Percorsi del destino

Capitolo 3

Era passato più di un mese da quando era arrivata a Lothlorien.

Saltuariamente Lord Celeborn e Lady Galadriel la invitavano alla loro tavola, e lei accettava di buon grado.

Gilraen si era addirittura commossa per il fatto che le avevano detto che ormai era come una figlia per loro.

I giorni passavano velocemente insieme ad Haldir tra allenamenti con l'arco, la spada e i pugnali, passeggiate a cavallo e nuotate nelle limpide acque del fiume.

Quella sera la ragazza era stata convocata di nuovo dai Signori di Lothlorien.

Le avevano parlato di una scelta da compiere per i mezz'elfi.

Un giorno si sarebbe presentata a lei la dea Elbereth e le avrebbe chiesto di scegliere tra una vita mortale e una dedicata al servizio dei Valar, una vita immortale, dandole la possibilità di viaggiare nelle Terre Imperiture.

La ragazza sembrava piuttosto confusa da tutto quello, evidentemente non ne sapeva niente.

Per cambiare argomento, Celeborn le annunciò che la sera successiva era stato organizzato un ballo.

Le avrebbero donato un vestito per l'occasione.

Confusa ed emozionata da tanta generosità e dolcezza, Gilraen s'incamminò verso il suo flet.

Sorrise quando vi trovò Haldir che l'aspettava.

"Andato tutto bene?" domandò lui sorridendo, anche se dall'espressione che aveva in volto era evidente che sapeva già i motivi per i quali i suoi Signori la avevano convocata. Le offrì il suo braccio per accompagnarla fino al flet, nonostante fosse distante solo alcuni metri da dove si trovavano.

“Si…mi hanno spiegato che...dovrò fare una scelta…ma non si sa quando…sai, non avevo idea che noi mezz'elfi possiamo scegliere di vivere come gli umani o come gli elfi…” disse lei , aggrottando le sopracciglia.

"Non angosciarti troppo" disse Haldir, "Qualunque decisione prenderai sarà quella giusta. Piuttosto.. hai già un cavaliere per domani sera?"

Ormai giunti a destinazione si fermarono ai piedi dell'albero, e l'Elfo la guardò sorridendo in attesa di una risposta.

Il pensiero del ballo la terrorizzava. Non era mai stata ad un ballo, e trovarsi in mezzo a tanta gente, in un ambiente che non era il suo, la metteva a disagio.

“No ma…io non so nemmeno ballare…sarebbe offensivo se non venissi?” chiese lei speranzosa.

Haldir scrollò le spalle con una smorfia, per poi sorridere di nuovo: "Non è indispensabile ballare.. Ci si può sempre intrattenere con gente piacevole, parlare, bere del buon idromele e cose del genere.. e poi ci sono un paio di persone che mi piacerebbe molto presentarti. Non dirmi di no.." detto questo le prese una mano e la strinse, piegando la testa su un lato con aria quasi implorante.

Lei sorrise e gli disse:”Mi stai chiedendo di essere il mio cavaliere?”

“Perché se è così…dovresti saperlo che non sarei mai andata senza di te…”

Invece di rispondere l'Elfo la abbracciò accarezzandole affettuosamente la schiena, e quando si ritrasse le posò un bacio sulla guancia.

"Grazie"

“Ti va di guardare le stelle insieme a me? Non ho sonno…” chiese lei, prima di stendersi sul flet.

Lui annuì e si stese a sua volta, facendole cenno di appoggiare la testa sul suo petto, e le sorrise nuovamente.

Lei si sistemò accanto a lui e cominciò ad accarezzargli il petto quasi inconsciamente.

“A volte mi sembra di essere qui da sempre…” mormorò.

"Sono felice che Lorien ti piaccia" le sussurrò l'Elfo, che aveva nel frattempo iniziato a carezzarle i capelli, "E felice che tu sia qui.."

Gilraen alzò il viso a guardarlo.

I suoi occhi sembravano scintillare con  la luce delle stelle e della luna. Si dicevano tutto, c'era una grande complicità e si piacevano.

Credeva di essere innamorata di lui, e più di una volta erano arrivati quasi a baciarsi ma qualcosa li aveva sempre trattenuti.

Alzò la testa, appoggiandosi su un gomito, il viso a pochi centimetri da quello di Haldir.

Desiderava baciarlo, ma aveva troppa paura che in questo modo avrebbe rovinato tutto, così si limitò a guardarlo intensamente negli occhi, per quella che sembrò un'eternità.

