Percorsi del destino

Capitolo 7

Era ormai giunto il giorno tanto atteso per Minas Tirith e per tutto il regno di Gondor: il giorno delle nozze di Re Elessar e Lady Arwen. Molti ospiti erano arrivati da ogni angolo della Terra di Mezzo per presenziare all'evento, e a palazzo regnava una piacevole atmosfera di euforia generale. Le cameriere si affaccendavano qua e là ridacchiando e parlottando fra di loro, e qualcuno si era già alzato per la colazione. Solo Boromir non sembrava poi così su di giri, e dopo aver passeggiato a lungo avanti e indietro su un ampio balcone decise che non vedeva l'ora che fosse tutto finito. Il sole era appena sorto e già ne aveva abbastanza. Non si preoccupò neanche di andare a svegliare Aragorn quella mattina, come era sua abitudine, e preferì invece far preparare dei vassoi con la colazione e consegnarli di persona a sua cugina e al suo amato. Magari un pò di buona compagnia gli avrebbe risollevato il morale.

Qualcuno bussò alla porta.

Gilraen si vestì in fretta e porse dei pantaloni ad Haldir prima di aprire.

“Boromir!Vieni entra!” esclamò lei quando lo vide, aiutandolo coi vassoi.

Li sistemarono su un tavolino e poi lei ebbe finalmente la possibilità di studiare il suo volto.

Sapeva che quel giorno sarebbe stato male e avrebbe avuto bisogno di lei e senza una parola lo strinse forte a sé, accarezzandogli la schiena e i capelli.

"Spero di non disturbare" disse il gondoriano dopo aver salutato anche Haldir, "Non ho quasi chiuso occhio stanotte.. Faramir è uscito presto per delle commissioni e non ne potevo più di stare da solo.. mi sembra che non sia più casa mia a volte." scrollò lievemente le spalle e accennò un sorriso, per poi indicare i vassoi: "Vi lascio alla vostra colazione. Il pane e i biscotti sono ancora caldi."

Gil gli prese la mano trattenendolo.

“Vuoi restare con noi? Lo sai che ci fa sempre piacere la tua compagnia!”

Gli sorrise e poi lanciò un'occhiata ad Haldir, sperando che anche al suo amato facesse piacere e che cercasse di convincere suo cugino.

"Tu, piuttosto, hai già fatto colazione?" domandò l'Elfo al gondoriano, che scosse la testa.

"Bene" proseguì Haldir mentre andava a sedersi, "Allora sarò lieto di dividere la mia con te. Siedi."

Boromir scosse la testa sorridendo, e dopo un'occhiata alla cugina andò a sedersi a sua volta senza protestare.

Fecero allegramente colazione tutti insieme , ridendo e scherzando e Gilraen fu felice di vedere che suo cugino sembrava essere tornato di buon umore.

Ad un tratto un servitore bussò alla porta e avvisò tutti che la cerimonia avrebbe avuto inizio tra un ora.

Porse a Gil un vestito che le era stato inviato da Lady Arwen, che sapeva che la ragazza non aveva potuto portarne uno da Lothlorien.

Lei rimase a guardare Haldir e Boromir con espressione un po' sorpresa.

Il gondoriano si limitò a scrollare le spalle, e dopo aver posato un bacio sulla guancia della cugina e sorriso a Haldir si avviò alla porta: "Di sotto si staranno chiedendo che fine ho fatto. Ci vediamo più tardi."

Gilraen era seduta tra Haldir e Rumil, e accanto a loro sedeva Orophin.

Il vestito verde pallido di raso e seta le calzava perfettamente.

Lo aveva indossato, nonostante la generosa scollatura, solo su insistenza di Rumil.

Durante tutta la cerimonia aveva tenuto la mano ad Haldir, sorridendogli di tanto in tanto.

Entrambi sapevano che il momento di tornare a casa era quasi arrivato.

Lei e l'elfo avevano parlato a lungo di Boromir e Aragorn, e quando Gilraen si accorse del dolore negli occhi di Boromir che guardava il suo amato andare in sposo ad Arwen, lanciò un'occhiata triste ad Haldir e scosse la testa.

Faramir aveva preso posto accanto al fratello, e di tanto in tanto si voltava a guardarlo con aria preoccupata. Boromir, dal canto suo, stava facendo di tutto per mostrarsi impassibile, ma in cuor suo non vedeva l'ora che fosse tutto finito. Quando gli ospiti vennero chiamati nella sala dei banchetti il gondoriano pensò bene di dileguarsi, cercando un pò di pace su un balcone nell'ala opposta del palazzo. Ben presto Faramir lo raggiunse per portargli qualcosa da mangiare, e rimase con lui nel caso ci fosse stato bisogno di un pò di supporto morale.

