Percorsi del destino

Capitolo 2

La mattina seguente Haldir si presentò al flet di Gilraen di buon mattino, armato di tutto il necessario per iniziare le lezioni; la ragazza non sembrava però essere nei paraggi, e l'Elfo dedusse che stava ancora dormendo. Pensò che non fosse il caso di disturbarla e così sedette pazientemente sulla radice di un grosso Mallorn, occupandosi della manutenzione delle sue frecce per ingannare l'attesa.

Poco dopo, Rumil arrivò insieme a Gilraen.

“Fratello! Ho dimenticato di dirti che oggi seguo io la nostra ospite. Tu sei di turno al settore ovest, insieme ad Orophin”

La ragazza si rifiutò persino di guardarlo, non riuscendo a cancellare dalla propria mente l'immagine di lui che stringeva quell'elfa tra le braccia.

Salì un attimo in camera sua, prese i suoi pugnali, l'arco e le frecce e tornò al fianco di Rumil.

“Sei pronta per il divertimento?” le chiese lui, spostandole una ciocca di capelli dal viso.

Lei lo lasciò fare e annuì, ridacchiando.

“La porto a fare una passeggiata a cavallo, e poi ci eserciteremo con le armi. A stasera!” salutò l'elfo, guardando Haldir.

Ancora lei non lo guardò, e accettò di buon grado il braccio che le porse Rumil.

Haldir non disse una parola, e rimase immobile a guardarli mentre si allontanavano con un'espressione in volto che si sarebbe potuta definire in un solo modo: oltraggiata.

"Beh, buon divertimento." borbottò fra sé e sé quando i due furono spariti in mezzo agli alti alberi, per poi raccogliere frettolosamente le armi e dirigersi a passi veloci verso il settore ovest. Si sentiva tradito. Sia dal fratello che da Gilraen, cosa che lo turbò non poco. Perché se la prendeva tanto? Era così ovvio che a lei interessava suo fratello! Che stupido che era stato. Avrebbe dovuto capirlo subito. Come se non bastasse anche Rumil pareva decisamente ben disposto nei confronti della ragazza, particolare che non lo rallegrò affatto.

“Non sei felice, oggi” disse Rumil quando lui e Gilraen si furono seduti sull'erba. “Perché?”

“Sono solo stanca…” mentì lei.

“Potrei leggerti nella mente, ma preferirei che me ne parlassi tu. Puoi fidarti di me, credo che tu possa sentirlo..”

Lei sospirò e per qualche momento non rispose. Proprio quando l'elfo stava cominciando a pensare che lei non avrebbe aperto bocca, la ragazza parlò.

“Non so cosa mi succede. All'inizio detestavo Haldir, poi… l'ho guardato sotto una nuova luce…abbiamo parlato, abbiamo riso insieme… So che non dovevo aspettarmi niente ma mi ha ferito lo stesso quello che ho visto…”

Rumil la guardò, il viso pensieroso e curioso. “Cos'hai visto?”

“Tuo fratello con un'elfa. Erano in…atteggiamenti piuttosto intimi e sicuramente parlavano di me. Non in una maniera molto…piacevole” ammise lei, evitando lo sguardo dell'elfo.

Lui sapeva che Haldir aveva molte amanti. E che quasi tutte le elfe del regno avevano un debole per il coraggioso capitano... poteva capire cos'aveva provato Gilraen.

La sera prima aveva provato a leggere la mente del fratello. Gli sembrava piuttosto interessato a quella ragazza,e allora perché l'aveva fatto?

Ne avrebbe dovuto parlare con lui.

Era stata una pessima giornata. Il sole splendeva alto in cielo filtrando attraverso le fronde, gli scoiattoli si rincorrevano veloci suoi rami, i cervi passeggiavano tranquilli e gli uccellini cinguettavano allegramente, ma Haldir non sembrava affatto toccato da tale scenario idilliaco. Aveva trascorso gran parte della giornata di guardia sul flet, con in viso un'espressione tale da persuadere il buon Orophin a tenersi prudentemente alla larga e evitare un qualsiasi approccio con il fratello. Non avevano scambiato una parola neanche sulla via del ritorno a casa, momento in cui erano soliti rilassarsi e scherzare dopo una lunga giornata di servizio. Una volta arrivati a destinazione si salutarono con un semplice cenno della testa per poi dirigersi verso i rispettivi flet. Haldir trovò Rumil ad aspettarlo.

