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Percorsi del destino

Capitolo 1

Il sole era appena sorto in quel tiepido mattino di primavera.

Dopo essersi stiracchiata, Gilraen si decise ad alzarsi. Non aveva fretta, non ne aveva mai avuta. Non aveva mai avuto nemmeno una casa alla quale tornare.

Aveva sempre viaggiato, almeno finchè poteva ricordarlo. Le piaceva quella vita. Adorava viaggiare e stare in mezzo alla natura, anche se la solitudine si faceva sentire sempre di più.

Nelle lunghe notti in cui non riusciva a dormire, quando la tristezza prendeva possesso della sua mente, lei cercava di convincersi del fatto che infondo non aveva bisogno di nessuno.

Gli uomini avevano sempre approfittato di lei, offendendola anche pesantemente quando lei rifiutava le loro attenzioni. E di certo non sarebbe finita a fare la brava mogliettina, chiusa in casa a pulire, cucinare e sfornare figli.

Di tanto in tanto pensava a come sarebbe stato tornare a casa e trovare un compagno che l'accogliesse a braccia aperte, che le facesse dimenticare ansie e dolori.

Probabilmente non è quello il mio destino, pensò, scacciando via tutti quei pensieri.

Si trovava ormai presso i confini orientali del regno di Lothlorien.

Sapeva che gli elfi che vi abitavano non erano ospitali con gli umani, e sperava che non le riservassero una cattiva accoglienza solo perché era una mezz'elfa.

Per tutta la vita non si era sentita parte di nessuna razza. Gli umani la disprezzavano, così come gli elfi.

Sospirando profondamente, rimise in spalla lo zaino, la faretra piena di frecce e il grosso arco finemente lavorato che aveva barattato con delle pelli di animali.

Quando si mise in cammino, cercò di distrarre la mente dai pensieri che la turbavano da qualche giorno, e che aumentavano man mano che si avvicinava ai confini di Lothlorien.

Era appena entrata nel bosco di quel regno, quando qualcosa la costrinse a fermarsi.

Si sentiva osservata.

Decise di far finta di niente, pur tenendo gli occhi bene aperti e stringendo l'elsa del pugnale che aveva sul fianco, pronta a scattare.

Il Capitano dei Galadhrim aveva avvertito immediatamente la presenza della straniera, nel momento stesso in cui questa aveva varcato i confini del Bosco d'Oro. Si era avvicinato silenziosamente, per poterla osservare meglio e decidere il da farsi; la studiò con attenzione per qualche momento, accovacciato su un flet, e notò che sembrava reduce da un lungo viaggio. Era anche armata di tutto punto, e la cosa lo insospettì. Non poteva lasciarla proseguire.

Finalmente ben deciso sul da farsi balzò agilmente giù dal flet e le si parò davanti tendendo l'arco, la freccia minacciosamente puntata alla testa dell'intrusa.

"Vi ordino di fermarvi immediatamente." intimò.

Lei si girò a guardarlo con espressione oltraggiata.
Come osava? Era appena entrata nei confini del regno, non aveva commesso nessun crimine, era questa l'accoglienza che riservavano agli stranieri?

“Cos'ho fatto? E chi sei tu?” disse, stringendo di più il pugnale, contenta del fatto che l'altro non l'aveva visto, era ben nascosto sotto il mantello.

"Non credo possiate concedervi il lusso di fare domande" rispose seccamente lui, "Ditemi piuttosto chi siete voi, e i motivi che vi hanno condotta entro i confini del Bosco d'Oro."

La ragazza rise di gusto a quelle parole.

“Ah si? E se non volessi dirtelo? Cosa faresti? Ti diverte fare la parte del cattivo con le fanciulle sole?”

Senza alcun preavviso, diede un calcio alla mano con la quale l'elfo teneva la freccia e quando lui si sbilanciò, gli saltò addosso, puntandogli il pugnale alla gola.

“Te lo ripeto di nuovo. Cosa vuoi da me? E' questa l'accoglienza che i Signori di Lothlorien riservano ai viandanti?”

L'Elfo sorrise lanciando un'occhiata oltre le spalle della ragazza, e sollevò un sopracciglio con aria divertita quando suo fratello Orophin le puntò una freccia alla schiena inducendola a voltarsi. Approfittando di quella momentanea distrazione Haldir prese possesso del pugnale e le afferrò i polsi, mentre suo fratello la costringeva a rialzarsi.

"Non è stata affatto una mossa saggia da parte vostra" disse il Capitano mentre la studiava con attenzione, "Non posso lasciarvi proseguire."