Gilraen, Haldir e i suoi fratelli si avvicinarono ai novelli sposi e gli fecero gli auguri consegnandogli i doni mandati da Lady Galadriel e Lord Celeborn.

Su insistenza di Rumil e Orophin, Haldir e Gilraen cominciarono a ballare una danza lenta, e ben presto scomparvero tra le altre coppie.

La mattina seguente Haldir si svegliò di buon'ora e rimase a lungo assorto a guardare Gilraen, sorridendo. Si alzò facendo il possibile per non svegliarla, e si affacciò alla finestra stiracchiandosi.

La ragazza si girò lentamente a guardare il suo amato.

Era bellissimo, il corpo statuario e i riflessi del sole negli occhi grigi e sui capelli biondi lo facevano assomigliare a un dio.

Capiva benissimo come mai ogni volta le bastava anche solo un suo tocco per farla sciogliere e perdere in un mondo di piaceri.

“Non sai quanto sei attraente in questo momento…” mormorò lei, sorridendo quando lui si voltò a guardarla.

"Non volevo svegliarti.." si scusò l'Elfo mentre andava a sedersi sul letto accanto alla sua amata, "Come posso farmi perdonare adesso?" mormorò guardandola intensamente negli occhi, e così dicendo fece scivolare lentamente una mano sotto le coperte..

La passione che sentiva il suo amato l'investì con forza e lei sorrise maliziosamente.

“Cos'hai in mente amore mio?” chiese lei fingendo un'aria angelica.

L'Elfo non rispose, ma sollevò un sopracciglio e sorrise quando la sua mano giunse a destinazione. Rabbrividì quando Gilraen chiuse gli occhi rapita, e dopo aver scostato le coperte si stese accanto a lei senza smettere di accarezzarla. Non voleva perdersi neanche un suo sospiro e la osservò attentamente, abbassandosi di tanto in tanto per baciarle il collo e le spalle o per tracciare con la lingua il contorno delle sue labbra, ritraendosi con aria birichina quando lei cercava di baciarlo.

Visto che lui non voleva essere toccato, Gil gli rivolse un sorrisino malizioso e chiuse gli occhi, concentrandosi sul suo corpo e le sensazioni che l'elfo le stava donando.

Quando poco dopo le sue carezze si fecero più insistenti e le attenzioni di Haldir si spostarono anche verso il suo seno, lei non potè evitare di gemere piano, sentendo che l'elfo stava sorridendo contro di lei.

Ben presto il mondo si dissolse in un vortice di colori quando il piacere l'invase, pervadendola di sensazioni così forti che quasi gridò, tremando convulsamente.

"Sei bellissima" le sussurrò Haldir in un orecchio, e si soffermò a mordicchiarle il lobo con entusiasmo prima di guardarla negli occhi e reclamare le sue labbra con ardore.

Lei rispose al bacio con passione e gli accarezzò i capelli prima di concentrarsi sulle orecchie.

Succhiò delicatamente la punta di un orecchio mentre con le dita accarezzava quella dell'altro.

A quel contatto l'Elfo tremò, e si lasciò sfuggire un gemito. Chiuse gli occhi e la lasciò fare, carezzandole lentamente la schiena con una mano mentre con l'altra le sfiorava la punta di un orecchio per vendicarsi.

Lei gemette piano contro il suo collo, mentre lo mordicchiava e subito dopo baciava e leccava i punti in cui l'aveva morso per non lasciare segni.

All'improvviso Haldir afferrò una mano di Gilraen, e la guardò negli occhi mentre la guidava lentamente oltre il suo stomaco. Quando lei iniziò a carezzarlo chiuse gli occhi, lasciando la mano su quella della ragazza per accompagnarla nei movimenti, e si morse le labbra mentre gettava la testa indietro, i capelli biondi sparsi disordinatamente sul cuscino.

Sorridendo alla reazione del suo amato, la ragazza lentamente cominciò a baciare e leccare il suo corpo dal collo fino allo stomaco.

Lì si fermò per un attimo guardando il viso sconvolto dal piacere dell'elfo e poi scese ancora di più, lavorando d'impegno sulle sue zone più sensibili.

Haldir afferrò istintivamente i capelli di Gilraen, e iniziò ad accompagnare i suoi movimenti con il bacino mentre la osservava con sguardo bruciante di passione, gemendo occasionalmente quando le sue attenzioni si facevano più insistenti.

Il ritmo della ragazza crebbe d'intensità, mentre le sue mani accarezzavano quelli che sapeva essere i punti più sensibili del corpo dell'elfo.

Qualche minuto dopo Haldir sussultò all'improvviso, e inarcò la schiena con un gemito soffocato quando si sentì sopraffare da ondate di piacere che attraversarono tumultuosamente tutto il suo corpo lasciandolo ansante e tremante, gli occhi chiusi e le mani ancora intrecciate nei capelli della sua amata.

