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Al cuore non si comanda
Capitolo 13 Giunsero a Minas Tirith al calar del sole, dopo lunghi giorni di viaggio. Boromir e il fratello si premurarono di far preparare delle stanze per gli ospiti, mentre i soldati Rohirrim e Galadhrim vennero sistemati insieme agli uomini dell'esercito della Torre Bianca. La servitù accolse con gioia il ritorno dei Signori di Gondor: dopo averli salutati con riverenza le cuoche sparirono immediatamente nelle cucine per preparare la cena, mentre le cameriere apparecchiavano il lungo tavolo nel salone. Tutti sembravano fare il possibile per non pensare al pericolo imminente, cercando conforto in quei piccoli ritagli di normalità. Aragorn si fermò a parlare con Faramir in attesa della cena, mentre Boromir uscì sul balcone della grande sala, scrutando con aria grave le nubi nere ammassate su Mordor e i lampi minacciosi che ne squarciavano i cieli. “Anche a me fa paura…Sauron non si arrenderà facilmente…” mormorò Gil alle sue spalle, abbracciandolo da dietro. Lui sospirò per poi voltarsi, prendere la sua amata fra le braccia e posarle dolcemente un bacio sulla testa. "Non vedo l'ora che tutto questo sia finito.. mi sembra un incubo.." disse scuotendo la testa. "Lord Boromir?" L'uomo si irrigidì involontariamente quando sentì quella voce. Fece il possibile per nascondere il panico dietro una facciata impassibile, sperando con tutto il cuore che Gilraen non avesse notato il suo disagio, e si voltò. "Dimmi." La giovane cameriera si inchinò sorridendo, e disse: "La cena sta per essere servita, mio Signore ." Lui si limitò ad annuire, mentre la ragazza si allontanava lanciandogli forse un'occhiata di troppo. Non aveva il coraggio di guardare Gilraen. Lei aveva notato il disagio di Boromir e le tornò alla mente quello che le aveva detto Faramir. “E' lei, vero? La storia dei materassi…” Si staccò da lui, lanciandogli un'occhiata dura, e si prese la sua rivincita dicendo:”Stanotte dormirai da solo, così la tua amichetta potrà venire a farti compagnia. Io resto con Haldir” Senza dargli tempo di rispondere, Gil tornò dentro, e non si voltò quando lui la chiamò. Nel salone, lei si sedette il più lontano possibile dal posto in cui avrebbe dovuto sedere Boromir. Accanto a lei erano seduti Haldir ed Eomer. Durante tutta la cena Boromir rimase silenzioso, mangiando pochissimo e lanciando occhiate disperate a Gilraen, mentre Faramir guardava alternativamente i due senza capire, scuotendo la testa di tanto in tanto. Infine capì cosa stava succedendo quando il suo sguardo cadde su Phelodien, la giovane cameriera che stava aspettando un cenno dei suoi Signori per procedere a servire la seconda portata, lo sguardo fisso su Boromir. Gil aveva cercato di resistere, ma la rabbia montava dentro di lei guardando il modo in cui quella cameriera guardava Boromir. Prima che venisse servita la seconda portata, si scusò e uscì dalla stanza, seguita dallo sguardo divertito di Eomer e da un angosciato Legolas. “Cosa succede?” le chiese l'elfo. “Portami fuori di qui, ti prego…” L'amico annuì, e la prese per mano, guidandola verso le stalle. Mentre sellavano i cavalli, Gilraen sussultava ogni volta che qualcuno apriva la porta. Non voleva vedere Boromir, e non voleva discutere con lui in quel momento. Solo quando uscirono da Minas Tirith riprese a respirare normalmente. “Non voglio tornare dentro, per adesso…” disse all'elfo, che si limitò ad annuire e spronò il cavallo al galoppo. Un gondoriano estremamente depresso sedeva sul balcone, con lo sguardo fisso nel vuoto, quando Faramir lo raggiunse. "Phelodien, eh?" domandò pur conoscendo già la risposta, mentre si sedeva accanto a lui. L'altro si limitò ad annuire. "Le parlerò io