Al cuore non si comanda

 

Capitolo 18

Quella mattina, Gilraen si era svegliata presto.

Era passato poco più di un mese dalla partenza di Faramir.

Lei continuava a digiunare da alcuni giorni, l'appetito proprio non voleva tornarle.

Sellò il cavallo in fretta, decisa ad evitare Estel, che cercava di spronarla a reagire.

Galoppò velocemente fino alla collinetta dove si recava tutti i giorni da quando Faramir era andato via.

Erano giorni che non vedeva Boromir.

La cosa era alquanto buffa, dato che vivevano nello stesso castello, ma a lei non importava.

Non le importava più niente.

Aveva rovinato la vita di Haldir, aveva rovinato la famiglia di Boromir e Faramir.

Quanto avrebbe voluto scomparire per sempre!

"Veniva spesso qui" mormorò Boromir alle sue spalle, "E' sempre stato uno dei suoi luoghi preferiti."

Andò a sedersi accanto a Gilraen e non disse altro, scrutando in direzione di Minas Tirith con aria assorta, sospirando di tanto in tanto.

“Lo so” rispose lei con voce piatta, lanciandogli una semplice occhiata, prima di tornare a guardare un punto fisso davanti a sé.

L'uomo si voltò a guardarla. Da quando Faramir era partito lei aveva preso a ignorarlo, e le rare volte che gli rivolgeva la parola lo faceva con lo stesso tono distaccato che aveva usato un momento prima. Dopo aver perso suo fratello stava perdendo anche lei.

"Non ho alcuna intenzione di andare avanti così, Gil" disse, "E' sufficiente dirlo, se non ti interessa più stare con me."

“Mi dispiace per Faramir, non avevo capito che voleva andar via. E' stata colpa mia…” rispose lei, sospirando profondamente.

Ad un tratto si sentiva stanca e senza forze. Forse avrebbe dovuto mangiare qualcosa.

Provò ad alzarsi ma la vista le si appannò, e cadde pesantemente al suolo, priva di conoscenza.

Boromir si affrettò a riportarla a palazzo, e una volta arrivato a destinazione si premurò di metterla a letto e dare disposizioni affinché le venisse preparato qualcosa di ben sostanzioso da mangiare una volta ripresi i sensi.

L'uomo rimase seduto accanto al letto di Gilraen ad attendere il suo risveglio, assorto nella lettura di un pesante libro preso in prestito dalla libreria dell'amato fratello.

Gilraen aprì gli occhi a fatica.

Boromir era seduto accanto a lei e le stava sorridendo. Cercò di rispondere al suo sorriso, seppur debolmente.

“Mi dispiace di aver rovinato la tua famiglia…” mormorò, sforzandosi di riuscire a parlare coerentemente.

L'uomo scosse la testa mentre posava il libro, e si sporse per accarezzarle una guancia.

"Faramir tornerà. E non hai nessuna colpa per la sua partenza."

“Ti amo tanto, lo sai? Non voglio lasciarti, ero solo triste perché mi sento colpevole, e perché credevo che tu mi ritenessi responsabile, è per questo che mi sono allontanata da te…” rispose lei, chiudendo gli occhi e sorridendo beatamente, godendosi le sue carezze.

Per tutta risposta Boromir si stese accanto a lei, e catturò le sue labbra in un lungo bacio appassionato.

"E' passato troppo tempo dall'ultima volta che abbiamo trascorso un pò di tempo insieme.. come si deve." sussurrò sorridendo quando si ritrasse, per poi indicare con un cenno della testa il vassoio posato sul tavolo poco distante.

"Ti consiglio di mangiare e riprendere le forze, perché ti assicuro che ne avrai bisogno..."

Quando ebbe finito di mangiare, Gil tolse i pantaloni e le tuniche che aveva indossato quella mattina e li appoggiò su una poltrona.

Adesso che aveva mangiato si sentiva meglio, e tornò a stendersi accanto al suo amato.

“Secondo te perché devo sempre far soffrire tutti gli uomini a cui voglio bene?” chiese lei, la voce triste.

