Identità nascoste

Capitolo 6

Nonostante il riverbero della luna filtrato attraverso la finestra fosse l'unica fonte di luce nella stanza, Jimmy rimase a lungo in piedi nella penombra ad osservarla mentre dormiva e ad ascoltare il suo respiro. Avrebbe sentito terribilmente la sua mancanza, lo sapeva già, ma una volta tanto era certo di aver preso la decisione giusta, che fosse la cosa migliore per entrambi, e non vacillò.

Posò per un momento i suoi bagagli e si inginocchiò vicino al letto di Jill, facendo scivolare qualcosa sotto il suo cuscino con estrema cautela, per non rischiare di svegliarla, e si chinò per posarle un bacio sulla fronte, sfiorandola appena. Quindi si rialzò e raccolse le sue cose, guardando per l'ultima volta quel viso che tanto amava prima di uscire dalla stanza senza voltarsi indietro.

Il mattino seguente, Jill si svegliò molto presto. Avrebbe dovuto mettere dell'acqua fredda sul viso, che le faceva male di nuovo.

Istintivamente guardò verso il letto di Jimmy, e notò che non era stato toccato.

Non aveva dormito lì?

In fretta e furia si rivestì, e cominciò a sistemare il suo letto, quando sotto il guanciale trovò qualcosa.

Scoppiò quasi in lacrime quando tirò fuori una foto di Jimmy, evidentemente scattata qualche anno prima, e la sua bandana preferita, che aveva ancora il suo odore.

Infilò tutto in tasca, e corse verso la casa di Emma.

La donna aprì in vestaglia,e la fece entrare.

Sapeva perché era lì.

“Dov'è Jimmy?” chiese Jill, contenendo a stento le lacrime.

“Siediti” le disse dolcemente Emma, prendendola per mano e guidandola verso un piccolo divano.

“Ha deciso di partire. Era molto scosso per quello che è successo e credo si sentisse tremendamente in colpa. Teaspoon l'ha inviato in California a consegnare una missiva per l'esercito. E' stata la cosa migliore da fare. Era molto confuso, aveva bisogno di pensare” spiegò, prendendo poi la mano della ragazza tra le sue.

“So che non sei un uomo” le rivelò, ma visto lo sguardo allarmato dell'altra, si affrettò a continuare. “Non lo dirò a nessuno, devi fidarti di me. Sfogati, piccola mia. So che ne hai bisogno”

A quelle parole, Jill scoppiò a piangere tra le braccia di Emma.

Avrebbe mai rivisto il suo Jimmy? Come avrebbe potuto continuare a vivere senza di lui?

Dopo quella che parve un'eternità, la ragazza rimase tremante a fissare il vuoto.

Emma le preparò un bagno caldo con dell'estratto di rosa, e lei sembrò apprezzarlo, chiudendo gli occhi, e cercando di rilassarsi.

I giorni si trascinavano più lenti che mai. Gli sembrava passato un secolo da quando era partito da Sweetwater, da quando si era separato da Jill senza neanche salutarla. Gli mancava da morire la sua presenza. Gli mancava la sua voce, il poter guardare nei suoi occhi, i suoi abbracci, il suo profumo. Gli mancava tutto di lei, al punto di portarlo alle lacrime certe notti in cui sedeva insonne e da solo davanti al fuoco, nel bel mezzo di chissà quale luogo sperduto e con un unico pensiero in testa: Jill.

Nonostante questo era ancora sicuro di aver preso la decisione giusta, era convinto più che mai di aver fatto bene a partire prima che le cose con lei si spingessero troppo oltre, prima di confessarle il suo amore. Avrebbero solo sofferto di più, entrambi, se l'avesse fatto.

E poi, che razza di futuro poteva offrirle? In quanti ancora avrebbero cercato di ucciderla solo perché legata al Selvaggio Hickok?

Doveva, voleva proteggerla a tutti i costi, anche se non sapeva esattamente da cosa. Forse solo da sé stesso, dalle sofferenze che le avrebbe certamente portato se si fosse legata a lui. Già una semplice amicizia si era rivelata troppo pericolosa.

Era ormai quasi rassegnato all'idea di trascorrere il resto dei suoi giorni da solo. E probabilmente Jill si era già dimenticata di lui. Si sentì sopraffare dall'angoscia al solo pensiero, e si ripetè per l'ennesima volta che sarebbe stato meglio così. Sarebbe stato meglio così per tutti e due. Quante volte si era ripetuto quella dannata frase durante il viaggio? Da giorni, da settimane cercava di prendersi in giro dicendosi fino alla nausea che era meglio così. Meglio per chi? Stava soffrendo terribilmente, poteva esserci al mondo qualcosa di peggiore? Era possibile sentirsi anche più vuoti di come si sentiva lui? Esisteva una sensazione più orribile che sapersi irrimediabilmente privati di qualcosa indispensabile come l'aria che si respira?

