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Identità nascoste Capitolo 3 La cucina di Liza era strapiena quella sera. I corrieri erano rientrati tutti e per Jimmy e Jill non c'era posto. La donna e il marito si scusarono, ma i due ragazzi li ringraziarono lo stesso e avvisarono che la mattina seguente sarebbero tornati a prendere il palomino. Jill si legò la bandana sulla testa, e insieme a Jimmy andò in città Galopparono in silenzio, e lei rabbrividì quando sentì il petto dell'uomo premersi contro la sua schiena. I ricordi di quel pomeriggio erano ancora vivi dentro di lei, pur sapendo che avrebbe dovuto dimenticare. In città, Jill legò Black Beauty nelle stalle dell'albergo, e poi finalmente si decise a parlargli. “Dove andrai a mangiare?” "Non vieni con me?" domandò subito lui, senza preoccuparsi di dissimulare un certo disappunto, mentre si voltava per guardarla negli occhi. "Pensavo.. che potremmo mangiare qualcosa insieme e tornare presto in albergo. Dobbiamo alzarci all'alba domani mattina." “Io veramente credevo che non mi volessi con te” mormorò lei, distogliendo lo sguardo. "Certo che ti voglio con me." disse solennemente Jimmy, e le prese la mano per poi trascinarla verso l'uscita, fermandosi sulla porta. La guardò negli occhi per qualche momento e le sistemò il cappello, sorridendo. "Sono felice di essermi ricreduto sul tuo conto, Cotton." “E io sono felice di essermi ricreduta sul tuo, Hickok” sorrise lei, sciogliendo i capelli e lasciandoli liberi. Prima di uscire gli posò un dolce bacio sulla guancia, sfiorandola appena, guardandolo negli occhi, e senza lasciare la sua mano si diresse in strada. Si fermarono in un piccolo ristorante, l'unico aperto a quell'ora, e sedettero a un tavolo un po' nascosto. La cameriera accese la candela sul tavolo, cosa che contribuì a rendere l'atmosfera ancora più romantica, e Jill guardò il riflesso della fiamma della candela negli occhi color nocciola di Jimmy. Gli sorrise quasi inconsciamente, chiedendosi come mai si sentisse così attratta da lui all'improvviso. Dovette riconoscere che aveva davvero sbagliato a considerarlo un rude pistolero. Anche se tentava di nasconderlo, aveva un cuore d'oro ed era estremamente sensibile e gentile, quando voleva esserlo. Dal canto suo Jimmy quasi non staccò gli occhi da quelli della ragazza durante la cena, e con la mano cercò la sua sul tavolo per stringerla e accarezzarla dolcemente fra una portata e l'altra, mentre conversavano a proposito del lavoro al Pony Express e degli altri ragazzi. Non si riconosceva affatto in quei comportamenti, ma non gli importava. In quel momento gli sembrava la cosa più giusta del mondo. Gli sembrava la cosa più giusta del mondo sorriderle, perdersi nei suoi occhi e intrecciare le dita con le sue sul tavolo, incurante di chi avrebbe potuto vederli. Aveva solo paura che si sarebbe svegliato all'improvviso, rendendosi conto che si trattava soltanto di un sogno. Jill non capiva cosa le stesse succedendo. Un paio di giorni con quel ragazzo le avevano cambiato la vita. Pensava che nessuno le avrebbe mai voluto bene, che nessun uomo l'avrebbe voluta al suo fianco, e poi era arrivato lui. Adorava il modo in cui la guardava, il suo sorriso, le sue carezze. Accanto a lui si sentiva protetta e al sicuro, anche se quel pomeriggio l'aveva respinta, anche se all'inizio si era comportato male con lei. In quel momento esistevano solo loro due, non le importava del suo passato, ma solo del presente. Aveva soltanto paura che finisse male anche questa volta, aveva paura di soffrire. Quando ebbero finito di cenare, s'incamminarono mano nella mano fino all'albergo. Jill risistemò la bandana, e si finse un uomo ancora una volta, prendendo le chiavi e salendo in camera. Dormire con lui non sarebbe stato per niente facile. Sapeva che non sarebbe riuscita a chiudere