Lui la tirò a sé e la abbracciò, cullandola dolcemente fra le braccia.

"Non è colpa tua amore.." cercò di rassicurarla, stringendola ancora più forte contro il suo petto.

In quei mesi Faramir aveva vagato a lungo nelle Terre Selvagge, aggregandosi ad una compagnia di raminghi incontrati a Rohan all'inizio del suo viaggio. La diffidenza iniziale nei suoi confronti si era presto tramutata in una bella amicizia, e lo avevano accolto come se si fosse trattato di uno di loro. Si erano presi cura di lui, lo avevano consolato quando si era sfogato confidando le sue pene e gli avevano spesso fatto ritrovare il sorriso raccontandogli buffi aneddoti e strane leggende seduti in cerchio attorno al fuoco sotto la luna e le stelle.

Stava bene con loro, e adorava la vita all'aperto. Ma in cuor suo iniziava a sentire forte la nostalgia di casa, gli mancava Minas Tirith, il suo amato fratello.. e Gilraen. Pensava a loro costantemente, e spesso mentre aspettava il sonno da solo nel suo giaciglio si domandava se stavano bene, se sentivano almeno un pò la sua mancanza, se Boromir  e Gilraen erano felici insieme, se Tirno aveva finalmente fatto amicizia con le cuoche.

Prese la decisione di tornare a casa all'improvviso, quando un mattino si svegliò di soprassalto dopo una notte di sogni agitati. Preparò i suoi bagagli e salutò con affetto i suoi compagni di viaggio, facendosi promettere che sarebbero andati presto a fargli visita a Gondor.

Quando Legolas le disse che aveva visto Faramir in lontananza, lei non gli volle credere.

Poi corse sulla torre e con la sua vista sottile lo vide, prima che le lacrime cominciassero a scendere lentamente sulle sue guance.

Il suo arrivo non fu annunciato.

Nemmeno Boromir se n'era accorto.

Gilraen lo aspettò accanto alle stalle, e quando lui la guardò non seppe come comportarsi.

La gioia di averlo rivisto era però troppa e lo strinse forte a sé, singhiozzando contro il suo petto.

“Oh Valar…Faramir non fare mai più una cosa del genere…non ho fatto altro che chiedermi se tu stessi bene, mi sei mancato moltissimo…”

Il ragazzo ricambiò l'abbraccio sorridendo, con le lacrime agli occhi per l'emozione. Le accarezzò dolcemente i capelli e le guance per qualche momento prima di parlare.

"Mi sei mancata da morire anche tu" disse, "Mi siete mancati tutti.. ma mi ha fatto bene allontanarmi da casa per un pò.."

Quando si staccò da lui, la ragazza gli sorrise e prese il fodero del suo pugnale.

Da una tasca segreta tirò fuori la lettera che le aveva scritto Faramir prima di partire.

Gli sorrise e gliela mostrò.

“Volevo solo dirti che la conserverò sempre gelosamente. Tu non sei debole, né vigliacco, e nemmeno un ragazzino. Sei un uomo coraggioso e hai dimostrato la tua generosità quando sei andato via, cercando di proteggere tuo fratello Boromir e negandoti la felicità che tanto desideravi. Io ti voglio bene e te ne vorrò sempre ma…ho bisogno di sapere…se…ecco se mi comporto in modo…fraterno con te, abbracciandoti, carezzandoti…ho paura di farti stare male…”

Non distolse lo sguardo.

Desiderava che lui capisse che non lo biasimava per quella lettera, né lo condannava, aveva solo bisogno di sapere come comportarsi per non farlo soffrire di più.

Faramir la guardò senza parlare per qualche momento, considerando la sua domanda. Infine scosse la testa, e disse dolcemente: "Non voglio che cambi nulla fra noi due. In quel caso sì, ne soffrirei.."

