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Al cuore non si comanda
Capitolo 17 Arrivarono a Minas Tirith circa un mese dopo, in quanto il viaggio era stato parecchio rallentato dalla presenza del lupo. Gilraen aveva insistito per non farlo affaticare e quindi si fermavano spesso. Per tutta la giornata, Gilraen era rimasta in silenzio, guardando in lontananza la bianca torre di Echtelion. Cos'avrebbero pensato gli altri di lei? Quand'era partita era scappata via persino da Faramir. Avrebbe capito i suoi motivi? Boromir dal canto suo sembrava piuttosto impaziente di arrivare a palazzo, e spronò Thalion a correre più veloce. Sorrise fra sé e sé quando sentì il suono familiare delle trombe levarsi dalla torre di guardia, sapendo che i suoi uomini lo avevano avvistato e gli stavano dando il loro benvenuto. Una volta arrivato alla Cittadella trovò Faramir ad attenderlo in cortile, come d'abitudine, e scese in fretta da cavallo per riabbracciare l'adorato fratello che tanto gli era mancato in quei mesi. Gilraen dal canto suo, si avvicinò a Legolas, ed entrambi andarono a dissellare i loro stalloni. “Credi che ce l'abbia con me?” chiese lei ad un tratto. “Chi?” chiese l'elfo ad un tratto, confuso. “Faramir…e gli altri…per il modo in cui sono andata via…” Legolas sospirò profondamente e si avvicinò a lei, abbracciandola, e notando che il ragazzo in questione era entrato nelle stalle. Non volendo interrompere Faramir rimase sulla porta, in attesa. Quando Gilraen si voltò a guardarlo le si avvicinò, fermandosi a pochi passi da lei, e sorrise nervosamente. "Neanche un abbraccio per il tuo futuro cognato?" “Non sei arrabbiato con me per il modo in cui sono scappata?” "Adesso sono solo felice che tu sia qui" rispose lui sorridendo, "Ed esigo immediatamente un abbraccio." Sorridendo in risposta, Gilraen si lanciò tra le braccia dell'uomo, stringendolo forte a sé, contenta di quell'accoglienza. “Mi sei mancato moltissimo…” "Anche tu Gil" disse Faramir ritraendosi per guardarla negli occhi, "Ho temuto che non ti avrei più rivista.." “Non volevo tornare…ho creduto che Boromir mi avesse tradita con quella cameriera, ma non era così…” Gli sorrise e poi continuò:”Lo sai che a te ci tengo tantissimo, mi sono sentita in colpa quando sono andata via in quel modo, senza spiegarti…ti ho visto quella sera, sapevo che avresti cercato di fermarmi e non volevo litigare con te, per questo non ti ho aspettato…” Il ragazzo si limitò ad annuire, e le accarezzò una guancia prima di allontanarsi lentamente e avviarsi alla porta. Una volta arrivato all'ingresso delle stalle si voltò a guardarla, e sorrise: "Sono felice che tu sia tornata a casa." disse, e senza un'altra parola uscì dirigendosi al palazzo a passi veloci. Quando tornò nella sua camera dopo aver fatto un lungo bagno, Gilraen si stese sul morbidissimo letto, chiudendo gli occhi. Girando il viso verso la finestra,rimase per un po' a guardare le stelle. Tirno era accovacciato ai piedi del letto. Stava già dormendo. Non molto più tardi qualcuno bussò. Eowyn fece timidamente capolino nella stanza, sorridendo, e domandò: "Disturbo?" “No, affatto, entra pure!” sorrise Gil in risposta, alzandosi e avvicinandosi al camino per rattizzare il fuoco. Quando la ragazza si fu seduta sul divano, lei le sedette accanto, e la guardò amichevolmente. Le sembrava strana quella visita a quell'ora della sera, loro due non avevano mai parlato molto, ad un tratto si chiese se ci fosse qualche problema. “A cosa devo l'onore di questa visita?” "Ho pensato di passare per un saluto, Faramir è con suo fratello e mi sentivo un pò sola.." disse, per poi sorridere di nuovo e aggiungere: "Abbiamo deciso di sposarci." “Davvero?” sorrise lei. “Vi faccio i miei più sentiti auguri!” Detto questo abbracciò la ragazza, chiedendosi però se fosse adatta a Faramir. Maledisse però subito la sua stupidità, non avrebbe dovuto impicciarsi di certi affari. “A quando il lieto evento?” "Presto spero" rispose l'altra, il volto illuminato da un sorriso a dir poco radioso. "Credo che ne stia discutendo con Boromir proprio