occhio sapendolo così vicino. “Non voglio che tu dorma sul pavimento. Siamo entrambi adulti, possiamo benissimo dividere lo stesso letto” disse, voltandosi a guardarlo. Jimmy lanciò una breve occhiata al letto per poi volgere nuovamente la sua attenzione a Jill, e annuì brevemente. "Affare fatto" disse sorridendo, "Posso dormire con la camicia e i pantaloni. E restare sopra le coperte, se preferisci.. per me non è un problema." “Credo che la camicia si maltratterebbe, però…mi sentirei più a mio agio se lasciassi i pantaloni. E puoi dormire sotto le coperte” sorrise lei, felice che lui avesse accettato. Sfilò la bandana, e la sistemò accanto al cappello su una sedia. Subito dopo tolse gli stivali e sedette sul letto, infilandosi sotto le coperte, guardando il ragazzo ancora in piedi. Lui le sorrise nervosamente e tolse il cinturone, posando entrambe le pistole sul comodino, per poi dedicarsi alla camicia e abbandonarla su una sedia pochi istanti dopo. Infine tolse gli stivali e si infilò sotto le coperte, premurandosi di restare più vicino possibile al bordo del letto. Ma si voltò subito dalla sua parte per guardarla, stendendosi su un fianco, e le accarezzò il viso prima di sorridere e mormorarle la buonanotte. Il tempo sembrava non passare mai. Jill non faceva altro che girarsi e rigirarsi nel letto, incapace di dormire. Erano successe tante cose quel giorno, forse troppe, e stava ancora cercando di registrarle. Dovevano essere passate ore da quando aveva dato la buonanotte a Jimmy, e il sonno ancora tardava ad arrivare. “Jimmy?” mormorò ad un tratto, guardando il soffitto. “Stai dormendo?” "No.." rispose lui, "Non riesco." Dopo un gran sospiro si tirò su a sedere, e nella penombra cercò di accendere la lampada che aveva lasciato sul comodino. Quando vi fu riuscito abbassò la fiamma e si mise giù di nuovo, appoggiato su un gomito. Lei rimase a guardarlo per un po', fissando quegli occhi sinceri, e poi sospirò. “Nemmeno io riesco a dormire” mormorò, girandosi verso di lui. Rimasero in silenzio per un pò, limitandosi a guardarsi negli occhi, finché Jimmy distolse lo sguardo, sospirando. "E' tutto troppo perfetto per essere vero" mormorò, "Ho tanta paura di cadere improvvisamente dalle nuvole e farmi male di nuovo.." “Anche io sono spaventata da tutto questo” sussurrò lei, alzandosi improvvisamente in piedi e avvicinandosi alla finestra. Aveva bisogno di dirglielo. “Qualche anno fa io vivevo ancora a casa mia. Era un piccolo paese sperduto nell'immensità della prateria. Allevavamo cavalli. Ero forse troppo piccola e troppo stupida allora, e così cominciai a uscire con un ragazzo, Thomas” cominciò lei, strofinandosi gli occhi per asciugare le lacrime che sembravano venire ogni volta che ne parlava. “Lui era innamorato di me. Io non l'ho realizzato fino a quando…non è stato troppo tardi. Per me era come un gioco, ci siamo anche baciati qualche volta…ma poi lui ha chiesto la mia mano a mio padre. E' stato allora che ho realizzato che non lo amavo, e che non volevo fare la sciocchezza di sposarlo solo per far felici i miei genitori. Ho litigato con mio padre, e poi sono andata da Thomas a dirgli che non lo avrei sposato, e che non avrei mai potuto amarlo. Quella notte lui…lui…si è sparato alla testa. Ha lasciato un biglietto nel quale diceva che senza di me la sua vita non aveva senso. Mio padre non voleva più nemmeno guardarmi, diceva che per lui ero morta anch'io. Tutti gli abitanti del mio paese mi avevano bollata come una specie di assassina, e non credo che mai nessuno si sia dispiaciuto del fatto che io sia fuggita di casa” Fu a quel punto che si voltò a guardarlo, scrutando il suo volto. “L'ho ucciso io, capisci? Porterò sempre questo peso sulla mia coscienza, non potrò mai amare qualcuno sapendo che potrei fargli del male…sono una persona orribile Jimmy…non dovresti