Lentamente lei risalì e appoggiò la testa sul petto del suo amato, ascoltando il suo cuore che batteva ancora furiosamente.

Gli accarezzò i capelli e posò tanti piccoli baci sul suo viso, sorridendogli quando lui aprì gli occhi.

“Ti amo…”

"Ti amo anch'io.." sussurrò l'Elfo sulle sue labbra per poi baciarle a lungo, dolcemente, e ritrarsi solo per la necessità di respirare alcuni minuti dopo.

"Sei la cosa più bella che mi sia mai capitata, Gil."

“Anche tu lo sei…mi sono sempre fidata di te e so che non mi tradiresti mai…ti affiderei la mia vita senza pensarci due volte…”

Gli prese il viso tra le mani e guardandolo negli occhi gli sorrise dolcemente, carezzandolo lentamente.

"Mmmh.. all'inizio proprio non mi sembrava che la pensassi così.." la punzecchiò lui sorridendo, "..ma correggimi pure se sbaglio.."

“Ma cos'avrei dovuto pensare? Mi puntavi la freccia alla testa e poi mi hai quasi stritolato i polsi!” si difese lei con veemenza.

“Per non parlare di quando ti ho visto con quell'elfa…mi hai spezzato il cuore…”

L'Elfo sospirò accettando in silenzio la sconfitta, per poi guardarla con aria da monello e immobilizzarle i polsi, stendendosi su di lei.

"Anche ai migliori capita di sbagliare" ridacchiò, "Piuttosto ammetti che adesso mi adori.. confessalo.."

Lei ricambiò il sorriso da monella e gli rispose per le rime:”Io adorare te? Casomai è il contrario, Tu adori me!”

Haldir finse di pensarci su per qualche momento e infine disse, fingendo un'aria indifferente e cercando di reprimere un sorriso: "Uhmm sì.. a volte.."

Gilraen ridacchiò e senza dargli il tempo di reagire gli saltò addosso, facendogli un solletico spietato, ridendo a sua volta.

"Gil" mormorò Haldir scuotendo delicatamente la ragazza, "Gil, svegliati"

Sorrise quando la vide aprire gli occhi, e si chinò su di lei per il bacio del buongiorno prendendole il viso fra le mani. Scosse la testa divertito quando vide che la ragazza si stava ancora stiracchiando insonnolita e si alzò fingendosi esasperato, tuttavia riuscendo poco credibile.

"E' l'ora di alzarsi, pigrona! Torniamo a casa."

Dopo essersi strofinata gli occhi nell'intento di scacciar via il sonno, Gil infilò i suoi vestiti da viaggio e pettinò i capelli.

Quando Haldir fu pronto, gli intrecciò i capelli ed entrambi scesero nel salone principale, dove li attendevano Rumil e Orophin, intenti a chiacchierare con Boromir e Faramir.

I due fratelli salutarono con affetto la coppia e li accompagnarono fino alle stalle, dove alcuni servitori si stavano occupando di sellare i loro cavalli e caricare i bagagli.

"Prometto che verrò presto a farvi visita" disse Boromir sorridendo, dopo aver abbracciato affettuosamente la cugina.

“Ci conto…mi mancherai moltissimo” mormorò lei guardandolo.

"Anche tu" disse dolcemente l'uomo, "Ma giuro sul mio onore che ci rivedremo appena possibile"

"Non crederai di andare a Lorien senza di me, vero fratellone?" domandò Faramir sollevando un sopracciglio con aria oltraggiata.

"No di certo! Sei praticamente la mia ombra, quindi temo che sarò condannato a sopportarti anche in vacanza ." replicò Boromir divertito, guadagnandosi una smorfia dal fratello. Dopo aver abbracciato con affetto anche Haldir e gli altri due estrasse qualcosa da una tasca della tunica e fece cenno alla ragazza di avvicinarsi, per poi prenderle una mano. Le consegnò una piccola medaglia d'argento, con delle scritte elfiche incise su un lato e il simbolo di Dol Amroth sull'altro.

"Ho cercato a lungo, e confesso che non è stato facile" disse, "Apparteneva a tua madre."

La medaglia luccicava nella mano della ragazza, che stette a guardarla per un attimo, emozionata.

“Grazie” mormorò, prima di lanciarsi al collo del cugino e abbracciarlo forte, e dopo averlo lasciato sorrise a Faramir e abbracciò anche lui.

"Buon viaggio."

"E fate attenzione!" aggiunse Faramir sorridendo. Quando furono montati in sella i due fratelli si fecero da parte per lasciarli passare, e rimasero sulla porta delle stalle a guardarli mentre si allontanavano.

Quando si fermarono per pranzo, Gil mangiucchiò un pezzetto di lembas, seduta su una roccia un po' distante dagli altri, continuando a guardare il medaglione di sua madre.