adesso. Non immagini quanto sono felice!" “Lo posso immaginare benissimo…” rispose lei con un sorriso. In quel momento qualcuno bussò alla porta e quando Gil andò ad aprire, lasciò entrare Boromir, baciandolo leggermente sulle labbra. L'uomo sorrise a Eowyn quando la vide, e la salutò con un cenno della testa. "Vi lascio soli" disse lei alzandosi, dopo aver ricambiato il saluto di Boromir, "E vi auguro una felice notte. Ci vedremo domani." Quando fu uscita Boromir scosse lievemente la testa, e andò a sedersi davanti al camino facendo cenno a Gilraen di raggiungerlo con un sorriso. Lei non se lo fece ripetere due volte e si affrettò a raggiungerlo, rannicchiandosi contro di lui. "Si sposano" esordì l'uomo dopo qualche momento, "E non riesco a rallegrarmene." Sospirò profondamente e rimase pensieroso fissando il vuoto, finché mormorò: "Faramir non è felice.. e so che non ne è innamorato. Non capisco cosa può averlo spinto a prendere una decisione del genere." “Nemmeno io ne sono contenta…non so perché ma non credo che sia la donna giusta per lui, è troppo infantile, accanto a Faramir vedrei molto bene una donna con un carattere forte, che lo sappia incoraggiare…” Alzandosi di poco, per guardare l'uomo negli occhi, gli chiese:”Perché dici che non ne è innamorato?” "Perché me l'ha detto." rispose Boromir, ricambiando lo sguardo di Gilraen. "Continua a dire che è la cosa giusta da fare, che è un'ottima alleanza per il regno e altre assurdità. L'alleanza fra Gondor e Rohan risale a molti anni fa, e non credo ci sia bisogno di un matrimonio d'interesse per rinsaldarla.. non lo riconosco più.." mormorò, cercando senza successo di celare la tristezza dietro una facciata indifferente. Il solo pensiero che il suo caro fratello si stesse condannando con le sue stesse mani ad essere infelice per il resto dei suoi giorni gli riempiva il cuore di angoscia. Lo stava studiando attentamente e sapeva quant'era preoccupato per suo fratello. Gli si rannicchiò di nuovo contro, carezzandogli lentamente il petto e i capelli, fermandosi di tanto in tanto a baciargli il viso o il collo. “Credi che sia il caso che gli parli io?” "Puoi provarci" le rispose lui dolcemente, "Ma ti avverto che quando si mette in testa qualcosa è difficile fargli cambiare idea.." La mattina seguente, sapendo che Boromir sarebbe stato impegnato tutto il giorno con i suoi affari amministrativi insieme ad Aragorn, Gilraen sellò il suo destriero e uscì da Minas Tirith, cavalcando veloce verso i boschi dell'Ithilien. Correva già da un po' quando notò una collinetta seminascosta dagli alberi, dalla quale si vedeva perfettamente la cittadella. Legato il cavallo, s'incamminò lentamente verso il punto che la interessava. Quando vide Faramir, seduto sulla collina, rivolto verso la cittadella e perso in chissà quali pensieri, le si strinse il cuore. Le faceva male vederlo così depresso. Si avvicinò silenziosamente, come solo un elfo sa fare, e sedette dietro di lui, circondandolo in un caldo abbraccio e poggiando la testa sulla sua schiena. “Cosa ti succede?” gli sussurrò all'orecchio, sperando che lui non l'avesse considerata un'impicciona. Il ragazzo sussultò a quel contatto e senza volerlo trattenne il respiro per qualche istante, per poi districarsi gentilmente dall'abbraccio di Gilraen e voltarsi a guardarla. Il cuore gli batteva furiosamente in petto, e non riuscì a trovare niente da dire. Ferita dal comportamento strano di quello che lei ormai considerava un fratello, Gilraen distolse lo sguardo, spostandolo sulla cittadella. “Ho fatto qualcosa di sbagliato?” "No!" si affrettò a rispondere lui, "No Gil.. è solo.." si interruppe per cercare una scusa qualsiasi, deglutendo nervosamente, e la guardò di nuovo facendo il possibile per sorridere. "Mi hai spaventato. Tutto qui." Riportando lo sguardo su di lui, la ragazza lo studiò attentamente e capì subito che le stava mentendo, ma non volle insistere. Sorrise a sua volta, e gli prese le mani, sinceramente preoccupata. “Lo sai che con me puoi parlare…mi stai preoccupando Faramir. Vorrei tanto vederti felice e spensierato