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Al cuore non si comanda
Capitolo 14 Nella sala principale, intorno al tavolo coperto di mappe e piani di battaglia, erano seduti Gandalf, Aragorn, Gimli, Legolas, Eomer, Haldir, Faramir, Boromir e Gilraen. “Io sono convinto che dobbiamo andargli incontro” stava spiegando con veemenza l'Istari. “Non sono del tutto convinto che sia una buona idea…” mormorò Eomer “Se gli andiamo incontro… Minas Tirith non sarebbe devastata dalla battaglia…” disse a quel punto Gilraen, e Legolas annuì, d'accordo con lei. “Io direi di affrontarli nei campi di Peleannor. Voi cosa ne pensate?” chiese a quel punto l'elfo rivolto a Faramir e Boromir. "Che decida mio fratello per entrambi" disse Faramir, "Ha molta più esperienza di me in questo campo." Boromir non esitò a rispondere: "Mi trovo d'accordo con Legolas, non voglio che siano donne e bambini a pagare." detto questo spostò lo sguardo sul suo futuro sovrano: "Aragorn?" L'uomo annuì brevemente. "Credo anch'io che sia la cosa migliore da fare." "Bene allora" disse Boromir alzandosi in piedi, "Non possiamo permetterci di indugiare oltre, signori." Nelle stalle, Gilraen sellò il suo cavallo, e con la coda dell'occhio vide che Legolas stava facendo lo stesso. Tutti gli elfi vestivano un'armatura piuttosto leggera in mithril, resistentissima ma che non li impacciava nei movimenti. Quando notò Haldir intento a sellare il suo cavallo, gli si avvicinò e gli porse le redini con un sorriso. “Hai bisogno di aiuto?” In realtà quello che voleva sapere era se ce l'avrebbe fatta ad affrontare così presto una battaglia che si prospettava dura e pericolosa quando era stato quasi ucciso nella battaglia al fosso di Helm. "Credo che un abbraccio sarà più che sufficiente" disse Haldir restituendole il sorriso, e senza aspettare una sua risposta la abbracciò stretta per qualche momento. "Buona fortuna" mormorò quando si ritrasse, guardandola intensamente negli occhi. Dopo averle sorriso ancora una volta montò in sella, e iniziò a impartire ordini in elfico ai Galadhrim. In quel momento fecero il loro ingresso nelle stalle anche Boromir, Faramir e Aragorn, che si erano già premurati di istruire a dovere i loro soldati e sembravano piuttosto concentrati sulla battaglia. Prima di occuparsi della sua cavalcatura Aragorn salutò entrambi con una pacca sulla spalla mentre i due fratelli si abbracciarono per qualche momento, augurandosi buona fortuna a vicenda. “Stai attento…” mormorò Gilraen in direzione di Haldir. Notando il suo sguardo preoccupato, Legolas le si avvicinò e le passò un braccio intorno alle spalle. “Non potrei sopportare di vederlo di nuovo in fin di vita…” “Questa battaglia spaventa anche me Gil. Spero che i Valar siano dalla nostra parte…” I due salirono in groppa alle loro cavalcature e prima di uscire dalle stalle si girarono a guardare gli altri. Lo sguardo della ragazza si soffermò sull'uomo che amava, e sul suo adorato fratello. “Se i Valar lo vorranno ci rivedremo tutti quando la battaglia sarà finita” li salutò Legolas. “Fate attenzione…” disse Gilraen di rimando, prima di uscire al galoppo e raggiungere Haldir. Nel cuore dei due elfi si agitavano mille emozioni, la più forte era la paura di non rivedere più i loro cari, i loro amici. “Non avrai mica dubitato che avremmo combattuto al tuo fianco!” ridacchiò Legolas rivolto ad Haldir. L'Elfo si voltò a guardarli e sorrise: "Non ne ho mai dubitato." Nel frattempo erano usciti dalle stalle anche Aragorn e i due fratelli, che andarono a prendere il loro posto al comando dell'esercito della Torre Bianca. Faramir si sarebbe occupato degli arcieri, il fratello e il ramingo degli altri. La lunga colonna di soldati si mise subito in marcia. Mentre