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Percorsi del destino Capitolo 4 Gilraen fu svegliata dal canto degli uccelli. Si stiracchiò e poi si mise a sedere. Il sole era alto nel cielo, ma non aveva nessuna fretta di tornare al suo flet. Sapeva di non essersi comportata nel migliore dei modi la sera prima, ma si era lasciata trasportare dalla sua solita emotività. Era nervosa per il ballo, e l'essere umiliata in quel modo davanti a tutti non aveva certo migliorato le cose. Salì a cavallo, avviandosi lentamente verso il suo flet. Evidentemente il ballo era terminato molto tardi, perché non c'era ancora nessuno in giro. Dopo aver rimesso il suo cavallo nella stalla, la ragazza prese la coperta e si diresse verso la sua stanza. Si fermò quando vide Haldir che la stava aspettando. Aveva rovinato tutto con la sua impulsività, e ora ne avrebbe pagato le conseguenze. Attese che lui si avvicinasse con il capo chino, sperando che non le leggesse la mente. "Dov'eri?" domandò immediatamente l'Elfo, "Ti ho cercata per ore.." Si fermò a qualche passo da lei, incrociando le braccia davanti al petto, e attese una risposta guardandola fissamente. “Nel bosco…sapevo che mi avresti cercata ma…avevo bisogno di stare sola…” "Non immagini quanto sono stato in ansia" mormorò lui, "Perché sei scappata in quel modo? Sarei venuto via con te se me ne avessi dato il tempo." “Credevo di aver trovato una casa…un posto in cui non mi avessero giudicata per la mia razza…sapevo di non dover andare a quel ballo, non è un ambiente adatto a me…” disse lei. “Avevo…avevo pensato di andar via ma…non avrei mai potuto lasciarti perché…ti amo…” mormorò posando gli occhi nei suoi. L'Elfo ricambiò lo sguardo e senza una parola la baciò, stringendola forte come per assicurarsi che non sarebbe scappata di nuovo. Stavolta non glielo avrebbe permesso.. Gilraen si lasciò stringere tra le sue braccia, appoggiando la testa sul petto dell'elfo, e chiudendo gli occhi, rilassandosi a quel contatto. Ad un tratto prese una decisione importante. “Vuoi…salire in camera mia?” "In.. in camera tua?" balbettò Haldir, colto decisamente alla sprovvista da quella proposta. Lanciò una rapida occhiata al flet di Gilraen per poi guardarla nuovamente negli occhi, indeciso sul da farsi. "Sei sicura?" Lei si limitò ad annuire, guidandolo sul suo flet. Quando furono entrati in camera, lei chiuse la porta a chiave, appoggiandovisi contro e guardando ansiosamente l'altro. Haldir si era fermato a pochi passi da Gilraen, e la stava osservando attentamente. La guardò a lungo negli occhi, ma non vi lesse alcuna traccia di ripensamento o paura. Solo un pò di ansia, e la capiva benissimo. Anche lui era piuttosto nervoso al solo pensiero di essere in quella stanza da solo con lei, e al pensiero di ciò che sarebbe potuto accadere. Sapeva però che non l'avrebbe forzata in nessun modo. L'ultima cosa che voleva era rovinare lo splendido rapporto che erano riusciti a costruire con una mossa troppo avventata, avevano a disposizione tutto il tempo del mondo, non c'era alcuna fretta. Forte di questa sua convinzione le si avvicinò lentamente, cingendole i fianchi, e la baciò con dolcezza sulle labbra. “Amami Haldir… amami…mi fido di te…so che non mi faresti mai del male…” sussurrò lei, chiudendo gli occhi e abbandonandosi completamente a lui. "Preferirei morire piuttosto che farti del male" sussurrò l'Elfo in risposta, poi la prese per mano conducendola fino al letto e si stese con lei. La baciò dolcemente per alcuni minuti prima di iniziare a slacciarle con calma i bottoni della tunica, guardandola negli occhi. Lei gli sorrise dolcemente e senza distogliere lo