“Lasciami andare! Sei un arrogante e presuntuoso! Come osi comportarti così con una donna? “ lo guardò con occhi rabbiosi, continuando a dibattersi, ma ben presto si arrese. La presa dell'elfo era troppo forte, non sarebbe mai riuscita a liberarsi.

“Saresti capace di battermi da solo? Non è leale quello che hai fatto…” sibilò, incontrando ben presto gli occhi di un altro elfo, apparso dietro quello che la stava bloccando.

“Non vedo l'ora di raccontare a tutti che sei stato atterrato da una fanciulla!” ridacchiò Rumil, guardando con aria divertita prima suo fratello Haldir, e poi la ragazza.

“Posso sapere il nome di colei che è riuscita a prendere mio fratello di sorpresa?” le chiese gentilmente, sorridendole.

Lo sguardo della ragazza si addolcì. Quell'elfo non era arrogante quanto gli altri due. Forse di lui poteva fidarsi.

“Il mio nome è Gilraen…” rispose, ricambiando il sorriso. “E spero tanto che non siate tutti arroganti e presuntuosi quanto tuo fratello” continuò, scoccando un'occhiataccia all'altro.

“Uh-oh…” ridacchiò Rumil, guardando i fratelli alquanto divertito.

Nessuno aveva mai osato rivolgersi in quel modo ad Haldir. E nessuno era mai riuscito ad atterrarlo.

Quella ragazza si stava rivelando piena di sorprese..

Per tutta risposta Haldir serrò la presa sui polsi di Gilraen, e lanciò un'occhiata a Orophin.

"Prendi la corda" gli ordinò, per poi sorridere alla ragazza e rivolgersi a lei in tono ingannevolmente gentile: "E' così che vi hanno insegnato a comportarvi in casa d'altri?"

Lei gli indirizzò un sorriso falso di circostanza, e poi gli disse in tono fintamente dolce e melodioso:”Mi dispiace deluderti, ma non ho mai imparato le buone maniere. Forse perché sono orfana e sono cresciuta da sola. Contento di saperlo?”

Si lasciò legare solo dall'elfo che le aveva parlato in maniera gentile.

Non si fidava degli altri due, anche se sapeva che gli elfi non l'avrebbero torturata o violentata, com'era invece abitudine degli orchetti.

Rumil aveva volutamente evitato di stringere troppo la corda, per non ferirle ulteriormente i polsi, che erano già gonfi. Suo fratello aveva esagerato, ma con sua grande sorpresa, lei non gli aveva dato la soddisfazione di massaggiarseli, o di lamentarsi per il dolore. Era cocciuta, orgogliosa e fiera.

Ridacchiò quietamente tra sé e sé quando si accorse delle occhiatacce che lei e suo fratello Haldir si lanciavano, poi disse in elfico:”Cosa dobbiamo fare con lei?”

“Decidete in fretta” rispose seccamente lei nella loro lingua.

I tre si lanciarono occhiate sgomente.

Dunque anche lei parlava la loro lingua? Non era una cosa comune tra gli uomini. Chi era quella ragazza? E cosa ci faceva a Lothlorien?

Haldir la osservò a lungo aggrottando le sopracciglia con aria pensosa e infine disse, rivolgendosi agli altri due: "La porteremo dalla Dama. Che decida lei cosa fare."

"Come desideri" rispose Orophin, "Devo bendarla?"

A quelle parole l'altro ridacchiò quietamente, e scosse la testa: "No." disse lanciandole un'occhiata divertita, "Che la nostra gradita ospite si goda pure la vista del Bosco d'Oro."

“Ma che gentile …” rispose freddamente lei.

I quattro cominciarono a camminare nel bosco.

Rumil conduceva gentilmente la ragazza, mentre i fratelli camminavano velocemente davanti a loro.

“Io mi chiamo Rumil, e quelli sono i miei fratelli Haldir e Orophin” le disse lui, con un sorriso.

“Tu non sei come gli altri… sei molto dolce e gentile…non mi farete del male, vero?” mormorò lei, con un'espressione preoccupata sul viso.

“I miei fratelli ti hanno fatto una brutta impressione ma non sono cattivi, devi solo imparare a conoscerli. Non ti verrà fatto alcun male, la nostra Signora è buona e saggia, il massimo che potrebbe fare è mandarti via dal regno, non preoccuparti” disse dolcemente lui, un po' sorpreso dal fatto che la ragazza non era poi così dura quanto voleva far credere ai suoi fratelli.

