Al cuore non si comanda

 

Capitolo 11

La battaglia era vinta.

L'arrivo di Gandalf e dei Rohirrim aveva portato con sé il sole, ed era stato il colpo di grazia per l'esercito di Saruman. I pochi Uruk-hai superstiti avevano pensato bene di battere frettolosamente in ritirata, lasciando uomini ed Elfi ad esultare per la vittoria e a piangere i caduti.

Aragorn si stava occupando di curare feriti insieme a Faramir e Eowyn, Gandalf discuteva sul da farsi con Théoden e Eomer e i soldati superstiti rimuovevano i corpi senza vita di uomini, Elfi e Uruk-hai dall'interno della fortezza.

Fu allora che un ammaccato e impolverato Boromir fece capolino nella stanza in cui Gilraen e Legolas stavano vegliando su Haldir, seguito da Tirno. L'uomo richiuse la porta alle sue spalle e si avvicinò al letto con aria preoccupata, mentre il lupo salutava festosamente la ragazza.

"Come sta?"

Gil lo guardò e gli sorrise. Salutò anche il lupo, per poi riportare l'attenzione sul suo amato.

“Non ha ancora ripreso conoscenza. L'abbiamo medicato ma la spada per poco ha mancato il cuore...è abbastanza grave…”

Si morse il labbro inferiore per trattenere le lacrime, e lanciò un'altra occhiata all'elfo sdraiato sul letto.

Sembrava così sereno, eppure stava combattendo la sua battaglia più difficile : quella per la vita.

Dopo aver tirato un profondo sospiro, lei si alzò e si avvicinò a Boromir, affondando il viso nel suo petto.

“Tu come stai?”

"Solo un pò ammaccato. Sto bene." rispose lui stringendola a sé e accarezzandole dolcemente i capelli. Poi guardò Haldir e si morse le labbra, sopraffatto dai sensi di colpa. Sapeva di essere stato a dir poco odioso nei suoi confronti, e avrebbe voluto scusarsi con lui.. e se non si fosse più svegliato?

Guardò di nuovo la sua amata e sospirò profondamente, scuotendo la testa.

"Mi spiace di essermi comportato come uno stupido con lui" ammise, con sforzi non indifferenti. Era dispiaciuto, sì, ma ammetterlo significava mettere da parte il suo smisurato orgoglio e l'impresa non gli si rivelava mai poi tanto facile. E quel momento, seppur drammatico, non faceva eccezione.

Lei lo guardò e gli accarezzò il viso.

“Io spero solo che lui si svegli… gli voglio  molto bene, per me è più che un fratello e non posso perderlo…non adesso…”

"Lo so.." mormorò Boromir, per poi posarle un rapido bacio sulle labbra e stringerla forte ancora una volta.

"Resti con lui questa notte?"

Lei alzò lo sguardo e vide il segno che gli aveva lasciato il giorno prima. Sembrava che fosse passata un'eternità. Sorrise tra sé e sé, e gli posò un bacio proprio in quel punto.

“Ti dispiacerebbe molto se io rimanessi qui?”

"Credo che potrei capirlo.." rispose lui, "Ma non nego che rischio di sentire terribilmente la tua mancanza.." detto questo le sorrise, e si abbassò per baciarla prendendole il viso fra le mani.

"Non riesco più a dormire senza di te" le mormorò sulle labbra, per poi baciarle di nuovo con tutta la dolcezza di cui era capace.

“Gil…” disse a quel punto Legolas. “Vai a dormire…resto io qui con lui…se si dovesse svegliare verrò a chiamarti…magari potete sistemarvi nella camera qui a fianco e dormire un po', è stata una notte molto dura…”

“Ma io…” cominciò lei, guardando prima l'amico e poi il suo amato.

La stanchezza rischiava di sopraffarla.

Con un lungo sospiro disse:”Non appena apre gli occhi…vieni a chiamarmi, ti prego…”

“Non preoccuparti…” rispose Legolas, sorridendole stancamente.

Quando furono nella stanza accanto, Gilraen sistemò un materasso e una coperta accanto al camino, mentre Boromir accendeva il fuoco.

Una volta sotto le coperte, lei si strinse al suo amato, e mormorò:”Oggi ho rischiato di perdere te…e nella stanza qui a fianco una delle persone più importanti della mia vita sta lottando per sopravvivere…io vorrei solo un po' di pace…”

"Andrà bene amore mio.." mormorò Boromir con voce assonnata, e la strinse a sé per farla rannicchiare contro il suo petto cingendola con uno stretto abbraccio, come a volerla proteggere dal dolore e dalle preoccupazioni vegliando sul suo sonno. Solo qualche momento dopo dormiva profondamente, vinto dalla stanchezza.

Qualche ora dopo, Gilraen aprì gli occhi. Il suo sonno era turbato dagli incubi.

Facendo bene attenzione a non svegliare Boromir, si alzò e lo coprì di nuovo, per non fargli prendere freddo.

