Al cuore non si comanda

 

Capitolo 10

“Mi dispiace” mormorò Legolas, dopo essersi seduto accanto a lei nel salone.

Stavano mangiando qualcosa di freddo, non tanto per la fame, quanto per ingannare il tempo.

“Non preoccuparti…” rispose lei, sorridendogli.

Ad un tratto udirono un corno in lontananza.

Gil guardò prima il suo amato e poi Legolas, con un'aria assolutamente felice.

“Haldir!” disse, correndo verso l'ingresso, seguita dall'elfo.

A differenza di Gilraen Boromir non sembrò eccessivamente felice di udire quel nome, ma nonostante tutto si alzò e seguì gli altri due insieme a Faramir. E ciò che vide una volta uscito lo fece sentire decisamente sollevato in vista della battaglia imminente: c'era Haldir, sì, ma era seguito da un numerosissimo esercito di Elfi arcieri armati di tutto punto. Questo era senza dubbio un punto in suo favore.

Arrivò anche Aragorn, che salutò l'Elfo con un 'mae govannen' e un fraterno abbraccio, prima di far spazio a Legolas e Gilraen che sembravano decisamente ansiosi di riabbracciarlo a loro volta.

L'elfo salutò l'amico con un cordiale abbraccio e poi fece posto alla ragazza, che come sempre lo abbracciò calorosamente e gli mormorò:”Non sai quanto sono felice di vederti…”

"Anch'io Gil.." le sorrise Haldir, "Anch'io."

Quando si ritrasse notò qualcosa di strano sul collo di Gil, e dopo averle sollevato il mento con un dito la guardò negli occhi con aria preoccupata: "Come ti sei procurata questi segni?"

Prima ancora che lei potesse rispondere si intromise Boromir, che stava osservando la scena poco distante con le braccia incrociate davanti al petto: "Sono stato io." disse, scrollando le spalle e accompagnando il tutto con un sopracciglio sollevato in modo a dir poco allarmante, "Cose che capitano.." terminò con un mezzo sorriso.

"Oh." fu la risposta di Haldir, che si affrettò ad allontanarsi da Gil e a stringere i denti per impedirsi di dire qualcosa di cui si sarebbe certamente pentito.

Lei lo guardò allontanarsi con una punta di dispiacere. Gli voleva molto bene e lo rispettava come guerriero.
Sperava che lui accettasse la sua relazione con Boromir, perché non voleva perdere la sua amicizia.

Scosse la testa e si avvicinò al suo amato.

Lo strinse a sé in un abbraccio e mormorò contro le sue labbra:”Non devi essere geloso…tua per sempre…ricordi?” e così dicendo lo baciò, giusto per rinfrescargli la memoria.

"Cercherò..." rispose lui, "Promettimi che farai attenzione questa notte.. promettimelo, Gil.."

La guardò intensamente negli occhi prima di tirarla nuovamente a sé e stringerla fra le braccia. Adesso che la battaglia era vicina aveva paura. E non per sé stesso, ma per Gilraen: cosa avrebbe fatto se le fosse capitato qualcosa? Il solo pensiero lo terrorizzava oltre ogni ragione.

“Ci proverò…fa attenzione anche tu…” mormorò tra le sue braccia.

I due si affacciarono al torrione e stettero a guardare per un pò l'esercito che si avvicinava.

"Boromir" esordì Aragorn alle loro spalle, inducendo entrambi a voltarsi, "C'è bisogno di te sull'ala orientale. Io resterò qui e mi occuperò degli arcieri, dunque tu dovrai pensare agli altri soldati."

A quelle parole Boromir si limitò ad annuire in risposta, e dopo un'ultima occhiata alle migliaia di Uruk-hai che si stavano avvicinando alla fortezza guardò negli occhi Gilraen, incapace di salutarla a voce per paura che si sarebbe trattato di un addio. Cosa che non sfuggì affatto ad Aragorn.

"Faramir sarà qui accanto a lei" disse per rassicurare il guerriero, "Combatterà al suo fianco. Non temere, amico mio."

Boromir annuì nuovamente, e accarezzò brevemente una guancia a Gil prima di baciarla e stringerla forte per un momento.

"Fa' attenzione" le mormorò prima di allontanarsi a passi veloci e raggiungere i soldati sull'ala orientale della fortezza.

