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Al cuore non si comanda
Capitolo 15 Quando tornarono a palazzo, Gilraen lasciò il suo cavallo nella stalla, e non volle pranzare. Tornò nella stanza di Boromir e rimase a guardare il cielo fuori dalla finestra per quella che parve un'eternità. Mille pensieri le affollavano la mente. Ancora una volta si trovava a dover scegliere tra l'amore per il proprio uomo e quello per i propri amici. Le tornarono alla mente i momenti di confusione, quando Haldir era stato ferito e lei aveva detto a Boromir che non era più sicura della loro storia. Ricordava con precisione il dolore dipinto nell'espressione dell'amato e si era ripromessa di non essere più causa di dispiaceri per lui. Sospirò profondamente, rendendosi conto che anche per Haldir quella situazione non era facile, vederla sposata ad un altro l'avrebbe ferito, e capì la sua decisione di andar via. Avrebbe dovuto parlargli, sperando ancora una volta di non perdere la sua amicizia e che un giorno si sarebbero rivisti. Non avrebbe rinunciato al matrimonio con Boromir, quell'uomo era troppo importante per lei. Era ancora un po' dubbiosa quando l'oggetto dei suoi pensieri fece capolino dalla porta della sua stanza. "Hai fame amore?" domandò sorridendo Boromir quando fu entrato, portando un vassoio con il pranzo destinato alla sua amata, che posò sul tavolo. “No…pensavo al nostro futuro…” disse lei, appoggiando la schiena al davanzale della finestra e guardandolo mentre si avvicinava. Quando si fermò a pochi passi da lei l'uomo sorrise debolmente, ma non gli era affatto sfuggita l'espressione turbata sul volto della ragazza. "Ci penso molto spesso anche io" disse, "Ma non mi sembri particolarmente entusiasta, a dire il vero.. C'è qualcosa di cui devi parlarmi?" Lei sospirò profondamente ma non distolse lo sguardo, voleva essere sincera fino infondo con lui, non poteva avere sempre paura di quello che avrebbe pensato di lei, non era una buona base per un matrimonio. “Pensavo che...la mia vita prima era costituita da avventure e amici. Dopo sposata…dovrò dire addio ai viaggi spensierati e…ai miei amici…Haldir…vuol tornare a Lorien, e prima o poi andrà via anche Legolas…” Si passò stancamente una mano sul viso prima di continuare, ripensando alla conversazione di quella mattina. “Forse non l'ho ancora accettato e sono un po' spaventata, sarà un cambiamento radicale per me…” Boromir sospirò con aria pensosa, incrociando le braccia davanti al petto, e per qualche momento sembrò soppesare le parole della sua amata. "Possiamo aspettare, se lo desideri" disse infine, "Non c'è alcuna fretta. E' un passo importante e voglio che tu ne sia assolutamente convinta, Gil." Detto questo le si avvicinò ancora, guardandola negli occhi, e mormorò: "Lo sai quanto tengo alla tua felicità, non è vero?" “E io alla tua…forse ho solo paura di non essere abbastanza per te…ti ho fatto soffrire una volta e ho maledettamente paura di essere la causa della tua infelicità…” "Mi basta averti al mio fianco per essere felice" sussurrò l'uomo sorridendo, e le prese dolcemente il viso fra le mani. "Sposati o no, non fa alcuna differenza." Lei sospirò profondamente e poi lo abbracciò forte, affondando il viso nel suo petto. “Dimmi che mi ami…dimmi che andrà tutto bene e che non m'impedirai di viaggiare e vedere i miei amici imponendomi una vita che non è la mia…io sono una guerriera, non sono abituata alla vita di palazzo e ho bisogno che tu lo sappia…ho bisogno che tu mi prometta che non vorrai cambiarmi e che mi accetti per quello che sono…” "Giuro solennemente" rispose