Un istante dopo fece capolino nella camera di Haldir.

“Come sta?” chiese, la voce esitante.

“Sempre uguale…” rispose Legolas, ancora seduto al suo fianco. “Gil, vorrei andare a parlare con Aragorn. Resti tu con lui?”

“Certo…”

Prima che l'elfo abbandonasse la stanza, lei lo abbracciò stretto, senza parlare. Tra loro non c'era bisogno di mere parole.

Rimasta sola, la ragazza sedette accanto al letto di Haldir, prendendogli la mano tra le sue e carezzandola dolcemente.

Quasi senza accorgersene, cominciò a parlargli in elfico, a bassissima voce, ricordandogli tutti i bei momenti passati insieme. Momenti indimenticabili di amore e amicizia.

Quando alzò lo sguardo, vide che l'amico si era svegliato.

“Haldir…” mormorò, incredula, mentre le lacrime le solcavano il viso.

Lui strinse debolmente la mano di Gilraen in risposta e socchiuse gli occhi per un momento, cercando di capire cos'era successo e perché si trovava lì: tutto quello che ricordava era la fuga verso la fortezza e un dolore lancinante alla schiena, seguito dal buio più totale. Poi voci, voci distanti e ovattate, i rumori delle spade e della battaglia sempre più distanti fino a cessare del tutto. E anche in quel momento tutto era immerso nel silenzio più assoluto.

Riaprì gli occhi per guardarla.

"Abbiamo vinto?" mormorò con un filo di voce, stringendole nuovamente la mano e cercando di sorridere nonostante il dolore che quasi gli impediva di respirare.

“Si…Gandalf è arrivato con i Rohirrim… e il sole ci ha facilitato il compito”

“Ho avuto tanta paura per te…paura che mi abbandonassi…”mormorò lei, cercando di sorridere, nonostante la tristezza.

"Mai." rispose l'Elfo accarezzandole affettuosamente la mano mentre chiudeva nuovamente gli occhi godendosi il conforto della sua vicinanza. Ripensò a quello che c'era stato fra loro, a come Gilraen riusciva ancora a farlo sentire sereno nonostante tutto.. e inevitabilmente pensò anche che le cose erano ormai cambiate. Senza possibilità di tornare indietro. Si meravigliò non poco del fatto che lui le avesse permesso di vegliarlo e di stargli vicino..

"Dov'è?" domandò debolmente, sapendo già che Gilraen avrebbe capito.

“Nella stanza accanto. Sta dormendo. E' passato prima per vedere come stavi…” rispose lei, che sembrò capire a cosa stava pensando l'altro.

Avvicinò la mano dell'elfo alle sue labbra e vi posò un dolcissimo bacio.

“Avrai sempre un posto importante nel mio cuore…io non dimenticherò mai…è stato troppo bello per poterlo dimenticare…”

Lui annuì, e volse immediatamente lo sguardo alla finestra per nasconderle il dispiacere. Si sentì improvvisamente molto solo, e senza volerlo si ritrovò a rimpiangere i bei momenti trascorsi con lei. Si ritrovò a invidiare Boromir.

Gil lesse la tristezza nei suoi occhi.

Ormai è tardi…

“Ripensi mai a noi?” mormorò, spostando lo sguardo verso il camino.

"Mi manca.." annuì lui, "Mi manca molto quello che c'era fra noi."

Le lasciò in fretta la mano, sospirando profondamente e stringendo i denti per arginare il dolore. Non solo quello alla schiena.

I pensieri di Gil tornarono al giorno in cui si lasciarono, dopo due anni vissuti insieme.

Avevano deciso di comune accordo che era meglio chiudere quella storia.

Lui era immortale e lei non lo era. E di sicuro non gli avrebbe mai permesso di rinunciare alla sua immortalità.

Si erano detti che era meglio così, pur sapendo che era una bugia.

Per un lungo periodo si erano evitati, e quando si erano rivisti non avevano aperto più il discorso, troppo orgogliosi per mostrare all'altro quanto stavano soffrendo.

“Ero così sicura di aver fatto la scelta giusta…ma… quando ti rividi mi chiesi come sarebbe stato continuare a vivere con te…”

"Allora pensavo anch'io che fosse la cosa migliore da fare.." mormorò lui, "..adesso non ne sono più tanto sicuro.."

Evitò accuratamente di incontrare il suo sguardo mentre parlava, e quasi senza accorgersene iniziò a tormentare nervosamente un lembo della coperta, sospirando.

In quel momento entrò Legolas.

Non appena vide che l'amico si era svegliato, si precipitò ad abbracciarlo, sorridendo contento.

“Come ti senti?”

"Come se fossi stato travolto da diecimila Uruk-hai.." rispose Haldir in tono volutamente melodrammatico, accompagnando la frase con una smorfia.

"Più o meno è andata così" esordì sorridendo Aragorn, che era rimasto ad osservare la scena appoggiato ad uno stipite della porta. Quando Haldir gli sorrise si avvicinò al letto, dopo aver richiuso la porta alle sue spalle.

