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Percorsi del destino Capitolo 6 Quella sera l'enorme salone del palazzo era gremito di ospiti più o meno importanti, arrivati per l'occasione da ogni angolo della Terra di Mezzo. Boromir e Faramir si premuravano di accogliere i nuovi arrivati e condurli fino alla sala dei banchetti, mentre Aragorn e la sua futura sposa si intrattenevano con Gandalf e gli Hobbit, che erano giunti a Minas Titirh quel pomeriggio. Rumil notò che Haldir e Gilraen erano in un angolo della sala, seduti su un piccolo divano, e come al solito si stavano baciando. Ridacchiando prese due calici di vino e si avvicinò alla coppia porgendoglieli. “Sto cominciando a diventare molto invidioso…credo di avere bisogno di compagnia femminile…” La ragazza guardò il suo amato ed entrambi scoppiarono a ridere. Lanciando uno sguardo a Boromir, lei si rese conto che stava di nuovo guardando Aragorn con un'aria molto triste. Scosse leggermente la testa, non sapendo cosa fare. Fu distratta dall'arrivo di quello che sembrava essere un mago, dalle vesti bianche e i capelli lunghi e soffici. “Haldir… è passato molto tempo… sono molto felice di vedere che finalmente tu abbia trovato la tua anima gemella…” "Gandalf!" lo salutò sorridendo l'Elfo, che si alzò per inchinarsi al cospetto dell'Istari, "Lei è Gilraen" disse indicando la ragazza al suo fianco. Nel frattempo erano arrivati anche Merry e Pipino, che avevano afferrato Boromir per le maniche della divisa trascinandolo con loro. Gil si alzò, inchiandosi al cospetto del mago. Gandalf le sorrise benevolmente prima di parlare. “Sono onorato di fare la tua conoscenza. Conosco Haldir da moltissimo tempo e confesso di non averlo mai visto così. E' felice, i suoi occhi scintillano e sono sicuro che è tutto merito tuo” La ragazza arrossì leggermente, e poi gli sorrise. “Grazie, anche lui rende felice me…” Il mago studiò a lungo la coppia e finalmente disse:”La vostra unione è molto rara…sono molto contento” Dopo qualche minuto di conversazione, li salutò allontanandosi con aria soddisfatta. Non ti dispiace che sappia che stiamo insieme, vero? Haldir sorrise e le lanciò un'occhiata, scuotendo leggermente la testa. Gli Hobbit guardavano alternativamente i due con aria incuriosita, estremamente divertiti: conoscevano poco l'Elfo, ma vederlo così felice e sorridente costituiva una piacevole novità e non si preoccuparono affatto di nasconderlo. "Boromir" Il gondoriano si voltò immediatamente, per trovarsi faccia a faccia con Arwen. "Desidero parlarti" proseguì lei, dopo aver sorriso amabilmente agli altri, "Non ci vorrà molto." L'uomo annuì dopo aver sospirato profondamente, e si allontanò con lei lasciando i piccoletti alle cure di Haldir e Gilraen. I due, dal canto loro, stavano ancora studiando la coppia con interesse. "State molto bene insieme." disse solennemente Pipino dopo alcuni momenti, annuendo con aria grave. “Grazie!” disse lei, scompigliandogli affettuosamente i capelli e posandogli un bacio sulla guancia. “Scommetto che hai moltissime ammiratrici, non è vero piccolo hobbit?” gli sorrise lei, guardando alternativamente lui e Haldir. Aveva conosciuto gli hobbit da poco, ma già gli si era affezionata. "Ne ha eccome!" si intromise Merry ridacchiando, "Più di quante ne meriterebbe" "E' solo invidia la tua!" replicò l'altro divertito, per poi rivolgersi nuovamente a Gilraen: "Vieni anche tu da Lothlorien? E' un luogo bellissimo, non è vero?" “Si, è stupendo…adoro stare lì, quel bosco è veramente bellissimo…” Ma soprattutto adoro stare con te…ho in programma una bella nuotata insieme, amore mio… In realtà io pensavo che dovremmo trasferirci in un flet più grande una volta tornati a casa.. L'Elfo le sorrise con aria maliziosa, e bevve qualche sorso dal suo calice senza staccare gli occhi dai suoi. Dopo aver richiuso la porta dello studio Boromir rimase in piedi guardando Arwen con aria interrogativa e le braccia conserte, senza dire una parola. L'Elfa lo studiò per qualche momento, prima di avvicinarsi a lui e guardarlo negli occhi. "Aragorn è molto turbato" esordì, "Nonostante gli abbia chiesto più volte di parlarmi di ciò che lo affligge, continua a dirmi che va tutto bene quando so che non è così. E sono assolutamente