Quando ore dopo arrivarono finalmente al flet dei Signori di Lorien Orophin e Rumil si fermarono al centro della piattaforma con Gilraen, chinando la testa con riverenza. Haldir si avvicinò ai troni e parlottò a lungo con la Dama, che di tanto in tanto lanciava occhiate benevole alla ragazza, finché si inchinò e andò a raggiungere i fratelli e la straniera. Come gli era stato ordinato le slegò i polsi, e fu allora che la Dama e il suo Signore si alzarono, avvicinandosi a loro.

"Ti dò il mio benvenuto nel regno di Lorien" esordì Galadriel, guardandola intensamente negli occhi.

Lei ricambiò lo sguardo. Le sembrava che quella dama potesse guardare fin dentro la sua anima.

“Grazie…” mormorò.

Lord Celeborn le si avvicinò, e notò che i polsi della ragazza si erano gonfiati.

“Haldir, dopo curale i polsi. Vogliamo che la nostra ospite si senta a casa”

Casa , pensò lei. Che strana parola… non ne aveva mai avuta una…

“Sappiamo che non sei un pericolo per il nostro regno” le disse benevolmente. “Sarai nostra ospite per qualche tempo, Haldir ti mostrerà la tua stanza, e domani mattina parleremo. Adesso vai…”

La ragazza non potè far altro che lanciare un'occhiataccia all'elfo e seguirlo, inchinandosi educatamente verso i due Signori di Lothlorien e ringraziandoli.

Quando furono soli, Celeborn si avvicinò a Galadriel e le chiese:”Cosa vedi in lei?”

La Dama lanciò un'occhiata al consorte, un'ombra di sorriso sulle labbra e un lampo divertito negli occhi.

"Quella giovane così fiera e valorosa darà certamente del filo da torcere al nostro Haldir." disse enigmaticamente, e non aggiunse altro.

"Dormirai qui." le disse il Galadhrim dopo averla condotta fino a una piccola costruzione adagiata sul flet di un imponente Mallorn, seminascosta dalle fronde. A vederla da fuori non sembrava che una capanna di legno costruita su un albero, ma quando Haldir aprì la porta per mostarne l'interno rivelò essere una vera e propria camera da letto arredata con cura.

"Quando avrai posato i bagagli ci occuperemo dei tuoi polsi" proseguì lui, "Fa' in fretta. Ti aspetto fuori."

Lei non gli rispose, preferì entrare e si guardò attorno con aria trasognata.

Non aveva mai avuto una camera così bella. I Signori di queste terre erano sicuramente più gentili dell'elfo che l'aveva accolta…

Dopo aver posato lo zaino e il mantello, Gilraen uscì fuori, avvicinandosi ad Haldir.

“Non ti aspettavi che mi trattassero così, vero? E soprattutto che inviassero proprio te a prenderti cura di me…” disse lei, una nota di divertimento nella voce.

Quell'arrogante e presuntuoso avrebbe dovuto curarle i lividi che lui stesso le aveva procurato!

Invece di risponderle l'Elfo alzò lo sguardo al cielo con aria sconsolata, e sedette sul flet con le gambe incrociate invitandola a fare lo stesso.

"Avanti.." disse quando la ragazza si fu seduta davanti a lui, porgendole entrambe le mani, "Fammi vedere quei polsi."

Lei glieli mostrò, e si sentì piuttosto a disagio quando lui glieli accarezzò delicatamente.

L'elfo aveva chiuso gli occhi e stava sussurrando antichi incantesimi, quando Gil sentì un forte calore che proveniva dalle sue mani, e che sembrò portare via il dolore ai polsi e i lividi.

Pochi minuti dopo, i polsi erano tornati come nuovi.

La ragazza era rimasta a bocca aperta, non aveva mai assistito a uno di quei riti di guarigione.

Haldir stringeva ancora le mani nelle sue, e per la prima volta Gilraen sembrò soffermarsi a guardarlo bene.

I lunghi capelli che gli incorniciavano il viso erano di un biondo chiarissimo. Il viso era altero e fiero, e il corpo era ben modellato e sicuramente era incredibilmente forte e veloce.

I suoi occhi grigi sembrarono studiarla a lungo, e stavolta lei non distolse lo sguardo e decise di tenere per sé i suoi soliti commenti taglienti.

Dopo qualche momento Haldir lasciò le mani di Gilraen, e si rialzò con un mezzo sorriso dipinto sulle labbra.