uscivano da Minas Tirith i popolani li guardavano, raggruppati intorno alla strada, con un misto di paura e speranza negli occhi. Gilraen sapeva benissimo che questa battaglia avrebbe deciso il destino della terra di Mezzo. Aveva paura anche lei, sentiva dentro di sé che molti sarebbero morti . Non aveva paura per la propria vita ma per quella delle persone a lei care. Come avrebbe potuto sopravvivere al dolore se fossero caduti Faramir, Legolas, Haldir o addirittura il grande amore della sua vita? Scosse la testa pensierosa, e guardò Haldir che cavalcava al suo fianco. L'elfo aveva capito subito che c'era qualcosa che non andava e lei gli rivolse un debole sorriso, lui aveva già le sue preoccupazioni e Gil non voleva aggiungerne delle altre. Oltre il Rammas Echor, l'imponente muro di cinta che delimitava i Campi di Pelennor, si poteva già scorgere l'armata di Sauron che procedeva minacciosa alla volta di Minas Tirith, guidata dal Signore dei Nazgûl. Gli Elfi erano già perfettamente schierati e pronti a difendersi, mentre sull'altro lato del campo Boromir e Faramir davano le ultime disposizioni ai loro soldati e li incitavano a battersi fino all'ultimo per difendere la loro città. Aragorn lasciò il gruppo, e si allontanò con Gandalf nell'intento di studiare meglio il nemico finché la distanza lo permetteva. Legolas e Gilraen stavano guardando l'esercito nemico in lontananza quando Gandalf fece disporre l'esercito secondo uno schema che avevano studiato precedentemente. “Ti dispiace non combattere al suo fianco, non è vero?” disse ad un tratto Legolas. “Io voglio battermi insieme a voi...Boromir si concentra talmente tanto quando combatte che si dimentica persino di me…” rispose lei con tono triste. Stava guardando il suo amato già da un po'. Sapeva che non poteva disturbarlo ma non si parlavano da parecchio e avrebbe davvero voluto combattere vicino a lui per essere sicura di proteggerlo. Sospirò e dopo avergli lanciato un'ultima occhiata si sistemò tra Haldir e Legolas. "Non le auguri buona fortuna?" disse improvvisamente Faramir rivolto al fratello, indicando il lato del campo sul quale si trovava Gilraen con un cenno della testa. Non gli erano sfuggite le occhiate che Boromir le lanciava di tanto in tanto, e lo conosceva abbastanza bene da sapere che il suo senso del dovere gli avrebbe impedito di allontanarsi di sua spontanea volontà. Boromir volse lo sguardo all'armata che si avvicinava per un momento, quindi guardò il fratello e gli sorrise prima di lanciare il cavallo al galoppo e dirigersi verso Gilraen. La ragazza in questione era intenta a discutere animatamente con Legolas in elfico. Nessuno dei due si accorse dell'arrivo di Boromir. Quando l'uomo le si avvicinò cingendole la vita, lei represse l'istinto di gridare dallo spavento. L'elfo ridacchiò e si allontanò velocemente, lasciandoli soli. “Non dovresti essere con le tue truppe, guerriero?” lo punzecchiò lei. "Le mie truppe possono aspettare." rispose Boromir sorridendo, e così dicendo le prese delicatamente il viso fra le mani. "Buona fortuna. Possano i Valar vegliare su di te e proteggerti" mormorò guardandola negli occhi, "Anch'io voglio sposarti tutta intera, sai?" “Buona fortuna anche a te, amore mio. Ricordati sempre che io ho bisogno di te…so già che ti batterai con tutte le forze ma…pensa a non fare l'eroe…io senza di te non posso continuare…” "Andrà bene." sussurrò l'uomo, e reclamò le sue labbra per un bacio. Dopo qualche momento si ritrasse a malincuore, e lanciò un'occhiata all'esercito sempre più vicino. "Ti amo" le disse sorridendo, e le accarezzò brevemente una guancia prima di allontanarsi e tornare al suo posto. “Ti amo anch'io” mormorò lei al vento, prima di avvicinarsi a