convinta che tutto questo abbia qualcosa a che fare con te, Boromir." "Non te ne parla semplicemente perché la cosa riguarda noi due, e nessun altro." replicò seccamente il gondoriano, mantenendo le distanze. "Sai anche tu quanto è importante per il regno questo matrimonio" proseguì lei con una calma quasi irritante, "Che cosa pretendi, Boromir? Che confessi a tutti il suo amore per te? Credo che tu sappia molto bene quali sarebbero le conseguenze, se lo facesse." "Non gli ho mai chiesto niente del genere, né ho intenzione di farlo." rispose Boromir lanciandole un'occhiata che parlava da sola, "Ma perdonami se a volte mi pesa comportarmi come se nulla fosse. E perdonami se a volte mi irritano i vari commenti a proposito della vostra 'perfetta unione' e dei futuri eredi. Sono umano, Arwen. Non sono perfetto come te." Lei gli lanciò una lunga occhiata inquisitoria, prima di scuotere la testa con aria rassegnata. "Io posso capire come ti senti. Ma tu cerca di capire me, per una volta." disse, "Ho amato intensamente Aragorn e ancora gli voglio molto bene, come potrei volerne a un fratello e anche di più. Non immagini quanto mi ferisce vedere che non si confida più con me come ha sempre fatto.." A quelle parole Boromir la guardò con aria incredula, e scosse la testa a sua volta. "Ti ferisce vedere che non si confida più con te?" disse in tono ironico, "Hai idea di come mi sento io al pensiero che state per sposarvi? O sei troppo presa dal tuo amor proprio per rendertene conto?" Detto questo non le lasciò il tempo di replicare, e dopo un'ultima occhiata uscì dalla stanza sbattendo la porta. Quando Gilraen vide Boromir camminare a passo spedito verso il giardino con il volto sconvolto dalla tristezza, lanciò un'occhiata ad Haldir. Devo andare da lui…sarò di ritorno presto… Lo seguì silenziosamente e andò a sedersi di nuovo accanto a lui. L'uomo tremava dalla rabbia, ma i suoi occhi erano pieni di dolore. Senza una parola, Gilraen lo strinse sé. Se non voleva confidarsi con lei, sperava almeno di poter essere un sostegno, una spalla sulla quale piangere. “Non mandarmi via te ne prego…” sussurrò al suo orecchio, mentre gli carezzava teneramente i capelli. Per tutta risposta Boromir la strinse a sua volta e chiuse gli occhi, cercando di rilassarsi. Raramente lui e Arwen si rivolgevano la parola, e ancora più raramente si trattava di confronti amichevoli. Era sempre lei a cercarlo, ogni volta che a suo dire qualcosa non andava, e come al solito l'uomo si ritrovò a combattere con un senso di bruciante sconfitta, unito alla consapevolezza che non avrebbe mai avuto la sua rivincita. Nella situazione in cui si trovava non poteva permettersela. "Non ho intenzione di mandarti via" mormorò, "Anche se lo volessi non ne sarei capace ora.." Sospirando profondamente, Gilraen continuò ad abbracciarlo, e gli sussurrava all'orecchio dolci parole in elfico. Quando si rese conto che Boromir non riusciva a rilassarsi, mormorò un antico incantesimo, che lo costrinse a calmarsi. Sorrise tra sé e sé, l'uomo non era consapevole del fatto che aveva dovuto fargli un incantesimo, ma in quel momento l'unica cosa che contava era che si era calmato e stava meglio. "Grazie" sussurrò Boromir dopo qualche momento, mentre si ritraeva per guardarla negli occhi, "Mi sento molto meglio adesso.." “Io non voglio condannarti. So di chi sei innamorato e l'unica cosa che m'intristisce è il vederti soffrire in questo modo. Mi dispiace solo di non poterti aiutare…vorrei tanto spazzare via il dolore dalla tua vita ma non è possibile…non ora…così mi limito a starti vicina, sempre se tu lo vuoi…” Lui annuì, e senza una parola la abbracciò di nuovo in cerca di conforto, chiudendo gli occhi. E fu così che li trovarono Aragorn e Faramir qualche momento dopo. I due si fermarono a qualche passo di distanza, senza dire una parola; Boromir non sembrava essersi accorto della loro presenza e trasalì quando infine Aragorn parlò. "Ti stavo cercando." Il gondoriano si voltò a guardarlo, ma non gli rispose. Faramir, dal canto suo, si limitava a guardare alternativamente i due. Dopo aver sorriso a Boromir, sentendosi un'intrusa, Gilraen lo salutò e si dileguò velocemente, tornando dal suo Haldir. Faramir fece lo stesso e rientrò a