Nel vederla così assorta Haldir aveva pensato che la sua amata volesse stare un pò da sola, e non la aveva disturbata. Quando ebbe finito di mangiare, tuttavia, non riuscì ad impedirsi di andare da lei e sedette al suo fianco, porgendole con un sorriso la sua fiaschetta.

“Grazie!” sorrise lei, bevendo un sorso d'acqua.

Carezzò una guancia del'amato dolcemente, senza staccare lo sguardo dal suo.

“Mi mancheranno…però sono contenta di tornare a casa nostra…”

"Anche a me manca molto il Bosco d'Oro" annuì Haldir, "E non vedo l'ora di trascorrere un pò di tempo in tranquillità con te.."

A quelle parole Gil non potè fare a meno di abbracciarlo stretto, chiudendo gli occhi e perdendosi nel familiare profumo del suo amato.

Quando arrivarono ai confini di Lorien, Gilraen si guardò attorno per qualche momento.

Gli alberi sembravano silenziosi ma sapeva che vi erano appostate numerose sentinelle.

Sorrise tra sé e sé quando molte di loro scesero a omaggiare il proprio capitano e i suoi fratelli.

I quattro s'incamminarono in direzione di Caras Galadhron, ancora piuttosto lontana, ma era scesa la notte ed erano esausti dal lungo viaggio, per cui si fermarono a riposare in una radura illuminata dai pallidi raggi lunari.

Si erano sistemati sui flet di solito utilizzati dalle guardie.

Rumil e Orophin avevano deciso di sistemarsi ad un po' di distanza da Gil e Haldir, in modo da lasciare un po' d'intimità alla coppia.

Haldir era seduto sul bordo del flet, e si guardava attorno sorridendo fra sé e sé. Gli erano mancati i suoi alberi, il sussurrare del vento fra le foglie e i rumori del bosco. Gli era mancata casa sua. Sospirò contento, e tanto era preso nel godersi quell'atmosfera familiare che non sentì Gilraen arrivare silenziosamente dietro di lui.

Sedette dietro di lui, sorridendo fra sé e sé quando il suo amato sussultò.

Mise le braccia intorno alla sua vita e appoggiò la testa sulla sua schiena.

Sapeva a cosa stava pensando. Le era bastato guardare l'espressione trasognata sul suo volto per capire che era felice di essere a casa sua.

Per la prima volta anche lei si sentiva a casa, un luogo dove non veniva bollata come diversa, un luogo di pace e amore, dove la vita scorreva tranquilla e dove aveva trovato l'amore della sua vita. Di lì a poco si sarebbero trasferiti in un flet più grande e allora avrebbe avuto una casa vera, finalmente.

"Siamo fortunati" sussurrò l'Elfo dopo qualche momento, "Non credo che in tutta la Terra di Mezzo alcun luogo possa eguagliare la bellezza del nostro bosco. E siamo ancora più fortunati perché possiamo viverci insieme."

“Lo so…io mi ritengo molto fortunata proprio perché ho te…ti amo tanto, lo sai questo?” gli sussurrò lei all'orecchio, carezzandogli i morbidissimi capelli biondi.

"E tu lo sai che ti amo terribilmente ?" sussurrò l'Elfo, che poi ridacchiò fra sé e sé e aggiunse: "Non credi sia giunto il momento di mettere su casa insieme?"

“Sarebbe una cosa bellissima…ma credi di riuscire a sopportarmi?” ridacchiò lei in risposta.

Anche se non l'aveva dato a vedere, era felicissima che Haldir gliel'avesse proposto.

"Sicurissimo" rispose lui sorridendo, e si sdraiò sul flet tirando giù con sé anche la ragazza, per poi prenderla immediatamente fra le braccia e posarle un bacio sulla fronte.

"Ti piacerebbe vivere vicino al fiume?"

Lei ci pensò su solo per un momento.

S'immaginò una piccola casetta su un flet costruito tra i rami più alti di un grosso mallorn, nascosta tra le fronde e protetta da sguardi indiscreti.

“Moltissimo…”

"Allora è deciso." disse solennemente Haldir, che si era nel frattempo premurato di coprire entrambi con il suo mantello, "Riposa ora.. sarai stanca."

La mattina seguente i quattro si rimisero in marcia e solo dopo qualche ora raggiunsero il flet dei Signori di Lothlorien.

Lord Celeborn prese la mano della sua amata nella sua e sorrise, contento di rivedere quegli elfi ai quali teneva come se fossero figli suoi.

"Porto i saluti di Re Elessar e di Lady Arwen" disse Haldir, inchinandosi al cospetto dei suoi sovrani, "E i loro ringraziamenti. Hanno gradito molto il vostro dono."

Galadriel gli sorrise benevolmente, facendogli cenno di alzarsi.

"Ti ringrazio Haldir, e spero che il soggiorno a Gondor sia stato piacevole. Non nego, però, che molto abbiamo sentito la vostra mancanza."