Boromir senza esitazioni, "E sai bene che la monotona vita di palazzo non entusiasma neanche me.. ma nessuno ci impedirà di prenderci una vacanza e andare a caccia di avventure di tanto in tanto, o di far visita ai tuoi amici. Fidati di me, Gil.." Gil alzò lo sguardo verso il volto dell'uomo che amava. Fin dall'inizio la loro storia era stata molto travagliata, avevano sofferto entrambi, lei aveva temuto di perderlo per sempre, ma l'amore aveva trionfato ogni volta. Senza rispondere, lei lo strinse ancora di più, prima di posare le labbra sulle sue e chiudere gli occhi, baciandolo con trasporto. Boromir la strinse in risposta, e quando si ritrasse la guardò a lungo negli occhi senza parlare. Infine sorrise, e la prese per mano conducendola fuori dalla stanza. "C'è qualcosa che devo mostrarti." Lei lo seguì per i lunghi corridoi di palazzo. Di tanto in tanto incontravano qualche cameriera che si limitava a inchinare rispettosamente la testa in segno di saluto e i suoi pensieri tornarono inevitabilmente alla cameriera che sembrava essere invaghita del suo Boromir. Si chiese dove fosse, e se costituisse una reale minaccia alla loro felicità. Quando arrivarono davanti alla stanza di Gilraen l'uomo si fermò. Aprì facendole cenno di entrare e la seguì, richiudendo la porta alle sue spalle. "Apri l'armadio." disse, e sedette sul letto guardandola negli occhi con il sorriso sulle labbra. Lanciandogli uno sguardo interrogativo, lei fece quello che le aveva chiesto e quasi rimase senza fiato. L'armadio che era stato sempre vuoto ora era stracolmo di vestiti riccamente lavorati, con gonne a sbalzo e camicette di seta, corpetti, bustini, scarpe elegantissime che avevano gli stessi colori dei vestiti. Notò con piacere che c'erano anche completi per cavalcare, morbidissimi stivali in pelle e cuoio, pantaloni e tuniche, e anche diversi mantelli. Osservò quello spettacolo per qualche momento, poi si girò a guardare Boromir e riuscì solo a chiedere:”Ma come hai fatto?” "Li ho fatti cucire per te" rispose Boromir, che poi ridacchiò divertito e aggiunse: "Le sarte mi odieranno adesso, hanno dovuto lavorare anche di notte." Detto questo si alzò, raggiungendo la ragazza, e passò in rassegna i vari indumenti; dopo una accurata selezione porse a Gilraen un abito bianco in fine raso, impreziosito da delicati ricami d'oro sulla scollatura e sui bordi dell'ampia gonna. "Puoi provarlo per me?" Lei si limitò ad annuire, ancora troppo meravigliata da quella novità. Tolse velocemente le varie tuniche, gli stivali e i pantaloni, poggiando il tutto su una poltrona e notò che gli occhi di Boromir stavano seguendo ogni suo movimento. “Mi aiuteresti a chiuderlo?” Lui annuì, e sorridendo si diede immediatamente da fare approfittando per baciarla sul collo fra un bottone e l'altro. Quando infine Gilraen si voltò di nuovo indietreggiò di qualche passo, studiandola in silenzio. Le misure dell'abito erano esatte al millimetro, il corpetto le fasciava alla perfezione il busto slanciato e i fianchi per poi terminare nel delicato drappeggio della lunga gonna, e il bianco etereo del raso creava uno splendido contrasto con i lucenti capelli corvini della ragazza. Dopo lunghi momenti di riverente adorazione Boromir la guardò negli occhi e sorrise, incapace di dar voce alla sua emozione. “Questo…è il mio abito da sposa?” chiese lei con voce tremante. Non aveva nemmeno mai assistito a un matrimonio di umani e non sapeva bene come sarebbe stata la cerimonia. Aveva però colto l'emozione nello sguardo di Boromir, anche se non sapeva a cosa fosse dovuta. Quando notò il turbamento di