sguardo cominciò a spogliarlo. Non si era mai sentita più sicura di quello che stava facendo in tutta la sua vita. Man mano che i vari indumenti venivano abbandonati sul pavimento Haldir si soffermava ad ammirare e accarezzare le parti del corpo di Gilraen che aveva appena spogliato con dedizione assoluta, senza fretta alcuna. Dopo averle slacciato i pantaloni si chinò su di lei per baciarle la pancia, e la guardò come a domandare il suo permesso per proseguire. Dopo aver annuito leggermente guardò l'elfo mentre le sfilava pantaloni e stivali. Nessuno era mai stato così dolce e gentile con lei, ma sapeva già che Haldir si sarebbe comportato così, lo conosceva troppo bene, e non gli avrebbe permesso di salire se non ne fosse stata assolutamente certa. Non riuscì ad evitare di sussultare quando i suoi baci e le sue carezze scesero verso le sue zone più segrete, e ben presto si trovò a mormorare il nome del suo amato col respiro affannoso, senza perdersi nemmeno il suo più piccolo movimento. Momenti dopo, la vista le si appannò, e le sembrò di essere stata risucchiata in un vortice di puro piacere. Il suo corpo cominciò a tremare e sussultare, fino a quando cominciò a gridare il nome dell'elfo, il cuore che le batteva forte. Gilraen stava ancora tremando quando Haldir tornò a stendersi al suo fianco e la tirò a sé baciandole affettuosamente la fronte; la abbracciò stretta e prese a carezzarle i capelli, mormorandole tenerezze in elfico. Quando la sentì rilassarsi sorrise, e le sussurrò sulle labbra un dolcissimo 'ti amo'. “Ti amo anch'io…” Lo strinse a sé con fierezza, posando tanti piccoli baci sul suo viso e sui capelli dorati. Per la prima volta si soffermò a guardare il corpo nudo dell'elfo. Sembrava un dio, i muscoli scolpiti da anni di allenamenti e combattimenti. Lo guardò intensamente negli occhi prima di sfiorare delicatamente la punta di un orecchio con le dita. A quel contatto Haldir chiuse gli occhi, premendo istintivamente il suo corpo contro quello di Gilraen, e reclamò nuovamente le sue labbra, questa volta con urgenza. Lei restituì il bacio con fervore e lo tirò su di sé, allacciando le sue gambe dietro la sua schiena. Con un sorrisino malizioso, sfiorò entrambe le punte delle orecchie di Haldir, sapendo bene che l'effetto di quel tocco sarebbe stato devastante. Stavolta l'Elfo non riuscì a trattenere un gemito, e rabbrividì lanciando uno sguardo carico di passione alla ragazza sotto di lui. Nel frattempo le accarezzava lascivamente i fianchi, e si abbassò per mordicchiarla sul collo con entusiasmo, il cuore che gli batteva all'impazzata e il respiro affannoso. “Sono tua amore mio…tua e di nessun altro…ti prego…non farmi aspettare ancora…” sussurrò lei, gli occhi lucidi dalla passione e dall'amore. Lui rialzò la testa per posare gli occhi nei suoi, ma li socchiuse mentre si spingeva lentamente dentro di lei. Rimase immobile per qualche momento, quasi trattenendo il respiro, e reclamò con ardore le sue labbra quando iniziò a muoversi sensualmente sopra di lei. Gilraen gettò la testa all'indietro, appoggiandosi sul cuscino, le mani allacciate dietro il collo dell'elfo. Quando lo sentì gemere piano, cominciò a sfiorargli le punte delle orecchie, forse la zona più sensibile del corpo di un elfo. Scosso da violenti brividi, Haldir aumentò istintivamente il ritmo e si abbassò su di lei per vendicarsi : iniziò mordicchiandole il lobo di un orecchio, per poi tracciarne il contorno con la lingua e terminare l'opera succhiando delicatamente la punta. La ragazza cominciò a tremare violentemente, e morse la spalla dell'elfo per reprimere un grido. Evidentemente molto soddisfatto dai