Al cuore non si comanda

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Capitolo 1

Erano passati ormai più di tre mesi da quando era partito da Minas Tirith. Aveva vagato a lungo alla ricerca delle terre di Elrond, ma nessuno in tutta la Terra di Mezzo sembrava conoscere la loro esatta ubicazione; seguendo il consiglio di suo padre Denethor aveva allora cavalcato costeggiando le sponde del Bruinen per lunghi giorni, fino a giungere al Guado. Era certo che la città elfica non fosse distante da lì, e pattugliò con circospezione la zona sperando che la sua ricerca non sarebbe stata vana. Era spossato dal tanto girovagare, e ormai sfiduciato. Quel sogno, lo stesso sogno di suo fratello Faramir, continuava a tormentarlo.

"Cerca la spada che fu rotta,

a Imladris la troverai;

i consigli della gente dotta

più forti di Morgul avrai.

Lì un segno verrà mostrato,

indice che il Giudizio è vicino,

il flagello d'Isildur s'è svegliato,

e il Mezzuomo è in cammino."

Seguì una via tortuosa che lo condusse fino a un'ampia conca verdeggiante circondata da imponenti montagne, il Bruinen che scorreva limpido nel centro della valle. Il sentiero divenne ripido e sempre più stretto, e stava ormai per tornare sui suoi passi quando vide in lontananza ciò che aveva tanto cercato.

Lunghi minuti dopo l'uomo varcò finalmente i cancelli della casa di Elrond, guardandosi attorno con gran meraviglia prima di smontare da cavallo. Il luogo era immerso in una quiete quasi irreale e sembrava deserto, fatta eccezione per due persone che stavano conversando amichevolmente sotto il porticato. Boromir legò il suo cavallo e lanciò loro un'occhiata: si trattava un giovane alto e slanciato dall'aspetto etereo e i lunghi capelli biondi, e una bellissima fanciulla dai capelli neri vestita in abiti da guerriero. Li guardò incuriosito per lunghi istanti, e realizzò che sicuramente si trattava di due Elfi; non ne aveva mai incontrato uno prima di allora, ma le orecchie a punta e l'aspetto senza età delle due creature non lasciava spazio a dubbi.

Legolas e Gilraen si voltarono a guardare il nuovo arrivato.

L'elfo lanciò un'occhiata divertita all'amica, che dopo qualche momento prese la parola.

“Benvenuto nella casa di Elrond, straniero. Qual è il motivo della tua visita?” chiese Gilraen, studiandolo con attenzione.

Sembrava che fosse in viaggio da parecchio, era armato, ma non sembrava pericoloso, piuttosto era curioso quanto loro.

Lei e Legolas avevano sentito gli zoccoli di un cavallo già molto tempo prima, e lui aveva proposto di camminare fino all'ingresso ad accogliere il nuovo ospite.

"Il mio nome è Boromir" rispose l'uomo, "E vengo da Gondor in cerca di risposte."

Non sapeva esattamente come spiegare i motivi che lo avevano condotto fin lì, e non aggiunse altro. E in ogni caso era intenzionato a parlarne soltanto con il Signore di Imladris, poiché così lo aveva istruito suo padre prima della partenza.

Gilraen sembrò soddisfatta da quella risposta, e guardò Legolas, che annuì impercettibilmente.

“Molto bene. Seguimi, ti accompagnerò da Elrond, signore di queste terre” disse lei.

Un servitore prese le redini del cavallo di Boromir, e la ragazza cominciò a camminare per un lungo corridoio, quasi dimenticandosi della presenza dello straniero.

Dopo aver camminato per qualche minuto, Gilraen si fermò davanti ad una porta, sorvegliata da due guardie.

"Vi ringrazio" disse cortesemente l'uomo, e detto ciò la studiò con attenzione per qualche momento. Era diversa da tutte le donne che aveva visto fino a quel momento, e non si trattava soltanto di bellezza. Gli sembrava quasi irreale, luminosa.

Resosi conto della sua maleducazione distolse in fretta lo sguardo, e bussò.

Elrond fronteggiò per qualche attimo lo straniero, e poi gli fece cenno di sedersi.