domani, se credi" Boromir scosse la testa: "No" mormorò, "Lo farò io. Non voglio avere problemi con Gilraen per una cosa del genere.." "Saggia decisione." annuì Faramir, "Intendi restare qui ad attendere il suo ritorno?" "Sì, aspetterò qui. Vai pure a dormire fratellino." "Come desideri. Buonanotte fratellone." sorrise l'altro, che si allontanò dopo avergli dato una pacca sulla spalla. Gil e Legolas tornarono solo a notte fonda. Dopo aver lasciato i cavalli nelle stalle, l'elfo e la ragazza si guardarono. Avevano sentito dei rumori sospetti. Si sistemarono dietro un muretto e attesero. Poco dopo videro Faramir che sgattaiolava fuori dalla stanza dov'erano acquartierati i soldati. I due si lanciarono uno sguardo interrogativo, prima di rientrare a palazzo. “Vado in camera mia?” chiese dolcemente l'elfo. “Si, io passo a salutare Haldir e poi vado a letto” Dopo aver bussato alla porta dell'amico, Gil entrò e gli sorrise mentre si avvicinava. “Volevo assicurarmi che tu stessi bene, prima di andare a dormire. Come va la spalla? Ti hanno cambiato la fasciatura?” "Sì, se n'è occupato Aragorn prima di andare a dormire" rispose sorridendo Haldir, per poi farsi improvvisamente serio: "E' successo qualcosa?" Lei sorrise e scosse la testa. “Riesci sempre a capire come mi sento, vero? “ Sospirò profondamente e poi gli raccontò quello che era successo, sperando che lui non ridesse del suo strano comportamento. Quando finì, lo guardò un pò imbarazzata. “Non so cosa fare…” Haldir non esitò neanche un momento prima di parlare: "Ti fidi del tuo uomo?" domandò guardandola con aria inquisitoria, "Se ti fidi di lui sai già cosa devi fare." Detto questo le prese affettuosamente una mano per stringerla nella sua, sorridendo. Strinse la mano dell'elfo e gli sorrise di rimando, prima di posargli un dolce bacio sulla fronte e mormorargli:” Ti voglio bene…buonanotte”. Quando entrò in camera sua, Boromir era seduto sul suo letto, evidentemente preoccupato. "Iniziavo a temere che non avresti dormito qui.." mormorò, alzandosi per avvicinarsi alla sua Gil. La guardò con aria ansiosa, non sapendo come iniziare quel discorso così delicato, e sperando sinceramente che lei avrebbe capito il suo stato d'animo. Lei sostenne il suo sguardo e gli disse:”A differenza di te io non mi diverto sui materassi di altri uomini. Anche se sono uomini di cui ero molto innamorata” Superò Boromir distogliendo lo sguardo e cominciò a posare le armi su una cassapanca. "E' passato, Gil" replicò lui, "Ti prego, credimi.. non ho alcuna intenzione di fare qualche sciocchezza.. non potrei mai." “Lei non la pensa così.” replicò seccamente. "E' un problema suo." disse Boromir con decisione, "Ho intenzione di parlare con lei domani, e chiarire la situazione. Le dirò che ho intenzione di sposarti." Gilraen scosse la testa e strinse tra le mani il pugnale che stava sistemando sulla panca. “Se proprio non puoi fare a meno di dirle una bugia per togliertela dai piedi, fai pure” replicò. “Per favore lasciami sola, sono stanca e ho bisogno di dormire” disse, accompagnandolo alla porta. Quando fu uscito, la chiuse a chiave e s'infilò sottole coperte, sperando che il sonno arrivasse velocemente e portasse via tutti quei pensieri. L'uomo rimase per alcuni momenti a fissare la porta chiusa, per poi scuotere la testa ed entrare nella sua stanza premurandosi di chiudere a chiave. La mattina seguente, dopo aver fatto colazione, Gilraen e Legolas stavano discutendo con Gandalf. L'Istari aveva intenzione di mandarli in esplorazione il giorno seguente. I due accettarono, poi Legolas si scusò e andò a cambiare la fasciatura ad Haldir e applicare un altro impacco di erbe. Rimasta sola, Gilraen cominciò a vagare per gli immensi giardini, e senza accorgersene