"Tornerò più tardi per portarti qualcosa da mangiare. Se vuoi fare un bagno il fiume è vicino, oltre quegli alberi" disse indicandole la direzione, e dopo un'ultima occhiata balzò giù dall'albero senza un'altra parola.

La mattina dopo, Gilraen si svegliò all'alba.

Mentre si stava rivestendo ripensò alla sera precedente. Haldir aveva cenato con lei, e anche se non si erano parlati molto, si erano studiati a vicenda.

Non sapeva cosa pensava di lei quell'elfo enigmatico, ma probabilmente niente di buono, visto il modo in cui l'aveva trattata e il distacco col quale le parlava e la guardava.

Quando si fu rivestita si rese conto che nessuno le aveva detto quando il capitano sarebbe passato a prenderla.

Attese pazientemente per un po', e infine decise di uscire fuori.

Si era seduta all'ombra di un alto albero, e stava guardando il fiume quando sentì un rumore provenire dalle sue spalle.

Balzò in piedi e sfoderò il pugnale, voltandosi nella direzione dalla quale proveniva il rumore.

Tirò un sospiro di sollievo quando vide che era Haldir.

“Mi hai spaventata”

"Chiedo perdono" disse l'Elfo avvicinandosi a lei, "E chiedo perdono anche per il ritardo, ma sono stato trattenuto."

Detto questo le fece cenno di seguirlo e si incamminò, lanciandole brevi occhiate di tanto in tanto.

Lei scosse la testa mentre lo seguiva.

Quell'elfo molto probabilmente la detestava.

Avrebbe chiesto a Lady Galadriel di essere assegnata a Rumil, mal sopportava il modo formale col quale la trattava Haldir, rendeva evidente il fatto che la considerava solo un peso, un compito scomodo affibbiatogli dai suoi Signori.

Quando arrivarono da Lord Celeborn, lei si girò per salutare Haldir che però era già sparito.

Sospirò profondamente prima di avvicinarsi al sovrano, che le fece cenno di sedersi sulla panchina accanto a lui.

“Cosa ti turba mia cara?”

“Ecco io…non vorrei sembrare troppo scortese, apprezzo tutto quello che state facendo per me ma… vorrei essere assegnata a Rumil…” rispose lei timidamente.

Celeborn ridacchiò tra sé e sé, e le chiese:”Haldir si è comportato male?”

“No!” si affrettò a rispondere lei. “E' solo che… credo che abbia una pessima opinione di me e che non voglia vedermi. Mi tiene sempre a distanza e si comporta in maniera troppo formale, invece suo fratello mi trova simpatica…e poi non vorrei distrarre troppo il capitano dei Galadhrim dai suoi compiti” mentì lei.

“Oh non preoccuparti, tu non sei un peso per nessuno. Devi sapere che Haldir non è aperto come i suoi fratelli. E' molto riservato e spesso il suo comportamento può essere frainteso. Devi solo imparare a conoscerlo…”

Cambiando argomento, Celeborn le chiese gentilmente:” Ti piace stare qui?”

Il volto di Gilraen s'illuminò quando rispose. “Si, è bellissimo, in questo regno c'è una pace, una tranquillità che non ho mai visto in nessun altro posto”

Il sovrano sorrise, evidentemente compiaciuto dalle parole della giovane, e propose:”Ho discusso a lungo con la mia consorte. Vorremmo che tu restassi qui con noi, puoi stare quanto vuoi, e se credi, potresti prendere lezioni di tiro con l'arco e di combattimento per migliorare le tue tecniche”

“Davvero? Mi piacerebbe moltissimo!” rispose Gilraen entusiasticamente.

“Bene” disse il sovrano. “Il tuo insegnante sarà Haldir. E' il migliore di tutto il regno, e sono sicuro che ti sarà di grande aiuto”

Finito il suo turno di guardia, Rumil stava passeggiando nel bosco, quando vide Haldir seduto ai piedi di un grosso albero.

Ridacchiò tra sé e sé nel vedere l'espressione insieme turbata e pensierosa sul volto dell'amato fratello.

Andò a sedersi accanto a lui e gli posò una mano sulla spalla in un gesto d'affetto.

“Cosa ti turba?” gli chiese dolcemente.

Haldir lo guardò per un momento, prima di tornare a fissare il vuoto con aria assorta.

"Mi ha colto del tutto alla sprovvista." ammise, "Fino a ieri ero convinto che non fosse altro che una ragazzina testarda e troppo orgogliosa, e adesso non ne sono più tanto sicuro.."

