Al cuore non si comanda

 

Capitolo 16

Un rumore aveva insospettito Gilraen.

Giratasi indietro non aveva quasi creduto ai suoi occhi.

“Fermatevi!” gridò, girando il cavallo nella direzione opposta.

Legolas guardò il punto in cui era diretta l'amica e sorrise.

“Il lupo ci ha seguiti!”

Gilraen raggiunse Tirno e smontò velocemente da cavallo. L'animale era stanco e affamato, ma stava bene. Abbracciandolo e accarezzandolo, lei si assicurò che stesse davvero bene.

Legolas smontò da cavallo, porgendo all'animale un pezzo di carne essiccata, che fu divorato in poco tempo.

“Deve essersi affezionato molto a te se ha seguito le tue tracce fin qui…”

Speriamo che non le segua anche Boromir…

L'elfo scosse la testa e lanciò un'occhiata preoccupata a Haldir, prima di risalire in sella.

Pochi minuti dopo erano di nuovo in viaggio.

Boromir era partito a gran velocità da Minas Tirith, e quella notte non si preoccupò neanche di fermarsi per riposare. Il suo unico pensiero era trovare Gilraen, e riportarla con sé a Gondor. Non riusciva a capire perché se ne fosse andata in quel modo, senza dargli neanche la possibilità di spiegare le sue ragioni.. valeva così poco ciò che provava per lui? Come poteva essere così facile per lei lasciarsi alle spalle tutti i momenti trascorsi insieme, tutte le promesse e i progetti per il futuro?

Pesanti gocce di pioggia inzupparono in fretta il suo mantello e i suoi vestiti, ma quasi non se ne accorse. In quel momento avrebbe affrontato qualsiasi cosa, avrebbe fronteggiato da solo un intero esercito e avrebbe attraversato tutta la Terra di Mezzo se fosse stato necessario, pur di ritrovarla.

“Stai pensando a lui, non è vero?” chiese Legolas all'amica, sedendosi accanto a lei.

Haldir si era allontanato per perlustrare la zona, e la ragazza si era sistemata accanto al fuoco, avvolta in una coperta.

Senza staccare gli occhi dalle fiamme, annuì lievemente.

“Vorresti tornare indietro?”

“Non è più possibile tornare indietro, lo sai bene. E poi mi ha mentito…io mi fidavo di lui e invece scopro che ha passato il pomeriggio con quella sgualdrina che era sempre lì a guardarlo in adorazione…” rispose lei, un lampo di rabbia le attraversò lo sguardo.

L'elfo sospirò profondamente, spostando lo sguardo sul fuoco.

Com'era possibile che Boromir si fosse comportato in quel modo?

Sperava che un giorno la ferita di Gil si sarebbe rimarginata, stava male anche se non voleva ammetterlo…

Alcuni minuti dopo Haldir raggiunse i suoi compagni, e sedette vicino al fuoco dopo aver posato in grembo a Gilraen una manciata di more mature al punto giusto e deliziosamente profumate. Quando lei alzò la testa per guardarlo l'Elfo le sorrise dolcemente nell'intento di farle coraggio, non gli era sfuggita la tristezza nei suoi occhi. Poi sospirò, e si sporse in avanti per rattizzare il falò.

"Temo che presto pioverà" mormorò nell'intento di rompere il silenzio.

“Abbiamo affrontato condizioni peggiori…” disse Legolas, ripensando a tutte le avventure vissute con quei compagni.

Gilraen assaggiò una mora e sorrise dolcemente ad Haldir.

“Sono buonissime! E tu Haldir…sei sempre così premuroso…” spostò lo sguardo da uno all'altro e poi mormorò:”Lo sapete che vi voglio bene?”

Senza rispondere, Legolas passò un braccio intorno alle sue spalle e la tirò a sé, sorridendole.