“Sono felice di saperlo. Anch'io ne avrei sofferto troppo…mi sei mancato davvero tanto, e anche a Boromir. Mi dispiace tanto che tu abbia sofferto a causa mia, mi sono sentita così tanto in colpa quando sei andato via, se ti fosse capitato  qualcosa non me lo sarei mai perdonata…”

Sorridendo, lo strinse di nuovo a sé, quasi per assicurarsi che fosse davvero lì con lei.

“Non azzardarti mai più a pensare quelle stupidaggini di te…sei speciale Faramir, e io ho intenzione di ricordartelo spesso da oggi in poi…devi solo credere in te stesso…”

"Ci proverò.." annuì lui, per poi sorridere e aggiungere: "Non ho fatto che pensare a voi.. e chiedermi se sentivate la mia mancanza come io sentivo la vostra"

La strinse fra le braccia ancora una volta, prima di ritrarsi e domandare allegramente: "Come sta il mio fratellone?"

“Bene, anche se gli manchi…” rispose lei con un sorriso, prima di prenderlo per mano e accompagnarlo in camera di Boromir.

Dopo aver bussato fece capolino nella stanza.

“Ti ho portato una sorpresa…” sorrise, prima di farsi da parte e lasciar entrare Faramir.

Boromir per poco non cadde dalla sedia. Guardò il fratello a bocca spalcancata per quella che sembrò un'eternità, come se avesse appena visto un fantasma, prima di precipitarsi ad abbracciarlo. Non sapeva se ridere o piangere di gioia, e nel dubbio pensò bene di fare entrambe le cose. Anche Faramir si ritrovò a piangere di contentezza, fra le braccia del suo fratellone, e solo in quel momento si rese conto di quanto aveva davvero sentito la mancanza di casa sua e della sua famiglia.

Sorridendo alla vista della famiglia riunita, Gilraen si allontanò silenziosamente, per lasciare un po' da soli i due fratelli.

Nel corridoio incontrò Legolas, col quale passeggiava Tirno.

“Ti è mancato molto, vero? Sembri un'altra persona da quando è arrivato…” chiese Legolas.

“Si, sono felice che abbia deciso di tornare” rispose lei, accarezzando il lupo.

I due decisero di uscire per una passeggiata nei boschi e portarono Tirno con loro.

Quella notte, non riuscendo a dormire, Gilraen si recò nelle cucine, dove preparò una tazza di tisana e andò a berla accanto al camino nella sala principale.

Neanche Faramir quella sera era riuscito ad addormentarsi, nonostante la stanchezza del viaggio. Dopo essersi girato a lungo nel letto si era alzato e rivestito, infilando i pantaloni e una tunica leggera, e aveva pensato bene di scendere in giardino per cercare di rilassarsi. Quando vide che le lampade nel salone erano accese rientrò, curioso di vedere chi altri fosse sveglio a quell'ora.

"Non sono il solo ad avere problemi nel prender sonno, a quanto vedo" esordì quando vide la ragazza, sorridendo appoggiato ad uno stipite della porta.

Rispondendo al suo sorriso, Gil gli fece cenno di sedersi accanto a lei, e gli porse la tazza di tisana.

“E' molto dolce. Dovrebbe conciliare il sonno, anche se potrei berne anche dieci tazze ma credo che stanotte non chiuderò occhio…”

Il ragazzo la guardò negli occhi per un momento, come a studiarla. Prese un sorso di tisana e si schiarì la voce, per poi domandare: "Ci sono problemi con Boromir?"

“No. O meglio, non ora. Quando sei andato via non ci siamo parlati per più di un mese, eravamo troppo tristi per farlo. Non facevo altro che pensare a te e credo che Boromir mi ritenesse in parte responsabile della tua partenza, anche se non l'ha mai ammesso…”

Faramir sembrò sinceramente dispiaciuto da quelle parole.

"Responsabile? Perché mai?" domandò scuotendo la testa, per poi abbassare lo sguardo.

"Non è per colpa di qualcuno che me ne sono andato.." mormorò, "Ma per cercare di ritrovare un pò di serenità.. e ci sono riuscito, credo"

“Sono felice di saperlo. Ci sei mancato tanto” sorrise lei, appoggiando la testa sulla sua spalla.