palazzo, dopo un'occhiata di incoraggiamento al fratello e un'amichevole pacca sulla spalla al suo sovrano. Boromir ancora non sembrava avere alcuna intenzione di rivolgergli la parola, e così dopo aver sospirato profondamente Aragorn andò a sedersi vicino a lui. "So che non è facile per te.. e non sai quanto mi dispiace.." esordì, esitando un momento per cercare le parole adatte. "Non cerco la tua compassione." replicò freddamente Boromir, senza peraltro degnarlo di uno sguardo. "Lo so" annuì l'altro, sospirando. "E' l'unica certezza che ho. Ma non sono ancora riuscito a capire come devo comportarmi per non farti soffrire.." disse, voltandosi per guardare Boromir e indurlo a fare lo stesso prendendogli il viso fra le mani, "Che cosa devo fare?" "Fai quello che ritieni giusto. Non hai nessun dovere nei miei confronti." Aragorn lo lasciò immediatamente, ferito dal tono freddo con il quale gli aveva parlato, e abbassò lo sguardo. "Perché tanto astio nei miei confronti?" mormorò, "Ti giuro che sto facendo il possibile.." "Non ne ho mai dubitato" rispose il gondoriano, "Ma forse sono troppo egoista per accontentarmi delle briciole." Detto questo si alzò e fece per allontanarsi, ma Aragorn lo trattenne per un braccio e gli si parò davanti, guardandolo con aria di sfida. "Sono troppo egoista anch'io" disse, "..per accontentarmi delle briciole. Vuoi che dica a tutti quello che c'è fra noi? Lo farò, se è questo che desideri." "No!" si affrettò a rispondere Boromir, scuotendo energicamente la testa, "Sai bene che non ti chiederei mai una cosa del genere." "Allora dimmi.. che cosa devo fare per renderti felice?" "Non lo so." "Ti amo, Boromir." "Anch'io.." mormorò il guerriero in risposta, in tono quasi rassegnato. Aragorn sorrise, lottando con l'impulso di abbracciarlo lì in mezzo al giardino, e gli fece cenno di seguirlo con aria maliziosa. "Tutto bene?" domandò Haldir quando vide la sua amata rientrare in tutta fretta, guardandola con aria preoccupata. Incapace di trattenersi, Gilraen sospirò profondamente e dopo essersi fatta promettere che avrebbe mantenuto il segreto, raccontò tutto al suo amato. “Ti prego… non lo dirai a nessuno, vero?” "Te lo prometto" annuì Haldir, "E giuro che non avrei mai immaginato niente del genere.. conosco Aragorn da molto e non.. beh, in ogni caso spero che si sistemi tutto." Detto questo le offrì il suo braccio, e sorrise: "Mi concedete questo ballo o preferite una tranquilla passeggiata al riparo da occhi indiscreti, madama?" Lei gli lanciò uno sguardo da monella, e senza rispondere prese il suo braccio e lo condusse nel giardino. Quando l'elfo si fu sistemato su una piccola panchina, la ragazza sedette sulle sue ginocchia, le braccia allacciate dietro il collo del suo amato. Lo guardò intensamente negli occhi per qualche momento prima de prendergli il viso tra le mani e posargli un dolce bacio sulle labbra, sussurrandogli tutto il suo amore per lui. L'Elfo sorrise e catturò le labbra di Gilraen in un lungo bacio, stringendola a sé. Aragorn e Boromir, che stavano nel frattempo attraversando il giardino a tutta velocità, si fermarono per un momento a guardarli, sorridendo. Si lanciarono un'occhiata divertita, per poi lasciarli soli e dirigersi alle scuderie. Gilraen aveva visto i due guerrieri insieme e lei e Haldir si guardarono con complicità. Erano felici, sembrava che tutto si fosse sistemato di nuovo. Cominciò ad accarezzare il viso e i capelli di Haldir quasi inconsciamente, pensando al loro futuro. “Ci pensi mai a cosa faremo una volta tornati a casa?” "Ci penso spesso" rispose lui con aria assorta, "E tanto per cominciare voglio trasferirmi con te in un flet più grande.. su questo non ho dubbi. Beh, sempre se a te sta bene, naturalmente.." le sorrise e la guardò con aria vagamente interrogativa, in attesa di una sua risposta. Lei gli carezzò dolcemente una guancia e sorrise in risposta. “Certo che mi sta bene! Senza di te non riesco più a dormire, lo sai benissimo…e mi manchi anche se mi stai lontano per pochi minuti…” "Bene" mormorò Haldir, "Perché ho una proposta per te.. e se accetterai credo proprio che dovrai trascorrere molto del tuo tempo con me, una volta tornati a casa." Detto questo fece una pausa, con il solo scopo di incuriosirla