com'eri una volta, ora sembri l'ombra di quel ragazzo che ho conosciuto al Fosso di Helm…cosa ti è successo? Non stai bene? Posso fare qualcosa per te?” Potresti fare molto per me, pensò amaramente Faramir, e fu solo con un enorme sforzo che si impedì di dar voce al suo egoismo e dire davvero quelle parole. Non sarebbe più riuscito a guardare in viso il suo amato fratello se l'avesse fatto, lo sapeva bene, e il solo pensiero lo fece rabbrividire. Guardò la ragazza negli occhi per qualche momento, combattendo con le lacrime e con il desiderio di baciarla, e infine riuscì in qualche modo a sorridere debolmente. "Sto bene" mormorò, "Non devi preoccuparti per me. Sto soltando attraversando un brutto momento, ma passerà.." “Tu non stai affatto bene, te lo si legge negli occhi…ti prego…lasciati aiutare…non allontanarmi da te…” mormorò lei prima di stringerlo di nuovo a sé, cercando in qualche modo di consolarlo, e di rassicurarlo. “Non mandarmi via…lasciati aiutare…” mormorò di nuovo, preoccupata del fatto che lui si sarebbe potuto ritrarre di nuovo da lei. Faramir chiuse gli occhi, e quasi senza che se ne rendesse conto le lacrime che aveva cercato con tutte le forze di trattenere fino a quel momento iniziarono a rigargli il volto. Si strinse forte a Gilraen e sighiozzò fra le sue braccia, sapendo benissimo che tutto ciò avrebbe reso le cose ancora più difficili per lui. Ma non gli importava. Almeno quel singolo momento di conforto se l'era meritato, dopotutto, e non si trattava certo di qualcosa che avrebbe portato disonore o vergogna all'amato fratello. Combattendo il desiderio di piangere insieme a lui, sopraffatta dal suo dolore, Gilraen si limitò a stringerlo forte a sé, carezzandogli dolcemente la schiena e i capelli, e mormorandogli frasi elfiche all'orecchio con l'intento di calmarlo. Cos'aveva ferito così tanto quel ragazzo? Cos'era successo in quell'arco di tempo che aveva trasformato un ragazzo allegro e pieno di vita in un uomo il cui animo era colmo di dolore e tristezza? Quel che era certo era che lei non l'avrebbe forzato. Se non voleva parlargliene si sarebbe limitata a consolarlo e stargli vicino, senza chiedergli altro. Sapeva solo che doveva impedire quel matrimonio che non l'avrebbe certo aiutato. Poco a poco Faramir si calmò, ma rimase abbracciato a lei con gli occhi chiusi e il viso ancora bagnato di lacrime, la testa poggiata sulla spalla di Gilraen. "Mi spiace di essermi lasciato andare così.." mormorò, senza riuscire a trovare il coraggio di ritrarsi e guardarla negli occhi. Continuando ad accarezzargli il viso e i capelli, Gil sorrise tristemente. “Non deve dispiacerti. Hai tirato fuori tutto il tuo dolore, ti fa stare un po' meglio, non è vero?” “Devi rilassarti Faramir…io non dirò niente, con me sei al sicuro. Non ti voglio giudicare, voglio solo confortarti ed esserti vicina…”mormorò, chiudendo gli occhi per un attimo, sentendo quanto debole sembrava quel ragazzo che aveva tra le braccia. “Ti fidi di me?” "Più di quanto pensi.." sussurrò Faramir, stringendosi ancora di più a lei. Prese un profondo respiro, inalando il profumo fresco dei suoi capelli che gli solleticavano una guancia, e si ritrovò a sorridere sopraffatto da un indescrivibile senso di beatitudine. Non sarebbe mai stata sua, questo era certo, ma almeno in quel momento era fra le sue braccia e il resto non contava. Chiuse nuovamente gli occhi quando senza volerlo sfiorò il collo della ragazza con le labbra, e poggiò la fronte sulla sua spalla. "Adesso più che mai ho paura che la farò soffrire terribilmente.." mormorò, la voce poco più che un sospiro. Il contatto delle labbra di Faramir contro il suo collo la fece rabbrividire, e chiuse gli occhi d'istinto, imponendosi la calma. Gli carezzò la guancia e gli portò i capelli dietro un orecchio, sentendolo sospirare tristemente. “Stai parlando di Eowyn, non è vero?” “Secondo me commetteresti un grande errore sposandola. Lei non è la tua anima gemella. Hai bisogno di una donna forte, che sia sempre al tuo fianco e ti sostenga, ti sappia consolare…Eowyn non è cattiva, ma