Haldir li osservò sorridendo per qualche istante finché, in un impeto di follia, si gettò addosso a entrambi e tutti e tre finirono a terra. Ridacchiando divertito iniziò a fare il solletico a Gilraen, con la complicità di Legolas che aveva ben presto superato lo stupore iniziale e gli stava dando man forte nel torturare la ragazza.

Quella notte, come le successive, i due elfi dormirono abbracciando Gilraen, come a proteggerla dal dolore e dalla sofferenza.

Quasi un mese dopo, i tre giunsero ai confini di Lothlorien.

“Il bosco d'oro…” sussurrò Legolas, che non poteva fare a meno di stupirsi ogni volta che vedeva quel bosco meraviglioso.

Alcune guardie elfiche scesero dai flet dov'erano nascosti e s'inchinarono al cospetto di Haldir.

Dopo aver salutato i Galadhrim Haldir si voltò a guardare i suoi compagni di viaggio, e sorridendo domandò: "Desiderate fermarvi per riposare o preferite andare subito a Caras Galadhon?"

Gilraen gli sorrise e dopo aver scambiato un'occhiata complice con Legolas, rispose.

“Proseguiamo, non vedo l'ora di poter fare un bel bagno!”

Nel pomeriggio i tre viaggiatori arrivarono a Caras Galadhron, e dopo aver salutato cerimoniosamente i Signori di Lorien, si recarono ai tre flet, naturalmente contigui, che gli erano stati assegnati.

Nel frattempo Boromir era ormai sicuro di essere prossimo ai confini sud-est del Bosco d'Oro; una volta superata la foresta di Fangorn aveva pensato bene di virare a est e proseguire costeggiando l'Anduin per evitare di perdersi, anche se questo percorso avrebbe probabilmente allungato il suo viaggio. In ogni caso così facendo non aveva dubbi che sarebbe giunto a destinazione, mentre se si fosse smarrito in quelle terre a lui poco familiari avrebbe certamente impiegato molto più tempo per ritrovare Gilraen. E l'impazienza di rivederla cresceva sempre più, il suo pensiero lo tormentava giorno e notte e sapeva bene che avrebbe ritrovato la pace solo stringendola di nuovo fra le braccia. Sebbene Thalion fosse ormai sfinito dal tanto cavalcare decise di non fermarsi affatto per riposare, ne avrebbe avuto tutto il tempo una volta arrivato a Lorien.

La ragazza era immersa nella grande vasca che era stata preparata nel suo flet.

L'acqua calda la circondava, e lei s'immerse quasi completamente, appoggiando le testa sul bordo e chiudendo gli occhi.

I suoi pensieri tornavano sempre a Boromir.

Si era fidata di lui ed era stata tradita.

Così la prossima volta impari a non fidarti degli umani.

Sospirò profondamente e ricordò i bei momenti passati con lui.

Nonostante quello che aveva fatto, il suo cuore apparteneva a lui e sapeva che non sarebbe mai più riuscita ad amare nessun altro.

I giorni passarono velocemente.

Gilraen, Haldir e Legolas si rendevano utili facendo lunghi turni di guardia ai bordi del Bosco d'oro, passando molto tempo insieme.

Quella mattina Lady Galadriel l'aveva esentata dal suo turno, e le aveva chiesto di raggiungerla al suo flet.

Dopo aver infilato la divisa dei Galadhrim che le era stata consegnata al suo arrivo, Gil si presentò dalla Signora della luce.

Una figura familiare le voltava le spalle.

Una figura troppo familiare.

Quando l'uomo si voltò il sangue le si gelò nelle vene e le parve che il suo cuore dovesse fermarsi da un momento all'altro.

Sapeva di non aver reagito bene, e che doveva avere un aspetto stravolto, perché Galadriel la stava guardando con un espressione molto preoccupata.