finì addosso a Boromir. “Scusa…non guardavo dove andavo…” mormorò. Le tornò alla mente il primo giorno in cui l'aveva visto, si erano scontrati allo stesso modo e non potè fare a meno di ridacchiare. Boromir ridacchiò a sua volta, e la tirò a sé afferrandola per i fianchi: "Abbiamo pensato alla stessa cosa.." le sussurrò guardandola negli occhi. “Noi pensiamo sempre alla stessa cosa… non c'è bisogno di parole, mi basta guardarti per capire” mormorò lei contro le sue labbra prima di baciarlo dolcemente, mentre gli carezzava i morbidi capelli biondi. Si baciarono a lungo, finché lui si ritrasse per guardarla intensamente negli occhi: "Voglio davvero sposarti" sussurrò, "Più di qualsiasi altra cosa." “Ti amo Boromir…ti amo tanto…e…la mia risposta è sì” sussurrò, senza staccare gli occhi da quelli del suo amato, e baciandolo di nuovo con rinata passione. "Volevate vedermi, mio Signore?" Boromir lanciò un'occhiata a Phelodien e annuì, facendole cenno di sedersi. La ragazza sorrise e si sistemò di fronte a lui, oltre l'ampia scrivania, restando in attesa. "E' il caso di mettere in chiaro la situazione" esordì l'uomo senza troppe cerimonie, "Credo che tu sappia già a cosa mi riferisco." "Certo mio Signore, ma sapete bene che mi accontento di tenervi compagnia quando avete bisogno di un pò di conforto, non vi chiedo altro." Lui sospirò profondamente, passandosi una mano sul viso. "E' proprio questo il punto" disse, "Ho intenzione di sposarmi. E prima possibile." "Oh" mormorò Phelodien, "Ma non è necessario dirglielo..." "Lo sa già." rispose Boromir, "E avrei chiesto di parlarti anche in caso contrario. Tengo molto a lei." La ragazza si limitò ad annuire a testa bassa, senza dire niente. "Puoi trasferirti a Osgiliath, se ti pesa restare qui. Farò in modo di trovarti un alloggio e un buon lavoro." "Credo che sia una buona idea" mormorò la ragazza, "Ve ne sarei grata.." Detto questo si alzò, e dopo essersi inchinata uscì dalla stanza senza voltarsi a guardarlo. Boromir sospirò profondamente chiudendo gli occhi, e sentì di essersi tolto un gran peso dal cuore. Si sentiva sollevato anche perché lei non sembrava aver preso la notizia troppo male, in fondo si sarebbe dovuta aspettare che la loro 'relazione' prima o poi sarebbe finita.. I suoi pensieri volsero improvvisamente a Gilraen, la sua Gilraen, e sorrise fra sé e sé al pensiero di come quella ragazza era riuscita a cambiarlo. In meglio. Rimase seduto per qualche minuto a pensare alla sua amata, spaziando con lo sguardo oltre l'ampia finestra, e infine si decise a uscire dallo studio a sua volta. Legolas, Gilraen e Haldir si trovavano nelle stalle. I loro cavalli avevano bisogno di una buona strigliata e i tre elfi si stavano dando molto da fare. Quando ebbero finito s'incamminarono verso il giardino e si stesero sull'erba, chiudendo gli occhi e lasciandosi accarezzare dai caldi raggi del sole. Fu allora che la ragazza annunciò:”Boromir mi ha chiesto di sposarlo…” Legolas rimase in silenzio, a guardarla incredulo. "Oh." mormorò Haldir quando si fu un pò ripreso dallo stupore iniziale, "E.. hai accettato?" Lei guardò entrambi gli amici. Sembravano molto scossi, e sperava che un giorno potessero capirla e fossero felici per lei. “Si…” Legolas si alzò e la abbracciò. “Sono felice per te…so che è quello che volevi, e so che sarai in buone mani” Mentre la abbracciava non potè impedirsi di guardare Haldir. Era molto preoccupato per lui, e per come avrebbe preso la cosa. Haldir fece il possibile per sorridere e mostrarsi felice della novità, congratulandosi con l'amica. In cuor suo sapeva che prima o poi sarebbe accaduto, ma non si aspettava che il gondoriano avrebbe chiesto la sua mano così presto. "Vi auguro tanta felicità, Gil" disse, "Quando