L'elfo studiò attentamente il viso del fratello e capì in che stato d'animo era.

Ce l'aveva con lui.

I giri di parole non erano il suo forte, quindi decise per un approccio diretto.

“Con chi eri ieri sera? Lei ti ha visto”

"Che importanza ha con chi ero?" replicò Haldir lanciandogli uno sguardo obliquo, per poi fingersi impegnatissimo nella manutenzione della corda del suo arco.

"E lo so anche da solo che mi ha visto.." aggiunse senza guardarlo, con una punta di amarezza nella voce nonostante tutti i suoi sforzi di mostrarsi impassibile.

“So benissimo che lei t'interessa. E tu a lei piaci. Ma come hai potuto? “ sbottò Rumil esasperato, parandosi di fronte al fratello e costringendolo a guardarlo negli occhi.

"Forse volevo solo evitare di pensarci" rispose seccamente l'altro, "E comunque non capisco perché te la prendi tanto. Pensavo che saresti stato felice di avere campo libero." detto questo rimise in spalla l'arco e aggirò il fratello, dirigendosi verso il fiume.

A quel punto, Rumil non riuscì a trattenere la rabbia. Afferrò il fratello per la tunica, e lo tirò finchè i loro visi non furono che a pochi centimetri di distanza.

“Lei è solo un'amica. A Gilraen piaci tu, ma se continuerai a comportarti da stupido non ti rivolgerà più la parola! Cosa credi che debba pensare adesso? Dopo averti visto abbracciato ad un'altra che parlavate di lei? Cosa? “

L'elfo lasciò improvvisamente il fratello, riguadagnando la calma.

“Sai una cosa? Hai sempre voluto fare di testa tua. Continua pure, capirai forse quando sarà troppo tardi. Buonanotte fratello”

E così dicendo, sparì velocemente in direzione del suo flet.

Haldir scosse la testa, rimuginando sulle parole di Rumil mentre si dirigeva al fiume. Una volta arrivato posò le armi e iniziò a spogliarsi, immerso nei suoi pensieri. Posò le sue vesti su una roccia per poi immergersi lentamente nell'acqua limpida, salutare due Elfi di passaggio e rimanere assorto per qualche momento ad osservare il cielo striato dei colori del tramonto, sentendosi finalmente rilassato nonostante tutto.

Il giorno dopo Gilraen evitò tutti, prendendo il suo cavallo e sparendo nel bosco prima che Rumil o Haldir andassero a chiamarla.

Non voleva essere trovata, per cui continuò a correre per ore.

Restò fuori per tutto il giorno, aveva bisogno di restare sola, non era più abituata ad avere sempre compagnia, le impediva di pensare.

Riflettè a lungo su Haldir e quello che aveva visto.

Quello che provava nei suoi confronti non sapeva definirlo, ogni volta che lo vedeva aveva voglia di sorridere e abbracciarlo. 

Lui la rendeva serena, come nessuno aveva mai fatto. L'ascoltava, sembrava capire quello di cui lei aveva bisogno ancor prima che lei parlasse, la trovava divertente, era dolce e premuroso.

Possibile che avesse immaginato tutto?

Verso sera ritornò a Caras Galadhon, sistemò il suo cavallo nella stalla, e s'incamminò verso il suo flet.

Stava passeggiando sul sentiero illuminato solo dai raggi della luna, quando un'ombra spuntò dagli alberi.

Non potè impedirsi di emettere un piccolo grido per lo spavento, per poi sospirare nervosamente.

“Haldir! Vuoi smetterla di spaventarmi così?

Lui ridacchiò quietamente e le si avvicinò, per poi fermarsi di fronte a lei con le braccia incrociate davanti al petto.

"Ti ho cercata per tutto il giorno" disse con una punta di rimprovero nella voce, poi sorrise e proseguì: "I miei Signori mi hanno incaricato di consegnarti alcune cose, ma visto che non c'eri ho lasciato tutto al tuo flet."

