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Al cuore non si comanda
Capitolo 12 Di sotto erano nel frattempo iniziati i preparativi per la partenza ormai imminente. Quasi sicuramente si sarebbero messi in viaggio l'indomani stesso: in battaglia Haldir aveva certamente rimediato una brutta ferita, ma restava comunque un Elfo e come tale aveva il dono di guarire decisamente in fretta. Molto più in fretta di qualsiasi esponente di altre razze, Uomini, Nani e Hobbit allo stesso modo. Aragorn era intento a riempire dei sacchi con le provviste rimaste insieme a Faramir, quando fece il suo ingresso nel salone un Legolas decisamente di pessimo umore. A quella vista i due uomini si guardarono per un momento, finché Faramir distolse lo sguardo scuotendo la testa. Non gli erano ancora andate giù le cose che l'Elfo aveva detto il giorno prima riguardo suo fratello, e non aveva alcuna intenzione di rivolgergli la parola. Evidentemente Aragorn la pensava in modo diverso, dal momento che quando Legolas guardò nella loro direzione gli fece cenno di avvicinarsi. "Ti va di darci una mano con questi sacchi, amico mio?" “Ma certo” rispose freddamente l'elfo. Ancora non aveva perdonato il ramingo di non aver difeso Gilraen il giorno precedente. "Bene" annuì l'altro, ignorando volutamente il tono gelido con il quale l'Elfo aveva risposto. Gli porse un sacco e riprese a riempire il suo, lanciandogli uno sguardo di tanto in tanto. Faramir invece era rimasto a testa bassa, e ancora non sembrava avere la benché minima intenzione di degnarlo di uno sguardo. Qualche ora dopo, Legolas entrò nella camera di Haldir. “Ho bisogno di parlarti amico mio…” "Legolas" lo salutò l'altro sorridendo, "Dimmi pure." L'elfo sedette sulla poltrona accanto al letto dell'amico e sospirò profondamente prima di parlare. “Amavi Gilraen?” Quella domanda sembrò lasciare decisamente spiazzato Haldir, che dopo averlo osservato per lunghi momenti sospirò e annuì debolmente. "La amavo molto.. Ma perché me lo chiedi?" domandò sinceramente incuriosito, cercando di sollevarsi a sedere senza peraltro riuscirci. “Perché quando voi due stavate insieme…ero contento solo a guardarvi. Eravate così felici… e ho paura che Boromir…non possa darle quella stessa felicità…” ammise l'elfo abbassando la testa a guardare il pavimento. Haldir rimase silenzioso, guardando l'amico con aria pensosa. Infine sorrise, ma non senza enormi sforzi. "Saranno felici." disse, "Incontreranno delle difficoltà, all'inizio. Ma avranno una vita lunga e felice, l'uno al fianco dell'altra." “Nemmeno tu sei felice…è inutile nascondermelo ti conosco troppo bene. E so che la ami ancora…ne sono sicuro…” "Legolas" disse l'altro in tono fermo, guardandolo negli occhi, "Non c'è niente che io possa fare, tranne qualcosa di cui mi pentirei amaramente. Non parliamone più." a queste parole distolse lo sguardo in fretta, e dopo aver preso un profondo respiro mormorò: "Sono troppo debole e troppo egoista.. e l'ultima cosa che voglio è essere il responsabile della sua infelicità.. non ricordarmi quali sono i miei sentimenti amico mio, te ne prego.." L'elfo prese la mano dell'amico e la strinse forte. “Credi davvero che lei possa essere felice con Boromir?” "L'ho visto" rispose Haldir in un sussurro, "L'ho visto.." A quel punto Legolas si alzò e si affrettò alla porta, salutando l'amico con un cenno della testa. Sceso nel salone principale, vi trovò Aragorn e Faramir. Con uno sguardo determinato, gli si avvicinò. “Sono venuto per scusarmi con voi. Ero molto preoccupato per lei e…forse troppo concentrato