“Fa attenzione anche tu…” mormorò Gil, prima di lanciare un'occhiata preoccupata ad Aragorn e avvicinarsi a Legolas e Haldir.

I due elfi stavano guardando l'imponente esercito nemico.

Gli uruk si avvicinavano velocemente. Erano molto numerosi e le loro grida senza senso non facevano altro che spaventare i soldati.

Gil pregò in silenzio i Valar perché tutti i suoi amici riuscissero a salvarsi.

Legolas si allontanò, avvicinandosi ad Aragorn per chiedergli dei chiarimenti sulla strategia da usare in battaglia.

La ragazza, rimasta sola con Haldir, gli mise una mano sul braccio e gli disse, guardandolo negli occhi:” So che non è il momento migliore ma…dato che uno di noi potrebbe non farcela…ho bisogno di parlarti adesso. Volevo solo dirti che… a te ci tengo moltissimo. Ti stimo e credo che tu sia una delle persone più dolci e premurose che io abbia mai conosciuto. Spero tanto che la nostra amicizia continui. Tu e Legolas…siete più che fratelli per me…combatterò al tuo fianco, capitano. Ma tu sta attento…”

Haldir sembrò piuttosto stupito da quelle parole e la guardò in silenzio per qualche istante, studiandola attentamente, prima di sorriderle e abbracciarla.

"Anch'io tengo tanto a te, Gil.. e lo sai" le disse dolcemente quando infine si allontanarono, "Ti prometto che starò attento. Se tu prometti a me che farai lo stesso."

In quel momento fece ritorno Faramir, che si era allontanato per andare ad augurare buona fortuna al fratello; il giovane prese posto accanto a Gilraen senza proferire parola, e chiuse gli occhi mentre pregava i Valar di vegliare su di loro, stringendo il suo fedele arco contro il petto.

“Te lo prometto..” mormorò lei, senza staccare gli occhi da quelli dell'amico.

Gli Uruk erano ormai vicinissimi. Si erano fermati a qualche centinaio di metri dal castello, e gridavano eccitati all'idea dell'imminente battaglia.

Gli arcieri elfici si erano sistemati lungo i torrioni, tra di loro c'erano anche Haldir, Legolas, Gilraen e Faramir.

Erano tutti vicini, come a volersi confortare e proteggere a vicenda.

La ragazza guardò per un attimo Faramir con occhi preoccupati. Aveva paura. Ma non lo avrebbe mai ammesso.

In quella battaglia rischiava di morire. E avrebbe preferito che fosse così, piuttosto che vedere uno dei suoi amici o il suo amato cadere sotto i colpi di quelle orrende creature.

Sospirò profondamente, prima di prendere una freccia dalla faretra e posizionarla sull'arco, tendendo la corda.

Era pronta a combattere.

All'improvviso un lampo squarciò il cielo, illuminando a giorno la fortezza, i soldati e l'imponente esercito di Uruk-hai per un istante. Un altro lo seguì, mentre pesanti gocce di pioggia rimbalzavano sul metallo della armature con quello che in un momento meno drammatico si sarebbe potuto definire un allegro ticchettìo. Ma nessuno sembrò notarlo. Gli Uruk-hai, sempre più eccitati, iniziarono a battere contro il suolo le rozze lance di ferro, all'unisono, con tanta violenza che le fondamenta stesse della fortezza sembrarono tremare.

Aragorn passeggiava nervosamente fra le fila degli arcieri, spronandoli in elfico, mentre metri più in là Boromir faceva lo stesso gridando ai suoi di mantenere le posizioni e di non avere alcuna pietà. Il ramingo gli lanciò una rapida occhiata, e annuì fra sé e sé con aria soddisfatta quando vide che il Capitano di Gondor era riuscito a trasformare un branco di popolani in veri soldati nel giro di pochi minuti: erano tutti perfettamente allineati, immobili e con le spade pronte. Tranne un ragazzino, decisamente terrorizzato, che a fatica riusciva a maneggiare la spada troppo grande per lui, e che Boromir teneva vicino a sé nell'intento di rassicurarlo e proteggerlo.