"Boromir mi ha chiesto di informarti che è di sotto con Faramir, se lo cerchi" disse rivolgendosi a Gilraen. Detto questo si occupò di rattizzare il fuoco, cosa che gli impedì di notare l'espressione sul viso di Haldir al solo sentire menzionato il gondoriano. Per fortuna.

Gil capì lo stato d'animo di Haldir.

Chiuse gli occhi per un attimo, cercando di capire cosa fosse meglio fare.

Boromir le aveva detto che l'avrebbe sempre ascoltata.

Ad un tratto si alzò e sorridendo posò un bacio sulla fronte di Haldir.

“Torno subito” disse, affrettandosi ad uscire, senza voltarsi indietro.

Quando scese nel salone principale, salutò Faramir e si avvicinò a Boromir, con uno sguardo alquanto preoccupato.

“Boromir…avrei bisogno di parlarti in privato, se non hai da fare…”

"Ti aspetto qua fratellone. Vai pure, continuiamo dopo." disse Faramir, salutando Gil con un cenno della testa e un sorriso.

Boromir annuì, e condusse la sua amata in una stanza adiacente premurandosi di chiudere la porta. Poi la abbracciò, e dopo averla baciata con dolcezza la guardò negli occhi e prese a carezzarle amorevolmente i capelli.

"Cosa ti turba, amore mio?"

Lei si ritrasse con le lacrime agli occhi.

Si allontanò un po' da lui, tormentando la cintura della tunica ed evitando il suo sguardo.

“Sto per dirti delle cose per le quali… non vorrai più vedermi…”

Lui rimase immobile dov'era, e la guardò senza capire.

"E' successo qualcosa?" domandò preoccupato, e l'espressione sul viso di Gilraen non servì certo a rassicurarlo. Tuttavia non si mosse di un centimetro, e attese che lei parlasse quasi trattenendo il respiro.

“Io ti ho mentito. La mia relazione con Haldir è stata…molto importante per me. Abbiamo vissuto insieme per due anni a Lothlorien e…poi abbiamo capito che non avremmo potuto continuare. Lui è immortale e io non lo sono. Non gli ho permesso di buttar via la sua immortalità per me e… ci siamo lasciati. Non ne abbiamo più parlato, anche se abbiamo sofferto moltissimo. Poi…ho avuto paura che lui morisse e… insomma… non so cosa mi succede. Mi sento confusa…non voglio che lui stia male, mi sento ancora affezionata a lui ma… amo te e non vorrei mai farti soffrire… “

Gli diede le spalle e sussurrò:”Adesso odiami pure , me lo merito…”

Boromir stava ancora cercando di registrare quelle parole, e fissava il vuoto con espressione incredula. E ferita. Qualche momento dopo prese un profondo respiro, e andò alla finestra senza in realtà guardare niente in particolare. Non parlò per lunghi minuti, e quando infine lo fece la sua voce era poco più di un sussurro.

"Che stupido sono stato.." mormorò amaramente, senza neppure voltarsi a guardarla, "Che stupido sono stato a credere alle tue promesse."

“Io ti amo…ti amo tantissimo. Sei libero di non crederci ma…quello che provo per Haldir non è amore…non lo so cos'è…forse è stata solo la paura di perderlo…”

Si asciugò nervosamente le lacrime e poi disse:”Ho sbagliato a venire da te…non avrei dovuto parlartene, credevo che tu potessi capirmi...” .

A quelle parole lui si voltò a guardarla, per poi avvicinarsi a passi veloci e con i pugni stretti.

"Io non ho alcuna intenzione di dividerti con qualcun altro, sappilo." replicò, "Non mi importa del tuo passato e non mi importa quello che c'è stato fra voi due. Mi importa del presente. Pensavo che si trattasse del nostro presente, mio e tuo, ma a questo punto spetta a te dirmi se lo è o meno."

“Io ti amo…darei la vita per te…sono solo un po' confusa…mi dispiace…non volevo far star male nessuno…mi credi? “ lo guardò fisso negli occhi, senza più allontanarsi da lui.

"Ti credo.." mormorò lui con le lacrime agli occhi, "Lo sai bene che mi sono sempre fidato di te." detto questo si allontanò, fermandosi per voltarsi a guardarla.

"Pensaci su."

Dopo qualche momento richiuse la porta alle sue spalle.

Gil rimase immobile per qualche minuto, prima di uscire.

Aveva già preso la sua decisione.

Nel salone incontrò Aragorn, intento a parlare con Faramir.

Gli si avvicinò e con aria solenne gli disse:”In quanto capo di questa missione, ti comunico la decisione che ho preso oggi. Io riparto. Torno a casa mia. Boromir aveva ragione al consiglio. Non sarei dovuta venire con voi. Una donna nella compagnia non fa altro che causare guai e… dispiaceri.”