Rumil sapeva già che il problema era lei.

Aveva visto il modo strano in cui suo fratello la guardava, e si era reso conto che era attratto da lei.

Scosse la testa, sorridendo. Era così strano vedere Haldir interessato a una ragazza! Questa notizia avrebbe sicuramente deluso le tante amiche che aveva in tutto il regno…

“Cos'è che ti ha fatto cambiare idea?”

L'altro scrollò le spalle senza guardarlo.

"Non lo so." disse, "I suoi occhi, forse."

Quando si rese conto di essersi scoperto troppo si voltò per lanciargli un'occhiata minacciosa: "Non le dirai niente, voglio sperare."

“Oh no di certo, ci tengo alla mia vita!” ridacchiò l'altro.

L'elfo si alzò e lanciò un'ultima occhiata al fratello. “Non lasciartela scappare. Ti ricordo che in più di duemila anni non hai mai trovato nessuna che ti interessasse minimamente…”

Poco dopo, mentre tornava nelle sue stanze, Rumil incontrò Gilraen che passeggiava da sola, guardandosi attorno con aria meravigliata.

“Vedo che ti piace stare qui!” disse lui, salutandola con un sorriso.

“Si, è tutto molto bello!” rispose lei, che non ricambiò il sorriso ed evitò il suo sguardo.

“C'è qualcosa che non va?” le chiese dolcemente lui, avvicinandosi.

“E' Haldir…” cominciò lei, arrischiando un'occhiata all'elfo. Quando quest'ultimo le mise una mano sulla spalla in segno d'incoraggiamento, lei continuò.

“Lord Celeborn ha chiesto a lui di prendersi cura di me. Però tuo fratello ha una pessima opinione di me. E' distaccato, si comporta in maniera fin troppo formale, insomma è chiaro che mi vede solo come un fastidio. Ho chiesto di poter essere assegnata a te ma lui non ha voluto sentir ragioni, dice che si fida di Haldir e adesso che dovrà darmi anche lezioni di tiro con l'arco… sono sicura che andrà su tutte le furie…”

Rumil sorrise tra sé e sé. La storia si faceva sempre più interessante.

“Mio fratello è sempre così. Non ha nulla contro di te, ma è molto chiuso, non parla facilmente…” tentò di tranquillizzarla.

“Devo dirglielo io… capisci? “ ribattè lei, esasperata.

“Haldir non morde! Segui il sentiero, dovrebbe essere vicino al fiume” le disse, prima di sorriderle e sparire velocemente tra gli alberi.

La ragazza sospirò profondamente prima d'incamminarsi nella direzione indicata dall'elfo.

Trovò Haldir dopo pochi minuti. Lui si era già accorto della sua presenza, e lei non potè far altro che sorridergli, sentendosi a disagio.

L'Elfo le fece cenno di sedersi con lui, lanciandole un'occhiata divertita.

"Lasciami indovinare" disse con il sorriso sulle labbra, "Devi dirmi qualcosa e non sai come dirmelo?"

Lei sospirò di nuovo e distolse lo sguardo, tormentando nervosamente un lembo della tunica.

“So che ora andrai su tutte le furie, ma credimi io ho anche chiesto di essere assegnata a Rumil” cercò di dire lei.

Quando vide l'occhiata scettica che le lanciò l'altro si spiegò:”Lord Celeborn ha pensato che tu mi potessi dare lezioni di tiro con l'arco e di combattimento coi pugnali e con la spada. Dice che si fida di te e che sei il migliore. Mi dispiace di essere un peso, non l'ho chiesto io…”

"Non capisco qual'è il problema" rispose Haldir, "Sarò ben felice di farlo."

Ridacchiò fra sé e sé quando la ragazza lo guardò con aria incredula, e dopo essersi alzato le porse il suo arco.

"Fammi vedere cosa sai fare."

“Io non ho mai preso lezioni…e so di essere un po' rozza…” disse lei, prendendo in mano l'arco Galadhrim e studiandolo con attenzione.

“E' bellissimo” mormorò.

Prese la freccia che lui le porse e si concentrò al massimo, prima di tendere l'arco e tirare a una mela che si trovava su un albero a circa cinquecento metri da dove si trovavano.

La centrò in pieno.

Haldir rimase immobile per qualche istante a fissare la mela, per poi voltarsi a guardarla con aria vagamente stupita.

"Beh" disse, "Credo proprio che dovremo lavorare soltanto sulla tecnica, per quanto riguarda l'arco.."