Haldir la guardò intensamente per alcuni momenti. Sapeva benissimo che non era affatto leale ciò che stava facendo, ma la curiosità di sbirciare oltre gli occhi più belli che avesse mai visto era troppo forte. Riuscì a malapena a trattenere un sorriso quando infine le accarezzò dolcemente una guancia, e sussurrò: "Non avere paura Gil.."

Lei arrossì all'istante e lo rimproverò:”Non è leale leggermi nella mente!”

Lo sguardo però le si addolcì quando i suoi occhi si posarono in quelli del'elfo.

Si avvicinò a lui lentamente, senza nessuna fretta, godendosi quei momenti indimenticabili.

Gli sfiorò una guancia con le dita e poi portò una ciocca di capelli dietro il suo orecchio, sfiorando la delicata punta, e sorridendo quando lo sentì rabbrividire.

Quando finalmente poggiò le labbra su quelle di Haldir, le sembrò la cosa più giusta del mondo.

Lui sembrava essere fatto apposta per lei, e finalmente si erano arresi all'ineluttabilità del destino.

Inizialmente le sue labbra carezzarono quelle dell'elfo, poi il bacio s'intensificò, e lei schiuse le labbra per far entrare in contatto le loro lingue, che si sfiorarono e si carezzarono sensualmente.

Mentre si baciavano l'Elfo le prese delicatamente il viso fra le mani, rabbrividendo per l'intensità delle sensazioni che il solo baciarla gli stava facendo provare. E non si trattava di pura emozione fisica, ma di qualcosa di ben più intimo e profondo. Per la prima volta nel corso della sua lunga vita si sentì finalmente completo .

Quando infine si separarono rimpianse immediatamente le sue labbra ma non protestò, continuando a carezzarle amorevolmente le guance e perdendosi nei suoi occhi.

“Credo di essermi innamorata di te dal momento in cui ti ho visto per la prima volta” sussurrò lei.

“Solo che non volevo ammetterlo nemmeno a me stessa, avevo troppa paura…vicino a te mi sentivo vulnerabile... Non mi era mai capitato…”

"Non era mai capitato neanche a me.." ammise lui, "Prima di incontrarti non ho mai dato troppa importanza all'amore, pensavo di poterne fare a meno.."

Le posò un rapido bacio su quelle splendide, morbidissime labbra che già adorava prima di sussurrare: "Adesso so che non è così.. credo proprio che non riuscirò più a fare a meno di te.."

Invece di rispondere con mere parole, Gilraen preferì baciarlo, esprimendo tutto quello che provava per lui nel modo più eloquente possibile.

Quella notte rimasero a lungo abbracciati a guardare le stelle. Si addormentarono quasi senza rendersene conto, cullati dal sommesso sussurrare del bosco.

Quando Gil si svegliò, la prima cosa che vide furono gli occhi grigi di Haldir che la osservavano.

Gli sorrise dolcemente prima di parlare.

“Devi andare in osservazione? Posso accompagnarti?”

Lui sembrò pensarci un pò su prima di rispondere, ma infine annuì. Dopo averle dato un dolcissimo bacio del buongiorno si alzò, aiutandola a fare lo stesso, e una volta che ebbero raccolto le armi e furono scesi dall'albero si diressero al flet di Rumil.

"Non mi stupirei se quel pigrone stesse ancora dormendo."

L'elfo in questione si era appena svegliato, e li accolse sbadigliando.

“Buongiorno a te!” ridacchiò Gil, scompigliando affettuosamente i capelli a quello che ormai era diventato un fratello anche per lei.

Mentre si dirigevano nella zona est, Rumil studiò attentamente il comportamento e il viso di Haldir e Gilraen.

Dal modo in cui i loro occhi scintillavano quando si guardavano, l'elfo capì che finalmente si erano decisi ad affrontare la realtà.

Lui ed Orophin sapevano già da tempo che Haldir era innamorato, anche se lui negava tutto.

Erano felici per lui, da quando Gilraen era entrata nella sua vita, il loro fratellone era cambiato radicalmente.

Prima era sempre serio, troppo pessimista e spesso nervoso, adesso era più spensierato,allegro e di sicuro guardava al futuro con occhio meno critico.

Sorrise tra sé e sé, continuando a camminare, chiedendosi se quei due si rendessero conto del fatto che la loro relazione era eloquentemente scritta nei loro occhi.

Di tanto in tanto Haldir sfiorava 'casualmente' la mano di Gilraen mentre camminava al suo fianco, troppo assorto nei suoi pensieri per accorgersi degli sguardi del fratello. Erano ormai vicini alla postazione di guardia e fino a quel momento nessuno di loro aveva aperto bocca, così l'Elfo si decise a rompere il silenzio.