avete intenzione di sposarvi?" “Non lo so ancora, credo il prima possibile, ma sai benissimo che l'esercito di Sauron si avvicina e credo sia meglio affrontare prima questa battaglia, e poi pensare al resto…” Lei lo guardò intensamente per un attimo, prima di abbracciarlo. “So che non ti è facile accettarlo…e so di essere un'egoista ma ci tengo molto a te e alla nostra amicizia…credi che le cose cambieranno..dopo?” "Non vedo perché dovrebbero, Gil.." rispose Haldir dolcemente, "Anch'io tengo molto alla nostra amicizia.. e non sarà certo un matrimonio a farmi cambiare idea!" Si ritrasse e sorrise, indicando con un cenno della testa Boromir e Faramir che stavano passeggiando alcuni metri più in là, ignari della loro presenza e impegnati in quella che sembrava una conversazione privata. “Stanno parlando di una donna” disse Legolas, che aveva ascoltato tutto non appena li aveva visti. Gilraen corrugò la fronte, sperando che non stessero parlando ancora di quella cameriera che sembrava così innamorata del suo Boromir, e l'amico ridacchiò. “Non ti ho mai vista così…possessiva…devi fidarti di lui, ti ama tanto e non credo proprio che voglia gettare tutto alle ortiche per un singolo momento di divertimento…” Scosse la testa quando la vide poco convinta, e si schiarì la voce per farsi notare dai due uomini, sorridendogli quando si avvicinarono. Boromir andò a sedersi accanto alla sua Gilraen, salutandola con un sorriso e un rapido bacio sulle labbra. Faramir invece rimase in piedi, senza guardare nessuno in particolare, con aria vagamente imbarazzata. Era sicuro che avessero sentito tutto della sua conversazione con il fratello.. Legolas poteva parlare nella mente degli altri, e anche se era un'abilità che usava raramente, seppe che quello era il momento di mettere in pratica le sue conoscenze. Non angosciarti Faramir. Il tuo segreto è al sicuro con me. Loro non hanno sentito e ti assicuro che nessuno saprà che Eowyn è nascosta tra i soldati. Il ragazzo si voltò a guardare Legolas con aria interrogativa, come a domandargli se era stato davvero lui a parlare. Si era immaginato tutto? Gli altri non sembravano aver sentito, ma stavano parlottando fra di loro come se nulla fosse. Chinò la testa in segno di ringraziamento quando l'Elfo sorrise e annuì, per poi volgere le sue attenzioni agli altri. “Credo che sia meglio che io e Legolas usciamo a pattugliare la zona. Ogni informazione sull'esercito in arrivo ci può essere preziosa” stava spiegando Gilraen. L'elfo annuì solennemente, e guardando Haldir disse:”Tu sarai dei nostri?” "Senza dubbio." Boromir sospirò profondamente, e guardò la sua Gil con aria preoccupata. "Fai attenzione" mormorò, "Ti prego." “Sono un guerriero…posso cavarmela, non preoccuparti” “Noi saremo al suo fianco, ci proteggeremo a vicenda” lo rassicurò Legolas. Gilraen si alzò e baciò dolcemente Boromir prima di allontanarsi con gli altri. Dopo aver sellato i loro cavalli, i tre uscirono velocemente dalle porte di Minas Tirith. I due fratelli rimasero a guardarli mentre si allontanavano, finché Boromir volse lo sguardo al cielo e sospirò profondamente. Le nuvole nere di Mordor sembravano espandersi inesorabilmente, e avevano ormai coperto quasi del tutto il cielo sopra Minas Tirith. "Non sono affatto tranquillo" mormorò, "Temo che non manchi molto." Faramir gli lanciò una breve occhiata prima di alzare lo sguardo a sua volta, e sussultò quando vide la massa di nubi minacciose sopra le loro teste, che avevano ormai oscurato quasi completamente il sole. Sauron era decisamente in collera, anche se era più che lecito aspettarsi che l'Oscuro Signore non avrebbe gradito la sconfitta del Fosso di Helm, e che di sarebbe vendicato su Gondor. E soprattutto, anche Faramir ne era