ulteriormente, e si schiarì la voce. "La nostra Signora mi ha consegnato qualcosa per te, qualche giorno prima della nostra partenza.. mi ha chiesto di parlartene a tempo debito, e credo che sia giunto il momento." proseguì, "Si tratta di una divisa.. dei guardiani Galadhrim." Lei lo guardò con occhi grandi dalla sorpresa. “Mi accettate nei Galadhrim? Sul serio? Ma tu non hai mai voluto donne tra i tuoi guerrieri…” Se fosse entrata nel corpo di guardia e lui glielo avrebbe permesso sarebbero potuti stare sempre insieme, avrebbero sorvegliato i confini di Lothlorien se lui l'avesse voluta nella sua pattuglia… L'Elfo ridacchiò fra sé e sé, scuotendo la testa divertito. "Sono stato io a chiederlo." disse sorridendo, per poi posare un bacio sulla guancia della sua amata e guardarla negli occhi. “Vorresti davvero passare tutto il tuo tempo insieme a me? Se fossimo nella stessa pattuglia…” senza staccare lo sguardo da quello del suo amato, si chiarì la voce e gli confessò:”Mi piacerebbe moltissimo…sarebbe molto bello restare insieme tutto il giorno, proteggerci a vicenda e tornare a casa insieme, esausti dopo una giornata di duro lavoro…” Prese il suo viso tra le mani e gli posò un delicato bacio sulle labbra. “Ti amo…” "Anch'io.. e tanto anche.." sussurrò l'Elfo, per poi guardarla con aria birichina e aggiungere: "Sarai terribilmente stanca... non pensi che sia ora di andare a dormire ?" Lei ridacchiò e senza una parola gli prese la mano e lo guidò fino alla loro stanza. La mattina seguente, quando aprì gli occhi, vide che Haldir si era già vestito. Sbadigliò e si strofinò gli occhi, e poi mormorò:”Hai fretta?” "Ho incontrato Aragorn poco fa, e mi ha detto che oggi è giorno di mercato a Minas Tirith" rispose lui sorridendo, "Vi accorrono commercianti da ogni angolo del regno, per vendere le loro erbe e spezie. Pensavo che ti sarebbe piaciuto farci un salto." Lei gli sorrise pigramente e si alzò, cominciandosi a vestire. Aveva ancora molto sonno quando scesero all'ingresso, quella notte aveva dormito poco. "Buongiorno!" li salutò Boromir sorridendo, "Desiderate mangiare qualcosa prima di uscire?" Gilraen gli rivolse un sorriso e poi ridacchiò :”Ho un sonno tremendo… hai qualche alimento miracoloso che possa farlo passare?” "Beh, di sicuro hanno preparato dei biscotti deliziosi questa mattina. Non so se serviranno a svegliarti un pò, ma certamente vale la pena assaggiarli." Detto questo l'uomo ridacchiò a sua volta e li condusse fino alla sala da pranzo, dove si premurò di dare disposizioni affinché venisse portata la colazione per la coppia. In quel momento arrivò Aragorn, che si inchinò scherzosamente al cospetto della ragazza e sorrise a Haldir. "Avete deciso di scendere in città, dunque?" “Si, siamo curiosi di vedere questo mercatino…” rispose lei. Dopo colazione, lei e Haldir si avviarono per le stradine di Minas Tirith camminando mano nella mano. Quando arrivarono al mercatino si stupirono del fatto che ci fosse così tanta gente, e cercarono di restare uniti, inconsapevoli del fatto che un paio d'occhi li stavano scrutando avidamente. Un paio di ragazzini spinsero la coppia, che si separò. Gilraen si guardò intorno, rendendosi conto di non vedere più Haldir nelle sue immediate vicinanze. Tutto quel caos le impediva di sentirlo e di concentrarsi per chiamarlo con la mente. I suoi pensieri furono interrotti da una mano che le fu premuta sulla bocca. Fu trascinata in un vicolo secondario, e velocemente disarmata. L'uomo la spinse duramente con la schiena contro il muro e per la prima volta lei riuscì a vederlo in volto. Sbiancò immediatamente quando ricordò l'episodio che l'aveva portata a contatto con quegli occhi. Quell'uomo era ancora un ragazzo quando aveva cercato di violentarla. Allora era riuscita a fuggire, nonostante l'avesse ferita, grazie all'aiuto di alcuni popolani. Stavolta sembravano essere soli. Lui le aveva legato le mani e i piedi e la teneva per le spalle. I nodi erano stretti e i suoi ripetuti tentativi di liberarsi avevano solo peggiorato la situazione. I polsi sanguinavano a causa della frizione con la corda, e per puro divertimento l'uomo le diede un forte pugno su una guancia che la fece cadere al suolo. Gil sputò un grumo di sangue ma s'impose