"Quale delle tue innumerevoli fidanzate hai invitato al ballo di questa sera?" domandò divertito rivolgendosi a Rumil.

L'elfo ridacchiò e disse:”Oh non credo che questo sia importante…piuttosto…chi hai invitato tu? Anche se credo di saperlo…”

A quelle parole, Gilraen ridacchiò, imbarazzata ma anche divertita dall'acume di Rumil.

Haldir scosse la testa e indugiò con gli occhi in quelli di Gil per un momento, prima di rispondere: "Credo anch'io che tu lo sappia già.. Forse Gilraen ancora non si è resa conto di quanto sei impiccione, ma imparerà a conoscerti.." ridacchiò divertito, per poi fare una smorfia a Rumil e afferrare un ramo sopra le loro teste, scomparendo rapidamente in mezzo alle fronde.

La ragazza guardò il punto in cui era scomparso il suo amato e scosse la testa, sorridendo beatamente.

“Si vede lontano un miglio che siete innamorati” affermò ad un tratto Rumil.

Gil ridacchiò e rispose:”E' proprio così evidente?” . Le bastò un'occhiata all'elfo per capire quale sarebbe stata la risposta, così continuò:”Oh beh, credo che le sue tante ammiratrici ne saranno molto dispiaciute…”

Rumil ridacchiò e disse:” Ti direi di stare attenta lo stesso, ma conoscendole so che non oserebbero avvicinarsi a lui per paura di doverti fronteggiare!”

A quelle parole, la ragazza scoppiò a ridere, divertita.

“Non ho mai imparato le buone maniere, lo confesso… e non riesco a mantenere la calma come voi, perdo subito le staffe…”

“Questo è perché noi abbiamo circa duemila anni in più, mia cara!” ridacchiò l'elfo di rimando.

“Fratellino?” gridò scherzosamente al vento. “Dove sei? Non sei geloso di lasciare la tua bella dama in compagnia di un cattivone come me? Per di più in un posto così isolato!”

"Sono estremamente geloso" replicò l'altro dal suo albero, "E sappi che ti tengo d'occhio!"

Detto questo fece capolino fra i rami, sorridendo con aria birichina, e decise finalmente di scendere. Si dondolò appeso al ramo per qualche momento prima di balzare a terra e avvicinarsi a Gilraen prendendole la mano.

Nonostante la presenza di Rumil, Gil non resistette alla tentazione e si avvicinò al suo amato, baciandolo con dolcezza.

Haldir non si tirò affatto indietro e la abbracciò stretta, mentre si baciavano. Quando infine si ritrasse lanciò un'occhiata al fratello, e nel vedere la sua espressione non riuscì a trattenersi dal ridacchiare.

Gilraen ridacchiò a sua volta quando Rumil disse:”V'invidio…non ho mai visto in nessun'altra coppia quello che c'è tra voi…”

I tre si rimisero in cammino, Rumil camminava un po' avanti rispetto agli altri due, per concedergli un po' d'intimità.

Una volta arrivati alla sua postazione, l'elfo salutò suo fratello e Gil e si arrampicò velocemente sull'albero.

Dopo qualche minuto di cammino, i due giunsero ai piedi di un grande mallorn, sul quale si trovava una piccola capanna seminascosta dal fogliame.

La ragazza salì agilmente prima di Haldir, e una volta lassù, guardando il suo amato che si arrampicava, ripensò a tutte le volte che l'aveva accompagnato in passato.

Anche se quello era un luogo molto intimo e romantico, lei e l'elfo si erano sempre limitati a parlare a lungo, e scambiarsi tenerezze.

Sorrise dolcemente ad Haldir, tirandolo a sé per baciarlo.

"Finalmente soli.." mormorò lui con aria birichina, un momento prima di reclamare le labbra di Gilraen in un lungo bacio sempre più appassionato. Quando si ritrasse respirava affannosamente, e le lanciò uno sguardo carico di desiderio per poi abbassarsi a baciarle dolcemente il collo, imponendosi di non correre troppo. Non voleva spaventarla o rovinare tutto, e non sapeva come avrebbe reagito se avesse fatto mosse troppo azzardate.

Lei rabbrividì, irrigidendosi per un attimo. Quando si rese conto che il suo comportamento poteva essere frainteso, si affrettò a spiegare:”Non sei tu…è colpa mia…ti ho parlato del mio passato e di come…mi hanno… mi fido di te ma non riesco a non pensare a quello che mi hanno fatto…”

Sospirando profondamente, distolse lo sguardo e mormorò:”Mi dispiace…mi dispiace tanto…”

"Non scusarti" mormorò Haldir tirandola nuovamente a sé per stringerla forte, "Sono io che dovrei.. perdonami ti prego.. non ci pensavo.."