“Qual è il tuo nome? E perché hai chiesto di vedermi?” chiese l'elfo studiando attentamente il viso dell'uomo.

Boromir sedette e guardò il Signore di Imladris senza esitazioni.

"Il mio nome è Boromir di Gondor" rispose, "In un sogno mi è stato detto di cercarvi, di cercare Imladris e la spada che fu rotta. Lo stesso sogno l'ha avuto anche il mio amato fratello, e come me anche lui ne è rimasto molto turbato. Nostro padre era restìo a lasciarmi partire, ma mi ha infine accordato il suo permesso e mi sono messo in viaggio da Minas Tirith mesi fa, girovagando a lungo in terre a me sconosciute."

Elrond si sedette e prima di parlare sospirò profondamente.

“Il mondo è cambiato. Il male cresce e minaccia tutta la Terra di Mezzo. Dopodomani ci sarà un consiglio, al quale parteciperanno i rappresentanti dei regni di nani, elfi e uomini. Ci saranno importanti rivelazioni, e aspetto anche te. Lì capirai il perché del tuo sogno”.

A quel punto si alzò e lo accompagnò alla porta. Un mio servitore ti mostrerà la tua camera. Sentiti come se fossi a casa tua”.

"Vi ringrazio mio Signore." rispose Boromir, e dopo un breve inchino si fece guidare attraverso lunghi corridoi, fino a giungere di fronte a una grande porta finemente lavorata. Entrò e vide che i suoi bagagli erano stati ordinatamente posati in un angolo dell'ampia stanza, e con somma gioia notò che il piccolo locale adiacente era stato adibito a stanza da bagno. La vasca era già stata riempita con acqua fumante e profumata, così senza pensarci su due volte posò le armi e si spogliò.

Dopo un lungo bagno mise degli abiti puliti ed uscì, sentendosi decisamente rigenerato.

Gilraen stava uscendo in quel momento dalla stanza del piccolo hobbit. Era in ritardo, e quasi senza rendersene conto travolse l'uomo che stava camminando verso di lei.

Il contatto con il corpo fermo e muscoloso la fece rabbrividire, e quando alzò gli occhi rimase piuttosto sorpresa nel vedere che si trattava di Boromir.

“Mi dispiace, ero immersa nei miei pensieri…” mormorò lei, prima di staccarsi da lui e allontanarsi velocemente.

L'uomo non ebbe il tempo di replicare e si limitò a guardarla mentre si allontanava, sorridendo fra sé e sé, prima di continuare la sua esplorazione dell'enorme abitazione.

Poco dopo venne raggiunto da un servitore, che lo guidò fino ad una grande sala da pranzo riccamente imbandita dicendogli che presto sarebbe stata servita la cena. Il salone era ancora semivuoto e non conosceva nessuno degli altri commensali, così sedette piuttosto in disparte e attese, guardandosi attorno di tanto in tanto.

Dopo essersi preparata per la cena piuttosto in fretta, Gilraen scese nel salone per cenare.

C'erano pochi posti liberi, e così prese un piatto e si sedette un po' in disparte.

Prima di cominciare a mangiare spaziò con lo sguardo nel salone e sgranò gli occhi nel vedere che seduto al tavolo accanto a lei c'era di nuovo quell'uomo. Boromir di Gondor.

L'uomo la stava fissando, anche lui piuttosto divertito da quella casualità e lei gli sorrise e scosse la testa, prima di concentrarsi sulla sua cena.

Boromir sorrise a sua volta e distolse lo sguardo, prima di iniziare a mangiare. Si rese conto del fatto che non conosceva neanche il nome della fanciulla che gli sedeva accanto e che già aveva incontrato per caso diverse volte, ma non osò iniziare una conversazione e preferì rimanere in silenzio.

"Cosa ha condotto fin qui il figlio del Sovrintendente di Gondor?" chiese improvvisamente una voce gentile.

Boromir alzò immediatamente lo sguardo e lanciò un'occhiata al proprietario della suddetta voce, che sedeva di fronte a lui.

"Un sogno." rispose vagamente, per poi scattare immediatamente sulla difensiva: "Chi siete?"