Legolas e Haldir. I tre restarono a guardare l'esercito nemico per quella che sembrava un' eternità. Quando gli uruk-hai li fiutarono, si fermarono a poca distanza e gridarono nella loro direzione, pronti ad attaccare. Gilraen, Legolas e Haldir erano già pronti con l'arco e stavano per scoccare le loro frecce aspettando l'ordine dagli altri. Anche gli arcieri dell'esercito di Gondor e Ithilien erano pronti ad attaccare, aspettavano solo l'ordine di Faramir. Boromir, in prima linea accanto a lui, aveva già estratto la spada, mentre Aragorn era immobile e aspettava la prima mossa dei nemici. Per il momento, tuttavia, gli uruk-hai si limitavano a lanciare grida di guerra e a brandire le armi. La battaglia cominciò all'improvviso. Gilraen quasi non se ne rese conto finchè non vide che quei mostri cominciavano a correre nella loro direzione. Lei e Legolas cominciarono a tirare le loro frecce, come stavano facendo gli altri arcieri, ed erano riusciti ad abbattere numerosi nemici. Aveva cominciato a piovere e sembrava che fosse notte fonda a causa delle nuvole nere che coprivano il sole. Quando gli uruk-hai furono abbastanza vicini per combattere corpo a corpo i soldati e gli arcieri estrassero le spade, caricando l'armata di Sauron con violenza e lasciando a terra molte di quelle immonde creature. Anche molti uomini trovarono la morte in quello scontro, alcuni schiacciati dai loro stessi cavalli. Dato che il suo cavallo continuava a impennarsi spaventato dagli uruk-hai, Eomer era sceso e aveva cominciato a battersi contro il nemico con furia. Poco distante aveva visto Haldir, Legolas e Gilraen che combattevano vicini, come a proteggersi a vicenda, ed era rimasto stupefatto dalla loro velocità e dalla fluidità dei movimenti. Si guardò attorno soddisfatto, notando che il nemico non stava prendendo il sopravvento, prima di rituffarsi nella mischia. La battaglia era iniziata ormai molte ore prima. Gli uruk-hai erano rimasti in minoranza numerica, ma i superstiti erano decisamente agguerriti. Sembravano non accusare affatto la stanchezza. Faramir stava approfittando di un momento di relativa calma nella sua zona per raccogliere alcune frecce da terra, mentre Boromir e Aragorn avevano abbandonato i loro cavalli già da molto e si stavano battendo con furia qualche metro più in là. Boromir di tanto in tanto si guardava attorno per assicurarsi che Gilraen stesse bene, per poi tornare al suo dovere. I muscoli gli facevano male e quasi non sentiva più le braccia, ma non poteva permettersi di riposare. Non adesso che la vittoria sembrava così vicina. Mentre combatteva, Gilraen si accorse che un rohirrim stava combattendo con furore contro quello che sembrava il capo degli uruk-hai. Ben presto l'elmo di quello che le era sembrato un uomo cadde al suolo e svelò Eowyn. La ragazza sgranò gli occhi e diede un colpetto a Legolas, che impallidì quando vide la giovane fanciulla. Cercarono di avvicinarsi a lei ma gli uruk non glielo permisero. In suo aiuto arrivarono ben presto Merry e Pipino. Gil si trovò a gridare quando vide che l'uruk aveva affondato la lama nel fianco di Eowyn, ma Merry fu più veloce della creatura e riuscì a tagliarle la testa. Sentendosi smarriti senza il loro capo, i pochi uruk superstiti si ritirarono velocemente. Gilraen vide che Faramir si era già precipitato ad aiutare Eowyn, e così si inginocchiò accanto ad Eomer, che era stato ferito leggermente ad una gamba e non riusciva a camminare. Al fianco di Faramir era accorso anche Aragorn, che dopo aver esaminato per qualche momento la ferita di Eowyn la prese in braccio e ordinò a Faramir di recuperare in fretta un cavallo. Boromir si era invece avvicinato a Gilraen, e nonostante il dolore alle braccia e i vestiti