“Allora, sei contento di essere tornato a casa?”

"Non immagini quanto" rispose allegramente il ragazzo, passandole un braccio attorno alle spalle per tirarla a sé.

"Ma piuttosto dimmi.. l'avete decisa la data per il matrimonio?"

“No” confessò lei. “Non ne abbiamo mai parlato finora…. Piuttosto volevo dirti che Eowyn sembrò aver capito le tue ragioni quando è ripartita. Sei riuscito a convincerla solo con una lettera…come hai fatto?”

"Eowyn.." mormorò Faramir sospirando profondamente, "..lei sapeva.. sapeva tutto. Credo sia per questo che quando me ne sono andato ha capito le mie ragioni.."

“Sapeva che tu…” chiese lei, con uno sguardo incredulo.

Ma decise di non riaprire il discorso, non voleva mettere in imbarazzo Faramir, e adesso che era tornato a casa non voleva farlo scappare di nuovo.

Si limitò a sorridergli, ricordando la bellissima lettera che le aveva scritto, e circondandolo con un caldo abbraccio, chiuse gli occhi, rilassandosi a quel contatto.

"Mi sei mancata tanto" sussurrò lui ricambiando l'abbraccio e stringendola forte, "E sì, Eowyn sapeva quanto tengo a te.. credo ti invidiasse molto per questo.."

“Mi sei mancato anche tu. E lo sai che tengo molto a te…” mormorò lei, prima di sbadigliare leggermente.

“Non ho voglia di tornare in camera mia…”

"Dubito che il mio fratellone ti negherebbe un pò di ospitalità, se decidessi di andare a dormire con lui." rispose Faramir sorridendo, cercando di incoraggiarla.

"Se vuoi ti accompagno fino alla porta."

Sorridendo, lei annuì. I due camminarono mano nella mano fino alla porta delle stanze di Boromir, davanti alla quale il ragazzo si fermò.

“Grazie…” rispose lei, ricordando l'ultima volta che si erano salutati in quel modo.

La mattina seguente non l'aveva più rivisto.

Abbracciandolo di nuovo stretto, mormorò:”Non farmi scherzetti…voglio trovarti qui domani mattina…non abbandonarmi di nuovo, te ne prego”

Faramir la strinse forte per qualche momento, e quando si ritrasse per guardarla le prese il viso fra le mani, sorridendo.

"Se vuoi vedermi domani mattina ti consiglio di venire a svegliarmi" disse, "Altrimenti rischio di restarmene a letto almeno fino all'ora di pranzo!"

“Allora ti porterò la colazione a letto, va bene?” ridacchiò lei.

Si avvicinò di poco a lui, baciandolo sulle labbra nello stesso modo in cui aveva fatto lui prima di partire.

“Sono contenta che tu sia tornato…”

"E io sono contento di essere di nuovo a casa.." mormorò lui guardandola intensamente negli occhi. Il cuore gli batteva talmente forte in petto che era sicuro che anche Gilraen riuscisse a sentirlo attraverso la stoffa leggera della sua tunica, ma non si ritrasse.

"Mandami via, Gil.." le sussurrò sulle labbra, "..perché se rimango ancora qui con te non credo che riuscirò ad impedirmi di baciarti.."

Esitò solo un istante. Ma fu abbastanza per Faramir.

Prima che lei potesse rendersene conto, il ragazzo la stava già baciando.

Quando si ritrasse da lei Faramir respirava a strappi, e la guardò negli occhi solo per un momento prima di catturare di nuovo le sue labbra, questa volta con fervore. Aveva aspettato troppo a lungo quel momento e si ritrovò incapace di formulare un qualsiasi pensiero coerente, la mente annebbiata dal desiderio per quella splendida creatura che da mesi tormentava i suoi sogni. Quasi senza rendersene conto l'aveva spinta alla parete vicina, premendosi contro di lei.

Gil sapeva che quello che stavano facendo era sbagliato, soprattutto nei confronti di Boromir, ma non riuscì a impedirsi di rispondere con passione al bacio di Faramir.