"Estel" rispose l'uomo, "Potete chiamarmi Estel."

"Piacere di conoscervi allora, Estel."

L'altro annuì e sorrise, per poi lanciare un'occhiata a Gilraen: "Vi hanno già presentati?"

“No…” mormorò la ragazza, guardando alternativamente i due uomini.

In quel momento arrivò Legolas, che prese posto accanto a lei.

“Io sono Legolas, figlio di Thranduil, del reame boscoso” si presentò a Boromir. “E lei è Gilraen, figlia di Vardamir del regno di Minyatur”

"Lord Elrond mi ha detto che si terrà un consiglio dopodomani" disse Boromir, "E' per quello che siete qui dunque?"

L'uomo che si era presentato come Estel annuì: "Sì, è per questo che sono qui. E ho saputo che vi parteciperete anche voi, Lord Boromir."

"Se posso dare il mio contributo in qualche modo, lo farò." fu la risposta del diretto interessato.

“Credo che la maggior parte di noi sia qui per partecipare al consiglio” disse Legolas a quel punto.

“Anche tu sei qui per questo, vero Gil? ” le chiese l'elfo.

“Si, rappresento Minyatur” rispose lei, guardandolo negli occhi.

"Propongo di parlare del consiglio a tempo debito" disse Estel sorridendo, "Per il momento godiamoci la bella serata, temo che di preoccupazioni ne avremo a sufficienza nei tempi a venire. Anzi, Gilraen, perché tu e Legolas non mostrate i giardini al nostro ospite? Sono certo che gli farà piacere una bella passeggiata. Che ne dite, Lord Boromir?"

L'altro annuì in risposta, un pò imbarazzato. Aveva la netta impressione che quell'uomo, Estel, fosse molto rispettato a Imladris. E per questo motivo temeva che gli altri due avrebbero acconsentito soltanto per non fargli un torto, magari avevano altri programmi per la serata e nessuna intenzione di accollarsi l'onere di fare da balia ad uno sconosciuto..

“Certamente! Volete seguirci Boromir?” rispose entusiasticamente l'elfo.

La ragazza si limitò a studiare attentamente l'uomo, gli sorrise, e stavolta non rifuggì il suo sguardo.

Si alzò e mise una mano sulla spalla dell'amico in segno d'affetto.

“Ci vediamo domani, Estel”, lo salutò lei prima di seguire Legolas e Boromir.

Dopo qualche minuto i tre uscirono nei giardini.

L'atmosfera era surreale. La luna splendeva nel cielo, illuminando debolmente il piccolo sentiero in terra battuta. C'erano piante e alberi di ogni specie e di tanto in tanto c'era una piccola panchina bianca ai margini del prato.

In lontananza si sentivano soavi canti elfici, ma a parte quelli, tutto era avvolto nel silenzio.

Boromir si guardava attorno con attenzione, senza perdersi neanche il minimo dettaglio di ciò che lo circondava. Sembrava piuttosto rilassato, e dopo qualche minuto che camminavano propose di sedersi; non su una panchina ma sull'erba, richiesta che sembrò divertire molto gli altri due. Boromir sorrise e scosse la testa mentre si sedeva, pensando che con tutta probabilità fino a quel momento aveva dato l'impressione di essere nient'altro che un nobile esigente e viziato o chissà che altro.

Gilraen si sedette tra l'elfo e Boromir.

Fu proprio Legolas a iniziare la conversazione.

“Non avevate mai visto degli elfi prima d'ora, vero?” disse, guardando Boromir. “Me ne sono accorto dal modo in cui ci avete guardati quando siete arrivato…”

L'uomo ridacchiò quietamente fra sé e sé e guardò prima l'uno e poi l'altra: "Chiedo perdono. Mi rendo conto di essere stato decisamente maleducato a fissarvi in quel modo, ma ero molto affascinato dalla novità" si soffermò con lo sguardo su Gilraen mentre diceva quest'ultima frase, per poi sorridere e stendersi sull'erba.

“Io non sono un elfo” disse la ragazza. “Io sono una mezz'elfo. Mio padre è elfo ma mia madre era umana…”

Si stese anche lei sull'erba accanto all'uomo e Legolas seguì il suo esempio.