"In tutta onestà anch'io ero impaziente di fare ritorno al Bosco d'Oro" confessò Haldir con un sorriso, "Mi è mancato molto."

“E al Bosco d'Oro è mancato il valoroso capitano dei Galadhrim” disse Celeborn alzandosi in piedi e avvicinandosi all'amico.

“A lungo abbiamo guardato nello specchio per assicurarci che voi non foste in pericolo. Questa sera è stato organizzato una festa in vostro onore”

Guardando a lungo il valoroso capitano e la giovane elfa che aveva stregato il suo cuore, chiese.

“C'è qualcosa che vorreste chiedermi?”

Gilraen lo guardò con gli occhi spalancati, spostando alternativamente lo sguardo da Celeborn ad Haldir, e lasciando la parola a quest'ultimo.

Possibile che Lord Celeborn avesse letto nella sua mente che volevano una nuova casa?

A quella domanda Haldir annuì sorridendo.

"Io e Gilraen abbiamo deciso di vivere insieme" disse senza esitazioni, "E prima di qualsiasi altra cosa vi domando la vostra benedizione."

Dama Galadriel, che aveva osservato a lungo e con attenzione la coppia, spostò lo sguardo sul consorte e annuì lentamente.

“Voi conoscete le nostre usanze. Il matrimonio tra elfi è qualcosa di sacro, un vincolo eterno che mai potrà essere spezzato. Io e la mia adorata moglie vorremmo concedervi un bagno nella sacra fonte della primavera. Ricordate però che se deciderete di legarvi in matrimonio anche le vostre anime saranno una cosa sola…”

Lord Celeborn li congedò con un sorriso ma prima che Haldir andasse via gli mormorò:”Recatevi alla fonte questo pomeriggio. Sarà il nostro regalo di nozze…e questa sera avremo un motivo in più per festeggiare…”

Detto questo gli sorrise dolcemente e si allontanò con la sua consorte.

Una volta sceso dal flet dei Signori di Lorien Haldir prese la sua Gilraen per mano, e rimase silenzioso mentre si dirigevano a casa. Di tanto in tanto sorrideva fra sé e sé lanciandole una rapida occhiata, e sembrava piuttosto soddisfatto della conversazione con Lord Celeborn e Dama Galadriel.

Lei sentiva la felicità dell'amato dentro di sé ma non aveva ben capito quello a cui si riferivano i Signori di Lorien.

Si limitò a seguire il suo amato, fermandosi davanti alla porta del suo flet, in attesa di sapere cosa fare.

"Siedi con me" le disse dolcemente Haldir, "Ci sono alcune cose di cui dobbiamo parlare."

Lei sedette accanto all'elfo, sulla radice del grosso mallorn sul quale era stato costruito il suo flet.

“A cosa si riferiva Lord Celeborn? “

"A pochi viene concesso l'onore di un bagno nella fonte della primavera" spiegò Haldir, "Si tratta di un antico rito di purificazione, che ha il potere di scacciare dolore e ricordi negativi legati al passato. E' considerato un grande onore, e si dice che celebrare il proprio matrimonio in quel luogo lo renda sacro e assicuri all'unione la benedizione dei Valar."

“Matrimonio?” mormorò lei, gli occhi grandi dalla sorpresa.

Gli prese lentamente la mano stringendola tra le sue, e sorridendogli, sopraffatta dall'emozione, incapace di dire altro.

"Matrimonio." confermò Haldir sorridendo, per poi avvicinarsi ancora a lei e accarezzarle una guancia.

"Vuoi sposarmi?" sussurrò, perdendosi negli occhi della sua Gilraen.

“Si…” sussurrò lei, prima di tirarlo a sé e abbracciarlo.

A quel contatto Haldir chiuse gli occhi sorridendo, e la strinse forte fra le braccia. All'improvviso tutti i lunghi anni che aveva già vissuto gli sembrarono vuoti se comparati a quel singolo momento, e si rese conto che lei, la sua Gilraen, era riuscita in un istante a dare un senso a una vita intera.

“Quando avevate intenzione di dircelo?” ridacchiò Rumil spuntando da dietro un grosso mallorn insieme ad Orophin.

Gilraen li guardò e gli sorrise.

“Me lo ha chiesto solo in questo momento! Siete i primi a saperlo…”

Senza badare all'occhiataccia che gli aveva lanciato Haldir, l'elfo si avvicinò ancora di più alla ragazza e le sorrise, tendendo le braccia verso di lei.

“Posso avere l'onore di abbracciare quella che presto sarà una mia nuova sorella?”

Senza esitare neppure un attimo, lei lo strinse forte, felice come non mai.

Quando vide che lei aveva versato qualche lacrima, Rumil le chiese gentilmente:”Perché piangi?”