Ogni pensiero coerente fu spazzato via quando sentì la sua eccitazione premere contro il suo corpo e lei gemette piano, allacciando le mani tra i capelli dorati del ragazzo.

Quando si staccarono, si guardarono per un attimo.

“Non qui…” riuscì a mormorare, prima che le loro labbra s'incollassero di nuovo per un bacio che le tolse il respiro.

Senza interrompere il bacio Faramir iniziò a sbottonarle la tunica con urgenza mentre si trovavano ancora in corridoio, e la trascinò fino alla porta della sua stanza. Una volta entrati girò la chiave nella toppa e la prese immediatamente fra le braccia, abbassandosi per baciarla sul collo con entusiasmo mentre le sfilava la tunica.

Ben presto i pantaloni e gli stivali di Gilraen finirono sul pavimento, e i vestiti di Faramir si trovavano a poca distanza.

Ancora avvinghiati strettamente, i due si diressero verso il grande letto a baldacchino che si trovava al centro della stanza.

Per la prima volta, Gil si trovò ad osservare il corpo di Faramir, muscoloso e forte, e ricoperto da una leggera peluria bionda sul petto, che s'intensificava dall'ombelico in giù.

Lo guardò intensamente negli occhi, carezzandogli i capelli, e rabbrividì al contatto con la sua pelle.

Una volta sul letto Faramir si stese su di lei, il respiro ancora affannoso, e la osservò con attenzione per alcuni lunghi momenti.

"Non sai quante volte ho sognato questo momento" sussurrò, "Ma non ti immaginavo così bella e perfetta.."

Sorridendo, Gil gli scostò i capelli dal viso e posò tanti piccoli baci sul viso di Faramir, carezzandogli la schiena e le spalle, e perdendosi nella dolcezza di quello sguardo.

"Ti amo.." mormorò lui un momento prima di reclamare nuovamente le sue labbra in un bacio appassionato, mentre iniziava ad esplorare il corpo di Gilraen accarezzandola dolcemente, indugiando quando sentiva il suo respiro farsi affannoso. Si staccò da lei solo per la necessità di respirare e scese lentamente fino al collo con una scia di baci, per poi abbassarsi ancora e concentrarsi sul suo seno.

Sopraffatta dalla sua dolcezza e dalle parole che le aveva detto, Gilraen chiuse gli occhi, gemendo e sospirando di tanto in tanto, quando le carezze e i baci di Faramir toccavano qualche punto particolarmente sensibile.

Poco a poco Faramir intensificò le carezze, e quando la sentì tremare risalì a baciarle possessivamente il collo, incapace di controllare oltre il suo desiderio. Senza interrompere le sue attività le divaricò le gambe con gentilezza, per poi sistemarsi sopra di lei e stringerla forte fra le braccia.

Gil quasi dimenticò di respirare quando lo sentì entrare lentamente dentro di lei.

“Faramir…” riuscì a sussurrare, accompagnando i movimenti dell'uomo col bacino, e allacciando le gambe dietro la sua schiena, le mani intrecciate saldamente tra i suoi soffici capelli dorati.

Crollarono esausti poco dopo, addormentandosi abbracciati. La mattina seguente, quando Faramir aprì gli occhi, Gilraen era già sveglia e gli stava accarezzando dolcemente i capelli. Ripensò agli avvenimenti della notte precedente e sorrise fra sé e sé, prima di guardarla negli occhi e stringersi a lei.

"Buongiorno.."

“Buongiorno…” rispose lei tristemente.

“Faramir…credi che sia possibile amare due persone con la stessa intensità?” gli chiese, dando voce ai pensieri che l'avevano perseguitata tutta la notte.

"Io.. non lo so"

I suoi pensieri volsero immediatamente a Boromir, che probabilmente stava ancora dormendo beatamente, ignaro del fatto che la sua promessa sposa aveva trascorso la notte fra le braccia di suo fratello. Si sentì terribilmente in colpa.