“L'unico dono che non hai ricevuto della mia razza è l'immortalità, ma per il resto sei una guerriera formidabilmente agile e silenziosa…” le disse l'elfo con ammirazione.

"Siete anche la prima donna in uniforme che abbia mai visto" disse Boromir lanciandole un'occhiata incuriosita, "Ma dite, vostro padre è d'accordo? Il mio non lo sarebbe. Nel mio regno è proibito alle donne scendere in battaglia.."

A quelle parole Gilraen ridacchiò insieme a Legolas, e poi disse:”Nella mia terra non è proibito alle donne di combattere. Mio padre mi ha lasciato scegliere, e io ho deciso che volevo combattere. Sono stata addestrata duramente per lunghi anni. Non c'è stato nessun favoritismo solo perché sono una donna e una principessa. E a me andava bene così. Sono sicura che voi mi considererete una ribelle e forse lo sono davvero. Ma io non ho bisogno di nessun uomo. Mi difendo benissimo da sola, e sono capitano dell'esercito di Minyatur…”

In quel momento arrivò una giovane cameriera, che sussurrò qualcosa in elfico a Legolas.

L'elfo scattò in piedi e si congedò:”Vogliate scusarmi, ma Lady Arwen ha richiesto la mia presenza”

Guardò per un attimo l'amica e poi continuò:”Ci vediamo domani Gil!”.

Pochi attimi dopo era già sparito, lasciando soli la ragazza e Boromir.

“Sono sicura che sareste molto attratto da Lady Arwen. Lei è il tipo di donna che fa per voi…” ridacchiò a un certo punto Gilraen.

Boromir la guardò con aria scettica: "Temo di non conoscere la fanciulla di cui parlate" disse, per poi sfoderare un mezzo sorriso divertito e proseguire: "E come sarebbe 'il tipo di donna che fa per me' secondo voi?"

Si girò sull'erba per stendersi sulla pancia, sorreggendosi sui gomiti e aspettando incuriosito una risposta, la testa piegata su un lato e il volto sorridente.

Lei sostenne il suo sguardo e gli rispose con aria di sfida :”Una dolce, tenera, timorosa mogliettina che resta a casa ad aspettare che il suo amato torni dalla guerra, che si limiti a sorridere ai sudditi e non mettere il naso negli affari di stato…”

“Peccato però che Lady Arwen sia già fidanzata con Estel…ma se volete domani ve la presenterò” terminò la frase con un mezzo sorrisino da monella.

"Grazie infinite per la premura, ma non cerco moglie" ridacchiò lui in risposta, lanciandole un'occhiata divertita.

"E poi" proseguì, curioso di vedere la sua reazione, "Potrei essere già felicemente sposato con una adorabile, remissiva e affettuosa fanciulla. Questo non potete saperlo."

Lei lo guardò intensamente, ma non rispose.

Resasi poi conto che il discorso si stava spingendo troppo oltre, e che non aveva nessuna intenzione di mostrarsi  vulnerabile davanti a un perfetto sconosciuto, si alzò e gli disse:”E' meglio che vada a riposare, domani dovrò svegliarmi molto presto, ho promesso a Legolas di cavalcare con lui” .

Gli sorrise di nuovo, e poi continuò:”Vi auguro una buona notte e un felice soggiorno. Credete di riuscire a tornare da solo nella vostra stanza?”

"Onestamente credo di no" rispose l'uomo alzandosi a sua volta, "Ma posso chiedere a un servitore di accompagnarmi. Non preoccupatevi."

Si allontanò di qualche passo e la guardò intensamente per alcuni momenti, prima di inchinarsi augurandole una felice notte e allontanarsi a passi veloci.

Tornata nelle sue stanze, Gilraen si mise subito a letto, ma il sonno tardava ad arrivare.

Con suo grande disappunto non faceva che pensare a Boromir.

Doveva dimenticarlo, era sicuramente sposato e non cercava una donna come lei.

Nonostante questo non riuscì a smettere di pensare a lui, anche se l'aveva conosciuto solo quella mattina.