Scosse la testa, ripetendosi di nuovo che era meglio così, mentre cavalcava veloce alla volta di casa.

Io ti amo James Hickok.

Ti amo da morire.

Quante volte avrei voluto dirtelo…

Mi è mancato il tempo per farlo, e forse anche il coraggio.

Quante volte avrei voluto posare le labbra sulle tue, sentirti finalmente mio.

Non me ne hai dato il tempo.

Sei scappato via da me come un ladro nella notte.

Non faccio altro che piangere, non riesco a rassegnarmi, non posso averti perduto.

I ragazzi mi sono vicini, hanno scoperto che non mi chiamo Jim e che non sono un uomo, e credo che abbiano capito anche che sono innamorata di te.

Emma mi offre il suo conforto, il suo appoggio. Ma è te che voglio.

Mi sfianco di lavoro solo per essere sicura di addormentarmi non appena la mia testa tocca il cuscino, e nonostante questo, non riesco a farlo se non stringendo forte tra le mani la bandana che mi hai lasciato, annusando il tuo profumo.

Mi manchi, Jimmy. Mi manchi come l'aria.

A volte mi sento come un naufrago in balia della tempesta.

Non so dove sono, né dove sto andando.

Soffro terribilmente.

Ho paura a pensare al giorno in cui ti rivedrò.

Da una parte vorrei correrti incontro e gettarti le braccia al collo, baciarti fino a togliere il respiro.

Dall'altra so che mi respingeresti, che non mi vuoi, e che ho immaginato tutto.

 

La ragazza chiuse il diario, e dopo aver guardato per l'ennesima volta la foto di Jimmy, ripose tutto e si mise a letto.

Il giorno seguente, stava aiutando Emma in cucina, quando sentì il familiare grido: Corriere in arrivo!

Credendo che fosse Cody uscì di corsa, con un sorriso che le morì sulle labbra quando vide Jimmy.

Era tornato.

I suoi occhi incontrarono per un attimo quelli dell'uomo che aveva tormentato i suoi sogni per più di un mese, ma subito lei distolse lo sguardo.

“Esco, ci vediamo questa sera per cena” disse ad Emma, prima di saltare in groppa a Black Beauty e correre via, veloce come il vento.

Jimmy la seguì con lo sguardo mentre si allontanava, e dopo aver sospirato profondamente si voltò di nuovo, incontrando i volti di Emma, Lou e Ike. Quest'ultimo prese in consegna il suo cavallo quando fu smontato, dopo averlo abbracciato calorosamente. Poi fu il turno di Lou, e infine di Emma.

"Mi siete mancati."

Buck lo guardò dalla panca dov'era seduto a leggere e scosse la testa.

Non gli piaceva che lui facesse soffrire Jill in quel modo.

L'aveva capito da subito che era una ragazza, e aveva cercato di convincere Teaspoon ad affidarla a lui, senza purtroppo avere successo.

“Vieni con me, James, so che sarai molto stanco ma ho bisogno di parlarti” disse Emma, prendendolo per un braccio e guidandolo all'interno della casa.

Quando si fu seduto comodamente, lo fronteggiò con le mani sui fianchi.

“Quali sono le tue intenzioni? Quella ragazza ha sofferto moltissimo a causa tua, e non voglio che tu le causi altro dolore”

Jimmy sollevò un sopracciglio a quelle parole. Sapeva tutto? Probabilmente l'aveva capito dal primo momento, non era il caso di stupirsi. A volte Emma riusciva a capire molto anche soltanto da uno sguardo, da un gesto, da una parola. Forse si era resa conto di quello che provavano l'uno per l'altra molto prima di loro.

"E' proprio per non farla soffrire inutilmente che sono partito" mormorò Jimmy, "Sai bene che le farei solo male se stessimo insieme, ed è l'ultima cosa che voglio.."

“Non dire cose che non puoi sapere. Io vedo che siete innamorati, perché ti ostini a volerlo negare?” chiese a quel punto lei, esasperata.

"Forse perché quel tipo avrebbe potuto ucciderla a causa mia!" sbottò Jimmy alzandosi in piedi. "Come potrei mai perdonarmelo se dovesse accadere di nuovo qualcosa del genere?"

“Nella vita bisogna rischiare, James. Va' a cercarla” rispose Emma, in tono autoritario.

La donna rimase a guardarlo mentre si allontanava col suo cavallo.

Infondo al cuore sapeva che erano entrambi troppo testardi per quel genere di confronto, ma ne avevano bisogno.

Il ragazzo si era diretto immediatamente al rifugio segreto, sapendo che l'avrebbe trovata lì. E non si era sbagliato.