molto infantile e capricciosa. Deve ancora crescere e maturare ma…io penso che tu meriti di meglio, Faramir. Sei un uomo formidabile, premuroso e generoso e non devi sprecarti così…credimi, lo penso davvero…” "L'unica persona che desidero al mio fianco è anche l'unica che non potrò mai avere.." sussurrò Faramir, che prendendo il coraggio a due mani riuscì infine a ritrarsi e guardarla negli occhi, scuotendo debolmente la testa. "Non esiste una cura per il dolore che mi affligge, Gilraen." proseguì con dolcezza, portando una mano fino al suo viso per sfiorarle una guancia. "Solo il tempo, forse. E magari con gli anni imparerò ad amarla, magari saremo felici insieme e riuscirò a dimenticare tutto questo.." mormorò con un leggero tremito nella voce, come a voler convincere sé stesso di quelle parole dette senza una reale convinzione. Non avrebbe mai amato Eowyn, lo sapeva bene. Ma doveva aggrapparsi a qualcosa.. “Ripensaci, Faramir…te ne prego…la faresti soffrire e soffriresti anche tu…ti stai condannando con le tue stesse mani…” obiettò lei con veemenza. Gli scostò una ciocca di capelli dal viso, e ancora una volta fu sorpresa dalla fragilità che vedeva in lui. “Per favore…riflettici bene…fallo…per me” Faramir chiuse gli occhi per un momento e deglutì, cercando con tutte le forze di trattenersi dal fare qualcosa di cui si sarebbe certamente pentito amaramente. Come baciarla, ad esempio. Lentamente si districò dal suo abbraccio, e indietreggiò. "Ci penserò" disse, evitando accuratamente di incontrare il suo sguardo. Perché si comportava in quel modo con lei? Un momento prima la respingeva e quello dopo era lì disperato tra le sue braccia, e quello dopo ancora la respingeva nuovamente. Sospirando profondamente, Gilraen si alzò, e fece per andarsene. “Boromir sarà via per tutto il giorno con Aragorn. Io ho portato qualcosa da mangiare, quindi non credo di tornare al castello prima di questa sera. Ti lascio solo, a quanto pare la mia presenza non ti è di nessun aiuto…e io non riesco a capirti..” "E' un bene, che tu non riesca a capirmi.." mormorò Faramir, pentendosene immediatamente. Non poteva certo dirle che se la respingeva era solo perché temeva che non sarebbe riuscito a controllarsi, e che il desiderio di baciarla era diventato quasi insopportabile, così come quello di stringerla fra le braccia.. ma non come farebbe un fratello o un amico, non come aveva fatto lui stesso fino a qualche momento prima. Voleva stringerla come sarebbe stato lecito per un amante, un innamorato.. nello stesso modo in cui la stringeva a sé suo fratello Boromir, senza doversi preoccupare di nascondere in nessun modo il proprio amore e la propria passione. Censurando quei pensieri Faramir scosse la testa e si alzò a sua volta, posandole una mano sulla spalla. "Ti chiedo perdono. So di essere intrattabile ultimamente ma credimi, non lo faccio di proposito o per cattiveria.." disse in tono gentile, "Resta con me, per favore.." Lei annuì, e rimase per un lungo momento a fissarlo nei suoi profondi occhi blu. “Che ne dici di prendere i cavalli e fare una bella galoppata? Mi aiuta a non pensare e a rilassarmi, magari potrebbe esserti d'aiuto…” Rientrarono a palazzo piuttosto tardi, dopo aver trascorso praticamente tutta la giornata insieme. Boromir e Aragorn non erano ancora tornati da Osgiliath, e visto che lui e Gilraen avevano già mangiato qualcosa sulla via di casa decisero di non scendere per la cena ma ritirarsi subito nelle loro stanze. Una volta arrivati davanti alla porta della camera di Gilraen il ragazzo si fermò con lei, e per alcuni momenti non disse niente. Si limitò a guardarla con una strana espressione negli occhi, e a tormentare nervosamente un'estremità della tunica. “Cosa c'è?” chiese lei sorridendo, attribuendo subito la strana espressione alla stanchezza. “Credo che tu sia stanco morto, ti conviene andare a riposare…ci vediamo domani mattina, va bene?” A quelle parole Faramir si morse il labbro inferiore, e annuì quasi impercettibilmente. Solo un momento dopo si gettò fra le sue braccia, stringendola forte, e chiuse gli