risultati delle sue attenzioni Haldir sorrise fra sé e sé, e prese Gilraen fra le braccia per poi rotolare sul letto fino a trovarsi steso sulla schiena, sotto di lei. Posò gli occhi in quelli della ragazza e la tirò a sé per baciarla, posandole una mano dietro la nuca. Lei cominciò a muoversi con un ritmo piuttosto veloce, e poi, decisa a soddisfare il suo amato, prese a succhiargli delicatamente la punta di un orecchio, sorridendo tra sé e sé quando sentì un suo gemito strozzato. Solo qualche minuto dopo l'Elfo afferrò Gilraen per i fianchi imponendole di aumentare il ritmo, ormai incapace di controllarsi oltre. Si morse le labbra per soffocare un grido e la strinse convulsamente a sé quando si accorse che anche lei aveva raggiunto il piacere. Qualche momento dopo, i due si addormentarono, esausti da tutte le emozioni di quel giorno. Gilraen si svegliò a pomeriggio inoltrato, e restò a guardare Haldir. Quando lui aprì gli occhi, gli diede un dolce bacio sulle labbra e mormorò:”Ci staranno cercando, ormai, è tardi…” Sospirò a lungo e disse:”Mi piacerebbe restare così per tutto il giorno…” "Anche a me piacerebbe" sussurrò Haldir sorridendo, "Ma tanto per cominciare propongo un bel bagno nel fiume.. poi avrei in programma una tranquilla cena davanti a un allegro falò con i miei fratelli e alcuni amici.. ma non ci vado senza di te.." Lei lo strinse forte a sé e mormorò:”Sicuro di volerci andare con me? La nostra ultima uscita pubblica è stata un disastro…tu sei il capitano dei Galadhrim e non dovresti stare con una mezz'elfa…” "Proprio perché sono capitano dei Galadhrim nessuno deve osare intromettersi" rispose Haldir con aria birichina, "E ti amo, Gil.. non mi importa assolutamente niente di quello che dicono o pensano gli altri. Mi basta stare con te." Dopo averla baciata dolcemente si alzò, e rimase accanto al letto ad osservarla con le mani sui fianchi, le labbra piegate in un mezzo sorriso divertito. "Beh?" esclamò fingendosi esasperato, "Sei pigra quasi quanto Rumil.. ma cosa devo fare con te?" ridacchiò, "Andiamo a fare questo bagno o rischiamo di arrivare in ritardo per la cena." “Owww” Gilraen si alzò, fingendosi incredibilmente stanca, per poi saltare addosso all'elfo e coprirgli il viso di baci. Dopo essersi rivestiti a vicenda, i suoi s'incamminarono in direzione del fiume, mano nella mano. Una volta arrivati, la ragazza si svestì velocemente, tuffandosi elegantemente in acqua, e cominciando a lavare i lunghi capelli. L'Elfo si tuffò subito dopo di lei e rimase poco distante ad osservarla mentre si occupava di disfare le trecce. Una volta portata a termine l'impresa si tuffò di nuovo e iniziò a lavare i capelli a sua volta, senza perdere di vista Gilraen. Quando ebbero finito di fare il bagno, Gilraen si occupò di asciugare premurosamente i capelli dell'elfo, e poi gli sistemò di nuovo le trecce. Si vestirono in silenzio, senza perdere mai il contatto visivo. Sembrava che si parlassero con gli occhi, che non ci fosse bisogno di parole. La ragazza gli si avvicinò e lo baciò a lungo, mormorando:”Sono pronta, amore mio…” "Andiamo allora" annuì Haldir sorridendo, e prese per mano la sua amata. Dopo qualche minuto raggiunsero l'allegro gruppetto di Elfi, che si stavano occupando del fuoco e di preparare la cena. "Bene arrivati!" li salutò Orophin, che era evidentemente appena tornato all'accampamento e portava in braccio della legna destinata al falò. Anche gli altri diedero il benvenuto ai nuovi arrivati, e Haldir restituì la cortesia con un sorriso e un breve inchino. Rumil salutò Gilraen e il fratello, e poi si occupò di accendere il fuoco, mentre la ragazza preparava delle grosse