“Sono…felice. Per la prima volta in tutta la mia vita ho trovato una casa, una famiglia che mi vuole bene e la mia anima gemella…”

Carezzandole la schiena lentamente, Rumil lanciò un'occhiata ad Haldir e mormorò:”Sei fortunato, fratello mio. Non capita tutti i giorni di trovare una creatura meravigliosa come lei…”

L'Elfo ricambiò l'occhiata e non cercò neanche di impedirsi di sorridere, felice com'era. Orophin gli si era nel frattempo avvicinato, passandogli un braccio attorno alle spalle, e aveva osservato la scena evidentemente emozionato.

"Sono felice per voi" disse a un certo punto, sorridendo a Gilraen, "E basta guardarvi per vedere che siete fatti l'uno per l'altra."

“Grazie…” mormorò lei con un sorriso, avvicinandosi a Orophin per abbracciarlo con affetto.

“Beh è ora di lasciare la coppia ai preparativi per le nozze!” esordì Rumil ad un tratto.

“Hai avvisato Gil che se ti sposa dovrà sopportarti per l'eternità, che dividerete i pensieri e le emozioni?” ridacchiò prima di andar via, allontanandosi con un ghigno divertito quando vide l'occhiataccia che gli aveva lanciato il fratello.

Quando furono soli, la ragazza si avvicinò al suo amato e gli chiese, un po' dubbiosa:”Come sarà la cerimonia?”

Haldir ridacchiò sommessamente, e le cinse i fianchi tirandola a sé.

"Non temere, andrà tutto bene. I miei Signori ti diranno cosa fare."

Lei si limitò ad annuire e poi domandò:”Hai già in mente il giorno?”

"Naturalmente" rispose l'Elfo cercando di reprimere un sorriso, "E' oggi."

Lei sgranò gli occhi dalla sorpresa.

“Oggi? Ma Haldir, perché tanta fretta?”

Non ebbe tempo di continuare a protestare però, infatti la Signora di Lorien le aveva parlato nella mente, chiedendole di raggiungerla al suo flet.

“Devo andare da Lady Galadriel…” disse, ancora perplessa, prima di allontanarsi.

Quel pomeriggio Haldir si preparò con cura prima di uscire, e bussò da Gilraen con in volto il più radioso dei sorrisi.

La ragazza aveva indossato un lungo abito verde pallido che le era stato regalato da Galadriel.

La dama le aveva spiegato il modo in cui gli elfi si sposavano ed era un po' nervosa per la solennità del momento.

Sorrise all'amato e prese il braccio che le aveva offerto, lasciandosi guidare in un dedalo di sentieri, perdendo ben presto l'orientamento.

Quando arrivarono alla fonte i Signori di Lorien li stavano già aspettando e Haldir si inchinò brevemente in segno di saluto, troppo emozionato per riuscire a dire qualsiasi cosa. Poi spostò lo sguardo sulla sua Gilraen e sorrise prendendole la mano per stringerla nella sua.

Galadriel non si impedì di sorridere a sua volta alla vista di tanto amore, e si avvicinò alla coppia al fianco del suo consorte.

“Siamo qui per darvi la nostra benedizione. Questa fonte è sacra, avrete anche la benedizione dei Valar…” disse Celeborn prima di abbracciare entrambi e allontanarsi con la sua Galadriel.

Haldir li seguì con lo sguardo finché sparirono fra gli alberi, e quando si voltò di nuovo a guardare la ragazza indugiò a lungo con gli occhi nei suoi. Lentamente le si avvicinò, e iniziò a spogliarla senza alcuna fretta.

"Ti senti pronta?" mormorò sorridendo, ben cosciente del fatto che gli tremavano le mani per l'emozione, nonostante si stesse preoccupando che Gilraen fosse tranquilla e pronta ad affrontare quel passo così importante.

Galadriel le aveva spiegato che il matrimonio tra gli elfi era molto più sacro, ma meno pomposo, di quello tra gli umani.

Consisteva in un rito nel quale all'atto d'amore fisico veniva unita una formula ancestrale di amore incondizionato ed eterno.

“Si…” sorrise lei, slacciando lentamente i bottoni della tunica dell'amato.

"Anch'io" le sussurrò lui dolcemente prima di far scivolare giù il vestito della ragazza e rivelare tutta la perfezione della sua pelle bianchissima. Abbassò lo sguardo per un momento, accarezzandole lentamente le braccia, per poi perdersi di nuovo nei suoi occhi.

Lei gli sorrise e lo aiutò a togliere pantaloni e stivali, poi gli prese la mano e insieme s'incamminarono verso la fonte a pochi metri da loro.

L'acqua era tiepida e sembrava ribollire leggermente. Intorno alla fonte crescevano piante stranissime e fiori che la ragazza non aveva mai visto ma che sprigionavano un profumo incantevole.