Fu allora che un anziano arciere diede involontariamente inizio alla battaglia: la freccia che stava tendendo il suo arco fino a un momento prima andò a conficcarsi nella gola di una delle disgustose ceature, quasi senza che l'uomo se ne accorgesse. Gli Uruk-hai smisero all'istante di battere al suolo le lance, e per un momento calò il silenzio. Silenzio rotto da Aragorn che gridava ai suoi di stare fermi, e dalle urla sdegnate di migliaia di Uruk-hai. Quando poi iniziarono a caricare contro la fortezza fu chiaro a tutti, dal primo popolano all'ultimo arciere, che la battaglia era ormai iniziata.

Quasi inconsciamente, Legolas si era messo in modo tale che Gilraen stesse tra lui e Haldir, come per proteggerla. Sapeva che quella sarebbe stata una battaglia molto dura, e che nonostante le truppe arrivate da Gondor e da Lothlorien, c'erano poche probabilità che riuscissero a vincere.

La ragazza era concentratissima. Tirava frecce a ripetizione, e non mancava mai il bersaglio.

Gli uruk erano però troppi, e nonostante la pioggia di frecce ne avesse uccisi moltissimi, cominciarono ad innalzare delle lunghe scale.

Molte venivano buttate giù prima che gli uruk potessero salire, ma ben presto Gil e Legolas dovettero mettere da parte l'arco e sfoderare le spade.

La ragazza stava lottando con tutte le sue forze per concentrarsi sulla battaglia, imponendosi di non correre nei pressi di Boromir, o di guardarsi intorno per assicurarsi che stessero tutti bene.

Per il momento le bastava avere la rassicurante presenza di Legolas e Haldir al suo fianco.

Le creature combattevano con violenza e senza nessuna pietà. Erano salite in gran numero sul torrione e quando la ragazza si guardò brevemente intorno, notò che il pavimento era ormai pieno di corpi. Al suolo giacevano elfi, umani e uruk, molti dei quali schiacciati nel fango.

La pioggia battente rendeva la battaglia anche più difficile.

Legolas notò che anche Haldir e Gil avevano il fiatone, ma stringevano i denti, contrapponendosi alla furia del nemico.

Le sue immediate vicinanze sembravano sgombre, e così Faramir si concesse il lusso di lanciare una breve occhiata in direzione del fratello per assicurarsi che stesse bene. E senza dubbio pareva star bene, mentre si faceva strada fra gli Uruk-hai affondando e affettando con quella che sembrava furia cieca. Il gondoriano non si era affatto dimenticato di avere un conto in sospeso con loro.

Decisamente rassicurato Faramir tornò a guardarsi intorno brandendo la spada, quando qualcosa attirò la sua attenzione.

"Aragorn!" gridò indicando un Uruk-hai che stava correndo verso la fortezza, reggendo una fiaccola che pareva bruciare di una luce bluastra e irreale.

Il ramingo notò che anche Legolas e Gilraen si erano voltati a guardarlo, e stavano nuovamente impugnando l'arco.

"Buttatelo giù!" gridò loro, "Uccidetelo!"

I due scoccarono diverse frecce che andarono tutte a segno, ma la creatura riuscì comunque ad arrancare fino al muro dell'ala orientale. Che momenti dopo si ridusse a una pioggia di massi, pietre e polvere. E cadaveri. L'impatto fu talmente violento che si ritrovarono a terra, e alcuni detriti arrivarono fino a lì piovendo dal cielo.

Haldir aiutò Legolas e Gilraen a rimettersi in piedi, e per poco riuscì a schivare una grossa pietra diretta alla sua testa. Faramir invece sembrava fuori di sé. Quando si fu rialzato iniziò a cercare disperatamente il fratello con lo sguardo, gridando minacce ad Aragorn che lo stava tenendo fermo per impedirgli di correre in direzione della breccia creata dall'esplosione e gettarsi nel vuoto.

Gil guardò Faramir e le ci volle un attimo prima di capire cos'era successo.

Si divincolò da Haldir che la stava tenendo stretta a sé e corse verso i detriti.

Mentre avanzava uccideva uruk-hai quasi senza accorgersene, gli occhi colmi di lacrime.

Si guardò attorno per qualche momento, cercando un segno che indicasse la presenza del suo amato, poi vide la sua spada.

Corse in quella direzione, e scavando tra le macerie trovò il suo Boromir, privo di sensi.

Lo tirò fuori e cercò di rianimarlo, trattenendo involontariamente il respiro.

Solo quando lui aprì gli occhi, Gil tirò un sospiro di sollievo.