Jill era seduta fuori dalla piccola baracca, con la schiena appoggiata alla parete. Il cuore di Jimmy mancò un battito quando lei alzò lo sguardo incontrando i suoi occhi, ed esitò un momento prima di smontare da cavallo e avvicinarsi a lei.

“Che sei venuto a fare qui?” chiese lei freddamente, distogliendo lo sguardo.

"Ho bisogno di parlare con te. Non mandarmi via, per favore."

“Sei sparito senza dirmi una parola, non mi hai nemmeno salutata, mi hai presa in giro per mesi, quando è invece evidente che per me non provi niente” sbottò lei, alzandosi in piedi.

“E hai ancora il coraggio di guardarmi negli occhi? Dopo tutto quello che hai fatto?”

"Non immagini quanto mi sono mancati, i tuoi occhi" mormorò lui, "E quanto mi sei mancata tu. Sbagli a pensare che non m'importa niente di te, Jill."

“Non so cosa pensare, Jimmy. Non lo so più. Ho passato un mese a piangere per te, cercando di capire perché mi hai abbandonata, perché sei scappato via” disse lei. “E, onestamente, non credo che tutte le tue paure, quelle che mi ha spiegato Emma, possano lasciarti rovinare tutto in questo modo”

Lui scosse la testa. Così non sarebbero arrivati da nessuna parte. Indeciso sul da farsi esitò, cercando le parole per spiegarle il suo stato d'animo, parole che non riuscì a trovare. Allora fece quello che per lunghi mesi aveva sognato di fare, sperando che sarebbe bastato per chiarirle le idee riguardo i suoi sentimenti: improvvisamente la abbracciò, appoggiandole una mano dietro la testa per tirarla a sé, e posò le labbra sulle sue catturandole in un lungo bacio appassionato.

Jill chiuse gli occhi a quel contatto.

Aveva desiderato baciarlo per mesi, e adesso le sembrava quasi irreale.

Lentamente dischiuse le labbra, permettendo alle loro lingue di entrare in contatto, allacciando le mani dietro il suo collo.

Quando finalmente si staccarono, la ragazza aveva le lacrime agli occhi, commossa ed emozionata per quello che era successo.

“Ti prego Jimmy…non lasciarmi…resta con me…” mormorò, prima di avvicinarsi di nuovo a lui, guardandolo negli occhi.

“Ti amo James Hickok…ti amo da morire…” sussurrò contro le sue labbra.

Jimmy la baciò di nuovo, affondando le dita nei suoi capelli e stringendosi a lei. Quando si ritrasse le diede tanti piccoli baci a fior di labbra, sorridendo, mentre allo stesso tempo le accarezzava dolcemente una guancia.

"Ti amo anch'io" sussurrò fra un bacio e l'altro, "Non immagini quanto."

“Questo significa che non mi lascerai più?” chiese lei, con gli occhi pieni di speranza.

"Te lo giuro" sorrise Jimmy, "Mai più."

Rimasero abbracciati per qualche minuto, in silenzio, finché lui le posò un bacio sulla fronte e la prese per mano.

"Andiamo a casa."

I due si baciarono ancora, prima di arrivare alla stazione, ma quando furono a destinazione si comportarono come semplici amici.

Avrebbero tenuto nascosta la loro relazione, almeno per il momento.

La cena fu particolarmente rumorosa, i ragazzi erano felici del ritorno a casa di Jimmy, e avevano più volte brindato allegramente con la limonata, unica bibita permessa in casa.

Quando ebbero terminato, i ragazzi s'avviarono nel dormitorio.

Jill si assicurò che fossero soli,e poi posò un dolce bacio sulle labbra di Jimmy, sorridendogli.

“Sono contenta che tu sia tornato a casa” mormorò, prima di entrare.

Al solito, sbottonò la camicia, sotto la quale portava una maglia dalle maniche tagliate, e infilò il pigiama.

Quando ebbe finito, si stese sul letto,guardando il suo amato, e con un sorriso da monella tirò fuori la bandana che lui le aveva lasciato, inalando il profumo che ancora la impregnava, senza staccare gli occhi dai suoi.
Un largo sorriso illuminò il volto di Jimmy, e in quel momento più che mai le avrebbe sussurrato mille volte che l'amava alla follia e che non poteva vivere senza di lei. Ma non osò, temendo che qualcuno dei ragazzi potesse essere ancora sveglio. Allora senza staccare gli occhi dai suoi incrociò i polsi sul petto, all'altezza del cuore, attingendo al linguaggio dei segni insegnatogli da Buck per poter comunicare con Ike, sperando che la sua Jill l'avrebbe capito lo stesso.

Ti amo anch'io Jimmy…

Sussurrò lei, tirando le coperte fin sotto il mento e chiudendo gli occhi.

 

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