sporchi di fango e di sangue le sorrise, felice di poterla riabbracciare. Lei aveva appena finito di medicare, seppur sommariamente, il rohirrim e si alzò per stringere a sé il suo amato, baciandolo con passione, incurante del fango e della sporcizia. “E' finita…” "E' finita e abbiamo vinto" disse Boromir sorridendo, per poi prendere in braccio la sua amata e baciarla di nuovo. "Ora non resta che una cosa da fare.." proseguì ridacchiando, "Quando ci sposiamo?" Lei ridacchiò in risposta, poi tornò ad essere seria e senza staccare gli occhi dai suoi disse:”Non vedo l'ora di diventare tua moglie…ma credo sia il caso di parlarne dopo…sono esausta…” Dopo avergli lanciato un'occhiatina maliziosa aggiunse:”Mi piacerebbe fare un bagno…e spero che tu voglia farmi compagnia…” "Senza dubbio" rispose l'uomo sorridendo, e dopo aver aiutato Gilraen a salire a cavallo montò in sella a sua volta. Nel frattempo Aragorn e Faramir avevano trasportato d'urgenza Eowyn alle Case di Guarigione, dove il ramingo si era premurato di medicare la ragazza e assicurarsi che non fosse in pericolo di vita a causa della forte perdita di sangue. Dopo molte insistenze riuscì a convincere Faramir a tornare a palazzo, promettendogli che la mattina seguente sarebbero andati immediatamente a farle visita. E così un riluttante Faramir aveva fatto il suo ritorno a palazzo con Aragorn, dove gli altri li stavano aspettando ansiosi di conoscere le condizioni di Eowyn. Dopo aver fatto un lungo bagno insieme ed essersi scambiati tenerezze e coccole, Gilraen e Boromir si rivestirono e scesero nella sala principale. Legolas gli aveva detto che le condizioni di Eowyn erano stazionarie ma non preoccupanti e la coppia aveva tirato un sospiro di sollievo. Gil sedette accanto a Boromir e durante la cena gli sorrise spesso quando lui le stringeva la mano. Era un po' imbarazzata del fatto che non aveva nessun vestito all'infuori dei suoi pantaloni, mentre invece il suo amato vestiva con una tunica scura finemente lavorata e dei pantaloni neri nuovi di zecca. Boromir sembrò accorgersi del disagio della sua amata, e le lanciò uno sguardo a metà fra l'interrogativo e il preoccupato, mentre le stringeva la mano. Non le chiese niente dal momento che non erano da soli, e sapeva che in ogni caso l'avrebbe solo messa in difficoltà, quindi si ripromise che alla prima occasione avrebbe sicuramente indagato. Cenarono in silenzio, tutti erano preoccupati per Eowyn e non appena ebbero finito, Legolas e Haldir, seguiti da Gilraen, Boromir e Faramir, si recarono a trovarla. La fanciulla era ancora incosciente. I tre elfi studiarono attentamente la ferita, guardandosi alternativamente. Fortunatamente non era molto profonda. Prepararono un impacco con delle erbe che Gil portava sempre con sé, una buona abitudine che aveva preso seguendo l'esempio di Haldir. Quando furono nei pressi delle stanze di Boromir, Gilraen si fermò, guardandolo con aria incerta. Non aveva mai dormito nel suo letto, di solito era lui ad andare nella camera della ragazza. Boromir si fermò a sua volta, un pò confuso. Non capiva il motivo delle esitazioni di Gilraen, e ancora ripensava al suo imbarazzo di poco prima a tavola. Tuttavia non voleva forzarla in nessun modo e così le si avvicinò lentamente, per poi tirarla a sé cingendole i fianchi, e sorrise. "Non vuoi dormire con me, amore?" sussurrò guardandola negli occhi. A quelle parole il gondoriano alzò lo sguardo al cielo fingendosi esasperato, e senza troppe cerimonie si caricò in spalla la ragazza e si diresse alle sue stanze. "Ah, ma come devo fare con te?" ridacchiò divertito quando lei cercò di dibattersi, e una volta giunto a destinazione chiuse immediatamente la porta a chiave. Gilraen lo guardò con aria