Gilraen lui distolse lo sguardo e annuì brevemente, sentendosi quasi in colpa per non averglielo detto prima. Sperava che lei non avesse frainteso le sue intenzioni, ma quando vide che non accennava a muoversi o a parlare le si avvicinò, prendendole dolcemente il viso fra le mani. "Desideravo soltanto vederlo indosso a te" mormorò, "Non intendo forzarti in nessun modo. Non potrei mai." Sorridendo lei mormorò:”Non preoccuparti…l'ho chiesto solo perché non conosco le vostre usanze…è molto bello…” "Mai quanto il suo contenuto" sorrise Boromir di rimando, ma non fece in tempo ad aggiungere altro che qualcuno bussò, e un divertito Faramir fece capolino nella stanza. "Chiedo perdono per l'interruzione" disse cercando di impedirsi di sghignazzare apertamente, "..ma il vostro lupo sta terrorizzando le cameriere, che si sono barricate in cucina. Vi chiedo dunque di essere così cortesi da scendere a recuperarlo." Boromir sbuffò divertito, e sorrise al fratello: "Ci penso io. Grazie per l'informazione, nobile cavaliere." L'altro si inchinò scherzosamente e uscì, non prima di aver osservato per qualche momento Gilraen, sorridendole soddisfatto. Gilraen sorrise a Boromir e gli posò un leggero bacio sulle labbra prima di sfilare velocemente il vestito e riporlo con cura nell'armadio. Non appena si fu rivestita corse giù nelle cucine, aveva sentito gridare da quella direzione. La scena che le si presentò quando vi entrò era esilarante. Due cameriere si erano arrampicate su un tavolo gridando mentre Tirno inseguiva una gallina, correndo all'interno della grande stanza. Trattenendosi dallo scoppiare a ridere, chiamò il lupo e gli parlò brevemente in elfico. L'animale a quel punto la seguì all'esterno, non prima di aver lanciato un'occhiataccia alla povera gallina, rifugiatasi in un angolo. In cortile, Gilraen non riuscì più a trattenersi e cominciò a ridere di cuore, non ricordava di aver mai visto niente di più comico. Qualche momento dopo uscirono anche i due fratelli: Boromir sorrideva scuotendo la testa mentre Faramir si stava trattenendo dal ridere con enormi sforzi, tappandosi la bocca con entrambe le mani. Tuttavia quando vide Gilraen non riuscì ad impedirsi di scoppiare in una rumorosa risata, con gran divertimento del fratello e di Tirno, che spostava alternativamente lo sguardo sui tre con aria incuriosita. Quando si furono calmati, i tre restarono a guardarsi per un po', ma furono interrotti da Haldir e Legolas. “Ho saputo che il tuo lupo ha terrorizzato l'intero castello!” ridacchiò Legolas, rivolto a Gilraen, lanciando un'occhiata divertita in direzione di Tirno. Dopo pranzo i due fratelli decisero di ingannare il tempo con uno dei loro soliti duelli in cortile, mentre Aragorn e Gandalf li osservavano da un balcone e discutevano del futuro di Minas Tirith, delle nuove responsabilità che salire al trono avrebbe portato all'uomo e delle innegabili proprietà rilassanti dell'erbapipa. Haldir e Gilraen passeggiavano tranquillamente in giardino, godendosi il caldo sole pomeridiano. Avevano portato Tirno con loro, preoccupati che il lupo potesse creare nuovamente scompiglio a palazzo. “Quando…ripartirai?” L'Elfo si voltò a guardarla, e parlò solo dopo aver sospirato profondamente almeno un paio di volte. "Non so ancora" disse, "Mi manca Lorien.. ma so che quando ci tornerò mi mancherai tu, mi mancherà Legolas e mi mancheranno tutti gli altri.. è per questo che non sono ancora ripartito.." “Anche tu mi mancherai…e mi mancherà Legolas…so già che mi sentirò sola qui, non conosco nessuno e Boromir o Faramir non potranno sempre essere con me…Normalmente