"Che cosa.." mormorò, "..cosa faremo adesso, Gil?"

“Non ne ho idea…”

Sospirò profondamente e poi si passò una mano sul viso.

“Forse dovrei semplicemente andar via…Mi sento malissimo al pensiero di quello che ho fatto a Boromir.”

Dopo essersi schiarita la voce, continuò.

“Ma non riesco a pentirmene. E' stato bellissimo e forse lo desideravo da molto, solo che non l'avevo realizzato. Sono terribilmente confusa…Forse è meglio che io sparisca, non avrei il coraggio di guardarlo di nuovo negli occhi…”

"Parlerò io con lui" cercò di rassicurarla Faramir, "Ma promettimi che qualsiasi cosa accada non te ne andrai.. mi farò da parte, se necessario. Tornerà tutto come prima e sarete felici insieme come lo eravate prima che mi intromettessi. Non potrei mai perdonarmi di sapere Boromir infelice a causa mia.." mormorò con le lacrime agli occhi, per poi prenderle il viso fra le mani e guardarla negli occhi: "Dimmi soltanto cosa desideri tu, Gil.."

“Te…e lui. Sembra impossibile lo so ma io…ti amo Faramir…ti amo da morire. E amo anche lui. Non potrebbe tornare tutto come prima perché non voglio perderti…non posso prometterti di restare qui. Credo che non resisterei se lui mi odiasse, e se litigaste a causa mia. Sono una vigliacca e dovevo pensarci prima ma…non l'ho fatto apposta ad innamorarmi di te” mormorò lei in riposta, sull'orlo delle lacrime e della disperazione.

Senza una parola Faramir la baciò dolcemente, a lungo, mentre le accarezzava le guance per asciugarle le lacrime.

"Andrà bene.. in un modo o nell'altro.." sussurrò sulle sue labbra quando si ritrasse, e si sforzò di sorriderle. La possibile reazione di Boromir lo terrorizzava, ma si impose di essere forte e affrontare quella situazione da uomo , come avrebbe detto suo padre. In realtà non era la prima volta che lui e il fratello dividevano la stessa donna, ma prima di allora non c'era mai stato di mezzo l'amore e non poteva prevedere come avrebbe reagito stavolta il suo amato fratello.

Si fece infine coraggio e si alzò, recuperando i suoi abiti sparsi sul pavimento, e iniziò a vestirsi sorridendole nervosamente.

“Vuoi…che ti accompagni?” mormorò lei quando si fu alzata ed ebbe infilato la propria tunica.

"Solo se te la senti" rispose dolcemente lui, "Altrimenti ti farò sapere più tardi.."

Immaginandosi i due che litigavano furiosamente, Gilraen rabbrividì.

Era tutta colpa sua e non poteva tirarsi indietro.

Tirando fuori il suo lato guerriero, Gilraen finì di vestirsi e si avvicinò a Faramir, abbracciandolo brevemente.

“Andiamo. Ha diritto a cacciarmi via. E vorrei essere lì in caso voi due…in caso che lui perdesse le staffe…vorrei che se la prendesse con me e non con te…”

Faramir non esitò a bussare alla porta del fratello, temendo che se non l'avesse fatto subito il coraggio lo avrebbe abbandonato. Diversi momenti dopo un insonnolito Boromir aprì strofinandosi gli occhi, per poi guardare entrambi con aria vagamente interrogativa e decisamente addormentata.

"Ho bisogno di parlarti." disse Faramir senza tanti preamboli, sapendo bene che il fratello non era particolarmente affezionato ai giri di parole. Sarebbero serviti solo a farlo innervosire ed era davvero l'ultima cosa di cui avevano bisogno in quel momento.

L'altro annuì e rientrò, per poi infilarsi in fretta i pantaloni e scostare le tende. Quindi sedette su una delle poltroncine nei pressi della finestra e rimase in attesa, guardando alternativamente prima l'uno e poi l'altra.

Incapace di incontrare il suo sguardo, Gilraen restò a fissare il fuoco nel camino.