birichina e poi si guardò attorno. “Non sono mai stata qui…” La stanza era piuttosto grande. Tutti i mobili erano in legno scuro finemente intagliato e davanti alla finestra era stata sistemata una grande scrivania. Regnava il disordine più totale, la libreria era piena di antichi volumi e c'era qualche libro anche sul divano davanti al camino. "E ti piace?" domandò lui sorridendo, mentre le si avvicinava con aria minacciosa. La ragazza non ebbe il tempo di rispondere che Boromir la baciò con fierezza, trascinandola fino alla scrivania, e senza staccare le labbra dalle sue la fece sedere scostando alla rinfusa libri, calici e tutto ciò che si trovava sul mobile. Non si curò affatto degli oggetti che finirono a terra durante l'operazione, troppo impegnato nello sbottonare la tunica della sua amata e morderla possessivamente sul collo. Colta alla sprovvista, Gilraen non provò nemmeno a liberarsi, ma si lasciò andare del tutto a quelle sensazioni elettrizzanti. Quando lui passò a slacciarle i pantaloni, rabbrividì al pensiero di quello che sarebbe successo di lì a poco, e della passione del suo amato. Solo pochi momenti dopo i pantaloni della ragazza finirono a terra, e Boromir passò a slacciare frettolosamente i suoi. Non si preoccupò di sfilarli ma tirò a sé Gilraen, continuando a morderla e a baciarla sul collo, e allo stesso tempo fece scivolare una mano fra le gambe della ragazza per poi iniziare ad accarezzarla con urgenza. Lei chiuse gli occhi rapita, carezzando a sua volta le zone più sensibili dell'uomo, sentendo la sua eccitazione. Gli baciò la testa mentre le sue mani erano intrecciate tra i capelli dell'uomo. Quando le sue carezze si fecero più insistenti non potè fare a meno di gemere piano, col respiro affannoso. Boromir rinunciò del tutto a controllarsi quando alzò lo sguardo e vide il volto della sua amata sconvolto dalla passione. Ritrasse la mano e afferrò Gilraen per i fianchi, ansimando sulle sue labbra, e si spinse dentro di lei stringendo i denti per reprimere un gemito quando un istante dopo iniziò a muoversi con vigore. Poco dopo la ragazza fu scossa da violenti brividi e morse frettolosamente la spalla del suo amato per reprimere un grido, tremando convulsamente, gli occhi chiusi in estasi. Il dolore inaspettato alla spalla lasciò Boromir senza fiato per un momento, facendolo trasalire, e afferrò saldamente i fianchi di Gilraen aumentando istintivamente l'intensità dei movimenti. I suoi gemiti si fecero sempre più appassionati finché cessarono del tutto, e strinse forte a sé la sua amata quando raggiunse il piacere tremando con violenza. Lei lo strinse a sé, carezzandogli i capelli e la schiena lentamente, aspettando che il battito del suo cuore e il suo respiro affannoso si calmassero. Gli baciò delicatamente il collo e la tempia, senza una parola, chiudendo gli occhi, felice. Anche lui rimase silenzioso, ma quando si ritrasse la guardò negli occhi con un'espressione tale che al confronto mille parole sarebbero sembrate vane. Dopo lunghi momenti di silenziose dichiarazioni d'amore incondizionato la baciò con dolcezza, e sorridendo la prese delicatamente in braccio per condurla al letto. Una volta arrivati a destinazione la spogliò dei pochi indumenti che aveva ancora indosso e si liberò dei suoi, per poi scivolare con lei sotto le coperte prendendola immediatamente fra le braccia, stringendola contro il petto. Pochi momenti dopo, esausta dagli avvenimenti della giornata, Gilraen cedette al sonno e alla stanchezza, addormentandosi serenamente. La mattina seguente Boromir si svegliò molto presto. Dopo essersi districato con cautela dall'abbraccio della sua amata si alzò, e quando si fu rivestito uscì silenziosamente dalla stanza. Quando