sicuro, avrebbe attaccato presto. Troppo presto. "Credo sia il momento di riunire i soldati." disse, cercando di nascondere la paura dietro un tono di voce calmo, "Ci penserò io. Avverti gli altri." Gli elfi avevano sentito i grugniti degli uruk -hai già da parecchio e dopo aver nascosto i cavalli si erano avvicinati silenziosamente alla cresta di una collina ai piedi della quale si trovava l'accampamento di quelle creature. Stettero a guardarli per un po', cercando di contarli. Erano però troppi e si arresero quasi subito. Sono vicinissimi a Minas Tirith, al massimo domani all'alba attaccheranno. Gilraen aveva sentito chiaramente la voce di Legolas nella sua testa, e annuì quasi impercettibilmente. Insieme ad Haldir stavano retrocedendo quando il vento cambiò. Una rapida occhiata al nemico gli fece capire che erano stati scoperti, le creature avevano sentito il loro odore e si dirigevano rapidamente verso di loro. "Sono troppi per noi" esclamò Haldir allarmato, "Dobbiamo tornare! Non possiamo affrontarli da soli!" Gli altri annuirono e cominciarono a correre velocemente al punto dove avevano lasciato i cavalli. Un paio di uruk li avevano però raggiunti e Gilraen e Legolas si girarono per fronteggiarli. Dovevano abbatterli prima che arrivassero gli altri. “Haldir! Va a prendere i cavalli e raggiungici! Noi li terremo occupati!” gridò Gilraen all'amico. L'Elfo annuì e corse a recuperare i cavalli per poi raggiungere di nuovo i suoi compagni; sulla via del ritorno approfittò della sua vista elfica per impugnare il suo fedele arco e abbattere alcuni uruk-hai già da molti metri di distanza. Quando rientrarono al castello, i tre si recarono immediatamente nello studio di Boromir, dove trovarono entrambi i fratelli. I loro vestiti erano impolverati e sia Gilraen che Legolas avevano dei graffi sul viso e sulle braccia. “Ci hanno attaccati. L'esercito sarà qui al massimo per l'alba, dobbiamo prepararci” esordì l'elfo, ancora col fiato corto. A quelle parole i due fratelli si lanciarono un'occhiata preoccupata, e Boromir annuì mentre si alzava. "I nostri soldati sono pronti e armati, e darò disposizioni affinché anche i Rohirrim si preparino per la battaglia. Haldir, naturalmente conto su di te per quanto riguarda i Galadhrim." "Saranno pronti prima che scenda la notte." assicurò l'Elfo, che detto questo chinò la testa in segno di saluto e si congedò in fretta. “Dovresti farti medicare questi graffi, se s'infettano possono diventare pericolosi…” mormorò Legolas, esaminando attentamente l'amica. “Sto bene, non ne ho bisogno, piuttosto fai medicare le tue ferite, dobbiamo essere pronti per l'alba” Legolas la guardò e scosse la testa, poi si avvicinò a Boromir e gli disse:”Medicala tu. E fai in modo che dorma almeno qualche ora, mi raccomando” La rabbia della ragazza montò a quelle parole, detestava quando gli altri la trattavano come se non fosse capace di badare a sé stessa, prendendo decisioni per lei. Quando l'elfo fu uscito, la ragazza sospirò profondamente, cercando di rilassarsi. Faramir si congedò subito dopo. Quando furono rimasti da soli, Boromir lanciò un'occhiata a Gilraen. Ormai la conosceva abbastanza bene da riuscire a comprendere il suo stato d'animo nella maggior parte delle situazioni, e non riuscì ad impedirsi di sorridere fra sé e sé quando la vide tanto infastidita a causa delle premure di Legolas. Le si avvicinò, cingendola con un abbraccio, e le sussurrò sulle labbra: "Vieni di sopra con me. Abbiamo ancora diverse ore prima della battaglia, e non voglio trascorrerle con nessun altro che te. Non immagini quanto ti desidero.." Lei sorrise scuotendo la testa e si lasciò guidare verso la sua stanza. Quando furono entrati entrambi, la ragazza si premurò di chiudere a