Gil e Legolas ridacchiavano tra di loro, parlando in elfico mentre sellavano i cavalli.

Avevano programmato un pic-nic su iniziativa di Estel, che insisteva sul fatto che bisognava godersi gli ultimi momenti di relativa calma e tranquillità prima del consiglio.

Un rumore alle loro spalle li fece sussultare, ma entrambi sorrisero all'uomo sulla porta.

“Buongiorno Estel! Vieni con noi?” chiese Gil al nuovo venuto.

"Ho promesso a Arwen che avremmo trascorso la giornata insieme" rispose l'uomo, "Posso chiederle se le va di venire con noi. Sempre se non vi dispiace."

Sorrise quando i due annuirono e aggiunse, rivolgendosi a Gilraen: "Ho visto Lord Boromir poco fa, sembrava piuttosto spaesato. Si annoierà a morte qua da solo, perché non lo inviti a unirsi a noi mentre vado a cercare Arwen?"

Gilraen annuì e senza perdere altro tempo uscì dalle stalle.

Dopo qualche minuto di ricerca, riuscì a trovare Boromir che stava osservando un gruppo di elfe che ricamavano.

La ragazza sorrise tra sé e sé e si avvicinò silenziosamente alle spalle dell'uomo, dicendo:”Mi pareva di aver capito che non stavate cercando moglie, Lord Boromir”.

Lui si voltò a guardarla e sorrise: "Infatti.. Ma purtroppo non sono riuscito a trovare niente di più interessante da fare che sedermi qua ad osservare l'arte del ricamo.."

Ridacchiò mentre si alzava e la guardò con aria incuriosita: "Voi, piuttosto.. non pensavo di incontrarvi questa mattina, mi era sembrato di capire che dovevate uscire a cavallo con Legolas" disse in tono gentile, "Non nego però che mi fa molto piacere vedervi."

La ragazza fu molto contenta nel sentire quelle parole.

Gli sorrise dolcemente e poi disse:”Anche a me fa molto piacere… devo esservi sembrata una maleducata ieri…è solo che non volevo impicciarmi dei vostri affari… insomma se siete sposato non è una cosa che deve interessare me…”

Mentre pronunciava quelle parole maledisse mentalmente la sua stupidità.

"Non sono sposato.. stavo solo scherzando ieri sera" rispose Boromir sorridendo, "Anche se mio padre non aspetta altro che vedermi sistemato con una docile e innocua donzella" la punzecchiò divertito, ridacchiando. Poi la guardò negli occhi e proseguì, facendosi serio: "Ma non è quello che cerco.. sbagliavate riguardo al tipo di donna che fa per me."

Lei gli sorrise di nuovo e disse ridacchiando:”Davvero? Beh allora ci sono speranze che io e voi potremmo andare d'accordo”.

Lo guardò di nuovo negli occhi e poi gli disse:”Stiamo uscendo  per un pic-nic, e…mi farebbe veramente piacere se accettaste di unirvi a noi…”

"Mi piacerebbe moltissimo" annuì Boromir con un largo sorriso, e dopo averci pensato su un momento aggiunse: "Vi spiace accompagnarmi fino alla mia stanza prima di andare? Ho lasciato le armi di sopra e rischio di perdermi di nuovo se vado da solo.."

Lei annuì e lo guidò per i lunghi corridoi. Sorrise tra sé e sé nel pensare che Boromir aveva ragione. Quei corridoi e quelle porte sembravano tutti uguali, e capiva benissimo come lui potesse perdersi spesso in quel labirinto.

Arrivati alla sua stanza, lei restò fuori, ritenendo inopportuno entrare.

Quando lui fu uscito, Gilraen lo accompagnò in cortile, dove gli altri li stavano aspettando.

“Finalmente! Credevamo che aveste deciso di non venire…” disse Legolas, guardando la ragazza.

“Io mantengo sempre le mie promesse mio caro…” ridacchiò lei prima di balzare agilmente sul suo cavallo.

Anche Boromir montò in sella, e Arwen salì a cavallo insieme al suo amato; quando la figlia di Elrond si fu finalmente sistemata Estel partì e gli altri lo seguirono, lasciando a lui la scelta del luogo in cui fermarsi.