fette di carne che avrebbero arrostito di lì a poco. Sapeva che tra i due si era risolto tutto, lo poteva dire dalla luce nei loro occhi. Sorridendo tra sé e sé, s'impedì di leggere la mente della ragazza, ma anche senza farlo sapeva che i due avevano finalmente fatto un decisivo passo in avanti nella loro storia. "Brindisi!" esclamò allegramente uno degli Elfi levando in alto il suo calice colmo di idromele. In effetti si trattava almeno del quinto brindisi da quando si erano seduti attorno al fuoco per mangiare, ma nessuno si lamentò e anzi, quasi tutti lo imitarono. A quel punto Haldir lanciò un'occhiata divertita alla sua amata, indicando con un cenno della testa un Rumil decisamente su di giri. Quando tutti ebbero posato i calici si rivolse a Gilraen sorridendo: "Cantaci qualcosa!" disse, mentre gli altri annuivano entusiasticamente ed esprimevano rumorosamente la loro approvazione. “Sicuri?” ridacchiò lei, guardando il suo amato. Rumil la precedette, cominciando a cantare una buffa canzone che trattava di guerra, seguito a ruota da Gilraen. Ben presto anche gli altri si unirono al coro, attirando un paio di Elfi curiosi che stavano passeggiando nelle immediate vicinanze. Haldir porse loro due calici e li invitò a sedersi con loro, proposta prontamente accettata dai nuovi arrivati. Attesero che la canzone fosse terminata per presentarsi sorridendo a Gilraen. "Vista l'eccessiva allegria di Rumil, propongo di abbandonare l'idea del canto" ridacchiò Orophin, "Ci tengo ai miei poveri e delicati timpani. Qualcuno racconta una storia?" Qualche ora dopo, accanto al fuoco erano rimasti solo Rumil, Orophin, Haldir e Gilraen. Tutti gli altri erano andati via da poco, e dopo aver sistemato tutto, la ragazza guardò Rumil e disse, diretta agli altri due:”Non sarebbe meglio riaccompagnarlo fino al suo flet? Pare che non si regga nemmeno in piedi!” Il diretto interessato stava infatti accasciato al suolo, ridacchiando ubriaco. "Oh, l'ho visto in condizioni peggiori di così" sghignazzò Orophin estremamente divertito, lanciando un'occhiata prima a Gilraen e poi a Rumil. "Tipo quella volta che ha sbagliato flet e la mattina seguente si è svegliato nel letto di Erestor?" ghignò Haldir, che stava cercando disperatamente di trattenere le risa al pensiero di quell'episodio. Lei non potè fare a meno di ridacchiare, ma poi lanciò un'occhiata compassionevole all'elfo e gli si avvicinò. “Lo accompagno io…non me la sento di lasciarlo qui in questo stato…” E così dicendo lo aiutò a rialzarsi e passò un braccio intorno alla vita di Rumil. “Vieni a dormire con me?” chiese con voce instabile l'elfo. Gilraen arrossì imbarazzata quando l'altro la abbracciò stretta e guardò Haldir, dicendo, scherzosamente:”Un piccolo aiuto sarebbe gradito!” Per tutta risposta l'Elfo scosse la testa e si avvicinò ai due, per poi caricarsi in spalla Rumil apparentemente senza alcuno sforzo e incamminarsi al suo flet, mentre Orophin sorrise offrendo il suo braccio alla cognata . Dopo averlo coperto premurosamente, Gilraen uscì dalla stanza di Rumil, dicendo agli altri:”Dorme…” "Bene" sorrise Haldir, passando un braccio attorno alle spalle della sua amata, "E tu? Dormi da me?" Orophin lanciò un'occhiata prima all'uno e poi all'altra, e sorridendo augurò la buonanotte a entrambi prima di sparire rapidamente nell'oscurità del bosco. “Certo… e sai perché? Ho voglia di guardarti mentre dormi, sono curiosa di sapere se parli nel sonno, e che aspetto hai appena sveglio…voglio che tu sia la prima persona che vedo appena sveglia e l'ultima prima di addormentarmi… ti amo Haldir…” disse, baciandolo dolcemente. "Ti amo anch'io" sussurrò lui, "E