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Percorsi del destino Capitolo 8 Quella sera, mentre si vestiva, Gil non riuscì a soffocare un sorriso. Sentiva dentro di sé che Haldir stava avendo difficoltà nell'intrecciarsi i capelli. Scosse la testa divertita, infilando le scarpe. Non preoccuparti, ti sistemo io le trecce… Il vestito che aveva scelto per quella sera era molto semplice, in seta finemente lavorata, di un cremisi acceso. Lasciava abbondantemente scoperta la schiena e fasciava i fianchi mettendo in risalto la sua figura sottile ma molto forte. Haldir non arrivò che pochi minuti dopo, vestito di un elegante completo grigio adornato da intricati ricami argentei e avvolto in un ampio mantello, ma come al solito la sua acconciatura lasciava decisamente a desiderare. Rimase a lungo sulla porta a guardarla rapito, con un sorriso felice sulle labbra. Sei splendida.. Anche tu…sembri un dono di Manwe… Gli baciò dolcemente le labbra e lo guidò all'interno, facendolo sedere sul letto. Quando ebbe finito di sistemargli le trecce, gli disse:”Dovremmo cominciare a cercare una casa tutta per noi, non credi?” "Dovrebbero esserci un paio di flet liberi, nei pressi del fiume" rispose l'Elfo con un sorriso, "Non so dirti però se sono abbastanza grandi per due persone.. Possiamo dare un'occhiata domani mattina. Oppure farne costruire uno tutto per noi, che ne dici? Nel frattempo puoi trasferirti da me.." Lei lo guardò intensamente, sorridendogli. “Domani andremo a dare un'occhiata, non riesco a dormire senza te, e non voglio vivere in un flet da sola mentre non ne troviamo uno per noi…” "E io non voglio vivere neanche un secondo della mia giornata senza di te" mormorò Haldir, "Mi sento perso quando non sei al mio fianco." Perdendosi negli occhi grigi del suo amato, Gilraen pensò di non essersi mai sentita più completa, più felice e amata. Dopo un po' si diressero verso la festa, avvicinandosi a salutare i Signori di Lorien con un profondo inchino. Galadriel sorrise loro, e non cercò di nascondere una certa soddisfazione nel vederli così uniti. Ormai sentiva entrambi come figli suoi, e l'amore che provavano l'uno per l'altra le riempiva il cuore di gioia soltanto guardandoli. "All'alba troverete ciò che tanto desiderate" disse dolcemente, "Haldir saprà dove." L'Elfo la guardò, evidentemente confuso, ma solo qualche momento dopo sorrise e strinse la mano di Gilraen, per poi chinare la testa in segno di ringraziamento alla sua Signora. Rumil li guardò avvicinarsi e gli sorrise. Lesse nei loro occhi che si erano legati per l'eternità e se ne rallegrò, nessuno più di loro meritava di essere felice. “Vi porgo i miei più cari auguri…io e Orophin sapevamo che avreste deciso di sposarvi, prima o poi…” Gilraen gli sorrise e strinse la mano di Haldir. I tuoi fratelli ti adorano…sono molto dolci… E adorano anche te. Credo che ti considerino come una sorella ormai.. A quel punto Orophin non riuscì a resistere e abbracciò calorosamente entrambi, sorridendo, e con gran sorpresa di Haldir. Suo fratello non era il tipo da lasciarsi andare a certe dimostrazioni d'affetto, di solito. "Ora più che mai sono convinto che i miracoli a volte accadono" ridacchiò Haldir, "Mai perdere la speranza." “Oh anche noi potremmo dire lo stesso!” ridacchiò Rumil lanciando un'occhiata divertita a Orophin. “Prima che tu incontrassi Gilraen eri un brontolone e non sorridevi mai, adesso sei sempre allegro e gentile, non ti abbiamo mai visto così…” "Non ero un brontolone!" protestò subito Haldir con aria offesa, "A differenza di voi due sono sempre stato un Elfo serio e responsabile, ecco tutto." A quelle