Vedendola così turbata Boromir non osò muoversi per paura che sarebbe scappata di nuovo, e si limitò a guardarla fissamente negli occhi. Galadriel si alzò, avvicinandosi alla ragazza, e le posò delicatamente le mani sulle spalle per incoraggiarla, guardandola con aria quasi materna.

Respingilo, se davvero è questo che desidera il tuo cuore, ma non fuggire di nuovo il tuo destino.

La ragazza le rivolse uno sguardo pieno di gratitudine e poi tornò a guardare Boromir.

“Perché sei venuto fin qui?”

"Perché solo al tuo fianco la mia vita ha un senso" rispose prontamente lui, come se si fosse trattato della cosa più ovvia del mondo. Ancora non si era mosso, ma il suo sguardo non aveva lasciato neanche per un istante quello di Gilraen. "Perché ti amo più di qualsiasi altra cosa.." mormorò dopo qualche momento, guardandola con occhi quasi imploranti, mentre Dama Galadriel si era fatta da parte e ascoltava lo scambio a testa bassa.

“E quella cameriera?Perchè mi hai mentito? Non hai pensato neppure per un attimo che avresti potuto ferirmi…”

Le sue parole l'avevano colpita, erano dette col cuore. Ma non sapeva ancora se era pronta a perdonarlo per il modo in cui era stata ferita.

"Volevo soltanto assicurarmi che non avrebbe interferito in nessun modo, è per questo che ho pensato di allontanarla dal palazzo" disse Boromir, "E non ti ho mentito, mai.. se non te ne ho parlato subito è soltanto perché non volevo turbarti, ma non avevo niente da nascondere.. Credevo di far bene e invece ho solo combinato un guaio.."

Lei lo studiò attentamente per qualche momento.

Il suo viso l'aveva tormentata tutte le notti, ogni volta che chiudeva gli occhi immaginava a come sarebbe stato abbracciarlo, si chiedeva se lui e Faramir stessero bene, e se qualche volta anche lui la pensava.

Il fatto che lui fosse andato a cercarla così lontano le aveva confermato che lui la amava e che era disposto a tutto pur di averla al suo fianco.

Sospirando profondamente, e mettendo per una volta da parte il suo orgoglio, gli si avvicinò, senza staccare gli occhi dai suoi, e gli sfiorò il viso con la punta delle dita, quasi ad assicurarsi che lui fosse là davvero.

“Anche io ti amo…e mi sono sentita tradita. Io non ho mai aperto il mio cuore a nessuno tranne che a te. Per questo è stato ancora più doloroso…” mormorò.

L'uomo chiuse gli occhi al contatto, e portò una mano fino al viso per posarla su quella di Gilraen. La strinse nella sua, carezzandola dolcemente, e quando incontrò di nuovo lo sguardo della sua amata non riuscì ad impedirsi di sorridere. Quanto aveva sentito la sua mancanza..

" Amin hiraetha harmamin " disse, salvo poi aggiungere ridacchiando, "Almeno credo si dica così."

Lei sorrise sia per la dolcezza di quel contatto che le era tanto mancato, sia a quella frase.

“Si dice così. Cormamin lindua ele lle… ti amo Boromir… Amin mela lle Boromir…

Sorridendo l'uomo slacciò uno dei bracciali di cuoio, e dopo averlo sfilato ne mostrò l'interno alla ragazza: vi si potevano leggere tre parole, ormai sbiadite. Amin mela lle.

"Non volevo dimenticarlo" spiegò, "E' da un pò che Aragorn mi dà lezioni, ma di strada da fare ne ho ancora molta.. avrò bisogno di te.."

Dama Galadriel era nel frattempo sparita, pensando bene di assicurare alla coppia un pò di meritata privacy.

“Ti aiuterò con piacere…” mormorò lei, un attimo prima di lanciarsi tra le braccia dell'uomo, stringendolo a sé e respirando quel profumo che tanto le era mancato.

"Mi sei mancata da morire" sussurrò Boromir, ritraendosi per prenderle dolcemente il viso fra le mani. "Promettimi che non fuggirai mai più da me. Promettimelo.."