chiave. Non gliel'aveva detto ma anche lei lo desiderava, erano giorni che non dividevano un po' d'intimità. "Ci occuperemo delle tue ferite, prima" le disse Boromir in tono gentile, che tuttavia non ammetteva repliche, "Siedi sul letto." Sorrise quando la ragazza seguì le sue istruzioni senza protestare, e frugò brevemente in un cassetto per poi estrarne una boccetta colma di uno strano liquido verdognolo, armarsi di un pezzo di stoffa pulita e bagnarne un'estremità nell'acqua della sua bacinella. Dunque sedette accanto a lei e iniziò a pulire premurosamente i graffi sul viso e sulle braccia della sua Gilraen, interrompendosi di tanto in tanto per baciarla. Quando ebbe finito aprì la boccetta, versando un pò del suo contenuto sulla stoffa, e mormorò: "Questo brucia un pò.. ma prometto che mi farò perdonare, dopo.." Gil strinse i denti quando sentì il bruciore sulle braccia e sulle mani, ma non si lasciò sfuggire neppure un suono. Aspettò pazientemente che Boromir avesse finito e che il dolore diminuisse. Anche il più piccolo dei graffi era stato diligentemente medicato, così l'uomo si sporse per posare il pezzo di stoffa e la boccetta sul mobile da notte vicino, e guardò negli occhi la sua Gilraen. "Sei stata bravissima" sorrise, e senza dire altro catturò le sue labbra in un lungo bacio mentre iniziava lentamente a spogliarla, cercando di tenere a freno l'impazienza. Gli sembravano passati secoli dall'ultima volta che erano riusciti a ritagliarsi qualche momento di intimità, e la desiderava più che mai. Nonostante questo si interruppe spesso per guardarla negli occhi o per baciarle il collo e le spalle, e mentre le toglieva i vestiti si soffermò più di una volta ad accarezzare con riverenza la pelle morbida e bianchissima che aveva appena scoperto. Lei gli sorrise e si chinò a baciargli il collo, mordicchiandolo di tanto in tanto e risalendo fino all'orecchio, che sapeva essere il suo punto più sensibile. Lo stuzzicò per qualche momento, fino a quando non lo sentì gemere piano, poi cominciò a svestirlo, rabbrividendo quando i loro corpi nudi si sfiorarono. “Anche io ti desidero…ti amo tanto…” Boromir era troppo impegnato a baciarle il collo per rispondere, e preferì lasciar parlare i fatti quando risalì lentamente a mordicchiarle un orecchio, per poi succhiare dolcemente la punta e scendere di nuovo sul collo, mentre iniziava ad accarezzare con entusiasmo quelli che sapeva essere i punti più sensibili del corpo della sua amata. Gil non si preoccupò di trattenere un gemito che espresse il suo apprezzamento per quello che il suo uomo le stava facendo. Erano distesi e Boromir si trovava su di lei, poggiando il suo peso sui gomiti per non schiacciarla. Lei aveva intrecciato le mani nei suoi capelli, chiudendo gli occhi e godendosi il contatto col suo corpo. "Mi sei mancata.." mormorò Boromir sorridendo, per poi scivolare lentamente verso il basso per mordicchiarle i fianchi e baciarle la pancia, interrompendosi un momento per lanciarle un'occhiata maliziosa prima di scendere ancora e rimettersi al lavoro con dedizione. La sentì gemere e non riuscì ad impedirsi di sorridere fra sé e sé, pensando bene di raddoppiare i suoi sforzi per strapparle altri di quei suoni meravigliosi. Quando alzò lo sguardo decise che in quel momento era più bella che mai, più bella di chiunque altra, e neanche per un istante staccò gli occhi dai suoi. La ragazza sostenne il suo sguardo e lo tirò a sé, baciandolo con passione e spingendo il bacino verso quello del suo amato, guidata dal suo desiderio bruciante. Colto al volo il suggerimento Boromir la prese fra le braccia guardandola intensamente negli occhi, ed entrò dentro di lei con un gemito soffocato. Appoggiò la fronte sulla sua chiudendo gli occhi e