parole Orophin scoppiò a ridere, nonostante tutti i suoi sforzi di contenersi. Quella frase era stata davvero troppo. “Dai ragazzi, non prendetelo in giro!” lo difese istintivamente Gilraen, che arrossì immediatamente, non si voleva intromettere nei rapporti tra loro. Rumil ridacchiò quietamente nel vedere quel suo comportamento, e non potè fare a meno di aggiungere:” beh non puoi dire che non fosse un brontolone!” Gilraen lanciò un'occhiata al suo amato e annuì, ridacchiando a sua volta. "Oh, mi vendicherò più tardi con te, non temere.." disse Haldir con aria da monello rivolgendosi alla sua amata, "E lo farò con enorme piacere." "Uh!" esclamò Orophin fingendosi scandalizzato, "Non ha appena implicato quello che penso abbia implicato, non è vero?" Per tutta risposta Haldir ridacchiò facendogli una smorfia, e prese per mano la sua Gil. Tornare al flet di Haldir fu una gioia. Entrambi erano esausti, avevano ballato e bevuto idromele, sopportando stoicamente le centinaia di persone che si erano congratulate con loro. Gilraen sfilò velocemente il proprio vestito, e accese alcune candele, prima di sedersi sul letto e guardare il suo guerriero che si spogliava lentamente. "Ricordi vero.." esordì l'Elfo con aria indifferente mentre si spogliava, senza guardarla, "..che ti attende la mia tremenda vendetta per esserti schierata dalla parte di quei due mascalzoni?" Ancora non la guardò, intento a sfilare lentamente i pantaloni, e si impose di non sorridere con enormi sforzi. Lei sorrise, ma poi s'impose di tornare seria e lo guardò con occhi imploranti. “Spero che il mio signore sia abbastanza compassionevole...” Haldir la guardò facendo il possibile per assumere un'aria severa, nonostante fosse piuttosto divertito e soprattutto completamente nudo ed evidentemente molto ben disposto nei confronti della ragazza. "Mi sento in dovere di ricordarti che il tuo signore è un Elfo.. e in quanto tale potrebbe decidere di torturarti per tutta la notte senza sforzo alcuno.." A quel punto, però, proprio non riuscì ad impedirsi di sfoderare un ghigno a metà fra il perfido e il divertito, e incrociò le braccia davanti al petto fermandosi a pochi passi dal letto. Un lampo d'interesse guizzò negli occhi della ragazza, che sollevò un sopracciglio con aria divertita stendendosi languidamente sul letto. “Se hai in mente il genere di torture che ho capito mi converrà fare la monella più spesso…” "Ah, non è necessario" disse Haldir recuperando la posa severa di qualche momento prima, "Torturo anche su richiesta." detto questo annuì solennemente e si avvicinò ancora, guardandola negli occhi, per poi restare in piedi accanto al letto aspettando che fosse lei a fare la prima mossa. Lei sentì quello che Haldir aveva in mente e tornò a sedersi sul bordo del letto. Gli prese una mano e baciò le punte delle dita, mordicchiandole sensualmente. Avendo cura di non toccargli il viso, baciò e leccò il collo, tracciando una linea fino al suo forte petto muscoloso, godendo nel pensare che quell'elfo meraviglioso era tutto suo. Scese lentamente fino all'ombelico e poi ancora più giù, sorridendo quando sentì il suo amato inalare profondamente e trattenere il fiato. Chiamando a raccolta tutto il suo autocontrollo Haldir si impose di reprimere l'istinto di carezzarle i capelli e rimanere del tutto immobile, le braccia abbandonate lungo i fianchi. Abbassò lo sguardo, incontrando gli occhi di Gilraen, e si rese conto che stava respirando a strappi e tremando per il desiderio. Ma ancora non si mosse, lasciando a lei il controllo della situazione. E non gli spiaceva affatto. Sentendo il piacere che provava il suo