“Prima mi devi promettere che non mi mentirai mai più, e che non ci saranno più segreti tra noi…non lo sopporterei se mi nascondessi di nuovo una cosa del genere…”

"Lo giuro" disse Boromir senza esitare, per poi aggiungere con un sorriso: "Ma solo se mi baci immediatamente."

Lei lo guardò per un attimo, con sguardo da monella, fingendo di pensarci su per un attimo, prima di tirare la testa dell'uomo verso di lei e baciandolo a lungo.

Quella sera Haldir e Legolas stavano rientrando dal loro turno di guardia, quando improvvisamente il Galadhrim si fermò. Era sicuro di aver sentito la voce di Gilraen, e quella di un uomo. Con chi stava parlando? Quando Legolas lo guardò con aria interrogativa riprese a camminare e si affrettò a domandare: "Hai sentito niente?"

“Si, e non so quanto ti potrebbe piacere la mia risposta…” sussurrò l'elfo, lanciando uno sguardo preoccupato all'amico e affrettarsi a tornare al flet che dividevano con la ragazza.

Quando entrarono, Gil era seduta alla scrivania, e gli sorrise.

Accanto alla finestra si trovava lui.

Aveva capito bene…era tornato.

La ragazza sembrava felice, e lui se ne rallegrò: avevano fatto la pace.

“Boromir…che piacere rivederti..”

"Legolas" lo salutò l'uomo, che poi posò lo sguardo su Haldir e gli sorrise. L'Elfo ricambiò con un cenno della testa, e si finse impegnatissimo nel riporre le sue cose dando le spalle agli altri tre.

Gilraen si accorse del disappunto dell'amico e lanciò uno sguardo preoccupato a Boromir e poi a Legolas.

Sospirando profondamente, lei annunciò la decisione che aveva preso insieme al suo amato.

“Io e Boromir abbiamo parlato molto e…abbiamo deciso che tra qualche giorno torneremo insieme a Minas Tirith…”

Legolas sorrise a quella notizia, ma sapeva che Haldir non ne sarebbe stato contento.

Anche se l'amico non glielo aveva mai detto apertamente, credeva che lui fosse stato quasi contento del fatto che Gil e Boromir si erano lasciati, perché in questo modo avrebbe potuto riconquistare la donna che amava tanto.

Quando Haldir uscì dalla stanza, lui lanciò uno sguardo affranto a Gilraen e si affrettò a seguirlo.

Lei guardò gli amici che si allontanavano e si passò stancamente una mano sul viso.

“Perché non dev'essere mai facile per noi stare insieme?”

Boromir abbassò lo sguardo e sospirò profondamente scuotendo la testa.

"Non lo so, Gil" disse, "In ogni caso finché resteremo qua dormirò fuori, non voglio creare problemi o infastidirlo con la mia presenza. Posso capire come si sente in questo momento, e soprattutto cosa prova nei miei confronti.."

Nel sentire quelle parole, lei si alzò di scatto e si avvicinò all'armadio, tirando fuori due coperte.

“Vieni con me…”  gli disse, prendendogli una mano.

Senza aspettare la sua risposta, lo guidò attraverso un dedalo di sentieri, fino ad arrivare dove desiderava.

Si arrampicò senza alcuno sforzo su un flet che si trovava su un grosso mallorn, aiutando il suo amato a fare lo stesso.

Da lassù si poteva vedere il fiume, e la luna che si specchiava nell'acqua.

“Dormiremo qui…insieme”

"Sei sicura che non se la prenderà?" mormorò dolcemente Boromir guardandola negli occhi, mentre la tirava a sé per abbracciarla.

"Non voglio rovinare la vostra amicizia.. so quanto ci tieni."