tanto anche.." detto questo sorrise e la prese in braccio, conducendola fino al suo flet. Dopo aver richiuso la porta accese alcune candele e la guardò sorridendo, mentre iniziava a spogliarsi. La mattina seguente, quando Gil aprì gli occhi, vide che Haldir era già sveglio e le stava accarezzando delicatamente i capelli. Sorrise pigramente e si schiarì la voce, stiracchiandosi soddisfatta. Quella notte le aveva fatto dimenticare tutte le brutte esperienze passate. Haldir era riuscito a farle raggiungere vette di piacere che mai avrebbe creduto che esistessero, si erano donati completamente l'uno all'altra, non era stato solo un atto fisico ma qualcosa che lei avrebbe potuto definire spirituale. Si alzò sui gomiti e gli baciò le labbra, mormorandogli un dolce buongiorno. “Posso accompagnarti nel tuo turno di guardia?” "Certo che sì" sorrise lui, "Non credo che riuscirei a starti lontano per tutto quel tempo, in ogni caso.." Dopo averla baciata di nuovo si alzò, stiracchiandosi languidamente mentre sbirciava fuori dalla finestra. "E' una splendida giornata" disse, per poi avvicinarsi alla ragazza e aiutarla premurosamente a vestirsi. Qualche momento dopo, i due fecero colazione con del pane e della frutta fresca. Per tutto il tempo si guardarono negli occhi, sorridendosi di tanto in tanto. Gilraen non riusciva a capire come aveva potuto vivere insieme a lui per più di un mese nascondendogli quello che provava. Le era costato molto ma voleva essere sicura di non essere una delle sue solite amiche di letto . Quando si erano baciati per la prima volta, tutte le paure e i timori si erano rivelati infondati: anche lui la amava, e tanto. S'incamminarono verso il settore ovest mano nella mano, con passo spedito. All'improvviso Haldir si fermò, trattenendo con sé anche Gilraen, e rimase in ascolto aggrottando le sopracciglia. Non riusciva ancora a sentire niente ma l'istinto gli diceva che qualcosa si stava avvicinando. Si arrampicò su un albero e fece cenno a Gilraen di raggiungerlo, mentre scrutava i dintorni in piedi su un grosso ramo. La ragazza si sentì gelare quando in lontananza vide un grosso gruppo di uruk-hai che si avvicinava. Guardò Haldir e disse in un sussurro, a malapena udibile dagli altri, ma che poteva essere sentito benissimo da un elfo:”Dobbiamo avvisare gli altri… vai tu, io resto qui” "I miei fratelli non sono lontani da qui, sarò di ritorno prima che si siano avvicinati troppo" rispose lui, "Non scendere da questo ramo per nessun motivo. Fai in modo di rimanere nascosta, non si accorgeranno della tua presenza." così dicendo scivolò silenziosamente sull'albero vicino, e solo un secondo dopo era già sperito in mezzo alle foglie. Per lunghi momenti, Gilraen restò a guardare le creature che si avvicinavano velocemente. Quasi non respirava per non farsi scoprire e sperò che non l'avessero fiutata. Quando sentì un rumore alle sue spalle, estrasse il pugnale, pronta a difendersi, ma si rilassò quando vide che Rumil era salito sull'albero. “Haldir è andato a cercare Orophin, lui andrà a chiamare gli altri” annunciò, senza staccare gli occhi dagli uruk-hai. Ben presto le creature furono sotto il loro albero. I due si guardarono quando cominciarono ad annusare l'aria, poi a gridare, indicando nella loro direzione. Erano stati scoperti. Gil e Rumil cominciarono a tirare frecce, colpendone alcuni, ma erano troppi. In un attimo, la ragazza vide che l'elfo era stato colpito a una spalla. Non fece in tempo ad afferrarlo che era già caduto dal ramo, atterrando al suolo con un tonfo sordo. Gli uruk si avvicinarono alla loro preda, evidentemente affamati. Senza pensarci due volte, la ragazza