Haldir, lei decise di continuare il giochino e così continuò a baciare e leccare le sue zone più sensibili. Quando sentì che il suo amato era vicino all'orgasmo, Gilraen aumentò il ritmo dei suoi movimenti, utilizzando anche le mani. L'Elfo le afferrò istintivamente i capelli mentre gettava indietro la testa estasiato, e cercò senza successo di reprimere un gemito. Una volta recuperato un minimo di controllo abbassò di nuovo lo sguardo, cercando di ritrarsi. "Gil.." Lei si allontanò lentamente, sistemandosi meglio sul letto e guardandolo con occhi scintillanti e le labbra tumide e lucide. Haldir la osservò per qualche momento, finché la raggiunse sul letto e si stese sopra di lei appoggiandosi sui gomiti per non pesarle troppo. "Non so come riesci a farmi perdere il controllo così ogni volta.." mormorò per poi abbassarsi a leccare quelle labbra invitanti, premurandosi di succhiarle e mordicchiarle leggermente di tanto in tanto. Allacciando le mani dietro il collo dell'amato, Gilraen godette di quel contatto così intimo con il suo amato, chiudendo gli occhi e lasciando a lui il controllo della situazione. Sentendola così rilassata l'Elfo sorrise, e si ritrasse interrompendo momentaneamente le sue attività. "Preferisci che ti torturi senza pietà.." sussurrò con aria maliziosa, "..oppure essere ai miei ordini?" “Sono ai tuoi ordini, mio Signore…”. Gli lanciò uno sguardo di sfida e un sorrisetto malizioso, aspettando di sapere cos'aveva in mente. Lui sollevò un sopracciglio, sorridendo in modo decisamente poco rassicurante, e si stese al fianco della ragazza poggiandosi su un gomito. Senza una parola la osservò a lungo, godendo della vista di quel corpo perfetto che adesso apparteneva a lui, e a lui soltanto. Infine prese una mano di Gilraen guidandola fino al suo seno, e lì la abbandonò per poi guardarla intensamente negli occhi. "Accarezzati per me." Con sguardo impenetrabile, la ragazza prese un capezzolo tra le dita e cominciò a stuzzicarlo. S'impedì di gemere con un grande sforzo di volontà:era una vera e propria sfida e non l'avrebbe persa… Anche Haldir dovette chiamare a raccolta tutta la sua volontà per non sostituire la mano di Gilraen con la sua, e non si perse neanche un movimento dell'amata mentre la osservava attentamente, mordendosi le labbra di tanto in tanto. Quasi senza rendersene conto si portò una mano al petto e iniziò ad accarezzarsi lentamente, il respiro sempre più rapido e gli occhi fissi su di lei. Gilraen fu investita in pieno dalle sensazioni forti che stava provando il suo amato e questo non fece altro che aumentare la sua eccitazione a livelli insopportabili. Si morse il labbro inferiore, senza staccare gli occhi dal viso del suo Haldir, aspettando le sue prossime istruzioni. Quando l'Elfo si rese conto che lei lo stava fissando alzò lo sguardo. Per lunghi momenti non disse niente e si limitò a passarsi nervosamente la lingua sulle labbra di tanto in tanto, respirando a strappi e guardandola intensamente con occhi carichi di desiderio. Quando infine parlò il tono era basso e autoritario, e gentile allo stesso tempo. "Fallo, Gil." Chiudendo gli occhi, lei eseguì lentamente i suoi ordini, gettando la testa indietro sul cuscino, stringendo i denti per non emettere nemmeno il più piccolo dei suoni. Sarebbe stato lui a provocarli, se lo avesse voluto. Haldir seguì con lo sguardo la mano di Gilraen con un mezzo sorriso soddisfatto sulle labbra, e le si avvicinò. Indugiò con gli occhi nei suoi per qualche momento, e si abbassò su di lei per tracciare una scia dal suo collo fino al seno con la punta della lingua, avendo cura di non toccarla affatto