“Avevo bisogno di pensare, sono stata a fare una passeggiata a cavallo” rispose evasivamente lei, aggirandolo per proseguire verso la sua stanza.

"Aspetta" disse in fretta l'Elfo, trattenendola istintivamente per un braccio, "Ti prego, non scappare così.."

Lei rimase a guardarlo per qualche momento e poi disse:”Non voglio trattenerti, sarai sicuramente impegnato con qualche tua amica ”.

Si pentì subito di aver detto quelle parole. Di nuovo si sentiva vulnerabile in sua presenza e questo non doveva succedere.

“Scusa. Sono molto stanca non so quello che dico. Quello che fai nella tua vita privata non è affar mio.”

A quelle parole Haldir lasciò il braccio della ragazza, senza tuttavia distogliere lo sguardo.

"Mi dispiace per ieri.."

“Non deve dispiacerti…sono affari tuoi, puoi fare quello che ti pare, a me non interessa…sono contenta che tu ti sia divertito, ma non vedo perché tu debba scusarti, a meno che non te lo abbiano chiesto i tuoi Signori…”

Lo guardò duramente prima di continuare:”A quanto pare avevo ragione, ti comporti così solo perché te lo hanno ordinato…”

"Mi comporto così perché mi rendo conto di aver sbagliato con te" replicò lui avvicinandosi alla ragazza, "Mi comporto così perché sul serio mi dispiace."

Lei studiò per qualche momento il suo viso.

Quell'elfo le piaceva, e molto. Sembrava essere davvero pentito ma…infondo perché lo faceva?

Era suo diritto passare la notte con chi voleva, non era legato a lei, eppure si era scusato.

Posò gli occhi nei suoi, senza rispondere, incapace di muoversi.

Haldir sostenne lo sguardo della ragazza per lunghi momenti, e quasi senza rendersene conto portò una mano al suo viso, sfiorandole delicatamente una guancia. E allora si rese conto dell'effettiva bellezza di quella creatura: osservò con aria assorta la sua pelle bianchissima, si perse nei suoi occhi luminosi e rabbrividì nell'osservare le sue labbra rosate, chiedendosi se al tatto fossero morbide come sembravano o addirittura di più. In quel momento avrebbe dato qualsiasi cosa per togliersi quel dubbio..

Lei prese la mano dell'elfo nella sua e la strinse. Gli sorrise e poi distolse lo sguardo, sapendo che se fossero rimasti lì sarebbe successo qualcosa della quale entrambi si sarebbero pentiti.

Non sapeva come mai si sentiva così attratta da lui, ed era piuttosto sorpresa dal fatto che gli aveva permesso di toccarla, cosa che non faceva nessuno da molto, molto tempo.

“Sono molto stanca, è meglio che ora vada. E' stato bello vederti…” mormorò, prima di posare un leggero bacio sulla sua mano e sparire velocemente tra gli alberi, il cuore che le batteva all'impazzata.

Haldir non dormì quella notte. Rimase a lungo fuori dalla sua stanza, seduto sul flet, intento a riflettere e a guardare le stelle. Poco prima dell'alba andò al fiume a riempire la sua fiaschetta, per poi preparare lembas e frutta fresca da portare con sé. Quindi prese le sue armi, l'arco che Dama Galadriel gli aveva consegnato per Gilraen e uscì, dirigendosi al flet della ragazza.

Lei stava leggendo un libro di poesie che aveva trovato nella libreria della sua stanza.

Si era sistemata sul flet, e quando vide Haldir che si avvicinava, si alzò e gli sorrise.

“Buongiorno!”

"Buongiorno a te!" sorrise lui di rimando, guardandola dal basso.

"Pensavo che potremmo iniziare gli allenamenti, se non hai impegni per la giornata."

Dopo essere scesa elegantemente dal flet, lei gli si avvicinò e gli sorrise di nuovo.

“Sono tutta tua!” ridacchiò.

Lui le sorrise a sua volta, e le porse il grande arco Galadhrim che le era destinato: "E' per te."