balzò giù dall'albero, mettendosi tra le bestie e Rumil, che giaceva privo di conoscenza. Gli Uruk-hai in prima linea non ebbero il tempo di fare un solo passo che vennero tempestati di frecce, cadendo a terra come mosche. L'unico problema era che dopo ciò a Haldir erano rimaste ben poche frecce nella faretra, così quando fu abbastanza vicino da poter combattere corpo a corpo estrasse il suo lungo pugnale e si gettò nella mischia, sperando con tutto il cuore che gli altri sarebbero arrivati in fretta. Gilraen continuò a tirare frecce, utilizzando anche quelle della faretra di Rumil. Quando le immediate vicinanze furono sgombre, sfoderò i suoi lunghi pugnali e si gettò nella mischia, senza perdere di vista il corpo dell'elfo, temendo che gli uruk potessero fargli del male. Pochi minuti dopo, Orophin corse verso di loro, seguito da una decina di elfi, che cominciarono a scagliare frecce verso i nemici. Gli uruk-hai rimasti fuggirono velocemente, e Gilraen corse verso Rumil, inginocchiandosi al suo fianco, senza curarsi della ferita sul suo braccio che sanguinava copiosamente. Haldir la raggiunse immediatamente, e spogliò Rumil quanto bastava per esaminare la ferita con aria preoccupata. Orophin si inginocchiò al suo fianco, e mormorò: "Pensi di riuscire a curarlo o preferisci portarlo dalla Dama?" "Ci penserò io" rispose Haldir, "Ma non qui. Dobbiamo tornare in fretta." Una volta arrivati al flet di Rumil posarono il ferito sul letto, lasciando solo lui e Haldir nella stanza. Orophin rimase fuori dalla porta con Gilraen, camminando nervosamente avanti e indietro sul flet e sospirando di tanto in tanto. La ragazza sedette per terra, appoggiando la testa sulle ginocchia, senza accorgersi del fatto che la sua tunica era inzuppata di sangue nel punto in cui un uruk l'aveva colpita con un lungo stiletto. Si sentiva incredibilmente stanca, e aveva sonno, ma l'unica cosa di cui si preoccupava in quel momento era Rumil. Senza rendersene conto, si lasciò andare, abbandonandosi al torpore che la pervase, sentì Orophin che la scuoteva, ma non riuscì a rispondergli. Qualche momento dopo il buio e il silenzio la pervasero. Nonostante la stanchezza Haldir sorrise, quando Gilraen riaprì gli occhi. Era ormai notte fonda, e l'Elfo era rimasto per tutto il tempo seduto accanto al letto della ragazza, aspettando. Aveva curato sia lei che Rumil, ed era esausto. In tutti i suoi lunghi anni non si era mai sentito tanto sfinito prima di allora, come svuotato da ogni energia. "Come ti senti?" Lei sorrise debolmente, e parlò a bassissima voce. “Bene, non preoccuparti…” Sapeva che il dolore nei suoi occhi non sarebbe passato inosservato allo sguardo attento di Haldir, ma aveva anche notato la stanchezza dell'elfo. “Vorresti fare una cosa per me? “ chiese lei. “Ti stenderesti accanto a me?Ho bisogno di sentirti vicino…abbracciami” In questo modo almeno l'elfo si sarebbe addormentato, recuperando un po' le energie. "Prima bevi questo" rispose lui, porgendole una tazza colma di un liquido che a prima vista aveva tutto l'aspetto del tè, "Calmerà un pò il dolore, almeno per questa notte. Domani mattina mi occuperò del resto, e tornerai come nuova." Sorrise quando la ragazza mandò giù tutto l'infuso con una smorfia disgustata, e dopo aver posato la tazza si stese vicino a lei. "Svegliami se hai bisogno di qualcosa" mormorò mentre si chinava su di lei per baciarla. “Haldir…grazie…ti amo…” sussurrò lei. L'elfo si addormentò non appena appoggiò la testa sul cuscino. Lei lo guardò per qualche momento, prima di chiudere gli occhi e addormentarsi a sua volta. Il mattino seguente, Gilraen sembrava sentirsi molto meglio, ma