Gilraen aprì gli occhi notò che era sola nel grande letto. Si soffermò a guardare la bellissima stanza di Boromir. C'era un grande camino acceso, accanto al quale era stato sistemato un divanetto in pelle. Spostò poi lo sguardo sul tavolino, dove era stata sistemata la sua colazione e un cesto stracolmo di frutta fresca. Il grande letto a baldacchino in velluto rosso capeggiava al centro della stanza e bellissimi arazzi erano appesi alle pareti. Dopo essersi vestita sedette al tavolo e cominciò a fare lentamente colazione prima di scendere nelle stalle. "Buongiorno!" la salutò un sorridente Faramir, intento a strigliare il suo splendido purosangue. "Hai dormito bene?" “Si, grazie!” rispose lei, facendo uscire il suo appaloosa dalle stalle. Lo legò ad uno dei ganci e cominciò a strigliarlo energicamente, togliendogli di dosso la polvere accumulatasi durante la battaglia. Guardò soddisfatta la sua opera per qualche momento, poi gli mise il sottosella e la sella, legandola attentamente, senza stringere eccessivamente. Dallo sgabuzzino nelle stalle prese il suo morso e le redini e quando ebbe finito di sistemare la sua cavalcatura, si diresse verso Faramir, sorridendogli. “Come sta Eowyn?” "Sta meglio" rispose allegramente il ragazzo, che si stava ora occupando del cavallo di Boromir, "La ferita le fa ancora male ma poco fa era sveglia ed è riuscita anche a mangiare qualcosa, quindi con tutta probabilità fra qualche giorno sarà di nuovo in piedi. Se più tardi hai intenzione di andare a trovarla posso accompagnarti." “Mi farebbe molto piacere!” esclamò lei, felice che la fanciulla stesse recuperando in fretta. In quel momento entrarono nelle stalle Haldir e Legolas, il quale si affrettò ad abbracciare l'amica. “Non posso ancora credere che abbiamo vinto!” Lei ridacchiò in risposta, guardando Haldir con complicità. “Noi due stiamo andando a fare una passeggiata a cavallo nell'Ithilien, ti andrebbe di venire?” le propose l'elfo. Gil rimase pensierosa per un momento, poi si rivolse a Faramir. “Non vedo Boromir da ieri sera, dovrebbe essere in giro ma non so dove…potresti avvisarlo tu che io esco con loro? Non vorrei che si preoccupasse” "Promesso" annuì Faramir sorridendo, "Vi aspettiamo per pranzo?" “Credo di si…” rispose Legolas, prima di sorridergli e uscire nel cortile con gli altri. I tre cavalcarono allegramente fino all'Anduin, che attraversarono non appena ebbero trovato un guado non troppo profondo. “Era molto che non ridevo così…” mormorò Gilraen ad un tratto, mentre passeggiavano in un lungo viale alberato, utilizzato principalmente dai mercanti. “Anch'io…ora che è tutto finito mi sembra che la mia anima e il mio cuore siano più leggeri…” rispose l'elfo di rimando. "Tornerai a casa, Legolas?" domandò a un certo punto Haldir, guardandolo con aria incuriosita. A quella domanda Gilraen si girò di scatto a guardare i due amici. Avevano vissuto anni insieme e la sola idea di perderli la fece entrare nel panico. Sposarsi avrebbe significato abbandonare per sempre la vita di viaggi e avventure che aveva sempre vissuto. Sposarsi avrebbe significato abbandonare i propri amici più cari. Intuendo i suoi pensieri, Legolas le prese la mano e poi rispose ad Haldir. “Non ho ancora deciso. Ti sembrerà strano ma non ho nessuna voglia di tornare a casa senza Gil…” La guardò e poi riportò l'attenzione sull'amico. “E tu? Tornerai presto a Lothlorien?” "Credo di sì, almeno per un pò. Ma a dire il vero non ho ancora preso una decisione definitiva" rispose Haldir, che stava scrutando l'orizzonte con aria pensosa, "So già che mi mancherete molto." aggiunse con un sorriso triste, spostando lo sguardo prima su Legolas e poi su Gilraen.
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