di non gridare e di non lasciargli vedere che stava soffrendo. Sapeva che questo lo avrebbe solo eccitato di più. “Non ti conviene chiamarlo” le disse l'uomo, con voce rauca dal desiderio. Lei distolse lo sguardo e lui ridacchiò, convinto di averla definitivamente terrorizzata. Con un coltello le tagliò la parte anteriore della tunica, strappando via gli ultimi brandelli di tessuto che nascondevano il seno della donna, e la guardò avidamente, prima di ferirla leggermente vicino ad un capezzolo. Respirando a strappi, e cercando di nascondergli il dolore che stava provando, Gil provò di nuovo a chiamare Haldir con la mente, sperando che lui la sentisse e che potesse aiutarla. L'uomo non sembrava essersi accorto di nulla e la costrinse ad alzarsi, appendendola per i polsi a un gancio che si trovava vicino la parete. Quando lei si rese conto che lui stava per tirarle via i pantaloni, scalciò con tutta la sua forza, sapeva che urlare non sarebbe servito a niente, erano tutti al mercatino, e quel violetto sembrava isolato. Divertito da quella reazione, lui le strappò via anche i pantaloni, abbassando contemporaneamente i suoi, e rivelando la sua eccitazione. Le infilò una mano sudicia tra le gambe, notando che lei stava ricordando il passato e che provava la stessa paura di una volta ed era incapace di reagire. Con la punta del pugnale tracciò i contorni del suo stomaco, graffiandole a sangue l'interno di una gamba, completamente concentrato nel guardare il sangue che scendeva tra le gambe della sua preda. Nel frattempo Haldir stava cercando disperatamente Gilraen in mezzo alla folla, senza risultati. Sapeva che qualcosa non andava. Lo sentiva. Spaziò rapidamente con lo sguardo fra i popolani, sentendosi sempre più angosciato, finché si fermò bruscamente. Gilraen lo stava chiamando. Nonostante il caos del mercato, le spinte della gente e le grida dei venditori, cercò con tutte le forze di concentrarsi e chiederle dove si trovava. Aiutami…aiutami… Continuava a chiamare Haldir con la sua mente, ripetendogli dove si trovava come un mantra. L'uomo era concentrato a tagliuzzarle le varie parti del corpo, mentre Gilraen aveva gli occhi chiusi cercando di non perdere i sensi, altrimenti Haldir non l'avrebbe mai trovata. Non appena lo sentì avvicinarsi aprì gli occhi, e lo vide avvicinarsi silenziosamente a lei. Stai attento è molto pericoloso. Prendilo di sorpresa, ha un pugnale e io sono legata non riuscirei a schivarlo… Haldir considerò in fretta la situazione, e si guardò intorno. Scivolò silenziosamente dietro alcune botti di legno che si trovavano a qualche metro di distanza da Gilraen e il suo aggressore, ed estrasse il suo pugnale. Solo un momento dopo si gettò addosso all'uomo, rotolando con lui nel vicolo polveroso, e gli premette la lama contro la gola mentre cercava di disarmarlo. Tuttavia il gondoriano si dimostrò più scaltro del previsto, e riuscì a cogliere Haldir di sorpresa con una ginocchiata nello stomaco, approfittando della sua momentanea distrazione per togliergli il pugnale e lanciarlo a diversi metri di distanza. Ma prima che potesse rendersene conto si ritrovò a mani vuote, la lama della sua stessa arma premuta contro la gola. "Alzati" gli ringhiò Haldir, mentre lo strattonava per farlo rimettere in piedi. Quando si fu rialzato l'Elfo lo spinse contro il muro vicino senza troppi complimenti, lanciandogli un'occhiata gelida mentre gli si avvicinava minacciosamente. A quel punto l'uomo ebbe la malaugurata idea di ribellarsi e tentare la fuga, solo per accasciarsi al suolo un istante dopo, quando Haldir lo colpì prima nello stomaco e poi in testa, con violenza sufficiente a fargli perdere i sensi almeno per la prossima mezzora. Dopo essersi affrettato a legare il gondoriano Haldir si precipitò da Gilraen, e impallidì quando la vide sanguinante. “Sto bene…” cercò di dire lei debolmente, prima di perdere i sensi, sopraffatta dal dolore e dalla perdita di sangue. "Gil!" la chiamò disperatamente lui, per poi scuotere la testa ed esaminare le varie ferite con aria grave. Non poteva curarla in mezzo alla strada. Lanciò una breve occhiata all'uomo accasciato poco distante e si rese conto che non avrebbe potuto lasciarlo lì, ma ciò che gli premeva maggiormente era