Senza attendere la sua risposta Gil tornò nella sua camera, chiudendo la porta a chiave.

Guardando il letto che aveva diviso con Boromir, gli occhi le si riempirono di lacrime. Strofinò gli occhi con rabbia, prima di cominciare a preparate il suo zaino.

Nel frattempo Aragorn e Faramir avevano cercato ovunque Boromir per metterlo al corrente della decisione di Gilraen, trovandolo da solo in giardino qualche minuto dopo. Una volta appresa la notizia l'uomo si era precipitato nella fortezza senza preoccuparsi di ringraziarli, salendo due gradini alla volta e attraversando di corsa i bui corridoi per poi fermarsi davanti alla porta della loro stanza. Provò ad aprire ma evidentemente la ragazza si era chiusa dentro, così bussò vigorosamente e attese una risposta.

“Non voglio vedere nessuno” rispose seccamente la ragazza.

"Apri!" sbottò lui, "E subito, se non vuoi che butti giù la porta!"

Quelle parole la fecero innervosire ancora di più, e così aprì la porta, fronteggiando l'uomo con espressione oltraggiata.

“Cosa vuoi?”

Invece di rispondere lui la spinse contro la parete vicina bloccandole i polsi, e la guardò negli occhi con aria di sfida.

"Tu non ti muovi da qui senza di me." disse in tono fermo, premendosi contro di lei per poi posare lo sguardo sui segni che le aveva lasciato il giorno prima come testimonianza della loro promessa. Quindi si abbassò per morderla con delicatezza sul collo, e le mormorò in un orecchio: "Devo lasciarti altri segni per farti capire che sei mia? E' inutile scappare, Gil.."

“Lasciami andare immediatamente!” sbottò lei.

“Ho causato abbastanza danni. Voglio andare a casa mia, dimenticare tutti, lasciatemi in pace!” gridò, cercando disperatamente di divincolarsi dalla stretta dell'uomo.

Non riuscendoci lo guardò con occhi spiritati.

“Non essere arrogante…lasciami…” sibilò

"No." rispose fermamente lui, serrando la presa sui polsi della ragazza piuttosto che allentarla.

"Dimmi che mi detesti" la sfidò, "E io ti lascio andare. Ma devi dimostrarmi che lo pensi davvero."

“Lasciami andare…” sibilò di nuovo lei.

Quando si rese conto che lui non l'avrebbe liberata, gli disse:”Non posso dirti che ti detesto… perché… ti amo…”

Sospirò profondamente, e poi continuò:”Nella stanza qui di fianco c'è Haldir… qualsiasi cosa faccia è sbagliata… tu o lui soffrireste lo stesso… per questo voglio andare via… così starete bene senza di me… lasciami adesso… devo preparare le mie cose…”

"So bene che nella stanza accanto c'è Haldir" replicò lui, "In questa ci siamo noi, e nel caso non te ne sia accorta hai entrambe le mani bloccate. Oltretutto non ho alcuna intenzione di lasciarti finché continui a minacciare di andartene, quindi ti conviene essere ragionevole."

“Beh allora possiamo restare qui anche per sempre!” sbottò lei.

"Bene, staremo qui allora." annuì gravemente Boromir, anche se dall'espressione che aveva negli occhi si vedeva benissimo che era piuttosto divertito dal caratterino della sua Gil. La presa sui polsi della ragazza non allentò affatto, e dopo qualche momento l'uomo piegò la testa su un lato e la guardò sorridendo, come sarebbe stato normale se si fossero trovati nella più idilliaca delle situazioni. E per lui lo era. Si sentiva più innamorato che mai.

"Ti amo da morire, sai?" disse dolcemente, "Posso approfittare per baciarti fino a toglierti il respiro, mentre aspetto la tua resa?"

“Fai quello che vuoi…” gli rispose lei seccamente, sentendosi oltraggiata dal comportamento dell'uomo.

Boromir scosse la testa sorridendo, e si abbassò per posarle un bacio sulla guancia. Quindi scese sul collo, risalendo lentamente fino al mento per poi baciarla dolcemente a fior di labbra, mentre le mormorava ancora una volta tutto il suo amore.

Lei sospirò profondamente e poi posò gli occhi in quelli del suo amato.

“Ti amo anch'io…” sussurrò.

Finalmente si rese conto che i polsi le bruciavano perché lui continuava a stringerli e gli mormorò:”Mi stai facendo male…”

A quelle parole Boromir lasciò la presa all'istante e la guardò negli occhi.

"Non lasciarmi.." mormorò in tono quasi implorante mentre le prendeva il viso fra le mani facendosi serio, "Non ce la faccio senza di te."

La ragazza lo guardò e gli disse:”Va bene…resto qui. Ma… dopo andrò a parlare con Haldir. Non voglio lasciare niente in sospeso…”

I polsi le bruciavano e una rapida occhiata le fece capire subito che tra poche ore sarebbero comparsi dei brutti lividi.