la solitudine non mi spaventa ma mi ero abituata a condividere ogni momento con voi…” "Lo so" annuì Haldir, "E io temo che il mio Bosco d'Oro mi sembrerà più triste che mai, quando vi farò ritorno. Ma ci rivedremo, Gil" disse sorridendo, "Non potrei mai abbandonarti, lo sai, tengo molto a te. E alla tua amicizia.." “Mi mancherai lo stesso…” mormorò lei, distogliendo lo sguardo per nascondergli la tristezza che vi si leggeva. Senza esitare Haldir la abbracciò stretta, e non disse niente per lunghi momenti. Infine si ritrasse per guardarla negli occhi, e fece il possibile per sorriderle: "Anche tu mi mancherai, e giuro solennemente che farai sempre parte della mia vita, avrai sempre un posto speciale nel mio cuore. Pensa ad essere felice.. lo meriti.." Qualche ora dopo, Gilraen si trovava nello studio di Boromir. Aveva cercato di mettere un po' d'ordine, ma ci aveva presto rinunciato, limitandosi a riporre gli abiti nell'armadio per farsi spazio sul comodo divano in pelle. Osservò attentamente gli antichi libri riposti nella libreria e ne scelse uno di poesie, che cominciò a leggere, allungata comodamente sul divano, il fuoco che crepitava allegramente nel camino. Avrebbe dovuto abituarsi a questo, quando i suoi amici sarebbero andati via, i suoi pomeriggi sarebbero trascorsi tutti in questo modo. "Gil" la salutò Aragorn facendo capolino nella stanza, "Scusa se disturbo.. stavo cercando il tuo futuro marito." “Credo che sia ancora insieme a Faramir, l'ultima volta che l'ho visto era in cortile” rispose lei con un sorriso. Aragorn scosse la testa con aria perplessa. "Ho appena visto Faramir, è di sotto nel salone. Chiederò a lui." “Non credo sia andato lontano, comunque buona ricerca!” sorrise lei, salutando il ramingo quando andò via, e immergendosi di nuovo nella lettura. Quella sera Boromir stesso si premurò di chiamare Gilraen per la cena, e dopo una breve ricerca la trovò nello studio in compagnia di Tirno e di un pesante libro. "Scendi per la cena, amore?" domandò sorridendo mentre salutava il lupo arruffandogli affettuosamente il pelo. “Si, dammi un momento, vado a cambiarmi, non avevo realizzato che fosse così tardi…” rispose lei, alzandosi. Mentre s'incamminavano nella direzione della sua stanza, lei non potè fare a meno di chiedergli:”Dove sei stato tutto il pomeriggio?” Lui le lanciò un'occhiata continuando a camminare al suo fianco, ed esitò per un momento prima di rispondere. "A Osgiliath." disse semplicemente, e si apprestò ad aprire la porta della stanza della ragazza. Non le era sfuggita l'esitazione del suo amato e a quel punto prese il coraggio a due mani e gli si avvicinò fino a quando il suo viso non fu che a pochi centimetri da quello di Boromir. “Quella cameriera…non c'entra niente, non è vero?” Non voleva fare la mogliettina gelosa ma il dubbio che lui le avesse mentito per trascorrere il pomeriggio con la sua amante si rifiutava di scomparire. Come spiegarle la situazione? Boromir considerò brevemente la possibilità di fuggire a gambe levate, ma non gli ci volle che un momento per realizzare di non essere abbastanza vigliacco per farlo. E non voleva mentirle, soprattutto. Che basi avrebbe avuto il loro matrimonio, come poteva sperare di costruire un'unione solida su una base di menzogne? Forte di questa convinzione si fece coraggio e decise di dirle la verità sperando di non scatenare le sue ire, quindi prese un profondo respiro e si impose di non distogliere lo sguardo. "L'ho soltanto accompagnata. Quando l'ho convocata nel mio studio ho promesso che le avrei procurato un alloggio e un lavoro. Ho solo