Haldir fu il primo ad entrare in acqua, e quando vide che la ragazza era rimasta fuori la incoraggiò ad imitarlo con un sorriso.

"E' una sensazione stranissima" disse dolcemente, prendendo le mani della ragazza e piegando la testa su un lato, "Vieni.."

Quando fu immersa nell'acqua fino alle spalle, fu come se un brivido la percorresse.

Chiuse gli occhi, rilassandosi a quel contatto, e in pochi istanti sparirono tutti i brutti ricordi.

Vide passare davanti ai suoi occhi una serie d'immagini, la sua infanzia, la solitudine che aveva provato, il senso di abbandono, l'uomo che aveva approfittato di lei a Gondor.

Quando li riaprì si sentiva una persona nuova, come se fosse rinata.

Sorrise ad Haldir e mormorò:”E' come se tutte le sofferenze fossero state spazzate via…”

"E' come iniziare una nuova vita" sussurrò l'Elfo, "..insieme."

Le prese il viso fra le mani e sfiorò delicatamente le labbra della ragazza con le sue, socchiudendo gli occhi, prima di baciarla con dolcezza e stringerla a sé.

Aggrappandosi a lui, la ragazza gli cinse il collo con le braccia, perdendosi nella dolcezza di quel bacio.

Quando si staccarono si guardarono intensamente negli occhi per lunghi momenti, prima di baciarsi di nuovo, questa volta con passione.

All'improvviso Haldir la strinse possessivamente fra le braccia, e si abbassò a sfiorarle il collo e le spalle con le labbra, carezzandola occasionalmente con la lingua, tremando di desiderio.

“Ti amo…” mormorò lei tra i sospiri, rabbrividendo di piacere.

"Anch'io.. più che mai" le sussurrò l'Elfo in un orecchio, per poi mordicchiarne delicatamente il lobo mentre la guidava verso la riva senza staccarsi da lei, continuando a stringerla forte fra le braccia.

Una volta sulla riva, l'elfo la stese sull'erba soffice e lei lo guardò per qualche momento.

Come sempre quando lo vedeva così le sembrava un dio nella sua perfezione, era quasi luminoso, i capelli biondi gl'incorniciavano il viso dai lineamenti delicati, e anche se non ne era consapevole irradiava forza e potenza.

Gli bastava indurire un po' il viso per incutere timore, e lei ridacchiò al pensiero della prima volta in cui l'aveva visto, ripensando a quanta paura aveva avuto, anche se era stata troppo orgogliosa per volerglielo ammettere.

"Che cosa c'è?" mormorò dolcemente Haldir, chino su di lei per accarezzarle il viso, sorridendo con aria incuriosita.

“Pensavo che ti basta indurire un po' lo sguardo per incutere timore…quando ti ho visto la prima volta mi hai terrorizzata, ma non lo avrei mai ammesso!” rispose lei sorridendo, posandogli un dolce bacio sulle labbra.

"Sei riuscita a nasconderlo bene, in questo caso.." le sussurrò l'Elfo sulle labbra, "E adesso? Ti faccio ancora paura?" mentre diceva queste parole fece scivolare la mano fino a un seno di Gilraen, e iniziò a carezzarlo lentamente senza mai rompere il contatto con i suoi occhi, con un mezzo sorriso sulle labbra e i lunghi capelli chiarissimi trasformati in tanti sottili fili d'oro da un riverbero della luce del sole.

“No…” mormorò lei, lanciandogli uno sguardo che espresse amore incondizionato.

Gli carezzò il forte petto muscoloso, risalendo fino a sfiorargli il collo e poi un'orecchio, e infilando la mano tra quei capelli morbidi e lisci come la seta che tanto adorava, tirandolo a sé per baciarlo, prima dolcemente e poi in maniera più intensa, con molta passione.

Quando i baci si fecero più urgenti Haldir si spostò su di lei, sorreggendosi sui gomiti per non pesarle troppo, e approfittò della posizione per sfiorarle le orecchie, insistendo soprattutto sulla punta. Si ritrasse con un sorriso quando la sentì tremare, e continuò a carezzarla dolcemente osservando le sue reazioni.

Lei lo guardò con occhi scuri dal desiderio, e improvvisamente lo tirò a sé, mordicchiandogli il lobo dell'orecchio e poi succhiandone delicatamente la punta, sorridendo tra sé e sé quando sentì un gemito del proprio amato.

L'Elfo catturò nuovamente le labbra della ragazza, questa volta con urgenza. Quando si ritrasse, ansimante, per la necessità di respirare la guardò intensamente negli occhi, e mormorò sorridendo: "Sei sicura di volerti legare a me per sempre? Lo vuoi?"

“Si, lo voglio…non c'è niente che io voglia di più…” sussurrò lei in risposta, senza staccare gli occhi dai suoi.