Non si allontanarono di molto, poiché dopo qualche minuto il ramingo si fermò e indicò un delizioso angolino sulle sponde del Bruinen, una piccola radura erbosa ai confini del bosco, e disse: "Ci fermiamò lì?"

Arwen naturalmente era d'accordo, e Boromir annuì lanciando un'occhiata a Legolas e Gilraen in attesa della loro risposta.

I due annuirono e si lanciarono al galoppo verso il luogo scelto, ridendo e prendendosi in giro a vicenda in elfico.

Una volta arrivati, smontarono da cavallo e stesero a terra delle coperte.

Mentre Gil sorrideva nel vedere Estel e Arwen che passeggiavano tenendosi la mano, Legolas la tirò sulla coperta, cominciando a farle il solletico fino a quando non vide lacrime che le scendevano sulle guance.

Pochi istanti dopo, grazie a una distrazione dell'elfo, la ragazza riuscì a immobilizzarlo con un gesto velocissimo e cominciò a solleticare senza pietà le sue zone più sensibili.

“Basta…pietà!” implorò l'elfo tra le risa.

A quel punto Gil crollò sulla coperta, ancora ridendo.

Quando si fu ricomposto, Legolas guardò Boromir e gli disse:”Dobbiamo esserti sembrati due matti, vero?”

Per tutta risposta l'uomo ridacchiò e scosse la testa: "No, affatto.. sono abituato a mio fratello Faramir"

Guardò alternativamente i due, per poi lanciare un'occhiata al fiume che scorreva limpido a pochi metri di distanza, e sfoderò un mezzo sorriso da monello decisamente poco rassicurante.

"Che voi sappiate, le acque del Bruinen sono molto fredde in questa stagione?"

Legolas lo guardò e ricambiò il suo sorriso poco rassicurante.

“No…” disse velocemente, prima di prendere il braccio Gilraen e di correre verso il fiume, ignorando tutti gli insulti che lei gli stava lanciando in elfico.

Prese una lunga rincorsa e saltò insieme a lei nelle acque tiepide, senza nemmeno togliere i vestiti.

“Ma come osi!” cominciò a protestare la ragazza, saltandogli addosso e prendendo a pugni leggeri la schiena del povero elfo, che per tutta risposta rideva ancora di più.

Estel e Arwen avevano interrotto la loro passeggiata per guardare la scena ridendo, mentre Boromir aveva nel frattempo tolto la tunica e gli stivali e si era tuffato in acqua non molto distante dagli altri due. Una volta riemerso scostò i capelli dal viso e lanciò un'occhiata divertita a Legolas e Gil, avvicinandosi a loro.

Gil si stava ancora vendicando su Legolas quando si accorse che Boromir si era avvicinato a lei.

“Non facciamo sempre così…di solito siamo molto peggio!” ridacchiò, come a volersi giustificare.

Solo a quel punto si soffermò a guardare l'uomo. Il suo fisico era asciutto e muscoloso, e il torso glabro scintillava sotto al sole, umido e bagnato.

Rendendosi conto che l'altro l'avrebbe presa per una maleducata, distolse velocemente lo sguardo, sparendo velocemente sott'acqua per non fargli vedere il rossore soffuso sulle sue guance.

Boromir lanciò un'occhiata vagamente interrogativa a Legolas, e aspettò che Gilraen tornasse in superficie per iniziare una spietata battaglia di schizzi, con la collaborazione dell'Elfo. Estel e la sua amata si erano seduti all'ombra di un albero, e osservavano la scena sorridendo.

"Mi arrendo! Mi arrendo!" disse Boromir dopo qualche minuto, ridacchiando, e uscì dall'acqua lanciando un'occhiata divertita agli altri due. Si stese al sole per asciugarsi, con le braccia incrociate dietro la testa.

“Quest'anatra è ottima!” esclamò Legolas, mentre si serviva una seconda volta.

Anche Gil ne aveva preso un pezzo e annuì. Il suo sguardo si soffermò per un attimo su Boromir, seduto di fronte a lei, e gli sorrise.