nella mia idea di farla tornare insieme ad Haldir per vedere che è già felice con Boromir…” Nel sentire quelle parole Aragorn annuì sorridendo e gli diede una amichevole pacca sulla spalla, mentre l'altro si limitò ad incrociare le braccia davanti al petto e studiare l'Elfo con aria inquisitoria per lunghi momenti. "Se c'è qualcuno a cui devi delle scuse quello è proprio Boromir" gli disse, "Credo che certe tue parole l'abbiano molto ferito, anche se non lo ammetterebbe mai." “Volevo passare prima da voi. Lui è con Gil adesso” disse, come se questo spiegasse tutto. Quindi lo salutò con un cenno della testa e si allontanò. Quando bussò alla porta della loro stanza e gli fu permesso di entrare, la ragazza era rannicchiata contro il petto dell'uomo, seduto su una poltrona accanto al camino. “Mi dispiace. Per tutto…non volevo causare problemi e dispiaceri…” Boromir guardò Gil con aria vagamente stupita. Aveva sentito bene? Quando vide che la sua amata stava sorridendo la fece alzare e si mise in piedi a sua volta, avvicinandosi a Legolas. Senza una parola lo guardò negli occhi per lunghi momenti, e sorrise tendendogli la mano. Invece di prendergli la mano, l'elfo lo abbracciò per un momento. Per gli elfi quello stretto contatto era quasi impensabile, soprattutto con un umano, e senza dire una parola, Legolas gli sorrise enigmaticamente e dopo averli salutati, uscì dalla stanza. Gilraen guardò il suo amato, e lo strinse a sé, un sorriso contento stampato sul viso. In quel momento irruppe nella stanza un ben trafelato Faramir, che portava una pergamena evidentemente destinata al fratello. "Mi hanno detto che è urgente.. di consegnarla immediatamente.." disse, "..e che non sono buone notizie.." A quelle parole Boromir lanciò un'occhiata preoccupata a Gilraen, e prese il pezzo di carta dalle mani del fratello. Ostentando una tranquillità che non provava affatto si apprestò a rimuovere la ceralacca che sigillava la missiva e a leggerne il contenuto. Faramir lanciò un'occhiata carica di apprensione prima a Gilraen, poi al fratello. Apprensione che si trasformò in panico vero e proprio quando lo vide impallidire. La ragazza ricambiò l'occhiata di Faramir e guardando attentamente negli occhi del suo amato, vi lesse un misto di paura, tristezza e dolore. Non osò parlare, gli si avvicinò e gli prese la mano, ma l'altro sembrava non essersi nemmeno accorto della sua presenza. "Boromir.." mormorò Faramir con un tremito angosciato nella voce, "Parla, ti prego! Cos'è accaduto?" L'altro si limitò a porgergli il fatidico pezzo di carta e ad allontanarsi in direzione della finestra con le lacrime agli occhi e senza dire una parola. Quando Faramir lesse quelle parole sussultò e chiuse gli occhi per riaprirli momenti dopo, bagnati di lacrime e colmi di dolore e tristezza. Guardò Gilraen. "Nostro padre.." mormorò, incapace di dire altro. Lei capì subito. Non c'era bisogno di inutili parole. Denethor era morto. Glielo leggeva negli occhi. Si avvicinò a Faramir e lo abbracciò per qualche momento, mormorandogli “Mi dispiace tanto” all'orecchio, poi si avvicinò a Boromir e lo abbracciò da dietro. Lanciò un'occhiata ai due fratelli e gli disse:”Se…volete restare soli per un po'…basta dirlo…davvero…” Boromir scosse la testa, e andò a sedersi sul divanetto di fronte al camino facendo cenno a Gil di raggiungerlo. Anche Faramir sedette con loro, e come il fratello pianse in silenzio molte lacrime amare. Nella camera di Haldir, Gilraen stava sistemando le ultime cose. L'aveva aiutato a vestirsi, nonostante l' evidente imbarazzo dell'elfo. “Sei