Emozionato per l'intensità di quel momento Haldir la strinse a sé chiudendo gli occhi, e li riaprì solo dopo averla baciata ancora una volta. In quel momento più che mai la desiderava ardentemente, e sapeva che anche per lei era lo stesso; lo percepiva distintamente, riusciva a sentire la passione di Gilraen come se fosse stata la sua. Senza alcun bisogno di chiederle conferme, sapeva che era il momento giusto. Posò gli occhi nei suoi, e si guardarono a lungo con tanta intensità che l'Elfo si ritrovò a rabbrividire. Senza rompere quel contatto sorrise dolcemente, carezzandole i capelli, e un momento prima di spingersi dentro di lei le sussurrò sulle labbra il suo giuramento: "Con questo atto mi lego a te, Gilraen, per tutta l'eternità."

Chiudendo gli occhi per l'intensità del momento, Gilraen si trovò a rabbrividire, stringendosi all'elfo che da quel momento era diventato il suo compagno per l'eternità.

" Amin mela lle Gilraen.. ten'oio " mormorò Haldir, la voce poco più che un soffio, ma sapeva che la sua amata l'avrebbe sentito. Rimase immobile stringendola forte a sé, godendosi quel contatto, e come mai prima di allora si sentì una cosa sola con lei.

Amin mela lle” gli disse Gilraen nella mente, sorridendo quando l'altro la guardò con aria sorpresa.

Si, riesco a parlarti nella mente molto più facilmente adesso, e riesco a sentire quello che provi come se fosse dentro di me…

Haldir chiuse gli occhi sorridendo, e poggiò la fronte su quella della sua amata lasciando che fosse quello che provava a parlare per lui, mentre iniziava a muoversi con ritmo lento e regolare tenendola stretta.

Mille sensazioni e pensieri affollavano la mente della ragazza. Poteva chiaramente sentire quello che provava e che pensava Haldir in quel momento, e si limitò ad accarezzargli la schiena e i capelli, un sorriso contento stampato sul viso.

Poco a poco l'Elfo aumentò il ritmo dei suoi movimenti, e dopo averla guardata a lungo negli occhi si abbassò a baciarle il mento e il collo, mordicchiandola di tanto in tanto e sfiorandole 'casualmente' la punta delle orecchie con le dita. Tremò con lei e non riuscì ad impedirsi di sorridere, stringendola a sé ancora più forte.

Quando le prime ondate di piacere la pervasero, lei non riuscì a impedirsi di gridare più volte il nome del suo amato, stringendosi a lui, aggrappandosi alle sue spalle, e inarcando violentemente la schiena.

L'Elfo sussultò, investito dalle sensazioni che stava provando la sua Gilraen, e per la prima volta nel corso della sua lunga vita si ritrovò a gridare di piacere. E non gridò una parola qualsiasi o un suono incoerente ma gridò il suo nome, mentre violenti spasimi attraversavano tutto il suo corpo scuotendo fino alle fondamenta del suo stesso essere.

Rimasero abbracciati per quella che sembrò un'eternità.

Gilraen riusciva a sentire il senso di appagamento, serenità e felicità che pervadeva il suo amato.

Dovremmo tornare e prepararci per la festa…

Haldir sorrise a occhi chiusi, carezzandole lentamente i capelli, e dopo qualche momento alzò la testa per guardarla.

Mai ho avuto l'ardire di sperare che i Valar mi avrebbero concesso un dono tanto prezioso, prima di incontrarti..

Dopo un po' i due si rivestirono a vicenda, lentamente, scambiandosi tenerezze.

Mentre stavano tornando nei rispettivi flet, una luce fortissima li abbagliò, e avviluppò la ragazza.

Gilraen per un attimo rimase accecata, e quando riuscì ad aprire gli occhi, si accorse che Haldir non era più al suo fianco.

Davanti a lei stava una dama bellissima, i lunghi capelli argentei che le scendevano morbidamente sulle spalle, e gli occhi di un azzurro molto intenso.

Sembrava emanare una luce propria, tanto era meravigliosa.

Non ci fu bisogno che lei spiegasse. Gilraen sapeva che si trattava della dea Elbereth.

Quando la luce scomparve, la ragazza si trovava di nuovo accanto ad Haldir, che la guardava con occhi spalancati dalla sorpresa e dalla preoccupazione.

“Sto bene…” si affrettò a rassicurarlo lei.

Sapeva che la felicità che provava in quel momento si sarebbe riversata sul suo amato, quindi si limitò a sorridergli.

Ho scelto. La dea mi ha concesso il dono della vita eterna…

Senza bisogno di parole Haldir la tirò a sé per abbracciarla, sopraffatto dall'emozione, e quando si ritrasse per guardarla gli occhi gli brillavano di gioia. La baciò d'impeto, sorridendo sulle sue labbra, prima di prenderle la mano e fare ritorno ai loro flet al suo fianco.

 

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