L'uomo ricambiò lo sguardo, e non staccò gli occhi dai suoi neanche mentre beveva. La cosa non sfuggì a Estel, che lanciò una breve occhiata prima alla sua amata e poi a Legolas, sorridendo con l'aria di chi la sa lunga.

"Spero abbiate abolito l'inutile formalità di darvi del voi" disse all'improvviso rivolgendosi ai due, che si voltarono immediatamente nella sua direzione con espressione vagamente colpevole. Boromir si limitò ad annuire, per poi concentrarsi sul cibo senza guardare nessuno in particolare.

Cercando di apparire assolutamente indifferente, Gilraen  riportò la sua attenzione sul cibo.

Quella sera, quando furono di nuovo a palazzo, la ragazza si avvicinò a Boromir e gli chiese:”Vuoi che ti riaccompagni alla tua stanza?”

“Ma si, certo!” esclamò Legolas alle loro spalle. “Questo palazzo può sembrare un labirinto a un nuovo venuto! Credo che tu debba venirlo a prendere di nuovo dopo, prima di scendere a cena. Non mi dirai che ti dispiace fare per una volta da cavaliere alla nostra Gilraen, vero?” disse guardando Boromir con aria vagamente  interrogativa.

"No, non mi spiace affatto" rispose l'uomo con un sorriso imbarazzato, per poi distogliere in fretta lo sguardo. Si rimproverò mentalmente per il suo comportamento da ragazzino alla prima cotta, e si inoltrò con Gilraen nel groviglio di corridoi della casa del Signore di Imladris. Nessuno dei due disse niente durante il tragitto, e una volta giunti a destinazione l'uomo aprì la porta sorridendo: "Ti aspetto più tardi allora.." disse dolcemente.

Lei lo guardò per un lungo momento. Sorridendo gli disse:” A dopo”, prima di tornare in camera sua.

Quando fu nelle sue stanze cominciò a frugare tra i vestiti che aveva portato, maledicendosi per non averne portato nessuno da sera.

Si sedette sconsolata sul letto per qualche momento per pensare a cosa fare.

Qualche minuto dopo si trovò a bussare alla porta di Arwen.

Le sorrise un po' imbarazzata, e le disse:”Scusami se ti disturbo ma… ecco vedi… Legolas ha detto a Boromir che sarà il mio cavaliere per questa sera…ma io non ho nessun vestito adatto con me! Ho portato solo lo stretto necessario da Minyatur e non so come fare…”. La guardò sconsolata, dicendosi che era stata una stupida ad andare da lei, e che sicuramente non avrebbe saputo come aiutarla…

"Oh" sorrise Arwen facendole cenno di entrare, "Lascia che ci pensi io! Siediti, rilassati e dimmi quale preferisci"

Dopo aver richiuso la porta si diresse verso il guardaroba, frugando brevemente fra i vestiti. Ne tirò fuori uno bianco impreziosito da fini ricami dorati, e lo posò sul letto per poi tornare a dedicarsi alla sua ricerca. In seguito a un'accurata ispezione ne scelse un altro in raso cremisi, e uno blu come la notte in morbida seta.

"La misura è quella giusta" disse Arwen pensierosa, allontanandosi un momento per prendere un cofanetto posato sul suo tavolo da notte, "Devi solo scegliere quale ti piace di più.. con la tua carnagione chiara e quegli splendidi capelli neri ti vedrei molto bene con quello" disse sorridendo, e indicò l'abito cremisi: "Perché non lo provi?"

Poco più tardi Gilraen bussò alla porta di Boromir.

“Sei pronto?” gli chiese sorridendogli dolcemente.

L'uomo evidentemente si stava ancora vestendo, poiché aveva la tunica sbottonata ed era senza stivali. La guardò da capo a piedi senza dire una parola, e senza preoccuparsi minimamente di nascondere il suo stupore.

"Beh io.." mormorò, per poi scuotere la testa e passarsi una mano sul viso nell'intento di riguadagnare un pò di contegno: "Non ci metterò che un attimo. Ti va di entrare?"

Non attese una risposta e rientrò in camera lasciando aperta la porta, sedendosi per infilare gli stivali.

Lei entrò nella stanza, e sorrise tra sé e sé nel notare il disordine che vi regnava.