La cullò fra le braccia finché la sentì rilassarsi, accarezzandole i capelli. Aveva in cuore in tumulto, diviso fra l'amore per Gilraen e la rabbia nei confronti del verme che aveva osato approfittare di lei. Non lo aveva mai visto e non sapeva chi fosse, ma si ripromise che avrebbe indagato. E lo avrebbe trovato, prima o poi, non aveva dubbi in proposito. Gli avrebbe dato ciò che si meritava.

“Non sei arrabbiato con me?” chiese lei, un po' meravigliata.

Quando l'altro scosse la testa, lo abbracciò contenta e gli prese la mano, guidandolo nel punto dove di solito si sedevano in osservazione.

“Sono un po' agitata per il ballo di questa sera… “ confessò lei dopo un po'.

L'Elfo sorrise e scosse la testa: "Andrà benissimo.. fidati" disse, "Ti prometto che starò al tuo fianco per tutto il tempo"

Quella sera, Haldir accompagnò Gilraen al suo flet, mentre anche lui andava a cambiarsi.

In camera sua, la ragazza trovò Rumil ad attenderla.

“La Signora ti manda questo vestito” le disse, mostrandole un bellissimo abito di un pallido cremisi, di morbidissima seta, lavorato finemente in argento.

“E' bellissimo…” riuscì a dire lei, prima che il panico l'assalisse di nuovo.

“Ma addosso a me sfigurerà, non posso metterlo!”

“Vorresti andare coi tuoi pantaloni?” ridacchiò l'elfo prima di avvicinarsi e posarle le mani sulle spalle.

“Devi calmarti… mio fratello ti sarà vicino, e ti confesso che ogni volta che lo vedo al tuo fianco ha quella luce negli occhi che dimostra chiaramente che è orgoglioso di te…”

Lei sembrò calmarsi, e prima di andar via, Rumil le mormorò con un sorriso:”Quello è il suo colore preferito!”

Haldir era nel frattempo alle prese con la sua divisa. Non lo avrebbe mai ammesso, ma era piuttosto nervoso: aveva già partecipato a molte, moltissime feste del genere, ma si trattava pur sempre della sua prima uscita ufficiale con Gilraen. Era talmente nervoso che non era ancora riuscito a sistemare le sue trecce, dopo innumerevoli tentativi. Era certo di essere in ritardo, e decise di uscire in ogni caso. Ci avrebbe pensato per strada, non poteva certo presentarsi al cospetto dei suoi Signori con i capelli sciolti sulle spalle!

Si diresse di corsa al flet di Gilraen, cercando allo stesso tempo di intrecciare i capelli, tuttavia senza alcun successo.

Quando l'elfo bussò alla sua porta, la ragazza non potè trattenere una risatina.

I suoi capelli, di solito sempre ordinati, erano tutti annodati.

Dopo averlo guardato teneramente, lo tirò a sé per un bacio e poi lo guidò all'interno, dove lo fece sedere sul letto.

Senza una parola, prese la spazzola e gli pettinò delicatamente i capelli.

Con molta calma gli sistemò le trecce, soffermandosi di tanto in tanto a posargli un bacio sulla fronte o sulla guancia.

"Grazie.." mormorò lui sorridendo quando la ragazza ebbe finito, mentre la tirava a sé per baciarla, "Sei bellissima, lo sai?"

“Anche tu…” sussurrò lei, posando le labbra sulle sue per baciarlo di nuovo.

Dopo un po' si decisero ad uscire e si recarono al ballo.

Gilraen stringeva nervosamente la mano dell'elfo nella sua, notando le espressioni divertite e sorprese di quelli che li vedevano per la prima volta insieme.

Appena arrivati Haldir la condusse al cospetto dei suoi Signori, e si inchinò profondamente. La Dama sembrava essere piuttosto soddisfatta di vederli insieme, e non fece assolutamente nulla per nasconderlo. Guardò intensamente la ragazza per diversi momenti, con il sorriso sulle labbra, e parlando nella sua mente le suggerì di rilassarsi e godersi la festa, poiché sarebbe andato tutto bene. Haldir parve accorgersene, e mentre Dama Galadriel le parlava strinse la mano di Gilraen come a rassicurarla. Quindi si inchinò nuovamente, e offrì il braccio alla sua amata.

“Fratello! “ esordì Rumil, avvicinandosi a loro.

“Sei bellissima Gil, credo che molti stiano morendo d'invidia nel vedervi insieme, siete perfetti!”