Gilraen lo osservò per lunghi momenti, meravigliandosi di quanto fosse leggero.

Con le dita seguì gli intricati disegni e provò a tendere la corda, e infine disse:”E' bellissimo…”

Haldir annuì compiaciuto, e le offrì il suo braccio. Camminarono solo per qualche minuto, parlottando come due vecchi amici, finché giunsero alla radura adibita agli allenamenti di tiro con l'arco; non vi trovarono che un paio di Elfi impegnati nell'insegnare i primi rudimenti della tecnica a dei giovani.

"Ho pensato di venire presto, così non rischi di distrarti. Più tardi non sarà poi così tranquillo qui." sorrise Haldir, che posò armi e bagagli e si apprestò a togliere il mantello.

"Togli la tunica più pesante. Potrebbe impedirti nei movimenti"

Lei gli rivolse un sorriso un po' imbarazzato prima di sfilare la tunica.

Si guardò intorno e notò che gli altri elfi li stavano guardando.

Ad un tratto gli si avvicinò un elfo piuttosto alto, anche se non quanto Haldir, dai capelli corvini e gli occhi celesti.

“Buongiorno!” esordì.  “Non riuscivo a credere ai miei occhi quando ho visto il nostro Capitano insieme a una tale bellezza”

“Il mio nome è Erestor, posso avere l'onore di conoscere il vostro?” le disse, baciandole delicatamente il dorso della mano e ignorando deliberatamente l'occhiataccia che gli aveva lanciato Haldir.

“Mi chiamo Gilraen” sorrise lei. “E non c'è bisogno di essere così formali…”

“Oh ma bene! “ disse lui, fingendosi incredibilmente sollevato, anche se apparve comico.

“Io faccio parte dell'esercito e conosco Haldir da anni” spiegò lui. “Devo dire che sei una fanciulla molto fortunata, il nostro capitano non dà lezioni di tiro con l'arco a tutte… Questo nonostante abbia un grande fascino e attiri molte elfe… Ha un'invidiabile collezione di conquiste!” ridacchiò.

La cosa a Gilraen non parve così divertente, e si limitò a guardare Haldir per un attimo, riportando subito la sua attenzione all'altro elfo.

Erestor si accorse che Haldir era molto adirato, e così si congedò in fretta, salutando di nuovo cerimoniosamente la ragazza.

Gilraen non sapeva cosa dire, non capendo il motivo per cui le rivelazioni dell'elfo l'avevano turbata tanto.

Di nuovo si sentiva vulnerabile in presenza di Haldir…

L'Elfo scosse la testa fra sé e sé, e lanciò un'occhiataccia in direzione del punto in cui si era allontanato Erestor. Quindi porse l'arco e una freccia a Gilraen per poi sfilare la tunica grigia che aveva indosso, lasciando soltanto quella più leggera. Si sistemò di fianco a Gilraen.

"Tanto per cominciare mettiti in posizione da tiro" disse in tono gentile, "Le gambe devono essere leggermente divaricate, la schiena dritta e la testa alta."

Annuì quando Gilraen seguì alla lettera le sue istruzioni, e si spostò dietro di lei.

"Adesso tendi il braccio" proseguì, posando una mano su quella di Gilraen che impugnava l'arma e guidandola in posizione, "E non stringere l'arco, la presa deve essere più leggera possibile. Stringilo quanto basta affinché non cada quando scocchi la freccia."

La ragazza rabbrividì nel sentire la vicinanza di Haldir. Riusciva a sentire il profumo fresco dei suoi capelli, che le solleticavano il collo.

Quando lui quasi l'abbracciò per metterla in posizione, i loro corpi si sfiorarono, attraverso la leggerissima tunica poteva sentire il suo calore, e rabbrividì involontariamente.

Sospirò profondamente e cercò di focalizzare la sua attenzione sul bersaglio.

"Rilassati" le sussurrò lui sorridendo, "Cerca di rilassare i muscoli." così dicendo posizionò nuovamente la mano su quella di Gilraen, e lanciò un'occhiata al bersaglio prima di proseguire: "Bene. Adesso concentrati sul bersaglio e tendi la corda. Ricorda sempre che il gomito del braccio che regge la freccia deve stare più in alto possibile.. e lasciala andare solo quando ti senti assolutamente concentrata e rilassata.."