per qualche momento rimase immobile, limitandosi a stringerla forte e a respirare affannosamente. "Ti amo" sussurrò, per catturare le sue labbra in un bacio infervorato subito dopo, mentre iniziava a muoversi lentamente sopra di lei. “Anch'io” mormorò lei ansimando, una volta che si furono staccati. Si mossero entrambi con intensità, e i loro occhi non si staccarono mai. Gil tracciò i contorni delle labbra di Boromir con la punta della lingua mentre con le mani gli accarezzava sensualmente la schiena. Dopo aver mormorato la sua approvazione l'uomo dischiuse le labbra e accarezzò la lingua di Gilraen con la sua, per poi succhiarla brevemente prima di scendere a leccare entusiasticamente il collo della sua amata. Nel frattempo aumentò l'intensità dei movimenti, e si ritrovò a morderla di tanto in tanto per soffocare i gemiti sempre più appassionati. Lei gli baciò la testa, abbandonandosi completamente al piacere, sentendo che il ritmo del suo amato aumentava sempre di più d'intensità. Qualche istante dopo chiuse gli occhi rapita, mormorando il nome del suo Boromir e tremando convulsamente mentre ondate di piacere invadevano il suo corpo. Boromir si lasciò andare del tutto quando la sentì tremare con violenza, e raggiunse il piacere a sua volta solo qualche momento dopo con un lungo gemito soffocato dalle labbra della ragazza. Rimase sopra di lei per qualche momento, ancora ansante e tremante, e le riempì il viso di baci mentre la stringeva forte fra le braccia. “Ti amo…” riuscì a mormorare lei, carezzandogli la schiena e i capelli dolcemente. Lo conosceva molto bene e sapeva che in quei momenti adorava essere coccolato. "Anch'io.. tanto.." mormorò lui in risposta, e sorrise con gli occhi chiusi mentre si godeva le coccole della sua Gilraen. Qualche momento dopo, i due giacquero addormentati, ancora abbracciati stretti. Qualcuno bussò alla porta, svegliandoli di soprassalto. Gilraen infilò i pantaloni e la tunica e andò ad aprire. “E' ora di prepararsi…” annunciò Legolas, che si allontanò velocemente dopo un cenno di saluto con la testa. La ragazza tornò a sedersi accanto a Boromir e posò la fronte contro quella del suo amato, sospirando profondamente. “Sarà una battaglia molto dura…” "Andrà bene" sussurrò lui, "Andrà bene amore mio." Si sforzò di sorriderle e la baciò dolcemente, esitando con gli occhi nei suoi per un momento prima di alzarsi e iniziare a prepararsi per la battaglia imminente. Lei sapeva benissimo quanto Boromir fosse preoccupato per quella battaglia e per il suo adorato regno. Si sentiva quasi in dovere di proteggerlo in onore di suo padre che era morto combattendo per Gondor. Lentamente si alzò e lo aiutò a vestirsi, allacciandogli i bracciali di cuoio e infilandogli la cotta di maglia. Quando ebbe finito, lo strinse a sé, affondando la testa nel suo petto e inalando il profumo muschiato che avrebbe sempre riconosciuto tra mille. “Prometti che starai attento…” Boromir annuì, e chiuse gli occhi per un momento mentre stringeva la sua Gilraen contro il petto. "Prometti che farai attenzione anche tu, Gil.." mormorò dopo qualche momento, ritraendosi leggermente per guardarla negli occhi, "So bene che sei perfettamente in grado di difenderti e che sei un guerriero almeno quanto lo sono io.. ma ti prego, fai attenzione." Lei annuì di rimando e gli spostò delicatamente una ciocca di capelli dal viso. Cercando di sdrammatizzare, ridacchiò:”Cerca di restare tutto intero…ci tengo a sposarti!” Nonostante la situazione l'uomo ridacchiò a quelle parole, e dopo aver posato brevemente gli occhi nei suoi le passò un braccio intorno alle spalle mentre si avviavano alla porta. "E mi sposerai.. tutto intero." disse sorridendo.
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