con le mani. "Non fermarti" mormorò prima di rimettersi al lavoro baciando e leccando entusiasticamente il seno della ragazza. La ragazza gli lanciò un'occhiata di disappunto, ma non si lamentò apertamente. Sentiva che la cosa gli piaceva, anche se lei non poteva dire lo stesso, non le piaceva prendere ordini e per di più detestava non essere trattata con dolcezza e amore. "Perché non lo dici?" le sussurrò dolcemente l'Elfo alzando la testa per guardarla, e così dicendo posò una mano sulla sua inducendola a fermarsi. “Perché sento che a te piace…e non voglio rovinarti tutto…” rispose lei, come se fosse la cosa più normale del mondo. A quelle parole Haldir scosse leggermente la testa, tornando a stendersi accanto a lei. Si premurò di coprire entrambi e la tirò a sé per abbracciarla stretta, posandole un bacio sulla fronte. “A me piace stare con te…solo non…in questo modo, mi piace che tu mi accarezzi, che mi baci, che mi mostri il tuo amore…” mormorò lei, sentendosi colpevole. “Io voglio continuare…non volevo…” "Lo so.. ma non hai fatto niente di sbagliato" rispose dolcemente Haldir, "..e non devi sentirti in colpa. Sono io a doverti delle scuse." “Davvero?” Lei gli sorrise e gli si avvicinò, poggiando le labbra sulle sue, prima accarezzandole dolcemente e poi intensificando il bacio, lasciandogli sentire la sua passione. Quando lui si ritrasse la guardò a lungo negli occhi, e infine sorrise mentre le accarezzava i capelli e le guance. "Ti amo tanto, lo sai?" “Lo so…anch'io ti amo…” Poggiando di nuovo la testa sul cuscino, lo tirò su di sé, e lo baciò di nuovo, sentendo la passione che l'infiammava. Questa volta Haldir la baciò a lungo sul collo con dolcezza, scendendo di tanto in tanto fino alle spalle, prima di catturare di nuovo le sue labbra prendendole il viso fra le mani. Si sentiva ancora un pò in colpa per ciò che era successo qualche minuto prima, ma si era ripromesso di farsi perdonare riempiendola di baci e tenerezze e iniziò subito a tener fede al suo proponimento. “Non sentirti in colpa…lo so che non l'hai fatto con cattiveria…” mormorò lei con un sorriso, tirandolo verso di lei per un altro lungo bacio, intrecciando le mani nei suoi capelli dorati. La mattina seguente, Gilraen si svegliò all'alba. Haldir era seduto sul letto accanto a lei, si era già vestito e aveva portato del pane caldo, della frutta e del burro per la loro colazione. Sorridendogli, la ragazza gli diede un dolce bacio del buongiorno, e cominciò a vestirsi. Quando furono entrambi seduti al piccolo tavolo, lei ricordò quello che aveva detto la Signora la sera prima. “A cosa si riferiva Galadriel ieri?” "Diciamo che mi ha suggerito un itinerario per la nostra passeggiata" rispose lui sorridendo con aria birichina, e prese un morso dalla sua mela senza aggiungere altro, guardandola negli occhi. Gilraen mangiò alcune more e del pane, cercando di leggere nella mente del suo amato. Con suo grande disappunto notò che lui stava lottando per nasconderle i suoi pensieri, e si chiese quale fosse il motivo di tanta segretezza. Dopo colazione, i due s'incamminarono su un sentiero poco frequentato. Proseguirono su quella via per alcuni minuti, finché Haldir la prese per mano e svoltò in direzione del fiume, sorridendo fra sé e sé. Si fermò quando giunsero a una piccola radura, al centro della quale svettava un imponente Mallorn dal fitto fogliame. L'Elfo la condusse sotto l'albero, e sussurrò con un sorriso: "Alza lo sguardo.." Quando lei alzò gli occhi, vide un grosso flet, dov'era stata costruita una graziosa casetta, seminascosta dai rami. “E' bellissimo qui…” sussurrò, osservando attentamente