L'uomo si limitò a tossire e scrollarsi di dosso i detriti mentre si sollevava a sedere. Era decisamente stordito ma non sembrava aver subìto danni, e si rialzò quasi subito con l'aiuto della sua amata e di Faramir, che nel frattempo si era precipitato al suo fianco e aveva tirato molti sospiri di sollievo.

Qualche secondo dopo lo stesso Faramir atterrò con nonchalance un Uruk-hai che si stava precipitando alle spalle di Gilraen mentre lei e Boromir si abbracciavano, e dopo aver regalato ai due un largo sorriso si ributtò nella mischia con rinnovato vigore.

La ragazza baciò il suo amato sulle labbra e gli mormorò:”Sta attento te ne prego…”, prima di allontanarsi, affondando e schivando, e riportandosi nella sua posizione, accanto ai due elfi.

Guardò Haldir per un attimo, prima di riportare la sua attenzione alle orribili creature, che sembravano non finire mai.

“Scusa…non volevo essere scortese prima…ero solo preoccupata per lui…”

"Lo so." rispose l'Elfo scuotendo la testa con un'ombra di sorriso sulle labbra, "Non è necessario che ti scusi."

“L'alba è vicina!” disse Legolas.

“Dobbiamo resistere, ma hanno già aperto una falla, e sta per crollare anche la porta principale…ci sono rimasti pochi uomini…” rispose la ragazza.

"Rientriamo!" ordinò improvvisamente Aragorn, "Tutti nella fortezza!"

Erano trascorse ormai molte ore dall'inizio della battaglia. Gli uomini erano già dentro con Théoden e stavano barricando le porte mentre gli Elfi avevano continuato a combattere in mezzo al fango, ma adesso c'era bisogno anche di loro per impedire all'esercito di entrare e prendere pieno possesso della fortezza. Così anche loro iniziarono a rientrare in tutta fretta, trascinando di peso Gimli che non sembrava troppo entusiasta all'idea di abbandonare il campo di battaglia.

Mentre Legolas stava trascinando il nano, Gilraen e Haldir gli stavano coprendo la ritirata.

Gli uruk-hai stavano avanzando velocemente, e quindi i tre dovettero affrettarsi.

Con la coda dell'occhio la guerriera vide un uruk che colpì Haldir alle spalle.

“Haldir!” gridò, correndo in suo soccorso.

Uccise la creatura e s'inginocchiò accanto all'amico.

Il sangue sgorgava copioso dalla ferita alla schiena, appena dietro la spalla.

“Ti prego…non farmi questo…”

L'Elfo la guardò con occhi enormi per lo sgomento e per il dolore, aggrappandosi disperatamente alla sua tunica, ma non riuscì a dirle niente. Solo momenti dopo perse i sensi. Quando Gilraen e un altro Elfo furono riusciti a trascinarlo all'interno della fortezza Aragorn interruppe la sua discussione con Re Théoden e si precipitò da loro di corsa, seguito da Legolas.

"Portatelo di sopra!" esclamò il ramingo dopo aver controllato la ferita con aria grave, "E che qualcuno rimanga ad occuparsi di lui. Presto!"

“Resto io con lui!” disse Gilraen, seguendo Legolas e un altro elfo mentre portavano il ferito su per le scale.

Haldir fu adagiato sul letto, Legolas e Gilraen gli pulirono la ferita.

Dopo aver rovistato nel suo zaino, l'elfo trovò delle erbe curative, e preparò velocemente un impiastro da applicare sulla ferita.

Qualche tempo dopo, Gilraen sistemò le coperte sul corpo di Haldir, e si sedette su una poltrona accanto al letto, tenendogli la mano.

Era troppo sconvolta per piangere, e rimase semplicemente a guardarlo, carezzandogli piano il dorso della mano.

Legolas guardò fuori dalla finestra, e disse alla ragazza:”Guarda! E' arrivato Gandalf e con lui ci sono i Rohirrim guidati da Eomer!”

Quando si girò verso di lei, le sorrise e disse:”Ce la farà…”

Gil ripensò ai bei momenti trascorsi insieme a Haldir.

La loro era stata una storia dolcissima. Lei non ne era innamorata, almeno non quanto lo era di Boromir, ma gli voleva molto bene.

I due erano rimasti amici, e il capitano era per lei un confidente, un fratello, oltre che un grande amico.

“Deve farcela…”

 

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