto stanca di tutto questo, delle difficoltà. Vorrei soltanto un po' di felicità…solo questo, ma forse non lo merito” mormorò lei, la voce flebile, incapace di rilassarsi. "Ascoltami" disse lui prendendole il viso fra le mani, "Ce ne andremo per qualche giorno. Solo io, te e Faramir. Ce ne andiamo a Ithilien, c'è un posto dove usavamo recarci spesso da ragazzi durante l'estate, vicino alle cascate, e sono sicuro che ti piacerà moltissimo. Dimmi di sì amore.." Lei annuì tristemente, e poi mormorò:” Tanto al nostro ritorno non sarà cambiato niente…” "Non pensare a quello" sussurrò Boromir sorridendo, "Piuttosto dammi un bacio.. promettimi che nessuno riuscirà mai a separarci.. e lascia che ti aiuti a preparare le tue cose per il viaggio. Voglio partire prima possibile." Sospirando profondamente, lei posò lo sguardo in quello di Boromir. “Vorrei tanto che nessuno riuscisse a separarci, amore mio. Ma ho paura che questa situazione non potrà andare avanti ancora per molto…” mormorò, posandogli un bacio sulle labbra, ed alzandosi per avvicinarsi all'armadio. Tirò fuori svogliatamente una serie di pantaloni da viaggio, delle vesti da notte, tuniche e un mantello pesante. Quando ebbe selezionato quello che intendeva portare, cominciò a sistemare il tutto nel suo zaino, lanciando di tanto in tanto un'occhiata al suo Boromir. Com'era possibile che la situazione fosse degenerata a quel modo? Lui le sorrideva dolcemente ogni volta che i loro sguardi si incontravano, e attese che avesse finito prima di avvicinarsi a lei e baciarla abbracciandola stretta. "Se a Faramir sta bene partiremo domani mattina. E..." si interruppe sorridendo, e le posò un altro rapido bacio sulle labbra prima di proseguire. "..lo sai che ti amo, vero?" “Ti amo anch'io, dovresti saperlo…” mormorò lei, poggiando la testa sul suo petto e chiudendo gli occhi. Boromir andò via solo dopo averla sistemata nel grande letto. Anche quando fu sola, Gilraen continuò a sentire le parole di Aragorn nella testa. Sapeva che non avrebbe chiuso occhio, quella notte. |
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