Non avevano affatto un bell'aspetto, erano gonfi e arrossati, e quasi non riusciva a muoverli.

Anche lui abbassò lo sguardo, e quando vide in che condizioni erano ridotti a causa sua non riuscì ad impedirsi di sussultare.

"Mi dispiace.. davvero non volevo.." disse sinceramente dispiaciuto, mentre accarezzava dolcemente i polsi offesi e sospirava maledicendo mille volte la sua stupidità.

“Non fa niente. E' stata colpa mia che cercavo di liberarmi…” mormorò lei, prima di posare di nuovo gli occhi in quelli del suo amato.

Gli si avvicinò e dopo avergli spostato una ciocca di capelli dal viso lo baciò dolcemente, chiudendo gli occhi a quel contatto, e sentendosi ancora più confusa dopo tutto quello che era successo.

Quando si staccarono sospirò profondamente, e si appoggiò con la schiena al muro.

“Ti dispiace darmi una mano a fasciarmi i polsi? Vorrei metterci un impiastro di erbe, o domani non riuscirei nemmeno a reggere la spada…”

Lui annuì e aiutò la sua amata, scusandosi almeno altre dieci volte mentre le applicava amorevolmente l'impiastro e la fasciava con cura. Quando ebbero finito prese un profondo sospiro e tornò alla finestra, tormentato dai sensi di colpa.

Lei rimase a guardarlo per un po', poi mormorò:”Ci vediamo più tardi…” e uscì dalla stanza.

Quando arrivò nel salone, vi trovò Faramir e Aragorn.

Si avvicinò a loro, cercando di mettere da parte il suo orgoglio, e abbassò la testa per non fargli vedere quanta fatica le costava.

“Mi dispiace. Mi sono comportata malissimo ed ero pronta ad abbandonare la missione ma… sarà la tensione della battaglia, o il fatto che una delle persone a cui tengo di più è di sopra che giace in quel letto ferita… poi ho litigato con Boromir e…non è uno dei miei momenti migliori…”

In quel momento si avvicinò Legolas.

L'elfo lanciò uno sguardo rabbioso a Faramir e poi si girò verso Gil.

“Dov'è?”

“Non è successo niente, non preoccuparti…” rispose lei, cercando di calmarlo.

“Niente? Ho sentito le grida!” sbottò lui, sempre più nervoso. “E questo cos'è? Cosa ti ha fatto?” gridò, indicando le fasciature sui polsi dell'amica.

“E' stato un incidente, lui non voleva…ti prego calmati…”

“Adesso deve vedersela con me! Lo avevo avvisato!” disse l'elfo con rabbia, poi lanciò un'occhiata ad Aragorn e continuò:”E tu non provare a fermarmi stavolta, guarda cosa le ha fatto!”

"Stai calmo, Legolas" disse il ramingo cercando di mantenere la calma a sua volta, "Non credo sia il caso di intromettersi fra loro due."

Faramir stava nel frattempo lanciando occhiate fiammeggianti all'Elfo, sentendosi profondamente oltraggiato dalle sue supposizioni in merito alla condotta dell'amato fratello. Guardò Gil per un momento, prima di posare nuovamente lo sguardo su Legolas.

"Se fosse come dici tu, sono certo che Gilraen non avrebbe esitato a difendersi." disse seccamente.

“Non l'ha fatto apposta…è stato un incidente, davvero…” ribadì la ragazza.

“Lei non lo avrebbe mai colpito…mai…e non si sarebbe difesa perché lo ama…lo so perché la conosco troppo bene” ribattè l'elfo, ignorando Gilraen e concentrandosi su Faramir.”Non mi dire che non conosci il caratteraccio del tuo caro fratello…e non mi dire che non hai sentito le grida…”

"Stai mettendo in dubbio l'onore di una persona a me molto cara, Legolas." gli sibilò l'altro con una nota minacciosa nella voce, "Fai attenzione a quello che dici."

"Basta!" sbottò Aragorn trattenendo Faramir, che a quel punto non sembrava molto in sé e aveva già afferrato l'elsa della spada, "Gil, hai detto che è stato un incidente, giusto?" proseguì lanciando un'occhiata alla ragazza, che annuì. "Bene. Spiega a Legolas cos'è successo e finiamola con questa storia."

“Mi ha bloccato i polsi… non voleva che io partissi. Ho cercato di liberarmi e lui ha stretto la presa. Quando mi sono calmata mi ha lasciata…si è già scusato e mi ha aiutata a fasciarli…ti prego Legolas…calmati…sto bene, te l'assicuro. Solo…non peggiorare le cose, ho già tanto a cui pensare…”

L'elfo sembrò soppesare ogni parola che lei gli aveva detto.

La guardò negli occhi, e la tirò a sé per abbracciarla. Dopo qualche attimo si era già calmato, meravigliandosi del fatto che ogni volta lei riusciva a farlo sentire sereno.