occuparsi di Gilraen, e così la prese in braccio ed uscì di nuovo nella via principale, guardandosi attorno. Scorse due guardie reali che stavano pattugliando la zona e così, dopo avergli spiegato brevemente l'accaduto, si diresse a tutta velocità a palazzo con Gilraen ancora priva di sensi fra le braccia. Si sarebbero occupati loro di quell'uomo. Quando riaprì gli occhi, Gilraen faticava a ricordare quello che era successo. Si guardò attorno brevemente quando tutti gli avvenimenti di quella mattina le tornarono alla mente con prepotenza e lei richiuse gli occhi con un gemito. Sentì che qualcuno le stringeva la mano e si girò a guardare. “E' tutto finito, non preoccuparti sei al sicuro con noi…” le disse Rumil sorridendole. “Dov'è Haldir?” riuscì a chiedere lei “E' stato con te tutto il tempo, abbiamo dovuto addormentarti con un incantesimo perché le ferite ti avrebbero fatto male e lui aveva bisogno che tu stessi assolutamente ferma mentre ti curava. Ora è dai tuoi cugini, credo che dovrebbe tornare a momenti” L'elfo quasi non finì la sua frase perché il fratello aprì la porta ed entrò nella stanza. Salutandoli con un sorriso, Rumil decise di lasciarli soli, avevano molto di cui discutere. Gilraen non aveva il coraggio di guardare Haldir. Non sapeva ancora se sarebbe riuscita a raccontargli quello che era successo e il panico e il terrore che l'avevano assalita. Sospirò profondamente e richiuse gli occhi. L'Elfo sedette accanto al letto, e prese a carezzarle i capelli in silenzio. Voleva assolutamente rassicurarla sul fatto che mai, per nessun motivo al mondo, l'avrebbe abbandonata. Sarebbe stato per sempre al suo fianco e non gli importava di sapere cosa era successo in quel vicolo, se lei non si sentiva di parlarne. Gli bastava saperla sana e salva. “Non sono stata capace di difendermi…”mormorò lei debolmente. “Era lo stesso uomo che mi aggredì tanti anni fa. Sono rimasta paralizzata dall'orrore che ho provato…” Scosse la testa, maledicendo la propria debolezza. “Non sono riuscita a difendermi da sola…ti capisco se non mi accetterai più tra i Galadhrim…” "Quell'uomo è in catene, ora" disse dolcemente Haldir, "E' rinchiuso nelle segrete, non ti farà mai più del male.. E sono più convinto di prima di volerti nei Galadhrim." Si abbassò per baciarle la fronte e le sorrise, scendendo ad accarezzarle le guance. "Ti amo tanto, sai? Non immagini quanto sono felice di averti qui sana e salva.. ho avuto paura." “Mi vergogno moltissimo di quello che è successo…non avrei dovuto permettergli di prendere il sopravvento…lo conoscevo già e sapevo che se avesse visto che mi stava spaventando e che stavo soffrendo si sarebbe solo eccitato di più…” disse lei con un filo di voce. Lo guardò poi con aria preoccupata:”Lo hai detto anche a Boromir e Faramir?” Si chiese come avrebbe potuto guardarli di nuovo in viso. "Gil, ho dovuto.." rispose Haldir con una punta di dispiacere nella voce, "Come potevo chiedere loro di rinchiuderlo senza dare alcuna spiegazione?" In quel momento bussarono alla porta, e Boromir fece capolino nella stanza. Salutò Haldir e sorrise quando vide che Gilraen si era svegliata. "Sono passato per portarti dei vestiti, i tuoi sono in pessime condizioni" disse mentre posava gli indumenti sopra la cassapanca, per poi avvicinarsi al letto: "Come ti senti?" “Malissimo” mormorò lei evitando lo sguardo del cugino. “In questo momento vorrei solo sparire dalla faccia della terra…” A quelle parole Haldir sospirò, e Boromir la guardò senza capire. "Perché parli così?" mormorò il gondoriano dopo qualche momento, evidentemente preoccupato. “Non mi è facile accettare quello che è successo…mi vergogno, avrei dovuto difendermi e non ne sono stata capace…” Spostò lo sguardo su Haldir e gli disse:”Lo so che vuoi tenermi nei Galadhrim solo perché così potremmo stare insieme ma non me lo merito…se non so difendere nemmeno me stessa come potrei difendere Lorien?” "Gil" sussurrò l'Elfo, prendendo una mano della ragazza fra le sue, "Ti voglio nei Galadhrim perché credo in te, perché ho fiducia nelle tue capacità, perché so che ne sei all'altezza. In caso contrario avrei potuto chiederti semplicemente di accompagnarmi nei miei turni di guardia, non pensi?" Lei si limitò a stringere la mano