mantenuto la parola data, nient'altro." L'espressione della ragazza s'indurì nel sentire quelle parole. “Ovviamente la mia opinione non contava, vero? Io non avevo diritto di sapere? Non sarei potuta venire?” si rese conto che stava gridando solo quando fu troppo tardi, e s'impose di essere il più fredda possibile. “Sono venuta a Gondor per te. Se Faramir non mi avesse detto di questa cameriera non ti saresti neppure preso il disturbo d'informarmi. Senza una parola sei sparito e scopro che hai passato il pomeriggio con lei. Non ti sei degnato d'informarmi e io invece mi preoccupo della tua sensibilità se solo passo un'ora in compagnia di Haldir?” “Sparisci dalla mia vista e non farti rivedere, vigliacco” Prima che lui potesse reagire, chiuse la porta della sua stanza a chiave, avvicinandosi alla finestra e guardando fuori. Era tempo di andar via. Boromir fissò per un momento la porta chiusa, imbambolato: decisamente l'aveva presa peggio del previsto. Sospirò è scosse la testa, per poi bussare vigorosamente. "Gil" la chiamò, "Apri, ti prego" Senza preoccuparsi di rispondere, lei aveva già tirato fuori il suo zaino. Non ne posso più di tutto questo, menzogne, cameriere e sofferenze, ecco cosa mi riserva la vita con quest'uomo. Nervosamente cominciò a infilare le sue cose, preparandosi a lasciare il palazzo. Legolas era stato attirato nel corridoio dalle grida di Gil. Quando vide Boromir gli fu subito chiaro che avevano litigato per l'ennesima volta. Si avvicinò all'uomo, mettendogli una mano sulla spalla. “E' meglio che tu vada. Peggioreresti soltanto la situazione, le parlerò io, la conosco molto bene, è inutile che tu la veda adesso…” L'uomo si allontanò a malincuore, evitando lo sguardo dell'elfo. “Gil…apri sono Legolas…” “Sei solo?” rispose lei, indecisa. “L'ho fatto andar via, lasciami entrare…” Lei aprì la porta e quando lui fu entrato la richiuse a chiave. Dopo essersi seduto sul bordo del letto, Legolas le fece segno di fare lo stesso. “Allora, cos'è successo?” Gilraen gli spiegò tutto per filo e per segno, non tralasciando nemmeno la sua idea di partire. “Ne sei assolutamente convinta?” chiese lui, studiando attentamente il suo viso. “Non riusciamo ad essere felici…lui non mi considera così importante, altrimenti mi avrebbe avvisato che andava con la cameriera e se non aveva niente da nascondere mi avrebbe permesso di andare con loro. In questo momento l'unica cosa alla quale riesco a pensare è che devo andar via di qui. Non resisterò un altro minuto….” “Come vuoi, ma io vengo con te. E lasceremo il castello questa notte…” rispose lui, pensando a quale sarebbe stata la reazione di Boromir se li avesse scoperti. “Vado a parlare con Haldir, mi sembra giusto informarlo che stiamo lasciando Gondor…” le diede un bacio sulla guancia, carezzandole affettuosamente i capelli, e uscì dalla stanza, sospirando quando sentì che la ragazza si era immediatamente chiusa a chiave dentro. “Sei sicuro di voler partire con noi?” chiese Legolas ad Haldir per l'ennesima volta. Si trovavano nelle stalle, sicuri che nessuno avrebbe ascoltato la loro conversazione. Gli avrebbe fatto piacere avere l'amico con loro ma non voleva forzarlo, era sicuro che Boromir non l'avrebbe presa affatto bene e non poteva prevedere le conseguenze della loro fuga. "Ne sono più che sicuro, Legolas" rispose l'Elfo con decisione, guardandolo fissamente negli occhi. Quando all'improvviso sentì un rumore si guardò intorno, e nel fare questo notò che il cavallo di Boromir non era al suo posto. "Va' a chiamarla" mormorò, "Credo sia meglio partire immediatamente." Legolas annuì e