Si staccò da lei, continuando a tenergli la mano, e poi le sorrise, prima di sparire di nuovo, senza degnare di uno sguardo Faramir.

“Scusatelo…siamo tutti nervosi e stanchi… la notte è giovane, credo sia meglio andare tutti a dormire…” disse lei, rivolta ai due uomini.

“Faramir…lui…si sente in colpa per i miei polsi…parlagli tu…io devo prima chiarire un paio di cose con Haldir…”

L'uomo annuì, e lei gli sorrise.

Minuti dopo, si trovava fuori la porta della camera dell'elfo. Entrò silenziosamente, ma quando lo guardò si accorse che lui l'aveva già sentita arrivare. Gli sorrise e sedette sul letto accanto a lui.

“Come ti senti?”

"Un pò meglio" rispose Haldir, "Tu piuttosto? Ho sentito un gran baccano poco fa. E mi sono sentito inutile, bloccato qua.."

“Sto bene…”mormorò lei.

“Ho solo…avuto una discussione con Boromir e ho…pensato che forse era meglio che me ne andassi…”

Lui la guardò intensamente per qualche momento, finché sospirò e distolse lo sguardo.

"A causa mia, non è vero?" mormorò, per poi prendere una mano della ragazza e guardarla nuovamente negli occhi. "Gil, io.. non volevo intromettermi fra voi due.. ho sbagliato a dirti quelle cose.. non avrei dovuto.."

“Non devi scusarti…Dimmi onestamente…Tu davvero credi che noi due potremmo tornare ad essere com'eravamo tanti anni fa?”

Haldir sorrise debolmente, scuotendo la testa: "Chi può dirlo? Potrebbe essere tutto come prima.. potrebbe non funzionare affatto oppure essere anche meglio di com'era.. Non ho una risposta a questa domanda. Forse la mia Signora l'avrebbe"

Lei posò un dolce bacio sulla mano dell'elfo e gli disse:”Io credo che i miei sentimenti per te non cambieranno mai. Sarai sempre nel mio cuore, e non intendo perderti. Ma amo Boromir. Non voglio farti soffrire, non volevo innamorarmi di lui è…successo. Adesso la mia vita è legata alla sua, non mi era mai successo e…ti prego, dì qualcosa…”

"So che sarete felici" mormorò l'Elfo con una punta di amarezza nella voce, "Lo so già da molto tempo, e ho paura di essere troppo egoista per rallegrarmene.. Ti ho amata tanto Gil.."

La ragazza sospirò profondamente, chiudendo gli occhi. Nonostante amasse Boromir più della sua vita, quello era un momento molto triste per lei.

“Noi… resteremo amici, vero?Anch'io sono molto egoista e… anche se so che non sarà facile…ho paura di perderti del tutto…”

"Non mi perderai mai del tutto" disse lui, "Te l'ho promesso molto tempo fa, ricordi?"

Detto ciò sorrise, e fu il suo turno di baciare dolcemente la mano di Gilraen. Poi la strinse nella sua, chiudendo gli occhi per un momento.

I suoi pensieri tornarono di nuovo a quel giorno.

Lei aveva pianto. Tanto. Haldir l'aveva stretta a sé e le aveva promesso che sarebbe sempre stato al suo fianco e non l'avrebbe mai lasciata sola.

Tra loro c'era un legame che niente poteva spezzare.

Si abbassò a baciargli affettuosamente le labbra, allontanandosi prima che il bacio potesse diventare più intimo.

“Cerca di riprenderti in fretta…non ne posso più di vederti in questo letto…” sussurrò.

Prima di uscire dalla stanza, gli disse:”Chiudi gli occhi e dormi… tornerò domani mattina..

Quando aprì la porta della sua stanza, Gil trovò Boromir seduto su una poltroncina, che la guardava.

"Ho parlato con Re Théoden." esordì, "Ripartiremo per Edoras non appena Haldir si sarà un pò ripreso. Non è necessario che sia in grado di camminare, può viaggiare su un carro e rimettersi in sesto a Meduseld."

Lei annuì e disse:”Credo che al massimo dopodomani potremmo ripartire. Gli ho parlato adesso…”

Sospirò profondamente e andò a sedersi a terra, accanto alla poltroncina dov'era il suo amato. Poggiò la testa sulle sue ginocchia e chiuse gli occhi.

“Sei sicuro…sei sicuro che vuoi ancora stare con me? Io e lui saremo sempre molto legati. Questo non perché io lo ami ma…perché c'è un legame che non sarà mai spezzato” mormorò, chiudendo gli occhi, convinta che l'uomo avrebbe cominciato a gridare di nuovo.

Contrariamente alle previsioni della ragazza Boromir non gridò affatto, ma si limitò a sospirare.

"Vieni qui" disse, facendole cenno di sedersi sulle sue ginocchia. Quando lei si fu sistemata la guardò intensamente negli occhi, a lungo, carezzandole le guance.