non si mosse per non svegliare Haldir, sapeva che aveva sprecato molte energie per curarla e anche se aveva voglia di abbracciarlo e andare a salutare Rumil, rimase immobile, sorridendo alla vista del volto sereno del suo amato. Non molto più tardi qualcuno bussò, e Orophin fece capolino nella stanza seguito dal fratello. Haldir, dal canto suo, continuò a dormire beatamente. "Come stai?" domandò sorridendo Orophin mentre Rumil, ancora decisamente debole, si sedeva sulla poltrona accanto al letto. “Molto meglio… credo che oggi Haldir dovrà continuare a curarmi, ma nel complesso mi sento bene. Solo non vorrei svegliarlo, ieri ha usato molta della sua energia vitale e oggi dovrà farlo di nuovo…” A quel punto allungò una mano a stringere quella di Rumil. “Tu come stai? Mi hai fatta morire di paura…” “Ancora debole, ma avevo bisogno di vedervi… volevo ringraziare te e mio fratello, se non fosse stato per voi sarei morto…” “Non devi ringraziarmi, lo so benissimo che avresti fatto lo stesso…” Rumil la guardò e le sorrise debolmente, stringendole la mano. Non li avrebbe mai ringraziati abbastanza. "Buongiorno" sorrise Orophin rivolto al fratello quando lo vide aprire gli occhi, saluto ricambiato dal diretto interessato con un gran sbadiglio. Quando vide Rumil si sollevò a sedere e sorrise: "Stai meglio, vedo" disse, per poi rivolgersi alla sua amata: "Va meglio la spalla?" “Fa ancora un po' male, ma rispetto a ieri mi sento molto meglio” rispose lei, tirandolo a sé per baciarlo. "Uh uh.." ridacchiò Orophin, lanciando un'occhiata divertita al fratellino, "Direi che noi due possiamo andare, eh Rumil?" Quando si ritrasse da Gilraen Haldir scosse la testa sorridendo, e li guardò uscire. Si alzò stiracchiandosi e frugò brevemente nel suo zaino, per poi tornare a sedersi sul letto e porgere alla ragazza un pezzetto di Lembas. "Questo ti rimetterà un pò in forze. Intanto fammi vedere la spalla" Gilraen scoprì la spalla, rivelando un'ampia zona arrossata. La ferita si stava chiudendo ma si era infettata. A quella vista, lei sospirò tristemente, mettendo da parte il lembas. "Mangia, amore.." mormorò lui senza alzare lo sguardo, ancora intento nell'esaminare con attenzione l'area offesa. Si alzò per recuperare un pezzo di stoffa pulita e la sua fiaschetta con l'acqua, e si apprestò a pulire delicatamente la cicatrice; una volta finito vi posò sopra una mano e si concentrò chiudendo gli occhi, cercando di rilassare i muscoli e prendendo profondi respiri. Anche Gil chiuse gli occhi. Aveva già sperimentato quel calore provenire dalle sue mani. Sembrava che bruciassero di un fuoco sempre vivo. Si lasciò andare, sentendo l'energia tornare in lei. Qualche momento dopo, quando aprì gli occhi, vide che Haldir la stava guardando, porgendole il pezzo di lembas. Lei lo mangiucchiò e quando lanciò un'occhiata alla spalla, vide che era tornata perfettamente sana, senza tracce di cicatrici. "Come nuova. Te l'avevo promesso" sorrise l'Elfo, e le posò un bacio sulla fronte mentre si alzava. "Devo parlare con i miei Signori" disse mentre si avvolgeva nel suo mantello, "E' meglio se resti qua a riposare.. sarò di ritorno prestissimo, lo prometto." Quando ebbe finito di prepararsi sedette nuovamente sul bordo del letto e le accarezzò il viso, "Ti amo" sussurrò sorridendo. “Anch'io” mormorò lei prima di tirarlo a sé e baciarlo a lungo. Lo guardò mentre usciva, ascoltando il rumore dei suoi passi che si allontanavano, poi sbadigliò e senza accorgersene scivolò di nuovo in un sonno profondo. "Come avete chiesto, tutti i confini sono sorvegliati. Ma questo riduce il numero delle guardie qui a Caras Galadhon.." A quelle parole