Lei gli sorrise e gli restituì l'arco.

“Davvero non è un problema per te? Credo di averti fatto una pessima impressione ieri…”

"Nessun problema, davvero" rispose l'Elfo, che dopo aver rimesso in spalla l'arma iniziò a camminare lungo la sponda del fiume, al fianco di Gilraen.

"Possiamo iniziare quando vuoi. Intanto dimmi, cosa vorresti fare oggi? Abbiamo a disposizione tutta la giornata."

“Non lo so…sai, non sono abituata a tutto questo…per tutta la mia vita ho vagato senza meta e adesso che mi è stata offerta una casa…mi sembra tutto così strano” rispose lei.

Quando arrivarono nel punto in cui lei aveva colpito la mela, la ragazza si avvicinò all'albero e recuperò la freccia, porgendola all'elfo con un sorriso.

Fu in quel momento che spostò i capelli, rivelando per la prima volta le delicate orecchie a punta.

"Non sei umana.." mormorò lui, e si avvicinò per scostare di nuovo la cascata di capelli neri, con delicatezza, per poi guardarla negli occhi.

"Perché non l'hai detto prima?"

Lei sorrise e gli disse:”Quando ci siamo incontrati…non mi hai dato il tempo di spiegare.. Io sono una mezz'elfo. Mi dispiace tanto per il mio comportamento di ieri, ma mi hai spaventata, non sapevo cosa volevate farmi” ridacchiò e poi continuò:” Forse non sono più abituata a stare in mezzo alla gente…di solito preferisco stare sola…gli umani mi trattano come uno scherzo della natura, e gli elfi non mi accettano mai del tutto…”

Scrollò le spalle quando vide l'espressione dell'altro e lo rassicurò:”Cerco di non pensarci più di tanto, me ne sono fatta una ragione”.

"Non credo che avrai questo genere di problemi qui" disse l'Elfo, che poi distolse lo sguardo e riprese a camminare, "E mi spiace per ieri.. Stavo solo facendo il mio dovere. Ho visto che eri armata e i miei ordini sono precisi, non posso far entrare potenziali minacce nei nostri confini" le lanciò un'occhiata e un mezzo sorriso, e proseguì: "In ogni caso se non avessi reagito in quel modo ti avrei lasciata proseguire subito."

Lei si limitò a rivolgergli un sorriso da monella e continuò a camminare.

La giornata passò velocemente insieme a lui, e Gil fu piacevolmente sorpresa nel constatare che quell'elfo non era poi cattivo come pensava.

Quella sera lui si scusò, dicendo che aveva da fare, e lei tornò alla sua stanza.

Dopo un po' decise di fare un bagno e, preso tutto l'occorrente, si avviò al fiume.

Controllò di essere sola e poi si svestì e rimase in acqua per parecchio, rilassandosi.

Con sua grande sorpresa, i suoi pensieri tornavano sempre a Haldir. Quando ripensò al modo in cui avevano parlato e riso insieme quella mattina e sorrise involontariamente.

Mentre tornava alla sua stanza, un movimento alla sua destra attirò la sua attenzione.

Rimase immobile e in silenzio per vedere cosa stesse succedendo, quando da un flet vicino sentì qualcuno che ridacchiava. Era evidentemente una coppia. Non sono una guardona , pensò, scuotendo la testa.

Stava per andar via quando ad un tratto vide che uno dei due era Haldir, che stringeva a sé una bellissima elfa.

Lei gli stava mormorando qualcosa all'orecchio.

Riuscì a cogliere poche parole :'ridicola', ‘mezz'elfa', ‘non potrei mai essere gelosa di lei'.

Quando lui incontrò il suo sguardo, lei corse via, chiudendosi in camera sua.

Sapeva di essersi comportata in maniera immatura, ma vederlo abbracciato ad un'altra le aveva fatto male.

Perché se ne curava tanto?

Dopotutto lo conosceva da un giorno soltanto, avrebbe dovuto saperlo che era impegnato.

Era il primo che si era comportato così dolcemente con lei, che avesse trovato interessante quello che lei diceva.

Probabilmente avevo ragione. Sono solo un peso, mi tratta così solo perché gliel'hanno chiesto i suoi Signori. Come ho potuto pensare che lui fosse minimamente interessato a me?

Scosse la testa, infilandosi a letto. Il giorno dopo avrebbe insistito per essere assegnata a Rumil. Non voleva più vederlo, era pericoloso un elfo che riusciva a farla sentire così vulnerabile.

 

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