Il silenzio regnava nella stanza, evidentemente anche Faramir stava decidendo quale fosse il modo migliore per dirglielo.

"Sono innamorato di Gilraen" esordì il ragazzo alcuni momenti dopo, a voce bassa e con tono quasi colpevole. Non osò incontrare lo sguardo del fratello.

"E lei di me. Abbiamo passato la notte insieme."

Solo allora alzò lo sguardo. Boromir lo stava fissando sgomento, gli occhi enormi per lo shock e per il dolore.

Faramir lanciò una breve occhiata carica d'apprensione a Gilraen per poi spostare nuovamente la sua attenzione sul fratello, che si era in qualche modo alzato in piedi per poi dirigersi con passo instabile alla finestra.

Non disse nulla per quella che sembrò un'eternità, cercando di registare le parole di Faramir, e quando lo guardò di nuovo negli occhi aveva un'espressione talmente ferita che il ragazzo dovette sforzarsi per non scoppiare in lacrime.

"Come.." mormorò incredulo, "..come hai potuto farmi una cosa del genere?"

Spostò lo sguardo su Gilraen, prima di dare le spalle a entrambi e cercare sostegno nel davanzale della finestra.

"Fuori di qui. Tutti e due."

"Boromir.."

"Ho detto fuori di qui!" gridò, tremando di rabbia.

Temendo per l'incolumità di Gilraen Faramir si affrettò a prenderla per mano, conducendola fuori dalla stanza, e sussurrò: "Aspetta qui. Lascia che me ne occupi io."

“Faramir…ti prego fagli capire che amo anche lui e…sta attento…”

Lui annuì prima di scomparire al di là della porta.

Era andata peggio del previsto.

Ma cosa si sarebbe dovuta aspettare?

Si avviò alle stalle, incapace di sopportare ancora le urla che provenivano dalla stanza.

Sellò il suo cavallo e, seguita da Tirno, si avviò alla solita collinetta, dove si lasciò cadere al suolo.

Il lupo, come se avesse capito il dolore della sua padrona, le si avvicinò e si lasciò abbracciare, leccandole affettuosamente il viso.

Gilraen rimase lì per ore, senza rendersi conto del passare del tempo, non avendo il coraggio di tornare ad affrontare la rabbia di Boromir.

"Sono ancora vivo.." esordì Faramir alle sue spalle, per poi sospirare e andare a sedersi accanto a lei.

Senza una parola, lei lo strinse forte, affondando il viso nel suo petto, gli occhi chiusi, ringraziando i Valar.

Quando si staccò di poco da lui, gli carezzò il viso, spostando alcune ciocche di capelli.

Negli occhi una domanda che non era capace di porgli.

"Non.. beh, non l'ha presa molto bene all'inizio" disse lui mentre le carezzava i capelli, "Ma invece di farmi a fettine come temevo, si è limitato a scuotermi e.. a gridare. Si è calmato un pò, quando gli ho spiegato bene la situazione. Poi mi ha chiesto di lasciarlo da solo, e credo che abbia solo bisogno di sbollire la rabbia adesso.."

“Tu…stai bene?” gli chiese lei, preoccupata da quello che le aveva detto.

"Sto bene" annuì lui sorridendo debolmente, "E voglio un bacio immediatamente.."

“Ti amo” sussurrò lei contro le sue labbra prima di baciarlo dolcemente e a lungo.

“Non sono pentita di quello che abbiamo fatto…” gli mormorò quando si furono staccati, guardandolo in quei profondi occhi azzurri.

"Neanche io.. non potrei mai pentirmene.." rispose lui sorridendo, "Ti amo da morire Gil.. non immagini quanto.."

Quella sera i due rientrarono a palazzo quasi in punta di piedi.

Si baciarono velocemente sulle labbra, prima di tornare ognuno nella propria stanza.

Quando ebbe chiuso la porta, Gilraen si rese conto che non era sola.

Si girò verso la finestra e il suo sguardo incontrò quello di Boromir.