occhi al pensiero della decisione che aveva appena preso. Sperava di fare la cosa giusta. Ricambiando l'abbraccio con eguale intensità, Gilraen sospirò profondamente. Cosa affliggeva così tanto quel ragazzo? “Vogliamo entrare? Il fuoco è acceso, potrei prepararti una tisana di erbe per farti rilassare…” "Non.. non è necessario" mormorò lui, con il cuore che gli batteva all'impazzata solo per quella proposta così innocente. Il mero pensiero di trovarsi in una stanza da solo con lei era più di quanto fosse in grado di sopportare in quel momento. Si ritrasse lentamente, e senza staccare gli occhi da quelli di Gilraen le prese il volto fra le mani, carezzandole le guance. Ogni pensiero coerente venne spazzato via dalla sua mente quando un istante dopo posò le labbra sulle sue, solo per sfiorarle dolcemente. Tremò per l'intensità di quel contatto così leggero, e chiuse gli occhi lasciandosi accarezzare dal suo respiro. Quando lui si fu staccato, Gilraen rimase a fissarlo, gli occhi grandi dalla sorpresa. Cosa gli aveva preso? Perché lo stava facendo? Attribuì anche quel bacio al suo comportamento strano di quel giorno. Pensò che l'avesse baciata per cercare conforto a causa del suo dolore. E di sicuro non ne avrebbe mai parlato a Boromir. Non voleva rischiare per nulla al mondo di farli litigare per colpa sua. Alzò una mano a carezzare il volto del ragazzo, che sembrava spaventato, probabilmente pensava alle conseguenze del suo gesto. “Sta calmo…Non lo dirò a Boromir. Ti voglio molto bene…” "Perdonami.." sussurrò lui, "Non so perché l'ho fatto.." Lo sapeva benissimo, in realtà, ma in quel momento proprio non trovò il coraggio di ammetterlo. "E' meglio che vada a dormire adesso.. Cerca di star bene." Le posò un bacio sulla fronte e indietreggiò lentamente, con un sorriso triste sulle labbra, prima di darle le spalle e dirigersi a passo spedito verso la sua stanza. Quando fu entrato girò la chiave nella toppa e senza alcuna esitazione aprì l'armadio, frugando brevemente fra i suoi vestiti. Mentre riempiva il suo zaino ripensò a quella giornata. Aveva trascorso gran parte della mattina e tutto il pomeriggio con lei, e ancora non riusciva a capacitarsene. Più che altro non riusciva a capacitarsi di come era riuscita a farlo sentire sereno soltanto con la sua presenza, a come era riuscita a farlo sentire amato. Non nel modo in cui avrebbe voluto, ma si era sentito davvero amato ; sapeva bene che Gilraen si era affezionata molto a lui, e cercò un pò di conforto in quel pensiero. Una volta finito con i bagagli aprì il cassetto della sua scrivania, e recuperò alcuni fogli. Sedette con aria pensierosa per lunghi momenti, e decise infine che avrebbe iniziato proprio con la lettera per Gilraen. Almeno una spiegazione gliela doveva. Osservò il foglio bianco per un pò, mentre raccoglieva i suoi pensieri, e infine iniziò a scrivere la sua lettera con calligrafia ordinata, nonostante gli tremasse la mano e avesse il cuore in tumulto. Non volermene per la mia decisione, Gilraen, né per questa missiva. Ho bisogno di allontanarmi da Minas Tirith per un pò, e concordo pienamente con te se vorrai darmi del codardo per questo. Aveva ragione mio padre quando diceva che sono debole, troppo debole anche per affrontare la realtà dei fatti e mettermi il cuore in pace invece di continuare ostinatamente a desiderare qualcosa che non potrò mai avere. Qualcosa che non appartiene a me, bensì alla persona che più di tutte mi è stata vicina nel corso della mia vita, alla persona che forse amo di più al mondo. E sono un vigliacco anche perché non ho mai trovato il coraggio di dar voce a tutto l'affetto che provo per te, Gilraen, e mi riduco a scriverlo su un insulso pezzo di carta sapendo bene che non sarò lì a confrontarmi con la tua reazione quando leggerai queste righe. Ma dovevo in qualche modo, dovevo assolutamente farti sapere quanto sei importante per questo ragazzino stupido e infantile, che ha deciso ancora una volta di fuggire da una realtà per lui troppo difficile e dolorosa da affrontare. Solo questo, non ti domando null'altro se non la consapevolezza del sentimento che provo per te. Non mi accadrà nulla, non temere. Ti prometto che sarò di ritorno in tempo per presenziare alle tue nozze con il mio amato fratello. Prenditi cura di lui durante la mia assenza. E soprattutto prenditi cura di te stessa, non angosciarti pensando a questa lettera o a ciò che avrebbe potuto essere.. io sono sereno, nonostante tutto, e so di lasciarti in buone mani. So che si prenderà cura di te e so che lo farà con tutto l'amore di cui è capace, e forse nella sua dedizione così totale ti amerà un pò anche da parte mia. Ti abbraccio forte.