"Non voglio perderti, Gil" mormorò dopo quella che sembrò un'eternità, "Ti amo troppo e non credo che potrei sopportarlo.."

Lei lo abbracciò e qualche lacrima cominciò a scendere sulle sue guance, contro la sua volontà.

“Boromir io…ti amo…non ho mai amato nessuno quanto amo te…nemmeno lui. Mi dispiace di averti fatto soffrire ma ho pensato che venire a dirti cosa mi stava succedendo fosse la cosa migliore da fare e quando ho visto che stavi male per colpa mia ho creduto che dovessi andarmene…mi dispiace tanto…”

"Non lasciarmi mai.." le sussurrò lui in un orecchio, mentre la stringeva forte a sé. "Ho bisogno di te più dell'aria che respiro.. sei tutto per me.. non lasciarmi mai ti prego.."

Senza volerlo pianse in silenzio, affondando il viso nella cascata corvina dei capelli della sua amata. Aveva avuto paura. Paura di perderla, e nonostante lo spavento fosse passato il solo pensiero di vivere il resto dei suoi giorni senza averla al suo fianco gli riempiva il cuore di angoscia. All'improvviso si rese conto di dipendere completamente da lei, ormai. La sua felicità e la sua vita stessa dipendevano dalla creatura che stringeva fra le braccia. Non avrebbe mai creduto possibile amare qualcuno con tanta intensità. Prima di conoscere Gilraen.

Lei lo guardò per un attimo, prima di baciarlo, nonostante stesse ancora piangendo.

Le sue labbra erano salate per via delle lacrime. Posò mille dolcissimi baci sul viso dell'uomo, sperando di spazzar via la tristezza che vi leggeva.

A quel contatto Boromir chiuse gli occhi e le prese il viso fra le mani mentre le restituiva i baci, senza curarsi del fatto che qualcuno aveva appena fatto il suo ingresso nella stanza. Aragorn lanciò una rapida occhiata a Legolas e Gimli, poi di nuovo alla coppia che sembrava assorta in tutt'altri pensieri, e tossicchiò debolmente per avvertire i due della loro presenza. Boromir sussultò, staccandosi in fretta dalla sua amata.

"Non volevamo interrompere" si scusò il ramingo, "Ma si è fatto piuttosto tardi e abbiamo tutti bisogno di riposare.. Dovrebbe arrivare anche Faramir."

Gil annuì, un po' imbarazzata, e si alzò per aiutare gli altri a sistemare i materassi e le coperte.

Legolas si limitò ad evitare di guardare Boromir, sistemandosi in un cantuccio lontano dagli altri.

La ragazza sospirò tristemente, l'indomani avrebbe dovuto parlare con l'amico.

Tolti gli stivali, Gilraen si stese su un materasso, aspettando per vedere se il suo Boromir le avrebbe fatto compagnia.

In quel momento entrò Faramir, che dopo aver sorriso al fratello e alla cognata si sistemò più lontano possibile da Legolas, in un angolino sull'altro lato della stanza rispetto a dove giaceva l'Elfo, dando la schiena al resto della compagnia.

Boromir scosse la testa fra sé e sé e si spogliò, per poi andare a stendersi insieme a Gilraen.

"Buonanotte a tutti."

"Sogni d'oro."

"Buonanotte."

Silenzio.

Silenzio interrotto solo qualche minuto dopo da Gimli, che già russava beatamente. Per il resto non si sentivano altri rumori di sorta, e alla debole luce del fuoco che crepitava nel camino Boromir riuscì a vedere che gli altri erano tutti immobili e apparentemente addormentati. Sorrise fra sé e sé lanciando un'occhiata maliziosa a Gil, ancora sveglia e del tutto rilassata fra le sue braccia. Era sicuro che sarebbe impazzito se non l'avesse baciata.

Lei ricambiò lo sguardo e gli mise una mano dietro la testa, tirandolo a sé per un lungo bacio.

L'uomo non riuscì a trattenere un sorriso mentre si baciavano, e si rilassò stringendosi a lei. Quando staccò le labbra da quelle della sua amata pensò bene di spostare le sue attenzioni sul collo, tempestandola con tanti piccoli e rapidi baci e imponendosi con enormi sforzi di non andare oltre.

Gilraen sussultò a quel contatto, ma sapeva benissimo che non potevano.

Gentilmente gli sollevò il volto e gli diede un altro dolce bacio sulle labbra.

“Ti amo…buonanotte…” sussurrò, prima di girarsi su un fianco e chiudere gli occhi, sperando che lui facesse lo stesso.

"Buonanotte.." sussurrò lui di rimando, ridacchiando divertito e scuotendo la testa. Si stese dietro di lei, premurandosi di far aderire il più possibile il suo corpo alla schiena della sua amata, e con un sospiro assolutamente melodrammatico la cinse con un abbraccio e si mise finalmente giù. Non contento, dopo qualche momento allentò la presa per andare a solleticarle brevemente un fianco, sorridendo fra sé e sé con aria da monello.