“Se è davvero un amico prima o poi lo capirà. E io so che è così…” rispose lei, abbracciandolo stretto, prima di sistemare le coperte e sedersi, guardando lo splendido paesaggio sottostante e ascoltando i dolci canti degli elfi in lontananza.

L'uomo sedette accanto a lei e rimase in silenzio per alcuni minuti, guardandosi intorno, finché si stese incrociando le braccia dietro la testa e guardò Gilraen: "Ricordi la prima volta che siamo stati qua insieme?" domandò sorridendo, "Abbiamo affrontato molte avversità da allora. Mi sembra passato un secolo.."

“Certo che lo ricordo…se ci ripenso fatico a credere a tutto quello che abbiamo dovuto superare insieme…”

Si girò a guardarlo e poi continuò.

“Mi dispiace di aver dubitato di te ed essere andata via. Avrei dovuto lasciarti spiegare…ogni volta che ci nascondiamo qualcosa litighiamo per giorni…”

Ripensò a tutte le volte in cui avevano litigato, quando non si erano parlati per giorni, troppo orgogliosi e testardi per fare il primo passo in direzione dell'altro.

"E a me dispiace perché adesso mi rendo conto di aver sbagliato" disse dolcemente lui, "Avrei dovuto parlartene.. ma ti prego, cerca di capire le mie ragioni, è proprio per evitare una lite che ho pensato di occuparmene da solo senza informarti. Non ci sono altri motivi, e non c'era niente da nascondere.. sai che non riuscirei neanche a guardarti negli occhi se non fosse come ti dico."

“Adesso lo so…” sussurrò lei, avvicinandosi a lui senza staccare gli occhi dai suoi e baciandolo dolcemente sulle labbra, prima di stendersi al suo fianco.

Poggiò la testa sul petto del suo amato e coprì entrambi con una delle coperte.

“Mi sei mancato moltissimo…”

"Anche tu.. non ho smesso di pensarti neanche per un istante" sorrise lui, e prese a carezzarle i capelli come d'abitudine, quasi senza rendersene conto.

"Siamo due stupidi, non è vero?" mormorò dopo qualche momento, "Non facciamo che allontanarci per delle stupidaggini quando dovremmo sostenerci a vicenda.. su chi dobbiamo contare se non l'uno sull'altra?"

“Amin mela lle… forse semplicemente nel nostro destino è scritto così. Io pensavo che mi avessi già dimenticata…e che stessi con quella cameriera…il pensiero non faceva che perseguitarmi, era una tortura continua…”

A quelle parole Boromir la guardò aggrottando le sopracciglia, e scosse la testa: "Sottovaluti quello che provo per te, melamin " sussurrò dolcemente, "Sarei infelice per il resto dei miei giorni senza di te.. e quando te ne sei andata ho giurato a me stesso che ti avrei ritrovata, al costo di attraversare tutta la Terra di Mezzo.."

La mattina seguente, Gilraen aprì gli occhi quando sentì dei rumori che provenivano dalla base del grosso mallorn.

Haldir.

Boromir non si era svegliato, per cui, divincolandosi delicatamente e coprendolo con le coperte, e scese abilmente giù dall'albero.

Fronteggiò l'amico senza parlare, guardandolo negli occhi, e sperando che non andasse via di nuovo.

Neanche Haldir parlò per lunghi momenti, limitandosi a guardarla negli occhi. Quando infine prese coraggio si schiarì la voce, e mormorò: "Mi dispiace molto per ieri. So di aver reagito male.."

Lentamente, la ragazza gli si avvicinò, prendendogli le mani.

“A me dispiace che tu debba soffrire così tanto…mi dispiace sul serio…non hai nulla di cui scusarti…nulla..”

L'Elfo scosse la testa, abbassando lo sguardo.

"Non è giusto che mi comporti così.. non è giusto nei tuoi confronti.. e nei suoi" disse, indicando il flet sopra di loro con un cenno della testa. "Non è così che dovrebbe comportarsi un amico."