Lei seguì le istruzioni di Haldir e quando tirò la freccia si conficcò vicino al centro del bersaglio.

La ragazza scosse la testa, e mormorò:”Che maldestra…avrei potuto tirare meglio…”

"Sei andata benissimo" sorrise lui, posandole per un momento le mani sui fianchi prima di allontanarsi e andare a recuperare la freccia, "Ora prova da sola."

Più tardi decisero che era giunta l'ora di mangiare qualcosa, e dopo aver raccolto i loro averi lasciarono la radura e camminarono per qualche tempo in cerca di un luogo tranquillo nel quale rilassarsi.

Si accamparono nei pressi del fiume, oltre un fitto groviglio di alberi e cespugli, sicuri che lì nessuno li avrebbe disturbati. Sedettero insieme sull'erba, e dopo aver frugato brevemente nel suo zaino Haldir ne estrasse del lembas. Lo divise in due parti e porse la metà più grande a Gilraen, tenendo per sé l'altra.

Lei l'accettò con un largo sorriso e cominciò a mangiucchiarla in silenzio, assorta a guardare il fiume.

Di tanto in tanto lanciava occhiate ad Haldir, osservando il modo in cui il sole si rifletteva nei suoi occhi grigi, e l'effetto della luce che faceva sembrare i suoi capelli quasi bianchi, tanto erano chiari.

Era una bellissima giornata, gli scoiattoli si rincorrevano sugli alberi e gli uccelli cinguettavano allegri.

Oltre agli animali e allo sciabordio del fiume, non si sentiva nient'altro.

"Mi sono reso conto di non sapere niente di te" esordì lui all'improvviso voltandosi a guardarla, ancora impegnato con il suo pezzo di lembas. "Ci ho pensato a lungo ieri notte. Da dove vieni? Come sei giunta fin qui?"

Lei sorrise amaramente a quelle parole.

“Sono orfana. Per quanto ricordi ho sempre viaggiato…non…non ho mai saputo cosa significhi avere una famiglia o una casa…mi spostavo di villaggio in villaggio, fino a quando non ho imparato a combattere e mi sono procurata delle armi. E' stato allora che ho cominciato a isolarmi. Gli uomini non mi vogliono nei loro villaggi. Mi considerano un mostro, è per questo che nascondo le mie orecchie a punta…Non resto mai a lungo nello stesso posto. Mi procuro il cibo da sola, vivo nella foresta. Da un po' di tempo facevo dei sogni strani, a volte mi spaventavano…e nell'ultimo una voce mi diceva di passare per il regno di Lothlorien. Così ho fatto e… eccomi qui”

Lo guardò per un attimo, soppesando il suo sguardo, per vedere che effetto avevano fatto le sue parole, e poi continuò:”Se non avessi ascoltato quella voce non avrei trovato un popolo al quale non importa se sono mezz'elfa, dei sovrani che mi hanno accolta a braccia aperte dandomi una casa e…te…”

Haldir la guardò intensamente negli occhi per diversi momenti, prima di sorridere e sporgersi verso di lei per sfiorarle una guancia con la punta delle dita.

"Puoi fermarti qui quanto vuoi.." le disse dolcemente, "Anche per sempre, se lo desideri.."

Lei sorrise di rimando, non trovando le parole per rispondergli.

Stavolta non staccò gli occhi dai suoi, né fermò la sua mano.

Era tutto talmente perfetto che ebbe paura che fosse frutto della sua immaginazione.

Se è un sogno non svegliatemi…

Senza staccare gli occhi dai suoi l'Elfo posò il palmo della mano sulla guancia della ragazza, per poi salire lentamente ad affondare le dita in una cascata di lucenti capelli corvini, meravigliandosi della loro morbidezza. Nel fare questo le sfiorò appena la punta di un orecchio, e si fermò immediatamente.

"Scusami.." mormorò, tornando ad accarezzarle delicatamente il viso.