“Grazie…” riuscì a mormorare lei, sentendosi effettivamente osservata.

"Rilassati Gil.." le sussurrò Haldir in un orecchio, sorridendo, per poi guardarla negli occhi e carezzarle affettuosamente una guancia. Anche lui si era accorto di avere gli occhi di tutti puntati addosso, ma la cosa non lo turbava più di tanto. L'unica cosa importante per lui era avere finalmente Gilraen al suo fianco. Sorrise quando uno dei suoi compagni, un Galadhrim, gli consegnò due calici colmi di un invitante liquido ambrato, e ne porse uno alla sua amata.

Qualche momento dopo, Erestor si avvicinò a loro, salutandoli cerimoniosamente.

Portò la mano di Gilraen alle labbra e disse:”Il nostro capitano è molto fortunato ad averti al suo fianco…sei un gioiello raro…”

Guardandola negli occhi, le chiese un ballo.

Dopo aver guardato Haldir, che annuì controvoglia, lei si lasciò guidare al centro della pista, lo sguardo fisso sul suo amato.

Haldir, da parte sua, era ben deciso a tenere d'occhio Erestor; non li perse di vista neppure un momento, sorseggiando idromele dal suo calice di tanto in tanto, quando una voce alle sue spalle lo fece sussultare.

"Allora è una cosa seria.."

L'Elfo si voltò, per trovarsi di fronte una delle sue amiche di vecchia data.

"Pensavo che fosse solo una delle tante" proseguì lei, una nota di velato rimprovero nella voce, "Una delle tante che usano scaldare il letto del valoroso Capitano dei Galadhrim.. ma evidentemente mi sbagliavo."

Si avvicinò all'Elfo guardandolo intensamente negli occhi, ma si fermò con aria ferita quando lui iniziò a indietreggiare.

"Sì, è una cosa seria" annuì Haldir, cercando disperatamente di mantenere le distanze. Impresa assai ardua, dal momento che lei stava cercando nuovamente di avvicinarsi, con un'espressione negli occhi che non prometteva nulla di buono.

"Dev'essere un'ottima amante davvero, se è riuscita a farti dimenticare le notti che hai passato con me.."

"Tengo sul serio a lei" replicò Haldir, "Non la vedo nel modo che pensi tu."

L'Elfa annuì, ma continuò inesorabilmente ad avvicinarsi. Tuttavia si fermò quando Gilraen li raggiunse, e le sorrise in modo strano.

"Eccola qua!" disse, "Ecco la mezz'elfo che è riuscita a conquistare il tanto ambito Capitano!"

A quelle parole Haldir le lanciò un'occhiata a dir poco gelida, e si mise al fianco di Gilraen prendendola per mano.

Lei la guardò con aria oltraggiata, e riconobbe l'elfa che Haldir stringeva tra le braccia tempo prima.

Anche allora aveva parlato male di lei, e il tono sprezzante usato in quest'occasione, e per di più in pubblico, la ferirono profondamente.

Era stata trattata così per tutta la vita, ora che aveva creduto di essere stata accettata si trovava a fronteggiare di nuovo quell'atteggiamento orribile nei suoi confronti.

“Potrei farti pentire amaramente per le tue parole. Ma non lo farò per rispetto dei Signori di Lorien. A differenza di te io conosco le buone maniere”.

Liberò la mano da quella di Haldir, e si allontanò, evitando sia Rumil che Orophin.

Una volta al suo flet, tolse velocemente il vestito, infilò i suoi soliti pantaloni, prese una coperta e col suo cavallo galoppò verso la buia foresta.

Quando fu sicura di essere molto lontana da Haldir e dagli altri elfi, si fermò, smontò da cavallo e si sistemò sulla coperta.

Era una calda notte d'estate, le stelle scintillavano nel cielo, e lei cadde addormentata quasi subito.

Anche Haldir aveva abbandonato frettolosamente il ballo, non prima di aver rimproverato pubblicamente la sua amica intimandole di non intromettersi fra lui e Gilraen; Dama Galadriel in persona aveva poi chiesto di parlare in privato con l'Elfa, che dopo quel colloquio si era affrettata a fare ritorno al suo flet con le lacrime agli occhi.

Quella notte il Galadhrim vagò a lungo nei boschi alla ricerca di Gilraen, e tornò più volte al flet della ragazza con la speranza che fosse nel frattempo rientrata, ma invano.

Si rassegnò infine ad aspettarla seduto ai piedi del suo Mallorn, e quando i primi raggi del sole fecero capolino filtrando fra le fitte fronde era ancora lì, con lo sguardo fisso nel vuoto.

 

 

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