Tuo sempre Faramir Boromir era tornato piuttosto tardi quella sera, andando direttamente in camera della sua amata. Lei lo aveva aspettato sveglia, ripensando al bacio che le aveva dato Faramir. Non lo amava, anche se gli voleva molto bene, per lei era più che un fratello. Si addormentò accanto a Boromir, ma il suo sonno fu turbato da frequenti incubi che riguardavano proprio Faramir. Una voce nella sua testa le diceva che l'aveva perso per sempre. Quando aprì gli occhi, notò che Boromir era ancora addormentato. Si vestì in fretta, e andò a bussare alla porta di Faramir. Non ci fu alcuna risposta. Pensando che lui potesse essere andato alla collinetta dove l'aveva trovato il giorno precedente, Gil scese nelle stalle per prendere il proprio cavallo. Fu allora che si accorse che nella sua borsa da sella c'era un foglio accuratamente ripiegato. Lesse la lettera del ragazzo con le lacrime agli occhi. Era stata di nuovo colpa sua. Lui era andato via perché non poteva averla. Esattamente come Haldir. Voleva disperatamente dirgli che anche lei lo amava, anche se non nel modo in cui lui avrebbe voluto. Pianse tutte le sue lacrime, accasciandosi sul fieno, rileggendo più volte quella lettera, come a cercare di registrare il fatto che lui era andato via davvero. Non sei debole Faramir…e nemmeno un vigliacco, hai protetto tuo fratello a costo della tua felicità. Quanto avrebbe voluto gridarglielo… Ma era tempo di affrontare Boromir. Nascose la lettera e si asciugò le lacrime, spruzzando un po' d'acqua fredda in viso. Tornò in camera sua ma Boromir si era già alzato. Lo trovò poco dopo nelle sue stanze, con le lacrime agli occhi. Tra le mani aveva una lettera, e lei non aveva dubbi su chi dovesse averla scritta. "Se n'è andato.." fu tutto quello che Boromir riuscì a mormorare, alzando lo sguardo dalla lettera per fissare la sua amata con aria incredula. E addolorata. Incapace di avvicinarsi a quell'uomo distrutto, Gilraen si lasciò cadere su una poltrona, singhiozzando disperatamente, una mano che le copriva il volto. “Mi dispiace…mi dispiace tanto…ieri era così strano, avrei dovuto capirlo, forse mi avrebbe ascoltata, gli avrei impedito di partire…mi dispiace…” Boromir si era nel frattempo seduto sul bordo del letto, e piangeva in silenzio con la testa fra le mani. Non capiva, proprio non riusciva a capire cosa potesse averlo spinto a prendere una decisione del genere. Nella sua lettera Faramir prometteva che avrebbe fatto attenzione e che sarebbe tornato a casa sano come un pesce e sicuramente più sereno di prima, e lo pregava di non angosciarsi ripetendo più volte quanto gli voleva bene. Ma Boromir ancora non riusciva a capire. I giorni sembravano secoli. Il tempo scorreva lento. Eowyn era ripartita per Rohan, portando con sé la lettera che Faramir le aveva scritto. Gilraen e Boromir si vedevano sempre più di rado, ciascuno chiuso nel proprio dolore, ciascuno rinchiuso nella propria stanza. Sempre più spesso Gilraen usciva per l'intera giornata, recandosi nell'Ithilien col proprio cavallo. Non faceva che pensare a Faramir, chiedendosi se stesse veramente bene. Sapeva che Boromir la riteneva in parte responsabile per non aver capito il disagio del fratello. Aveva nascosto accuratamente la lettera di Faramir, sapendo che se l'avesse letta, Boromir l'avrebbe sicuramente mandata via. Si sentiva una vigliacca. Non le importava più niente, ormai. Il matrimonio era l'ultimo dei loro pensieri.
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