Quel semplice tocco, così intimo per un elfo, l'aveva fatta rabbrividire.

“Haldir…io…non voglio essere una delle tue tante conquiste...” mormorò, ritraendosi appena, lo sguardo triste.

"Mi spiace se ti ho fatto pensare questo.." rispose lui, allontanandosi leggermente da lei dopo un'ultima carezza, "Ma davvero non rientra nelle mie intenzioni.. Mi sto affezionando molto a te, lo sai?"

Rumil aveva visto abbastanza. In più di duemila anni non aveva mai visto suo fratello comportarsi così.

Ho capito dal primo momento che quella ragazza era speciale. Non resta altro che farlo capire ad Haldir.

“Buongiorno!” esclamò, spuntando da dietro alcuni cespugli.

“Rumil! Non eri di guardia questa mattina?” chiese lei, sorridendogli, contenta che lui fosse intervenuto prima che il discorso tra lei ed Haldir diventasse imbarazzante.

L'elfo ridacchiò quando vide l'espressione contrariata sul viso del fratello, e rispose:” Siete infatti nella mia zona. Ero venuto semplicemente a controllare che fosse tutto a posto”

“Ho visto Erestor questa mattina. Sembrava folgorato dalla tua bellezza” ridacchiò Rumil, guardando la ragazza, e poi si rivolse al fratello:”Ti invidia molto, e mi ha addirittura chiesto se poteva corteggiarla!”

"Credo che questo dovrebbe chiederlo a lei." rispose seccamente Haldir, che poi si alzò di scatto per avvicinarsi al fiume e fingere di riempire la sua fiaschetta d'acqua, in un disperato tentativo di nascondere agli altri due il suo stato d'animo.

Rumil strizzò l'occhio in direzione di Gilraen, prima di salutare entrambi e sparire tra la vegetazione.

La ragazza guardò per un attimo l'elfo, poi in un momento di follia, tolse gli stivali e arrotolò i pantaloni fino alle ginocchia. Corse a piedi nudi verso il fiume e cominciò a schizzare Haldir, ridendo di gusto all'espressione sorpresa dell'altro.

"Non credo sia saggio da parte tua sfidare il Capitano dei Galadhrim" ridacchiò Haldir, "Se non vuoi finire a mollo con tutti i vestiti!"

“Provaci…” lo sfidò Gilraen ridacchiando e continuando a schizzarlo.

L'Elfo scosse la testa e restituì gli schizzi, aspettando il momento opportuno per agire. Approfittò di una sua esitazione per balzarle addosso, finendo a mollo con lei nel fiume. Sopra di lei, per l'esattezza. Si rialzò subito, grondante, e le lanciò un'occhiata birichina prima di uscire dall'acqua ridacchiando fra sé e sé.

Lei ridacchiò e uscì dall'acqua dopo di lui, dicendo con aria fintamente offesa:”Sei troppo veloce per me…però la prima volta che ci siamo incontrati te le sei cavata solo perché c'era tuo fratello!”

Rimase solo con una leggerissima tunica e i pantaloni, mentre strizzava il resto dei vestiti.

Con un sospiro si stese sull'erba, godendosi i caldi raggi del sole, un sorriso contento sul viso.

"Significa che adesso siamo pari." sorrise Haldir. Sfilò entrambe le tuniche e si stese accanto alla ragazza, le braccia incrociate dietro la testa e lo sguardo assorto. Rimase in silenzio ad osservare il groviglio di rami sopra le loro teste, voltandosi a guardarla di tanto in tanto con il sorriso sulle labbra.

Quella sera Haldir accompagnò Gilraen fino alla porta della sua stanza.

La ragazza lo guardò intensamente negli occhi e gli sorrise.

“E' stata una giornata bellissima. Era molto che non mi divertivo così tanto…”

"Ne sono felice" sorrise lui di rimando, "E sappi che è stata solo la prima di una lunga serie! Ci sono ancora un sacco di luoghi che voglio mostrarti e un sacco di cose che voglio fare con te."

Detto questo le posò delicatamente le mani sulle spalle e si avvicinò per baciarle la fronte, indugiando con gli occhi nei suoi.

Back

Next

Home