nemmeno essere qui con me” Il ragazzo aveva ascoltato il suo racconto con attenzione, senza mai distogliere lo sguardo. Quando ebbe terminato si alzò dal letto e le si avvicinò, esitando solo per un momento. Senza una parola la strinse forte a sé, e chiuse gli occhi mentre le accarezzava i capelli e la cullava dolcemente fra le braccia in un tentativo di confortarla. "Non sei una persona orribile" mormorò, la voce bassa e rotta dall'emozione "E non vorrei essere in nessun altro posto in questo momento, con nessun altro." Lei si sciolse in quell'abbraccio, piangendo tutte le lacrime che aveva tenuto dentro per troppo tempo, lasciando andare tutta la tristezza che l'aveva perseguitata per anni. Quando smise di piangere rimase tremante tra le braccia del ragazzo, gli occhi chiusi, godendosi il calore del suo corpo. Era passato moltissimo tempo dall'ultima volta in cui qualcuno l'aveva abbracciata. Jimmy continuò a carezzarle i capelli finché la sentì rilassarsi un pò, e fu allora che si ritrasse per guardarla. Le sollevò il viso e asciugò le lacrime, senza mai rompere il contatto con i suoi occhi, e la condusse fino al letto prendendola per mano. "Rimettiti giù" disse dolcemente, "Ti abbraccerò anche per tutta la notte se potrà servire a farti sentire meglio." Sorridendo debolmente, Jill si stese sul letto, tirando le coperte fin sotto al mento, poggiando la testa sui cuscini e sospirando profondamente. Anche lui si stese di nuovo, ma stavolta non si preoccupò di tenere le distanze. Si sistemò vicino a lei e sorrise con aria da monello, per poi sbirciare brevemente sotto le coperte alla ricerca della sua mano. Una volta individuata la strinse nella sua, e poggiò di nuovo la testa sul cuscino. Il mattino seguente, Jill e Jimmy si recarono alla stazione per riprendere il palomino. La ragazza controllò le condizioni della zampa dell'animale, e sorrise soddisfatta. “E' guarita del tutto, possiamo tornare a casa” disse, sorpresa del fatto che aveva già preso a considerare la fattoria di Emma come casa sua. "Perfetto" sorrise il ragazzo mentre sellava il suo cavallo, "Non vedo l'ora di arrivare. Partiamo subito?" “Certo che si!” sorrise lei, saltando in sella e spronando il suo cavallo a un galoppo spensierato e sfrenato, seguita da Jimmy. Quella sera, si fermarono nello stesso punto in cui si erano fermati due giorni prima. La piccola radura accanto al fiume era silenziosa, e la luna si specchiava nell'acqua. Jill sedette accanto al fuoco e sospirò profondamente tra sé e sé. “Quando torneremo alla stazione ti comporterai di nuovo così male con me?” chiese, ricordando il modo scorbutico in cui si era rivolto a lei dal primo giorno. A quelle parole lui alzò lo sguardo, ed esitò per qualche istante prima di rispondere. In realtà non ci aveva ancora pensato, e non sapeva neanche lui come avrebbe dovuto comportarsi con lei una volta tornati a casa. "No, ma.." iniziò, sospirando profondamente, "Ma per il tuo bene non possiamo neanche farci vedere così uniti.. sospetterebbero sicuramente qualcosa.." Sospirando tristemente, lei annuì, mangiò controvoglia un po' del pane che le aveva dato Liza, e poi si stese sulla sua coperta, guardando le stelle. Jimmy faticava a tenere gli occhi aperti quella sera, sfinito per la lunga cavalcata e per la mancanza di sonno della notte precedente: lui e Jill erano rimasti svegli fino a notte alta, scambiandosi confidenze e confortandosi a vicenda, e non avevano dormito che un paio d'ore. Improvvisamente la stanchezza accumulata lo aveva sopraffatto e scivolò nel sonno quasi senza rendersene conto, rannicchiato nella sua coperta davanti al falò. La ragazza lo guardò per un po' mentre dormiva. Sembrava sereno. Lei non lo era. Sapeva che a Sweetwater sarebbe cambiato tutto, ma non potevano fare altrimenti.
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