La ragazza non riuscì a impedirsi di ridacchiare, ma fu zittita da Legolas:”Sto cercando di dormire, volete fare silenzio? Grazie!” sibilò.
Lei si voltò verso Boromir, ferita dal tono con cui l'amico le aveva parlato.

Sospirò profondamente e appoggiò la testa sul petto dell'uomo.

Pochi minuti dopo dormiva profondamente.

La mattina seguente Boromir si svegliò quando sentì Gilraen muoversi; aprì gli occhi per poi sbadigliare, stiracchiarsi e sorridere alla sua amata come d'abitudine. La stanza era avvolta dalla pallida luce dell'alba, e notò che anche Legolas era sveglio. Gli altri stavano ancora dormendo.

Gil guardò prima il suo amato e poi l'elfo.

“Ho bisogno di parlarvi” disse, rivolta ad entrambi.

Quando furono in una stanza vuota, si girò a fronteggiarli.

“Voi due proprio non andrete d'accordo, vero?”

“Non se lui non la smette di farti soffrire!” sbottò l'elfo, indicando eloquentemente i polsi fasciati dell'amica.

"Non l'ho fatto di proposito!" cercò di difendersi Boromir, "E in ogni caso non credo che la cosa ti riguardi."

“Non mi riguarda? Ti avevo avvisato tempo fa, Lord Boromir…ma mi pare che tu proprio non voglia saperne di imparare le buone maniere…” sibilò l'elfo, prima di guardare Gilraen.

“Perché lasciasti Haldir? Ti venerava come una dea… e ti ama ancora…è inutile che voi due cerchiate di nasconderlo…vi conosco troppo bene…”

“Fu una decisione presa di comune accordo. E anche se saremo sempre molto legati, io non lo amo. Gli voglio molto bene ma sono innamorata di Boromir…per favore Legolas…lo sai quanto ci tengo alla tua amicizia ho bisogno che tu accetti la mia storia con lui” rispose la ragazza, prendendo la mano del suo amato.

Boromir, dal canto suo, stava ancora rimuginando sull'osservazione riguardo le sue buone maniere. Lasciò la mano di Gil per poi incrociare le braccia davanti al petto e lanciare un'occhiata torva all'Elfo.

"Mi parli di buone maniere?" disse in tono ironico,  "Se c'è qualcuno che dovrebbe impararle quello sei tu, dal momento che hai cercato di farmi fuori senza troppi complimenti a Lorien!"

“Cos'avrei dovuto fare? Ringraziarti? Dopo che sei andato a letto con la mia migliore amica, negandole i tuoi sentimenti e facendola sentire usata! Dopo averla ritrovata distrutta e col cuore spezzato per colpa tua! E ancora adesso che hai la fortuna di averla al tuo fianco continui a comportarti male!”

"Non l'ho mai forzata o costretta a fare qualcosa, tantomeno in quell'occasione!" sbottò Boromir, che stava evidentemente iniziando a perdere la calma.

"E ti ripeto per l'ultima volta che non l'ho fatto di proposito ieri, mi sono sentito un verme quando mi sono reso conto di averle fatto male e mi sono scusato più di una volta. Che altro vuoi da me? Perché diamine continui a impicciarti di cose che non ti riguardano?"

“Perché tu non mi piaci. E lei è la persona alla quale tengo di più. Io, Gilraen e Haldir abbiamo vissuto insieme per anni.Voglio che lei sia felice e con te non lo sarà mai!” sibilò l'elfo, prima di uscire, sbattendo la porta.

La ragazza sospirò profondamente, guardando fuori dalla finestra. Non osava avvicinarsi a Boromir.

Anche lui prese un profondo respiro, e lanciò un'occhiata a Gilraen. Senza una parola la raggiunse e la abbracciò in cerca di conforto, chiudendo gli occhi. Con sua gran sorpresa si rese conto di non essere arrabbiato con Legolas per ciò che gli aveva detto. Si sentiva solo infinitamente triste, anche e soprattutto perché sapeva bene quanto era importante per la sua Gil l'amicizia dell'Elfo.

Lei si girò a guardarlo per un momento, prima di stringerlo a sè e carezzargli i capelli.

“Sembra che non ci sia permesso di vivere felicemente la nostra storia…” mormorò tristemente.

"Passerà.." le sussurrò dolcemente lui, "E saremo felici insieme, te lo giuro.. se vorrai venire con me a Minas Tirith non ti farò mancare niente, non ti lascerò neanche per un istante e non permetterò a nessuno di mettersi fra noi.." detto questo sospirò, e aggiunse: "Cercherò di sistemare le cose con Legolas.."

“Lo so che non mi hai ferita ai polsi volontariamente. Ho cercato di spiegarglielo ma non mi ascolta…” mormorò lei, prima di sorridergli e avvicinarsi alle sue labbra, contro le quali sussurrò dolci parole d'amore prima di baciarlo a lungo.

 

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