sicuro di farcela? Puoi restare qui e raggiungerci dopo…” gli disse dolcemente, guardandolo negli occhi per vedere se lui le avrebbe mentito. "Certo che ce la faccio!" rispose lui sorridendo, "E per niente al mondo potrei decidere di rimanere un'ora di più in questo letto. Sono stato rinchiuso qua anche troppo a lungo." sospirò, lanciando una breve occhiata oltre la finestra. “Lo so che non sei abituato, capitano. Adesso vieni, ti aiuto a scendere al piano di sotto” disse lei, mettendo il braccio dell'elfo intorno alle sue spalle, e prendendolo per la vita. Quel contatto la fece rabbrividire. Erano anni che non lo sentiva così vicino. Sperò che Haldir non si fosse accorto di niente. L'Elfo le lanciò una breve occhiata, ma non disse nulla. Una volta arrivati al piano di sotto si imbatterono nei due fratelli, che stavano discutendo animatamente con Aragorn e Théoden riguardo al da farsi. Boromir e Faramir avevano già preso la loro decisione, in ogni caso. Boromir salutò Haldir con un cenno della testa quando li vide, e si avvicinò per posare un rapido bacio sulle labbra di Gil. "Io e Faramir abbiamo deciso di tornare immediatamente a Minas Tirith. Vieni con noi, Gil?" “Ma certo, come puoi pensare che ti avrei detto di no?” rispose lei. “Vengo anch'io con voi…” disse a quel punto Legolas, arrivato in quel momento. “Se me lo permettete vorrei venire anche io, con un esercito di Rohirrim” disse Eomer, avvicinandosi a Gilraen. “Che piacere rivedervi, Gilraen…avevo perso le speranze di trovarmi di fronte a una tale bellezza di nuovo” “E' un piacere anche per me, Eomer figlio di Eomund” rispose lei piuttosto freddamente, lanciando un'occhiata prima a Legolas e poi a Boromir. “Tu… torni a Lothlorien?” chiese Gil ad Haldir. L'Elfo scosse la testa. "Sarò con voi. Non so se io sarò in grado di combattere quando attaccheranno, ma avete a disposizione quello che resta del mio esercito." Boromir annuì, e dopo avergli dato una leggera pacca sulla spalla in segno di ringraziamento tornò a parlare con Aragorn, anche lui ben deciso a fare ritorno alla Città Bianca. Qualche minuto dopo si erano già messi in viaggio. Eomer guardò verso la testa della colonna. Gilraen, Haldir e Legolas galoppavano con un'eleganza che non aveva mai visto. I loro volti erano fieri, e non dubitava che dovessero essere anche molto coraggiosi in battaglia. “Siete molto fortunato ad avere un gioiello simile tutto per voi…” disse a Boromir, che si trovava accanto a lui insieme al fratello Faramir. Il gondoriano si limitò a lanciargli un'occhiata e annuire, per niente felice delle eccessive attenzioni nei confronti della sua amata, e raggiunse Aragorn che cavalcava poco più avanti. Faramir scosse la testa fra sé e sé e scrollò le spalle, sorridendo debolmente al Rohirrim. “Non ha un carattere facile, vero?” sorrise Eomer in direzione del gondoriano. "Basta imparare a conoscerlo. Non è affatto scorbutico come sembra" ridacchiò Faramir, "Parola mia." “Dicevo sul serio, prima. E' molto fortunato…io non ho mai trovato una donna come lei, anche se ne ho avute tante…è così…coraggiosa, fiera…uno spirito libero…e poi…non ne ho mai viste di più belle…” disse il rohirrim, perso nella contemplazione di Gilraen con aria trasognata. Faramir scosse la testa fra sé e sé, lanciando un'occhiata prima a Gil poi al fratello, e non disse niente. Continuò a cavalcare in silenzio, finché uno dei Rohirrim attirò la sua attenzione: era letteralmente infagottato nell'ampio mantello, incappucciato e proseguiva a testa bassa, senza guardare nessuno. Il giovane gondoriano gli