la zona circostante, e chiedendosi come dovesse essere svegliarsi in quel paradiso tutti i giorni. "Sono felice che ti piaccia" sorrise Haldir cingendole i fianchi per tirarla a sé, "..dal momento che si tratta di casa nostra.." Lei lo guardò per un lungo momento, gli occhi grandi dalla sorpresa. In un attimo capì il motivo del silenzio del suo amato, e gli sorrise, abbracciandolo stretto. "Intendo iniziare oggi stesso a portare qua le nostre cose" disse lui dopo averla baciata dolcemente sulle labbra, "I miei fratelli hanno promesso di darmi una mano." “Ma certo…ti aiuterò anch'io, quando cominciamo?” sorrise lei entusiasticamente, incapace di staccare gli occhi da quella stupenda casa. "Immediatamente!" rispose allegramente Haldir, "Ma prima vieni con me.. voglio mostrartela" Detto questo si arrampicò agilmente sul flet, e attese che anche Gilraen fosse salita per aprire la porta. La casa era piuttosto grande, c'erano due stanze da letto, una cucina, una stanza da bagno, e una piccola sala da pranzo. “Qui metteremo il nostro letto” cominciò lei, girando per la casa e indicando punti ben precisi. “Lì vorrei che ci fosse una libreria e un paio di comode poltrone, lì metteremo una grande vasca…” Notando il divertimento dell'amato, lei gli corse incontro, abbracciandolo con entusiasmo. “Sono contentissima…” "Lo vedo!" ridacchiò Haldir, "E lo sento.. Ma discuteremo dopo della disposizione dei mobili, affare fatto? Voglio iniziare subito a preparare le cose essenziali da portare qui, al resto ci penseremo con calma. Quello che mi interessa ora è dormire qua con te questa notte.." Per tutta la mattina e il pomeriggio, Rumil, Orophin, Gilraen e Haldir furono impegnatissimi con il trasloco. La ragazza si era accordata con i fratelli, che distrassero Haldir fino alla sera. Nel frattempo lei aveva apparecchiato la tavola per due, acceso varie candele e disseminato petali di rosa nella stanza, in un percorso che guidava fino al letto. Si era impegnata a cucinare varie pietanze, come biscottini, una torta alla frutta, spezzatino e patate, e il tutto aspettava solo di essere assaggiato. Mentre infilava un lungo vestito di un celeste chiarissimo, il suo stomaco rumoreggiò, ricordandole che non mangiava da quella mattina. Sedette al tavolo e sorrise quando Haldir entrò in casa. “Bentornato a casa, amore mio…” Quando aprì la porta Haldir per poco non lasciò cadere a terra la bottiglia di idromele che gli aveva dato poco prima suo fratello Orophin. Guardò Gilraen con aria sbigottita, chiedendosi se ciò che vedeva fosse realtà o solo la sua immaginazione. Quando infine realizzò che sì, era tutto vero, quasi si commosse. "Gil.. ma come.." mormorò, incapace di dire altro. “Volevo festeggiare la nostra prima notte in questa casa, in un modo…speciale…mi ci è voluto un po' ma spero che ti piaccia…” sorrise lei, alzandosi lentamente. L'Elfo le si avvicinò, cogliendo l'occasione per abbandonare la bottiglia sul tavolo, e quando si trovò faccia a faccia con l'amata le prese il viso fra le mani, posando due occhi umidi e più innamorati che mai nei suoi. "Grazie.." sussurrò, "Grazie per essere al mio fianco." “Sarò al tuo fianco per tutta l'eternità perché ti amo più della mia vita…” sussurrò lei in risposta, prima di posare le labbra sulle sue per un bacio col quale volle mostrargli tutto il suo amore. Il fuoco crepitava allegramente nel fuoco, e le due figure strette in un caldo abbraccio erano illuminate solo dalla luce tremula delle candele. Nei loro occhi c'era un amore profondo. Un amore che sarebbe durato per sempre. The end |
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