Sospirando profondamente, lei gli sorrise e lo abbracciò.

“E' normale che tu ti comporti così…non devi fingere che vada tutto bene, e non devi sentirti a disagio. Io ti capisco e ti vorrò sempre bene…”

Haldir la strinse a sé e chiuse gli occhi, cercando conforto in quel contatto.

"Mi manchi" mormorò, pentendosene immediatamente. Non voleva renderle le cose più difficili di quanto lo erano già.

“Sssst…”

“Rilassati…lo sai che sarò sempre con te. Ti porto sempre nel cuore e so che sarò sempre nel tuo. Lui non vuole dividerci, si rende conto che sarebbe impossibile…per questo non mi perderai mai…”

Gli accarezzò a lungo la schiena, sorridendo quando lui si fu calmato.

“Ti voglio molto bene, lo sai questo, vero?”

"Lo so" mormorò Haldir, "Non ne ho mai dubitato."

Si ritrasse frettolosamente quando si rese conto che qualcuno li stava osservando, e alzando lo sguardo realizzò con orrore che quel qualcuno non era altri che Boromir. Tuttavia l'uomo sembrava piuttosto tranquillo, e addirittura gli sorrise quando incrociò il suo sguardo.

Lei gli prese di nuovo la mano, sorridendo a sua volta, e lo guidò sul flet dove aveva trascorso la notte con Boromir.

Lo invitò a sedersi, e lei prese posto tra i due, guardando il bellissimo panorama.

“Mi mancherà il Bosco d'Oro…in battaglia sognavo sempre questi alberi, dimenticando l'orrore e la morte che mi circondava…”

"E ne capisco benissimo il motivo" disse Boromir prendendole la mano, "Ma torneremo qua ogni volta che ne avremo la possibilità, giuro sul mio onore."

A quelle parole Haldir sorrise nonostante tutto, e aggiunse: "E io verrò a trovarvi a Minas Tirith, quando il mio dovere me lo permetterà."

Quando giunse il giorno della partenza, Legolas volle viaggiare con loro, rifiutandosi di restare a Lorien.

I tre salutarono Lady Galadriel e Lord Celeborn e la coppia regalò un arco dei Galadhrim a Gilraen e una spada di fattura elfica a Boromir.

I saluti con Haldir furono piuttosto tristi, lui e la ragazza si abbracciarono a lungo, mormorandosi promesse in elfico.

“Credo sia ora di fermarci, Tirno è stanco, e i cavalli avrebbero bisogno di riposare…” esordì Legolas.

Il sole era ormai tramontato da un bel pezzo e le ombre si allungavano lentamente, man mano che scendeva la notte. Viaggiavano da quella mattina ma sembravano non essere stanchi.

“Si, credo che tu abbia ragione, Che ne dici Boromir?” chiese Gilraen, studiando attentamente il grosso lupo, che aveva la lingua penzoloni e il respiro affannoso.

"Più che d'accordo" rispose il gondoriano, dopo una breve occhiata a Tirno. Una volta trovato un angolino adatto per accamparsi legarono i cavalli, e Boromir si occupò degli animali mentre gli altri due preparavano il campo.

Gilraen si occupò del fuoco, e Legolas riuscì a prendere due grasse lepri, che scuoiò velocemente prima di metterle a rosolare sullo spiedo.

Una volta finito con i cavalli Boromir prese in prestito una ciotola, vi versò dell'acqua dalla sua fiaschetta per Tirno e sedette accanto a lui aspettando che avesse finito accarezzandolo di tanto in tanto. Con suo gran sollievo il lupo sembrava essersi abituato piuttosto bene alla sua presenza, e dal canto suo Boromir si stava affezionando molto all'animale.

Quando ebbero finito di mangiare, i tre si rimisero in marcia.

Tirno sembrava essersi ripreso, aveva mangiato con gusto e si era riposato, e li seguì di buon grado.

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