dell'elfo, senza staccare gli occhi dai suoi. Un barlume di speranza cominciava a farsi strada dentro di lei. Forse non tutto era perduto, del resto Haldir era ancora al suo fianco… Boromir era rimasto in disparte per dare modo alla coppia di parlare in tranquillità, e venne quasi travolto da Faramir quando quest'ultimo irruppe nella stanza come un ciclone. "Non ti hanno insegnato a bussare?" ridacchiò il gondoriano scuotendo la testa, per poi lanciare un'occhiata divertita a Haldir e Gilraen. "Oh.. beh, chiedo perdono.." balbettò Faramir, resosi conto della sua maleducazione, "..ma Rumil mi ha detto che si è svegliata e.." "Non preoccuparti" ridacchiò Haldir, "Sei perdonato." "Grazie!" esclamò il ragazzo con un largo sorriso, e andò a sedersi sul letto accanto alla cugina. Gilraen ridacchiò quietamente a quella scena. Faramir assomigliava moltissimo a Rumil dal punto di vista caratteriale. “Grazie a te…hai portato con te un ventata di allegria…” "Non posso che esserne felice!" rispose lui, prima di posarle un sonoro bacio sulla guancia e porgerle un sacchettino pieno di biscotti evidentemente razziati dalle cucine, con un ghigno da monello dipinto in volto. "Ah, ormai dubito che questo furfante cambierà mai.." sospirò Boromir, al quale non era affatto sfuggito il sacchettino di dubbia provenienza, fingendosi rassegnato. Lanciò uno sguardo a Haldir, che dal canto suo sembrava estremamente divertito e ridacchiava fra sé e sé scuotendo la testa. Gilraen guardò i biscotti, inizialmente indecisa. Quando si rese conto che aveva effettivamente fame, ne prese uno e cominciò a sgranocchiarlo, sorridendo a Faramir . Poco dopo gli restituì il bacio sulla guancia e porse un biscotto ad Haldir. “Vi ringrazio…non so come avrei fatto senza di voi” mormorò, gli occhi scintillanti per l'emozione, guardando i tre uomini che si davano tanto daffare per compiacerla e farle tornare il sorriso sulle labbra. "Siamo al vostro completo servizio, mia signora!" esclamò Boromir inchinandosi scherzosamente, e le si avvicinò per salutarla con un bacio sulla fronte. "Io devo tornare al mio lavoro, ma Faramir può tenerti compagnia se lo desideri." le disse sorridendo, "Ho lasciato aperta la porta che conduce alle mie stanze, nello studio c'è una libreria enorme che ti piacerà certamente, se come lui adori la lettura. Fatti accompagnare se ti va di leggere qualcosa. Io sono nello studio di Aragorn se c'è bisogno di me." Gil gli rivolse un dolcissimo sorriso e gli diede un bacio sulla guancia. “Ti ringrazio…” Lo guardò mentre usciva, quell'uomo così dolce e premuroso che si trasformava in un intrepido guerriero quando la situazione lo richiedeva. Lui che soffriva tanto era andato da lei premurandosi di farla stare bene. Desiderava ardentemente che potesse essere felice un giorno, anche se sapeva che sarebbe stato molto difficile. Sospirò profondamente e poi posò lo sguardo su Haldir, prendendogli la mano e guardandolo intensamente. Anche lei aveva visto la paura nei suoi occhi, paura per lei. Aveva cercato di rassicurarlo nel vicolo, ma aveva perso i sensi all'improvviso e non ricordava più niente. Quello di cui era certa era che l'elfo non si era mai allontanato da lei, l'aveva curata e accudita. Molti uomini al suo posto non l'avrebbero più voluta nel dubbio che in quel vicolo fosse stata disonorata. L'unica cosa che importava ad Haldir era la sua vita, il suo benessere e la sua felicità. Si considerava fortunata ad avere un compagno come lui. Inizialmente non aveva osato sperare di essere ricambiata, le sembrava impossibile che un elfo pieno di ammiratrici come lui potesse scegliere una semplice viandante, una mezz'elfo come lei. Ma da quando si erano baciati la prima volta avevano vissuto momenti magici insieme, proteggendosi a vicenda, spalleggiandosi e condividendo tutto. Avevano entrambi qualità empatiche molto forti per cui sentivano i sentimenti, le paure e le ansie dell'altro, ma potevano anche parlarsi con la mente, e molti elfi gli invidiavano questa capacità. Gli sorrise dolcemente, senza staccare gli occhi dai suoi. “Ti amo…” L'Elfo restituì il sorriso, e portò una mano al volto di Gilraen per scostare una ciocca di capelli e carezzarle affettuosamente una guancia. "Ti amo anch'io" sussurrò