Inconsciamente, lei fece un passo all'indietro, terrorizzata da quella che poteva essere la reazione dell'uomo.

"Di cosa hai paura?" domandò lui senza muoversi di un passo, le braccia incrociate davanti al petto e un'espressione indecifrabile in volto.

“Di te…” rispose lei in tutta sincerità, senza staccare gli occhi da quelli dell'uomo, pronta a scattare.

Boromir si limitò a sollevare un sopracciglio a quella risposta, ma ancora non accennava a muoversi. La guardò a lungo negli occhi prima di parlare.

"Non nego che mi stupisce sapere che hai paura di me, visto che avresti dovuto sposarmi. Una giornata ricca di scoperte interessanti, non trovi?"

“Forse avresti dovuto lasciarmi a Lothlorien, invece di riportarmi qui!” rispose lei in tono sprezzante, non sopportando quella tensione.

"Naturalmente, è colpa mia." replicò lui avvicinandosi di qualche passo, "Sappi, Gilraen, che l'unica colpa che ho è quella di amarti quando non lo meriteresti affatto."

“Ma non lo capisci? Anche io ti amo! Che colpa ne ho se…Faramir  andò via perché mi amava, e non voleva farti soffrire. Ieri sera…mi sono accorta che io ricambio il suo sentimento…non l'ho fatto di proposito…”

Quando vide lo sguardo freddo dell'altro, sorrise amaramente.

“Glielo avevo detto che sarei dovuta andar via subito…” mormorò, prima di avviarsi alla porta.

Lui la raggiunse trattenendola per un braccio, e la costrinse a guardarlo negli occhi.

"Dimostramelo" disse in tono fermo, "Dimostrami che mi ami come dici."

“Mi strapperei il cuore dal petto se questo servisse a farti credere al mio amore per te…” mormorò lei, senza distogliere lo sguardo.

Boromir non disse una parola in risposta, ma continuò a fissarla negli occhi mentre iniziava a sbottonarle la tunica senza fretta alcuna.

“Boromir tu…non vuoi farmi del male, vero?” gli disse lei irrigidendosi, spaventata dal suo sguardo.

Quando la tunica di Gilraen finì a terra lui la guardò nuovamente negli occhi, mentre portava una mano fino al suo viso per accarezzarle una guancia. Sperava che sarebbe stato sufficiente per farle capire che non aveva alcuna intenzione di farle male in nessun modo, e per toglierle ogni dubbio la tirò a sé stringendola forte fra le braccia.

"Voglio solo amarti.."

Rilassandosi a quel contatto, lei rispose all'abbraccio, allungando una mano per girare la chiave nella toppa.

“Ti amo tanto, Boromir…mi dispiace, sembra che io riesca solo a causare problemi, anche se non è mia intenzione farlo…” mormorò lei, portando una mano al suo viso per accarezzarlo.

Lui le posò un dito sulle labbra, e scosse la testa quasi impercettibilmente.

"Non pensarci.. non adesso.." sussurrò prima di abbassarsi a baciarle il collo e trascinarla fino al letto, mentre allo stesso tempo cercava di slacciarle in fretta i pantaloni.

Ore dopo, Boromir e Gilraen giacevano esausti sul letto.

Lei aveva appoggiato la testa sul petto dell'uomo, l'espressione triste.

“Cosa…hai intenzione di fare adesso?”, chiese, sperando di essere riuscita a dimostrargli il suo amore e la sua devozione.

"Non spetta a me prendere una decisione.." rispose lui sospirando profondamente, continuando a carezzarle i capelli.

“Ma io…amo entrambi…lo so che sembra impossibile ma…non posso scegliere uno dei due facendo star male l'altro…” ribatté lei, carezzandogli dolcemente il petto.

Boromir la guardò intensamente per alcuni momenti, per poi abbassarsi a baciarla con dolcezza. Quando si ritrasse le sorrise, e le accarezzò una guancia.

"Ne parlerò con Faramir" disse, "Adesso cerca di riposare un pò amore.."

 

Back

Torna a Fanfictions Italiane

Next

Home