Dama Galadriel scosse leggermente la testa. "Preferisco sapere tutto il regno al sicuro, Haldir, dai l'ordine affinché i bordi di Lorien siano sempre controllati, giorno e notte." L'Elfo annuì, e la Dama gli sorrise benevolmente. "So che hai curato sia Rumil che Gilraen" disse dolcemente, "E so anche che ti è costato molto. Concediti pure tutto il tempo necessario per riposare e riprendere le forze, poiché un lungo viaggio ti attende." "Un viaggio?" Galadriel annuì e lanciò uno sguardo al suo consorte, seduto accanto a lei. “Tra un mese ci sarà il matrimonio di Lady Arwen con Aragorn. Vorremo che tu, i tuoi fratelli e Gilraen andaste a Gondor ad assistere alla cerimonia e portarle il nostro regalo” "Partiremo fra qualche giorno, allora. Voglio assicurarmi che Gilraen stia bene prima." "Accompagnala da me domani" disse Galadriel sorridendo, "C'è qualcosa che devo mostrarle." Haldir annuì, e si inchinò nuovamente prima di congedarsi. Gilraen aprì gli occhi quando sentì la porta che si apriva. Sorrise ad Haldir e si alzò sui gomiti, i capelli le scendevano liberi sulle spalle. “E' andato tutto bene?” Lui annuì sorridendo, e andò a sedersi vicino a lei carezzandole i capelli. "Ti senti meglio?" “Si…” sussurrò lei, chiudendo gli occhi a quel contatto. "Bene. Dama Galadriel mi ha chiesto di vederti domani.. e presto dovremo partire alla volta di Gondor, per presenziare alle nozze di Elessar e Lady Arwen." Lei lo guardò interrogativamente. “Io non dovrei esserci…infondo dovreste rappresentare Lorien e io non sono di qui…” Apparve poco convincente persino a sé stessa. Il suo cuore le diceva che non avrebbe potuto lasciarlo andar via per tutto quel tempo, conoscendo i pericoli che quel viaggio comportava. “Va bene, ci ho ripensato, vengo. Infondo io ho fatto quella strada moltissime volte e posso guidarvi su percorsi più sicuri, o forse dovrei dire per quelli meno pericolosi…” disse, con aria risoluta. Haldir sorrise e annuì, per poi guardarla con aria birichina e stendersi sul letto accanto a lei. "Devo accertarmi che la ferita sia guarita a dovere.." spiegò, mentre abbassava la veste da notte della sua amata e si chinava su di lei per baciarle il collo. Lei gli sorrise e si vendicò carezzandogli le punte delle orecchie. Quella sarebbe stata senza dubbio una lunga notte… Dopo aver parlato con Galadriel, Gilraen era andata a sedere nei pressi del fiume. Aveva bisogno di pensare, di stare sola. Le rivelazioni dello specchio magico della dama di Lorien l'avevano scossa. "Eccoti!" esclamò Haldir alle sue spalle, ma il sorriso gli morì sulle labbra quando la ragazza si voltò a guardarlo. Era quantomeno turbata. Andò a sedersi accanto a lei, osservandola con aria preoccupata. "E' successo qualcosa?" “Ho…scoperto chi era mia madre…Lady Galadriel mi ha convocata per farmi guardare nello specchio…” Si schiarì la voce a quel punto, ricordando le terribili immagini. “Lei era la sorella di Finduilas, moglie di Denethor, il sovrintendente di Gondor, è per questo che vuole che io venga con voi…mia madre è stata sbranata dagli orchi…” "Non sapevo.." mormorò lui tirandola a sé. La strinse forte nell'intento di confortarla, e dopo un pò sentì che effettivamente Gilraen sembrava essersi rilassata. "Partiremo solo quando te la sentirai, in ogni caso.. hai mai conosciuto Denethor e i suoi figli?" “No…non so nemmeno che aspetto abbiano. Lady Galadriel insiste che io debba conoscerli ma… come potrebbero credermi? Io non sono come loro, perchè dovrebbero volermi nella loro famiglia?” "Lei sa quello che dice" rispose Haldir sorridendo, "Fidati delle sue parole."
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