si avvicinò, spinto da un misto di curiosità e diffidenza, e gli si fermò davanti imponendogli di arrestare il cavallo per poterlo guardare in volto. Si ritrovò a sussultare, gli occhi enormi per la sorpresa, quando il misterioso cavaliere alzò lo sguardo. Eowyn. Gil si era intanto avvicinata a Boromir. Come al solito non aveva occhi che per lui, e gli sorrise dolcemente. “Credi che sia possibile fermarci tra un po'? Anche…solo per un'oretta… Haldir mi preoccupa, stringe i denti, ma io non vorrei che si riaprisse la ferita…” "Avremmo dovuto farlo viaggiare su un carro" mormorò lui lanciando un'occhiata preoccupata all'Elfo, "In ogni caso ci fermeremo fra poco. Credo che gli uomini siano affamati." Detto questo le sorrise e si sporse per baciarla, incurante dello sguardo di Eomer. Sapeva bene che il Rohirrim non aveva fatto altro che guardare Gilraen durante tutto il viaggio. “Ti amo…” mormorò lei, senza staccare gli occhi dai suoi. Quando si furono fermati, Gilraen aveva aiutato Haldir a smontare da cavallo e lei e Legolas l'avevano sistemato con la schiena contro un masso. Dopo avergli portato un piatto con della carne, la ragazza si guardò intorno. Boromir e Faramir stavano discutendo animatamente con Legolas e Aragorn. Fu colpita dal fatto che Eomer la stava ancora fissando, e decise di mangiare accanto ad Haldir. “Quel insolente rohirrim non vuol lasciarmi in pace…” mormorò. Haldir scosse la testa. Un secondo dopo stava già tendendo l'arco e lanciando un'occhiata decisamente eloquente a Eomer. Quando il Rohirrim vide la freccia puntata alla sua testa distolse immediatamente lo sguardo, concentrandosi sul cibo, e l'Elfo non riuscì ad impedirsi di ridacchiare quietamente mentre posava l'arma. Boromir, poco distante, si limitò a scuotere la testa e raggiungere Aragorn che sedeva da solo un pò in disparte. La ragazza ridacchiò e gli mormorò:”Potevi anche essere meno plateale…” Lo guardò negli occhi e non potè fare a meno di ricordare il loro passato insieme. “Te l'ho mai detto che sono stati proprio questi tuoi gesti galanti a farmi innamorare di te?” "Molte volte" annuì lui sorridendo, per poi sospirare e volgere lo sguardo alla pianura verdeggiante che si estendeva a perdita d'occhio davanti a loro. Quando ebbe finito di mangiare, Gil si avvicinò a Boromir, che sedeva da solo su una roccia. “Va tutto bene amore mio?” gli chiese dolcemente. Avrebbe voluto consolarlo per la morte del padre, ma lui non ne voleva parlare, si teneva tutto dentro e lei non poteva far altro che stargli vicino, nonostante a volte avesse la sensazione che lui volesse stare solo. L'uomo scrollò le spalle e prese un profondo sospiro. "No.." mormorò, "Non va affatto bene.. ma passerà, prima o poi.." si voltò a guardarla e le si avvicinò, tirandola a sé per abbracciarla. "Potresti iniziare subito a confortarmi, mh?" sussurrò contro le sue labbra, sorridendo con aria maliziosa. “Non vedevo l'ora…” mormorò lei, allacciando le mani dietro il suo collo e tirandolo a sé per un bacio appassionato. Quando si staccarono gli sussurrò:”Ti amo…ti amo tanto… e mi dispiace che tu stia soffrendo…” "Ti amo anch'io" sussurrò lui di rimando, "Più della mia stessa vita.. mi basta averti al mio fianco per dimenticare tutto il resto.." e così dicendo le sorrise, carezzandole amorevolmente le guance mentre la baciava di nuovo. Lei gli sorrise e mormorò:”Credevo che volessi stare solo…” “Vogliamo ripartire?” chiese Legolas alle loro spalle, sorridendo quando vide la coppia di nuovo felicemente insieme.
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