dopo qualche momento, "Tanto." Qualche ora dopo, Gilraen e Haldir erano rimasti soli nella grande stanza. Faramir gli aveva fatto compagnia, facendoli ridere a crepapelle, poi era stato chiamato da un servitore perché suo fratello Boromir aveva bisogno di parlargli. La ragazza si sentiva già bene perché il suo amato l'aveva curata del tutto, anche se non voleva che lei si alzasse dal letto. “Mi sento inutile qui!” aveva protestato, ma con scarsi risultati. Gli lanciò un sorrisino malizioso e mormorò:”Se non posso alzarmi…che ne dici di farmi compagnia? Distenditi accanto a me…” "Questo te lo posso concedere." annuì Haldir, ridacchiando divertito. Sedette sul bordo del letto per togliere gli stivali, e quando si fu steso dietro Gilraen la tirò immediatamente a sé per abbracciarla. "Lo sai che non ti lascerò mai, per nessun motivo al mondo?" “Lo so…per me è la stessa cosa… anche se a volte ti sei comportato da arrogante e prepotente con me!” ridacchiò lei, ricordando le prime volte che si erano visti, quando lei lo detestava con tutta sé stessa. "Ma mi sono fatto perdonare poi! Non negarlo!" protestò scherzosamente l'Elfo, "Dopo sono sempre stato adorabile nei tuoi confronti! Ammettilo!" “Va bene, va bene lo ammetto…” ridacchiò lei, prima di tornare seria e avvicinarsi a lui. “Sei adorabile…ti amo tanto…” sussurrò contro le sue labbra. Invece di risponderle con mere parole Haldir preferì posarle un delicato bacio sulle labbra, per poi indugiare a lungo con gli occhi nei suoi. Infine sorrise, e sussurrò: "Ma come farei senza di te?" “Sai cosa amo di te?” chiese lei all'improvviso. “Il fatto che sai essere spietato e freddo quando vuoi ma con me sei dolcissimo e premuroso, sempre galante e protettivo…il fatto che sei onesto, che non sai mentire e sei assolutamente leale ai tuoi signori…” Ridacchiò e poi continuò:”Per non parlare del fatto che sei bellissimo…mi sono sempre chiesta come mai un elfo bello e desiderato come te avesse scelto una semplice mezz'elfa come me…” Per tutta risposta Haldir scosse brevemente la testa, e disse sorridendo: "Ti amerei alla follia anche se fossi umana, Gil. Mi sono innamorato di ciò che sei, il resto non ha alcuna importanza per me." Detto questo distolse lo sguardo e si rabbuiò per un momento, facendosi improvvisamente serio. "Gil.." mormorò, "E' da molto che ci penso ormai.. non sono sicuro di voler andare avanti senza di te, se.." non terminò la frase ma si fermò di colpo e sospirò, facendo il possibile per sorridere. "Non ha importanza. Ci penseremo più avanti." “Cosa volevi dirmi?” Non le era sfuggito il suo repentino cambio di umore, cosa rara per Haldir. Aggrottò le sopracciglia in attesa che lui parlasse. E voleva che lui le dicesse qual'era il problema, a costo di dover restare lì per sempre. "Non avrei dovuto parlartene.." mormorò l'Elfo mentre si tirava su a sedere, "E' presto per pensare a cose del genere, e tu non hai ancora preso la tua decisione." Lei si sedette a sua volta, gli occhi fissi in quelli del suo amato. Non si fidava più di lei? “Io sono la tua compagna…se non ne parli con me con chi potresti parlarne? C'è qualche problema?” "No" si affrettò a rispondere Haldir scuotendo la testa, "Non c'è nessun problema. E' solo che intendo rinunciare all'immortalità, se lo farai tu." Gilraen rimase immobile per qualche momento, sconvolta per quella rivelazione. Improvvisamente lo tirò a sé e lo baciò con fierezza e possessività, staccandosi da lui solo quando rimase senza fiato e guardandolo con occhi fiammeggianti. “Ho preso la mia decisione molto tempo fa. Quando verrà il momento sceglierò una vita immortale, voglio passare tutta l'eternità al tuo fianco” mormorò, con voce rotta dall'emozione. "Non chiedo di meglio, Gil" le sussurrò Haldir di rimando, con le lacrime agli occhi e il volto illuminato da un largo sorriso. La prese fra le braccia e la cullò a lungo, carezzandole i capelli mentre le sussurrava ancora una volta il suo amore. Lasciandosi cullare dal suo amato, Gil chiuse gli occhi e appoggiò la testa al suo petto. Gli avvenimenti di quella mattina le sembravano lontani, lei aveva Haldir al suo fianco, e quello le sarebbe bastato per superare ogni difficoltà.
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