corse a chiamare l'amica. Non ebbero tempo di salutare nessuno, quando scesero nel cortile Haldir aveva già preparato i cavalli. Gilraen vide Faramir che li aveva notati da una finestra e che stava correndo verso di loro per fermarli. Senza pensarci due volte, Spronò il cavallo e partì al galoppo, seguita dagli altri. Ben presto Minas Tirith fu alle loro spalle e i tre si diressero verso Lothlorien, a passo veloce. Anche Gilraen aveva sangue elfico nelle vene ed era quindi più resistente di un umano, e non ebbero bisogno di fermarsi fino all'alba, quando Haldir insistette per far riposare i cavalli. Faramir non chiuse occhio, e rimase sul balcone ad aspettare il ritorno del fratello. Boromir non rientrò che all'alba, decisamente ubriaco dopo una notte trascorsa in chissà quale bettola, e come aveva previsto andò su tutte le furie quando lo informò che Gilraen era partita quella notte. Si rinchiuse nella sua stanza sbattendo la porta e non ne uscì che nel tardo pomeriggio, armato di bagagli e ben deciso ad andare a riprendersi la sua futura sposa. Una volta arrivato nel salone venne fermato da Gandalf, che lo studiò con attenzione per diversi momenti. "Chiedo perdono, ma vado piuttosto di fretta." gli disse Boromir cercando di non suonare troppo impaziente o scortese, senza peraltro riuscirci. “Non credo che tu possa seguirli. Non sai nemmeno dove sono diretti. Io potrei aiutarti, direi che ti conviene dedicarmi un po' del tuo prezioso tempo” rispose l'Istari con un'ombra di divertimento nella voce. "Bene, dimmi allora." rispose l'uomo dopo aver posato a terra il suo zaino. “Perché è scappata secondo te?” gli chiese lui, curioso di sapere quale sarebbe stata la risposta dell'uomo. "Ottima domanda" disse Boromir incrociando le braccia davanti al petto, "Vorrei tanto saperlo anch'io, dunque ti consiglio di chiederlo a lei quando la riporterò a casa ." L'Istari assunse un'aria ancora più divertita, e lo studiò con attenzione prima di continuare. “Il vostro rapporto non può essere sempre basato sulla menzogna. Ci sono troppe persone che hanno cercato di dividervi, e voi due invece di aiutarvi a vicenda, sembrate due estranei. Un matrimonio non si poggia su queste basi. Perché non l'hai portata con te? Cos'avresti provato se lei avesse trascorso tutto il pomeriggio con un suo amante e non te ne avesse parlato che alla sera? Anche se non lo dimostra quella ragazza è molto sensibile. Lei ti ha permesso di accedere al suo cuore, cosa che non ha quasi mai permesso a nessuno. Tu l'hai ferita, si è sentita tradita da te e dal tuo comportamento. Quanto sei disposto a metterti in gioco per lei? Cosa saresti disposto a fare per passare una vita intera insieme a quella ragazza?” "Gandalf" disse Boromir cercando di mantenere la calma, "Tanto per cominciare Phelodien non è la mia amante già da molto tempo, e se non ne ho parlato a Gilraen è semplicemente perché non volevo turbarla, visto come ha reagito quando si sono incontrate per la prima volta. Non ho niente da nasconderle. E non le ho mai mentito." Detto questo si avvicinò all'Istari, guardandolo negli occhi. "Non credo che tu abbia ben capito quanto amo quella ragazza." disse in tono risoluto, per poi abbassarsi a raccogliere il suo zaino e rimetterlo in spalla. "Se vuoi scusarmi, credo sia ora di andare." L'Istari gli sorrise caldamente. Era proprio quello che voleva sentire. “Sono diretti a Lothlorien, ma viaggiano molto velocemente, gli elfi sono più resistenti degli umani quindi hanno parecchio vantaggio su di te ma so che li troverai…”
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