Guardò per lunghi momenti l'uomo che si stava sistemando, senza parlare.

Quando ebbe finito Boromir si avvicinò a Gilraen e la guardò negli occhi per un attimo, prima di sorridere e offrirle il suo braccio.

"Quell'abito ti sta davvero bene" mormorò senza guardarla mentre si dirigevano al salone, "Mi piace molto"

Lei gli lanciò uno sguardo compiaciuto e poi gli disse:”Devo confessare che non è mio. Io sono arrivata da Minyatur solo con lo stretto necessario. E' un lungo viaggio e non potevo permettermi di portare troppi vestiti. Questo me lo ha prestato Arwen… non volevo venire da te coi miei pantaloni da amazzone…” disse quest'ultima frase abbassando lo sguardo, sperando che lui non la considerasse una sfacciata.

Boromir non disse niente in risposta, ma le lanciò un'occhiata sorridendo e le prese la mano per un istante, stringendola nella sua. Tuttavia la lasciò immediatamente e distolse in fretta lo sguardo imbarazzato, cercando di comportarsi come se non fosse successo niente.

Quando fecero il loro ingresso nel salone i presenti si voltarono a guardarli, e Estel li salutò con un largo sorriso dipinto in volto: "Ben arrivati!"

Gil sorrise all'amico, e ad Arwen seduta accanto a lui.

“Sedetevi qui!” propose Legolas indicando due posti in un angolino della grande sala, già piena di invitati.

La ragazza guardò Boromir, che annuì, ed entrambi presero posto, uno di fronte all'altro, guardandosi negli occhi.

Poco dopo fu servita la cena, e Gil non staccò gli occhi da quelli dell'uomo, disinteressandosi al cibo nel suo piatto.

Neanche Boromir sembrava molto interessato alla sua cena. Mangiò pochissimo, impegnato com'era nel guardare la splendida creatura che gli sedeva di fronte e a sorriderle di tanto in tanto.

Dopo aver osservato la scena per alcuni minuti Estel lanciò un'occhiata divertita a Legolas e alzò il calice in direzione della coppia, come a brindare alla novità.

L'elfo sorrise a Estel, guardando di tanto in tanto Gilraen e Boromir, divertito dalla piega che stavano prendendo gli eventi.

Dopo cena la ragazza riaccompagnò Boromir nella sua stanza. Prima di salutarlo rimase per un lungo momento a guardarlo, gli occhi fissi in quelli dell'uomo.

Lui ricambiò lo sguardo avvicinandosi lentamente a lei, e quando si trovavano solo a pochi centimetri di distanza deviò, posandole dolcemente un bacio sulla fronte.

"Buonanotte.." mormorò, e dopo aver aperto la porta esitò un momento sulla soglia per lanciarle un'ultima occhiata. Quindi sorrise ed entrò, chiudendo la porta alle sue spalle.

Gilraen rimase per un attimo ad osservare la porta chiusa, pensando all'uomo col quale aveva passato una bellissima serata. Tornò nella sua stanza, cercando di registrare il fatto che finalmente aveva trovato un uomo che le interessava, poi si mise a letto e si addormentò quasi subito.

Boromir era steso sul suo letto, intento a fissare le travi del soffitto. Mille pensieri gli affollavano la mente impedendogli di addormentarsi, primo fra tutti quello di Gilraen. Si rimproverò ancora una volta per quella debolezza: la sua non era una gita di piacere, era giunto fino a lì per trovare l'interpretazione di un sogno, e non uno qualsiasi! Quello stesso sogno avrebbe potuto salvare il suo regno e la sua città, come poteva essere tanto sciocco da lasciarsi distrarre così?

Il gran tumulto nella sua testa si placò all'improvviso, per lasciare spazio a una nuova - quanto spaventosa - consapevolezza: si stava innamorando di lei. E la cosa peggiore era che si stava innamorando in maniera terrificante. Si girò e rigirò a lungo nel letto, cercando di trovare la posizione giusta e di scacciare i troppi pensieri. Riuscì infine a prendere sonno soltanto a notte alta, sopraffatto dalla stanchezza.

 

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